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Emozioni

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Body Check / Il corpo-modello in Martin Kippenberger e Maria Lassnig

BODY CHECK. Martin Kippenberger – Maria Lassnig, a cura di Veit Loers presso il Kunstbau del Lenbachhaus di Monaco di Baviera, fino al 15 settembre, è una mostra a due, che il visitatore italiano, curioso di cose tedesche e austriache, ha già forse avuto modo di sezionare al Museion di Bolzano.   Le premesse di BODY CHECK si possono adagiare su una domanda relativamente semplice: che rapporto esiste tra la disciplina della storia dell'arte e quella della curatela? La quale genera di conseguenza: è la storia dell'arte che informa la curatela o è la curatela, in fondo, che è o deve essere autonoma? Sempre ci sia consenso – orrenda parola – su cosa si intenda per entrambe. Se la storia dell'arte è interpretata come presentazione lineare, aderente all'identità di un'epoca, di un percorso artistico, allora la curatela e la scelta eccentrica hanno il piacere di giocare il ruolo del trickster. Martin Kippenberger (1953-1997) e Maria Lassnig (1919-2014) presentano proprio questo, un lavorìo e un corpus di difficile collocazione. Innanzitutto il nesso puramente storico della mostra a due non c'è e viene ammesso: per un breve periodo, alla fine degli anni Settanta del Novecento,...

Il nuovo capitolo della saga Disney-Pixar / Toy Stories. Eternità e destino

C’è una peculiarità che accomuna automobili, cuccioli e giocattoli: il fatto di passare di mano. Il cinema ha di tanto in tanto mostrato curiosità verso una tale prerogativa dei nostri oggetti di affezione, raccontando storie che ne seguissero le tracce lungo i loro cambi di proprietà. Si può ricordare, per esempio, Una Rolls-Royce gialla, (1964), in cui l’eccentrica vettura, passando di proprietario in proprietario, fa da unico trait d’union fra situazioni e personaggi assolutamente distanti, mettendo in fila un aristocratico inglese appassionato di cavalli o ancora un gangster italoamericano in vacanza, rispuntando, infine, nel bel mezzo del fronte jugoslavo durante l’invasione dei nazisti. Succede anche ai cagnolini. Un altro film, Wiener-Dog (2016) di Todd Solondz (ma ci viene in mente, in tema quadrupedi, anche il più pop Qua la Zampa! – 2017 – di Lasse Hallström), segue un bassotto fra i suoi differenti padroni, un ragazzino appena uscito da una gravissima malattia, una bizzarra coppia di coniugi affetti dalla sindrome di Down, uno sfigato professore di sceneggiatura in una scuola di cinema. Ad ogni nuovo padrone, il bassotto cambia nome, ogni volta offrendo se stesso come...

Ritratto 14 / Levi e i sommersi

Nel mese di maggio del 1986 Levi pubblica il suo l’ultimo libro: I sommersi e i salvati. L’ha pensato a metà degli anni Settanta e si è messo a scriverlo tra il 1977 e il 1978. Sono quasi dieci anni prima dell’uscita. Ha proceduto con lentezza e per accumulo, scrivendo e riscrivendo, anche se nella sua idea generale il tema gli era ben chiaro sin dall’inizio: un libro in cui ripensava a quarant’anni di distanza l’esperienza del Lager, arricchito dalle riflessioni sue e di altri ex deportati, dai libri letti e chiosati nel corso di quei decenni. Perché, nonostante tutto, Levi non si era mai staccato dal Lager. Il 12 giugno lo presenta a Milano, presso la Libreria Einaudi diretta da Vando Aldrovandi. Hanno disposto delle sedie nella piazzetta dietro la libreria, che si apre verso via Bompresso. Lo introducono Oreste Del Buono e Aldrovandi stesso. Arriva parecchia gente ad ascoltarlo, parecchi giovani, ma anche reduci dai Lager; tanti in piedi.   Il libro ha subito sollevato una discussione per via del suo capitolo centrale, La zona grigia. Giorgio Bocca ha usato l’espressione “zona grigia” in un suo articolo su “La Repubblica” dedicato a Kurt Waldheim, il presidente austriaco,...

