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Classico Pop / La catastrofe che incombe

L’imperatore Settimio Severo aveva la pelle scura e parlava latino con forte accento punico. Come molti dei migranti odierni, proveniva dalla Libia. La mostra Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa (Colosseo, Foro Romano e Palatino, fino al 25 agosto 2019) ricostruisce la storia della dinastia imperiale dei Severi (dal 193 al 235 d.C.). La loro dominazione coincise con una stagione di riforme fra le quali la Constitutio Antoniniana proclamata nel 212-213 d.C. da Antonino Caracalla che concesse la cittadinanza romana ai figli delle coppie miste, agli schiavi liberati e agli abitanti delle regioni più periferiche dell’impero.  Che ne è della legge italiana sulla cittadinanza per nascita (ius soli), approvata dalla Camera il 13 ottobre 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato?    Ritratti della dinastia dei Severi con Antonino Caracalla che volge lo sguardo corrucciato verso il visitatore. Forse sta pensando alla seduta del nostro Senato del 23 dicembre 2017, nel corso della quale si doveva votare lo ius soli, disertata da M5S, da tutta la destra e anche da una parte del centrosinistra. Possiamo rispecchiarci nella politica...

Teatro carcere / Teatro del Pratello: i padri, l’eredità

Sembrano ombre, fantasmi in cerca di consistenza. Sono volti neri, schierati in cima a un piano molto inclinato, un pavimento di antiche mattonelle interrotto da pali sottili di ferro simili a meridiane che segnano il sole il tempo l’avvicendarsi delle stagioni. Rotoleranno durante lo spettacolo, quelle apparizioni, fino al centro dell’impiantito, fino in fondo verso gli spettatori, raggiungendo microfoni sospesi o appoggiati in terra, in cui si confesseranno, si esploreranno, cercando di dare una qualche consistenza alla loro natura, accompagnati da musiche minimaliste, circolari, ipnotiche di Max Richter, che riprende e varia Le quattro stagioni di Vivaldi, o dai ballabili della compositrice greca Eleni Karaindrou, che con leggerezza squarciano antiche memorie. Eredi eretici è l’ultima creazione di Paolo Billi e del Teatro del Pratello, vista all’Arena del Sole di Bologna. Billi lavora da molti anni negli istituti di pena, in particolare in quelli minorili del capoluogo emiliano (anche se da qualche tempo interviene anche nel carcere degli adulti di Bologna, la “Dozza”, e in altri istituti del centro-nord). Non porta in scena solo giovani reclusi: le sue creazioni sono...

A cent'anni dalla sua morte / Un ritratto di Rosa Luxemburg

“Esiste per la rivoluzione una regola assoluta: non fermarsi una volta compiuto il primo passo, non cadere nell’inazione, nella passività. La migliore parata è assestare all’avversario un colpo energico. Questa regola che si applica a ogni battaglia, vale soprattutto per i primi passi della rivoluzione”. Forse, fu questa convinzione, più volte espressa, che portò Rosa Luxemburg a restare al fianco dei compagni spartachisti nelle drammatiche giornate dell’insurrezione armata a Berlino, nei primi giorni di gennaio del 1919, anche se, in dissenso con Karl Liebknecht, non aveva considerato né pronto il Partito comunista tedesco (PKD), nato a dicembre, né propizie le condizioni sociali e politiche generali per una rivoluzione, nella quale pure credeva fermamente dopo le manifestazioni di novembre, uscita dal carcere di Breslavia. Tanto che aveva preferito i Consigli dei soldati e dei lavoratori, sorti in vari punti della Germania, all’Assemblea nazionale costituente indetta dal governo provvisorio, che, caduto il secondo Reich, in accordo con l’esercito, i suoi vecchi amici e compagni socialdemocratici avevano accettato di costituire, impegnandosi a contrastare ogni velleità...

