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Nizza

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Una riflessione psicologica / Il narcisismo estremo e il terrorista

L’irruzione improvvisa di una potenza ignota o la lenta e distillata penetrazione attraverso l’indottrinamento e l’addestramento: entrambe le vie mostrano di essere in grado di generare il desiderio di gloria che coinvolge e travolge le personalità dei terroristi suicidi.   I Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’attentatore di Nizza nel giorno anniversario della rivoluzione francese, il 14 luglio 2016, ha ricevuto una radicalizzazione rapida della sua scelta. Atta, il capo terrorista dell’attentato alle Torri gemelle aveva avuto una lunga preparazione. Percorsi diversi per esiti simili. La guerra cambia quando chi uccide non lo fa più per salvare se stesso. Tanto che se il terrorista suicida non muore si tende a considerare fallita l’operazione, come hanno già sostenuto Diego Gambetta e con lui Marco Belpoliti occupandosi del tema su doppiozero. L’azione terroristica suicida diventa allora una finalità trascendente basata sulla distruttività come fine ultimo. Uno dei suoi caratteri peculiari è la purezza che deriva dal compimento del sacrificio di se stessi. Dal mito dell’angelo vendicatore al narcisismo, le leve psichiche interiori, sollecitate dall’educazione, fanno parte della...

Lubitz, Breivik, Mohamed Lahouij Bouhlel / La strage di Nizza e l'età psicotica

Siamo in epoca psicotica, non è la prima e non sarà l'ultima, nessuna apocalisse. Cos'è un'epoca psicotica? Come insegna Paul-Claude Racamier (1924-1996), la psicosi – tra gli altri sintomi familiari - è la negazione di qualsiasi tipo di conflitto. Nei sistemi psicotici “conflitto”, per definizione, significa “distruzione”. Bisogna far sempre finta che tutto vada bene. Nei momenti in cui il conflitto “si mostra” - come direbbe Wittgenstein - si mostra in termini distruttivi, unica sua possibilità, giacché il resto deve essere “dialogo”. Sintassi dei sistemi psicotici.   Non è questo ciò che i politici chiamano totalitarismo? Sembra che i sistemi psicotici e il totalitarismo siano un unico soggetto visto da dentro e da fuori. Quando, di fronte a un conflitto, anziché aprire una discussione, ci si rivolge a un'istanza superiore, preposta, nella mente di chi lo fa, ad annientare la parte “altra” del conflitto, allora siamo ai capi scala della Germania Democratica, alla buca delle delazioni. Questo soggetto collettivo esiste e non è quel soggetto collettivo romantico che libererà l'umanità da ogni male. È narcisista e sadico. Però, questo soggetto, non è struttura patologica...

Tra i pini e il vento di Caprera con "il piede marino"

Chi cammina in un'isola può solo illudersi di andare verso qualcosa. Le parole Est e Ovest su cui Thoreau ha costruito il suo capolavoro sono solo desideri dello sguardo, struggimento per la distanza. I venti – e a questo proposito non c'è testo più bello di The Mirror of the sea di Conrad - contano più delle strade. Il maestrale che ghiaccia, il  libeccio che strema, il ponente che da occidente soffia senza freni. L'avviso ai naviganti parla nella radio lentamente e annuncia la forza del mare. La parola bufera non ha nulla di letterario ma è reale. La Torre di Guardia issa una bandiera, la sirena suona a lungo lottando con le raffiche e il vento che ulula davvero incanalandosi tra le vie.   Chi cammina in un'isola non progredisce ma sale o sprofonda. Scende fino all'acqua o si arrampica su una roccia. Per dimenticare la sua prigionia, la beffa del non andare, bisogna trasformare i verbi e sostituire camminare con nuotare.  Anche nuotando in fondo i piedi si muovono, ma - abbastanza in fretta - non toccano più se non l'acqua. Ci si immerge, la terra sfugge, il corpo avanza orizzontale, servito...

Que Viva Garibaldi!!

  Anche la letteratura italiana viene investita dall’ondata romantica che tende a rovesciare l’esistente portando a galla nuove figure. Si tratta di una produzione di seconda mano che riprende la silhouette del cavaliere in chiave didattico-patriottica (l’Ettore Fieramosca dell’omonimo romanzo di D’Azeglio) o piega nel medesimo senso, tra ribellione individuale e rivendicazione nazionale, personaggi quali il Passatore in Berchet, i banditi con il melodramma verdiano, i partigiani o gli esuli dei Profughi di Parga o de Il fuoriuscito. E tuttavia, a fronte di una tale letteratura non particolarmente originale, l’Italia può offrire proprio sul piano storico l’esempio più calzante e riassuntivo di questo genere d’eroi, quel Giuseppe Garibaldi le cui Memorie paiono per l’appunto il racconto paradigmatico e mancante del romanticismo nazionale.   Garibaldi a soli ventisette anni era già stato definito dalle autorità piemontesi “bandito di primo catalogo” per i falliti moti mazziniani di Genova. Arruolato nella marineria sarda l’aveva allora abbandonata senza licenza per...