Categorie

Elenco articoli con tag:

Edipo

(10 risultati)

Legge e vocazione / Recalcati e il sacrificio

In Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale (Raffaello Cortina, 2017) Massimo Recalcati indaga il fantasma del sacrificio, che induce gli individui a sottomettersi a una legge oppressiva a cui immolare la forza del proprio desiderio, barattando la garanzia di un risarcimento. La sua indagine persegue due obiettivi. Innanzitutto, ribadisce il suo modo di intendere il lavoro psicoanalitico, come tensione da mantenere tra il caso singolo e la classificazione – qui tra l’individuo che si sacrifica e il sacrificio come struttura simbolica di senso. Recalcati non crede che la sfera della rappresentazione simbolica pubblica sia una alienazione della compattezza dell’esistenza. Il sacrificio è la rappresentazione simbolica originaria: la restituzione agli dèi – gli originari proprietari delle cose – attraverso i suoi rappresentanti. La critica del sacrificio chiama quindi in causa la questione del recinto simbolico del senso, e in modo nuovo, circa la restituzione del singolo oggetto all’universale.   Con ciò, lo psicanalista evoca la questione di un gesto che gli è stato rimproverato, di ricondurre i singoli nomi propri sotto categorie. Con questa analisi mostra che...

La cerimonia di Oscar de Summa / Edipo nella società senza padri

“Because family is at the heart of sings, i guess…”, poiché la famiglia è al cuore di tutte le cose, io credo, diceva il drammaturgo Martin Crimp in Attentati alla vita di lei. E in effetti, da Eschilo a Lagarce, da Shakespeare a Ravenhill, da Molière a Pirandello e a Lucia Calamaro, sembra alle volte che il teatro non abbia raccontato e messo in scena altro – altro che famiglie, immancabilmente infelici, e sordidi delitti di famiglia destinati a diventare modelli di intere fondazioni sociali. Ma che ne è della famiglia, delle sue inibizioni e dei suoi tabù, nel mondo in cui il padre reale non veste più i panni di quello simbolico e non sbarra più il passo al desiderio, ma ne è a sua volta contagiato? È quel che si chiede Oscar de Summa nel suo La cerimonia presentato sul palcoscenico del Fabbrichino di Prato nelle dimesse spoglie di un dramma di tutti e di nessuno: un tavolo e quattro personaggi in contro-luce seduti attorno a esso che del vecchio universo tragico si portano appresso dei nomi tronchi, secondo l’uso di quel pigro gergo adolescenziale che imperversa un po’ ovunque (con amo e amo’ al posto di amore), mentre, quanto a loro, sono figure perfettamente contemporanee,...

In democrazia non basta esaltare il nuovo insultando il vecchio / Puer robustus. Come si stabilisce un ordine sociale?

Il disturbatore della pace   Se questo libro fosse una persona – scrive nell'introduzione il suo autore, Dieter Thomä – vi batterebbero due cuori: un trattato filosofico e una storia avventurosa. Ovviamente questo libro una persona non è ma è un libro, un libro di filosofia politica, cosa oggi rara e preziosa; oggi che i filosofi e con loro molti cultori delle scienze umane non scrivono più libri e tantomeno trattati, quanto saggi e articoli di rivista, in inglese: per mancanza di tempo, di otium e di possibilità di concentrazione da una parte, ma anche, dall'altra, per imitare maldestramente i colleghi delle scienze dure. Per non parlare della reticenza che incontrano da parte degli editori a pubblicare testi concettuali e con le note. Thomä, filosofo tedesco docente nell'università svizzera di Sankt Gallen, scrive invece un trattato vero e proprio, svolgendo metodicamente una materia, in settecento pagine di cui duecento di bibliografia e note, esponendone principi e regole. Quale è la materia di questo trattato? Una figura attiva per tre secoli nella teoria e nella filosofia politiche e oggi dimenticata: il disturbatore della pace (traduco così il termine tedesco...