Ange Leccia / Girls, Ghost and War

Due aerei si fronteggiano sulla pista di atterraggio. Due navi enormi, come due cetacei metallici, stanno ormeggiate l’una di fianco all’altra. Due auto stanno una dinnanzi all’altra, con i paraurti che si sfiorano, i fanali accesi e la luce che si fonde nello spazio vuoto. Sembra una scintilla, qualcosa in procinto di svelare un segreto. Anche se la luce non illumina nulla, solo altra luce. Non c’è modo di capire sino in fondo cosa vogliono dirci le immagini di Ange Leccia. Tutto è fermo. Non accade nulla. Forse è per questo ci appaiono misteriose. Cosa significa duplicare? Di che tipo di doppio si tratta? In queste fotografie non ci sono riflessi, scissioni, rifrazioni, ma semplicemente due oggetti uguali e ugualmente reali, chiusi e ostinati nel loro “essere due”.   Ange Leccia, Volvo, Arrangement, 1986. Eppure si è perfettamente consapevoli che la metafora del doppio, che qui viene evocata, non può che essere considerata come un impulso elementare dello spirito umano. Non ci si sente, non ci si ode, non ci si vede, se non come l’altro, cioè come proiezione e alterità. Ma se la fotografia attesta che l’altro è identico ed esiste nello stesso istante, cosa ha voluto...

Un diario del tempo in rete / La vita sociale dei media

In questi primi giorni dell’anno, gli unici, insieme a quelli centrali d’agosto, in cui la vita scorre un po’ più lenta e ricevi meno email del solito, mi sono accorto di aver speso più tempo del solito a consumare media di varia natura e ho provato a tenere un diario quotidiano del tempo speso con i media e in che modo ho speso questo tempo. È un esercizio per le vacanze che avevo assegnato ai miei studenti del corso in Big data, media digitali e società che tengo all’università di Siena, un esercizio che ho preso in prestito (se non quasi integralmente riprodotto) dalla ricercatrice americana della Aarhus University Annette Markham, che ha pubblicato un articolo scientifico su questo metodo: Critical pedagogy as data literacy.      L’idea è quella di rivolgere lo sguardo su di sé in maniera critica, prendendo coscienza, cioè portando in primo piano, delle pratiche quotidiane legate al consumo dei media e di quanto queste pratiche producano flussi di dati che non controlliamo. Ma via via che compilavo questo diario, mi sono reso conto di qualcos’altro, che non aveva a che fare con la politica dei dati, bensì con il nostro rapporto quotidiano, intimo e fertile, con...

Le streghe di Guadagnino / “Suspiria”: un film parallelo

In una delle pagine iniziali del suo illuminante testo su Pinocchio, Giorgio Manganelli descrive il libro come una sorta di mappa, un territorio infinito ed infinitamente estendibile. In accordo al suo progetto di lavorare sugli indizi del testo, dice poi: “ogni parola è stata scritta in un certo punto per nascondere altre, innumerevoli parole”. Poco più avanti, se possibile, è ancora più esplicito: “Non possiamo supporre che un testo sia un tuorlo che può produrre innumerevoli autori, e che anzi io stesso sia uno degli innumerevoli autori del testo?”.  Questa lieve deviazione in uno spazio extra-cinematografico può forse essere impiegata produttivamente per cercare di venire a capo del groviglio di sollecitazioni a cui la visione del Suspiria di Luca Guadagnino sottopone lo spettatore. Vedere questo film come un remake dell’originale di Argento sembra essere infatti non solo sbagliato ma, soprattutto, poco utile. Conviene forse cercare di capire secondo quali traiettorie e operando quali spostamenti Guadagnino abbia operato all’interno dell’immaginario argentiano.   L’accademia di danza del film (ph. Mikael Olsson/Amazon Studios). Il primo, più esplicito perché...

