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Intervista al prof. Hans-Jörg Trenz / Chi sono i verdi tedeschi?

Dopo il boom alle elezioni della Baviera e dell’Assia, i verdi tedeschi rappresentano un nuovo soggetto politico europeo in opposizione alle forze sovraniste e nazionaliste. Per saperne di più ho fatto qualche domanda al professore Hans-Jörg Trenz, tedesco, attualmente professore di Studi Europei Moderni all’Università di Copenaghen, che da anni si occupa di partiti e movimenti politici europei.   Prof. Trenz chi sono i verdi della Bündnis 90/Die Grünen (Alleanza 90/ I verdi)? So bene che in Italia i Verdi vengono ancora spesso chiamati gli ambientalisti e sono visti più come un movimento sociale e non un partito politico. Questo punto di vista è però ingannevole poiché questo partito oggi è altamente istituzionalizzato ed è il risultato di una lunga storia di coalizione di governo sia con la SPD che con la CDU, tanto a livello regionale quanto a quello federale. Non si tratta di un partito-movimento come Podemos in Spagna o Syriza in Grecia, ma è piuttosto parte di quello che noi chiameremmo establishment. In parte proviene anche da un movimento civico eterogeneo, con una dominanza ecologista, ma che abbraccia l’intera agenda civico-liberale: pace, femminismo,...

Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma / Latella: Aminta, la ferita

Qui racconterò la potenza della metafora teatrale e il suo fragile ritrarsi, però con anima di metallo resistente, di fronte ai cataclismi della realtà. Parlerò dell’Aminta, favola boschereccia del 1573, scritta dal più sonoro dei poeti antichi, Torquato Tasso, quello dalla sensibilità più malinconica, problematica, incrinato annuncio della coscienza infelice.  Aminta è stata messa in scena nelle Marche terremotate da Antonio Latella, regista, direttore artistico della Biennale Teatro di Venezia. Il suo nome basterebbe ad assicurare una rivisitazione radicale e un qualche ribaltamento verso l’età contemporanea. Eppure, invece, quello che spicca, con forza invincibile, è la parola antica, musicale, organizzata in endecasillabi e settenari, lo stordente effetto incantatorio e risvegliante di versi orditi intorno al nucleo duro del testo, la ferita d’amore, immedicabile, sanguinante anche quando appare rimarginata. Una ferita simile ad altre che infligge la vita, come quelle che corrusche regole possono causare alla libertà dell’arte, o come quelle incise dal dovere nella carne viva del piacere.    Tutto questo sta nel testo cinquecentesco, celato da una grazia...

Passato e presente / Se il fascismo è di moda

Dovremmo finalmente far entrare il fascismo a pieno titolo nel nostro patrimonio culturale. Sarebbe l’unico modo per interrompere, almeno per un po’, il meccanismo inceppato della sua evocazione per descrivere il presente. Come un dente di un ingranaggio che scatta indietro dopo un movimento apparentemente coordinato, la moda del fascismo non passa. Se il fascismo è di moda, il fascismo fa la storia della contemporaneità: ma non perché sia riprodotto o ne siano reiterati gli elementi strutturali, piuttosto perché esso viene evocato come una forma del pensiero (malefico) che da settant’anni a questa parte non ha conosciuto periodi di bassa stagione. Questo continuo riferirsi non va, come si potrebbe ingenuamente pensare, nel senso di un lavoro di memoria, ma piuttosto a reificare il significato di un’epoca senza il beneficio di allontanare il suo ritorno, con l’effetto contrario di vivere il nostro presente parzialmente in funzione di essa.   La demonizzazione del fascismo, innescata con forza inaudita dalla formula crociana che lo relegava a una “parentesi” della storia italiana, ha contribuito non solo a un suo studio fortemente ideologizzato ma, più grave, a un deposito di...

