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Giappone

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Paolo Rosa: inventare e costruire

Mi arriva un sms di Antonio: “Hai saputo della brutta notizia?” Quale notizia? “Paolo Rosa... Corfù... Un infarto, forse...” Ma era alla Biennale a luglio, e pochi giorni fa ha firmato l'appello per salvare Piazza Verdi a La Spezia...     Invece in questa sgangherata fine agosto se n'è andato uno degli artisti italiani più importanti e innovativi degli ultimi anni. Come anima della factory milanese di Studio Azzurro (fondato nel 1982 insieme a Paolo Cirifino e Leonardo Sangiorgi), Paolo Rosa era già entrato nella storia dell'arte, insieme a Nam June Paik e Bill Viola, perché è stato tra coloro che meglio e più approfonditamente hanno sperimentato le possibilità estetiche, comunicative e interattive delle nuove tecnologie. Con Giorgio Barberio Corsetti, Studio Azzurro ha realizzato uno degli spettacoli chiave degli ultimi decenni, Camera astratta (1987), che aveva insegnato, per esempio, che un essere umano è alto più o meno tre monitor da 24 pollici; e che il “qui e ora”, che fino a quel momento aveva caratterizzato lo specifico  del...

Fabio Viola. Sparire

Sparire, di Fabio Viola, è un libro inospitale, faticoso, che fa sentire in trappola. Ci riguarda, e non lo vorremmo. Non è sparita solo Elisa, che Ennio, il protagonista, va in Giappone a cercare. Ma è sparita, o sul punto di sparire, ogni cosa: la storia d’amore che forse non è mai stata tale, per quanto muova Ennio da un capo all’altro del mondo, il Giappone così come si è disegnato nel nostro immaginario; nemmeno il desiderio ha consistenza, né Ennio stesso, né la realtà tutta intera; ogni senso.     Non è la trama, il dipanarsi dei fatti, il cuore del romanzo. L’organizzazione logica è spezzata, e il tempo sembra un tempo sospeso, che concorre a suggerire l’irrealtà, nonostante vi siano eventi, ricordi, e anche il terremoto del 2011. È piuttosto proprio lo sparire, il centro: progressivo. O forse, a essere progressiva, è solo la coscienza, e il dissolversi operante sin dalle prime pagine. Le atmosfere si fanno via via più rarefatte, scenari di desolazione, complice la devastazione naturale, e personaggi che si sfilacciano...

Il cremisi dei sessanta giorni

Quando Linneo era a corto di nomi battezzava le piante con quelli dei loro scopritori o divulgatori. Così a un arbusto d’origine cinese capitò di essere spacciato per indiano e avere il nome (terribile) di chi lo inviò in Europa. A metà Settecento l’allora direttore della Compagnia delle Indie, Magnus von Lagerstroem, spedì all’illustre botanico svedese l’esemplare di un arbusto da fiore perché lo classificasse. Morì prima di sapere che aveva segnalato una nuova essenza, e Linneo per rendergli omaggio gliela dedicò chiamandola Lagerstroemia indica.          Per fortuna il nome giapponese della lagerstroemia non ha niente a che fare con le classificazioni della botanica. La trascrizione fonica nel nostro alfabeto è armoniosa e bellissima. Poetica di per sé, prima ancora di finire in un haiku di Mizuhara Shūōshi: sarusuberi.   Asagumo no     Yue naku kanashi Sarusuberi    Nuvole al mattino: la tristezza  tace le sue ragioni. Fiori di lagerstroemia   Sostituite a sarusuberi il significato...

Foto bruciate

L’amico Itaru Ito mi manda per email il racconto piuttosto straordinario dello scultore giapponese Ando Eisaku, in cui si rievoca la tragedia dell’11 marzo scorso. Ando si era ritirato da anni dalla città per vivere e scolpire in relativo isolamento in un piccolo villaggio sul mare. Negli ultimi tempi le cose gli andavano proprio male e faceva pensieri apocalittici con la moglie: se perdessi tutto e potessi salvare solo un oggetto, cosa sceglieresti? Lui, disperato, rispondeva: niente. La moglie: io forse il nostro album di famiglia. Una decina di giorni dopo, l’11 marzo, dopo anni di assenza, decidono di fare un giro in città, vedere qualche mostra, passeggiare nel centro commerciale. È il giorno della tragedia: alle 14 e 46 la terra trema. Mentre sono in città, il luogo dove vivono viene completamente sommerso dallo tsunami e distrutto da incendi. Quando tornano, non c’è più niente da salvare.                  Per mesi girovagano e vivono della generosità delle persone che li circondano. Un giorno ricevono un pacco per...

Il mondo fluttuante

In un saggio pubblicato nel 1924 e dedicato a Montaigne, Virginia Woolf scriveva che la vita dentro di noi non corrisponde a quella fuori di noi e se la si interroga risponde in modo diverso rispetto a quello che dicono gli altri. Ai vecchi per esempio si sconsiglia di viaggiare e si prescrive il riposo, per Montaigne invece, all’avanzare degli anni dovrebbe corrispondere la libertà di andarsene per il mondo e di sperimentare luoghi, lingua, cibi diversi. Chi viaggia non fa che ribadire nel proprio corpo il cambiamento. Oggi non siamo più quelli di ieri, i nostri atomi si spostano, la mente che crediamo saldamente incastrata nella nostra testa si scompone, diventa lo spazio che attraversiamo.   Nel 1581 Montaigne lascia il suo castello e si avventura in Italia. Osserva e annota: “Il mio piano è scomponibile in qualsiasi punto; non è fondato su grandi speranze; ogni giornata ne costituisce il termine. E il viaggio della mia vita procede allo stesso modo”. Chi osserva dimentica se stesso. Il viaggio ci dimostra che quello che chiamiamo io non esiste, quello di ora è diverso da quello di poco tempo fa e non è...

