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Corpo

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Ferite e cicatrici / Philippe Forest, Piena

La mancanza non è uno stato d’essere esauribile. Nessun lutto è superabile. Quello che inizia a mancare non smetterà mai di mancarti. Si possono trovare dei modi per elaborare un lutto, questo sì, si può girare in lungo e in largo attorno a un pensiero, instaurare un tipo di non premeditata gradualità perché il dolore possa nel tempo affievolirsi, perdere vigore, ma creare dei rondò attorno al dolore non snellisce il traffico di nessuna sofferenza, sarebbe come indossare dei parastinchi e pensare di salvarsi in uno schianto a 340 chilometri orari contro un muro. L’intonaco si scalfisce appena, e i parastinchi sono forse il combustibile più veloce nella palla di fuoco. Poi esiste una strana specie, quella degli scrittori, che sul dolore ricama fulgide trame e che sulla perdita merletta magnificamente, notte e giorno, pagina dopo pagina, fino a ornare le pareti interne dell’io con un pizzo così ben tessuto, da non raccontare nemmeno lontanamente cosa significa sentire la mancanza di qualcuno, cosa significa avere occupato ogni infimo spazio dell’ippocampo da un solo pensiero per tutta la vita; in quei casi la penna non è gestita da un abile sarto, ma da un pessimo chirurgo, e la...

Fanny & Alexander / Un rito per Primo Levi

Siamo qua continuamente a combattere con la memoria che svanisce, non solo per l’età che avanza ma soprattutto per le distrazioni, gli stimoli mitraglianti, gli appoggi esterni che ti dicono: tanto schiacci un pulsante e trovi notizie, neppure devi più alzarti per prendere un libro, per andare a cercare un giornale… Confesso il mio metodo: quando vedo gli spettacoli scrivo, scrivo moltissimo, cerco quasi di fermare tutto quello che sento, che vedo, che provo. Dato che annoto nel buio, quando vado per rileggere poco capisco di quello che ho segnato. Ma delle volte, come nel caso di Se questo è Levi, una “performance/reading itinerante sull’opera di Primo Levi” la luce è buona. I tre atti si svolgono in ambienti illuminati bene. Posso appuntare con cura, sempre con l’ansia di perdere, mentre scrivo, qualcosa del flusso dello spettacolo. Silvio D’Amico, il grande critico, fondatore dell’Accademia d’arte drammatica e dell’Enciclopedia dello spettacolo, diceva: durante la recita abbandonatevi a essa, non appuntate, non pensate a quello che dovrete poi mettere su carta, ai collegamenti brillanti, alle idee pungenti. Siate come in trance, rapinati da quello che vedete (così l’ho capita...

All’ombra delle maggioranze silenziose / Jean Baudrillard nel buco nero del sociale

La riedizione di All’ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale (Mimesis, 2019) è un’occasione per rileggere alcuni aspetti dell’opera di Baudrillard che, al di là della centralità simulacro, congiunge due approcci fondamentali: la filosofia della scienza e la sociologia. Il testo in questione fissa alcuni punti chiave che saranno poi ripresi e spinti vero le loro più logiche conseguenze in L’illusione della fine (Anabasi 1993), rispetto al quale questo testo si pone in una relazione complementare.     Il filosofo pare quasi cogliere il paradosso secondo cui la società di massa si afferma proprio quando il paradigma cartesiano-newtoniano entra in crisi. Così, a dispetto di una sociologia positivista da cui deriva l’idea di una società, di un mercato, dei media di massa, la visione del nostro è molto più complessa. Il mito di un osservatore obiettivo, l’atomizzazione degli individui, la fisica sociale, il determinismo economico e tecnologico ecc., sono tutti esempi del tentativo di applicare un paradigma obsoleto a un fenomeno che per complessità compete o supera quelli fisici (aspetto che persino i sociologi classici, da A. Comte a T. Parsons,...