Religione e misticismo / Felici senza Dio

C’è un punto nel quale un “ateo felice” come il tedesco Philipp Möller e un teista esoterico qual è il francese Hervé Clerc, autori di due libri concomitanti e indicativi per un genere in forte ripresa, possono incontrarsi: quello dell’inesistenza di Dio. Per il primo – suo il best-seller Felici senza Dio pubblicato da Piemme – il trascendente è solo superstizione e “il personale di terra” di Dio, cioè il clero, è la casta privilegiata della “repubblica ecclesiastica tedesca”; per il secondo, che ha pubblicato con Adelphi A Dio per la parete nord, Dio non esiste perché l’esistenza implica limitazione e temporalità, caratteristiche queste estranee al divino, dal momento che Dio non ha bisogno di esistere per essere. In realtà dunque uno non crede nell’Aldilà e l’altro sì, ma senza avere rapporti con nessuna Chiesa, come ha scritto di lui l’amico Emmanuel Carrère in Il Regno.      Occorre peraltro stabilire di quale Dio stiamo parlando. Möller certamente pensa a quello giudaico-cristiano, il Dio personale e vivente di Abramo, mentre Clerc, cristiano tiepido e orientalista acceso, tanto da chiamare Gesù sempre ‘Īsā come fa il Corano, ha più interesse per quel Dio non...

Cifre e numeri / Cosa fa il governo per la cultura

È vero come dice il sottosegretario Vacca in risposta alle critiche sulla legge di bilancio (AG Cult 9 novembre) che la cultura è un investimento “e continueremo a puntarci”? Se guardo alle scelte di allocazione delle risorse compiute ho reazioni contrastanti.   La prima cosa che intuisco è che il Ministero ha a cuore il built heritage e che su questo dimostra di agire in continuità con il governo precedente.   Il Ministero ha dichiarato di aver varato un piano di investimenti per la sicurezza sui luoghi della cultura di 109 milioni a valere su 314 siti. Si tratta di un’operazione decisamente necessaria, stanti i cambiamenti climatici in atto e le condizioni idrogeologiche del nostro paese, e operata in continuità con il governo precedente. A febbraio 2018 infatti, l’allora Ministro Franceschini aveva firmato un piano sicurezza da 600 milioni ed è giunto il momento di “sbloccarne” una tranche.    In più, la legge di bilancio 2019 prevede 500 assunzioni nel 2020 e altre 500 nel 2021 per il MIBAC, che si aggiungono alle 1000 realizzate fra il 2016 e il 2018. Non è poca cosa. In un Ministero in drammatica crisi d’organico nel quale l’età media è di 54 anni, è...

Paolo Nori / La Grande Russia Portatile

No, che io questo La Grande Russia Portatile di Paolo Nori l’ho preso per due ragioni, ed entrambe sbagliate, perché son fatto così, mi fido delle prime impressioni, e poi me ne pento. Intanto, il titolo: che con un titolo così uno pensa a una bella guida turistica da mettersi in tasca e via, quando vai in Russia, se ci vai (perché se non ci vai non ha molto senso comprare una guida. O forse no, c’ha ancora più senso, che quei posti puoi immaginarteli, invece di vederli con il manuale in mano che ti spiega chi ha costruito quella chiesa, in che anno, cosa ci fanno dentro e un sacco di altre robe che se non le sapevi non ti rovinavano la meraviglia – e infatti quel famoso fotografo che veniva dalle stesse parti di Nori, come si chiama, Luigi Ghirri, lui ha fatto un libro che si chiama Atlante, dove si vede tutto il mondo, solo che il mondo sono delle cartine stampate, appunto; però adesso sto divagando, lo so).   Insomma, già sul bus, quando l’ho scartato, ho capito che avevo preso una cantonata, questo è un libro dove ‘sto tale Nori ci spiega il suo amore per la letteratura russa, e cosa ha fatto in Russia tutte le volte che ci è andato, e come a un certo punto nel 1991 ha...

