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17 novembre 1920 - 4 marzo 2019 / Starobinski e il prisma della scrittura critica

Chi si accostava alla critica della letteratura nei primi anni Sessanta incontrava il nome di Starobinski, scomparso il 4 marzo scorso all’età di 98 anni, dentro una costellazione di scrittori e critici designati da un vessillo: “nouvelle critique”. Un drappello di critici, diversi tra di loro per formazione e modi di scrittura, che proponevano un’idea di letteratura sottratta alla tradizionale storiografia accademica, ancora dedita ai “quadri storici”, alle classificazioni, agli ordinati giudizi, al biografismo, insomma ai paradigmi che componevano la cosiddetta “storia della letteratura”. Di questa costellazione, il parigino Roland Barthes era il più combattivo e il più – elegantemente e proustianamente – anticonformista (si pensi al pamphlet Critique et verité (Critica e verità) in risposta al libello di Picard Nouvelle critique, nouvelle inmposture). Ma il ginevrino Starobinski era il più attrezzato quanto a strumentazione teorica, e anche il più incline a caricare la “nuova critica” di un arduo e insieme appassionante compito: quello di vivere l’esercizio critico come il campo in cui la conoscenza del testo, della sua nascosta tessitura, dei suoi registri, dei suoi temi, si...

Willy Brandt, Herbert Kappler / Un anno purchessia

1977. Un anno come tanti, avrei risposto lì per lì dimenticandomi chissaccheccosa. Ancora ben al di là dell’orizzonte il fatale 1989, l’anno del crollo del Muro di Berlino. Si intravedono nella brumosa memoria, vicini e lontani, i pilastri privati e pubblici che segnano lampeggiando la lunga strada della vita. In salita o in discesa? Quand’ecco che adesso, il 13 febbraio 2019, Tonia Mastrobuoni su Repubblica mi va a scrivere una recensione a un saggio uscito in Germania e ancora non tradotto, tanto bella che non potrò evitare di scopiazzare alcune frasi. Comunque leggetevela sul Web: vi farà un ben dell’anima. Un paginone, nel quale c’è la foto in bianco e nero del volto benevolo e beneaugurante di Willy Brandt, il grande Cancelliere della Repubblica Federale, accanto a quella in bianco e nero del volto aguzzo e malvagio di Herbert Kappler, il famoso delinquente SS, e quell’altra in bianco e nero con la solita fila di poveracci con le mani dietro la nuca, la schiena al muro, mitra spianati dai nazisti fuor di senno come al solito. Gente terrorizzata che passava per caso nella via Rasella poco dopo di quando il carretto dei netturbini pieno zeppo di esplosivo aveva dato il...

Elle est retrouvée. Quoi ? – L'Eternité / Gio Ponti

Il più bel libro su Gio Ponti (1891 – 1979), per la sua visione lungimirante e per la ricchezza dei contributi che contiene, lo ha curato Ugo La Pietra nel 1995 (Rizzoli) e la più bella mostra su di lui, per la qualità e la quantità dei pezzi esposti, per la magia dell'allestimento e il prestigio della sede ospitante, è in corso al MAD di Parigi (fino al 5 maggio 2019), mentre un omaggio per celebrare il quarantesimo anniversario della sua morte è in preparazione al MAXXI di Roma (novembre 2019 – aprile 2020). Tra le due soglie temporali che separano l'uscita del libro di La Pietra – preceduto, cinque anni prima, da quello della figlia del maestro, Lisa Licitra, intitolato Gio Ponti: l’opera, per i tipi di Leonardo – dalla mostra al MAD, è di fatto avvenuta dapprima la ‘scoperta’ critica di Ponti e quindi la sua consacrazione ad archistar. Infatti, prima degli anni novanta del secolo scorso, su Ponti si era sempre scritto in modo rapsodico e settoriale, senza che si fosse mai studiata nel suo complesso la sua figura articolata e poliedrica di progettista a tutto campo, di promotore culturale e di teorico (o forse sarebbe più appropriato definirlo divulgatore) dell'architettura e...

