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Design

(146 risultati)

Falcinelli. Dentro il visual design

“In quanto rappresentazione, una mappa significa […] e allo stesso tempo mostra che significa”, scriveva Louis Marin, teorico dell’arte e semiologo, a proposito della mappa come ritratto della città. Come un ritratto racconta tanto della persona che è immortalata quanto della mano che ha contribuito a tracciarlo (e così dello stile dell’autore e del suo punto di vista sulla scena), così ogni immagine porta su di sé, per chi la sa guardare, l’impronta di chi l’ha prodotta. E questo indipendentemente dal fatto che l’immagine si trovi in un museo, nel lembo strappato di un manifesto pubblicitario o sullo scaffale di un supermarket. O, ancora, sulla copertina di un libro. Intorno al potere delle immagini – e di quelle immagini che sono, per loro natura, seriali – ruota Critica portatile al visual design, l’ultimo lavoro di Riccardo Falcinelli, graphic designer in prima linea in campo editoriale oltre che studioso e docente di grafica. Il saggio, com’è chiaro sin dal titolo, propone un approccio al visual design nella sua globalità attraverso oggetti e prospettive...

Il design italiano oltre la crisi

La settima edizione del Museo del Design Italiano è una bellissima e sofisticata collezione di opere, alcune poeticissime e assolute, che, accanto ad altre di minor peso, hanno il potere di trascinare il racconto portando la storia, nel suo svolgersi, ad aprire molte direzioni, altre storie. Penso che il lavoro di Beppe Finessi (aiutato da Cristina Miglio), del direttore Silvana Annicchiarico e di Italo Lupi sia un capolavoro di cura e sensibilità capace di contagiare nel profondo chi attraversa il bellissimo percorso disegnato da Philippe Nigro e di procurare sensazioni di gioia e bellezza.   Alessandro Mendini, Poltrona di Paglia, 1975   Va detto però che il discorso si concede molte deviazioni e sconfinamenti e che per il desiderio di accontentare un po' tutti, di includere grandi maestri e raffinatissimi ricercatori rimasti nell’ombra, di accennare a tante storie magari non sempre centrando il capolavoro o l’opera contestuale, per lo sfizio di mettere in luce il minore, la cosa a latere, per poi alzare il volume con l’opera del grande maestro... alla fine del viaggio lasciano un po’ la sensazione di una massa...

Karl Marx al Salone del Mobile

Fabio Novembre ha incontrato Lapo Elkann. E' accaduto in occasione di un evento organizzato durante un vecchio Salone del Mobile. L'incontro è documentato da un video caricato su internet. Fabio Novembre è un designer noto, popolare. Spesso il suo corpo, la struttura nel suo complesso, i muscoli magri che si flettono sopra le ossa, le braccia lunghe che si muovono come rondini, appaiono attraversati da brevi scariche di elettricità. Una luce gli corre nelle pupille simile ad una goccia di mercurio. E' una persona curiosa di tutto.     Lapo Elkann è invece un imprenditore e a sua volta un designer. Fabio Novembre parla, Lapo Elkann ascolta. Così inizia la clip. Aprile 2010. Quattro anni fa. Fabio Novembre introduce Lapo Elkann. Lo presenta al mondo come una star. Come un talento eccezionale. Novembre è amico e galante. Elkann porge l'orecchio. E' lusingato e forse intimidito. Così lusingato e intimidito che sembra di sentirne una porzione interna del corpo mentre si strugge e sbriciola. Un piccolissimo rumore infinitesimale pulsante sotto il centro umido del suo cuore tra i due ventricoli. Il bianco...