Cronaca di un’alluvione in montagna / Non possiamo parlare con gli alberi

Ho posato il badile e scrivo ciò che ho visto nel piccolo pezzo di mondo in cui vivo, a pochi giorni dall’incendio, dall’alluvione e dal vento potentissimo che ha spezzato distese d’alberi e reso il paesaggio quasi irriconoscibile in molte valli della provincia di Belluno.  Lavoro nel reparto di manutenzione di una fabbrica a Longarone e la prima cosa strana che abbiamo avvertito, mercoledì 24 ottobre, è stata l’aria calda a mezzogiorno, quando siamo usciti dallo stabilimento per la pausa pranzo: un vento persistente che ha portato il termometro a 26 gradi centigradi. Non c’è stato il tempo di fare previsioni fosche perché un’immensa nuvola di fumo, scesa dalla stretta valle di Agordo, ha chiuso l’orizzonte e arrossato il cielo sopra Belluno: un cavo dell’alta tensione, caduto per il forte vento, aveva innescato un incendio sulle pendici arse delle Pale di San Lucano. Il fuoco, alimentato dal vento che è aumentato d’intensità nella serata, si è propagato per tutta la notte; il giorno successivo, con l’arrivo dei Canadair e i prelievi d’acqua sul lago di Santa Croce, la situazione è stata arginata. E siamo finiti sul Tg nazionale: quassù in montagna ci si preoccupa quando...

Cent’anni dopo / Apollinaire: caos e acrobazie associative

… sembrava che un uomo piccolo piccolo  fosse nascosto in lui, omone grosso Alberto Savinio   Il 9 novembre di cent’anni fa, alla fine della Grande guerra, in una mansarda del boulevard Saint-Germain si stava consumando un’agonia. Giù nelle strade inveivano contro l’ormai ex Kaiser Guglielmo, e le grida arrivavano lassù a un uomo di trentotto anni dallo stesso nome, che forse nel delirio le avrà confuse con un ultimo giudizio su di sé. In un romanzo suo coetaneo, Nanà, la protagonista, che con una parabola speculare a quella di sua madre era salita dalle stalle alle stelle, moriva in un Gran Hotel di Parigi mentre sotto le finestre la gente urlava “A Berlino! A Berlino!”, annunciando la guerra che avrebbe spazzato via il Secondo Impero. L’attrice-cocotte di Zola marcì dopo essere stata molto desiderata e inseguita. Lo scrittore-clown di Saint-Germain, invece, aveva desiderato e inseguito troppe sirene lungo i fiumi dell’Europa continentale e nei sobborghi inglesi, spremendo da questa amara esperienza una Canzone del male amato. Male amato, s’intende, dalle donne: a partire da quella genitrice che a quanto pare, siccome per una seconda coincidenza sfortunata suo figlio...

L'antisemitismo dei poveri

Tempo fa mi venne chiesto come mai leggevo molti libri. E risposi: “Il vivere è indecifrabile e solo i libri possono aiutare a comprenderne almeno provvisoriamente qualcosa”. Avevo ragione, ma, a pensarci bene, la risposta era ovvia. Che cosa mai si potrebbe afferrare della relatività generale o della meccanica quantistica senza rincorrerne almeno il senso attraverso i libri, le montagne di libri che spiegano queste teorie a noi, il volgo ignaro di matematica? E la vita e la storia sono assai più complesse di qualsiasi teoria scientifica, e anche questa è una ovvietà. Non vi sembra? Così, oltre ai libri nuovi, mi sono messo a rileggere i classici, certo , ma anche quelli che dormicchiavano nella mia libreria, e ne ho tratto una conclusione agghiacciante: la prima volta non ne avevo capito un granché, mentre adesso mi si spalancano spazi sconfinati degni di quelli del Lontano Occidente. Per “colpa” di Silvio Zamorani ed. e della sua ottima nuova edizione del saggio di Guido Fubini (1924-2010), L’antisemitismo dei poveri, l’ho affrontato di nuovo dal lontano 1984. E solo ora ho compreso cose che: “Voi umani neppure potete immaginare…”.   Di Guido Fubini sono stato amico, amico...

Vegetale a chi?! / Metafisica delle piante

Conoscevo una persona che parlava con gli alberi. Passeggiando, talvolta, si fermava davanti a una quercia o a un ulivo, a una pianta qualsiasi, guardandola a lungo, con le mani unite dietro la schiena. Le toccava il tronco o le foglie, come accarezzandola, poi restava fermo, sorrideva, annuiva e riprendeva la sua passeggiata. Era convinto che gli alberi abbiano molto da dirci, se soltanto li sappiamo guardare e ascoltare. Anche se non parlano, suggeriscono pensieri e, a chi ha una mente sensibile, possono far intuire quale sia l'architettura del mondo di cui anche noi siamo parte. Lo credevo un romantico, adesso penso che fosse un filosofo, capace di osservare le cose meglio di quanto sapessi fare io, e che cercasse nella natura risposte ai suoi quesiti esistenziali. Un'attitudine che mi pare la stessa di Emanuele Coccia nel suo ultimo saggio, La vita delle piante. Metafisica della mescolanza (il Mulino), dove, partendo dall'osservazione delle piante, egli conduce un'interessante e suggestiva riflessione attorno alla vita e al legame che unisce ogni creatura vivente alle altre e all'Universo intero. La profonda unità di tutto ciò che esiste, afferma, invita a ripensare a una...