Porno. La morte della sessualità

I due volti della vergogna   La vergogna ha due volti. Da un lato è sentimento interno, che si prova di fronte a un gesto del soggetto, il soggetto si divide in due: la parte che ha commesso quel gesto, prima, la parte che giudica il gesto commesso come disonorevole, dopo. Il contrasto tra queste due istanze produce vergogna, come se il soggetto si svegliasse da un sogno. Per esempio, il sogno di essere nudi di fronte a persone di rispetto. Sogno d’inibizione. Freud ci ha insegnato cha accade a tutti, dunque la vergogna diminuisce.  La vergogna ha un lato interno e uno esterno, posso provare vergogna di fronte a me stesso, senza che altri conoscano le vicende che me la procurano. Per alleviare le pene della vergogna posso confidare le vicende che mi hanno condotto a vergognarmi. Ne parlo a persone di cui mi fido, ma mi metto a rischio. La persona che riceve le mie confidenze può custodirle, dirmi una parola di conforto, che serva a rendere la vergogna più lieve, ma può condannarmi oppure approfittare della mia confidenza, per render note queste vicende agli altri. Così si rompono le amicizie, così si creano le ferite familiari. Ma c’è di più, può accadere che il gesto...

L’Edipo tiranno di Castellucci a Berlino

Dopo vent’anni Romeo Castellucci torna a mettere in scena una tragedia greca, con attrici e attori della compagnia stabile della Schaubühne di Berlino. Nell'Orestea nel 1995 il coro tragico e il suo ruolo di commento erano spariti, mentre la funzione del corifeo era limitata a quella di sacerdote, di guida spirituale. Nell’Ödipus der Tyrann del 2015, basata sulla traduzione di Hölderlin, il corifeo è una monaca, interpretata da Angela Winkler, a capo di una comunità di carmelitane scalze, che mettono in scena la vecchia, scandalosa storia di Edipo.   Hölderlin traduce liberamente Edipo e Antigone di Sofocle nel 1803, con l'idea che per comprendere la tragedia greca da una prospettiva moderna sia necessario riscriverla con un nuovo linguaggio. Questo linguaggio estremamente lirico, oscuro, del poeta ottocentesco, oggi risulta ancora più distante, ed è il motivo per cui Castellucci lavora sulle sue opere, come si legge dall'intervista riportata sul programma di sala: “Di Hölderlin mi affascina l’inattualità. Essere inattuali non significa essere anacronistici, al contrario,...

Speciale adolescenza | Futuro

Lo slogan “No future” l’ha inventato, o almeno messo in circolazione, un ragazzo di strada londinese, figlio di un gruista irlandese, appassionato di musica. Nel 1976 scrisse il testo di una canzone per il gruppo di cui era il cantante: i Sex Pistols. John Lydon “Rotten” lo ripeteva più volte mentre la musica percussiva della band correva via. Da quel momento l’espressione è diventata, nei due decenni seguenti, la parola d’ordine, prima dei punk, poi del ribellismo giovanile d’ogni tipo e forma, fino a che è rispuntata, forse non a caso, sui muri della Val di Susa, dichiarazione provocatoria sul nostro presente collettivo.   Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra, psicoterapeuta, che da anni si dedica all’ascolto degli adolescenti e delle loro famiglie, riprende questo tema e lo mette al centro di un saggio dal piacevole tono colloquiale, Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli (Laterza, pp.146, € 15), il cui primo capitolo s’intitola programmaticamente: “Sottrarsi alla tirannia del passato”. In tanti anni di psicoterapia, propria e altrui,...

Pasolini e il mito

Fra gli scrittori italiani prima di Pasolini forse solo Pavese ha affrontato con intenzioni cognitive forti il discorso sul mito, ma se Pasolini sembra sfiorare temi pavesiani, manifesta anche verso di lui un disaccordo e un fastidio non conciliabili.   Per trovare una spiegazione dobbiamo ripercorrere le tracce del discorso sul mito, prima ancora delle realizzazioni di opere che hanno esplicitamente un argomento mitico. In Empirismo eretico, quando Pasolini parla del cinema e propone l’idea del cinema come codice della realtà, usa due volte il rimando al mito. La prima volta (nel saggio del ’65, Il “cinema di poesia”) quando spiega che un film è sempre composto di due livelli diversi, un livello narrativo, logico – razionale, e un livello inconscio, onirico, infantile e mitico (“sotto-film mitico e infantile, che, per la natura stessa del cinema, corre sotto ogni film commerciale”): è questo livello inconscio che secondo Pasolini affiora nella “soggettiva libera indiretta”, quando cioè lo sguardo dell’autore si cala completamente in un altro sguardo (“egli si immerge in un suo...