A cinquant'anni dalla scomparsa / Gombrowicz o l’immaturità è il nostro destino

Il 24 luglio del 1969 moriva a Vence Witold Gombrowicz. E a Vence è seppellito.  Dopo aver vissuto l’infanzia e l’adolescenza tra i possedimenti terrieri del padre e Varsavia (era nato nel 1904 a Maloszyce, a duecento chilometri dalla capitale) e aver pubblicato una raccolta di novelle, Ricordi del periodo della maturazione nel 1933 e il suo primo romanzo, Ferdydurke nel 1937, sbarcò quasi per caso a Buenos Aires, dove lo scoppio della seconda guerra mondiale lo «bloccò» per circa ventiquattro anni. In effetti, la sua lunga permanenza in Argentina si deve meno a un blocco navale che a una sovrana indifferenza nei confronti dei destini del mondo. Non che gli fossero indifferenti le tragedie degli uomini. È che, da uomo concreto, non sopportava gli uomini che per servire una causa, giungevano al martirio, respirando inebriati le idee di Patria, Nazione, Popolo, Arte… Non sopportava nessun genere di impegno, a destra come a sinistra. Un’arte esplicitamente moralizzatrice o devota a nobili sentimenti per lui era un semplice controsenso: «Il vuoto? L’assurdo dell’esistenza? Il Nulla? Non esageriamo! Un Dio o degli ideali non sono necessari per scoprire il valore supremo. Basta...

Apocalisse / Franzobel, La zattera della Medusa

18 luglio 1816: nel mare al largo della Mauritania il brigantino Argus avvista tra i flutti un relitto alla deriva. Avvicinandosi, i marinai vedono che – aggrappati a quello scampolo di assi di legno – ci sono i corpi consunti di quindici uomini, da tredici giorni alla deriva in mare, preda della fame, della sete, delle onde. Sono gli unici superstiti dei 147 passeggeri saliti a bordo di una zattera messa su alla bell’e meglio dopo che la nave francese Medusa si è arenata nelle sabbie africane d’Arguin. Mentre i superstiti raggiungono Parigi, la loro storia scuote e interroga l’opinione pubblica: cosa è successo su quella zattera? Come hanno fatto a resistere? E soprattutto: cos’è successo agli altri?    Questo il plot, ferocemente giallistico, di La Zattera della Medusa, ultimo corposo romanzo di Franzobel (pseudonimo dell’austriaco Franz Stefan Griebl, una fra le voci più popolari della narrativa in lingua tedesca), da poco uscito per il Saggiatore. Un romanzo carnevalesco e polifonico, grottesco e sgraziato – una sinfonia animalesca intorno a un interrogativo tanto irraggiungibile quanto squisitamente pop: a quali abissi d’orrore può spingersi la natura umana una...

«Cartaditalia» / La letteratura italiana nel nuovo millennio

L’iniziativa di Paolo Grossi di dedicare un intero numero di «Cartaditalia» (n. 5, 2019) a un bilancio complessivo sulla letteratura italiana del nuovo millennio è encomiabile; e altrettanto dicasi per il lavoro compiuto dal curatore Emanuele Zinato e dagli altri autori, Morena Marsilio, Marianna Marrucci e Valentino Baldi, che hanno scritto rispettivamente sullo stato della narrativa, della poesia e della saggistica. Nel confuso e disgregato panorama attuale abbiamo più che mai bisogno, per orientarci, di criteri, mappe, bussole; e poiché negli anni passati sono uscite svariate sintesi – ultime, La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea di Gianluigi Simonetti (Il Mulino 2018) e Il romanzo contemporaneo. Dalla fine degli anni Settanta a oggi di Carlo Tirinanzi De Medici (Carocci 2018) – un ragionamento d’insieme è più che benvenuto. Soprattutto, mi pare importante mettere al centro della discussione il problema del valore, che è come dire il problema della gerarchia dei valori. Quali sono gli scrittori, quali le opere di maggior rilievo della letteratura duemillesca?     Nel campo della narrativa, la prima osservazione che occorre...

Sciascia Trenta / C’era una volta Regalpetra, c’era una volta Leonardo Sciascia

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   “Regalpetra, si capisce, non esiste: «ogni riferimento a fatti accaduti e a persone esistenti è puramente casuale». Esistono in Sicilia tanti paesi che a Regalpetra somigliano; ma Regalpetra non esiste”. L’antifrasi è smaccata. Tanto scoperta da non potere essere scambiata per ironia. C’è...

