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L'Aquila

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Le città fallite

«Roma ha accumulato 22 miliardi di euro di deficit ed è una città praticamente fallita. Alessandria è stata dichiarata in default per un debito di 200 milioni. Parma ha un buco di bilancio di 850 milioni. Napoli è in stato di pre-dissesto. L’Aquila è ancora un cumulo di macerie, perché la ricostruzione non ha finanziamenti adeguati. Sono 180 i comuni italiani commissariati per fallimento economico». Basta un breve elenco per afferrare il perché del titolo dell’ultimo libro di Paolo Berdini, urbanista, ingegnere e scrittore, da tempo impegnato contro il consumo del suolo italiano, autore de Le città fallite, edito da Donzelli (2014).   «Le città, purtroppo e per fortuna, non sono equazioni matematiche, dove è sufficiente far quadrare una formula per risanare i bilanci. Le città sono, prima di tutto, luoghi ed esistenze». Così, attraverso un’accurata parabola storica, Berdini ricostruisce l'involuzione delle metropoli italiane, dall'avvento di Tangentopoli al recente Sblocca Italia fino allo scempio delle grandi opere contemporanee, raccontando...

L'Aquila: d’abord l’à-bord

Nell’agosto del 2013, prima di partire per L’Aquila, ho pensato di visitarla tramite Google Street View. In altre zone d’Italia ci sono immagini del 2008 che si compenetrano a quelle del 2011; ma se altrove il passaggio riguarda soprattutto l’incisione abitudinaria dei luoghi – la luce o le stagioni trascorse tra un intonaco e l’altro, attraverso l’evanescenza della Rete – a L’Aquila le conseguenze del sisma e la gestione della realtà sono state dirompenti perfino nel regno asettico di Google Street View, dove ancora oggi convivono il lontanissimo settembre 2008 – sette mesi prima del terremoto – e l’aprile del 2011, che potrebbe essere un aprile qualsiasi, indistinto, ma dalle inconfondibili sembianze del dopo. E in mezzo, sospesa, la dimensione parallela della realtà: corpi, uomini, animali e cose, che restano impigliati nella Rete.       Il cavallo senza nome Nel settembre 2013 sono arrivata a L’Aquila e mi sono accorta della forte presenza della natura. La città è circondata dalle montagne. Le sorgenti del Vera. Il fiume Aterno. I boschi. Volevo...

Shigeru Ban: sonata per L’Aquila

La Paper Concert Hall de L’Aquila è stata inaugurata ufficialmente il 7 maggio del 2011 con un concerto diretto da uno dei più celebri direttori d’orchestra giapponesi, Tomomi Nishimoto. Il concerto e l’apertura ufficiale della sala era stata voluta dall’ambasciatore giapponese che di lì a poco avrebbe finito il mandato e sarebbe rientrato in Giappone. Ci teneva, quindi, ad accelerare la chiusura dei lavori e veder finita la sala prima di lasciare l’Italia.   All’epoca del nostro incontro in un hotel del centro di Milano, durante il Salone del Mobile, dove Shigeru Ban si trovava per la presentazione di un allestimento in cartone commissionato dalla casa di moda Hermès, l’incertezza sulla conclusione dei lavori pesava ancora sull’architetto giapponese. Sapeva che per l’inaugurazione ufficiale l’edificio non sarebbe stato completamente finito: lo preoccupava soprattutto la forma del controsoffitto perché era in gioco l’acustica della sala. Intanto però l’edificio funzionava; qualche mese dopo il famoso concerto l’edificio fu completato con qualche...

Per un'antropologia della responsabilità culturale

Affermare che la cultura è uno strumento che favorisce la coesione sociale e l'inclusione culturale significa dare importanza al “valore sociale della cultura”, quale benessere individuale e collettivo che sorge dall’esercizio dei propri diritti culturali, così come definiti dal Gruppo di Friburgo nel 1998, strettamente collegati al parametro della qualità della vita. [...] Un atteggiamento culturalmente responsabile rispetta, salvaguardia e promuove la diversità culturale. […] Ciò diventa possibile praticando un dialogo interculturale, un'attitudine mentale aperta alle altre culture e alla costruzione di verità e cultura attraverso processi di negoziazione. Inoltre, è necessario garantire uguale opportunità di rappresentazione culturale all'interno di una comunità, e di partecipazione democratica. La cultura può ridurre l'esclusione sociale grazie anche alla sua capacità di favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze e migliorare la fiducia in se stessi e l'autostima. L'accesso alla cultura e la partecipazione culturale consentono di...