Gianfranco Pacchioni / L’ultimo Sapiens. Viaggio al termine della nostra specie

Nel gennaio 1987, quando Einaudi decise di ripubblicare dopo 16 anni Vizio di forma, Primo Levi scrisse all’editore una lettera, rallegrandosi che venisse riproposto «il più trascurato» dei suoi libri, e che alcune delle più fosche previsioni contenute in quei racconti non si fossero avverate (prima fra tutte, la catastrofica ipotesi di un improvviso aumento della viscosità dell’acqua). Altre invece erano divenute, nel frattempo, realtà: o almeno, apparivano prossime alla realizzazione. Gianfranco Pacchioni, docente di chimica all’Università di Milano Bicocca, scienziato attento sia agli aspetti organizzativi della ricerca sia alle ricadute sociali delle scoperte scientifiche, è ritornato sui racconti d’invenzione di Primo Levi – segnatamente su Storie naturali (1966) e Vizio di forma (1971) – usandoli come lente per mettere a fuoco alcune delle più produttive linee di ricerca della scienza e della tecnologia contemporanee. Ne è risultato un libro vivace, inquietante e istruttivo: da un lato un omaggio al grande scrittore torinese, che ha dato prova di una lungimiranza a volte davvero straordinaria, dall’altro un aggiornamento sul nostro presente e soprattutto sul nostro futuro...

Un nuovo approccio alla depressione / Edward Bullmore, “La mente in fiamme”

Nel 1989, durante il tirocinio come medico e prima di iniziare il periodo di specializzazione in psichiatria, il neuropsichiatra britannico Edward Bullmore incontra la signora P, una donna di sessant’anni affetta da artrite reumatoide. Durante l’incontro la signora spiega al medico i vari sintomi della malattia e le innumerevoli sofferenze che le provoca, soprattutto alle articolazioni delle mani. A un certo punto Bullmore pone alla signora P una sequenza di domande irrituali circa il suo stato mentale, e la signora P inizia a parlargli della generale astenia, della difficoltà a dormire e dello stato debilitato del suo umore. Segni che di solito indicano l’insorgere di uno stato depressivo.  Foto di Ole Marius Joergensen. Nel riferire al suo superiore la nuova diagnosi che va ad aggiungersi all’artrite reumatoide, Bullmore si sente rispondere: “Depressa? Be’, lo saresti anche tu nelle sue condizioni, non credi?”. A quel tempo la rigida dottrina del dualismo cartesiano sulla separazione tra mente e corpo ancora influenzava pesantemente la medicina, il che impedisce, sia a Bullmore che al suo superiore, di indagare più a fondo sul nesso tra infiammazione corporea e sintomi...

Vie e Atlas, due festival sulla via Emilia / Verità, finzione, confini, immaginazione

Atlas of Transitions (Rossella Menna)   Quando Nadia Beugré, corpo nero e possente, una camiciola corta e polpacci turgidi su un paio di tacchi a spillo malfermi, è scesa dal palco e si è fatta largo tra noi accalcati intorno per implorarci di aiutarla, io mi sono paralizzata. “Aide-moi”. “Aiutami”. Si era incatenata tutta intera, mani e piedi, con il filo spesso del microfono con cui un momento prima stava cantando e danzando nella penombra di una luce blu. Quartiers libres della coreografa e danzatrice ivoriana funzionava appunto così: un corpo selvatico, forsennato, spostava blocchi di energia per circa un’ora, conquistando ora un palco ora l’altro nel teatro svuotato della platea del DamsLab di Bologna, cercando spazio in tutte le direzioni, lasciandosi mettere al muro per liberarsi un attimo dopo, fino a fasciarsi di un vestito di bottiglie, e soffocarsi con una busta infilata in bocca, come una crisalide di plastica. Noi spettatori, liberi di muoverci nell’arena, eravamo l’ostacolo, il contrappeso del suo esercizio di resistenza e rivolta. Beugré, insomma, stava chiaramente ingaggiando una lotta contro i tabù e gli impedimenti, contro ogni forma di colonizzazione,...