Mercuriali a Milano

Milano ha legato saldamente la propria immagine al design industriale, di cui il Salone del Mobile celebra ogni anno i meccanismi, ma nelle pieghe della produzione che dagli anni ’50 ha cambiato il percorso della rappresentazione dei nostri interni quotidiani, si insinua anche un altro percorso. Quello di un artigianato onirico e mercuriale, di cui è esempio d’eccellenza Piero Fornasetti, di cui alla Triennale, per le cure del figlio Barnaba, si è celebrata finalmente la strepitosa invenzione.   Arbasino raccontava il creatore mentre faceva capolino dalla sua vetrina come un oggetto di sua invenzione, in una domenica pomeriggio presto, prima del rito della Scala. Il Catalogo Cento anni di follia pratica, edito con dovizia da Corraini (prefazione di Patrick Mauriès), permette ora di verificare i simboli ricorrenti di un mondo di grande ricchezza iconografica. Le suggestioni ottocentesche delle pistole da duello, degli arcolai, delle chitarre alla spagnola, delle carte da gioco, si uniscono a un elaboratissimo, ricco bestiario. I gufi si moltiplicano, come la fauna marina, anche se qualche volta si tratta di sirene: trompe l’oeil...

Italo Lupi. L'autobiografia grafica

Trovo questa frase nel bel mezzo del volume che sto sfogliando con crescente ammirazione per l'immensa quantità, e qualità, di lavoro che vi è raccolta. «Questo libro tratta di argomenti che si prestano alla nostalgia: ma per quanto possibile si tiene alla larga dalle rievocazioni sentimentali: questo è un libro sulla nostalgia piuttosto che un libro nostalgico». La frase è di Giannino Malossi e Italo Lupi, l'autore del libro che guardo, l'ha inserita per parlare di quello che definisce «forse il progetto più divertente della mia carriera».   Si trattava, anche allora, di un libro, dal fantastico titolo di This Was Tomorrow (Gruppo GFT, 1990). E la parola «nostalgia» ricorre anche qui, ora, e ripetuta più volte, fin dalle prime pagine. Ma questo che abbiamo tra le mani no, non è, per niente, un libro sulla nostalgia. E nemmeno un libro nostalgico. Al contrario. L'Autobiografia grafica di Italo Lupi – un "manufatto cartaceo" atteso da tempo, cesellato fino all'ultimo da lui stesso, che lo ha elaborato con amore, e accompagnato con rispetto dall...

Piero Fornasetti

Se ornamento è delitto, allora Fornasetti è un serial killer. Questo mi veniva in mente reduce dall'inaugurazione Cent'anni di follia pratica (fino al 9 febbraio), la mostra che la Triennale dedica a Piero Fornasetti in occasione del centenario della nascita. È la prima grande mostra che Milano e l'Italia dedicano a un artista tanto amato all'estero quanto abbastanza negletto in patria. E bastavano i commenti raccolti il giorno del vernissage, mentre centinaia e centinaia di seguaci sciamavano per le sale benissimo allestite da Barnaba, il figlio che prosegue l'attività paterna, per farsi un'idea del rapporto forse non ancora risolto tra Piero e la città che gli ha dato i natali.     "Di-ver-teen-te”, così una signora in ghingheri all'amica, oppure, un'altra: "figurati che io ho in casa due piatti che mia madre aveva vinto a un torneo di burraco della parrocchia di San Marco. Chissà cosa valgono oggi". E un amico un po’ più intellettuale: "è il nostro Andy Warhol". O ancora, altri amici, in questo caso romani, estasiati da un...

