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Charles Baudelaire

(49 risultati)

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, continua con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua sopra la città di Parigi, la sua Torre Eiffel e altri luoghi rinomati, con l’apparizione di Baudelaire e altri poeti, della Rivoluzione e della Tavola Rotonda, dell’indovino Tiresia, del re Sole e del commediante Molière.     "L’albero inciso e l’albero...

La fine del dandismo

Per molti secoli, ci sono stati tanti vestiti quante classi sociali. Ogni rango aveva il suo abito, e non c’era alcun imbarazzo nel considerare il modo di vestire come un vero e proprio segno, dato che la disparità di stato sociale era considerata naturale. Da una parte, il vestito era sottoposto a un codice assolutamente convenzionale ma, d’altra parte, questo codice rinviava a un ordine naturale o, meglio ancora, divino. Cambiarsi d’abito significava cambiare al tempo stesso modo d’essere e classe sociale: l’uno e l’altra si confondevano. Nelle commedie di Marivaux, per esempio, il gioco dell’amore coincide al contempo con il quiproquo delle identità, con il mutamento delle condizioni sociali e con lo scambio dei vestiti. Esisteva dunque una vera e propria grammatica del vestito, che non poteva essere trasgredita senza minacciare, non soltanto alcune convenzioni del gusto, ma soprattutto un ordine profondo del mondo: quanti intrighi, quante peripezie della nostra letteratura classica si basano sul carattere francamente segnaletico del vestito!   Sappiamo che subito dopo la Rivoluzione il vestito maschile è...

Qu’est-ce que la photographie?

“Qu’est-ce que la photographie?”: da questa domanda prende il nome la seconda mostra allestita nella nuova Galerie de Photographies del Centre Pompidou, dopo l’esposizione inaugurale dedicata all’opera di Jacques-André Boiffard.   L’interrogativo ontologico, la ricerca dell’essenza della fotografia, di ciò che è “in sé”, ha accompagnato sin dall’invenzione del medium fotografico gran parte degli sforzi finalizzati alla sua elaborazione teorica, dal rapporto con cui François Arago illustrò alla Chambre des députés la scoperta di Daguerre nel 1839 alle riflessioni di Charles Baudelaire ed Elizabeth Eastlake della seconda metà del XIX secolo, dai testi fondamentali pubblicati da László Moholy-Nagy e Walter Benjamin negli anni Venti e Trenta agli isolati contributi di André Bazin e John Szarkowski nel dopoguerra, fino al culmine raggiunto negli anni Settanta e Ottanta grazie ai lavori di Susan Sontag, Rosalind Krauss e soprattutto Roland Barthes, autore de La Chambre claire (1980). A partire dalla constatazione di un ritorno in auge...

New York 1964: la pop art

È stato da poco ripubblicato da Laterza Pop Art di Alberto Boatto, il libro che ha fatto conoscere al pubblico italiano uno dei momenti decisivi nel panorama artistico dell’ultimo mezzo secolo. Alla sua prima apparizione, nel 1967 presso l’editore Lerici, la lucida e documentata analisi di Boatto rappresentò una vera boccata d’ossigeno: nel clima culturale di quegli anni, in cui le forti riserve o l’aperta ostilità della critica, specie quella di orientamento marxista, si saldavano all’opposizione all’imperialismo americano, la pop art veniva spesso considerata espressione diretta del potere culturale ed economico statunitense, un sorta di manifesto del capitalismo consumista. La vittoria di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, lo stesso anno del viaggio a New York di Boatto, rappresentò in effetti un vero spartiacque nella vicenda culturale, non solo italiana, di quel decennio: l’inizio di un rimescolamento radicale che presto avrebbe prodotto un paesaggio integralmente nuovo, dove alla vicenda modernista, ai suoi “ismi”, al sentimento di continuità storica e politica, all...

Sulla fotografia

È uno degli uomini che segneranno la nostra epoca. Da Miti d’oggi (Mithologye, 1957) a Frammenti di un discorso amoroso (Fragments d'un discours amoureux, 1977), le analisi di Roland Barthes su diversi fatti di società vengono riprese, commentate, imitate, a volte schernite, ma non passano mai inosservate. La sua influenza sulla vita intellettuale del nostro paese è innegabile. Conoscere la sua posizione sulla fotografia ci è parso indispensabile per tutti coloro che s’interessano ad essa e al posto che oggi occupa nella nostra società.       Angelo Schwarz: È diventata un'abitudine definire la fotografia come un linguaggio. Non è una definizione mistificatrice in qualche modo?   Quando si dice che la fotografia è un linguaggio è falso ed è vero. È falso, in senso letterale, perché essendo la riproduzione analogica della realtà, l’immagine fotografica non comporta nessuna particella discontinua che si possa chiamare segno: letteralmente, in una foto, non c’è nessun equivalente della parola o della lettera. Ma è vero...