Conversazione con Irene Fenara / Immagini dalla sorveglianza

Nella nostra indagine sulla metafotografia italiana abbiamo incontrato Irene Fenara (1990), artista bolognese che nella sua ricerca segue principalmente due percorsi – la video installazione e la sperimentazione con la fotografia concentrata anche sull'interazione con le telecamere di sorveglianza – per attivare qualcosa che tende all’allargamento dei confini dell’arte. Fenara cerca ogni volta in modo diverso di spingersi oltre la consuetudine, di sondare gli interstizi che si creano tra le varie espressioni artistiche, dove le diverse caratteristiche si mescolano e interagiscono. Il medium della fotografia è veicolato al sondare la vertigine, ovvero al tentativo di familiarizzare col disorientamento contemporaneo, dove la sperimentazione è importante per addentrarsi sempre più in profondità nelle questioni aperte, in ciò che ancora non è stato intuito e visto. Inoltre, per comprendere cosa agirà nella coscienza più in là nel tempo, nel futuro, si può guardare anche all’indietro, e utilizzare foto che noi stessi abbiamo scattato da bambini, con le macchinette usa e getta, durante piccoli viaggi. In Cercare per mare e per terra, Irene ha dato alle sue foto d’infanzia una nuova...

Per l’anniversario della legge Basaglia / Teatri della mente

Era il 13 maggio 1978, pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, quando venne approvata la legge 180, la Legge Basaglia. Per la prima volta al mondo saliva in primo piano la salute dei pazienti psichiatrici e si ribaltava la disposizione del 1904 secondo la quale doveva essere rinchiuso d’obbligo chi era “pericoloso a sé e agli altri e di pubblico scandalo” per passare a un provvedimento che considerava il ricovero necessario soltanto se non vi erano altre possibilità di cura. È il primo passo verso la chiusura dei manicomi, anche se di fatto solo con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione di nuove strutture di assistenza si andò verso il completamento della previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali. Il percorso è durato decenni: gli ultimi ospedali psichiatrici furono chiusi in Sicilia nel 2007, e gli ospedali psichiatrici giudiziari nel 2015. La legge, di grande attualità, puntava a ridare dignità alla persona facendole riacquisire la libertà, partendo dall'abolizione di misure terribilmente coercitive: purtroppo, dopo più di quarant’anni, alcune strutture applicano ancora tecniche più detentive che riabilitative.   Il percorso...

Straniamento / Edgar Hilsenrath, Notte

Edgar Hilsenrath lavora al suo primo romanzo per circa tredici anni, dal 1944 al 1957. Scrive ovunque, nei ritagli di tempo, senza alcun ordine; prima in Palestina, poi in Francia, poi negli Stati Uniti. Non conosce i ferri del mestiere, non ha modelli letterari, è uno dei tanti ebrei tedeschi deportati in Ucraina e sopravvissuti per miracolo. Nel 1954, in mano, ha 1.250 pagine manoscritte che diverranno la metà solo tre anni dopo, questa volta dattiloscritte, peccato che manchi un editore disposto ad accogliere un testo del genere. Nel 1964 un’importante casa editrice di Monaco di Baviera si fa avanti, ma poi quasi tutte le copie finiscono fuori commercio, poiché molti sopravvissuti all’Olocausto si sentono offesi dal ritratto che Hilsenrath fa degli ebrei. In Germania, pensate, Nacht riapparirà solo 14 anni più tardi, dopo essere stato tradotto in Olanda, in Inghilterra, in America. Edgar Hilsenrath è scomparso quando questo articolo era già stato consegnato, il 30 dicembre scorso: aveva 92 anni e indossava con fierezza un paio di irsuti baffi bianchi. La notizia è che a più di mezzo secolo dalla prima pubblicazione Notte (Voland, pp. 576, euro 20) arriva in Italia, nella...

Arte come rinaturazione alla Galleria Nazionale di Roma / Non è la fine del mondo

«Un po’ di possibile, sennò soffoco», invocava Gilles Deleuze nell’Immagine-tempo (dieci anni prima di trarre le conseguenze, di quell’esaurimento). E se la premessa è che «abbiamo bisogno di ragioni per credere a questo mondo», uno dei pochi gesti intellettuali che nel nostro tempo provino a trovarle, queste ragioni, è Il mondoinfine: vivere tra le rovine, la mostra-concetto (come si dice concept-album) ideata da Ilaria Bussoni (e a cura sua e di Simone Ferrari, Donatello Fumarola, Eva Macali e Serena Soccio, fino al 23 gennaio alla Galleria Nazionale di Roma).    Chiara Bettazzi, Il mondo infine.   Bussoni è una giovane filosofa che dopo una formazione parigina ha messo al lavoro il pensiero nella forma dell’immaginazione editoriale, dando vita fra l’altro presso DeriveApprodi una collana, Habitus, che ha superato i venticinque titoli (densissimo, infatti, il catalogo-manifesto della mostra). A inaugurarla un testo imprevedibile di Gilles Clément, l’Elogio delle vagabonde: «erbe, arbusti e fiori alla conquista del mondo», in una rinaturazione (o rinselvatichimento) del paesaggio dopo la fine del cosmo ordinato che è stato il sogno, e l’incubo, dell’Homo sapiens...