Tavoli | Giovanni Anceschi

L'occhio aereo di Giovanna Silva, per sua natura, non può glissare su nulla, e anche gli oggetti più desueti – dalla mezzaluna asciugacarte, orfana di stilografica, alla pallina rossa da tormentare per sgranchirsi le dita – sono costretti a impressionare l'obiettivo e a chiamare l'attenzione quando forse scomparirebbero per primi (specie con le strettoie di un pur generoso conteggio-parole da blog) nella selezione che è connaturata a qualsiasi descrizione.   Tuttavia, sempre per sua natura, allo stesso occhio non è concesso di attraversare la superficie del tavolino bianco che Giovanni Anceschi ha disegnato per sé alla leggendaria scuola di Ulm e che i colleghi di una classe della Metallwerkstatt hanno realizzato per lui, né può interrogarlo sui viaggi che, nel corso di quasi mezzo secolo, lo hanno portato come un rigido tappeto volante estetico-funzionale dal continente alla penisola fino in Algeria e di lì ancora a Roma e a Milano. Se potesse, vedrebbe – oltre a una collezione di chincaglierie emerse come conchiglie da una lunga risacca novecentesca e stipate di anno in anno in...

Sottsass. Tornano sempre le primavere, no?

  Beaubourg Il 27 aprile 1994 fu inaugurata la mostra di Ettore al Beaubourg a Parigi, tre anni dopo quella del padre a Trento. Era la prima mostra antologica dedicata al suo lavoro che Ettore aveva accettato di realizzare. In quei tre anni era cambiato. Da mitteleuropeo ad architetto-designer radicale, con codino e barba. L’ho accompagnato in un giro – a porte ancora chiuse all’autorità e al pubblico – dentro la “fossa” centrale del piano terra del Centre Pompidou, che ospitava quella cascata di meraviglie. 
Lui con Fernanda Pivano e io a distanza con la mia Nikon. Più tardi sono iniziati i riti ufficiali, Ettore 
si è prestato con infinita disponibilità. Guardandolo attraverso l’obiettivo, si poteva cogliere un fremito di paura. Mi aveva bisbigliato, come di sfuggita: «Sai, ti fanno l’antologica alla mia età, quella giusta, e poi ti seppelliscono». Da allora ho cercato di cogliere quel tremore, come nell’immagine in cui sorride un po’ restio, e sembra volersi proteggere, non si sa da cosa, con il gesto della mano, o come quando se ne sta appartato davanti a un suo vaso a sognare a occhi aperti, o insieme al vecchio 
amico Brugola, suo artigiano di fiducia: sembra guardare...

Hollywood Bauhaus

Albers, Arnheim, Itten e Klee sono alcuni tra i principali autori su cui si sono formate le ultime tre generazioni di artisti e designer. Pochissimi invece, specialmente in Europa, conoscono o hanno studiato Donald W. Graham. Questi, classe 1883, ha insegnato per decenni disegno e prospettiva, formando generazioni di artisti in campi diversi, prima al Chouinard Art Institute e poi nella scuola interna agli studi Disney.   La summa del suo pensiero è raccolta in Composing Pictures uscito in prima edizione nel 1970. Si tratta di un libro mai edito fuori degli Stati Uniti eppure fondamentale per imparare a “vedere”. Le ragioni di questa omissione sono però connaturate all’atipicità del metodo e della figura di Graham rispetto all’idea di artista formulata in Europa. A tutt’oggi cosa sia un artista, un designer o un illustratore è un nodo conflittuale nella nostra cultura: dove finisce un illustratore e inizia un artista è un quesito la cui risoluzione viene affidata all’ineffabile categoria del talento. Molte scuole d’arte europee continuano a porre come approdo (magari utopico) la mostra, la...

I nuovi paesaggi del video mapping 3d

Il cinema, nel corso del tempo, ha sempre cercato di uscire dagli spazi angusti dello schermo per abbracciare superfici insolite e impreviste. Negli ultimi anni questa tendenza si è estremizzata in modo tale da assumere le caratteristiche di una forma artistica propria.   Si tratta del video mapping 3d, una nuova declinazione della videoarte in cui le immagini sono concepite per essere proiettate su edifici, elementi scultorei artificiali o presenze naturali del paesaggio. In questo modo si modifica la percezione “naturale” delle forme tridimensionali, attraverso la sovrapposizione di una “pellicola” di luce, che, nell’oscurità dell’evento notturno, realizza la sensazione di una nuova realtà fluida, che va a sostituirsi all’elemento solido esistente.   Una poetica che rende questo tipo di eventi forti e coinvolgenti, e che trova a sua efficacia proprio nel gioco con l’ambiguità percettiva. La luce produce animazioni bidimensionali che si adeguano alle architetture, dapprima vi si sovrappongono e si insinuano per poi modificarle subito, oppure negarle con delle vere e proprie “...