Être bourré, o del corpo senza corpo

L’ebbrezza è una forma fatale di sconvolgimento dei sensi. Eccitamento dei nervi e della mente che espande la vita e al contempo se ne nutre. Pulsazione del tempo la cui percezione si fa sempre più lontana e leggera. Tutto ciò che accade nell’ebbrezza, accade in un istante e risponde ad un desiderio preciso: esaltare la vitalità organica per fuggire al tempo che scorre. Ma tutto sommato si tratta di uno sconvolgimento paziente, pacato. Già, perché difficile è negare l’intrigo della deflagrazione emotiva che induce l’essere trascinati dalle onde di un mare in tempesta, ancorché il rischio del naufragio sia sempre imminente. Eppure, in fondo, non si tratta nemmeno di essere trasportati dalla veemenza dell’euforia. Piuttosto, l’euforia stessa è ciò che conduce dal turbinio dei sensi a ciò che Tommaso Tuppini, in Ebbrezza (J. L. Nancy, T. Tuppini, Ebbrezza, Mimesis, Milano-Udine 2014), definisce come bonaccia dell’esistenza. Il desiderio dell’ebbro non è nient’altro che questo: inoltrarsi nel torpore per vivere l’ingordigia di un solo istante...

Petronio

Baudelaire nel suo saggio sul dandy (che è poi il nono capitolo di Le peintre de la vie moderne) elenca alcuni antenati di questa capitale figura del Moderno, e precisamente Alcibiade, Cesare e Catilina. Manca Petronio. Ma com’è possibile? Se si pensa poi che Baudelaire definisce il dandy come “uomo ricco, ozioso, scettico” e addirittura come individuo che “non professa altro mestiere che l’eleganza”, la lacuna risulta davvero inspiegabile, dato che la caratterizzazione di Petronio come “arbiter elegantiae”, da Tacito in poi, è passata in proverbio. Se si aggiunge che, sempre secondo Tacito, ciò che realmente distingueva Petronio da altri viveur come lui era una suprema ostentazione di noncuranza o sprezzatura o nonchalance che dir si voglia (quaedam sui neglegentia) e che la sua raffinatezza era talmente profonda da parere naturalezza (species semplicitatis), l’esclusione di Baudelaire si fa ancora più incomprensibile.   Petronio, almeno nel medaglione che gli dedica Tacito, è il Beau Brummel dell’epoca neroniana. La sua figura però è avvolta nel mistero,...

Kafka nelle mani di Charlie Chaplin

Kafka e Chaplin, cos’hanno in comune? Un’intelligenza dei margini della vita, dove l’esclusione dal mondo, dalla storia squarcia il velo della dissimulazione e si apre alla cognizione del dolore come destino. Un paragone improbabile? Per Benjamin i mondi della rappresentazione hanno sottili fili che li legano; al di là delle differenze- tempi, luoghi, forme artistiche- esistono affinità misteriose che consentono accostamenti e prospettive ermeneutiche imprevedibili:    “la vera chiave per interpretare Kafka è nelle mani di Chaplin. Come Chaplin crea situazioni nelle quali il reietto e il diseredato, la sofferenza umana eterna, si incontrano in modo eccezionale con le circostanze più straordinarie del nostro esistere odierno, così anche in Kafka ogni circostanza è bifronte come Giano, del tutto immemorabile, senza storia, eppure della più recente attualità giornalistica”. Questo accostamento fulminante compare in una delle molte annotazioni  raccolte nel volume VIII delle Opere di Benjamin, uscito recentemente da Einaudi (W. Benjamin, Opere complete Vol.VIII,. Frammenti e...

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo, come suggerisce Lina Bolzoni nel suo saggio Poesia e ritratto nel rinascimento (2008). Tuttavia Franca Franchi compie un deciso cambio di rotta: distoglie lo sguardo dal mito onnipresente di coloro che non riescono ad abbracciare la propria immagine e lo rivolge verso un altro mito: l’androgino. Perché? Cosa rappresenta?   Un sogno, l’illusione dell’autosufficienza divina che si materializza...

