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Stati Uniti

(49 risultati)

Chi scegliere tra Aiace e Odisseo?

«Che senso ha studiare filosofia se serve solo a metterci in grado di parlare con qualche plausibilità di astruse questioni di logica, ecc., ma non migliora il nostro modo di ragionare sulle questioni importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualunque... giornalista nell’uso delle pericolose frasi fatte che costoro adoperano per i loro fini personali». Ludwig Wittgenstein, lettera a Norman Malcolm, 16 novembre 1944 (in Lettere 1911-1951, pp. 321-322, Adelphi 2012)     Chi scegliere tra Aiace e Odisseo? Il primo è forte, leale, forse non troppo innovativo. Il secondo è creativo, scaltro, ma non si sa quanto affidabile. Aiace da solo ha sconfitto un'intera armata troiana. Odisseo con un espediente è in grado di far vincere la guerra. Se  preferisci il primo, perdi il tuo uomo più brillante. Se premi il secondo, farai a meno del più onesto e costante del gruppo. Come scegliere senza danneggiare la comunità?   «Il dilemma è perenne», dice il professor Paul Woodruff, studioso dell'antichità classica, direttore del...

Contro la mistica dell’austerità

Nel 2013 la Cina è cresciuta del 7,7% e nel 2014 il Pil sarà all'8,2%. Gli Usa arriveranno a +2,9%. Il Pil crescerà dello zero virgola in Italia. L’Europa e gli Stati Uniti versano in una stagnazione che durerà anni, serve una trasformazione politica e un altro paradigma per la crescita e l’occupazione.    «Uscire dall’Euro è un’idea insensata - afferma l'autore de Il colpo di stato di banche e governi (Einaudi) - occorre ridiscutere i trattati Ue e lo Statuto della Bce, riportare la finanza al servizio dell'economia reale».         Professor Gallino, la crisi è finita?   Per nulla. La Cina è un caso a parte, mentre la situazione degli Stati Uniti non è affatto quella che si dipinge. L’attuale presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che ormai il tasso di disoccupazione è un parametro poco rappresentativo. Infatti la disoccupazione effettiva, che comprende sia gli «scoraggiati» o i part-time che vorrebbero lavorare a tempo pieno, è molto più elevata di quanto sembri. Gli Stati Uniti hanno potuto permettersi di pompare migliaia di miliardi di dollari nell'economia, ma i risultati sono stati abbastanza modesti. Il piano di...

Fitzgerald, talento a parte

Dal 2010, quando a settant'anni dalla morte dell'autore, le opere di Francis Scott Fitzgerald sono uscite fuori diritti e sono divenute di pubblicabili ad libitum da qualche editore, il corpus non vastissimo della sua produzione è stato oggetto di un vero e proprio saccheggio.   I suoi romanzi (quattro in tutto, più l'incompiuto The Last Tycoon), come anche le raccolte più significative di racconti, sono stati pubblicati in diverse edizioni; alcune delle nuove traduzioni - profondamente necessarie, come del resto lo sono state e lo sarebbero per gli altri maestri della narativa america degli anni venti e trenta, da Steinbeck a Faulkner, da Caldwell all'ancora «intonso» Hemingway - hanno consentito di ammirare la maestria stilistica, la ricchezza di registri, l'ironia tragica che, troppo spesso disperse nel paesaggio dall'originale al testo italiano, fanno di Fitzgerald un maestro, e della sua lingua e del suo stile - come ebbe modo di scrivere T.S. Eliot in una lettera all'autore, all'indomani della pubblicazione de Il Grande Gatsby - «il primo passo avanti che la narrativa americana ha compiuto dai...

Chi è davvero Barack Obama?