Enrico Macioci. La dissoluzione familiare

Viene da chiedersi: La dissoluzione familiare di Enrico Macioci (Indiana, 331 pp, 24,50 €) è un romanzo? La domanda sembra il titolo di un quadro di Magritte, visto che sulla copertina, sotto l’immagine di un libro apparentemente privo di parole ma consunto ai margini come se fosse stato letto, compare la scritta Romanzo, come a dissolvere un dubbio legittimo e prevedibile.   È proprio il concatenarsi continuo di ambiguità semantiche e metaletterarie che permette all’autore di giocare con il lettore proponendo innumerevoli “exercises de style”, narrazioni contenute in altre narrazioni che suggeriscono divertenti regressioni all’infinito, elenchi borgesiani in cui le categorie che tengono insieme gli elementi sono prive di qualsiasi criterio intellegibile e la cui lunghezza non può che suscitare una sincera risata, come a chiedersi: “Ma veramente la lista continua per due pagine?”. E tuttavia, da questo proliferare barocco di testo, quasi indipendente da qualsiasi principio di unità e utilità, deriva un’opera interessante, stimolante e divertente, che invita a non perdersi...

L’Aquila. La neve al centro

La neve attutisce il rumore, qui non ce n’è bisogno, è superficiale, nel suo intento, è sterile. Inoltrandoti, i rumori pian piano si allontanano comunque, il vociare, la vita e il suo scorrere, le sirene sono sempre più deboli, il motore della camionetta che scalda i militari, fioca la musica all’interno dei bar vuoti. Resta solo il ciaf bianco dei passi. Dentro, nei vicoli, io, la neve, le macerie e più nulla, la città e solo quella. L’Aquila.   Niente altro. Non c’è nessuno.     I teli di plastica legati alle transenne attorno ai palazzi si dimenano al vento, sbattono cupi sulle maglie di ferro. Teli messi lì a coprire. Lavori in corso, i nomi delle imprese. Coprire la vergogna, coprire il dolore. Il lavoro di ricostruzione non c’è. Quei teli non coprono il tempo. Sembrano anni, non sapresti dire quanti.     Due cani randagi mi seguono. I cani sono gli unici che non hanno mai abbandonato il centro storico. Godono di rispetto ora. Nessuno si permetterebbe di scacciarli. Loro hanno avuto il coraggio di restare. Sono tutta la vita che puoi...

La città in comune

In un’epoca neanche tanto lontana, tra anni quaranta e settanta del secolo passato, in Italia si è sviluppata una nuova visione della tutela, salvaguardia, recupero e riuso delle città, un approccio originale, poi studiato e recepito in molti altri paesi, cui contribuivano discipline e saperi diversi, uniti nella volontà di fare i conti con le novità del mondo moderno e di mettere le proprie conoscenze al servizio di un’idea di progresso culturale e sociale che oggi ci appare quasi inverosimile, tanto ampie e profonde erano le sue aspirazioni. Architetti, storici dell’arte, archeologi, restauratori, urbanisti, impegnati all’indomani della seconda guerra mondiale e negli anni del boom economico nell’immane compito di mettere in salvo la memoria storica delle città semidistrutte dai bombardamenti, di fronteggiare le massicce trasformazioni prodotte dall’industrializzazione e trasmettere alle generazioni future la straordinaria continuità della tradizione italiana, si erano ben presto resi conto che ciò che andava tutelato non poteva più essere solo il singolo “monumento”...

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate, alcune iniziative sono partite già dalla scorsa estate. Ma che cosa è il Ritorno ai luoghi abbandonati? Non abbiamo voluto chiamarlo festival, perché non intendiamo la cultura come occasione di consumo, ma vorremmo che fosse una festa che coinvolga la “provincia granda” di Cuneo e chi avrà voglia di venire da più lontano. Un luogo dunque dove...

Nuovi monumenti italiani

6 aprile 2009. Trema L’Aquila e crolla il suo centro storico, bellezza un po’ nascosta tra le montagne. Crollano gli edifici antichi, si sbriciolano le palazzine anni ’60, rimangono in piedi i soli palazzi fascisti. 2 novembre 2010. Buona parte del Veneto è sommerso da una grande alluvione. Forza della natura o incuria ambientale? Troppa natura o troppa civiltà? 6 novembre 2010. Crolla una parte della Casa dei Gladiatori di Pompei, vestigia arcinota in tutto il mondo. La pioggia le è stata fatale. Qualche giorno dopo, ancora uno smottamento. I ministri si difendono, l’opposizione protesta, i benpensanti s’indignano. “Il nostro patrimonio culturale! La nostra Storia!” Il Belpaese si sbriciola, si sfalda, va in rovina. Come la faccia del suo Primo Ministro, l’Italia crolla sotto l’inesorabile peso del tempo. Non sono serviti gli interventi straordinari, i salvataggi in extremis, le infinite puntellature. Non basta la cipria e il fondotinta, la chirurgia estetica e il botulino. Senza una strategia di lungo termine il tempo, prima o poi, presenta il conto. Ma per un paese che nel passato ha sempre rischiato di sprofondare, che a queste rovine si è attaccato spesso come a un...