A Napoli e Roma a trent’anni dalla morte / Mapplethorpe. Classical form on unthinkable images

Il 9 marzo del 1989 muore di AIDS Robert Mapplethorpe. Ha all’epoca quarantatré anni ed è uno dei fotografi più rappresentativi della scena artistica statunitense di cui incarna, tra gli anni Settanta e Ottanta, l’anima oltraggiosa, irriverente e contestataria. Le sue fotografie, caratterizzate da una cifra stilistica singolare, capace di unire lo scabroso e il glamour, sono, al di là dello splendore formale, un mezzo di riflessione su temi controversi come l’omosessualità, la pornografia e la sfera erotica in genere, la cui forza risiede – come annotava la scrittrice americana Joan Didion – nella forma classica applicata a immagini ‘impensabili’.      Dopo un’infanzia e un’adolescenza formalmente integrata nei costumi di una famiglia cattolica della media borghesia di origine irlandese (i cui valori rientreranno, seppur stravolti, in alcuni aspetti della sua ricerca), Mapplethorpe si iscrive al Pratt Institute di Brooklyn e, negli anni delle rivolte studentesche e delle contestazioni, entra in contatto con la nascente cultura underground newyorchese, con i suoi fermenti politici, artistici e letterari, legandosi per alcuni anni a Patti Smith. È lei a regalargli la...

Anti-Narciso / L'Amazzonia di Viveiros de Castro

Dualismi e ontologie   Eduardo Viveiros de Castro è un antropologo brasiliano la cui opera intreccia con grande originalità domini disparati, filosofia psicanalisi arte e letteratura, anche se il nucleo da cui si dirama è lo studio della cosiddetta “anima selvaggia”, di cui dimostra l’inconsistenza in un testo poderoso, A incostância da alma selvagem. Tradotto in tutto il mondo, grazie anche al suo insegnamento nelle più prestigiose università, la sua influenza va estendensosi sempre più (per maggiori informazioni si veda il breve ritratto che abbiamo scritto qui). Anche in Italia il suo pensiero, raccolto nel complesso progetto che va sotto il nome di Anti-Narciso, sta diventando popolare, nonostante non siano molte le opere tradotte. Ad esse va ora ad aggiungersi, pubblicato da Quodlibet, Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove, un insieme di lezioni tenute a Cambridge nel 1998 da Eduardo Viveiros de Castro.  Anti-Narciso è un progetto mai scritto, un'idea che, pur senza non essere stata oggetto di una sistemazione specifica, attraversa l'insieme della sua opera incidendo sulla trama stessa della sua scrittura in una sorta di lotta corpo a corpo con il...

"La casa di Jack" di Lars Von Trier / La trasgressione e la Legge

È difficile guardare La casa di Jack, l’ultimo film di Lars von Trier, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes e uscito in questi giorni nelle sale italiane, senza metterlo in relazione con il film precedente del regista danese, ovvero Nymphomaniac, la storia di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin) e del racconto delle sue esperienze sessuali. Un po’ perché anche qui il film ha la struttura di un racconto narrato a un anziano interlocutore che per l’intera pellicola fa da contrappunto alla serie di memorie in flash-back del protagonista. E un po’ perché questa volta Lars von Trier si è messo a riflettere in una forma speculare non tanto sul desiderio femminile e sulle sue aporie, ma su quello maschile e sulle sue ossessioni. E si sa che parlare del maschile è tutt’altro che facile, dato che di solito o si preferisce tacerne oppure si tende a nasconderlo dietro all’apparenza del neutro.     Nymphomaniac era non tanto un Bildungsroman sessuale (magari in forma perversa-pornografica) quanto il racconto di un desiderio femminile che emergeva attraverso due atteggiamenti diversi e incompatibili nei confronti della sessualità: quello di Seligman...

