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Architettura

(306 risultati)

Lessico metropolitano / Gianni Biondillo: l’arte di raccontare la città

La scrittura di e per l’architettura ha subito in questo ultimo decennio un lento tramonto. Non mancano le cronache mondane sui pochi architetti noti (quelli che i giornalisti si ostinano a chiamare ancora star architects), qualche intervista di rito in occasione di eventi eccezionali o della Biennale di turno, pezzi che si concentrano su situazioni curiose o inattese (il grattacielo più alto, verde, sottile; le classiche riserve indiane di genere o età anagrafica; le architetture più cool da visitare durante le vacanze; i progetti per i bambini, gli animali, le piante; le raccolte di ristoranti, librerie, negozi, appartamenti da non perdere...) ma, in fondo, convivo con la sensazione che alla maggior parte della gente non interessi l’architettura o, semplicemente, non la veda come un argomento su cui concentrare la propria attenzione. Sono scomparse da tempo le pagine sui grandi quotidiani dedicate ad approfondimenti o a particolari questioni legate a questo mondo come invece capita ancora d’incontrare sul Pais, il New York Times o il Financial Times Weekend come se l’architettura non fosse quella cosa che condiziona la nostra vita dal primo all’ultimo giorno della nostra...

Due libri sulla periferia milanese / La città degli orti

Milano appare una città a più dimensioni tra loro incongruenti: decentemente integrata nel suo ristretto territorio comunale, lacerata nella cintura metropolitana denominata oggi Grande Milano. La diversità amministrativa che distingue Milano da altri grandi centri urbani, e in primo luogo da Roma, potrebbe mascherare, a uno sguardo disattento, la sostanziale analogia che invece la accomuna al resto delle cosiddette città globali: la progressiva dualizzazione del territorio urbano. Fenomeno ancor più controverso se relazionato a un contesto metropolitano soggetto ad un prolungato periodo di crescita economica, sostenuta oltretutto da una narrazione pubblica volta a magnificarne le sorti. Milano, insomma, non è solamente in controtendenza rispetto al resto del paese: è divenuta a sua volta un brand. Il lato oscuro di questo brand si è incaricato di mostrarlo la pandemia, travolgendo un servizio sanitario nel frattempo privatizzato nelle strutture e soprattutto nelle logiche aziendali. Per cogliere gli elementi di continuità e di distinzione che alimentano la morfologia urbana del capoluogo lombardo, occorre allora più che altrove un approccio transcalare, capace di muoversi e di...

L'ultimo futurista / Joe Colombo: una matita felice

Joe Colombo (1930-1971) sapeva disegnare. La sua ‘matita felice’ non aveva esitazioni mentre tracciava i contorni degli oggetti che progettava, dando così forma visibile a tutto quanto esisteva già nella sua fervida mente. Il tratto nitido, chiaro, privo di esitazioni dei suoi schizzi di progetto è rivelatore di un pensiero altrettanto nitido e chiaro. Non per nulla egli è stato uno dei designer più prolifici del secolo breve e, sicuramente, fra i molti, il più ingegnoso, tanto da essersi meritato il titolo, e con buona ragione, di 'leggendario' (Matteo Kries, 2005). Ha infatti all'attivo centinaia e centinaia di progetti, concepiti in meno di un decennio di attività, che oggi, a cinquant'anni dalla sua troppo prematura scomparsa, sono stati tutti censiti e schedati nel ponderoso volume curato da Ignazia Favata (con un contributo di Domitilla Dardi), Joe Colombo. Catalogo ragionato. 1962 - 2020, (Silvana Editoriale, pp. 300, € 85.00). Vi si annoverano gli oggetti ancora in produzione, i molti realizzati ma oggi non più prodotti, così come quelli che attendono di vedere la luce, insieme ad alcuni che la luce l'hanno vista soltanto di recente.   Sebbene Joe (Cesare all'anagrafe...