Conversazione tra Machiel Botman e Rinko Kawauchi

In occasione dell’apertura del workshop La costruzione del libro fotografico (ISFCI, Roma 19-23 maggio 2010), Machiel Botman ha intervistato Rinko Kawauchi in un incontro aperto al pubblico, qui trascritto. Questa conversazione è stata pubblicata nel catalogo della mostra Mizu no Oto – Sound of Water, a cura di 3/3 (FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, 23 settembre – 23 ottobre 2011), insieme a interviste alle altre autrici presenti in mostra: Asako Narahashi, Lieko Shiga, Mayumi Hosokura e Yumiko Utsu.     M.B.: Chiedere proprio a me, fra tutte le persone possibili, di intervistare Rinko, è una cosa piuttosto insolita, perchè non ho mai avuto molto da dire sulla fotografia. Per fortuna, la situazione migliora quando si tratta del lavoro di altri. A volte sono stato presentato come un esperto di fotografia giapponese, e non è assolutamente vero. Ma ho molte domande. Rinko, penso che tu sia una fotografa in grado di trasformare le cose in oro. La mia prima domanda è: se potessi scegliere di essere un animale, che animale saresti?   R.K.: Forse un uccello.   M.B.: Che tipo di...

Kamikaze: un’interpretazione impropria del raid aereo

  L’aereo può essere utilizzato come mezzo per penetrare in aree altrimenti irraggiungibili, paracadutando i raiders oltre le linee nemiche. Si tratta di azioni assai frequenti che però vedono un utilizzo meramente strumentale dell’aereo, laddove il raid vero e proprio comincia con l’atterraggio degli uomini. Quaranta paracaduti italiani furono per esempio lanciati il 14 giugno 1943 nella zona dell’aeroporto inglese di Bengasi; gli aerei sarebbero tornati dieci giorno dopo in una località deserta a sud di El Carruba per il recupero. Tra i due transiti in volo, peraltro indispensabili, si svolge il raid vero e proprio. Sentendosi individuati gli incursori distrussero i paracadute e si divisero in squadre di due, tre elementi per sfuggire ai rastrellamenti; una sola di esse, nascondendosi di giorno nel Gebel e marciando di notte, raggiunse l’obiettivo e fece funzionare le bombe a scoppio ritardato piazzate sotto i serbatoi dei velivoli inglesi. E però anch’essi vengono più tardi scoperti cosicché l’appuntamento con gli aerei va a vuoto e nessuno conclude il raid con il ritorno.   Il...

Continuità e modificazioni del raid nel novecento

Nel Novecento l’uso sistematizzato del raid in guerriglia continua, ed anzi si amplia geograficamente a livello globale, trovando pure diverse codificazioni teoriche. In Europa, come già nella Spagna antinapoleonica, le nazioni sconfitte da prima sul piano della guerra regolare adottano queste ulteriori forme di lotta quando l’occupante nazista, impegnato ormai su troppi fronti, dà iniziali segni di cedimento. Così in Italia, nei Balcani o in Francia proprio la guerra dei pochi salva l’onore di tutti o ribalta destini già scritti nel senso di definitive umiliazioni in campo aperto. Può viceversa essere una carta da giocare quando l’esito dello scontro è ancora aperto, come in Russia secondo le direttive di Stalin basate sul ripiegamento, la tenuta delle città e l’azione di partigiani infiltrati aldilà delle linee avanzanti dei tedeschi. In tutti questi casi il raider diviene, in misura anche superiore che nell’Ottocento in cui la spinta rinnovatrice del Romanticismo incontrava ancora molte riserve, figura positiva e leggendaria di liberatore, supportata a livello popolare nonché...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...

Anteprime / "Chernobyl" di Francesco M. Cataluccio

Pubblichiamo in anteprima il primo capitolo di Chernobyl di Francesco M. Cataluccio, in uscita presso l'editore Sellerio il 7 aprile prossimo, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Antonella Anedda, Marco Belpoliti, Davide Ferrario e Luca Scarlini.   Il primo capitolo del libro (scarica il pdf)     Commenti: Antonella Anedda La stella nera di Chernobyl comincia dal suo nome: chornyi (nero) e byllia (steli d’erba) e immediatamente si lega a un destino di amarezza. L’erba nera si riferisce all’Artemisia absinthum, ossia la componente principale dell’assenzio, mentre “amaro” viene definito da Erodoto il Nipro, cioè il Dnepr. A questo luogo che sembra predestinato al dolore Francesco Cataluccio dedica un libro rigoroso come una testimonianza ed emozionante come un film. La voce che racconta è pacata, le immagini che evoca sono veloci. Lo sfondo è vuoto, gli scenari distrutti, la voce fuori campo è sola. Cataluccio non è soltanto autore del libro intitolato Chernobyl ma attore, suo malgrado, di una vicenda che non avrebbe voluto attraversare: nell’aprile del...

Live update from Tokyo

In Giappone, alla tragedia del terremoto e dello tsunami si somma in queste ore l'angoscia per una possibile catastrofe nucleare nella centrale di Fukushima Dai-ichi, dove da giorni i tecnici cercano di evitare la fusione del nocciolo di uno dei reattori, apparentemente senza successo. Alcune persone stanno posizionando contatori Geiger (ovvero rilevatori di radioattività) i cui dati vengono pubblicati in diretta tramite webcam.   Live TV by Ustream Se non vedi il video collegati direttamente a UStream.