A Napoli e Roma a trent’anni dalla morte / Mapplethorpe. Classical form on unthinkable images

Il 9 marzo del 1989 muore di AIDS Robert Mapplethorpe. Ha all’epoca quarantatré anni ed è uno dei fotografi più rappresentativi della scena artistica statunitense di cui incarna, tra gli anni Settanta e Ottanta, l’anima oltraggiosa, irriverente e contestataria. Le sue fotografie, caratterizzate da una cifra stilistica singolare, capace di unire lo scabroso e il glamour, sono, al di là dello splendore formale, un mezzo di riflessione su temi controversi come l’omosessualità, la pornografia e la sfera erotica in genere, la cui forza risiede – come annotava la scrittrice americana Joan Didion – nella forma classica applicata a immagini ‘impensabili’.      Dopo un’infanzia e un’adolescenza formalmente integrata nei costumi di una famiglia cattolica della media borghesia di origine irlandese (i cui valori rientreranno, seppur stravolti, in alcuni aspetti della sua ricerca), Mapplethorpe si iscrive al Pratt Institute di Brooklyn e, negli anni delle rivolte studentesche e delle contestazioni, entra in contatto con la nascente cultura underground newyorchese, con i suoi fermenti politici, artistici e letterari, legandosi per alcuni anni a Patti Smith. È lei a regalargli la...

Centenario / Alpinismo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel lager di Auschwitz a Primo Levi viene marchiato sul braccio il numero 174157. Trascorrerà un anno e mezzo in quel luogo pieno di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il mondo degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima: un giorno prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna” e lo coglie un forte moto di commossa nostalgia: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, dì qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel buio della sera…” (da Se questo è un...

Mast di Bologna / Thomas Struth. Nature & Politics

Iniziamo dalla fine. L’ultima fotografia della mostra “Nature & Politics” di Thomas Struth al Mast di Bologna si intitola “Seestück, Donghae City”. Si vede il mare. Ci sono quasi tutti gli elementi primordiali entro cui ogni cosa può prendere forma: aria, terra, acqua. Le onde, le rocce, la schiuma portano il nostro sguardo verso la linea dell’orizzonte. Ci invitano ad andare altrove. Cosa rappresenta? Il futuro? O la linea che separa ciò che esiste da ciò che esisterà anche dopo l’uomo? È questa la “Nature” del titolo. Tutto il resto è “Politics”, ovvero ciò che la “polis” è diventata, l’ultimo elemento: fuoco e tecnica.  Le foto mostrano macchine, dispositivi e installazioni di una tecnologia all’avanguardia. Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita. Le didascalie non sono d’aiuto. Le parole aggiungono mistero al mistero. Le definizioni non definiscono: Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence...

Rosalia Montmasson una vita raccontata / Storie di vite da non dimenticare più

Rosalia Montmasson non è una ragazza da scordare, ma la Storia l’ha scordata: nessun trafiletto a bordo pagina dei manuali scolastici di storia, in quei box di approfondimento in cui di norma relegano le donne, nemmeno uno straccio di canzone che la citi. Nulla che commemori l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille. Solo una targa, in via della Scala a Firenze, ricorda Montmasson e viene vista da una romanziera che ama le finestre aperte verso il mistero: da lì inizia la ricerca storica e la ricostruzione di una vita dimenticata con una scrittura saggia dal ritmo fluente.    Maria Attanasio, colta scrittrice e poetessa che dà corpo ai versi, non è rimasta affatto indifferente alla dicitura della targa – “Rose Montmasson, sbarcata con i Mille a Marsala” –, e come avrebbe potuto esserlo di fronte a una evidente ingiustizia e a una falla così grande nella memoria della nostra storia. Uno dei primi documenti che, dopo difficili ricerche, Attanasio è riuscita a vedere mostra il viso di Rosalia: la sua foto è la numero 338 nell’album dei Mille, l’album che ritrae tutti i Garibaldini che hanno partecipato alla spedizione. Ma la vita di Rosalia, la storia sua non è...