Drammaturgo e scrittore / Roland Schimmelpfennig. In un chiaro, gelido mattino

Il nome è molto difficile da pronunciare. E anche da ricordare. Ma bisogna farlo, questo sforzo, giacché Ronald Schimmelpfennig è sicuramente tra i massimi scrittori contemporanei tedeschi e non solo. Generazione 1967, originario di Göttingen e formatosi a Monaco, Schimmelpfennig è tra i drammaturghi viventi più rappresentati al mondo. La sua più importante messinscena italiana – nonché, che io sappia, l’unica – è del gennaio 2014, al Piccolo Teatro di Milano: Visita al padre, uno spettacolo magnifico con Paola Bigatto, Anna Bonaiuto, Caterina Carpio, Marco Foschi, Mariangela Granelli, Massimo Popolizio, Sara Putignano e Alice Torriani, nella regia profonda e intelligente di Carmelo Rifici.    Visita al padre è rimasto per cinque anni anche pressoché l’unico lavoro reperibile in italiano dell’autore tedesco (pubblicato da Cue Press): un testo nevrotico, quasi spastico, tutto incentrato sul tema della perdita. La trama è molto semplice, con echi archetipici: Heinrich, il Padre, si è autoesiliato in una grande villa, circondato da quella che oggi si definirebbe una famiglia allargata: la moglie, la figlia, la figlia della moglie, la nipote, una congerie di donne tra cui il...

Nuove scritture per un teatro vivo / Liv Ferracchiati: alla faccia del “gender”

Nel panorama della nuova drammaturgia under 35 Italiana, Liv Ferracchiati occupa un posto notevole. Todi, classe ’85, Dams di Roma, un diploma in regia alla Paolo Grassi di Milano. Assieme alla sua giovane compagnia The Baby Walk ha composto una complessa Trilogia sull’identità che, in seguito all’elezione alla Biennale Teatro di Venezia targata Latella, il Premio Hystrio “Scritture di Scena”, la vittoria del Premio Scenario 2017, attualmente porta in giro per l’Italia. Elemento caratteristico ma non esclusivo della Trilogia – composta da Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater e Un esquimese in Amazzonia – è che il protagonista di ogni capitolo è una persona transgender “f to m”, ovvero che transita dal genere femminile al maschile, ogni volta di diversa età, consapevolezza, aspirazioni. I lavori – ognuno dissimile dall’altro per lessico scenico e scrittura – attraversano temi variegati che solo a una lettura superficiale sembrano confluire unicamente nel discorso identità di genere. La Trilogia indaga piuttosto le crepe emotive, le oscillazioni, i traumi, la crisi della generazione under 35 dell’Italia di oggi, figlia di Berlusconi prima e del...

Lessico amoroso / Psicoanalisi in televisione

La tv generalista italiana offre, in media, uno spettacolo desolante. Cerchi il peggio e lo trovi, a tutte le ore: puoi andare sul sicuro. E tutto procede tranquillo e senza intoppi.  Capita poi che, per una sorta di svista, quasi un lapsus, in seconda serata, venga affidata una trasmissione a uno psicoanalista che ha rielaborato in modo personale l'eredità di uno dei grandi pensatori del Novecento: Jacques Lacan. Lo psicoanalista terrà alcune lezioni sull'amore in tv. Niente risse. Niente coppie più o meno scoppiate che litigano o piangono o si riappacificano o si mandano lettere. Niente ospiti sfatti. Niente nani e ballerine. Nessun orrendo servizio in stile Iene. Niente polemiche o attacchi. Niente toni sopra le righe.  Che cosa c'è allora? Psicoanalisi. Letteratura. Poesia. Filosofia. Lacan, Freud, Roth, Pasolini, Shakespeare, Hegel. E la parola di uno psicoanalista, Massimo Recalcati, che mostra di saper usare lo strumento televisivo senza dover banalizzare il proprio discorso. Che mostra un pensiero in atto. Da casa il pubblico segue. Non cambia canale. Si appassiona.    In una situazione come quella attuale, non solo televisiva, si dovrebbe gridare...

