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Avignone

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Romeo Castellucci: toccare il reale

Sembra che uno spettatore del Purgatorio di Romeo Castellucci al festival di Avignone, dopo la scena dello stupro del figlio – che tuttavia era una visione mancata – abbia violentemente urlato all’attore che interpretava il padre: “Ti è piaciuto? Mostro!”. O almeno così racconta Dorota Semenowicz in uno dei tanti bei saggi che compongono Toccare il reale. L’arte di Romeo Castellucci (a cura di Piersandra Di Matteo, Cronopio 2015), libro plurale e nel contempo stranamente organico, costituito da voci di critici e studiosi riuniti a Bologna nel convegno La quinta parete. Nel teatro di Romeo Castellucci, organizzato nell’aprile 2014 durante la personale dedicata al fondatore della Socìetas Raffaello Sanzio intitolata E la volpe disse al corvo. Corso di Linguistica generale.   Clitemnestra, ph. Luca Del Pia   Se fosse vero – ma ciò che importa è soprattutto che sia credibile – l’aneddoto sarebbe una versione temperata e attualizzata del famoso episodio raccontato da Stendhal in Racine e Shakespeare dove un soldato di Baltimora che nel 1821 montava di guardia in una sala...

Castellucci: Go Down, Moses

Tutto sembra iniziare là, nel deserto. Il silenzio, il vento. Il vento, il silenzio, come un frastuono dal quale emerge la voce di dio, di un unico dio, del dio unico. Tra i boschi baluginano mille dèi, i ruscelli, le cascate, le foglie, la luce che irrompe e si cela, i rumori, gli animali, gli spaventi… Ma lì, di fronte a un roveto ardente, tra roccia e sabbia, nasce il monoteismo che si proietta, con fede con dubbi con sangue, sulle nostre città di fumo, di abituali ripetizioni.   Go Down, Moses di Romeo Castellucci, in scena al teatro Argentina di Roma, è un momento di un viaggio lungo dell’artefice cesenate, iniziato alle origini della Socìetas Raffaello Sanzio con la riflessione sull’iconoclastia di Santa Sofia. Teatro Khmer (1986), proseguito con la domanda su come i classici, e in particolare la tragedia attica, si possano riverberare sui nostri giorni, proiettato verso la regia di una delle opere più lacerate del Novecento, quel Moses und Aronne che Schönberg non riuscì a finire, diviso tra l’irrappresentabilità dello spirito, di dio, della profondità delle domande...

Nei labirinti di Romeo Castellucci

Lanciati negli spazi siderali, tra le esplosioni dei venti gassosi che si scontrano sui bordi del più grande buco nero della galassia, piccoli tra le sedie del teatro Argentina. The Four Seasons Restaurant, l’ultima creazione di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio, ci investe con quei suoni ricostruiti nei laboratori del Mit di Boston, e ci trascina, subito dopo, quando l’illuminazione si fa totale, in uno spazio candido, in un rito di ragazze in vestiti di campagna americana ottocentesca, tra bandiere della Confederazione degli stati secessionisti del Sud e spalliere svedesi da ginnastica.   ph. Sonja Zugic   Il rito inizia emozionante con le fanciulle che entrano da sole o in piccoli armonici gruppi e, tra ansimi e sospiri, si tagliano la lingua. Un cane ne mangia i resti, per aprire la strada a una cristallizzazione di alcune scene della Morte di Empedocle di Hölderlin, con i versi proiettati in tedesco e ripetuti in italiano. Alcune di queste donne guerriere, donne che accudiscono, donne assemblea, donne nemico, scambiandosi i personaggi indossano fasce rosse alle braccia e la scena si popola di pistole e kalashnikov...

Pippo Delbono. Sangue

Nell'era dei megabudget, Pippo Delbono pratica una cinematografia low cost: “Faccio l'attore di cinema per produrre i miei film... Che non sono low budget, ma zero budget”, e sottolinea l'origine ligure. L'attrezzatura? Un telefonino con obiettivo ad alta definizione e una telecamera da poche centinaia di euro: “L'uso del cellulare non è un dogma, o un'ideologia. Mi serve per cogliere quei momenti di intimità in cui ci togliamo la maschera. La bellezza del cinema sta in questi momenti straordinari.” Con il suo telefonino, è stato l'unico a filmare l'acciaieria Thyssen-Krupp dopo la strage del dicembre 2007 e ha inserito la sequenza nello spettacolo che ha dedicato all'episodio, La menzogna (2008).     La troupe si riduce a Pippo Delbono, regista, direttore della fotografia, operatore, speaker e attore  di pellicole come Amore e carne (2011, premio della giuria a Nyon-Vision du Réel) e Sangue (2013): il film è stato accolto con interesse al Festival di Locarno e travolto da un'ondata di panico morale sui giornali italiani, perché nel film compare...