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Antonio Gramsci

(21 risultati)

Matera e la Basilicata / Lo sguardo del confinato Carlo Levi

(…) Aliano è un posto dove, appunto, «Cristo non è arrivato», e non a caso sono confinati in nove. Eppure, dopo lo shock iniziale, pian piano l’atteggiamento di Carlo Levi cambia: i volti dagli occhi neri, le donne velate, i bambini sempre per strada, il senso del dovere e del sacrificio dei contadini, la solidarietà che regola la vita delle famiglie (e con la quale viene accolto), il paesaggio unico che lo incanta anche dalla sua casa («Sulla mia terrazza il cielo era immenso, pieno di nubi mutevoli: mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato») lo conquistano, in un crescendo irreversibile. Le ragioni dei contadini, piegati dalla fatica e dalla miseria, diventano le sue ragioni. Le credenze popolari – streghe, lupi mannari e monachicchi, cioè i dispettosi spiriti dei bambini morti prima che venissero battezzati – non solo non gli appaiono respingenti, ma anzi lo incuriosiscono e affascinano. Al contempo si struttura e cresce una forte consapevolezza sociopolitica: da un lato si sente vicino a chi lavora duramente e onestamente, dall’altro denuncia «i Luigini» (dal nome del podestà del paese), coloro che godono di rendite...

Atlante occidentale / Emancipazione

Poche settimane fa, ascoltando Radio Radicale, mi sono imbattuto in un’intervista a Fausto Bertinotti che esponeva le sue attuali idee – radicalissime – sul futuro della sinistra. Confermando le convinzioni maturate negli ultimi anni, il già segretario di Rifondazione ha ripetuto che è inutile cercar di tirare qualche filo rimasto impigliato nella storia del movimento operaio novecentesco: il ciclo aperto dalla rivoluzione d’ottobre, che da noi ha avuto gli effetti più rilevanti nel contributo comunista alla costituzione e nel welfare del secondo dopoguerra, è ormai chiuso per sempre. Chi prova a tornare su quei passi, non importa con quale acrobazia autocritica, viene subito intrappolato in una logica di eresie e scissioni prive del referente che dava loro un senso autenticamente drammatico.    Accanto alla sinistra legata al marxismo, Bertinotti citava con la consueta affabilità quella liberale, riconoscendone da estraneo i tratti e gli apporti più nobili; e con un certo pathos ricordava il ruolo del cattolicesimo democratico. È un quadro che fa riflettere; tanto più che a delinearlo non è un vecchio togliattiano e nemmeno, in origine, un membro della minoranza Pci, ma...

Cultura e vita / Gramsci e la fatica del sapere disinteressato

Può apparire paradossale, ma la monumentalizzazione è una delle strade più efficaci per depotenziare della loro carica eversiva le teorie di un pensatore. La discussione, il confronto e la critica rendono vive le idee e la loro possibilità di relazionarsi con le pratiche sociali che le hanno prodotte e che le idee stesse – a loro volta – influenzano e modificano. L’imbalsamazione del pensiero condanna invece alla rigidità dogmatica e all’equivoco permanente. Qualcosa del genere deve essere successo – almeno a livello di discorso pubblico – a proposito della riflessione gramsciana in Italia. Di uno dei più grandi pensatori italiani del XX secolo – che ancora oggi è oggetto di rinnovato interesse scientifico tra gli studiosi di tutto il mondo – nel nostro paese si parla con scarsa cognizione, senza mai fare i conti con alcune profonde implicazioni che la sua elaborazione critica comporta per i vari campi dell’agire culturale. Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere (L’asino d’oro, 2018) è un libro che ci guida fuori da questa impasse e ci aiuta nel tentativo di ritornare a Gramsci con la prospettiva di chi vuole cimentarsi in uno sforzo interpretativo autentico. Gli autori,...