Un peculiaretravestito nella Berlino del XX secolo / Charlotte von Mahlsdorf: “Sono la moglie di me stesso"

Lothar Berfelde, aka Charlotte von Mahlsdorf. Avete presente quelle stanze un po’ soffocanti, colme di mobili massicci, riccamente intarsiati, di divani dai braccioli scolpiti con rivestimenti in tessuto damascato che pare sempre polveroso, di credenze, tavoli e sedie con gambe a torciglione, colonnine, pinnacoli? Stanze in cui, se anche si aprono le finestre, l’aria resta pesante, in cui applique e lampadari ridondanti mandano una luce tutto sommato fioca che rischiara a stento i ninnoli ammassati nelle vetrinette e sui ripiani? Ecco. Tutto comincia da lì. Dalla mobilia che i borghesi tedeschi e austriaci avevano scelto per arredare i propri appartamenti in case che, nella struttura architettonica e nelle facciate, riprendevano gli stessi principi degli intérieur: sovrabbondanza di stili, ostentazione, opulenza, gusto discutibile.   Stanza in stile Gründerzeit al Gründerzeitmuseum di Berlino. Mi riferisco al periodo storico detto Gründerzeit, convenzionalmente collocato nei decenni che stanno a metà del XIX secolo, tra gli anni Quaranta e la crisi della borsa del 1873. Anche se secondo alcune scuole si protrae fino all’inizio del Novecento. Anni che videro lo sviluppo...

Festival della canzone nazionale / Quando la rana di Chomsky si salva la vita

Mauro Bocci, l’insegnante di Foligno accusato di insulti razziali verso due bambini nigeriani, si difende con una motivazione ingegnosa: “Era un esperimento sociale”, assicura.  Nel palco di una classe elementare, due bambini sono stati invitati a voltarsi verso la finestra per non mostrare il loro volto “da scimmia” ai compagni. La simulazione – spiega il legale di Bocci – aveva intenzioni antifrastiche: mostrare i comportamenti errati, e spronare alla reazione (sic!). La grottesca difesa del maestro suona particolarmente sinistra per chi frequenta quel genere di performance che – Abramovic docet – accende con la miccia del paradosso il fuoco politico. I piccoli spettatori di Foligno, d’altra parte, hanno reagito: hanno raccontato a casa le vessazioni e scatenato il clamore mediatico e giudiziario.    Fotografia di Luca Chiaudano. E noi? Quanto deve farsi manifesto il sopruso per innescare la nostra reazione? Sui complessi meccanismi del dissenso e della sopportazione ha lavorato la compagnia olandese Wunderbaum attiva tra il Theater Rotterdam e il Theaterhaus Jena e approdata sui palchi milanesi grazie a Mare culturale urbano (li abbiamo visti, negli scorsi...

Daniel Halévy / Degas parla

Edgar Degas è stato un personaggio straordinario, artista riconosciuto ma problematico almeno tanto quanto chiacchierato il suo carattere. Sicuramente le due cose vanno insieme, arte e personalità, per questo le testimonianze dei contemporanei sono determinanti oltre che gustose da leggere. Con la pubblicazione di Degas parla di Daniel Halévy (Adelphi, Milano 2019, traduzione di Tommaso Pezzato) in italiano ne abbiamo tre che è interessante, forse necessario, vedere insieme. Artista problematico, dicevo, perché al di là del valore indiscusso resta il più tradizionalista degli impressionisti, gruppo al quale è assimilato ma a nessuna delle peculiarità del quale aveva aderito veramente (l’en plein air? Uh, quanti spifferi!, diceva), ponendo così un problema storico non peregrino, tanto da essere impugnato perlopiù e tutt’oggi per argomentazioni conservatrici. Ma l’apparente contraddittorietà del suo carattere mette subito sull’avviso che in gioco c’è un nodo difficile da districare, un “segreto” che forse scavalca, con un “salto della tigre” direbbe Benjamin, le questioni legate a una visione della storia dell’arte progressiva.     Partiamo da Paul Valéry (Degas Danza...