L'Avversario

Racchiudere il tema più antico del mondo in centoquaranta pagine rappresenta già, di per sé, un’hybris che s’immagina quanto piacere procuri a uno come Arturo Mazzarella. Chi legge penserebbe di potersene sbarazzare con un’alzata di spalle; eppure, una volta concluso Il male necessario (Bollati Boringhieri, 2014), non potrà far altro che ammettere come la scommessa dell’autore – se non vinta – risulti ancora aperta. E, davvero, non è poco. Se una posta di tale portata resta in gioco, è in virtù di uno di quei “tagli” crudeli (è il caso di dire) cui negli ultimi suoi lavori – da La grande rete della scrittura a Politiche dell’irrealtà (a suo tempo presentato su questa sede) – egli ci ha abituato. (Va annotato, intanto, che l’apodittica perentorietà con cui queste risolute scelte di campo vengono operate rappresenta ormai, nella sua scrittura saggistica, una figura stilistica: che fa, di questo nuovo libro, un punto d’arrivo. La portata di detti “tagli” – che, ove riaperti, darebbero vita a non meno di dieci saggi di...

Storie d’amore (che durano un po’)

Eros, Narciso, il Cantico dei cantici, San Bernardo, San Tommaso, l’esteta inquieto Don Giovanni di Molière, Romeo e Giulietta odi et amo amore e morte, Maria Vergine madre non sposata Stabat Mater sposa del Figlio, i trovatori occitani cultori dell’adulterio e della sodomia, la quietista torturata Jeanne Guyon, il sadomaso Baudelaire, il femmineo femminista Stendhal, il perverso Bataille, Freud, E.T.: Julia Kristeva aveva pubblicato il primo nucleo di Histoires d’amour nel 1983: «Ho scritto Storie d’amore in una tappa della mia vita in cui l’amore si ritraeva da me. Quale amore? Il colpo del “Grande Amore”, mito salvifico, passione consolatrice e derisoria illusione, carica umorale ed elettrica, o fulmine del destino. Un amore che aveva fatto il suo tempo».     Per la seconda edizione di questa sua summa di prospettive amorose, Kristeva ha scritto per Donzelli una prefazione nuova, che ripropone in una prospettiva di esperienza un libro che attraversa centinaia di libri, e di filosofie, e di letterature e di mistiche e di teologie per inseguire dalla prospettiva della stanza silenziosa di una...

Corpi fotografici e identità mutanti / Bill Brandt e Francesca Woodman

Un modo di guardare, due fotografie leggermente diverse: si veda un'immagine dal primo libro di Bill Brandt (1904-1983) Perspective of Nudes (1961) e una della serie On Being an Angel (1977) di Francesca Woodman (1958-1981). Foto in interno, un bianco e nero esasperato, profondità di campo accentuata – un primo piano e uno sfondo – macchina orientata diagonalmente rispetto alla stanza in modo da contenere nel mirino l'angolo in cui le pareti si incontrano. In mezzo, quasi vent'anni di differenza, contesti storico-geografici completamente distanti, età e sesso opposti. Per non lavorare esclusivamente su delle coincidenze, si provi ad analizzare ancora una location esterna, come i nudi in spiaggia di Brandt (1979) e i primi nudi all'aperto di Woodman (1976): corpi non adagiati, stesi, quanto immersi e fusi nell'ambiente.Bill Brandt Francesca WoodmanIl gioco delle differenze biografiche e delle somiglianze artistiche potrebbe continuare ben oltre: quasi pleonastico indulgere dunque sulle storie dei due artisti, uno con una carriera fotografica di quasi mezzo secolo e l'altra con appena meno di dieci anni intercorsi dal suo primo scatto in età preadolescente alla sua repentina...

Alla ricerca della madre

Cos’è l’origine? È il luogo senza spazio, senza tempo, senza luce. È l’istante da cui fuggire se si vuole nascere. Ma è anche la madre che con il suono della sua lingua scandisce il ritmo di ogni parola futura, il nucleo a cui fare ritorno, come in un vortice che dà la vita e poi la riprende nel suo buio. Così accade nei romanzi di Luigi Romolo Carrino e Andrea Gentile, due differenti modi di avvicinarsi alla figura materna, il vuoto originario impossibile da conoscere, se non divenendo essi stessi vuoti originari, partecipi al mistero della creazione: nascita, vita, morte, ora diventato il mistero della scrittura: mano, occhio, pagina.     Il titolo scelto da Carrino è esplicito: Esercizi sulla madre (Perdisapop), una variante sofferta degli “esercizi” di Raymond Queneau, che vengono scritti fra le pareti di un ospedale psichiatrico giudiziario. Giuseppe, protagonista del romanzo, è recluso per un misterioso delitto. Gli esercizi sono i suoi ricordi, scaturiti dalla lettura delle “Macchie di Rorschach”, dieci tavole che riportano alcune macchie d’...