Metafisica del populismo II / La Sinistra postuma

“Il re è morto, viva il re!”. Nelle monarchie assolute pre-rivoluzionarie questa formula celebrava, come è noto, il “corpo immortale” del sovrano, accidentalmente incarnato in una esistenza particolare ma in qualche modo “eterno” nella successione dinastica. Con un po' di sano umorismo storico, si può aggiornare il detto alla vicenda della “Sinistra” in Occidente. C'è un fatto abbastanza sconcertante che caratterizza il nostro presente, un fatto sotto gli occhi di tutti che però gli analisti non evidenziano come invece meriterebbe. La Sinistra “politica” è indubbiamente morta e tuttavia la Sinistra sta conoscendo a Destra, all'estrema Destra, proprio quella populista e xenofoba, un singolare successo postumo. La sua retorica è diventata patrimonio di chi apparentemente l'avrebbe liquidata e rimpiazzata. La parola “popolo” non appartiene forse al suo lessico? Il lavoro come valore morale e fonte di ogni valore economico non era forse il fondamento della prassi politica della Sinistra? La redistribuzione del reddito ai cittadini non è forse un suo obiettivo? Ciò a cui stiamo assistendo, non solo in Italia, è perciò un inquietante gioco delle parti dove ciò che resta della Sinistra “...

Dereck Black e Dylann Roof / Odio bianco

La strage alla sinagoga di Pittsburgh, il 27 ottobre, ha spazzato via anche l’ultima illusione. Undici morti, sei feriti. È stato l’attacco antisemita più grave nella storia degli Stati Uniti, uno dei successi più clamorosi del suprematismo bianco. Eppure, mentre le settimane scorrono, cresce l’amaro del dejà vu. Questo è un film già visto troppe volte. Gli attori cambiano ma non il finale e tanto meno il regista. È già successo, succederà di nuovo. I segnali d’allarme sono sotto gli occhi di tutti. Lo stesso micidiale impasto d’odio tiene insieme il massacro di Pittsburgh; le violenze neonaziste a Charlottesville, dove un anno fa ha perso la vita la ventiquattrenne Heather Heyer; l’attacco alla chiesa di Charleston dove nel 2015 Dylann Roof ha trucidato nove afroamericani; la furia crescente contro immigrati, ispanici, musulmani, donne, Lgbt, intellettuali e correttezza politica. Il mandante rimanda al vasto arcipelago del suprematismo bianco che, smessi i cappucci del Ku Klux Klan, gioca ormai un ruolo di primo piano sulla scena politica sotto l’etichetta più neutra di “white nationalism...

Il cielo era rosa sopra Berlino / Lilly Reich: una pioniera del design

Sebbene abbia contribuito al progetto di alcuni tra i più eleganti oggetti d'arredo del novecento, divenuti delle icone del design, e a quello di straordinari interventi di interior design, non sono in molti a conoscerne il nome. Su Lilly Reich (1885 -1945), infatti, non esiste alcun testo in italiano e si contano sulle dita di una mano persino quelli in tedesco, sua lingua madre, in inglese, in boemo e in spagnolo. Per di più è raramente menzionata nei libri di storia dell'architettura e del design, e neppure viene data la giusta importanza alla sua fondamentale collaborazione a progetti spesso erroneamente attribuiti al solo Ludwig Mies van der Rohe (1889 - 1969). Eppure lei è stata una delle poche donne ad aver insegnato al Bauhaus, tra l'altro proprio interior design e furniture design, e la prima ad esser stata nominata nel Consiglio del Deutscher Werkbund – DWB – inoltre ha lavorato in tandem con due mostri sacri del design: con Josef Hoffmann a Vienna, quand’era giovanissima, quindi, e per tredici anni, con Mies, appunto, del quale è stata anche compagna per un tratto di vita.    Insieme agli altri suoi meriti di ordine creativo, oggetto di questo omaggio, Lilly...