INDICATIVO PRESENTE | Duecento giorni in classe / Un bel clima. Come parla chiaro Greta Thunberg

Sono tanto carini. Quando entro in classe si alzano di scatto tutti insieme con un bel coretto: «Buongiorno professore!»; sorridono tutti. Mi imbarazza sempre quando si alzano in piedi, li prego subito di accomodarsi. Poi due o tre, i soliti, corrono in giro per i banchi, li richiamo per nome proprio, si siedono immediatamente. Qualcuno, il più piccino, la più piccina, vengono anche ad abbracciarmi! Lo fanno con tanti prof. Alla riunione con i genitori due colleghe veterane hanno detto che piano piano dovranno abituarsi a non farlo più perché «siamo alla scuola media, non all’elementare». Io ero allibito ma non ho detto nulla per non contraddire le colleghe. Ma spero davvero che non smettano. Io li abbraccio sempre, ricambio. Anche qualche “teppistello” di seconda lo fa, non si capisce bene se per prendermi un po’ per il culo o meno, ma io ricambio l’abbraccio. Che male fa essere affettuosi, e mettere in campo anche il nostro corpo di adulti? In casa li abbracceranno, poi? Ogni tanto uno dei piccini mi chiede se può venire vicino alla cattedra. Proprio appiccicato a me, con la sedia e il libro. Certo! E allora poi ne vengono due, tre, cinque. E beh? Fa un po’ Jesus Christ ma lo...

Spiritualità / Esiste l'anima?

Alle soglie della morte l'imperatore Adriano, con parole piene di malinconia e di rimpianto prende congedo dalla propria anima, ospite e compagna del corpo cui era solita dare diletto, che ora se ne andrà, solitaria ed evanescente, tra le ombre di un Ade freddo e desolato. Né del tutto morta, né del tutto viva. Oggi l'elegia dell'imperatore poeta probabilmente direbbe addio ai neuroni che, nel cervello morente, si spengono uno alla volta spezzandone le sinapsi e interrompendo tutti i collegamenti tra le parti del corpo, come accade scollegando la memoria di Hal, il super-computer del film di Kubrick Odissea nello spazio. Ma c'è una differenza tra la morte di Adriano e la fine di Hal e sta in un dettaglio: la presenza o l'assenza di un'anima. Allora, la questione da porsi è se esista un'anima e cosa sia.    Attorno a lei, nei secoli, si sono formate diverse congetture, delle quali alcune sono state abbandonate mentre altre persistono ancora oggi; la scienza, invece, ne ipotizza di nuove. A lungo si è creduto che l'anima abitasse il corpo come una prigioniera che la morte avrebbe liberato o come una scintilla dell'essenza divina a cui, sempre dopo la morte, si sarebbe...

L'Idiota della famiglia / Un piccolo scarto

Una ridefinizione della libertà   In un’intervista rilasciata in un periodo coevo al lavoro sul suo Flaubert, Sartre fa riferimento a una profonda revisione del concetto di libertà rispetto alla sua enfatica celebrazione proposta nell’ontologia fenomenologica de L’essere e il nulla. Ne L’idiota della famiglia, come del resto già nella Critica della ragione dialettica, la libertà non è più pensata come pura trascendenza del soggetto, come potere di nullificazione, di nientificazione (néantisation) del «per sé». La libertà dell’esistenza non appare più come incondizionata, ma si trova castrata dalla presenza di «essenze storiche» che la precedono condizionandola inevitabilmente. La stessa formula capitale dell’esistenzialismo sartriano, ovvero «l’esistenza precede l’essenza» – teorizzata rigorosamente ne L’essere e il nulla e ripresa poi nella celebre conferenza titolata L’esistenzialismo è un umanismo – subisce una drastica riforma. Non esiste esistenza che non sia preceduta da essenze, non metafisiche ma storiche; non esiste esistenza che non appaia nel mondo se non determinata da concrezioni fatticistiche che la precedono e la attraversano. In questo...

