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Asor Rosa

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Arte, cultura, storia / La musica di Komitas e l'Armenia

A Yerevan si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Komitas e gli sono dedicati concerti ovunque. Ho sentito la sua musica per la prima volta a Tbilisi una decina di anni fa e per una serie di coincidenze fortunate riuscimmo a portare a Venezia lo stesso quartetto qualche anno dopo, a Ca’ Rezzonico. Padre Komitas era un orfano (di madre a un anno, di padre a 11), che venne affidato presto alla chiesa Armena ad Echmiadzin, la città sacra della chiesa Armena. Lì vicino il re Tiridate era stato toccato da Gregorio l’armeno (l’illuminatore) che in questo modo aveva invertito la trasformazione del sovrano in cinghiale, iniziata dopo che aveva violentato alcune monache sfuggite a Diocleziano (la storia è ben descritta dallo storico Agatangelo, che parla di 40 suore, di cui Gayane – la badessa – e Hripsime sono quelle che vengono notate dal re e rifiutano la sua violenta voglia di possederle. Il re ordina allora che vengano torturate e uccise). Iniziò così la storia della chiesa Armena, con il primo Re cristiano convertito. Komitas, il cui vero nome era Soghomon Gevorki Soghomonyan mentre Komitas Vardapet è il nome che assume quando diviene sacerdote, si fece notare per la bella voce,...

Il cane ci precede

Il cane ci precede. Prima lui e poi noi sapiens. Il cane ci ha fatto uomini, ci ha aiutato a diventare la specie dominante (ma ha un senso questa parola?), ci ha fornito l'esempio di stili di vita fondati sulla fedeltà, ci ha sostenuto e ci sosterrà sempre nei momenti difficili, nelle zone di passaggio, nelle penombre dell'esistere. L'idea, semplice ma sconvolgente, è alla base del libro di Gian Piero Quaglino Meglio un cane (Raffaello Cortina Editore 2015), che si pone come un punto d'arrivo nella abbondante (e in gran parte stucchevole) letteratura "canina" degli ultimi anni. Perché quanto fa Quaglino è mettere da parte le "certezze" della scienza e, mandando gambe all'aria le gerarchie, rifarsi al mito, alla leggenda e alla fiaba (a largo raggio, dalle civiltà indiane del Nord America a quelle delle Hawai e della Nuova Guinea) o alle opere letterarie come il Tristan di Tommaso d'Inghilterra per trovare risposte a quello che comunemente "sente" chi trascorre la vita con i cani.    Le conclusioni, o meglio le aperture, sono sorprendenti. Non siamo stati noi a catturare lui...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...