Chi è davvero Barack Obama? La questione dello spionaggio ai danni degli alleati europei, dei capi di stato, ma non solo loro, da parte della agenzia di sicurezza americana, Nsa, fa emergere un problema: chi è davvero il Premio Nobel per la pace? Prima di tutto Obama è un capo di governo e come tale fa gli interessi del proprio paese, com’è ovvio che sia, che si tratti di garantirne la sicurezza contro gli attacchi terroristici o che invece voglia mantenerne inalterato il suo primato militare ed economico.   Su questo piano sono semmai gli europei a essere ingenui nei confronti del capo di un paese che ha la leadership politica attuale e utilizza il suo potenziale tecnologico per restare tale. L’America non ha nessuna intenzione di cedere questo primato. In politica, come disse una volta il leader cinese Den Xiaoping, “Non importa se il gatto è bianco o nero, basta che prenda i topi”.   La Realpolitik in tempi di globalizzazione non è dunque calata, anzi, se si guarda bene, è pure aumentata. Una cosa è evidente in questo Datagate, com’è stato chiamato: gli Stati Uniti...

Sorvegliare e spiare

La notizia è ormai nota: su un periodo di trenta giorni, dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013, la Nsa avrebbe effettuato, solo in Francia, 70,3 milioni di registrazioni di dati telefonici, ha rivelato Le Monde, citando i documenti di Edward Snowden, l'informatico della Nsa che ha fatto scoppiare lo scandalo. Intanto il giornalista Glenn Greenwald, portavoce delle rivelazioni di Snowden sul sistema di sorveglianza statunitense, ha affermato lunedì 21 ottobre che tutti i Paesi dell'America Latina sono stati spiati da Washington. Il Messico ha chiesto l'apertura di un'indagine. Nel frattempo in Italia il garante della privacy scrive a Letta per sapere se anche la privacy dei cittadini italiani è stata violata.   Questa è solo l'ulteriore tappa (non sarà l'ultima) di scoperchiamento dell'enorme vaso di Pandora che va sotto il nome di Prism, il sistema di sorveglianza globale che la National Security Agency statunitense ha messo in piedi dopo l'11 settembre. Trasferimenti di file, conversazioni in chat e via Skype, scambi email, video conferenze, profili di social network, dati di log in,...

Il giornalismo cooperativo

Cos’ha di speciale un albero di fico detto “Baniano”, tra tutti gli alberi che popolano il nostro pianeta? “Come il World Wide Web, si sviluppa dove e quanto la fertilità del terreno lo permetta, limitato solo dal suo proprio DNA”: è la ragione per cui il giornalista e imprenditore americano Tom Stites ha dato il nome di Banyan Project al suo progetto di giornalismo comunitario, inaugurato nel 2010. La metafora, secondo il creatore del progetto, “è un’ottima maniera di ricordarci costantemente che il business model di Banyan deve adattarsi perfettamente al Web: ogni divergenza ne limiterebbe la crescita”.   Elaborato durante il suo soggiorno al Berkman Center for Internet and Society dell’università di Harvard, nel 2010 e 2011, il progetto di Stites consiste nel creare un insieme di cooperative di giornalismo, i cui azionisti e membri sono gli stessi lettori. Per mezzo dei loro contributi diretti al finanziamento del giornale, i lettori ne assicurano l’integrità e l’indipendenza rispetto ai grandi attori del mercato e della politica.   Tom Stites   Gli...

Drone, l'occhio che uccide dal giardino di casa

È l’occhio del XXI secolo. Vola in alto, sopra le nostre teste. La sua visione è azimutale. Appare in grado di identificare un’automobile e i suoi passeggeri, distingue le portate di un pranzo all’aperto, sa capire se chi cammina su un sentiero di montagna è un pericoloso terrorista oppure un alpinista dilettante. Somiglia a un uccello, possiede ali nere e dimensioni ridotte; lo mostrano così le poche immagini messe in circolazione dalla aviazione americana.   Ma non c’è solo questo veicolo militare ad alzarsi sulle nostre teste. Questa estate lo si è visto volare sopra gli incendi boschivi. Qualche mese fa ad Istanbul, a Gezi Park, nel pieno della protesta che ha fatto vacillare Erdogan, il movimento di protesta ha lanciato in aria un piccolo apparecchio di colore bianco che forniva immagini da postare su You Tube. I poliziotti l’hanno abbattuto a colpi di pistola. Il suo nome è Drone; gli deriva da un verbo inglese, to drone, ronzare, anche se è conosciuto con vari acronomi: RPA Remotely piloted aicraft; ROA Remotely iperated aircraft; UAV Unmanned aerial vehicle. In italiano la...