Tra architettura, religione, psicologia / Roberto Orefice, entronauta

Ci sono persone che nell’arco della loro esistenza terrena vivono più vite, e tutte straordinarie (nel significato proprio del termine di ‘fuori dell’ordinario’): Roberto Orefice (1935-2021) è stato una di queste. Mente brillante, dotato di una intelligenza superiore alla media, colto, sagace e appassionato in ogni cosa che faceva, ancora giovanissimo ha scritto brani di critica all’architettura italiana del dopoguerra, le cui somme acuzie e lungimiranza sono ancora ineguagliate. Nell’età di mezzo è stato un insegnante di progettazione architettonica innovativo e maieutico, capace di stimolare al massimo grado la creatività dei suoi allievi e di indurli ad esprimere il proprio talento, perfino quello più recondito. Infine, nell’età matura, ha agito come terapeuta sensibile e profondo.    Curioso e appassionato di tutte le culture, soprattutto delle più insondate, e di tutte le religioni (suoi saggi sono apparsi persino sul quotidiano israeliano Haaretz), ha condotto su di esse ricerche in forte anticipo sui tempi. Ma le cose più sorprendenti che lo hanno contraddistinto sono state la sua inesausta curiosità e la sua eterna giovinezza interiore. Infatti, nonostante il...

Accademia Unidee / L’Italia di Mezzo

Uno dei maggiori problemi delle città è che non ci si è mai davvero accordati su cosa sia una città. Il dibattito di geografi, urbanisti, sociologi, antropologi, storici ne ha fatto spesso una questione disciplinare, per cui emergono interpretazioni – quasi tutte condivisibili – che fin dalla fine dell'Ottocento evidenziano aspetti quantitativi, di densità, di infrastruttura, di possibilità offerte, di serendipità.  Ciò detto, la preponderante vulgata europea è tuttavia ben convinta che il territorio sia chiaramente distinto in vaghissime zone dal nome "città", "periferia", addirittura "campagna", "provincia", "montagna"... Sostanzialmente mescolando rozzi nozionismi geografici o ingenue reminiscenze della scuola elementare che nei migliori dei casi provengono dalla favoletta di Esopo e dei due topi (VI secolo a.C.): la città è uguale al centro storico, tutto il resto è periferia (qualcuno talvolta la descrive con "le strade di terra e senza infrastrutture", come in certi film della Wertmüller, senza accorgersi che da Mimì metallurgico sono passati 50 anni e che le città si sono nel frattempo dotate di piani regolatori e conseguenti urbanizzazioni).   Fuori dalla...

Cooperazione a Zurigo / Kalkbreite: una nuova frontiera dell'abitare

Nell'estate del 2014 ci siamo trasferiti dall'Italia a Zurigo e, complice la notizia di un nuovo figlio in arrivo, abbiamo iniziato a cercare una casa più grande, un'esperienza che, specialmente in questa città, può essere molto lunga e a tratti deprimente, se non si è foraggiati da redditi copiosi. Un'offerta risicata di case, prezzi costantemente in aumento e operazioni di gentrification sulle aree centrali ancora abbordabili sono tutti fattori che spingono fuori città, verso le aree più periferiche o i piccoli comuni del cantone, gli abitanti in genere e le famiglie con bambini, che necessitano di più spazio, in particolare. Io non conoscevo nessuno e vivere in centro, come ero abituata in Italia, mi avrebbe fatto sentire meno sola. Questo rendeva però la ricerca ancora più difficile coi soldi che avevamo a disposizione. In Svizzera infatti bisogna dimostrare che il costo dell'affitto non superi un terzo dei guadagni e – con prezzi che nelle aree centrali vanno in media dai 2.500 ai 5.500 franchi per alloggi sui 100 mq – iniziavamo la nostra avventura elvetica con qualche pensiero.   Kalkbreite @Michael Egloff. Nell'estate del 2014 a Zurigo intanto con una grande festa...

Allieva di Le Corbusier / Ingrid Wallberg, la storia e i capolavori di un'architetta

Che Le Corbusier sia stato un tombeur de femmes (e per giunta maschilista) lo narrano tutte le cronache e le aneddotiche del tempo, perciò appare ancor più contraddittorio (ma forse non lo è) che egli abbia influenzato e promosso ben tre delle più illustri architette europee del modernismo. Nel suo studio, o comunque sotto la sua egida, si sono infatti formate la francese Charlotte Perriand (1903 - 1999) l'irlandese Eileen Gray (1878 - 1976) e la svedese Ingrid Wallberg (1890 - 1965).  Charlotte Perriand, si sa, ha lavorato a lungo con il maestro (dopo il respingente esordio in cui questi tentò di dissuaderla con la famigerata minaccia: «Ici, on ne brode pas des coussins»), cofirmandone, addirittura, molti capolavori. Di Eileen Gray si conosce il lungo e travagliato rapporto di amicizia che ebbe con il maestro dei maestri, unitamente al suo compagno, Jean Badovici, essendo le loro reciproche residenze estive, la E1027 della Gray (si legga qui) e il Cabanon di Corbu, contigue sulla magnifica scogliera di Requebrune Cap Martin, in Costa Azzurra (il cui mare fu per lui fatale). Di Ingrid Wallberg è invece totalmente sconosciuta la storia personale e professionale, che ora una...