Nuove scritture per un teatro vivo / Liv Ferracchiati: alla faccia del “gender”

Nel panorama della nuova drammaturgia under 35 Italiana, Liv Ferracchiati occupa un posto notevole. Todi, classe ’85, Dams di Roma, un diploma in regia alla Paolo Grassi di Milano. Assieme alla sua giovane compagnia The Baby Walk ha composto una complessa Trilogia sull’identità che, in seguito all’elezione alla Biennale Teatro di Venezia targata Latella, il Premio Hystrio “Scritture di Scena”, la vittoria del Premio Scenario 2017, attualmente porta in giro per l’Italia. Elemento caratteristico ma non esclusivo della Trilogia – composta da Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater e Un esquimese in Amazzonia – è che il protagonista di ogni capitolo è una persona transgender “f to m”, ovvero che transita dal genere femminile al maschile, ogni volta di diversa età, consapevolezza, aspirazioni. I lavori – ognuno dissimile dall’altro per lessico scenico e scrittura – attraversano temi variegati che solo a una lettura superficiale sembrano confluire unicamente nel discorso identità di genere. La Trilogia indaga piuttosto le crepe emotive, le oscillazioni, i traumi, la crisi della generazione under 35 dell’Italia di oggi, figlia di Berlusconi prima e del...

Ritratto d’interno en plein air / La casa di Gabriele Münter e Wassily Kandinskij

1909. Un quadro a olio mostra la tavola attorno alla quale stanno due pittori, Vasilij Kandinskij e Erma Bossi, seduti in conversazione su una panca ad angolo. L’ha dipinto Gabriele Münter, prima allieva di Kandinskij a Monaco e poi sua compagna. Nei tratti traspare una morbidezza che ritroveremo anche nei paesaggi bavaresi dipinti da Münter. In un certo senso anche questo quadro è un paesaggio, dipinto non en plein air, ma sotto la volta modesta di questa casa a Murnau, in Baviera, in cui ritroviamo proprio la panca angolare del quadro. È l’intimità di una scena familiare, dipinta come paesaggio dell’anima. Questo senso di raddoppiamento non ci lascerà per tutta la visita. Nello stesso quadro si vede, per esempio, una serie di dipinti realizzati da Kandinskij secondo la locale tradizione di pittura di temi religiosi su vetro, che sono ancora esposti in casa.    Cinque anni è vissuta la coppia in questa che i paesani chiamavano Russenhaus, facendola diventare il punto di incontro di quel gruppo internazionale di artisti noto sotto il nome di Der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro. Pittori come Franz Marc, August Macke, Alexej von Jawlensky e Marianne von Werefkin, ma...

Il nuovo è meglio del vecchio / Giovanni Pirelli ricomposto

Nel marzo 1948, nell’imminenza delle prime elezioni politiche, Indro Montanelli accusò Giovanni Pirelli di “diserzione”, di essere passato dalla parte del nemico in un momento di guerra: “il cadavere di Masaryk è lì a testimoniare”. Sono i giorni caldissimi che precedono il 18 aprile 1948, ma Pirelli non rispose al giornalista toscano, la sua scelta di campo l’aveva già fatta e votò senza pentimenti per il Fronte Popolare. Accadde cinque anni prima: “La mia scala? L’ho bruciata. È successo in Russia, se ben ricordo, c’era la ritirata, faceva freddo. Se ben ricordo, non ho più avuto scale di valori”. Nato nel 1918, Giovanni è il figlio maschio primogenito di Alberto Pirelli, il più importante e capace industriale italiano del suo tempo, e di Ludovica Zambelletti, che proviene da una famiglia di imprenditori farmaceutici varesini. Ha due sorelle, Elena e Ludovica, e un fratello più piccolo, Leopoldo. Ha fatto a tempo a conoscere il nonno Giovan Battista, il fondatore della Pirelli e C.. “Sono cresciuto all’ombra di una grande fabbrica, nel fischio delle sue sirene, nel suo odore; l’odore della gomma quando viene vulcanizzata. Mi si diceva: “un giorno ne diventerai capo, se ne sarai...

