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Richard Dawkins

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L'arte senza arte / L’estetica dei meme

Nella scena di apertura dell’episodio IX della terza stagione di X Files (andata in onda per la prima volta in America nel 1995), l’agente Fox Mulder – alias David Duchovny – sempre all’inseguimento di una verità fuggevole e indecidibile, è alle prese con un nastro rubato contenete la “vera” autopsia di un alieno: plausibilità che viene dedotta dal carattere amatoriale del video e dalla conseguente assenza di dettagli perché, si sa, l’esattezza e il dettaglio appartengono alla finzione e, laddove l’eccesso di definizione reca con sé sempre lo spettro di un’adulterazione, l’imperfezione indica l’appartenenza delle cose alla genuinità del mondo sulblunare.    È questo uno dei temi che ricorrono e corrono nel testo di Valentina Tanni, Memestetica. Il settembre eterno dell’arte – pubblicato da «Nero» (2020) –, volto a indagare il rapporto tra arte e l’uso delle nuove tecnologie, dove i cosiddetti meme ai quali allude il titolo, sembrano costituire uno degli esiti più fecondi e sintomatici di questo processo grazie alla «relazione profonda che […] intrattengono con le esperienze artistiche». Sul tema sono da citare il saggio di Alessandro Lolli, La guerra dei meme, del 2017 e...

Festa a Firenze / La Rificolona. Transizioni metafisiche

Scambiare quattro chiacchiere su quale è la più bella città del mondo è un modo vano per sprecare il proprio tempo libero: ma io tanto per introdurre il mio articoletto, tratteggerò le tre città che mi piacciono di più e mi soffermerò su Firenze che, lo dico subito, è la mia preferita. Dunque: Roma, Venezia e Firenze. Roma è troppo vasta e, per essere conosciuta, richiede una vita intera. Inoltre, per mascherare la sua caratteristica di Città Eterna, da millenni si copre di sporcizia e disordine.  Venezia è la maestosa Capitale a mezz’acqua di un Pianeta Oceanico extragalattico.  Città magica è invece Firenze. Avevo stretto amicizia con un solitario studente sperduto, taciturno, e giapponese, che anche lui visitava la città toscana per la prima volta. Alla fine, quando ci salutammo alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dopo due giornate di meraviglie gli domandai, imbaldanzito: “In conclusione allora?”, e lui dal finestrino: “È davvero fantastica, però perché l’avete fatta solo di fortilizi da guerra?”. “‘Sto giapponese – pensai lì per lì e poi anche per parecchio tempo – ‘sto giapponese è troppo assuefatto alle loro casucce di carta”.   Ma mi sbagliavo...

C’è vita tra gene e meme / Una tempesta perfetta

L’espressione “andrà tutto bene” è diventata ormai inopportuna, persino insopportabile.  Come può essere diversamente se l’esperienza nega una frase a lungo esibita come un mantra sulle vetrine, sui balconi, sui media, sui social.  Un’espressione diventata rapidamente virale... cos’altro è se non un meme? Nient’altro che un espediente contro l’oscurità che abbiamo intorno.   Bisognerebbe essere Jorge Borges per poter distillare in versi la paura del buio, lui destinato infine a diventare cieco, consapevole di essere di padre, nonno, bisnonno divenuti ciechi. “Questa penombra è lenta e non fa male; scorre per un mite pendio e somiglia all’eterno. Gli amici miei non hanno volto, le donne son quello che furono in anni lontani... non hanno lettere i fogli dei libri”. Una paura che il grande scrittore argentino ha distillato in versi come nelle sue ossessioni narrative: il tempo, lo specchio, i labirinti reali e quelli della metafisica con cui ha accompagnato i suoi racconti. Sono ossessioni diverse per la stessa paura, confuse e sovrapposte nelle forme dell’invisibile, dell’ignoto, dell’incomprensibile o delle sue deformazioni (lo specchio). Per chi Borges non è, resta...

Dizionario Levi / Meraviglia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Potrebbe sembrare strano che Primo Levi – testimone, razionalista, moralista, devoto dello scrivere chiaro – sia stato anche uno scrittore nato sotto il segno della meraviglia, un discepolo del mistero. Eppure una parte fondamentale della visione del mondo ‘primoleviano’, della sua scienza e della sua epistemologia, è costituita da una sensibilità per quello che Richard Dawkins chiama the magic of reality. Questa “meraviglia” leviana non potrebb’essere più lontana però dai misticismi, dagli esoterismi, dalle mistifcazioni e dalla metafisica: è, anzi, indizio eloquente di un certo porsi davanti al mondo, una forma di precondizione allo sforzo conoscitivo necessario, alla capacità della mente...

Peccato originale, unioni civili e karma / Di chi è la colpa?

Ci risiamo. A quanto pare per alcuni il terremoto sarebbe correlato alla colpa del peccato originale o delle unioni civili, mentre in rete altri (r)umori trash si sono addensati sul “karma” negativo delle città produttrici di salumi o sulla “necessità” di “benedire” la terra.   Superfluo dire quanto sia inaccettabile che in mezzo a tanto dolore e a tanti problemi le persone colpite dal sisma debbano anche sopportare che nel discorso pubblico circolino simili dabbenaggini (non trovo parole più adeguate e non mi piace usare quelle offensive); detto questo non ce la caveremo semplicemente additando o irridendo l'irragionevolezza, il fanatismo, la superstizione, la pochezza, la paura e la follia che stanno lì dietro.   C'è un tratto di lunghissimo periodo nella storia del pensiero umano, una tesi comune ai pensatori religiosi o metafisici di ogni tempo che suona più o meno così: rifiutare un disegno di senso teleologicamente orientato e garantito dal divino comporta crisi etica e disordine civile e naturale, se non anarchia e violenza. Il che è tanto più falso se si pensa che Democrito e Spinoza, ad esempio, sono stati tra i filosofi più attenti alla dimensione etica e a...

Se puoi cucinare una torta, puoi fare una bomba

“If you can bake a cake, you can make a bomb”. Così recitava uno slogan messo in circolazione durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo statunitense, bisognoso di reclutare manodopera femminile da destinare alle fabbriche di munizioni. Adottata poi da diversi movimenti femministi, questa ironica e iconica frase (spesso circola sotto forma di immagine: una donna pensosa sullo sfondo di formule matematiche) è anche un’involontaria celebrazione della potenza delle istruzioni. Le ricette di cucina infatti non sono poi così diverse dagli algoritmi; tanto che per spiegare come funziona concettualmente un software spesso si mostra agli studenti un diagramma di flusso che schematizza la preparazione di una... torta al cioccolato.   Una serie ordinata (e finita) di passi semplici e non ambigui volta alla soluzione di un problema. Questa la definizione canonica dell’algoritmo, vera e propria forma simbolica del nostro tempo, scandito e regolato da migliaia di “processi”: nient’altro che set di istruzioni impartite alle macchine sotto forma di software. L’onnipresenza di quest’ultimo – che...