Cento anni di appartenenza / Memoria dalla Grande guerra

Il 4 novembre 1918 l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi - a questo link il primo, di Claudio Piersanti - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Cento anni, un abisso del tempo. O un battito di ciglia. Pochi gradi di separazione tra la guerra e noi. Il 4 novembre 1918, data della firma a Villa Giusti dell’armistizio con la nemica Austria finiva la guerra italiana, iniziata tre anni prima. Diversa la vicenda europea, con un anno in più di...

Richard Eyre, Ian McEwan / Il verdetto. Amministrare la giustizia

Quando un romanzo diviene film è discussione obbligata se il primo sia preferibile al secondo o se il secondo sia fedele al primo. È questo uno dei possibili approcci a Il verdetto, da poco uscito al cinema con la regia di Richard Eyre e la sceneggiatura di Ian McEwan, autore del romanzo da cui la pellicola deriva, La ballata di Adam Henry (Einaudi, 2014). Ma un'altra prospettiva emerge, in linea con le intenzioni dell’autore: la difficoltà di amministrare la giustizia in un mondo sempre più complesso e soprattutto pluriculturale. Il giudice Fiona May, “My lady” per il ruolo di vertice ricoperto nella magistratura britannica, si occupa di diritto familiare e in particolare del diritto dei minori, tanto che il titolo inglese del romanzo è The children act. Mentre il romanzo si occupa di più casi, sempre in coppie provenienti da culture diverse da quella inglese (dalla scelta della scuola tra genitori separati alla facoltà di portare all’estero il figlio da parte di un padre), il film ne tratta due soltanto.   Inizialmente la scena è occupata dalla scelta se dividere due neonati siamesi, uniti per il cervello. La discussione è serrata: con la separazione ne morirebbe uno solo;...

Lo sguardo delle nuvole / Ricordare Jean Mohr

“Cara Maria, nel caso tu non l’abbia ancora saputo, Jean è mancato serenamente ieri mattina”.  A darmi questa notizia il 4 novembre è Yves Berger, figlio di John, che del fotografo svizzero Jean Mohr (1925-2018) è stato compagno di strada e di avventure, collaboratore e ‘complice’ a partire dal 1962, quando si incontrarono per la prima volta a Ginevra. Risale a quell’anno l’avvio di un sodalizio professionale che nel tempo si è trasformato anche in una formidabile amicizia. Ne sono nati una serie di libri la cui importanza politica, sociale, artistica e letteraria resta non solo attuale, ma tuttora anticipatrice: A Fortunate Man: The Story of a Country Doctor (1967), inedito in Italia, A Seventh Man (1975) [Il settimo uomo, Contrasto, 2017], Another Way of Telling. A Possible Theory of Photography (1982), da noi ancora inedito.    “Lo spirito di collaborazione è raro tra un fotografo e uno scrittore”, scriveva nel febbraio del 2015 Mohr sulle pagine di The Telegraph, in occasione di una nuova ristampa di A Fortunate Man, libro su cui si sono formati i migliori medici di base inglesi. Jean e John lo avevano costruito insieme puntando su quella che potrebbe sembrare...