Spazi post-sovietici / Tol’jatti, da città del futuro a passato prossimo

Nel 1930 lo scrittore M. Il’in (pseudonimo di Il’ja Maršak, fratello del più noto Samuil, poeta e autore di numerosi racconti per l’infanzia) scriveva nel suo Rasskaz o velikom plane ("Racconto sul grande piano"), libro per ragazzi sul primo piano quinquennale, che il centro della nuova città futura non sarà un castello o un mercato, ma una fabbrica. Soltanto un anno prima iniziava la costruzione della prima “nuova città”, Magnitogorsk, dove la vita del centro urbano ruotava attorno al nuovo stabilimento metallurgico, presto diventato uno dei principali punti di forza dell’industrializzazione sovietica. Apparvero altri luoghi sulla carta dell’Urss, nel corso dei decenni, sorti in virtù delle necessità economiche e produttive del paese: le naukogrady (città scientifiche), dedicate allo sviluppo della ricerca in vari settori dell’industria con possibili applicazioni militari – si veda il caso della prima, Obninsk, fondata nel 1946 e sede del primo reattore nucleare per scopi civili; le città chiuse, categoria dove rientravano parzialmente anche le naukogrady, ma comprendenti anche centri dedicati alla produzione d’armamenti, e, infine, le monogoroda, le monocittà, insediamenti dove...

Monet, Finley, Jencks, Cisler e Tej / Quattro ponti

Il ponte non è soltanto il collegamento territoriale che conosciamo: senza ponti anche la storia della pittura e la storia del paesaggio sarebbero diverse. Il percorso filosofico-poetico del ponte è stato in parte ricostruito da Michel Serres nel suo L’art des ponts, in cui l’essere umano viene definito addirittura homo pontifex. L’importanza del motivo nel campo della pittura europea e degli effetti della rappresentazione di ponti iconici nelle opere d’arte resta da scrivere. Pensiamo al bellissimo ponte di stile antico nell’allegoria del Buongoverno e del Malgoverno senese (lo stesso ponte si vede sia nel paesaggio produttivo e pacificato del contado ben governato, che nel locus terribilis del paesaggio mortifero come risultato del territorio mal amministrato), un oggetto che riapparirà nei grandi paesaggi rinascimentali e, tradotto in loco, pure in innumerevoli giardini pittoreschi del Settecento. Ciò che interessa qui, per quanto concerne la storia generale del ponte, è una variazione del motivo che collega pittura, scienza, arte dei giardini e architettura del paesaggio. L’incipit di questa variante ha luogo in Normandia, nel celebre giardino realizzato da Claude Monet...

Architettura / La capanna dalle origini a Unabomber

C’è una capanna, anzi più d’una, che sembra turbare il sonno di alcuni intellettuali nella nostra vecchia Europa e che ha portato alla produzione di quattro, distinti, interventi critici apparsi con impressionante tempismo dopo la fine della prima fase pandemica del Covid 19.  In alcuni di questi casi è evidente che il periodo di sedimentazione e studio è di molto anteriore a questo annus horribilis ma la coincidenza è troppo evidente per non essere presa in considerazione. Andiamo per rigoroso ordine di uscita partendo dal volume di Leonardo Caffo intitolato Le quattro capanne o della semplicità (nottetempo, 2020) uscito nel mese di giugno, a cui segue a stretto giro il pamphlet di Michael Jakob La capanna di Unabomber o della violenza (letteraventidue, 2020), mentre in terra d’oltralpe Philippe Rahm pubblica Histoire naturelle de l’architecture. Comment le climat, les épidémies et l’énergie ont faconné la ville et les bâtiments (pavillion de l’arsenal, 2020) e, molto recentemente, sul nuovo numero della rivista Vesper, Alessandro Rocca e Jacopo Leveratto propongono un saggio intitolato “Thoreau e Kaczynski, la capanna mediatica. Costruire un manifesto”.   Essendo stati...