Voci dall’Italian Thought / “Effetto Italian Thought”

Con la fondazione di una collana editoriale (Materiali IT) presso un editore che già si era dimostrato in precedenza particolarmente attento agli sviluppi e alle (auto-)riflessioni della e sulla filosofia italiana, vale a dire Quodlibet di Macerata, il movimento che negli ultimi anni si è consolidato sotto l’etichetta doppia Italian Theory/Italian Thought (quest’ultima denominazione accettata per lo più in Italia da chi riconosce in Roberto Esposito il ‘padre fondatore’ del movimento, la prima, invece, più amata all’estero, in virtù del diretto effetto di risonanza e continuità con la French Theory) trova anche un organo di espressione, per così dire, ‘ufficiale’. Di quanto quest’ufficialità sia all’insegna della plurivocità lo testimonia il fatto che i primi tre volumi della collana sono dedicati a temi estremamente diversi (Machiavelli, i rapporti tra decostruzione e biopolitica, e – appunto – l’‘effetto’ Italian Thought), pur non essendo, tra loro, divergenti. Il tentativo di ‘aprire le porte’ dell’Italian Thought a una serie di contributi che ne pongano in questione l’essenza, potremmo dire, senza però metterne in dubbio l’esistenza, appare essere il compito (e il merito)...

Come Piero consigliava e stroncava / Piero Sraffa. Ritratto del grande economista attraverso le lettere editoriali

Il libro. Einaudi ha pubblicato 97 lettere editoriali di Piero Sraffa: la gran parte spedite a Giulio Einaudi, le restanti a Raffaele Mattioli e altri intellettuali italiani. Le lettere vanno dal 1947 al 1975 e consentono di fare qualche passo in avanti per affrontare quello che Luigi Pasinetti ha chiamato l’“enigma Sraffa”.   Chi era Piero Sraffa alla fine degli anni Quaranta del Novecento. Come ricorda Tommaso Munari nell’introduzione, quando inizia la corrispondenza qui raccolta Sraffa aveva una fama leggendaria. Il mito era il frutto dell’intrecciarsi di esperienze personali e scientifiche uniche. Dell’opera di Sraffa sappiamo sempre di più grazie ai lavori di Nerio Naldi, Cristina Marcuzzo, Alessandro Roncaglia e altri, nonché alla disponibilità dei suoi archivi custoditi al Trinity  College di Cambridge. Sraffa, nato nel 1898, si era laureato nel 1920 con Luigi Einaudi, con una tesi su “L’inflazione in Italia durante e dopo la guerra”. Nel 1919 aveva conosciuto Antonio Gramsci, che sarebbe diventato il suo più grande amico. Dal 1921 Sraffa aveva pubblicato articoli su “Ordine Nuovo”, la rivista di Gramsci, e su “Rivoluzione liberale”, la rivista di Piero Gobetti....

Una possiblità / Che cos'è la noia?

Durante la sua famosa passeggiata sulle Dolomiti in compagnia di Freud, che avrebbe ispirato a quest’ultimo, guarda caso, il testo “Caducità” (1915), Rilke, pur ammirando la bellezza della natura, non riesce a trarne gioia tanto è turbato dal pensiero che tutta quella bellezza sia destinata a perire, la transitorietà delle cose genera in lui un doloroso sentimento di “tedio universale”. Questo noi lo sapremo dallo stesso Freud la cui risposta al giovane poeta è che la caducità delle cose non ne sminuisce il valore, al contrario, lo accentua. Una posizione consolatoria solo a uno sguardo superficiale e che in realtà ribadisce in termini meno crudi quanto egli aveva già affermato pochi anni prima nel saggio Considerazioni attuali sulla guerra e la morte: la vita va vissuta e può essere vissuta solo accettando ciò che non è eliminabile, ossia la morte. Si vis vitam, para mortem. Freud si accorge tuttavia che la sua affermazione non produce alcuna impressione su Rilke. Conclude quindi che lo svilimento del bello, “l’interferenza perturbatrice del pensiero della caducità” (Freud 1915), debbano essere dovuti ad una ribellione al lutto, ad una impossibilità a rendere disponibile la...