Speciale Jeff Wall | Davanti al nightclub

Baudelaire l’ha ingiunto con autorità: basta dipingere scene del passato, uomini in toga; si dipinga la “vita moderna”, scene contemporanee in abiti d’oggi. Manet ne ha dato la versione più innovativa: non solo realismo ma anche intelligenza interpretativa. Intanto era arrivata e si era diffusa la fotografia.   Édouard Manet, Ballo in maschera all’opera, 1873.   Scrive il critico Thierry de Duve che “è come se Wall fosse tornato indietro al bivio della storia”, al momento in cui con Manet la pittura registrava lo shock della modernità e della fotografia; come se avesse seguito la strada che non è stata presa dalla pittura e l’avesse ripresa in fotografia. Non in senso conservatore e in nome della continuità, bensì con la consapevolezza di ciò che è accaduto nel frattempo, le avanguardie e i loro rovesciamenti, e della nuova posizione da cui si riprende.   Oggi infatti, con lo stereotiparsi e svuotarsi dei gesti e dei linguaggi, dice Wall, questo è cambiato, che ci si sente un po’ come se fossimo fuori dalla realtà,...

Speciale Librerie | L'isola che c'era

Fra i motivi per cui chi sta a Roma può invidiare chi vive a Milano, il primo è la sua rete di trasporti pubblici e il secondo sono le sue librerie. Che poi, nel mio caso, si avvicinano a essere un unico motivo.  Chi viva oltre la cinta daziaria delle ZTL, e sia costretto dagli insufficienti (è un eufemismo pietoso) trasporti pubblici della Capitale a spostarsi in automobile, l’idea antica di “fare un salto in libreria” se l’è scordata da un pezzo (e i libri s’è abituato a comprarli solo on-line: cioè solo quelli di cui già conosce l’esistenza). Giorgio Manganelli, che aveva vissuto in entrambe le città, lo diceva già negli anni Ottanta: cultura a Milano la si fa incontrandosi di persona; se si sta a Roma, a dir tanto ci si fa una telefonata. Una città fatta in questo modo non aiuta certo la socializzazione. La Milano d’un tempo invece, e non parlo dei tempi del Conciliatore, ce l’hanno raccontata diversamente. C’erano i famosi bar, e c’erano le famose librerie (il tempo che è passato si misura dal fatto che ora, nei commenti destati...

Alberto Castoldi: l’incubo e la mappa

I libri di Alberto Castoldi sono ossessioni che si trasformano in parola e così diventano passioni o meglio, come direbbe Roland Barthes, “plaisir du texte”. Sin dagli esordi l’autore accompagna il lettore in un mondo buio, nascosto, gli mostra un insieme di liasons dangereuses, in cui sono coinvolti testi e immagini apparentemente distanti, che egli riesce ad annodare grazie a uno sguardo obliquo, insolito, spiazzante. Si potrebbe dire perturbante. Ma è nei suoi due ultimi saggi che questo insieme di ossessioni trova un’altra strada da percorrere e un approdo dagli esiti doppi: l’incubo e la mappa, l’informe e la sua razionalizzazione.   In Ritratto dell’artista “en cauchemar” (Sestante Edizioni, 2011) la riflessione di Castoldi ruota intorno al dipinto L’incubo di Johann Heinrich Füssli. Dall’analisi delle sue componenti – il sonno, la camera, il letto, il mostro, la connotazione sessuale dell’episodio – l’autore traccia i confini di un immaginario iconografico e semantico dell’incubo, che dal modello archetipico di Füssli migra nelle opere di...

