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Emozioni

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Una mappa sonora / Le voci di Valle Aurelia

1981. È l’estate rovente di Alfredino e il pozzo, dell’incidente fatale di Rino Gaetano, del matrimonio di Lady Diana e Carlo d’Inghilterra, delle diciotto reti di Roberto Pruzzo. Nella calura appiccicaticcia romana Eleonora e Liviana sistemano i panni bagnati sui fili, lo stendino è piazzato di fronte alle porte degli appartamenti nuovi di zecca, su un grande pianerottolo spoglio. Finalmente le lenzuola quest’inverno si asciugheranno per bene, l’umidità non spezzerà più le ossa.  A via di Valle Aurelia, nel complesso di case popolari di cemento grigio e rosso, centinaia di famiglie sono alle prese con la loro nuova vita. “Era una casa che volevamo tantissimo, avevamo baccajato con tutte le forze. Io con la pancia grande, in attesa della seconda figlia, stavo sempre a protestare. Vieni pure tu, dicevano, così la casa ce la danno”. Eleonora è nata in valle, nella borgata di Roma Ovest sorta spontaneamente alla fine dell’800 attorno alle storiche fornaci. La nuova vita delle fabbriche, costruite in epoca romana e utilizzate a fasi alterne fino alla prima metà del secolo scorso, aveva dato impulso a un esodo da ogni regione d’Italia. Donne e uomini accorsero dal Veneto, dalle...

La fase estrema del capitalismo / Una poltrona per due e l'economia del debito

Da più di vent’anni, il film di Natale per antonomasia è il favoloso Una poltrona per due (Trading places, J. Landis 1983). Un racconto esemplare che rappresenta l’essenza dell’America reaganiana (compare in diverse scene la foto del presidente), il cui sistema di valori è divenuto pura tradizione per noi tardomoderni. Per questo motivo il film viene trasmesso pervicacemente da Italia Uno che, tra le reti Mediaset, è stata senz’altro quella più incline a veicolare valori edonistici, filoatlantisti e iperconsumistici. La doppia coppia di personaggi mostra, nella loro opposizione, la doppia faccia del potere finanziario. Da un lato gli spietati fratelli Duke, dall’altro le celebri cavie di questo esperimento sociale, interpretati da Eddie Murphy e Dan Akroyd. I Duke esprimono due visioni del mondo alternative ma complementari: per Mortimer, ancora radicato nel vetusto ideale borghese, le persone sono geneticamente predisposte alla devianza o al successo nella vita; per Randolph, invece l’ambiente riveste un ruolo decisivo nella mutazione della personalità, come anche delle competenze e degli stili di vita. Se nel primo prevale l’attaccamento alla vecchia borghesia classista,...

Miguel Vila / Padovaland, linguaggio e paesaggio

Il percorso che Miguel Vila (Padova, 1993) propone nella sua opera d’esordio Padovaland (Canicola, collana “I Quindici”, 160 pp., 18 euro) offre uno spaccato estremamente a fuoco di quelle che sono le dinamiche interpersonali della generazione attuale, che comprende i nati degli anni ’90, (i cosiddetti millenials), la cui realtà quotidiana è permeata da un senso di smarrimento profondo. Nonostante il titolo, con un gioco di parole, rimandi ad una sorta di area geografica di fantasia, che prende il nome di Padovaland - insieme terra desolata e scintillante Luna-park - la porzione di realtà che viene raccontata è tutt’altro che “verde” e spensierata. Assume piuttosto dei tratti grotteschi, e i colori saturi e le geometrie video-ludiche delle vignette - che esasperano il piano della realtà in una sua eco virtuale - disegnano una periferia veneta asettica e straniante. È in questo paesaggio che l’autore inserisce alcune storie di ragazzi, o meglio ancora di ventenni (sul cui disegno ed espressività avrò cura di soffermarmi in seguito, ma anticipo già che alcuni volti e inquadrature sapranno catturare l’attenzione del lettore). Il paesaggio, oltre a costituire un vero e proprio nucleo...