27 aprile 1937 - 27 aprile 2017 / Antonio Gramsci: i veri intellettuali

Quando si distingue tra intellettuali e non intellettuali in realtà ci si riferisce solo alla immediata funzione sociale della categoria professionale degli intellettuali, cioè si tiene conto della direzione in cui grava il peso maggiore dell’attività specifica professionale, se nell’elaborazione intellettuale o nello sforzo muscolare-nervoso. Ciò significa che se si può parlare di intelettuali, non si puà parlare di non-intellettuali, perché non intellettuali non esistono. Ma lo stesso rapporto tra sforzo di elaborazione intellettuale cerebrale e sforzo muscolare-nervoso non è sempre uguale, quindi si hanno diversi gradi di attività specifica intellettuale. Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens. Ogni uomo infine, all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un “filosofo”, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione de mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere  a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare.   Il problema della creazione di un nuovo ceto...

La lingua in cui viviamo / Un italiano vero

La prima cosa che mi è risuonata in testa, riflesso pavloviano, appena ho letto il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Antonelli Un italiano vero è stato il refrain di una canzoncina di molti anni fa di un cantante di cui, lì per lì, non ricordavo il nome: Lasciatemi cantare Con la chitarra in mano Lasciatemi cantare Una canzone piano piano Lasciatemi cantare Perché ne sono fiero Sono un italiano Un italiano vero   Ma oltre al nome del cantante non ricordavo neppure un solo verso delle strofe che di sicuro dovevano esserci dopo il ritornello. Perché mai quel cantante doveva essere “fiero” di essere un “italiano vero”? Per fortuna ora basta andare in rete e si trova, oltre al testo integrale, che il cantante è Toto Cutugno, la canzone è del 1983, scritta con il paroliere Cristiano Minellono espressamente per Adriano Celentano, che però si rifiutò di cantarla a Sanremo. La canzone, interpretata da Cutugno, fu un successo e vendette milioni di dischi in Italia e all’estero. Ecco alcuni dei motivi per cui secondo le strofe della canzone si dovrebbe essere fieri di essere italiani: “gli spaghetti al dente, un partigiano come Presidente, l'autoradio sempre nella mano destra...

L'Europa e il popolo europeo / Roberto Esposito. La filosofia dei popoli oppressi

Due nuovi filosofi si aggirano in Europa. Mario Draghi, presidente della Bce, e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Nessuno dei due è, tecnicamente, un filosofo. Entrambi hanno una visione filosofica sul destino dell’Europa. Il loro conflitto è politico, ispirato a filosofie confliggenti, capaci di ribaltare anche la scena filosofica propriamente detta.    Helicopter money   Preoccupato dagli effetti deludenti del quantitative easing [Allentamento monetario o alleggerimento quantitativo], Draghi lo ha aumentato a 80 miliardi di euro al mese e lo ha esteso dai titoli di stato alle azioni. E non ha escluso l’ipotesi favolistica, ma nemmeno tanto: distribuire questo denaro dall’elicottero. “È una tesi interessante” ha detto. La tesi dell’helicopter money sembra concepita per far arrabbiare Schäuble e i custodi del austerità tedesca. Il banchiere italiano, da Deus ex machina qual è, ha fatto balenare un’immagine potente: dall’elicottero lancerà biglietti da 100 euro al popolo europeo. Come un imperatore prima e dopo i giochi dei gladiatori. C’è da dubitare che Draghi pensi a un reddito di base per gli europei. I soldi andranno a banche, imprese e Stati...