Un libro di David Kastan con Stephen Farthing / Si può dipingere un colore?

«Forse la superficie, la pelle, è tutto ciò che possiamo raggiungere» scrive David Scott Kastan citando Melville, e la pelle delle cose – come quella degli uomini – è esattamente colore. Fermarsi al colore non è però una rinuncia a penetrarne l'essenza, perché l'essenza del colore sta proprio qui, nella superficie, e qualche volta questa stessa superficie viene colta in sé stessa nell'arte e nella vita. Questo nuovo libro, pubblicato da Einaudi, ha come titolo appunto: Sul colore, e ci propone un itinerario tra romanzi, quadri, fotografie, film, eventi della politica e della storia che ne dischiudono i molteplici significati, le apparenti ovvietà, i conseguenti pregiudizi, senza pretese di definizioni conclusive o rimandi metafisici: sotto la pelle bianca della balena ci sono solo grasso, ossa e sangue.      È un libro pieno di colori e di bellissime immagini, risultato di un dialogo decennale tra lo studioso di Shakespeare David Scott Kastan – autore vero e proprio del testo – e il pittore Stephen Farthing. La traduzione è di Luca Bianco. Le tappe della discussione corrispondono a dieci colori fondamentali e per ciascun colore l'indagine si appunta sui momenti del...

Muri / L’arte in gioco. Dubuffet a Reggio Emila

I muri li si guarda poco. I passanti procedono, li sfiorano, non li osservano. Ogni tanto, però, qualche artista smette di camminare (bisogna fermarsi per guardare un muro) e c’è una scoperta. Fu Leonardo a parlare con un certo pudore (“benché paia piccola e quasi degna di riso”) di questa “invenzione di speculazione”: “se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o in pietre di vari misti (…) potrai lì vedere similitudini di diversi paesi, ornati di montagne, fiumi, sassi, alberi, pianure grandi, valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie ed atti pronti di figure strane, arie di volti ed abiti ed infinite cose”. Del resto, in Occidente, persino il mito fondatore dell’arte è legato a un muro: racconta Plinio il Vecchio che la figlia di Butade, un vasaio di Corinto, innamorata di un giovane che stava per partire e intraprendere un lungo viaggio, ne tracciò il profilo su un muro seguendo l’ombra proiettata da una lucerna; così il padre ne ricavò un fedele ritratto in argilla.     Con un po’ di pazienza si potrebbe tentare, dopo questi singolari esordi, una storia degli osservatori di muri (ne esistono più di quanto si direbbe...

La vita materiale, Palazzo Leone da Mosto / Dare forma all’informe

Di che cosa hanno bisogno gli artisti oggi? Cosa abbiamo bisogno di costruire noi tutti, come individui e come società? Per provare a rispondere a queste domande possiamo rintracciare alcuni indizi raccolti nella mostra La vita materiale. Otto stanze, otto storie, in corso presso le sale di Palazzo Leone da Mosto, prezioso edificio quattrocentesco nel centro di Reggio Emilia.    È da un dialogo ideale con Jean Dubuffet. L'arte in gioco. Materia e spirito, 1943-1985, ospitata presso Palazzo Magnani di Reggio Emilia che prende il via l’esposizione a cura di Marina Dacci. Per l’occasione, le artiste Chiara Camoni, Alice Cattaneo, Elena El Asmar, Serena Fineschi, Ludovica Gioscia, Loredana Longo, Claudia Losi e Sabrina Mezzaqui sono state chiamate a realizzare degli “habitat” nei quali mettere a nudo la relazione tra arte e vita personale, focalizzando l’indagine sul sé attraverso proposte formali che esibiscono il proprio processo costitutivo.    Otto stanze ma soprattutto otto habitat, perché il punto di partenza è ricreare – prendendo a prestito una definizione della biologia – le condizioni ambientali in cui un essere vivente trova una condizione favorevole al...