5 marzo 1922 / Divagazioni su Pasolini

Pasolini ha vissuto in un tempo in cui ancora si poteva agire. Si può agire anche adesso, ma spesso sono azioni virtuali, azioni che ti lasciano nella gabbia del tuo corpo e non riesci a uscire. Pasolini che vuole aprire gli occhi è dunque un uomo che soffre perché gli uomini dagli occhi chiusi, gli uomini dallo sguardo basso non vogliono cambiare postura. Pasolini e i molli. L’eterna mollezza italica. Ci si può ridere quando si svolge in un bar, diventa pericolosa quando agisce sul piano della storia. Pasolini aveva uno spirito greco, una pulsione balcanica in una nazione che è tutto un formicolio di mezze misure, di cattiverie senza talento, di generosi che non ti danno niente.   Sempre in Italia a un certo punto ti ritrovi al punto di Pasolini. Hai intorno a te un’umanità a basso voltaggio. Più lavori e più sei denigrato. Nessuno sopporta l’eroismo, il martirio. I devoti della miseria spirituale non ti perdonano la tua inquietudine. Ti dicono narciso, egoista, ti attribuiscono calcoli dove hai slanci, ti fanno furbo come loro, non capiscono il furore, lo scambiano per arrivismo. Pasolini e l’Italia che non vuole cambiare e però non accetta di essere limpida, secca. L’...

Ritorno al futuro / "LTI, La lingua del Terzo Reich” di Victor Klemperer

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Come si legge un taccuino di un filologo, ricavato da diari scritti dal '33 al '45 per riuscire a sopravvivere e “reggersi in equilibrio”, da ebreo tedesco, in un mondo diventato improvvisamente bestiale? Come una testimonianza preziosa; come una galleria di ritratti ed episodi quotidiani vividi e minuti; come una raccolta di osservazioni sulla manipolazione della lingua; come un libro di storia; come un portolano che ancora oggi, pur con tutte le differenze, può guidarci nelle correnti e nelle rapide del linguaggio quando la propaganda politica prende ad agitarlo e vuole a tutti i costi governarlo, tentando di sviarne e dirigerne l'uso. “Taccuino di un filologo” è il sottotitolo di LTI, La lingua del Terzo Reich, di Victor Klemperer, uscito in Italia per la casa editrice Giuntina nel 1998 (in Germania nel '46, divenuto presto un classico), dove LTI sta per Lingua Tertii Imperii...

21 luglio 1919 / La guerra dei poveri di Nuto Revelli

L’agenda di Nuto Revelli ha una copertina rigida, in cartone marrone zigrinato, all’interno riporta la dicitura: Agenda per l’anno 1942, XX dell’era fascista. Le pagine sono fitte di una scrittura chiara, con poche correzioni. Ha accompagnato l’autore per tutti i mesi della guerra in Russia, registrandone con buona regolarità azioni e riflessioni. La prima data è 21 luglio 1942, il giorno della partenza per la Russia, dalla stazione di Rivoli, ore 3,05. Finita la guerra, l’agenda diviene un libro: Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, pubblicato nel 1946, dall’editore Panfilo, pseudonimo dell’ex partigiano Arturo Felici. In copertina, un dipinto di Lalla Romano che ricalca una nota foto della ritirata.  L’editore-tipografo Felici era egli stesso un personaggio di rilievo della Resistenza, la sua tipografia tra il ’43 e il ’45 era stata un centro di reclutamento e smistamento di giovani che volevano prendere la via delle montagne, da cui il nomignolo Panfilo. Suo il noto proclama del Partito d’Azione piemontese dove si dichiarava che la lotta per “assicurare la giustizia e la libertà” non avrebbe avuto sosta, e che “per questa generazione non v’è congedo”. Finita la guerra...

Festival della canzone nazionale / Quando la rana di Chomsky si salva la vita

Mauro Bocci, l’insegnante di Foligno accusato di insulti razziali verso due bambini nigeriani, si difende con una motivazione ingegnosa: “Era un esperimento sociale”, assicura.  Nel palco di una classe elementare, due bambini sono stati invitati a voltarsi verso la finestra per non mostrare il loro volto “da scimmia” ai compagni. La simulazione – spiega il legale di Bocci – aveva intenzioni antifrastiche: mostrare i comportamenti errati, e spronare alla reazione (sic!). La grottesca difesa del maestro suona particolarmente sinistra per chi frequenta quel genere di performance che – Abramovic docet – accende con la miccia del paradosso il fuoco politico. I piccoli spettatori di Foligno, d’altra parte, hanno reagito: hanno raccontato a casa le vessazioni e scatenato il clamore mediatico e giudiziario.    Fotografia di Luca Chiaudano. E noi? Quanto deve farsi manifesto il sopruso per innescare la nostra reazione? Sui complessi meccanismi del dissenso e della sopportazione ha lavorato la compagnia olandese Wunderbaum attiva tra il Theater Rotterdam e il Theaterhaus Jena e approdata sui palchi milanesi grazie a Mare culturale urbano (li abbiamo visti, negli scorsi...