Festival Gender Bender Bologna / Alessandro Berti: storia di cazzi neri e di bugie bianche

Il maschio nero come fantasma sessuale. L’uomo nero come incubo dell’uomo bianco, come corpo forte, muscoloso, “selvaggio”, rapinatore di donne bianche, come pericolo da dominare, da ridurre in schiavitù, da tenere a distanza, da linciare quando esce dai binari consentiti. Di questo parla Bugie bianche. Capitolo primo: Black Dick di Alessandro Berti, rappresentato in prima assoluta al teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO) per Gender Bender, il bel festival diretto da Daniele Del Pozzo dedicato a film, idee, performance, mostre, spettacoli di teatro e danza sulle mutazioni che attraversiamo, una proposta del Cassero Lgbt Center sugli “immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale”. Bugie bianche / Black Dick è uno spettacolo sul razzismo, sul machismo e sulla violenza in forma di raffinata conferenza, di pacata conversazione, che si tinge di ironia spinta fino al sarcasmo, si accende e porta per strade molto diverse da quelle che sembrava aver imboccato inizialmente. L’attore e autore viaggia negli stereotipi sul sesso del nero (si chiama Black Dick, non solo per pudore...

Guardare / Idolatria e culto dell’arte

“Ti prego, non fare più scendere bambini dal quadro” implorava Pina all’età di nove anni, inginocchiata ai piedi di una riproduzione oleografica della Vergine con Bambino appesa in camera dei genitori. Sua madre le aveva raccontato che i bambini scendevano giù dal quel quadro e che non poteva farci nulla se il loro numero era già arrivato a otto, costringendo Pina ad occuparsi dei più piccoli quando i genitori lavoravano i campi. Nella campagna piemontese degli anni ’30, l’immagine della Vergine con Bambino stampata su carta telata era miracolosa: trasformava la cornice nell’infisso di una finestra aperta sull’al di là, attraverso la quale cadevano sulla terra creature in fasce. L’immagine aveva un potere sovrannaturale.      Idoli. Il potere delle immagini è il titolo di una mostra in corso a Venezia organizzata dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, presieduta dal figlio Inti che l'ha fortemente voluta anche come omaggio agli studi compiuti dal padre (Palazzo Loredan, fino al 20 gennaio). Nelle bellissime sale dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti sono esposte cento (esattamente cento) statuette che risalgono a un periodo compreso tra il 4000 e il 2000...

Sessuale e intellettuale / I Diari di Susan Sontag

“Il “bisogno” intellettuale simile al bisogno sessuale”. Così suona l’ultima frase che chiude il primo volume dei diari di Susan Sontag, Rinata. Diari e taccuini 1947-1963 (Nottetempo) tradotti da Paolo Dilonardo. Questa frase, scritta alla fine del 1963, quando cominciano ad apparire sulle riviste americane i suoi articoli, raccolti poi in Contro l’interpretazione, compendia tutta la personalità e l’opera di una delle maggiori saggiste della seconda metà del XX secolo. Bisogno intellettuale e bisogno sessuale sono fusi in lei, fusi e insieme conflittuali, come ci racconta questo diario composto di brevi frasi, osservazioni, liste di libri, resoconti scarni ed essenziali della sua vita.     La giovane Susan non sa bene come fondere questi due aspetti, se aspetti si possono chiamare; per lungo tempo, almeno stando a quanto scrive, ritiene che siano disgiunti. Come dirà negli anni Settanta nell’intervista a Jonathan Cott apparsa su Rolling Stones (in forma estesa in Odio sentirmi una vittima, il Saggiatore), “esiste una struttura intellettuale del desiderio fisico, sessuale”, rovesciando così il dilemma che si era posta da adolescente nelle prime pagine di questo...

"Field" | Collezione Maramotti / Phoebe Unwin

Riapre la stagione espositiva presso la Collezione Maramotti, che inaugura le attività autunnali presentando la prima personale italiana di Phoebe Unwin. Per l’occasione, la Pattern Room ospita il lavoro della pittrice nata a Cambridge, già in shortlist per il Max Mara Prize 2015, i cui lavori sono presenti anche nella collezione della Tate Modern. La Collezione Maramotti può essere considerata un osservatorio privilegiato sulla scena delle artiste inglesi contemporanee, grazie alla sinergia con la White Chapel Gallery e alle attività dell’omonimo premio, che dal 2005 seleziona e premia con residenze e progetti espositivi le artiste anglosassoni più meritevoli. Tra i nomi premiati ricordiamo Laure Prouvost, vincitrice del prestigioso Turner Prize nel 2013 e autrice del progetto GDM - Gran Dad’s Visitator Centre presso l’Hangar Bicocca di Milano nel 2016, ed Helen Cammock, vincitrice dell’edizione 2018. Confermando l’interesse specifico verso la pittura, evidente anche dalla formidabile selezione di tele di livello museale esposte nelle sale della permanente, la Collezione sceglie un’artista che formalizza una sensibilità estremamente contemporanea, pur rimanendo fuori da ogni...