Teatro 2018 / Lo spettacolo dell'anno

Il teatro sembra di nuovo nudo, inefficace, inattuale sulla soglia di anni segnati dalla paura, dal razzismo, dalla violenza contro i più deboli. Forse è arrivato alla sfida definitiva (ma quante ne ha affrontate in ventisei secoli?), tra il trovare un senso nei tempi o sopravvivere come un oggetto da museo. Per la terza volta come redazione teatro di doppiozero abbiamo voluto proporre un sondaggio sulla stagione passata, rinunciando questa volta ai collaboratori soliti e interrogando altri osservatori, critici, artisti, scrittori, curatori, organizzatori. Abbiamo chiesto di eleggere o di raccontare lo spettacolo o il tema teatrale dell’anno, oppure di inviare un augurio al teatro del 2019. Ne è venuto fuori un caleidoscopio di visioni, una piccola enciclopedia scenica del 2018, delle creazioni, degli umori e dei discordi, un testo da gustare poco alla volta, da centellinare. Buona avventura (e buon 2019) anche ai nostri lettori, con Stefano Massini, scrittore e consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, Dario Marconcini, attore a Pontedera e Buti di lunga esperienza e rigore, Alessandro Berti, scrittore e attore d’impegno etico e formale che fa teatro in casa propria (ma...

Ritorno al futuro / "Fabian" di Erich Kaestner

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Fabian è uscito nel 1931. È considerato, assieme a Berlin Alexanderplatz di Doeblin, uno dei testi più rappresentativi della “Neue Sachlichkeit” o “Nuova Oggettività”, la corrente artistica, e anche letteraria, che nella storia della cultura tedesca segue all’Espressionismo e vi si oppone. Il suo autore è Erich Kaestner (1899-1974), noto anche come poeta e soprattutto come scrittore di libri per l’infanzia. Il suo Emilio e i detectives è stato un autentico best-seller del genere. Ufficialmente Fabian (sottotitolo: storia di un moralista) passa per essere un romanzo. In realtà pare molto più azzeccata la definizione che ne diede a suo tempo Ladislao Mittner: “mosaico di epigrammi ed aforismi svolti in forma arbitrariamente narrativa”. Il titolo originario, rifiutato dall’editore, sarebbe stato Der Gang vor die Hunde, ossia, alla lettera: “l’andata ai cani” il cui senso, in buon...

Da irredentista ad antimilitarista / La guerra di Alvaro

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Ai primi di gennaio del 1915 Corrado Alvaro «da San Luca» (come si firma nelle prime prove poetiche), classe 1895, si reca da Roma a Firenze, sede del corso per Allievi Ufficiali cui è assegnato. Il suo arrivo è evocato in quello di Luca Fabio, alter ego dell’autore e protagonista di Vent’anni: «All’alba d’una mattina d’ottobre, Luca Fabio...

Levan Berdzenisvili / La Santa Tenebra

Scrivere, che un autore lo voglia o no, è sempre, avrebbe detto Furio Jesi, un atto politico. Che si tratti di spostare o spodestare un’abitudine del pensiero in chi legge, o che la si voglia al contrario rassicurare, intrattenere, assopire – sempre la scrittura agisce in questo senso. Levan Berdzenisvili, autore georgiano, con La Santa Tenebra (uscito a settembre per e/o), rientra decisamente nel primo caso.    Per lo più il libro, che racconta i tre anni di Gulag da lui scontati tra l’ ‘84 e l’ ‘87 per aver fondato un partito repubblicano il cui programma era l’indipendenza della Georgia, è stato lodato dalla critica per la sua capacità di divertire il lettore nonostante l’argomento fin’ora affrontato sempre in maniera piuttosto cupa, come si trattasse di una di La vita è bella dei campi sovietici. In realtà c’è molto di più.  La Santa Tenebra è un racconto di resistenza, e lo è proprio in virtù dell’ironia attraverso cui parla dei Gulag e dell’ottimismo con cui filtra quell’esperienza. Certo, come sottolinea l’autore stesso quello da lui vissuto non era il regime degli anni ’40: negli anni ’80 l’URSS è agli sgoccioli e l’atmosfera relativamente più rilassata di...