Ipotiposi / Neve

Nell’edizione del ’63 di Le parrocchie di Regalpetra, Leonardo Sciascia aggiunse un racconto, La neve, il Natale, in cui la presenza rara di una nevicata nella Racalmuto in cui nacque, nella Sicilia agrigentina di Pirandello, ribadisce il legame fra il coagularsi dell’inchiostro della scrittura e l’ac-cadere della morte. All’improvvisa felicità infantile per la sorpresa di una visita inattesa, presto si sovrappone una notazione luttuosa, il richiamo alla “disperazione e morte” che quel bianco incantato provoca negli uccelli e nei più fragili fra gli umani. “Col freddo i vecchi se ne vanno. Quagliano – qui dicono. Quagliare vuol dire cagliare, l’inavvertito cagliare della vita, la morte che lentamente si coagula nel corpo di un uomo, si fa gelida forma. È una espressione che viene usata per coloro che giungono senza strazio alla morte, ma a me piace spremerne un senso pirandelliano e universale”. La forma che si é raggelata blocca in un rigido stampo il magma incandescente della vita, e il manto depositato dalla neve diviene così lenzuolo, sudario. Al momento del ritrovamento del primo cadavere nel corso della cerimonia del Rosario, in quella parodia del “giallo” che è Todo modo,...

E tutte vissero felici e contente / Le favole di Emma Dante

Una delle favole teatrali di Emma Dante è stata trasmessa su YouTube durante il lockdown di primavera. Cappuccetto Rosso si sdoppiava: diventava una bambina magra e una grassa, in perenne conflitto, con la grassa alla fine trionfante perfino sul lupo, e sulla agognata focaccina che la madre aveva serrato con lucchetto nel panierino, per non fargliela divorare prima di arrivare dalla nonna.  Le favole di Emma Dante, riportate sul sito dell’artista come uno dei tre settori del suo teatro (prosa, opera, favole) e ora pubblicate in volume, sono fiabe di oggi, sgradevoli a tratti, impastate di realtà e prosaicità, crudeli perfino ma senza dimenticare lo slancio fantastico. Sono apologhi morali che fanno attraversare odi, emarginazioni, ingiustizie, portando sempre a un “lieto fine”, il più delle volte assolutamente non scontato. Può consistere nella punizione senza pietà dei colpevoli, nel trionfo, come nel caso di Cappuccetto, del desiderio contro tutto il resto, nel sogno d’amore non convenzionale.   D’altra parte la scrittrice e regista palermitana lo afferma esplicitamente, in La bella Rosaspina addormentata: “Passarono cento anni e di cose ne successero nel mondo! Prima...

Concerto di Capodanno / Quartetti, Beethoven inventa la modernità

All’inizio di luglio del 1801, Beethoven scriveva a un amico violinista di Bonn pregandolo di non utilizzare il Quartetto per archi in Fa maggiore che gli aveva mandato qualche mese prima, perché nel frattempo aveva provveduto a un’ampia revisione della partitura. «Ora ho imparato – spiegava – come si scrivono i Quartetti». La versione iniziale di quella composizione – si tratta dell’op. 18 n.1 – non è andata dispersa e anzi è stata pubblicata negli anni Venti del secolo scorso, offrendo interessanti indicazioni tecnico-musicali sull’affinamento dello stile beethoveniano. Ma al di là del pur prezioso risvolto musicologico, il piccolo episodio accaduto sulla strada della pubblicazione della prima raccolta di Quartetti per archi del compositore tedesco – avvenuta in quello stesso 1801 – è sintomatico di quale fosse il suo atteggiamento nei confronti di questo genere alto e raffinato. Ormai trentenne, da quasi un decennio stabile protagonista della vita musicale di Vienna, Beethoven aveva già all’attivo un catalogo importante, nel quale a fianco dei primi due Concerti per pianoforte spiccavano varie composizioni da camera (Trii e Quintetti con o senza tastiera) e molte Sonate...