4 novembre 1918 - 4 novembre 2018 / Aforismi per una sceneggiatura di guerra

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi - oggi il primo - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Se dovessi scrivere una sceneggiatura per un fumetto o per un film sulla prima guerra mondiale sarei subito costretto a stringere il campo per non perdermi in una infinita bibliografia-filmografia. Inizio facendo il primo nome che mi viene in mente, e che terrei come punto di riferimento: Emilio Lussu. Il suo Un anno...

A 25 anni dalla morte / Fellini, antropologo e profeta

«Comincia un grande futuro», scrive Tullio Kezich nell’ultima pagina della sua biografia felliniana, riprendendo uno dei tanti necrologi apparsi in occasione della scomparsa del grande regista. Quel futuro è il nostro presente: un quarto di secolo ci separa ormai da quel 31 ottobre 1993 in cui Federico Fellini cessava di vivere, dopo due settimane di agonia seguite dalle televisioni di mezzo mondo (con macabra ironia, qualcuno parlerà di “set felliniano”).  In fondo, alla morte – non solo la sua – Fellini ci aveva preparati da sempre. La sua filmografia, dai Vitelloni in avanti, non è che una continua meditazione/esorcismo sul tempo che passa e consuma la vita e i sogni («Una mattina ti svegli, eri ragazzo fino a ieri e adesso non lo sei più») e sul mistero del “dopo”, al quale avrebbe voluto dedicare un intero film, quel Viaggio di G. Mastorna che non riuscì mai a realizzare. Eppure, io credo che se si montassero una dietro l’altra tutte le sequenze di feste banchetti parate sagre circhi matrimoni orge processioni capodanni carnevali dei suoi film, probabilmente avremmo in mano la più vasta meditatio mortis del XX secolo. Ora, se questo è quel che ci ha lasciato, quale...

Piccolo di Milano / Donnellan: un vendicatore al tavolo da tè

Ricordate il protagonista di Sottomissione di Houellebecq, quel disilluso professore universitario esperto di Huysmans? In François possiamo facilmente riconoscere una beffarda e trasparente rappresentazione del ceto medio intellettuale di sinistra: mentre i rivolgimenti della Francia distopica proseguono giorno dopo giorno, François continua a comprare Libération e a bere vino, e infine si scoprirà disposto a ‘sottomettersi’ ai nuovi dominatori purché la sua carriera accademica e la sua vita possano continuare. In queste settimane, mentre la lettura della cronaca politica sposta ogni giorno di un poco il nostro orizzonte del possibile, rischiamo di incarnare François: continuiamo per lo più a portare avanti le nostre attività lavorative e intellettuali, come se non fosse in atto una sistematica erosione di alcuni dei diritti che reputiamo inalienabili e fondamentali.  E persino il teatro – quel teatro che difendiamo con forza, e di cui siamo disposti a dichiarare l’utilità politica – rischia talvolta di diventare come la lettura di Libération di François: un rito per pochi, la confortante rassicurazione che la nostra vita, in fondo, non è tanto diversa da prima. L’...

Due mostre / Magritte Berger, storia di un nome

Dal nove ottobre è in corso alla Fabbrica del Vapore di Milano “Inside Magritte”, un percorso espositivo multimediale, curato dalla storica dell’arte belga Julie Waseige, di centosessanta immagini di opere di René Magritte (1898-1967), dagli esordi fino agli ultimi capolavori. L’undici ottobre, il Palazzo Blu di Pisa, ha inaugurato la mostra “da Magritte a Duchamp.1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”, curata da Didier Ottinger, che ospita circa centocinquanta opere – dipinti, sculture, disegni, collage, installazioni e fotografie – dei maggiori esponenti dell’avanguardia surrealista, tra cui: René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso.  La presenza di Magritte sia a Milano che a Pisa, mi ha fatto ripensare alla vita del pittore belga e all’esortazione «Vieni a fare un giro!», che il quindicenne René rivolse alla dodicenne Georgette Berger, figlia del macellaio di Charleroi. In questa città, dove dal 1913 andò a vivere la famiglia Magritte, si svolgeva una fiera che ospitava una giostra. Il primo gesto che avvicinò René alla sua futura moglie Georgette fu l’invito a...