La guerra di Bradley Manning

Nell’occasione dell’incriminazione di Bradley Manning e della nuova release da parte di Wikileaks di documenti che rendono evidente chi viola la legge e chi la difende negli Stati Uniti, ripubblico questo post del luglio scorso. Anche perché non mi pare che nel frattempo sia stato pubblicato molto altro su Bradley Manning e la sua vicenda.    Oggi è finalmente possibile avere un quadro chiaro della vicenda che ha visto coinvolti il soldato americano Bradley Manning e Wikileaks nella divulgazione di un filmato che prova un massacro americano in Iraq, spacciato invece per uno scontro tra bande locali, e soprattutto degli ormai famosi cable, le centinaia di migliaia di messaggi che le sedi diplomatiche americane hanno diramato nel corso di diversi anni. Il documento principale sul quale ci si può fare un’idea della vicenda e dei suoi protagonisti è rappresentato dalla copia di colloqui su una chat IRC tra Manning e Adrian Lamo, incautamente scelto da Manning come confidente in momenti di grande difficoltà emotiva.     Il documento costituisce la principale prova...

Amore e responsabilità

Io - E poi… hanno fatto degli uomini. Minnie - Mamma mia! Io - Ne hanno fatto dodici: sei uomini e sei donne. Minnie - Per carità! Come erano? Io - Precisi, come voi e come io. Minnie - Dove sono? Io - Non si sa. Li hanno cercati inutilmente. Sono in giro, chi sa dove. Erano perfetti. Impossibile distinguerli dagli uomini e dalle donne veri. Minnie - Ho paura. Non uscirò più di casa. Perché non li trovano? Loro lo diranno, lo debbono dire, loro, che sono finti. Io - Loro? Ma non lo sanno, naturalmente. Loro credono d'essere veri. (Massimo Bontempelli, Giovane anima credula, 1925)   Le emozioni artificiali Ho accennato alle ricerche che si compiono per dotare i robot di emozioni artificiali e di coscienza, sempre artificiale, rendendoli così sempre più simili a noi. Le emozioni sono per noi umani un tratto costitutivo fondamentale, inseparabile dalle altre nostre caratteristiche: sono strettamente intrecciate alla razionalità computante, ma anche alle funzioni fisiologiche, alla memoria, all’esperienza, sono profondamente innestate nel corpo, inteso sia come insieme di organi sia come...

La cultura come risposta alla crisi

Il senso comune vede nella cultura un surplus cui si può facilmente rinunciare nel momento in cui diminuisce il reddito a disposizione e, ora che siamo al quinto anno di crisi, parlarne può sembrare inopportuno, a meno che non si abbiano solidi argomenti. Nonostante l’entità del disastro economico, si fatica a vedere analisi critiche che consentano di andare oltre l’attuale modello capitalista basato sullo sfruttamento della manifattura esternalizzata e sulla gestione del disequilibrio nel mercato dei capitali attraverso una finanza deregolamentata.  In questo doppio articolo (la seconda parte comparirà su doppiozero il prossimo mercoledì ndr) intendo in primo luogo dare delle solide giustificazioni a una politica di investimenti culturali, ricavandole in parte avendo sullo sfondo la crisi del sistema neoliberista, e cerco, in secondo luogo, di abbozzare delle strategie di sviluppo coerenti.   Da dove partiamo? Nel 2012 la produzione culturale italiana contribuisce al 5,4% della ricchezza prodotta, equivalente a quasi 75,5 miliardi di euro, nonché all’occupazione di circa un milione e...