Il liberty a Napoli / N'aria 'e Primmavera alle Gallerie d'Italia

Uno dei modi possibili, e meraviglioso, di conoscere Napoli, già percorse le sue piazze e le sue chiaie, frequentate le sue chiese, visitati i suoi musei e le mostre nei suoi spazi pubblici ed esplorate le sue viscere, è quello di fare un giro fra i suoi numerosissimi e opulenti palazzi nobiliari, spiandone l'intimità, o apprezzandone la destinazione divenuta pubblica, sempre in estasi di fronte alla loro magnificenza. È il caso di quello che sorge al numero 187 di via Toledo, Palazzo Zevallos Colonna Stigliano, ora sede delle Gallerie d'Italia, polo culturale e museale di Intesa Sanpaolo.  Opera dell'allora quotatissimo architetto e scultore bergamasco, naturalizzato napoletano, Cosimo Fanzago, il palazzo fu eretto fra il 1637 e 1639 su commissione di Juan de Zevallos, un facoltoso e spregiudicato faccendiere di origini iberiche che, secondo l'uso del tempo, si era comprato con monete sonanti il titolo nobiliare di duca, nella fattispecie quello di duca di Ostuni. Così prepotente era il suo bisogno di ostentare la propria ricchezza, che volle un palazzo talmente sfarzoso, da suscitare, come raccontano le cronache del tempo, addirittura la gelosia del Viceré di Napoli, il...

Operina di buon augurio per il nuovo anno / Canto del monaco Silvano

Giuliano Scabia tutti gli anni, dal 1976, scrive un’operina per gli amici, che stampa a proprie spese. La spedisce per posta ma soprattutto, quasi sempre, la porta personalmente, con complici musicanti e recitanti, nei paesi dell’alto Appenino reggiano che nel 1974 visitò con la commedia e la compagnia del Gorilla Quadrumàno e dai suoi amici di Padova, Bertipaglia, Pontemanco Due Carrare, Venezia, Firenze, Este, San Miniato al Tedesco, Vaiano – La Briglia e altri luoghi. L’operina di buon augurio di quest’anno, riccamente illustrata da Riccardo Fattori come varie altre, la regala anche ai lettori di “doppiozero”. In questa riproduzione vedrete solo alcuni dei disegni, che nell’originale contrappuntano di continuo, in modo graficamente emozionante, i testi.     Su per le valli, verso il passo di Pradarena, profondo è il silenzio. È notte – le stelle sono vicine. Ben disegnate si vedono le costellazioni: Orione con la cintura, la spada e i due cani, le due Orse, il Toro. Ma ecco che, lontano lontano, sorge un canto.   IL CANTO   Fra queste foreste, e notte, e cielo   sono arrivato da poco, io – il monaco Silvano.   O tempo – carissimo tempo,   da...

Dolce Sicilia / Il senso della cassata

Uno dei panorami che colpisce maggiormente il viaggiatore che arriva in Sicilia è senz’altro quello che si trova davanti quando entra in una pasticceria. A far presa non è tanto l’ampiezza del bancone, la sgargiante decorazione dei dolci o la golosità che essi comunicano, ma un pensiero che di solito arriva un po’ dopo: la coscienza della varietà. Credo sia questa, in fondo, la caratteristica più stupefacente della pasticceria siciliana, quella che davvero la differenzia dalle altre in Italia e all’estero. Perché, diciamocelo, c’è di tutto in quella (lunga) vetrina: ogni tipo di ingrediente, ogni forma, tutte le consistenze. Bignè, babà, paste al cioccolato, panna, dolci con la crema e con la frutta, torte, biscottini morbidi di frutta secca a base di mandorle e pistacchi, bocconcini con il miele, dolci fritti e dolci al forno, morbide brioche e oggi anche l’immancabile teoria di mousse di tutti i colori. Su tutto spicca poi un intero settore che da solo basterebbe a saziare Ciacco in persona, quello dei dolci alla ricotta, in cui la sicilianità si esprime e si celebra facendosi identità.   L’altra cosa che stupisce del mondo della pasticceria è la quantità di storie che la...