La poesia si scrive guardando

  Il film di Lee Chang-dong Poetry inizia con la visione di alcuni bambini che giocano sulla riva di un fiume e con la ripresa che successivamente si sposta in un’inquadratura aperta sull’orizzonte. L’acqua del fiume viene colta nel suo procedere lento, quasi immobile, predisponendo il nostro sguardo all’attesa di qualcosa che deve sopraggiungere, a un senso di predestinazione che il lento farsi incontro di quelle acque ci deve rivelare. Il fiume in effetti porterà il cadavere di una giovane di cui non riusciamo a vedere il volto perché il corpo è riverso a pancia in giù, come se, dimentico di se stesso e della sua necessità di respirare, cercasse di guardare nella profondità di quelle acque per carpire il segreto del loro scorrere.     Scopriremo poi che si tratta del cadavere di una ragazza suicida a causa delle violenze sessuali che sistematicamente da mesi subiva da un gruppo di ragazzi della sua stessa scuola. Uno di questi è il nipote della protagonista del film. I due vivono insieme da soli nella stessa casa. Pur venendo a conoscenza di quello che il ragazzo ha fatto la...

I camminatori irregolari

Se camminare è un’arte, zoppicare è un virtuosismo. Colui che è zoppo, chi interrompe la regolarità del passo introducendo l’elemento improvviso dello scarto, infrange e nello stesso esalta le leggi del movimento. Ne interrompe la monotonia, spezzandone la cantilena piana per mostrarlo finalmente per quello che è: un puro miracolo di equilibrio.    La letteratura, a ben guardare, è piena di camminatori irregolari. Edipo, dai piedi deformi e dal destino ritorto, costretto a riandare letteralmente sui propri passi, unendosi con chi lo ha generato e rivolgendo all’indietro la freccia del tempo e delle generazioni. Filottete, morso al piede da una vipera e abbandonato dai suoi compagni sull’isola di Lemno. Efesto, il dio fabbro, reso storpio dalla superbia di sua madre. E poi Teseo, non zoppo quest’ultimo, ma costretto comunque a camminare in tondo, a ingarbugliare i suoi passi illudendone ogni pretesa di linearità per adattarsi agli anfratti, ai gomiti e ai corridoi ciechi della casa-trappola di Asterione.   Molti sono gli eroi e gli dei sorpresi nell’atto di vacillare. Cos...

Pasolini ritratto da Dino Pedriali

Elio Grazioli e Marco Bazzocchi presentano il volume che raccoglie gli scatti di Dino Pedriali dedicati a Pier Paolo Pasolini (Johan & Levi, pp. 128, 38 €, progetto grafico Studiopaola ).   Oggi la Triennale di Milano inaugura la mostra Pier Paolo Pasolini con fotografie di Dino Pedriali.     Durante la seconda e terza settimana di ottobre del 1975 un giovanissimo ma già acutissimo Dino Pedriali ingaggia un corpo a corpo fotografico con il grande Pier Paolo Pasolini, all’apice del suo successo, che verrà assassinato di lì a pochi giorni. Una prima sessione fotografica ha luogo a Sabaudia, nello studio del Poeta, intento al lavoro, per le strade della città, in automobile – la “mitica” Alfa 2000 – e a piedi. Una seconda sessione si tiene pochi giorni dopo nella casa immersa nella vegetazione che il poeta ha fatto costruire ai piedi della Torre di Chia, vicino a Viterbo, cui Pedriali dedica alcuni scatti. Qui Pasolini di nuovo scrive, disegna anche, poi dialoga silenziosamente con il fotografo, guarda in macchina, lo fissa, infine si spoglia e si muove per casa...