Il futuro è il «visual journalist»

I giornali saranno salvati da Otto Neurath. Noto soprattutto come filosofo della scienza, tra i fondatori del Circolo di Vienna, estensore (insieme a Hahn e Carnap) del manifesto dell'empirismo logico, Neurath fu anche sociologo, agitatore politico e artefice di un tentativo di costruzione di un linguaggio universale. Programma fondato filosoficamente nei suoi scritti degli anni Trenta sugli enunciati protocollari, sviluppato con la direzione della International Encyclopedia of Unified Science e l'ideazione di un sistema detto Isotype, un metodo per la visualizzazione delle statistiche basato sui pittogrammi disegnati dal grafico Gerd Arntz. Che cosa c'entra con quotidiani e magazine? C'entra.   Anche perché Neurath cercò di diffondere Isotype attraverso alcune riviste. Come Fernunterricht, pubblicata all'inizio degli anni Trenta, il nome della testata sta per «apprendimento a distanza». Una pubblicazione dedicata a tutti coloro che volessero acquisire nuova conoscenza. Se non tutti avessero avuto tempo e energia per raccogliere in modo sistematico le informazioni necessarie, ci avrebbe pensato Fernunterricht a colmare le...

Makers e Copyright

Todd Blatt è un ingegnere meccanico di Baltimora appassionato di fantascienza e fantasy. Da un paio di anni passa il suo tempo a ricreare oggetti presenti nei film di genere di cui è appassionato. Todd frequenta anche la comunità online theRPF, i cui i membri condividono trucchi e istruzioni per realizzare i complementi di costumi accessoriati. Fin dagli anni '90, gli utenti di theRPF sono una sorta di makers ante litteram che per dimostrare il proprio amore per un particolare film o serie tv si divertono a travestirsi come i personaggi, ricostruendo i materiali di scena, magari facendo crescere la propria reputazione online fino a riuscire a partecipare da protagonisti a una convention di Star Trek. E' la principale “Prop community”, dall'inglese “Theatrical property”, materiali di scena.   Todd Blatt   Todd però è un prop diverso dagli altri. Perché i suoi accessori non sono realizzati con tecniche di artigianato classico, come la maggior parte degli altri; sono progettati con un programma CAD e i file sono caricati su una piattaforma online di servizio di stampa 3d. In questo modo...

Tavoli | Alberto Alessi

Tempo fa, azzardando un ipotetico parallelo fra mobili e scrittura, mi ero convinto che l’armadio, con la sua capacità di conservare e restituire ricordi che emergono da misteriose ed odorose profondità, fosse in qualche modo l’equivalente della stratificazione narrativa del romanzo, impasto inestricabile di vite e di vicende. Alla fascinazione fantastica dell’armadio contrapponevo invece l’esibita chiarezza delle scrivanie, la cui accumulazione più o meno ordinata di carte e di oggetti mi faceva pensare alla struttura lineare del saggio, esposizione a tema in cui le conclusioni sono già implicite nelle premesse stesse dello scritto.   Non so se le cose stiano davvero così, ma quel pensiero mi è tornato alla mente guardando il tavolo di lavoro di Alberto Alessi, anima dell’omonima azienda del Verbano, capofila del migliore design italiano.   Lungi dall’essere nitida e sgombra come un tavolo operatorio, l’ampia superficie  è popolata da un’eterogenea moltitudine di cose: un fornito campionario di varia cancelleria; fogli, libri, biglietti da visita; un calibro,...