Dalla sala allo streaming / Soul: l’anima e il caso

Tra i circa milleottocento fortunati che hanno potuto vedere Soul di Pete Docter alla Festa del Cinema di Roma dello scorso ottobre, solo coloro che sono rimasti in sala fino alla fine hanno potuto vedere la consueta scena al termine dei titoli di coda, che però ha lasciato un inatteso retrogusto amaro. Uno dei personaggi è comparso dal nulla sullo schermo per avvisare i ritardatari che il film era finito, aggiungendo con tono deciso che si poteva lasciare il cinema e tornare a casa. Un brevissimo siparietto scherzoso, utile a rafforzare lo stacco tra l’esperienza spettacolare appena terminata e la routine quotidiana cui tornare; ma qualche giorno prima era stato annunciato che il film avrebbe saltato l’uscita nelle sale per essere distribuito direttamente sulla piattaforma Disney+. A distanza di due mesi, la scelta che scatenò molte polemiche si è rivelata lungimirante: i cinema sono ancora chiusi in mezzo mondo, Italia inclusa. Atteso dagli esercenti cinematografici come il prodotto capace di riavvicinare il pubblico alle sale dopo mesi di chiusure e poi riaperture in perdita, servirà viceversa a promuovere uno tra i più utilizzati servizi di video streaming del mondo.  ...

La grammatica del mondo / Helgoland: Rovelli e i quanti

Il volume degli scambi della Borsa di New York varia ogni giorno tra i 2 e i 6 miliardi di transazioni, con un valore medio giornaliero (dato del 2016) di 169 miliardi di dollari. L’unico modo per gestire una tale mole di dati è affidarsi alle macchine: algoritmi e software “decision-making” le cui prestazioni migliorano di anno in anno, come fa la tecnologia quando è pungolata dalla finanza: se un trader umano può gestire intorno ai cinque scambi al giorno, i software di High-frequency trading ne gestiscono diecimila al secondo.  In questo momento stanno circolando 17 milioni di container. Le supply chain, le catene logistiche che permettono alle merci di essere assemblate e distribuite, sono di una tale ramificata complessità che, come la proverbiale farfalla che scatena l’uragano, uno sciopero in un porto, il crollo di una miniera o, be’, un pangolino in un mercato cinese, possono alterare in maniera imprevista il mercato globale. Queste e altre infinite strutture sono tenute in piedi e collegate tra loro da internet. Secondo alcune stime, nel 2025 ogni giorno verrano creati 463 milioni di terabytes, l’equivalente di 212.765.957 DVD. Ogni giorno. Internet è un sistema di...

Sheppard Craige / Ragnaia: un giardino filosofico

La foresta e il giardino sembrano realtà radicalmente antitetiche, con la foresta che sta per un mondo pericolosamente illimitato e inquietante e il giardino che rappresenta, al contrario, la sfera protettiva e intimistica dell’hortus conclusus. Esiste però un legame importante che collega i due fenomeni. L’incendio nella foresta di Piero di Cosimo (databile al 1500 ca.) indica la fine tragica di una foresta-giardino. I grandi giardini toscani del Cinquecento contengono un “barco”, ovvero una parte boschiva dedicata alla caccia, che funge spesso da punto di partenza del progetto generale. Nei giardini geometrici di Le Nôtre, la foresta è sempre presente nella veste di repoussoir, di zona marginale, cioè di quell’alterità selvaggia dalla quale il giardino si distacca in quanto opera della ragione e della fantasia. Nei giardini pittoreschi del Settecento la foresta prende la forma del boschetto, della piccola radura luminosa, espressione di una natura addomesticata.   Verso la fine del secolo l’intento di conferire ai giardini paesaggistici un aspetto sempre più incolto portò alla creazione paradossale di grandi spazi verdi artificialmente inselvatichiti perché assomigliassero...