Le regine del semifreddo

Un tempo erano le divine del jazz: Bessie, Sarah, Billie, maestre di stropicciature della vita da sgranare tra le pieghe del blues struggente delle loro voci. Avvolte in una coltre torbida, si stagliavano irraggiungibili come stelle del firmamento, cose che noi umani possiamo solo immaginare. In tempi più recenti quei modelli sono stati rielaborati in chiave meno fascinosa ma parecchio patinata. Eravamo nel bel mezzo degli anni '80 quando svettava in cima alle classifiche il sound morbido di Smooth Operator di Sade Adu, allora acclamata dal Times come The Queen of Cool. Con un mix di r'n'b, jazz e pop e un'immagine raffinata e sexy la bella Sade generava atmosfera felpata. Mentre il mito delle divine iniziava inesorabilmente a farsi un puntino lontano.     E di questi tempi chi rimpinza il nostro soul system generando atmosfera? Ritrovare quell'insieme di ingredienti esplosivi è cosa rara ormai. Di maledetto c'è poco, le nostre signore della scena musicale sono spesso professioniste rigorose e tecniche impeccabili, e l'ambiente dei club fumosi lo si può ricreare senza dannarsi troppo l'anima grazie al...

Anni '70: la regola del silenzio

Che succede quando tua figlia comincia a farti domande sugli anni ‘70? Puoi chiedere consiglio a qualche coetaneo che c’è passato prima di te; può anche capitare di trovarti in mezzo a delle discussioni, che so, d’estate, dopo qualche buon bicchiere, quando l’intimità fra vecchi amici aiuta ad affrontare argomenti del genere e c’è sempre qualcuno più generoso di te pronto a distillare parole più sagge delle tue.     Credo che saranno centinaia di migliaia i genitori che hanno vissuto quegli anni italiani con il cuore in fiamme e che potrebbero essersi trovati alle prese con simili domande: almeno uno su quattro, diciamo, fra quanti hanno avuto allora vent’anni, all’inizio o alla fine di quel decennio. La faccenda poi si complica se nella vita hai finito per fare un mestiere che ti costringe a fare i conti con la memoria, magari scrivi, fai teatro o cinema, oppure insegni. E anche lì, sarei pronto a scommettere che stiamo parlando di migliaia di concittadini, padri e madri di famiglia. Tutta gente che avrà fatto molta fatica di fronte al difficile compito della...

Saul Steinberg a Colonia

Il grande manifesto campeggia fuori dal museo Ludwig di Colonia e invita a entrare alla bella mostra recentemente inaugurata su Saul Steinberg. È posizionato, consapevolmente o meno, all'interno di un paesaggio urbano che avrebbe potuto essere realizzato dallo stesso disegnatore.     Lo circondano infatti un affastellamento di grandiose quanto diverse architetture: la cattedrale gotica, la stazione dei treni ottocentesca, il museo modernista, le piazze articolate su più livelli da una delle quali si intravede, all'orizzonte, una pimpante statua equestre. Forse sono un po' troppo condizionata da quello che sto per vedere, tuttavia mi sembra di entrare nel museo con lo spirito giusto.     La mostra è intitolata "The Americans" e collocata al piano interrato del museo. Sono esposti assieme, per la prima volta dalla loro realizzazione, gli otto enormi pannelli (per uno sviluppo complessivo pari a settanta metri per tre di altezza) realizzati da Saul Steinberg per il Padiglione Americano all'Esposizione Universale di Bruxelles del 1958.      Si tratta di una, la più...

Per chi voti?