James W.P. Campbell, Will Price / Tutte le biblioteche del mondo

Un giorno un professore del Queens' College (Cambridge) si accorge che non esiste nemmeno un libro dedicato alla storia dell'architettura bibliotecaria nel suo complesso, dalle origini ai nostri giorni. Pertanto decide di colmarla lui, la lacuna.  Ed ecco qua le cinquecentoventotto pagine di La biblioteca (sottotitolo: “una storia mondiale”), scritte da James W.P. Campbell e accompagnate da 292 foto a colori di Will Price, celebre professionista specializzato in architettura e interni. L'editore è Einaudi, 2020. Per farlo i due hanno visitato ben ottantadue biblioteche diverse in ventun paesi. Perché, come scrive Campbell nella prefazione, nulla può sostituire l'esperienza diretta di un edificio. (Il che, a tutta prima, potrebbe parere un paradosso che si ritorce contro il libro stesso; ma il testo, con le sue splendide illustrazioni, si configura in realtà come un caldo invito a visitare, quando sarà di nuovo possibile, tutte o almeno il maggior numero possibile di queste costruzioni magnifiche). Il libro è strutturato secondo una linea ampiamente cronologica, con qualche digressione, ove necessario. Una storia planetaria impone necessariamente delle doverose selezioni. Non...

Italia policentrica / Il futuro delle piccole città

Le città-mondo sono sempre esistite, ma in un passato pre-industriale erano piccole. Amalfi, Genova, Pisa o Venezia hanno esercitato un dominio economico, culturale e coloniale.  All’interno di tali contesti, il cittadino era considerato la misura di ciò che accadeva, il suo operare significava essere parte di un gruppo e i suoi scambi producevano relazioni di comunità.  Con l’industrializzazione le relazioni mutano: si determinano processi di agglomerazione e addensamento in nodi urbani che diventano sempre più grandi.  Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, questi nodi diventano metropoli che individualizzano e, al tempo stesso, massificano le relazioni. A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, le relazioni subiscono ulteriori mutazioni: le città più importanti avviano un processo di allontanamento dai territori limitrofi e dagli stati-nazione: si assiste alla destrutturazione dei confini.  Le città globali diventano contenitori di grandi dimensioni che dispongono dell’intero catalogo dei servizi di cui le culture e le economie del mondo necessitano.  Luoghi di aggregazione finanziaria, legale, comunicativa e di ricerca, esse crescono...

Strategie / La società che si difende dalla pandemia

Uno schema interpretativo della grande crisi in corso sfugge a gran parte degli analisti. Gli economisti sono i più sprovveduti: faticano a spiegare l’economia, figuriamoci di fronte a un evento in cui si sommano grandezze extraeconomiche, sociali, psicologiche, morali. Anche la psicologia vede solo l’aspetto del disagio personale, ma non lo ricomprende entro coordinate più ampie. Infine le scienze esatte misurano curve e andamenti, ma non colgono gli aspetti interpretativi, comportamentali, sociali che queste grandezze esprimono. Sarebbe necessario un modello circolare, come quello di seguito proposto, che in quattro tappe unisca fattori economici ed extraeconomici.     1 Massimizzazione del profitto e salute   Nelle attuali società del “capitalismo estremo”, di occidente e oriente, la massimizzazione del profitto individuale è un tabù intoccabile. Anche quando provoca squilibri estremi, alimenta crisi permanenti, causa disastri ecologici, favorisce eventi pandemici. Ad esso è subordinato ogni altro comportamento, individuale e soprattutto collettivo. Invece nelle società industriali classiche il perseguimento del massimo profitto si era fatto strada tra...

Ernö Rubik, Il cubo e io

Il cubo e io di Ernö Rubik è un libro che ci fa conoscere da molto vicino la persona dietro il personaggio: il personaggio è un solido platonico, la persona è il suo inventore, di cui porta il nome. È la storia di un progettista e del suo progetto, risultato di una vita vissuta nel fascino per i rompicapi e per i giochi. "Quando realizzai il cubo non ero un designer industriale né avevo specifiche competenze nel campo dei giocattoli. Inoltre, lavoravo in completa solitudine."   Perdersi per poi ritrovarsi    C'è un momento, nella vita di Ernö Rubik, architetto e progettista ungherese, in cui il limite tra l'invenzione di un giocattolo e la scoperta di un nuovo universo di possibilità è stato la rottura dell'ordine, l'istante prima che si scateni il panico. Aveva tra le mani un cubo di legno composto a sua volta da 27 cubetti uniti tra loro da una struttura che permetteva di ruotarli con facilità: "Quello che avevo realizzato era chiaramente un oggetto ma, particolare più interessante, era la materializzazione tridimensionale di un concetto". Le facce di quel primo Cubo della storia, ancora privo di un nome, erano però identiche tra loro, dunque il movimento non...