Gian Butturini / Social e varie inquisizioni

Ho partecipato a uno di questi dibattiti elettronici da tempo di Covid, che detesto. Avevo già detto di no a altre proposte di intervento sul tema, ma questa volta ho accettato. L’argomento era quello dell’ennesimo episodio inquisitoriale che ha investito il libro London, di Gian Butturini.  Il libro, uscito in prima edizione nel 1969, è stato recuperato grazie a Martin Parr, che ha aggiunto una prefazione alla nuova edizione inglese e gli ha fatto conferire un premio. Una ragazza ha accusato sui social Butturini, Parr, l’editore e il libro di essere un'operazione razzista. Naturalmente, soprattutto in Inghilterra, questa denuncia ha subito suscitato una quantità di approvazioni e manifestazioni che hanno indotto Parr a dimettersi dal premio e a consigliare l’editore di ritirare il libro dal commercio. La famiglia, che rappresenta la Fondazione Butturini si è opposta e ha ricomprato le copie ritirate. Il motivo di questo attacco censorio era stato innescato da una doppia pagina del libro nella quale si fronteggiano due fotografie, una mostra una donna nera accovacciata, umiliata, l’altra un orango dietro le sbarre nello zoo di Londra. Butturini, già nel 1969 aveva...

Come disegniamo i nostri luoghi / La camera di Henriette

La camera di Henriette. Schizzi, mappe e disegni di paesaggi identitari, il nuovo lavoro di Maria Pia Pozzato, uscito quest’estate per la Biblioteca di Semiotica di Meltemi, è un libro enigmatico, che, come non di rado capita ai libri di semiotica, non si capisce bene in quale scaffale della biblioteca collocare. Il suo titolo dice qualcosa solo a chi ha letto la Vita di Henry Brulard (1890), evocando uno degli schizzi contenuti nella famosa autobiografia di Stendhal. D’altra parte, però, il sottotitolo suggerisce come non (solo) di critica letteraria si tratti, di come l’oggetto di studio prescelto sia piuttosto legato a una molteplicità di rappresentazioni spaziali che si riconoscono per il fatto di essere precarie (schizzi) ed emotivamente connotate. La bella copertina, come da idea di fondo del libro, aggiunge di suo, chiarendo quale sia il riferimento: si tratta di disegni che evocano il momento fondamentale della fanciullezza, legati all’identità nel senso più individuale che si può attribuire a questa parola.    Del resto, basta scorrere le prime pagine dell’introduzione perché tutto venga chiarito. I saggi contenuti nel volume partono dalla letteratura, prendendo...

Lee Smolin / La rivoluzione incompiuta di Einstein

Di Leibniz Gilles Deleuze dice: «[A]ma i principî, è senz’altro il solo filosofo che non si stanca di inventarne, li inventa con piacere ed entusiasmo, per brandirli poi come armi», per altro verso, «egli gioca coi principî, ne moltiplica le formule, ne varia i rapporti, è ossessionato dall’idea di “provarli”» (Gilles Deleuze, La piega. Leibniz e il barocco, Einaudi, 1988, p. 73). Non sorprende quindi che Lee Smolin, uno dei fisici contemporanei più riconosciuti e innovativi, combini la devozione per il grande filosofo tedesco con un rinnovato amore per i principi, che brandisce come punta di lancia per una nuova rivoluzione in fisica. Il principio, spiega Smolin, è qualcosa che tocca i limiti di un linguaggio ma non se ne fa mai vittima. Il principio è un vincolo in grado di forzare un’apertura anziché confinare il campo d’azione di una disciplina. Ma per capire come i principi, per Smolin, possano fendere il terreno un poco inaridito della fisica del Novecento, bisogna prima capire l’origine del suo inaridimento. Su questa origine Smolin è piuttosto reciso, e le sue tesi tutt’altro che misurate.   La rivoluzione incompiuta di Einstein (Einaudi, 2020) apre infatti con un’...