Venezia, Tre Oci / Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita

In questi giorni, a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci,  si può vedere “Fotogafia come scelta di vita”, una mostra dedicata a Letizia Battaglia. Trecento immagini raccontano una città, Palermo, per una volta non sovrastata dal marchio “mafia”. Piazze, mercati, parchi, quartieri, talvolta affollati, talvolta deserti, si susseguono di immagine in immagine, mostrando le contraddizioni di una città che la fotografa ha scelto come luogo in cui vivere e lavorare. “Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, a distanza di un cazzotto o di una carezza”, afferma convinta.    Il suo sguardo non ammette esitazioni. Fotografare per il quotidiano l’Ora, dal 1974 al 1992, ha significato correre sul luogo del delitto, essere tempestiva, non avere il tempo per prepararsi allo scatto. I corpi senza vita che stavano sull’asfalto o che venivano estratti dalle auto crivellate di colpi, dovevano essere fotografati immediatamente. È davvero questo l’istante perfetto di Letizia Battaglia?  Per capirlo bisognerebbe guardare un’immagine, che il compagno e fotografo Franco Zecchin le scatta nel 1976, sul luogo di un omicidio. È vestita di nero, accucciata di fronte a un cadavere....

1929-2019 / Ágnes Heller: filosofia, rivoluzioni e vita quotidiana

Ágnes Heller, una delle più importanti filosofe del secolo scorso e dei primi diciannove anni del Duemila, è morta nuotando nel lago di Balaton il 19 luglio. Aveva novant'anni e l'acqua era il suo elemento più congeniale. A Budapest tutte le mattine si tuffava nella piscina della sua casa, ma poi quando era in giro per il mondo e trovava uno specchio d'acqua, non esitava un secondo: una volta a Fano, con il suo fraterno amico Francesco Comina, nel mare, ma le piacevano anche i laghi e una volta si era tuffata persino nel Rio delle Amazzoni. Al pari di Derrida, Bauman, Goytisolo, è stata una “sradicata”: già a quindici anni, lei ebrea, fu rinchiusa nel ghetto di Budapest, strappata ai suoi affetti. Poi fu censurata, licenziata dall'università, e infine costretta a rifugiarsi in Australia a causa del fondamentalismo comunista. Infine, nell'ultimo periodo della sua vita, quando dopo il crollo del Muro era finalmente potuta tornare a Budapest, è stata continuamente osteggiata e minacciata di morte per la sua implacabile opposizione a Orbàn. Suo padre, un anarchico squattrinato quanto morale, intriso di filosofia, poesia, musica, arte, rifiutò di convertirsi al cristianesimo per...

Bambini / Ciao, sono Michele

Ci sono tanti modi di descrivere la frattura che in ogni società, che sia una famiglia, l’Italia o oggi il mondo, segnala la necessità di un rinnovamento. Ogni crisi è insieme il pericolo del crollo di un ordine e l’opportunità per un rinnovamento, e siamo sempre in crisi. Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, o Dalla parte delle bambine di Elena Giannini Bellotti, alcuni dei Comizi d’amore di Pasolini si mettono in ascolto e dalla parte di quello che è reale e nascente. La Morante secondo me lo fa in modo meno letterario e più efficace nel magnifico Aneddoti infantili pubblicato alcuni anni fa da Einaudi raccogliendo cose sparse, che probabilmente lei non avrebbe neppure immaginato potessero fare un libro. Ma lo fanno, e magnificamente.   Opera di Christiane Spangsberg. Cosa fanno dunque i bambini in una società e dove sono finiti nella nostra? Racconto un aneddoto che mi aiuta ad avvicinarmi al punto. Mia madre è morta quasi un anno fa e naturalmente i primi mesi sono stati piuttosto cupi. Uscivo la sera con il cane, fumavo qualche sigaretta e aspettavo che la nostalgia della sua vita la smettesse di tirarmi via dalle cose in cui vivevo. Questo era ovviamente...

La biblioteca di Atlantide / Ferdinand Deligny, Una zattera sui monti

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Antoine Doinel, il bambino protagonista di I 400 colpi di Truffaut corre sulla spiaggia verso il mare. Libero, pieno di gioia, Antoine si lancia verso l’acqua: il mare è l’incommensurabile. A suggerire questa memorabile scena, che chiude il film d’esordio del regista, è stato uno strano educatore oggi dimenticato, Ferdinand Deligny, uno dei personaggi carismatici della cultura francese del dopoguerra. Nato nel 1913 ha studiato da maestro elementare; per sbaglio finisce a insegnare in una classe differenziale a Parigi, una di quelle istituzioni dove vengono relegati i bambini difficili, caratteriali, con problemi di comportamento, ribelli e agitati. Qui, come racconta in I vagabondi efficaci (Jaca Book 1973, tr. di LNT, Giuliano Mangano e Francesca Rigotti), scopre la...