Emiliano Ponzi. Colpire nel segno

“Il manifesto non è un quadro, è una macchina per comunicare”, diceva Cassandre, forse il più di grande di quanti, dal primo Novecento a oggi, hanno contribuito a disegnare il volto moderno delle città, selve di colori e di messaggi. Come a dire che certe immagini – quelle dei manifesti e della pubblicità, non solo a stampa, e la grafica, e l’illustrazione – viaggiano a una velocità diversa da quella che siamo abituati ad accordare alla pittura. Sono immagini rapide, che funzionano solo se colpiscono nel segno chi le guarda, nei pochi attimi che hanno a disposizione prima che l’attenzione si sposti altrove, lungo la strada o tra le pagine che mancano alla fine del giornale. Immagini sfrontate, che incrociano i nostri occhi per un attimo e già ci hanno convinto, stupito, affascinato. Come le illustrazioni di Emiliano Ponzi, capaci di sostenere il nostro sguardo e di ricambiarlo, divertite, con il loro. Uno sguardo che si modula in modi diversi – dalle copertine dei libri alla collaborazione con aziende e agenzie di pubblicità, fino alle illustrazioni per il New Yorker, per il...

Vending machine

Parleremo di macchinette che non sono più tali.Vending machine, distributori automatici. Caffè, merendine, acqua minerale, sigarette, assorbenti, banconote: possono distribuire molte cose. Da qualche anno, come vedremo, hanno anche preso vita.   Prima che accadesse erano dei silenziosi avamposti delle aziende, pezzetti di terra conquistati in territorio neutrale. Niente a che vedere con i negozi affollati o con gli spettacolari stand di una fiera. Un distributore era solo il simbolo più essenziale del rapporto tra marca e persone, un braccio meccanico dell'economia di mercato.   Per cambiare, il distributore si è innanzitutto dato una storia. Era il 2009, teniamo a mente la data. Con un clamoroso rovescio narrativo, non più fuori ma dentro quel parallelepipedo fu immaginato un mondo straordinario, epico e infantile: una Fabbrica della Felicità. Ora quella bottiglia di Coca che rotola fino al dispenser era molto altro. E soprattutto, la vending machine non era più un semplice congegno.     È allora che nascono ovunque installazioni che trasformano le vending machine in altrettanti set...

Natura non natura

Negli anni '60 c’era un movimento artistico (quanto è dolcemente vintage l’espressione: movimento artistico) che ragionava sull’esperienza umana, la tecnologia, in relazione alla natura. Si chiamava Land Art, mettevano in piedi piccoli e grandi gesti che letteralmente disfacevano la natura. Il mondo intorno. Era un movimento che aveva dentro una certa critica al progresso, o quantomeno un certo disappunto di fronte al potere dell’uomo. Erano anni, quelli, in cui nasceva l’embrione di quella critica alla modernità che fu poi, sull’onda della crisi petrolifera, l’albore del postmodernismo. Oggi risulta vagamente reazionaria, ma va detto che fu per quasi vent’anni il pensiero culturale predominante. A torto o a ragione, poco importa.   Robert Smithson, Spiral Jetty, 1970   Tutto questo per dire che l’altro giorno Creative Application (il miglior magazine culturale, serio, su quello che succede intorno alla tecnologia applicata alla creatività) pubblica questo progetto. Un programma scritto in Python che progetta pezzi di terra con agricolture diversificate, disegnando...