Reagire alla tragedia / Il terremoto di Salvemini

Questa è la storia di un uomo che nasce nel 1873 a Molfetta. Studi in seminario, poi primo incarico di insegnamento a Palermo. Per due anni è docente a Faenza, poi a Lodi e a Firenze. Nel 1901, a ventotto anni, diventa docente di storia all’università di Messina. E qui accade il terribile, il terribile che tanti riescono a schivare arrivando a consegnarsi alla morte senza che sia successo niente di particolare nella loro vita.    La mattina del 28 dicembre 1908 la terra trema per trentasette secondi tra Messina e Reggio Calabria. Cadono le due città e i paesi vicini, cade anche la terra dentro il mare. Muoiono più di centomila persone. Per alcuni giorni di lui non si sa nulla, lo danno per morto. Arriva persino un telegramma di condoglianze al suocero da parte di Mussolini. Ma lui è vivo e due mesi dopo scrive a un amico "Io mi sono messo al lavoro, e vedo con gioia e con terrore che mi interessa", e prosegue: "tutti pensano che io ne sia uscito, mi credono forte, e non pensano che io sono un poveretto". Salvemini ha perso la moglie, Maria Minervini, figlia di un ingegnere pugliese, e i suoi cinque figli, Filippo, Leonida, Corrado, Ugo ed Elena. Il terremoto gli ha...

Modi del sentire / Democrazia

Ci sono condizioni per cui una democrazia può diventare una macchina totalitaria? Sì, diventando massa. È il passaggio da democrazia a massa che indagheremo, utilizzando i concetti della psicoanalisi che sono in grado di chiarire la struttura dei fenomeni collettivi perché, se è vero che non c’è inconscio collettivo, occorre però considerare che un fantasma inconscio può arrivare a collettivizzarsi. Freud pensava che lo studio dell’inconscio fosse indispensabile anche per l’analisi degli ordinamenti sociali. E Lacan è con lui quando scrive che l’inconscio è sociale.   Innanzitutto, ricordiamo che la barbarie non è un’apparizione subitanea di caratteristiche nuove, ma il venire alla luce di ciò che era sommerso, tenuto dormiente solo dalla rimozione di pulsioni arcaiche. Chi si lascia assorbire dal fascino della massa, dall’identità che regala, pur facendo ritorno a uno stadio evolutivo primitivo, non è un primitivo: egli s’immerge, ben bardato di orpelli civili, nel sonno di un mondo ancestrale. La pericolosità della fascinazione per la massa, infatti, può sorgere anche quando un popolo ha raggiunto un alto livello di sviluppo: la civilizzazione, da sola, potrebbe non essere...

Saremo tutti neomarrani / Edgar Morin: vita, incontri, fatti

È il pomeriggio di un giorno di primavera del 1931. Edgar ha 10 anni e sta giocando con i cuginetti nel prato, vicino alla piazza Martin-Nadaud, contigua al cimitero di Père-Lachaise da cui è separata da un muro, a Parigi. Stranamente, qualche giorno prima, una mattina, gli zii lo avevano prelevato senza che avesse potuto vedere i genitori, improvvisamente partiti per una meta ignota. Ma Edgar non ci pensa. È spensierato, vive quei giorni dai parenti come se fossero giorni di vacanza. D’altronde, sono gli ultimi giorni di scuola. A un certo punto, vede sopraggiungere un uomo tutto vestito di nero che lo rimprovera di stare seduto sull’erba e di sporcarsi: è il padre. Edgar ha un presentimento, che soffoca però dentro di sé: la mamma è morta. Per molto tempo non gli diranno la verità e il piccolo Edgar si rinchiuderà a riccio, senza chiedere esplicitamente una conferma ai suoi sospetti.   Annuisce alle “benevole” menzogne e nasconde le lacrime, di giorno nel gabinetto, di notte sotto le lenzuola. È la “Hiroshima interiore” di Edgar Morin, quella che lo segnerà per sempre. Un senso di colpa lo afferra, e si deposita sotto la forma di un’angoscia primitiva, destinata a...