DAU al Théâtre de la Ville, Parigi / Vivere ai tempi della bomba atomica sovietica

Il viaggio a DAU inizia prima di entrare nel grande palazzo in ristrutturazione del Théâtre de la Ville. Ho richiesto un visto online, un Visa come quando si va in un paese straniero con tanto di fotografia da allegare e periodo di permanenza: la scelta era tra 6 ore, 24 ore (con possibilità di entrare e uscire a piacimento in quell'arco del tempo) o accesso illimitato per tutte le tre settimane di allestimento parigino. La metropolitana è tappezzata di manifesti che non dicono o spiegano niente, solleticano la curiosità proponendo un doppio primo piano, quello del regista russo Ilya Khrzhanovsky e quello del fisico sovietico Lev Landau, dalle cui sperimentazioni è nato tutto il progetto. Campeggia a caratteri cubitali la parola DAU.   Foto Alexei Lerer (courtesy Phenomen IP). Tutto inizia nel 2009 quando Khrzhanovsky, diventato noto a livello internazionale con il lungometraggio 4, miglior film all'International Film Festival di Rotterdam, decide di realizzare un film documentario su uno dei padri della bomba atomica sovietica, Premio Nobel nel 1962 per la ricerca pionieristica sulla teoria dello stato condensato della materia e in particolare dell'elio liquido. Ma con l'...

"La mia vita non sono io" / Meditare la vita

Nonostante sia “mushotoku” ossia, secondo la definizione Zen, senza scopo né spirito di profitto, si parla spesso della meditazione a partire dai (molti) benefici psicofisici che è in grado di produrre in chi vi si dedica con una certa continuità; tuttavia tale approccio rischia di tradire il senso originario e decisamente più profondo di questa pratica che, come spiega con una prosa ispiratissima e a tratti poetica Chandra Livia Candiani, consiste piuttosto nel fare i conti con se stessi per provare, e non necessariamente imparare, a stare con quel che c’è:   “meditare non è cercare vie d’uscita ma piuttosto vie d’entrata. (…) Il mondo è pieno di persone che danno ricette per disfarsi di qualsiasi cosa ci opprima, per non sentire o entrare in un’illusione anestetizzante, la pratica della consapevolezza, invece, insegna a stare, a entrare in intimità con quel che accade, e il paradosso è che questa intimità è impersonale. Non restiamo invischiati nell’autonarrazione, l’intimità della meditazione è contatto con il tessuto dell’esperienza, con la percezione diretta e non mediata dai concetti” (p.58).   Si tratta di un passo molto denso, sul quale vale la pena di meditare,...

Nancy K. Miller : genealogie femministe / Le mie amiche geniali

«Finché continuerò a scrivere delle mie amiche, è come se riuscissi a trattenerle in vita, e trattenendo loro in vita, è come se anche io restassi viva insieme a loro. Continuiamo le nostre conversazioni, anche se forse sono io a parlare di più». Così Nancy K. Miller spiega la nascita del suo ultimo saggio, My Brilliant Friends. Our Lives in Feminism, uscito per la prestigiosa Columbia University Press: un libro vivace, ma toccante al tempo stesso, tra le cui pagine Miller convoca le amiche di una vita, ora tutte scomparse. Carolyn Heilbrun, Naomi Schor, Diane Middlebrook. Grandi intellettuali, scrittrici, accademiche, ma prima ancora donne, l’una inciampata nella vita dell’altra. Si tratta di donne tra loro differenti, ognuna con il proprio carisma e sensibilità; qualcosa che le accomuna però esiste, e riguarda quella testardaggine che ha convinto l’una a dare una possibilità alle altre, a concedersi reciprocamente del tempo e dello spazio. La stessa testardaggine con cui tutte hanno ricercato per sé un destino differente, un orizzonte alternativo a quello maschilista del tempo, del quale hanno denunciato le sopraffazioni, le ingiustizie, le repressioni subite.   Le nostre...