La sindrome dell'Influenza

La “sindrome dell’influenza” (catalogo Corraini a cura di Pierluigi Nicolin) sta a descrivere, nel corpo del design italiano, quella particolare  disposizione ad aprire a ogni apporto, a mai rintanarsi nelle certezze di sé, per assorbire e riscrivere le diversità dei mondi a cui sollecito rivolge attenzione. Ecco, la mostra in Triennale vorrebbe rendere conto per ben organizzate tappe – tra storia memoria e attualità – di quella sua capacità trasversale che, molto praticamente, metamorfizza le presenze della tradizione in novità del progetto, e viceversa risolve l’inedita tecnologia o l’esotismo d’importazione in cose che sembrano le compagne di sempre; vorrebbe rintracciare attraverso i decenni i segni e i modi di un’attitudine positiva all’assimilazione, che nei designer d’Italia si accompagna con l’impudenza di dire sempre sì e no – insieme – alla compatta mitologia del moderno e alle sue lusinghe, senza mai cedere compiutamente al credo delle rassicurazioni ideologiche o ai tripudi illusori per un consumismo che si dice felice.  ...

Learning Artificial Life

Alcuni gruppi di ricerca - tra cui il nostro - attualmente stanno cercando di ricostruire la vita cellulare. E' un obiettivo molto ambizioso, ma assumendo che anche gli organismi viventi sono governati da principi fisici e chimici, si può tradurre nell’identificazione e nella codifica di queste regole. L’approccio che ne consegue risulterebbe fortemente progettuale, assimilabile a quello dell’ingegnere meccanico che mette a punto i componenti di un’automobile. A livello operativo la differenza è sostanziale. Nonostante negli ultimi anni sia stata documentata una crescita esponenziale della quantità - e solo talvolta della qualità - dei dati provenienti da sistemi biologici, ancora non esiste un’idea chiara di come questi funzionino. Siamo probabilmente in grado di descrivere le componenti principali di un organismo vivente, ma come esse diano origine alla vita è tuttora un mistero. Quello che noi scienziati attualmente possiamo fare consiste nel ricostruire dei sistemi viventi artificiali in grado di imitare quelli naturali, cercando di ricreare il comportamento di ciò che osserviamo con la...

Design, controllo e creatività

“Invention, it must be humbly admitted,  does not consist in creating out of void but out of chaos.” Mary Shelley     Come muta il controllo del processo che coinvolge le discipline creative all’affermarsi dei paradigmi della complessità? Questo tema richiede un approfondimento di alcuni meccanismi legati al funzionamento biologico delle relazioni tra gli elementi parte di un sistema e le conseguenze in termini cognitivi, epistemologici e tecnologici che ne derivano.   Partendo dall’osservazione di uno stormo di uccelli in volo, Craig Reynolds mise a punto nel 1986 un programma in grado di simulare il movimento di uno sciame (swarm intelligence). Modellando semplici regole di comportamento definite algoritmicamente e uguali per ogni individuo, Reynolds ha ottenuto un sistema le cui proprietà a livello globale - il movimento in stormo - non erano comprese nelle regole da lui inizialmente programmate, dimostrando quanto le proprietà di un sistema non siano riducibili a quelle delle sue parti costituenti ma emergano invece come risultato di un’interazione globale. Questo assunto porta alla luce...

iOS7, una grafica senza più alibi

Al netto della oramai acclarata crisi innovativa e creativa della Apple, è ingeneroso non segnalare l’impressionante rivisitazione grafica dell’interfaccia di iOS7 (il sistema operativo di iPhone e iPad, quello che ci ha messo il web a puntata di dito). Ed è una rivoluzione non da poco, va detto.   Come previsto da molti, l’interfaccia grafica di iOS7 sancisce la fine definitiva dello Skeumorfismo, ovvero l’imitazione grafica del reale: ombrette, luccichii, simil materiali e diavolerie varie, che ci accompagnano dalla nascita del 2.0. Quando fu abbandonata la grafica nerd, ostica ai più, per avvicinarsi alle persone e rendere digeribile uno schermo. Oggi si chiude anche quel capitolo, e se ne vede aprire uno nuovo, fatto di una grafia piatta, semplice, essenziale.     E non è, va da sé, una questione meramente formale (il ritorno a una pulizia e a una eleganza) ma qualcosa che invece sancisce un passaggio antropologico definitivo. Ovvero la non necessità di una geografia estetica rassicurante, domestica, conosciuta (quella del toccabile), e il passaggio definitivo a un’estetica...