La nuova edizione delle cronache giudiziarie / La Nera di Buzzati

Le storie criminali sono state e rimangono un serbatoio inesauribile di riflessioni. Esse hanno affascinato i ‘creatori’, cioè coloro che hanno utilizzato quel ‘veicolo di creatività’ per dirla con Chabrol per costruire intrecci, mostrare come svelarli, delineare i caratteri dei protagonisti, colorare di varie sfumature di giallo le trame. La lista di questi prodotti, le cd “fiction”, è inesauribile tra i professionisti e gli occasionali, tra i dichiarati e gli insospettabili, tra gli eccellenti e i mediocri. Esistono poi gli ‘osservatori’, cioè coloro che descrivono la realtà riproducendola con purezza o, secondo un canone diffuso in questi anni reinventandola, trasfigurandola, ibridandola con la finzione. Questa squadra è numerosa e ricca di qualità in quanto compaiono anche molti autori lontani dalla loro produzione abituale. C.Dickens e A.Cechov sono stati cronisti giudiziari, come dimostra per il primo Guardie e ladri (ed. Clichy, 2014) e per il secondo L’affare Rylock (Nottetempo, 2009). A. Gide è stato giurato della Corte di Assise di Rouen rimanendone influenzato profondamente, come attestano i suoi Ricordi della corte di assise (Sellerio, 1994), tra cui il più noto è il...

Più / Max Picard: pietre, volti, maschere

«Non sono un filosofo astratto» scriveva di sé Max Picard nel 1947, «è difficile classificarmi in qualche maniera secondo lo stile. In me pensiero e immagine formano un’unità, il pensiero in me diventa immagine, è inestricabilmente legato all’immagine; non è che si trasforma in immagine, è che nasce in primo luogo come immagine».   Il pensiero e l’immagine Questo pensiero che nasce come immagine e all’immagine rimane legato Max Picard non lo rappresenta con immagini, come poteva fare René Magritte, il suo stretto contemporaneo che filosofava per immagini, ma con parole. Max Picard fu una figura particolare di scrittore-filosofo-saggio. Nato nel 1888 in Germania a Schopfheim, vicino a Basilea, da genitori ebrei svizzeri, e rimasto in un primo tempo in Germania, vi studiò medicina e esercitò la professione. Nel 1919 interruppe l’attività medica e si trasferì in Svizzera, nel Canton Ticino: prima sul Lago Maggiore, a Locarno e Brissago – luoghi allora vivaci, oggi vicini alla morte civile – e dal 1927 sul Lago di Lugano, a Sorengo, a Sant’Abbondio, a Caslano e infine a Neggio: tutti luoghi che mi sono divenuti noti ma non familiari, nel senso che continuo a guardarli e ammirarli...

Sanguinello e callicarpa / Rosso e viola per il nuovo anno

Quest’anno il giardino s’è impegnato con maggior lena per le feste decembrine.  La camelia sasanqua dalle accese corolle basta a far Natale da sola. La neve dei giorni scorsi ne ha ridotto l’abbondante fioritura senza sgualcirla troppo. Il più discreto ciliegio d’inverno (Prunus subhirtella) si esibisce per il consueto inganno primaverile: sui rami spogli manciate di delicati, candidi capolini tremolano, penduli, nell’umidore della foschia. Il nespolo giapponese schiude i fiori sul feltro delle rigide pannocchie, e l’ardimentosa mahonia japonica irraggia i pennacchi gialli tra i pungoli delle lamine pennate. Il calicanto odora dai suoi calici di cera e gli ellebori hanno rialzato le testoline biancorosate ai piedi del castagno. Questi i fiori che si arrischiano impavidi sulla soglia dell’inverno. C’è però chi non ha bisogno di petali e sepali per salutare il nuovo anno.    Non so quale criterio mi abbia guidato nel mettere a dimora davanti alla legnaia alcuni cespi di sanguinello (Cornus sanguinea) e, poco lungi, altri di callicarpa (Callicarpa bodinieri giraldii): l’effetto è sorprendente e all’occhio s’impone il viola metallico delle bacche dell’esotica callicarpa...