Peter Zumthor / Il Museo delle miniere di zinco

È il 1994 quando la Norvegian Public Roads Administration elabora un programma di finanziamenti volto alla valorizzazione di alcuni percorsi stradali selezionati all’interno del territorio norvegese per il loro articolarsi all’interno di un contesto dall’elevato fascino paesaggistico. Si tratta di un programma dalla durata ventennale: entro il 2024, saranno 250 le strade lungo le quali i luoghi più interessanti dal punto di vista paesaggistico e culturale saranno evidenziati e caratterizzati da una serie di interventi di arte, design e architettura. Un programma che opera nel lungo periodo e che oggi conta 18 itinerari che coprono una distanza di 2.151 chilometri e lungo i quali numerosi interventi permettono di apprezzare in modo tangibile paesaggi, luoghi, culture e specificità locali.      Si tratta di interventi puntuali, a volte anche minuti, piccole “perle” sparse nel territorio che esprimono diverse culture del progetto eppure programmati all’interno di una rete pensata a carattere nazionale. Il programma ha generato nel corso degli anni una serie di positive sinergie: numerosi cittadini hanno commissionato piccole strutture ricettive lungo i percorsi; le...

Piante, salice, canna, bambù, paglia, terra / Architetture del dopo

Costruire con le piante, salice, canna, bambù, paglia, terra: è questo il sottotitolo dell’ultimo lavoro di Maurizio Corrado, architetto, studioso e docente universitario, creatore di iniziative culturali, uno dei massimi esperti italiani del rapporto tra mondo vegetale e architettura. Un sottotitolo che è una dichiarazione di intenti e che, ponendo il focus sui materiali da costruzione cosiddetti “verdi”, dà il segno di un approccio concreto volto al costruire e all’abitare, accentra l’attenzione sulla riscoperta di tecniche tradizionali.   Se ogni sottotitolo ha il compito e il merito di restringere gli spazi all’immaginazione, suggerendo la direzione che il titolo lascia incerta, questo forse non è del tutto vero per il testo di Corrado. Architetture del dopo (DeriveApprodi 2020) non si rivolge infatti soltanto a coloro che, all’interno di saperi di una specifica tèchne, sono interessati alla costruzione di spazi abitativi, alla loro funzionalità, alla loro estetica, alla loro cultura, all’architettura insomma, ma anche a un pubblico più vasto, a chiunque abbia interesse a comprendere, e a dare forma, a quello che diciamo quando parliamo di sostenibilità, ecologia, nuove...

6 ottobre 1920 - 6 ottobre 2020 / Vico Magistretti il lord di architettura e design

Vico Magistretti (1920 - 2006) appartiene a una vera e propria dinastia di architetti milanesi. Suo bisavolo è stato infatti quel Gaetano Besia (1781-1871), allievo del grande Giacomo Albertolli – a cui successe pure come direttore della commissione d'ornato – che ha costruito molti palazzi nobiliari in città, tra i quali Palazzo Archinto, in Via Passione, uno dei rari esempi della sopravvissuta architettura tardo neoclassica meneghina, già sede del Collegio delle Fanciulle, oggi Educandato Statale. C'è poi stato suo padre, Pier Giulio (1891-1945) anch'egli distintosi per la prolificità professionale, soprattutto fra gli anni venti e trenta del novecento, coautore, tra l'altro, con Piero Portaluppi, Giovanni Muzio ed Enrico Griffini, del Palazzo dell’Arengario di piazza del Duomo, ora sede del Museo del Novecento.  Dopo il diploma al Parini, Vico si iscrive al Politecnico, e lì si forma con Portaluppi e con Gio Ponti; tuttavia, come ha dichiarato egli stesso, è stato Ernesto Nathan Rogers il suo vero maestro, del quale apprezzava l'idea di una architettura moderna in continuità con la trazione (“Casabella-Continuità" si chiamò infatti la rivista quando, dal 1954 al 1965...