Rete, apprendimento e “pensiero lineare”

La neuroscienza della lettura è una disciplina recente: a suo modo esoterica, ci conduce in universi di “pilastri viventi” e “foreste di simboli” che avrebbero acceso la più tenebrosa immaginazione romantica. La mente avvicina dapprima la pagina come un enigmatico paesaggio in bianco e nero, privo di riposanti tonalità intermedie: un intrico di architravi, semiarchi e colonne, di ombre dense e contrasti violenti che occorrerà ammansire e organizzare in combinazioni dotate di senso, appunto le “parole”. Il modo in cui ci adattiamo gradualmente alle difficoltà della lettura, nel corso dei primi anni di vita, è un affascinante episodio di riconversione neurale (o “riciclaggio”, suggerisce lo psicolgo cognitivo Stanislas Dehaene). Non esistono regioni predisposte. Ma alcune famiglie di neuroni “visivi” si attivano per la decifrazione delle parole. Sagome, contorni, “figure” a forma di “t”, “x” o “y” sono ricorrenti in natura se osserviamo gli oggetti a partire dai loro profili: compongono l’alfabeto primordiale attraverso cui...

Massimo Fusillo. Feticci

È un itinerario zigzagante, frammentario, pullulante di immagini e riferimenti quello che Massimo Fusillo ci propone nel suo ultimo libro dedicato al tema affascinante e complesso del feticcio (Feticci. Letteratura, cinema, arti visive, il Mulino 2011, pp. 224, € 20). Attraverso uno stile che dichiaratamente ricalca le caratteristiche dell’oggetto della sua ricerca, l’autore offre al lettore un ricco quadro di accostamenti che tiene insieme spezzoni di letteratura, arte e cinema, opere del passato così come del presente. Il tutto servendosi di una prosa che mescola volentieri la descrizione con la saggistica e la citazione.   Uno stile che richiama immediatamente quello di alcuni dei capolavori incompiuti del Novecento, primo tra tutti I Passages di Parigi di Benjamin, testo chiave, non a caso, come ricorda lo stesso Fusillo, per comprendere il ruolo che il feticismo svolge nella modernità. L’autore fa proprie alcune delle acquisizioni fondamentali di quella letteratura novecentesca che sfoceranno sul finire del secolo nella “svolta visuale” che contraddistingue molti degli studi culturali contemporanei. In cui il...

Laborinto

I dati sulla disoccupazione giovanile sono in continua, costante crescita ovunque nel mondo, particolarmente in Italia, non c’è più lavoro per i giovani, ma anche per i non più giovani la situazione non è meno difficile, dal momento che chi perde il lavoro, molto difficilmente lo ritroverà. Una quantità enorme di persone, spesso prive di mezzi di sussistenza o temporaneamente sostenute dagli ammortizzatori sociali, destinati comunque a esaurirsi, costituisce la manifestazione di un corpo ormai frantumato alla disperata ricerca di se stesso. Ancora una volta il lavoro si rivela come l’unica pratica in grado di comporre i corpi, il sé; il soggetto, un corpo già ormai in pezzi, domanda un padrone che, agendo sul lavoro come procedura di compimento dell’esistenza, sappia rimetterne insieme i pezzi.   Sembra di trovarsi di fronte al ciclo della specie, quando l’individuo è ormai incarcerato all’interno di un tipo e, come spiega Lacan nel suo seminario sugli scritti tecnici di Freud, in rapporto a tale tipo si annulla – l’individuo non esiste o, meglio, esiste solo quando...

Un robot che vola come un uccello

doppiozero guarda TED è una nuova sezione in cui pubblichiamo e approfondiamo i video delle oramai famosissime conferenze del progetto TED. Con questa iniziativa vogliamo contribuire a diffondere le idee, i pensieri, le ricerche e il sapere delle migliori menti internazionali.     Markus Fischer e il suo team hanno costruito SmartBird, un robot in fibra di carbonio, traendo ispirazione dalla figura del Gabbiano Reale. I suoi meccanismi interni sono coordinati in modo da riuscire a imitare perfettamente il volo di un uccello. Un modello potente e ultraleggero le cui qualità aerodinamiche aiutano a risparmiare energia. Con un’apertura alare di circa due metri, la lunghezza complessiva di poco più di un metro e un peso di 450 grammi, spiega Fischer, il consumo energetico è di circa 25 watt al decollo e dai 16 ai 18 watt in volo.         All’improvviso si vede uno splendido uccello bianco che vola alto, lontano, irraggiungibile.   Dal buio originario un bagliore di luce fende lo schermo e tocca i nostri occhi: non vi è alcuna traccia di carne palpitante, nervi tesi o...

Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini

  Chi non ricorda A che punto è la notte o La donna della domenica? Non foss’altro per l’incantevole Jacqueline Bisset del film di Comencini del ’75? La “ditta” Carlo Fruttero - Franco Lucentini occupa un posto di rilievo nella storia del romanzo (non solo giallo) del secondo Novecento. Ma i lettori più avvertiti non ignorano che Lucentini è stato anche narratore in proprio: i racconti La porta (1947), I compagni sconosciuti (1951) e Notizie dagli scavi (1964) formano un trittico che non è eccessivo definire magistrale. Domenico Scarpa, critico di vaglia nonché scrupoloso e rabdomantico curatore di testi, dedica ora a Lucentini un piccolo, prezioso libro, che gioca sull’identità una e bina dell’autore: Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini (:duepunti, Palermo 2011, pp. 140, € 18,00). Non Lucentini come titolare al 50% del marchio F&L, ma Lucentini e basta (“uno”) presentato dapprima nella duplice veste di scrittore e traduttore, quindi con due saggi: il profilo scritto dopo la sua scomparsa (Uno) e l’approfondimento Scavi nelle “Notizie...

C’erano una volta le biblioteche scolastiche

  Proprio mentre si svolgono gli esami di maturità, l’Invalsi, dopo aver visionato insieme all’Accademia della Crusca un campione di circa 500 temi svolti durante l’esame di stato del 2008/9, ci informa che sostanzialmente la maggior parte dei nostri studenti adolescenti sono semianalfabeti e che molti hanno nulle o scarse capacità ortografiche, logiche, argomentative. Scelgo deliberatamente di non approfondire la questione per non dover sentire i soliti professionisti di scuola e di cultura giovanile parlare di cose che non conoscono, ricordando a tutti dati altrettanto preoccupanti sulla popolazione adulta di questo paese: scrive De Mauro commentando dati Ocse che “il 38% della popolazione italiana in età di lavoro ricade in condizioni di analfabetismo, il 33% è a rischio e solo il 19% conserva i livelli minimi di competenze necessarie in società moderne” (da Internazionale, 24 giugno 2011). Se non bastasse ricordo a tutti qual è il rapporto con la cultura di chi ci governa e cosa sta facendo in questi giorni con la nuova manovra economica alla scuola pubblica, non contento di averla già...

Sui colli di Merano come Baudelaire

Camminare, camminare, camminare: è l'unica cosa che so fare. Non ho la macchina, non ho la patente, la bicicletta me l'hanno rubata. Odio la moto. Vado a piedi.   Merano  (città dove vivo) avrà molti difetti, ma ci si cammina benissimo.   Andare al lavoro a piedi, a Merano, è una cosa bellissima. La mattina presto, sia inverno, sia primavera, sia estate come adesso (adesso che scrivo) è stupendo percorrere le vie e  i viali di questa piccola città. Alcune, più che vie, sembrano sentieri nel bosco. Via Grabmayr, per esempio, la via che costeggia gli hotel dei ricchi con i loro parchi fastosi, è buia anche a mezzogiorno, perché s'inoltra in mezzo a fitti cedri, enormi sequoie, e i soliti pini e abeti.   Oppure le cosiddette Passeggiate Lungopassirio. Dette così perché si snodano lungo il tumultuoso torrente (Passirio o Passer) che attraversa e divide in due la città. Alle sei, anche alle sette (sette e mezza) del mattino non si sente che il rombo dell'acqua. Poi il traffico e altri frastuoni prendono il sopravvento.     Cammino...

Milano mare e monti

Il passo di questo brano è un passo svelto, contrario al racconto. Non è infatti un racconto ma una visione o una sensazione. Per la città mi muovo sempre velocemente. Non passeggio. Ho l'andatura di chi ha fretta di arrivare al lavoro o a un appuntamento, di chi ha degli impegni da sbrigare. Il contrario del flâneur, che non ha niente da fare, almeno per alcune ore, e si guarda intorno, si sofferma sui particolari, sorride alle cose o si abbandona ai suoi pensieri. Il flâneur è una figura anacronistica nelle nostre metropoli, il suo corrispettivo potrebbe essere l'homeless, che è però il più delle volte un flâneur forzato, degradato e irrequieto, un flâneur ansieggiato da innumerevoli problemi, anche lui diverso nella sostanza dall'artista stile Baudelaire, un privilegiato anche se ribelle. Queste immagini di Milano sono colte con un colpo d'occhio e subito archiviate come cose interessanti su cui tornare a riflettere in un secondo momento. Attimi sottratti al tempo che scorre precipitosamente e alla realtà presente in cui mi trovo, tuttavia prive di rielaborazione ulteriore:...