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Hillary Clinton

(13 risultati)

Per una nuova età del puritanesimo / Gli Stati Uniti, Trump e l'aborto

Dal 20 gennaio 2017, Donald Trump è a capo della presidenza degli Stati Uniti, the Commander-in-Chief, guida di uno dei Paesi più influenti del globo. Per ironia della sorte, colui che (per il momento) viene riconosciuto come il Presidente destinato a godere del minor consenso popolare degli ultimi decenni, questo stesso uomo sembra parimenti destinato a essere l’unico leader politico che porterà effettivamente a compimento gli obiettivi e le proposte promesse ai propri elettori durante la campagna elettorale. Trascorsi pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente Trump, fieramente seduto alla scrivania della Camera Ovale, ha firmato il primo decreto contro le politiche sull’aborto, un ordine esecutivo che costringe gli Stati Uniti a una drammatica restaurazione delle cose ante 2009, ovvero a prima che Barack Obama cancellasse tutte le norme che impedivano alle Organizzazioni Non Governative (ONG) internazionali di ricevere fondi qualora favorevoli alle pratiche abortive. Donald Trump non ha esitato a manifestare la propria posizione contraria (anzi, come affermano i suoi portavoce facendo ricorso a una retorica stantia e anacronistica, quella del presidente...

Il diario di due anni insopportabili. / Qualcuno ha votato per Trump perché…

Dal 20 gennaio 2017 un idiota farneticante sarà presidente degli Stati Uniti d’America e, come da quelle parti si usa dire, diventerà “la guida del mondo libero”. Tanto per essere chiari, la sua elezione è il risultato di un colpo di stato legale – che è la maniera migliore di condurre un colpo di stato. Hanno contribuito, ma non sono stati decisivi, i servizi segreti russi, Julian Assange, l’ala dell’FBI ostile a Hillary Clinton e i media che offrendo a Trump una copertura biennale 24 ore su 24 gli hanno dato la possibilità di condurre una campagna elettorale gratis. Nulla di tutto ciò sarebbe bastato, sia chiaro. Il fattore decisivo è stata la soppressione del voto delle minoranze negli stati controllati dai repubblicani. Grazie alla decisione della Corte Suprema, risalente ad alcuni fa, di togliere allo stato federale il controllo su alcuni aspetti delicati delle procedure elettorali (con la scusa che tanto il razzismo è finito e non c’è più bisogno di sorvegliare che ai neri non venga impedito di votare), si calcola che negli stati repubblicani all’incirca un milione e centomila elettori siano stati esclusi dal voto.   Ad esempio, se in una circoscrizione elettorale...

Post-verità / Storytelling versus verità

“Che cosa è la verità”? (Giovanni, 18:38) La verità non prospera nella nostra epoca di pragmatismo anche filosofico. Il pragmatismo è stata la filosofia più influente nel XX secolo, e si riassume nell’idea che in fin dei conti è vero ciò che è utile. E oggi è massimamente utile (per certi) sfruttare ciò che la massa crede sia verità. Nell’antica Roma per tenere buona la plebe si davano a essa panem et circenses, pane e spettacoli; oggi per conquistare il suo consenso le si danno in pasto pseudo-verità.   Nelle campagne di gran parte d’Europa, anche in Italia, è diffusa questa “informazione”: che da un aereo vengono lanciate vipere nelle campagne. Siccome le vipere sono a rischio estinzione, per mantenere l’equilibrio ecologico occorre immetterne esemplari. Questo a opera della Forestale o di qualche altro ente statale. È una leggenda metropolitana, anche se questa leggenda è virale in zone rurali, non nelle metropoli. Quando cerco di convincere qualche contadino o contadina che la cosa non è possibile – perché un fatto del genere finirebbe sulle prime pagine dei giornali e innescherebbe un poderoso attacco al governo, ecc. – fallisco puntualmente. Penso che un Trump italiano...

Dal francese Tromper / Trump. Colloquio tra un nord-americano e un europeo

Pakman – Il trionfo di Trump ha risvegliato molti stereotipi anti-yankee. Per esempio che l'“America” mostra il suo “vero Self” – concetto assai dubbio – la stupidità del suo popolo, la mancanza di cultura dello stesso, il suo razzismo, ecc. Nonostante il momento orribile, credo sia utile ricordare che Trump ha vinto per il consenso della metà dei votanti, che l'altra metà ha votato Hillary Clinton, come di solito accade in democrazia, comunque la si pensi a proposito del sistema democratico. Così vinse anche Obama, così accade quasi sempre, salvo nei paesi dove un candidato vince con maggioranza schiacciante, in generale con la massima frode.  La metà che perde non scompare e, si potrebbe aggiungere, è “il nucleo autentico del popolo statunitense”, anche se ciò appartiene al pensiero di chi ha perso. Per molti, benché l'ideologia di Trump sia affine al fascismo, le sue azioni di governo saranno  orientate al pragmatismo, alla convenienza, che gli permetterebbe di affermarsi su differenti fronti, contraddicendo le proposte della sua campagna elettorale, sperando che il gioco delle forze interne al governo si esprima intorno a ogni tema da affrontare.   ...