Una antologia Stile moderno / Georg Simmel e l'estetica sociale

Se, come affermava Goethe, non bisogna cercare nulla dietro i fenomeni poiché sono essi stessi la dottrina, sono gli oggetti stessi a guidare il sapere e a dettarne la forma, proprio gli aspetti materiali della cultura costituiscono per Georg Simmel (1858-1918), filosofo e sociologo tedesco, occasione di pensiero. “L’ansa del vaso diventa uno dei problemi estetici più degni di meditazione” scriverà Simmel nel 1905 nel suo saggio “di estetica” dedicato a questo elemento liminale, cerniera tra l’oggetto e la mano che ne fa uso, “inglobato nel tessuto di gesti finalizzati di cui è fatta la vita”, poiché è nell’ansa che “il vaso si affaccia in forme visibili e manifeste nel mondo della realtà […]” (p. 307). Il singolare approccio di Simmel traspare già da queste brevi citazioni: l’attenzione alla materialità della cultura non si dissocia mai dall’esigenza di cogliere e descrivere “la vita dello spirito”.   Il volume Stile moderno. Saggi di estetica sociale (Einaudi, 2020), che raccoglie saggi già noti come testi inediti, a cura di Barbara Carnevali e Andrea Pinotti, ci propone di tornare a Simmel assumendo l’esigenza di riscoprire il suo pensiero, di coglierlo nella sua...

Esistenza / Maurice Sachs, Parigi, inizio Novecento

L’estate del 1919 fu caldissima. A stento a Parigi ce ne si rendeva conto: c’era troppo altro a cui pensare o da dimenticare. I cinque anni precedenti erano stati cupi, risuonavano le armi e le grida dei morti della Prima Guerra mondiale, cui si era poi sovrapposta una violentissima pandemia, l’Influenza Spagnola, che non aveva risparmiato nessun continente, aveva ucciso decine di milioni di persone e aveva dato il più violento colpo di coda proprio quell’inverno.  Così in quella calda estate del 1919 la gente prese a uscire di casa, e a riversarsi nelle strade e nelle notti di Parigi. All’inizio con una certa vergogna – poi quasi senza ritegno – sentiva crescere un disperato desiderio di ricominciare a vivere, di essere frivoli, di non pensare a nulla e di divertirsi, divertirsi senza posa e riconquistare tutta la vita perduta, ballare, toccarsi, scoprirsi. Per dieci anni, l’alta società parigina non fece nient’altro, e forse tornò a casa una mattina del 1929, ancora ubriaca da questa notte infinita, e venne risvegliata dal crollo di Wall Street, ad annunciare l’alba di un decennio tutto diverso, che avrebbe visto fascismi e nazismi prender piede nei paesi limitrofi e infine...

Affreschi / Cappella Sistina: racconto pittorico

Monumento della genialità dell’arte rinascimentale, la Cappella Sistina è un racconto pittorico delle varie tappe della storia dell’Umanità in prospettiva cristiana. Un progetto che prende slancio dall’atto della Creazione, attraversa narrazioni e passioni delle Storie di Mosè e di Cristo, e giunge fino all’anticipazione del Giudizio Universale. Sia per la meraviglia che si prova nel fare i primi concitati passi tra stuoli di turisti, sia per quel senso di straniante familiarità generato dagli innumerevoli riadattamenti contemporanei dei suoi capolavori, la Cappella Sistina non smette di stupire.    Dall’arte contemporanea alle immagini sul web, i capolavori di Michelangelo Buonarroti in essa contenuti sono un propulsore sia per nuove produzioni artistiche che per l’elaborazione del quotidiano. Pensiamo, per limitarci a qualche esempio, al Cristo del Giudizio Universale “tatuato” da Fabio Viale sul corpo marmoreo del torso Gaddi, o al murale dedicato a Maradona e Messi di Santiago Barbeito, ma anche a tutti i meme che popolano internet e i social network come quello della Creazione di Adamo con l’amuchina in tempi di Covid. La loro attualità è evidente. Iscritti nella...