Fossoli / Cosa imparare da Primo Levi

Quello che segue è il testo dell'intervento di Ernesto Ferrero, presidente del Centro Internazionle Primo Levi di Torino, in apertura della lettura di Fabrizio Gifuni dedicata a Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati, a Fossoli per il Centenario della nascita di Primo Levi.   Calvino diceva che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha dire. Vorrei aggiungere una piccola variante: che continua a darci sempre di più con il passare del tempo. Se questo è un uomo è un classico che è stato scritto da un ragazzo di ventisei anni che per modestia si è nascosto a lungo dietro l’autodefinizione riduttiva, molto riduttiva, di scrittore della domenica o di chimico che scrive: come se la chimica fosse una lieve ma evidente disabilità mentre, al contrario, semmai offre un più di strumenti conoscitivi. Lo sappiamo: Primo Levi non ha mai voluto sollecitare emozioni, né tanto meno si è atteggiato a vittima da compiangere. Da buon tecnico di laboratorio, che si diceva “studioso di vortici”, ha cercato di capire: come funzionava la macchina dello sterminio, come funzionava la testa dei tedeschi, come funzionano le società umane e come funziona la nostra testa, di...

Leonardo Sciascia / Una storia semplice

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   “Nessuno ha una vita degna di considerazione di cui non si possa raccontare una storia”, scriveva Hannah Arendt in un saggio su Karen Blixen; e, allargando, si potrebbe affermare che qualsiasi vita diventa degna in forza della storia che la redime. Questo perché, sempre citando la...

A 50 anni da Je t’aime… moi non plus / Il piacere fu donna (ma il dispiacere restò degli uomini)

Diciamo la verità: da un genere musicale che ha esortato al sesso fin da quando stava in fasce ci si poteva francamente aspettare di più. L’orgasmo di Robert Plant in Whole lotta love degli Zeppelin non era male, ma la sua repentinità e la cornice esoterica dentro cui si compì poteva insinuare il sospetto che il rock fosse più incline a infliggere sevizia che non a suscitare piacere. The great gig in the sky dei Pink Floyd era l’ideale se volevi attirare l’attenzione dei vicini, ma in quell’estasi astronomica c’era già, in nuce, lo stordimento del new age e il sesso tantrico a beneficio di una civiltà orfana di liturgie (le candele, l’incenso, gli abbracci di luce). Quanto a Orgasm (a.k.a. Poem) di Prince, il primo istinto è sempre stato quello di abbassare il volume e aprire a caso una poesia di Giorgio Baffo o i sonetti lussuriosi dell’Aretino. Insomma, e per farla breve: di orge, toccatine, versetti e sospiri vari il kamasutra del rock è pieno, ma se restringiamo il campo agli amplessi veri e propri, quelli in cui ci si prende il tempo, preliminari e tutto quanto, allora la scelta è quasi obbligata.   Je t’aime… moi non plus fu pubblicata da Serge Gainsbourg cinquant’anni...

Daniele Gaglianone, “Dove bisogna stare” / Quattro ipotesi per un’umanità possibile

Forse non esiste un concetto più banale e abusato, soprattutto se utilizzato come categoria critica, ma appare quasi un imperativo definire Dove bisogna stare di Daniele Gaglianone, scritto con Stefano Collizzolli, soprattutto in un momento sociale e politico come questo, "un film necessario". Poi, se ci si sofferma un attimo, se si apre una pagina di un qualunque sito d'informazione per vedere cosa sia successo nel frattempo, e dopo aver constatato che migranti, sbarchi negati ed emergenze dichiarate e presunte sono diventati l'oggetto di fiere prese di posizione che al celodurismo di un tempo hanno sostituito la perentorietà stolida di un tweet, la stessa necessità di cui prima appare di colpo un'urgenza. Morale, più ancora che umanitaria. Il problema è che un solido documentario come Dove bisogna stare, pur se attuale, rischia in questo marasma liquido che è ormai la politica italiana, di diventare istantaneamente un frammento del passato. Consapevole di questo, il film inizia con una didascalia aggiunta in postproduzione che annuncia il notevole peggioramento della situazione italiana rispetto al periodo tra l'inverno del 2017 e la primavera del 2018, in cui le riprese sono...