Chi ha votato il magnate? / Trump. Voto contro

Lo storico politico Allan Lichtman ha previsto il vincitore di tutte le elezioni presidenziali americane dal 1984 fino a oggi. Aveva previsto anche la vittoria di Trump. Non si basa affatto su sondaggi, a cui non crede, bensì su tredici “chiavi”. Parte dal presupposto che le elezioni siano un referendum sul partito che governa e quindi non conta granché chi siano i candidati. Se contro Clinton al posto di Trump ci fosse stato un altro candidato repubblicano, avrebbe vinto lo stesso. Se Lichtman ha ragione – e le sue previsioni finora gli danno ragione – la vittoria di Trump appare meno significativa di quanto non sembri.   Gran parte dell’elettorato non vota pro, vota contro. Vota “No”. (Anche in Italia. Sono convinto che la maggioranza delle persone che voteranno “No” al referendum del 4 dicembre voteranno in realtà contro Renzi.) Gran parte del voto per Trump era un voto contro Clinton, e più in profondità voto contro Obama. Trump ha vinto non perché abbia conquistato voti, ma piuttosto perché Clinton ne ha persi. Il grafico qui sotto la dice lunga. Mostra che Trump ha vinto con 59 milioni di voti, meno di quelli presi dai repubblicani sconfitti alle precedenti elezioni....

Sul complesso caso Orlando / Questioni di stragi: l’incultura che fa male

Una delle primissime dichiarazioni del padre di Omar Marton, dopo la strage di Orlando, è stata qualcosa come “Mio figlio è rimasto sconvolto alla vista di due uomini che si baciano per strada”. Perché mai non si dovrebbero baciare? Due persone che si baciano sulle labbra in pubblico possono salutarsi, mostrare affetto, amicizia, amore, o altro. Non comprendo la ragione per cui, quando gli eterosessuali si baciano in pubblico, la cosa non crei scalpore, orrore o semplice indignazione, mentre, se il medesimo atto viene compiuto da due persone omosessuali, la cosa generi turbamento, sconcerto, smarrimento. Gli eterosessuali (ma il sospetto che Omar Marton fosse gay risulta a sufficienza comprovato) sono forse talmente “sicuri” dei loro baci, da condannare il bacio di chi non appartiene al loro medesimo orientamento sessuale? Oppure si tratta di una questione etica? Ma, sempre che il senso etico sia conoscibile, non può essere relativista, e nel presente caso dettare norme differenti per i due orientamenti sessuali. Sostenere “bene che gli etero si bacino in pubblico, male che lo facciano gli omo” significa abbracciare un’etica estremamente fragile, carente, inesistente, che descrive...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

The Intimate Faraway (L’Intime Lointain)

Versione italiana     The story of Naama Asfari reads like a perverted fairy tale, one where cruelty and injustice would regularly have the upper hand against the protagonist. A renown Sahrawi Human Rights activist and jurist, Naama was condemned to a thirty-year prison term by a Moroccan military court in 2010, for having organized a peaceful demonstration for the right to self-determination of the indigenous Sahrawi people of Western Sahara (former Spanish Sahara), a territory militarily annexed by Morocco in 1975 and occupied by the Moroccan army ever since.   Naama Asfari is emblematic in his engagement in one of today’s most asymmetrical struggles, the fight of the Sahrawi people to obtain the right to self-determination through a referendum organized under the auspices of the United Nations in 1992. The procedure has constantly been put off by the Moroccan monarchy, which illegally controls the territory in violation of the principles of international law with respect to Non-Self-Governing Territories as defined by the United Nations. France has consistently defended Morocco’s invasion, occupation and spoliation of the Sahrawi lands and Paris...

Combattere il terrore

Questo articolo è un estratto del saggio contenuto nell’ultimo numero della rivista “Carte Semiotiche” (La Casa Uscher) curato da Angela Mengoni e dedicato al ruolo delle relazioni anacroniche che attraversano la cultura visuale     Combattere il terrore   Nella storia dei conflitti successivi alla guerra fredda, la “guerra al terrore”, scatenata dall’attentato contro le Twin Towers dell’11 settembre 2001, comprende un insieme di dinamiche in cui gli obiettivi, le organizzazioni strategico-narrative, i confini spazio-temporali e gli attori coinvolti si moltiplicano e si diversificano a seconda dell’emergere delle minacce terroristiche, scatenando di volta in volta scontri diretti contro obiettivi nazionali, come l’occupazione dell’Afghanistan (ottobre del 2001) e la seconda invasione dell’Iraq (marzo del 2003). William J. T. Mitchell, autore di riferimento nell’orizzonte dei visual studies e fautore di un’iconologia del presente, nel suo Cloning Terror. La guerra delle immagini dall’11 settembre a oggi (La Casa Usher, 2012) spiega con chiarezza le trasformazioni...

