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Amedeo Martegani

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Oggetto libro

Chi ama i libri, li ama anche come oggetti – o forse… che amore è questa manipolazione, questo tormento, certa deformazione, certo annullamento? Forse in realtà chi ama vorrebbe che l’oggetto fosse diverso, che significasse altro. Forse c’è non un rispecchiamento ma un riflesso distorto di sé nel libro trasformato dagli artisti. Forse la storia del libro nell’arte dell’ultimo secolo andrebbe riletta anche in questa chiave. L’arte contemporanea ha usato i libri spesso come elementi di opere o opere essi stessi, passando dal libro oggetto parte di un’opera alla trasformazione del libro come oggetto, nei suoi componenti e aspetti materiali. Molti li collezionano, alcune volte vengono anche esposti, raramente una mostra è interamente dedicata al libro come oggetto.   Veduta della mostra, opere di Martegani, Pancrazzi, Neri   In realtà l’argomento è suggestivo a molti livelli e una sua storia mostrerebbe l’evoluzione che l’arte contemporanea ha avuto anche a proposito di questo “oggetto”: da un rapporto classico di illustrazione, che comunque...

Richard Prince. Dal muro alla pagina

Richard Prince untitled (band) 2013 / 2014 è un libro d’arista che documenta la seconda mostra personale dell’artista newyorkese in Italia, organizzata da Pasquale Leccese, amico di Prince e noto gallerista di Le case d’arte. Questo bellissimo progetto editoriale è interamente realizzato e prodotto dalla storica casa editrice milanese di libri d’artista A+M bookstore, fondata più di vent’anni fa da Amedeo Martegani, bibliofilo e artista italiano. Il libro, prodotto in 800 copie con rilegatura bodoniana e composto da sole 36 pagine, documenta e raccoglie, quasi fosse una cartella d’artista, un lavoro di Prince realizzato nel settembre del 2013. Oltre a presentare le fotografie dell’installazione, scattate in bianco e nero dal fotografo Roberto Marossi con un banco ottico, il volume include anche un’importante saggio scritto dall’artista nei primi anni Ottanta, Decorating My Walls.     Il lavoro documentato si inserisce nella serie di interventi “in situ” di Prince: è stato realizzato in loco su una grande porzione dei muri della galleria, disegnando sulle pareti bianche un...

L'arte di collezionare il mondo

Sul pavimento sono disposti in modo caotico una serie incredibile di oggetti: vecchi computer, raccoglitori, pennelli, spine elettriche, barattoli di vernice, libri, insegne, seghe, pialle, timbri, ecc. Guardando meglio si comprende che l’accumulo possiede un ordine, seppur non immediatamente afferrabile. L’artista, Karsten Bott (1960), ha realizzato l’installazione alla Kunsthalle Mainz nel 2011: Uno di ognuno. Di che opera si tratta? Cosa vuole comunicarci? Bott ha esposto la propria collezione composta di oggetti prodotti in serie come un campionario possibile in orizzontale, sul pavimento, perché non esistono gerarchie. Che collezionista è Bott? Raccoglie oggetti solo per esporli nei musei e nelle gallerie? La risposta non è semplice. Per prima cosa bisogna capire che tipi sono i collezionisti in generale, non solo quelli che accumulano opere d’arte, ma anche quelli che raccolgono francobolli, automobiline, bottoni, carte di caramelle, bottiglie di liquore.   Secondo Elio Grazioli, autore di La collezione come forma d’arte (Johan & Levi, pp. 126), sono tipi strani, appassionati, curiosi, silenziosi, che poi...

Alberto Arbasino

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Sono trascorsi oltre quarant’anni dalla pubblicazione de Le piccole vacanze, fulminante esordio narrativo di Alberto Arbasino, quarant’anni segnati da una intensa attività di collaboratore di quotidiani, settimanali, riviste; un «journal ininterrotto», per usare una definizione di Italo Calvino, che va dall’arte al costume, dal teatro alla letteratura, dal cinema al reportage di viaggio, con una continuità stilistica e una forma di scrittura che è la stessa delle sue pagine narrative migliori, quelle che compongono per esempio L’Anonimo lombardo e Fratelli d’Italia. Quest’ultimo, uscito per la prima volta...

Non solo documentazione

Come intendere Alighiero Boetti? Come capirlo? Semplice nelle opere che voleva intenzionalmente chiare e godibili; eppure così strano da cogliere nel suo nucleo creativo, nel senso vero dei suoi atti. Perché faceva realizzare le opere agli altri, biro, arazzi, disegni con le sagome? È un’opera l’hotel che ha aperto in Afghanistan? Che cosa è l’arte nelle sue mani?   Molti ne hanno scritto, molti lo rivendicano, ma ancora non si è colto appieno il portato del suo atteggiamento. Il fatto è che Boetti ci mette di fronte alla limitatezza delle analisi formali e ci richiama al centro vivo dell’arte, e a quello pulsante dell’uomo: sistole e diastole, ma intanto il sangue scorre, come i suoi semplici dispositivi, basati sulle opposizioni, per far circolare l’arte.   Amici, l’arte è questione di sensibilità. Lo sanno bene quelli che sono vicini all’artista, che lo ammirano, che aiutano, lo vedono creare, lo ascoltano parlare. Costoro raccolgono con ammirazione le tracce della sua azione, perché sanno che non è solo documentazione, né solo...