Le domande, si dice, è lecito farle. Ma certe risposte sarebbero da vietare, da bandire dal frasario italiano. Due in particolare: “Non si chiede l’età a una donna” e “Il voto è segreto”. Le domande cui queste frasi fanno da risposta è facile intuirle e se sulla prima non è questo il momento di esprimersi, vorrei soffermarmi sulla seconda. Sì perché ora, a una settimana dalle elezioni, a me viene spontaneo chiedere: “Ma tu per chi voti?”.   Che si sia davanti a un caffè, o in ufficio, o in ascensore col vicino di casa, io questa domanda la faccio sempre, senza pudore. E quasi mi fanno vergognare di averla fatta, tanto che a volte mi sembra di chiedere le preferenze sessuali dell’interlocutore. E allora ecco quella fatidica risposta, spesso fra risolini o facce arrossate dalla vergogna (per me che ho fatto una tale e insolente domanda) e addirittura a volte sguardi indispettiti per la durezza, presunta, del quesito. Finisce sempre così: “Il voto è segreto”. Ma chi l’ha detto? Da quali remote epidemie di ansia generale viene questa...

Gli Appalachi di Shelby Lee Adams

Shelby Lee Adams è un fotografo americano che fin dagli albori della sua carriera, iniziata negli anni ‘70, si è sempre dedicato a ritrarre famiglie e piccole comunità montane dell’Appalachia, regione in cui è nato. Da qualche mese è disponibile il suo quarto libro fotografico Salt & Truth, pubblicato dall’editore statunitense Candela Books. Ho avuto modo di vedere alcuni degli ottanta scatti contenuti in questo volume durante un’esposizione nella bella Catherine Edelman Gallery di Chicago.                           Se si chiede a un americano “who are the Appalachian?” si può star certi di quale sia la prima reazione: una risatina, occhi che si abbassano e un inutile tentativo di ricomporsi. Alcuni poi si mettono a spiegare con tono serioso che gli appalachiani sono da sempre vittime di certi stereotipi denigratori. Povertà, ubriachezza, violenza. Si dice che si sposano tra fratelli e sorelle. Ma sono solo cliché che non vanno presi troppo sul serio, continua l...

Albicocca, bicicletta, Cuba

0. Prendi una bicicletta da strada, coi copertoncini lisci per minimizzare l’attrito; togli le luci, togli il campanello, togli i parafanghi se ci sono; togli la ruota libera, cioé il meccanismo che permette di andare avanti per inerzia, senza pedalare: resta una specie di scheggia sottile e quasi invisibile nel traffico, velocissima, che costringe chi la guida a un movimento costante e integrato, il corpo solidale con la ruota posteriore. Fatto? Bene. Ora togli i freni. 1. Da qualche anno sono apparse nelle città italiane delle biciclette diverse. Sono molto essenziali nella forma; sono vintage; sono spesso senza freni, e sempre senza la ruota libera. Sono un adattamento urbano di quelle usate nelle competizioni su pista, che fanno a meno di freni e ruota libera perché votate alla velocità; per frenare si fa forza ai pedali in senso contrario a quello di marcia, rallentando o bloccando del tutto la ruota posteriore. Se si continua dopo la fermata, si parte all’indietro. Le biciclette a ruota fissa si sono diffuse negli Stati Uniti nelle cooperative di portalettere, per ragioni pratiche (minor manutenzione) e identitarie (...

Vladimir Nabokov

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli       A cent’anni dalla nascita, mentre la critica internazionale lo indica, insieme a Beckett e Borges, nella triade maggiore del secondo Novecento, persiste intorno a Nabokov un alone di elusività. Notissimo il suo nome - legato soprattutto a Lolita - relativamente poco frequentati i suoi testi, molti dei quali scomparsi dai cataloghi editoriali, alcuni appena riaffiorati negli ultimi anni. Eminente scrittore russo nella Berlino degli émigrés, diventa negli anni ’40, con una stupefacente metamorfosi, un grandissimo scrittore americano, trasferendo negli Stati Uniti lo straordinario impasto di cultura russa, inglese e francese...