The garden in the machine / Grattacieli e giardini

In un certo senso non esiste un’opposizione più marcata di quella tra grattacielo e giardino.  Il grattacielo rappresenta il punto culminante dell’architettura, uno slancio in alto più potente di qualsiasi verticalità di origine vegetale. In quanto iper-artefatto, il grattacielo si dà come simbolo vittorioso dell’uomo-costruttore. Un edificio di questo genere per reggere deve necessariamente essere artificio estremo, struttura, cemento armato, accumulo di materiali sapientemente assemblati.  Al contrario, il giardino, anche nei rari casi in cui assuma una forma prevalentemente minerale, è una metonimia della natura. Per essere considerato un giardino, deve rimanere vivo e capace di cambiare sostanza e forma, senza perdere la sua natura. I giardini evolvono incessantemente, e questa loro mutabilità garantisce la loro identità e il loro fascino eterotopico.      La storia dell’edificazione della superficie terrestre in senso lato è stata evidentemente caratterizzata dalla coabitazione tra artefatti architettonici e giardini. Tale tradizione va dal modello mitico dei giardini pensili di babilonica memoria al giardinetto altolocato di Pienza, dove la (pseudo...

Scuola / Banchi di prova

Le scuole stanno diventando sempre di più il banco di prova (lo so, è un gioco di parole facile da fare!) non solo per il governo ma soprattutto per un Paese che non riesce a fare la pace con le cose normali, quelle di tutti i giorni che fanno la differenza nella vita di tutti noi. In queste settimane di dibattito affannoso su banchi, pulmini e aule ho provato a cercare in rete se altri paesi europei vivessero lo stesso tipo di dramma collettivo e di stress mediatico e, con mio grande disappunto, non ho trovato nulla che raggiungesse le vitte italiche.  Scuole che riaprono, misure mantenute, mascherine colorate, professori e presidi impegnati, istituti pensati per essere resilienti e integrati con altri spazi pubblici altrettanto capienti e sicuri, rimodulazione degli orari e dei luoghi. Probabilmente non andrà tutto bene, le aperture/chiusure andranno a singhiozzo fino a che non avremo trovato un vaccino adeguato, i rischi saranno calcolati ma con seri problemi per la comunità, ma sembra che per molti di quei governi fosse fondamentale, quasi impellente, dare segnali simbolicamente importanti perché, se il mondo si ferma, bisogna ripartire proprio dalle scuole e dai più...

Un'anticipazione / Disuguaglianze

Le disuguaglianze investono tutte le dimensioni del vivere (Barca, in De Rossi, Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Donzelli, 2018). Per lungo tempo l’attenzione degli scienziati sociali si è soffermata sulle disuguaglianze di reddito e di produzione, tralasciando le numerose altre dimensioni che concorrono a determinare asimmetrie di opportunità, come ad esempio, l’istruzione, le cure sanitarie, la sicurezza personale, la qualità ambientale, la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali, le reti di mobilità, l’efficienza amministrativa e giudiziaria. Allargando la prospettiva alla qualità della vita delle persone, lo spazio delle disuguaglianze si dilata ben oltre le disparità di ricchezza e reddito, rendendo più complesse e urgenti le politiche di contrasto. Le disuguaglianze di opportunità che derivano dalle differenti possibilità di accesso a servizi essenziali condizionano i risultati che le persone sono in grado di ottenere nel corso della loro vita (Accessibilità), pur senza alcuna connessione con la volontà o l’impegno dei singoli perché generate in una «lotteria alla nascita» che assegna posizioni di partenza differenti per genere,...

Storia del design / C'era una volta il Settebello

Negli anni della mia infanzia, il Settebello era considerato "il treno dei desideri", e non già perché andasse all'incontrario, come sarebbe poi accaduto al suo omologo cantato da Celentano, ma perché sfrecciava sui binari, velocissimo, accorciando le distanze fra le città che toccava lungo la linea Milano-Bologna-Firenze-Roma, così come nessuno aveva mai neppure osato sognare. Simbolo del benessere ed emblema del boom economico, divenne da subito un'icona dell'italian style, con appuntati addosso gli occhi ammirati del mondo. Ricordo che mio padre lo prendeva, quando da Milano doveva raggiungere rapidamente la capitale per motivi di lavoro e, al suo ritorno, da grande affabulatore qual era, me ne narrava le meraviglie, accendendo ogni volta la mia fantasia. Mi diceva della sua rapidità (quel treno raggiungeva i 200km/h, un record assoluto per quei tempi), e poi mi raccontava della sua forma aerodinamica che pareva uscita dal futuro, e ancora dell'eleganza dei suoi arredi, ma soprattutto mi descriveva il Belvedere, quel salottino in testa al treno, attraverso le cui vetrate panoramiche i viaggiatori provavano il brivido e l'ebbrezza della velocità. E a me, ascoltandolo, pareva...