“Cuore di cane” e “Il Maestro e Margherita” / L’uomo nuovo: il ritorno di Bulgakov

Prima visita all’autore Michail Bulgakov, ancora in scena? Non è questo autore il frutto, ricchissimo di umori, di un secolo passato, il novecento, con i suoi sogni e le sue crudeltà, con utopie spesso trasformatesi in distopie, in incubi feroci? Raccontano di uomini nuovi, di esperimenti scientifici, di veri e propri tentativi faustiani falliti di rinnovare l’umanità il suo principale romanzo, Il Maestro e Margherita, e il suo racconto più famoso, Cuore di cane (ma anche l’altro dal tono fantascientifico, Uova fatali). Sono frutti del futurismo e della rivoluzione bolscevica (oltre che di Mary Shelley, dell’ottocento e della rivoluzione scientifica), imparentati in qualche modo con R.U.R., il testo che inventa il termine robot, e con L’affare Macropulos del ceco Karel Čapek, come pure con La pulce e Il bagno, estremi testi inquietati e inquietanti di Majakovskij, prima del suicidio per impossibilità di esistere in un’Unione Sovietica schiava dei burocrati e del terrore. Bulgakov sopravvisse alle minacce del potere. Si rinchiuse nella scrittura del romanzo e in un’attività minore di aiuto regista al Teatro d’Arte di Stanislavskij, il guru della nuova scena dell’interiorità...

Al Mudec di Milano / Paul Klee, archeologo della pittura

“Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell'immaginazione, e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione.” Paul Klee, La confessione creatrice   Paul Klee è uno di quegli artisti che subisce l’ingiusta condizione di essere oscurato dalla troppa notorietà. Sovente derubricato dal pubblico nella polverosa categoria dei classici scolastici, la sua opera è invece un fuoco d’artificio di scoperte, intuizioni, tuffi in profondità in epoche e culture lontane. L’occasione per guardare ad essa con occhi ripuliti dai preconcetti è la splendida mostra in corso al Mudec di Milano Paul Klee. Alle origini dell’arte, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, nella quale i curatori indagano in profondità l’aspetto del primitivismo di Klee e la genesi della sua opera.  La mostra è frutto di un lungo lavoro di ricerca e raccoglie oltre cento opere provenienti da prestiti importanti, in particolare dal Zentrum Paul Klee di Berna, di cui alcune inedite in Italia. Divisa in cinque sezioni, nasce con il dichiarato intento di fare chiarezza sulle fonti del suo lavoro, percorrendo a ritroso le vie battute dall’artista per decostruire il mito del Klee “sciamano” e dare...

La strada al MAXXI di Roma / Dove si crea il mondo

Lo spazio è saturo di rumori, echi, suoni, voci. Dal frastuono emerge un fischiettio insistente e stonato, come se qualcuno si sforzasse di riprodurre melodie familiari, mentre schermi e monitor proiettano bagliori colorati. Il primo impatto con La strada. Dove si crea il mondo, la grande mostra aperta lo scorso 7 dicembre al MAXXI di Roma (fino al 28 aprile 2019) evoca la saturazione sensoriale, lo strepito assordante di una strada, uno spazio di movimenti, flussi, architetture, oggetti, veicoli, corpi, segni e gesti in perpetua trasformazione. Con oltre 200 lavori di 140 artisti internazionali, la mostra curata da Hou Hanrou è una prova coraggiosa e per molti versi controcorrente che susciterà attenzione e dibattito, senz’altro uno dei progetti più ampi e ambiziosi della sua attività di direttore artistico dell’istituzione romana (mirabile e per certi versi tangente a questo fu Open museum open city del 2014).    Sacrificando alcuni aspetti ormai canonici della pratica curatoriale, della strada la mostra ci restituisce la virulenza: ogni opera si presenta in tutta la sua fisicità, fatta di suono, colore, e spazio, vicina alle altre, a noi e agli altri, con una...