Soldaten. Combattere Uccidere Morire

Un catalogo degli orrori. Un repertorio di crudeltà che va ben al di là della ferocia insita in ogni guerra. Soldaten, il libro appena pubblicato da Garzanti (464 pagine, Euro 24,50), con cui lo storico Sonke Neitzel e lo psicologo sociale Harald Welzer ricostruiscono il mondo interiore dei soldati di Hitler, non è lettura per palati fini. O per sensibilità delicate.   Per oltre quattrocento pagine i due studiosi attingono alla montagna di verbali – desecretati dagli archivi inglesi e americani - che riportano le intercettazioni delle conversazioni tra combattenti tedeschi detenuti nei campi di prigionia di Trent Park e Wilton Park, nel Regno Unito, e di Fort Hunt, in Virginia, Stati Uniti.   I verbali sono il frutto del lavoro della rete dei Secret Interrogation Center allestiti da Londra già all’inizio della guerra e dei Joint Interrogation Centres resi operanti dagli americani a partire dall’estate del 1941. Sul milione di prigionieri caduti in mano alleata sono circa 10.000 i militari tedeschi e 563 gli italiani (su questi ultimi, in Soldaten, emerge piuttosto poco) trasferiti, dopo opportuna selezione...

L’altra metà del robot: il corpo

Tutto avviene nel corpo, con il corpo e per il corpo, si nasce e si muore con il corpo, con il corpo si soffre e si patisce e si gode, la vita si genera con un atto rapido del corpo […]. Che le cose più importanti, l’amore, la vita, il nutrimento, la morte avvengano per e nel corpo aggiunge mistero al mistero dell’esistenza.   Giuseppe O. Longo, L’acrobata     Una tappa fondamentale sulla strada della costruzione dell’uomo artificiale si ebbe, verso la metà del Novecento, con la costruzione del calcolatore elettronico, o computer. Più che una macchina, il computer è una metamacchina: a seconda del programma che gli si fornisce, esso esegue un compito diverso, cioè diventa una macchina diversa. Al contrario delle macchine tradizionali, che elaborano e trasformano energia e materia (si pensi alle locomotive, agli impianti chimici, alle centrali elettriche), il computer elabora e trasforma informazione: dunque è una macchina simbolica e in ciò ha forti somiglianze con la mente umana. Fu dunque abbastanza naturale assumerlo come modello della mente.   Così, nel...

Alle colonne d'Ercole funambolo sul filo del tempo

Per una volta, vorresti camminare in equilibrio su una corda tesa. Tuttavia, tra suolo ed etere non cogli, come i funamboli, la bellezza piena del vuoto ma solo la voragine che si spalanca sotto la funesta fune. Vai a Tarifa. Attraversa la città vecchia, familiarizzando con i colori e gli odori andalusi, e dirigiti verso il porto. L’isola de las Palomas è poco distante, collegata alla terraferma da una striscia di terra tra gli scogli. La strada è anonima e dimessa, come ne hai viste tante sui lungomare. Non andare oltre: tutto è a portata di sguardo. Sulla destra la Playa de los Lances, sulla sinistra la Playa Chica. La prima bagnata da un mare in burrasca, la seconda una distesa di mare liscio; la prima afflitta da un vento di levante, la seconda assecondata da una temperatura mite. Anche il blu dell’acqua ha un’intensità differente. Diversi, del resto, sono gli idronimi: l’Oceano Atlantico sulla sponda ovest, il Mediterraneo sulla sponda est.     Stai percorrendo l’incarnazione dello spartiacque. A est il Mare Nostrum, in cui sei nato e cresciuto; a ovest un oceano che ti ha portato tante...

Tortona / Paesi e città

Tortona è una cittadina di venticinquemila abitanti in provincia di Alessandria e sta a quaranta minuti di macchina da Milano e a una cinquantina di minuti da Genova. Fai dieci minuti di auto e da Tortona provincia di Alessandria in Piemonte sei a Voghera provincia di Pavia in Lombardia. In circa un’ora d’auto si arriva a Torino e in  meno di un’ora si arriva a Piacenza in Emilia Romagna. Per questa ragione Tortona è sempre stata considerata un crocevia, un luogo di transito e io è qui che sono nato trentadue anni fa nello stesso ospedale dove a Fausto Coppi non era stata fatta la diagnosi giusta e lui ci aveva rimesso la vita: a Tortona in provincia di Alessandria.   Ci ho abitato fino a ventisei anni e se ci ripenso ora che di anni ne ho trentadue e mi sono trasferito negli Stati Uniti mi pare di poter dire che la sensazione è quella di aver vissuto resistendo alla forza del transito d’energie che passa in quel luogo costantemente. Vivere sapendo di avere due grandi città così vicine è certamente un voler resistere, a volte solo perché ci si è costretti dalle circostanze, ma...