Dell’ideale enciclopedico / Sull’arte della composizione di Danilo Kiš

Alla fine del 1973, un anno dopo la pubblicazione di Clessidra, riflettendo sul suo «tentativo di sostituire sul piano formale la monotonia di un determinato procedimento attraverso una strategia polifonica», Danilo Kiš afferma in un’intervista:   Il mio ideale era, ed è ancora oggi, un libro che dovrebbe leggersi non solo come si legge un libro la prima volta, ma come un’enciclopedia (lettura preferita da Baudelaire e non solo da lui), e cioè costruito secondo un’alternanza brutale e vertiginosa di concetti, un libro capace di obbedire alle leggi del caso e dell’ordine alfabetico (o altro), nel quale si succedono nomi di persone celebri e le loro vite ridotte al minimo necessario, vite di poeti, di ricercatori, di politici, di rivoluzionari, di medici, di astronomi, ecc., divinamente mescolati a nomi di piante e alla loro nomenclatura latina, a nomi di deserti e clessidre, di dei antichi, di regioni, città, alla prosa del mondo. Stabilire tra tutto ciò un’analogia, trovare le leggi della coincidenza.   Kiš propone qui il suo ideale enciclopedico. Vorrebbe scrivere un romanzo la cui organizzazione sul piano formale sia governata da una polifonia di registri e stili (...

Coop 70 alla Triennale di Milano / Mostrare un'idea, usare le parole

                                                                               

B. Synger, “Bohemian Rhapsody” / La leggenda del santo frontman

Bohemian Rhapsody, il biopic di Bryan Singer sul compianto e fiammeggiante leader dei Queen, rispecchia senza troppa fantasia il modello delle vite dei santi: umili natali, vocazione, illuminazione divina, miracoli, traversata del deserto, tentazione dei diavoli, pentimento, morte e risurrezione. Ogni tappa è scandita in modo didascalico. Il dialogo con la redentrice che lo salva dal suo lato più sinistro avviene in modo canonico, sotto una pioggia scrosciante. I diavoli che lo tentano sono più esterni che interni e, come quelli di Sant’Antonio, si presentano in forme esteticamente ripugnanti: la loro guida, Paul (Pender, manager personale di Mercury, interpretato da Allen Leech), è sufficientemente viscido. Mary (Austin, la prima fidanzata, nel film Lucy Boynton) ha le fattezze di una santa. Taylor, Deacon e May, suoi compagni nella band, assomigliano di più ai quattro evangelisti (con il manager Jim Beach nel ruolo del quarto) che non ad altrettanti artisti rock: anche i numeri contano. Mai si videro quattro rockstar più pudiche, pudibonde e moderate nei loro comportamenti.    Il film ignora completamente il percorso artistico di Freddie e il contesto musicale-...

Conversazione con un divo diverso / Lino Guanciale: utopie praticabili

È uno degli attori più amati dell’ultimo decennio, una figura singolare che attraversa teatro, cinema e televisione con la leggerezza degli attori bravi e belli a cui riesce tutto bene e il peso specifico di un artista, attore-autore, che macina chilometri su e giù per l’Italia, tra tournée, reading e incontri, perché nel suo mestiere insegue una visione del mondo. Rappresentante d’istituto ribelle e militante già ai tempi del liceo scientifico ad Avezzano, dov’è nato, studente di lettere alla Sapienza di Roma prima, e diplomato all’Accademia Silvio d’Amico di Roma poi, Lino Guanciale ha recitato per Luca Ronconi e per Gigi Proietti, per Woody Allen e Pappi Corsicato, Renato De Maria e i fratelli Taviani, mentre allenava il gusto per la dialettica politica e per la grande letteratura, per le domande sul passato e sul presente che interrogano il futuro. Negli ultimi quindici anni lo abbiamo visto omaggiare Edoardo Sanguineti, portare in scena Bernard-Marie Koltès, parlare di Bertolt Brecht nelle scuole, attraversare città, biblioteche e piazze, carceri e circoli sociali, con cene-spettacoli, laboratori e letture di grandi romanzi, a caccia, con i compagni del gruppo di attori di...