Addii / Bruno Ganz: recitare l'utopia

Bruno Ganz con le ali, sopra Berlino. O con i baffetti corti, alla Hitler. Con un recente barbone bianco. Queste sono le immagini che forse rimarranno negli occhi di chi ha appreso, ieri mattina, della morte dell’attore svizzero, reso popolare dal cinema ma nato nella fatica dialogica del teatro, tra i sogni di un’epoca che sembra ormai lontana. Giovane, vestito tutto di nero, si vede nella parte del dottore in uno dei drammi urticanti di Thomas Bernhard, L’ignorante e il folle, che si svolge nella prima parte nel camerino di una cantante che interpreta la mozartiana Regina della notte, pronto a lanciarsi in lunghe tirate con lo stile dell’ossessivo squarciante autore austriaco sulla differenza delle personalità artistiche rispetto agli altri esseri umani, continuamente sospese tra la meraviglia e la patologia, l’eccezione che rivela l’anima e apre i crepacci dell’ansia, come in equilibrio su una fune da cui si può facilmente cadere nel vuoto nero.   L'ignorante e il folle   E lui, Ganz, è stato un grande artista, maestro della sottrazione, di una sprezzatura che portava le note più aspre con un’eleganza all’apparenza non incrinabile. Era cresciuto in quella...

Il colore della pelle delle razze umane / Perché non esistono uomini verdi o blu?

Non ho mai pensato seriamente che i cinesi fossero gialli, cioè: sì, l'ho pensato da sempre, così come noi siamo bianchi. Per i neri non ci sono dubbi: qualcuno di veramente nero l'ho incontrato, lo si usa nei negozi delle firme internazionali; mia figlia è sobbalzata quando si è mosso e abbiamo riso tutti e tre. Di rossi invece non ne ho mai visti, però i pellerossa si dovranno pur chiamare così per un qualche motivo... Qualcuno deve avercelo raccontato; ricordo vagamente una lezione alle elementari. Lo schema dei quattro colori, bianco, nero, rosso e giallo come caratteristica delle quattro razze che compongono l'umanità non è invero così preciso e definito da sempre, come voleva far credere l'incipit del primo numero della rivista quindicinale "La difesa della razza" del 5 agosto 1938. Sotto la riproduzione di sei personaggi dell'antico Egitto (libico, egiziano, ebreo, etiopico, assiro e sudanese, distinti invero – a parte quest'ultimo – per capigliature, barbe e vestiti diversi) la didascalia afferma che la distinzione in razze risale all'antichità, che qui sono rappresentate le razze minori che vivevano in Egitto, ma che gli egizi «le colorivano secondo una scala di toni che...

Sherazade, le biografie di Freud / Ingannare la morte

Nell'ultimo numero dell'annata 2018, l'International Journal of Psychoanalysis dà notizia della pubblicazione in Germania nel 2017, a cura di Gertie F. Bögels, del prezioso carteggio contenente le lettere inviate da Freud dal 1921 al 1939 a Jeanne Lampl de Groot, dapprima giovanissima candidata all'analisi (che iniziò a Vienna nel 1923) e poi figura di spicco della psicoanalisi internazionale. con cui Freud mantenne un rapporto di amicizia, esteso anche alle famiglie, molto intenso e diretto, nato da stima e simpatia immediate.  Nei prossimi mesi, sempre in Germania, uscirà un'opera, dal titolo Sigmund Freud:Seine Persönlichkeit und seine Wirkung, scritta da Erich Fromm nel 1959, tradotta in Italia da Newton Compton nel 1972 col titolo La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza. Insomma, la produzione libraria sul tema della vita di Freud continua, negli intervalli liberi da opere nuove, con riproposizioni che dicono di un'attenzione e di una richiesta persistente di chi scrive e di chi legge.   Le biografie di Freud, e in generale tutte le notizie sulla sua vita mostrano nel tempo una singolare proliferazione. Forse nemmeno Cesare...