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Igor Tuveri

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I Quaderni ucraini. Intervista a Igort

Con quale spirito si è avvicinato all'Ucraina, con quali idee generali la vedeva, e quale è stato l'impatto con la nuova realtà capitalista postsovietica? Io sono un raccontatore, mi sono avvicinato all’Ucraina perché volevo fare un libro sulle case di Cechov, che ha abitato a lungo tra Ucraina e Russia. Poi vedendo la realtà di quei luoghi mi sono reso conto che qualcosa di terribile era ancora in atto, una sofferenza sorda che soffocava quelle anime. Ho deciso di stabilirmi lì, di vivere come loro, per capire cosa li affliggeva. Sono rimasto per quasi due anni, viaggiando in lungo e in largo per l’Ucraina, la Russia e la Siberia. Calandomi, poco alla volta, in quell’universo strambo e quasi incomprensibile che è stata l’Unione Sovietica. Quando sono entrato credevo di essere un comunista, quando sono uscito mi sono reso conto che Kafka era un realista, qualcuno che conosceva bene quello spirito, quelle pratiche.   Come pensa che sia stata modificata l'umanità delle persone dallo shock seguito alla dissoluzione dell’impero sovietico? La mia impressione è stata quella...

Il difficile incontro della compassione

Farà rumore con i suoi silenzi, con le sue immagini nitide e faticate, in cerca di rapporti, di sguardi, di parole che inizialmente non riescono a uscire se non per frammenti, e poi si sfogano in due lunghi monologhi. Poco lontano da qui vede l’incontro in scena di Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio con Ermanna Montanari del Teatro delle Albe in un lavoro composto lentamente, provando vari mesi in cerca di strade non ancora percorse per raccontare l’orrore, per evocare quel sentimento di compassione di cui i nostri tempi sono particolarmente sguarniti.   A sinistra Chiara Guidi (foto di Alessandro Schinco); a destra Ermanna Montanari (foto Lidia Bagnara).   Sono partite le due attrici dalla suggestione dei Quaderni russi di Igort, un viaggio per disegni nella “democrazia” dittatoriale di Putin messo in moto dalla reazione d’indignazione per l’uccisione di Anna Politkovskaja e di altri giornalisti e intellettuali testimoni della verità. Hanno percorso Cechov e Mejerchol’d, per arrivare a un testo breve ma di grande incisività di Rosa Luxemburg, una lettera scritta dal carcere a...

Igort, o del testimoniare per immagini

Un segno, tracciato su un foglio, può farsi segno di molte cose: può dare vita a un volto e costruirgli intorno una storia, può intagliare un marchio o definire un progetto grafico. E dietro il packaging di un prodotto può esserci lo stesso lavoro che c’è dietro una copertina del New Yorker. Disegnare, ovvero, può dirsi in molti modi. E l’impero dei segni e dei disegni, per strizzare l’occhio a Roland Barthes, ha confini frastagliati, che separano e allo stesso tempo mettono in contatto mondi molto diversi tra loro: l’illustrazione, la grafica editoriale, il fumetto. Puntata dopo puntata cercheremo di esplorare questi territori, raccontandoli attraverso le parole e le immagini di quanti, in Italia e all’estero, si sono distinti come autori di graphic novel o di libri per ragazzi, come illustratori o grafici. Per tracciare la rotta, sempre in movimento, di alcuni dei più importanti protagonisti del disegno e contemporaneamente mettere insieme un piccolo atlante di questi mondi, divisi solo da un sottile filo di matita.     Illustratore, autore di fumetti, editore: Igort, al secolo...

Nominare il fumetto oggi

Com’è facile immaginare, il termine “fumetto/i” è una prerogativa solo italiana. Facciamo allora una piccola panoramica mondiale, perché, come ha scritto Luca Raffaelli (Il fumetto, Il Saggiatore, 1997), il modo con cui una cosa viene chiamata ci dice molto di come una data cultura la “vede”. Nei paesi francofoni li si chiama bandes dessinées (bd), ‘strisce disegnate’: nome che ha avuto la meglio sul primigenio histoires en images coniato nell’Ottocento dall’autore svizzero Rodolphe Töpffer. Bandes dessinées è una definizione indovinata perché indica la principale caratteristica della costruzione di ogni fumetto, costituito di strisce (a loro volta formate da vignette poste l’una dopo l’altra che restituiscono sequenze di avvenimenti) rese col disegno. Nei paesi anglofoni e germanici si parla di comics, ‘storie comiche’, termine sopravvissuto all’altra definizione delle origini, funnies, di significato analogo. Questo perché i primi fumetti americani, derivati dalla tradizione del disegno satirico europeo, erano di argomento lieve e...

Intervista a Lorenzo Mattotti

Abbiamo incontrato Lorenzo Mattotti in Italia, di passaggio da Parigi dove abita ormai da diversi anni. Illustratore tra i più noti al mondo, esordisce a metà degli anni Settanta come autore di fumetti. All’inizio del anni Ottanta fonda con Carpinteri, Jori e Igort il gruppo Valvoline, che reinventa il linguaggio del fumetto italiano.   Raggiunge la popolarità nel 2000, quando è chiamato a illustrare la locandina per il Festival di Cannes, ma già da parecchi anni collabora con Le Monde e The New Yorker. Tra gli ultimi lavori, la collaborazione con Lou Reed attorno a The Raven e le tavole dedicate al padre e alla madre all’interno del volume a cura di Yves Haddad, Père & Mère (Editions de la Martinière), che raccoglie i lavori di diversi artisti.                                                            ...