Gramsci, Schmitt, Bauman / L'agonia del potere

1. Quello della crisi dello Stato-nazione è, ormai da tempo, un motivo ricorrente. Il suo refrain è diventato insistente soprattutto dopo il 1989, ma come un rumore di fondo ha attraversato tutto il Novecento. Ha animato tanto il discorso delle grande ideologie internazionaliste quanto quello della globalizzazione economica, del libero mercato su scala planetaria. Oggi è proprio quest’ultimo discorso a ripetere con più vigore il motivo della crisi dello Stato (salvo poi ricordarsi dello Stato quando, come in seguito alla crisi del 2008, si è trattato di pagare i debiti delle banche e degli istituti di credito). Ne è la controprova che, in alcuni casi, un certo pensiero anti-capitalista e anti-liberista ha addirittura attribuito allo Stato un ruolo di resistenza, un argine allo strapotere economico – e pertanto la piccola Grecia, proprio in quanto Stato, è diventata la scorsa estate la portatrice di un ritorno della politica. In realtà, credo che sia l’auspicato ritorno dello Stato sia il suo de profundis siano entrambi espressione di una questione politica – o più schiettamente geopolitica – che va ben al di là delle sorti dello Stato. Si tratta nondimeno della configurazione che...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...

Storia napoletana di un delirio a sinistra

Durante la direzione nazionale del PD Pier Luigi Bersani ha paventato il rischio di caso Boffo contro chiunque all’interno del partito esprimesse posizioni discordanti da quelle della maggioranza o comunque diversa dalla linea impressa dal segretario. È chiaro che la dialettica interna in un partito è parte essenziale della sua stessa vita, tuttavia quello che oggi è definito generalmente sotto l’etichetta di macchina del fango sembra avere un impatto sulla vita personale e politica principalmente di carattere mediatico: può stroncare una carriera; perché oggi una carriera politica è, al pari di mille altri mestieri, una professione spesso carica di ambizioni, ma povera di passioni.     Tutta un’altra storia con quanto accadeva anche solo fino a qualche anno fa all’interno dei movimenti politici e in particolare all’interno del Partito Comunista italiano. Molti si ricorderanno l’espulsione del gruppo de il manifesto, ma pochi avranno memoria del Gruppo Gramsci di Napoli. Il Gruppo Gramsci fu al centro del romanzo di Ermanno Rea, Mistero napoletano, lo stesso Rea vi ritorna a distanza di...

Scoperte d'estate

“Ma questa è schizofrenia!”, esclamava il mio amico psichiatra mentre buttavo nello zaino La morte della famiglia di David Cooper, Il mito della malattia mentale di Thomas Szasz insieme a Il Risorgimento di Gramsci, il tomo del suo epistolario con Camilla Ravera, i Racconti di Guy de Maupassant … A me pareva, invece, proprio il contrario: un’opera di integrazione nel fuori tempo delle vacanze che cercava di unire quello che la vita aveva diviso.   Era l’epoca in cui si andava in spiaggia con le Forme economiche precapitalistiche (oggi necessita il nome dell’autore: Karl Marx), si discuteva per ore di Produzione di merci a mezzo di merci di Piero Sraffa, leggere romanzi non era politicamente corretto, a meno che ci fosse una ragione superiore, per esempio un esame. I libri parevano possedere una loro qualità intrinseca – di destra o di sinistra –, sul fumetto non c’erano dubbi, Tex in primis era un’opera di destra.   Si può fare autobiografia attraverso le proprie letture. Ricordo l’estate dei vent’anni con Le parole per dirlo di Marie Cardinal, l’anno prima avevo...