Una trilogia di Rita Frongia / A tavolino con la morte

Il filosofo stoico Crisippo propose di definire l’essere umano come un “vivente razionale mortale” (ἄνθρωπος ἐστι ζῷον λογικὸν θνητόν). Lo scorrere inesorabile della storia e del tempo solleva sempre più dubbi, in realtà, sulla presunta razionalità della nostra specie, che brilla per la sua capacità di fare del male ai suoi membri e di distruggere spesso l’ambiente o i viventi con cui entra in relazione. Resta invece fondamentale il riferimento alla qualifica di “mortale”. Si tratta in sé di una banalità, perché persino un bambino riconosce con evidenza, forse fin dal suo primo vagito, che tutti devono morire. E, tuttavia, è anche una verità abissale. Diversamente da un dio, l’essere umano è un vivente che impara sin dalla culla a convivere con la morte e con la prospettiva di dover morire. Intorno a questa banalità-verità, si incentra tutta la forza poetica della “trilogia del tavolino” di Rita Frongia. Il lavoro si compone, infatti, di tre commedie (La vita ha un dente d’oro; La vecchia; Gin gin. Di cosa si parla quando si parla), che hanno in comune uno schema dove si distingue una faccia “visibile” e una “invisibile”.     Ciò che si vede sempre sono due attori che...

Eva Marisaldi al Pac / La grazia del provvisorio

Iniziamo col dire che è ora di riguardare questa generazione di artisti italiani che ormai hanno passato i cinquant’anni e che è importante che vi contribuisca un’istituzione come il Pac (Padiglione d’arte contemporanea) di Milano. Ma soprattutto è importante perché sono artisti che, pur avendo alcuni fatto parte di raggruppamenti all’inizio abbastanza identificabili, non hanno dato vita a tendenze omogenee e non hanno assecondato un mercato, un “sistema”, che si basa su un’idea di riconoscibilità iconica. Certo non è stato un caso. Per dirne una: dopo l’Arte Povera, dopo la Transavanguardia, che vuol dire dopo le strategie e le posizioni forti, a loro modo dogmatiche, comunque enfatiche ed escludenti, l’idea era quella della ricerca di altre modalità di intervento, di smarcamento e di libertà innanzitutto, a costo dunque di “debolezze” e di incomprensioni, anzi usate come smarcatura. Non è stato così anche, su altri piani, per il Pensiero debole, appunto, o per il Settantasette, inteso come movimento di protesta? Dunque dopo Luca Vitone, ecco Eva Marisaldi, scelta non scontata ma rispondente a quanto appena detto.   Eva Marisaldi, Trasporto eccezionale, Pac 2018, ph Claudia...

Quattro libri per leggere il presente / Muri e venti

Muri, frontiere, confini sono quanto di più adatto a cogliere il nostro tempo si possa scegliere come temi di riflessione. Sono punti di osservazione, con-testi e talvolta pre-testi per affrontare gli stretti nodi delle storie che si radicano nella materialità del muro o nella mobilità del confine. In fondo, quasi non parliamo che di questo anche quando parliamo di altro: identità, relazione, nazione, inclusione, migrazione, limite sono addentellati di uno stesso discorso sul presente che ha le caratteristiche dell'urgenza e dell'emergenza. E se parliamo di altro è forse anche per non vedere le cose che girano attorno ai muri e non accettarne completamente le conseguenze. Tra le diverse strategie con cui il tema dei muri può essere affrontato scelgo qui di parlare di quattro libri recenti che declinano in modo differente una stessa attenzione allo stesso soggetto.   Carte Il punto di partenza non può che essere lo spazio geografico, quello stesso che la globalizzazione, il flusso di informazioni e la semplificazione di alcuni vettori di viaggio hanno reso solo apparentemente più compresso, ridotto e noto. L'atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni (a cura di Bruno...