Videoclip

Rivendicarne la paternità italiana sarebbe scorretto, eppure quando si parla di video musicale è difficile non pensare alla cosiddetta Musica cromatica del futurista Bruno Corra. Anno 1912, così Corra definiva il suo disegno diretto su pellicola, ispirato alla musica di Mendelssohn e Chopin. È trascorso un secolo e il minimo che si posa affermare è che il videoclip è divenuto una forma d’arte ormai a sé stante. L’idea di sviluppare un filmato accoppiato a una musica è in pratica coeva del cinema sonoro. Cosicché il jazz, che alla fine degli anni 20 nel secolo passato andava per la maggiore, cominciò a essere accompagnato dalle immagini. Da Minnie the Moocher di Cab Calloway (il primo vero clip della storia, secondo gli storiografi) a Duke Ellington, dai Beatles a Bohemian Rhapsody dei Queen (il primo videoclip della storia, sostiene a torto la massa di appassionati di musica rock), l’evoluzione di questa “ristretta” forma di linguaggio ha trovato proprio negli anni ’80 il suo massimo amplificatore.     Con lo sviluppo della discografia su scala industriale...

Primo Levi, alle origini della zona grigia

Pubblichiamo un commento di Marco Belpoliti agli articoli di Sergio Luzzatto e Domenico Scarpa, apparsi il 19 giugno 2011, qui riprodotti per gentile concessione del Domenicale Sole 24ore. Il Domenicale ha un nuovo caporedattore, Armando Massarenti, e un nuovo formato – più grande – che ritorna alle sue origini, dopo l’esperimento del tabloid-rivista dell’anno trascorso, continuando così una tradizione grafica e culturale assai importante nel paesaggio giornalistico italiano.     Quando saranno raccolte e pubblicate le lettere di Primo Levi, si scoprirà che i suoi libri sono sempre accompagnati da una continua messa a fuoco di temi e problemi, approfondimenti e cambiamenti progressivi, di cui l’epistolario è senza dubbio il documento più vivo. Per quanto sia riuscito a leggere delle lettere di Levi nel corso della curatela delle sue “Opere”, uscite presso Einaudi in nuova edizione nel 1997, sovente custodite da amici e interlocutori più o meno occasionali, mi è subito parso evidente che non esiste un Levi intimo o privato, in vena di confidenze personali (ci sono anche...

Rosso d'Italia

Da sempre il cibo è tra gli elementi che delineano l’identità di una nazione. Cibo inteso come scelte alimentari, riti, consuetudini, cucina, tradizioni, come l’insieme di tutto quello che generalmente oggi chiamiamo cultura alimentare. Naturale che sia così; l’alimentazione di una comunità come di una popolazione ha sempre a che fare con la sua storia, così come con la geografia del territorio, con il clima e l’ecologia dei suoi ambienti, tanto più quando questi fattori erano al tempo stesso “risorse e condanne”, almeno per chi nasceva e viveva in un luogo, quasi sempre lo stesso.   Per tutta la lunga stagione preindustriale nel nostro paese – e in alcune regioni ancora fino agli anni quaranta del secolo scorso – l’alimentazione connotava gran parte della realtà materiale e culturale quotidiana, quest’ultima sempre che si vivesse sopra il livello di pura sussistenza, sempre che fame e carestia – ospiti temuti ed indesiderati – non fossero di casa: non può esserci infatti cultura alimentare ma solo sopravvivenza se il cibo diventa bisogno...