Dove e quando ho imparato a leggere

Fino a quarant'anni le letture erano sistematiche, dall'inizio alla fine. Oppure, quando il libro era proprio illeggibile, mi fermavo a un certo punto e abbandonavo. Perché ci sono libri illeggibili che sono insostenibili in un sistema di lettura completo, benché straordinari. Libri di genere e libri degenerati. La lettura per me non è stata esperienza lineare, ho faticato, combattuto col testo.   Lessi Cent'anni di solitudine sdraiato sul mio letto, senza dormire, nel corso di due giornate, cominciai un pomeriggio, finii il giorno successivo. Avrò avuto diciotto anni, con le pulsioni dell'età, agitato da questo infinito succedersi di amori esplosivi, di corpi conturbanti, di generazioni. Mi muovevo convulsivamente. Descriverei quell'esperienza come un'incubazione, il processo di trasformazione per i pellegrini di Epidauro presso il tempio di Asclepio. Li immagino immersi in una battaglia interiore tra Eros e Thanatos. A diciotto anni prevale Eros, lenzuola da lavare.   Gli anni di Márquez furono anche quelli di Thomas Mann, La montagna incantata, la tetralogia di Giuseppe e i suoi fratelli. Anche i...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Il post-marxismo di Ernesto Laclau

C’era ancora il Muro di Berlino quando Ernesto Laclau, scomparso il 13 aprile a 78 anni a Siviglia per un infarto, iniziò a parlare di «post-marxismo». Nato nella temperie culturale del post-strutturalismo, questa nuova declinazione del marxismo entrò in risonanza con un panorama culturale dov’era esploso il neoliberismo della Thatcher e l’edonismo reaganiano. Laclau rigettò il ritornello melanconico della sinistra che celebrava la «morte delle ideologie», e nulla concesse ai liberisti che si applicavano alla «morte della società» in nome dell’individualismo assoluto. Argentino di nascita, cosmopolita per vocazione, Laclau ha vissuto a Londra dal 1969 dopo il golpe di Juan Carlos Onganìa e ha insegnato nell’università di Essex. La sua ipotesi ha permesso di recuperare l’idea di un pluralismo democratico e di rilanciare l’immagine di Machiavelli teorico del conflitto. Laclau si confrontò con il femminismo, l’ambientalismo, gli studi culturali e postcoloniali, e quanto di meglio emergeva sulla scena inglese dove la sinistra e i sindacati avevano perso la battaglia contro il neoliberismo. In nome della contingenza Laclau ha riconosciuto nelle scienze sociali contemporanee un...

Stuart Hall: un marxista eretico

Il primo sito che ha dato ampio risalto alla morte di Stuart Hall è stato quello del Guardian, qualificandolo come «il nonno del multiculturalismo». Un tributo alla sua opera nelle intenzioni, che cancella però la critica che l’intellettuale di origine giamaicana aveva rivolto proprio contro il multiculturalismo: lo considerava un’attitudine all’integrazione razziale sotto il segno della predominanza del pensiero «bianco», preferendogli invece la messa a tema della «riappropriazione» che i «subalterni» hanno fatto di quel pensiero. Nel mondo postcoloniale gli eredi europei e statunitensi del pensiero illuminista si trovano infatti a fare i conti con quella torsione radicale, altera e a tratti sovversiva, impressa dai dominati all’ordine del discorso dominante. È a questa riappropriazione che Stuart Hall ha dedicato gran parte della sua vita.   Stuart Hall è stato sempre un intellettuale «scomodo» nella sinistra inglese. Nel 1956 aveva lasciato il piccolo partito comunista, sbattendo la porta dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria. Ma a differenza di...

Michail Bakunin. Viaggio in Italia

“ITALIANI! Gli eventi precipitano, la bancarotta dello Stato si avvicina da un lato e dall'altro la rivoluzione procede inesorabile.” No, non è Beppe Grillo. Sembrerebbe impossibile leggere l'Italia di oggi attraverso cose scritte centocinquant'anni fa da un anarchico russo che ha vissuto nel nostro paese solo per pochi anni. Eppure negli scritti italiani di Michail Bakunin, raccolta davvero freschissima e sorprendente curata da Lorenzo Pezzica e pubblicata da Elèuthera con il titolo Viaggio in Italia (144 pagine, 12 euro), si trova molto di quello che ancora oggi costituisce l'assetto politico e culturale di questo benedetto paese.     L'anarchico russo, prima amico e poi nemico giurato di Marx e fondatore dell'anarchismo moderno si era trasferito nel nostro paese nel 1864, poco dopo l'unificazione a opera di Garibaldi e Cavour e dopo aver viaggiato, in manette, da fuggitivo o per inseguire le rivoluzioni d'Europa, dalla Russia alla Francia, dalla Germania alla Siberia, dal Giappone agli Stati Uniti. Bakunin visse a Napoli, Firenze e Ischia prima di ricominciare le sue peregrinazioni per l'Europa...