L'indispensabile nel libro

Per una volta non parliamo di libro come oggetto, almeno non oggi. La retorica del fronte-retro, l'insostenibile leggerezza del suo peso, l'odore e la rugosità delle pagine, l'involucro copertina che svela ma non troppo, non subito, ecc. Potremmo parlare piuttosto di come ciascuno di noi si immagina un libro che coniughi la tecnologia più avanzata e la perfezione di un oggetto pronto all'uso. Forse un giorno invece che le pagine su un unico schermo di un unico tablet, avremo uno schermo su tutte le pagine di un unico libro. Perché no? Studi e test nell'ambito delle tecnologie dei materiali hanno reso possibile la trasmissione di alcune informazioni digitali attraverso le fibre cartacee. Ieri sono stata a rimuginare ore e ore – mentre passavo da treno ad aereo e ancora a treno – a questa malsana idea di un libro del futuro: bianco (o dal colore mutante), di dimensione media, portatile / sfogliabile / navigabile, con delle pagine-schermo fatte di una carta speciale che si accende e si spegne. Tutto il buono del digitale insieme a tutto il meglio dell'analogico. Preferisco però parlare di libro come...

Christopher Isherwood. Un uomo solo

A Single Man, uscì negli Stati Uniti nel 1964, Isherwood aveva già sessant’anni, era un autore affermato e da più di dieci anni viveva col pittore Dan Bachardy, suo compagno sino alla morte.     Isherwood e Bachardy rappresentarono a lungo uno dei pochi modelli di coppia gay stabile e di successo. In Italia, col titolo di Un uomo solo, arrivò, nella traduzione di Dario Villa, solo nel 1981, da Guanda. Non che Isherwood non fosse autore conosciuto in Italia, ma tutti i suoi testi erano – e sono – stati tradotti spesso con grande ritardo – molti ancora mancano – e da case editrici diverse, senza continuità e attenzione, quasi fosse un autore minore, e non uno dei grandi del Novecento: Addio a Berlino uscito nell’edizione originale nel 1939, fu tradotto da Maria Martone per Longanesi nel ‘44. Nel ‘48, sempre Longanesi pubblicò la versione di Marcella Hannau di The Memorial, del ‘32, col titolo Ritratto di famiglia. Poi Mondadori, nel ‘48 pubblicò nella Medusa Il Signor Norris se ne va (che era uscito nel ‘35 presso la Hogart Press, la casa editrice di...

Ensemblematic

Cosa hanno in comune degli accumuli di grasso e vecchie scatole di cibo risalenti al periodo della DDR, metri di seta segnati compulsivamente con una penna biro blu, una grande pentola piena di gusci di cozze cosparsi di colla e vernice, dei piccoli lotti di terra strappati al loro contesto originario, delle austere griglie di ferro e metallo che si contraggono e dilatano nel corso del tempo mediante un dispositivo meccanico e una carcassa di cavallo ripiegata su se stessa riposta dentro una grande madia? Domanda insidiosa se presa troppo seriamente, implicita nella sincrasi del titolo dato a questa singolare mostra che vede riunite, nelle sale dello Stedelijk Museum Voor Actuele Kunst di Gent, opere di artisti come Panamarenko, Marcel Broodthaers, Thomas Schütte, Jan Fabre, François Morellet, Mark Manders, Berlinde De Bruyckere, Thierry De Cordier, Leo Copers e Joseph Beuys.   Se persuasi da quanto suggerito dalla parte iniziale di questo titolo, inizieremo molto probabilmente a notare somiglianze, sottili evocazioni, ad attivare senza sosta quella fitta rete di corrispondenze e conoscenze, di rimandi tra un’opera e l’altra, tra il pensiero di...