Copricapi e corone

Pubblichiamo un estratto dall'ultimo libro di Claudio Franzoni, Da capo a piedi (Guanda) da pochi giorni in libreria.       Copricapi e corone «Forse qualche lettore è stato colpito da una fotografia di Papa Paolo VI con in testa una corona di penne Sioux circondato da un gruppetto di ‘Pellerossa’ in costumi tradizionali: un quadretto folcloristico estremamente imbarazzante quanto più l'atmosfera appariva familiare e bonaria».     Con queste parole Pier Paolo Pasolini commentava sul «Corriere» una foto apparsa sui giornali dieci giorni prima, in occasione di un’udienza di nativi americani a Castel Gandolfo. Il papa è in piedi, al centro della foto, in tonaca bianca e sorride; sul capo ha un vistoso copricapo di penne multicolori; sorridono accanto a lui anche un giovane e una ragazza in costumi tipici, mentre alcuni prelati si intravvedono alle loro spalle. Da un lato la fotografia imbarazzava Pasolini – su di essa ««il tacere è bello» (ma non per ipocrisia, bensì per rispetto umano)» –, dall’altro l’...

Parigi. Lo spazio del populismo

Che l’esercizio del potere non sia (soltanto) un atto coercitivo, pura e semplice imposizione di una volontà esterna calata dall’alto, ma sia qualcosa di ben più “intimo”, direttamente agganciato alle corde interne della nostra condizione psichica, è un dato di fatto. Che il Sovrano-Leviatano di Hobbes non sia composto altro che dalla molteplicità mostruosa dei corpi dei suoi cittadini, lo sappiamo benissimo. E non soltanto perché abbiamo imparato con Foucault a riconoscere le manifestazioni del potere ben al di là del semplice rapporto repressivo e duale tra Re e Cittadino, o perché filosofi recenti come Maurizio Lazzarato o Yves Citton hanno mostrato come la politica può, di fatto, riassumersi in un’incessante attività di canalizzazione da parte delle istituzioni di quella che è la dimensione affettiva e cognitiva dell’insieme dei cittadini.     Che il potere abbia un qualche legame più o meno remoto con i desideri, le paure, il senso di umiliazione o di benessere del singolo è perfettamente leggibile nella strutturazione stessa delle...

Socialità e democrazia a rischio per l’Internet del futuro?

I continui sviluppi di Internet appaiono sempre più legati a pratiche di attivismo sociale tradizionale e ben radicate sul territorio, come rivelano le rivolte della Primavera Araba e i movimenti legati a Occupy Wall Street o agli indignados. In tal senso si può dire che i social media rappresentano forse la tecnologia più rivoluzionaria espressa finora dalla Rete, seguiti dalle connessioni mobili a banda larga. E nel futuro prossimo saranno ancora le tecnologie mobili a primeggiare, seguite dall’emergere del cloud computing.   Questi i primi dati che saltano agli occhi nel sondaggio recentemente pubblicato da Foreign Policy. Il bimestrale USA ha interpellato una quarantina di esperti mondiali per provare a delineare il domani della Rete, tra cui Cory Doctorow (autore di fantascienza e attivista pro diritti digitali), Rebecca McKinnon (ex giornalista della CNN e fellow presso la New America Foundation), Ethan Zuckermann (neo direttore del Center for Civic Media del MIT), David Weinberger (fellow ad Harvard e noto autore). Quello che emerge dalla ricerca di Foreign Policy è che, superati i vent’anni di vita a livello diffuso e...

La società imprevista

I grandi eventi politici ed economici degli ultimi anni hanno un minimo comun denominatore: la mancanza di previsione. Non si è previsto, fra servizi segreti, studiosi, politici e analisti, ambasciate, diplomatici, professori e giornalisti, che l’intero nordafrica si rivoltasse in tre mesi come un calzino. Come nessuno aveva previsto – politici, economisti, banchieri e mercanti – che due anni fa ci cascasse addosso la più grande catastrofe economica dopo il 1929. Come non è stato previsto che un giorno qualsiasi due aerei si schiantassero nel cuore di Manhattan. Come non sono state previste la vittoria di un nero alla casa bianca (veniva data per scontata la vittoria della Clinton fino a due settimane prima e quella di McCain alcuni mesi dopo), o, per dire, solo tre mesi fa non era stato previsto il crollo di esportazioni della Cina per il 2011 (e l’inspiegabile aumento di importazioni), ma allo stesso tempo viene previsto ogni anno – imminente da 15 anni (ogni domenica nell’editoriale di Scalfari) – il crollo del Berlusconismo. Le previsioni del meteo, a confronto, sono una certezza. Ci si chiede, inevitabilmente...