Piazza Garibaldi: minoranze, teste calde

Esce – per il momento a Milano (Cinema Mexico) e a Roma (Nuovo Cinema Aquila) – il nuovo documentario di Davide Ferrario, Piazza Garibaldi, che alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto una standing ovation di nove minuti. Il film, nato da un’idea di Marco Belpoliti, è scritto da Ferrario e Giorgio Mastrorocco.   “Piazza Garibaldi”, dice il regista, “è un toponimo che si incontra in qualsiasi città italiana. È la metafora della nazione e della sua storia”.   Il viaggio è pieno di sorprese, incontri, riflessioni: un grande road movie attraverso la storia e la geografia del paese, cercando di rispondere a una domanda assillante: perché noi italiani non riusciamo più a immaginarci un futuro?   Piazza Garibaldi si avvale della partecipazione speciale di Marco Paolini, Luciana Littizzetto, Filippo Timi e Salvatore Cantalupo.     A convincermi del tutto dell’insostituibilità di giovani e teste calde nei grandi rivolgimenti della storia nazionale, mi soccorre la lettura recente di un bellissimo saggio di Giorgio...

Società autoritaria e democrazia insorgente

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore e dell’editore un estratto dal saggio Società autoritaria e democrazia insorgente in La democrazia in Italia (Cronopio, Napoli 2011), che attualizza la riflessione sulla cultura di destra In Italia.     La Società Autoritaria è una risposta al disagio e alla crisi della democrazia spettacolare. In tale crisi, una classe o elite particolare si è effettivamente appropriata dello spazio simbolico della politica e ha chiuso realmente ogni possibilità di trascendenza democratica dell’esistente. La disgregazione dell’identità individuale, unita al suo solipsismo narcisista e al venir meno di ogni legame sociale e di ogni sicurezza materiale, costituiscono il fondamento propizio della Società Autoritaria. Questa dà una risposta immaginaria alla richiesta di uguaglianza e di cittadinanza, a cui la democrazia formale non sa più rispondere. Alla separazione astratta delle identità, la Società Autoritaria risponde col calore iniziale della fusione: alle identità già in via di dissoluzione, essa offre un’...

Angri / Paesi e città

Per arrivare ad Angri, si può andare in treno, in autostrada o per le strade provinciali e statali che lo collegano a Napoli e a Salerno fin dai tempi dei Romani. Angri si trova vicino a Scafati e a Pompei, a Pagani e a Sant’Egidio del Monte Albino, e a pochi chilometri, massimo una cinquantina, dalle principali città campane (solo Benevento è piuttosto lontana). Si trova anche vicino a Torre Annunziata e a Torre del Greco, a Siano e a Sarno, dove qualche lustro fa ci fu una frana che travolse l’intero paese, a causa della quale morirono decine di persone. Percorrendo l’autostrada che porta ad Avellino, si vede ancora la montagna franata in lontananza.   Angri è a pochi chilometri da Nocera Inferiore, la città più grande del comprensorio dell’agro nocerino-sarnese, meta di migliaia di studenti pendolari. A Nocera Inferiore c’è l’Inps, l’Enel, un grande ospedale, e adesso c’è anche un’unica ASL che serve i paesi circonvicini, perché ormai le ASL di questi paesi sono state chiuse per la crisi dei bilanci degli enti pubblici. A Nocera è nato Domenico...