«Arte» / Yasmina Reza, una Houellebecq in vaudeville

Nel bianco tutti i colori scompaiono. Nel bianco tutto si perde, come sotto la neve le cose, le figure. Nel bianco un uomo scia, solo, e poi scompare...  Serge ha comprato un quadro tutto bianco. O meglio, non è proprio solo bianco: sottili filettature diagonali emergono dall’uniformità monocromatica creando un rilievo e qualche ombra che lascia immaginare riflessi, suggestioni, sotto i margini, di altri colori. Il suo miglior amico (forse), Marc, lo vede. E scoppia in una incontenibile risata inarrestabile, offensiva, quando Serge racconta di averlo pagato 200mila franchi, perché è un Antrios, esprime una ricerca (degli anni ’70, veramente, ma l’artista sta tornando a lavorare in quella direzione), e poi può solo rivalutarsi. Con i due, due borghesi – Serge è separato e ha un ambulatorio, Marc è un ingegnere aeronautico innamorato del passato – c’è Yvan, che ha provato qualche mestiere senza successo e sta per sposarsi con una ragazza che gli ha procurato un impiego come commesso nell’ingrosso di cartoleria dello zio.    Siamo nella Francia di provincia, nei dintorni della metropoli, qualche anno prima dell’euro. Siamo tra i vezzi di un ceto sociale abbastanza...

Una mostra giocosa / Il centenario di Achille Castiglioni in Triennale

“Circa il costume antico di celebrare il dì natalizio o genetliaco delle persone insigni per letteratura ec. anche dopo la loro morte” (Leopardi), ecco che Milano, la sua città, rende omaggio al centenario della nascita di Achille Castiglioni (1918 - 2002). E lo fa in una delle sue sedi espositive più prestigiose, la Triennale, dove, dal 6 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019 è possibile visitare la mostra A Castiglioni, curata da Patricia Urquiola – che di Achille è stata dapprima allieva e quindi assistente al Polimi – in team con Federica Sala e con il progetto grafico di Dallas (Francesco Valtolina & Kevin Pedron). Catalogo Electa (pagg.288; euro 39,00).   Il 16 febbraio di quest'anno, giorno del suo compleanno, Doppiozero aveva già trattato delle celebrazioni in onore del maestro, iniziate con la mostra 100 x 100 Achille, (si legga qui) organizzata dalla Fondazione che reca il suo nome e ci si era lasciati con la promessa di tornare ad occuparci di lui quando la preannunciata mostra presso la Triennale avesse aperto i battenti.   A Castiglioni, uno scorcio della mostra allestita in Triennale (ph. MLG). Una mostra giocosa   Quella allestita in Triennale è una...

Sessant’anni di televisione (e di società) / Intervista impossibile a Umberto Eco

È appena uscito, per la Nave di Teseo, il volume di Umberto Eco Sulla televisione (a cura di Gianfranco Marrone, pp. 533, € 22) , che raccoglie pressoché tutti i testi che, nel corso della sua carriera intellettuale, Eco ha dedicato alla televisione, al suo linguaggio, alle sue forme di comunicazione, ai suoi esiti culturali, estetici, etici, educativi e politici. Questi scritti, molti dei quali quasi inediti, coprono un arco di tempo molto ampio che va dal 1956, anno in cui in Italia vengono messe in onda le prime trasmissioni, al 2015, periodo in cui il mezzo televisivo, per svariate ragioni, non può più dirsi di massa né, forse proprio per questo, può più essere considerato come dominante nella produzione e nella trasformazione della cultura sociale. Si tratta di testi di varia natura, da veri e propri saggi scientifici a singole analisi di trasmissioni, personaggi o situazioni, da interventi a caldo sino a report di ricerche empiriche, da risposte a questionari ad articoli giornalistici, ivi compresi alcuni scritti di fiction.   Mi scusi, professor Eco: vorrei proporle un’intervista; ho visto che è uscita una grossa raccolta di suoi scritti sulla...