Paulo Mendes da Rocha / L’architettura come farmaco

Qualche tempo fa l’architetto Carlo Gandolfi ha pubblicato un libro intorno all’opera e al pensiero di Paulo Mendes da Rocha (Matter of Space. Città e architettura in Paulo Mendes da Rocha, Accademia University Press, Torino 2018). “Intorno”, piuttosto che “incentrato su”, definisce meglio il carattere del libro in questione. Non si tratta infatti di uno studio rigorosamente storico, “monografico”, come viene inteso questo termine in circostanze simili. Un altro libro dedicato al medesimo autore, di qualche anno precedente, dell’ottimo storico Daniele Pisani, fornisce un eccellente esempio di “monografia” scientificamente impostata in tal senso (Paulo Mendes da Rocha. Tutte le opere, Electa, Milano 2013). Il libro di Gandolfi ha un taglio affatto diverso. Non che Paulo Mendes da Rocha non vi occupi un ruolo centrale. E però, quella che egli offre al lettore è un’avventura – visuale e concettuale – piuttosto che una semplice esposizione dell’opera e del pensiero dell’architetto brasiliano.   Basti dire che – tra le molte altre – nel libro appaiono citazioni di La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, Georges Perec, Daniel Barenboim, Paul Ricoeur, Constantin Brancusi,...

Riccardo Musatti / Un meridionalista in Olivetti

Il 1955, l’anno in cui è dato alle stampe La via del Sud, è inaugurato lo stabilimento Olivetti di Pozzuoli. È il primo caso di trasferimento tecnologico di una grande azienda del Nord nel Mezzogiorno. Per Adriano Olivetti l’industria è la chiave di volta per modernizzare il Sud che, con più alti redditi, ha la possibilità di diventare un mercato importante per il resto d’Italia. Scrive Olivetti che l’industrializzazione è da considerare un mezzo «ma senza dimenticare il fine; la promozione di una civiltà fondata sull’armonia dei valori, sul rispetto delle libertà democratiche, sull’autonomia della persona». Riccardo Musatti è stato, per passione civile, il meridionalista del mondo olivettiano. Oggi, a oltre sessant’anni dalla prima pubblicazione del libro, molti nodi restano irrisolti e gli squilibri permangono. È parso quindi utile riproporre quelle pagine che hanno nel tempo acquistato un significato più profondo e aumentato il rimpianto per un tempo più fervido di idee e di uomini che si battevano per affermarle.  La “questione meridionale”, negata per motivi diversi dal fascismo e dall’idealismo crociano in nome della sacralità dello Stato unitario, torna al centro del...

Federica Castelli / Cos'è uno spazio pubblico

Pubblicato nel 2019 da Ediesse, Lo spazio pubblico di Federica Castelli sembra essere confezionato su misura per la taglia dei primi mesi di questo 2020. Mesi di isolamento, quarantena, lockdown, a cui hanno fatto seguito mesi di distanziamento sociale, manifestazioni, mascherine e piazze piene in mezzo mondo. Mesi in cui la questione dello spazio è ritornata in primo piano sotto forma di varie questioni: chi decide di come, quando e perché spazi pubblici e privati possano essere chiusi ai cittadini/e? Che conseguenze ha la regolamentazione delle distanze e dei contatti sulla vita sociale e sulla psicologia delle persone? E infine, è giusto intervenire su statue e monumenti che offendono una parte della popolazione? Questioni di grande importanza, che presuppongono a loro volta una domanda più generale: che cos’è uno spazio pubblico? Esattamente la domanda attorno alla quale ruota il volume di Castelli.   Teoria, storia, politica   L’autrice imposta e affronta la questione a due livelli. Il primo livello è quello della ricostruzione storica e teorica. Castelli presenta le diverse figure con cui nel corso della storia sono stati rappresentati tanto lo spazio pubblico,...