Nel giorno del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio / Dalla luna. XX lettera di Giacomo Leopardi

Prima parte, lo sbarco.   Miei carissimi amici, italiani, europei, terrestri tutti, e voi Armstrong, Aldrin e Collins Scrivo anche a voi perché in notti come questa non ci ricordiamo d’esser morti e saltiamo come lepri alla luna o come que’ miei morti di Ruysch risuscitati nell’anno grande e matematico. Eppure non ho facoltà di parlare solo per un quarto d’ora! È pur vero ch’io vi scrivo, dunque non posso dirlo con certezza. In effetto la poesia, la letteratura, la filosofia come me, non possono parlare altrimenti che rispondendo a qualche persona viva. Vivemmo. Che fummo?
 Che fu quel punto acerbo
che di vita ebbe nome? 
Cosa arcana e stupenda oggi è la vita al pensier nostro, e tale qual de’ vivi al pensiero
 l'ignota morte appar.
 Cantiamo di mezza notte come galli! Qui, nella sfera celeste, navigando verso la luna. È certo e manifestissimo e ingenito non solo ne’ poeti ma universalmente negli uomini, un desiderio molto efficace di vedere e toccare e aggirarsi tra gli astri come faccio io adesso: il Leopardi ritorna per calcare il cammino anzi il volo dei tre, cinquant’anni addietro. Celebro la vostra impresa, opra ardita, immortal; volo anch’io, vedendo meco viaggiar la...

Fiction e memoir / Nona Fernández, Fuenzalida

«Una fotografia è sempre incriminante. Quello che sospettiamo viene dimostrato in modo irrefutabile se compare in una foto.» Fuenzalida (Gran Via, 2019, traduzione di C. A. Montalto) è composto da tre livelli, stratificati, mischiati, Nona Fernández gioca su tre diversi piani narrativi. Ogni piano è reale, ogni piano è inventato. Il primo strato è la storia che sta in maggior rilievo: una donna separata vive con Cosme, il suo bambino, suo marito se ne è andato quando il piccolo aveva solo un anno. La donna, la nostra narratrice, di lavoro scrive sceneggiature per telenovelas. Lei e Cosme vivono a Santiago del Cile. Una sera tra i rifiuti trova una vecchia foto, quasi cancellata dal tempo, in quel ritratto sbiadito – un uomo in kimono nero – crede di riconoscere suo padre, Fuenzalida. Di suo padre, che è stato un ammirato maestro di arti marziali, non sa più nulla da molti anni, è semplicemente sparito. Sa che ha avuto altre donne oltre sua madre, che ha avuto altri figli. Sua madre ha ritagliato la faccia di Fuenzalida da tutte le foto di famiglia, penseremo che l’avrà fatto per dimenticare. Questa storia, però, ha almeno due risposte per ogni domanda. «Difficile ripercorrere la...

Archivio Zeta / Dostoevskij nel gran teatro del Cimitero germanico

Fu inaugurato cinquant’anni fa, dopo dieci anni di costruzione. Raccoglie i resti di 30.654 militari tedeschi caduti nel Centro e nel Nord Italia negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Il Cimitero militare tedesco del Passo della Futa è una spirale che avvolge la collina con semplici lastre tombali, fino a una costruzione in pietra che si slancia come ala fatta a mosaico di pietre di colori diversi. Ha la forma del labirinto di Cnosso, senza mura, chiuso da quel volo, forse verso una vita non vissuta: i morti seppelliti sono in gran parte giovanissimi. Questo cimitero di guerra non ha niente delle Totenburgen monumentali, cimiteri-fortezze che altrove, soprattutto tra i due conflitti mondiali, raccoglievano i resti dei soldati tedeschi, come monito eroico in odore di ideologia hitleriana. Non contiene resti di criminali nazisti, anche se tra i militari sepolti ci sono appartenenti alle unità che si resero colpevoli della guerra totale contro le popolazioni civili dopo il 1943. Le parole che sono incise qui, nella cripta, con una scultura ferrea a forma di grande corona di spine, sono Leid, Trost, Ruhe, «dolore, consolazione, silenzio».      Un libro per...

Giampiero Comolli / La malinconia meravigliosa

La malinconia di cui parla Giampiero Comolli – giornalista, scrittore, presidente del Centro Culturale Protestante di Milano – nel saggio La malinconia meravigliosa (ed. Claudiana) è quella che pervade i discepoli di Siddharta Gautama della nobile famiglia dei Sakya, il primo Buddha, e di Gesù di Nazareth al momento del loro commiato in prossimità della morte. L'autore ripercorre i loro ultimi discorsi per cogliere attraverso di essi, i punti in cui le vie indicate dai maestri paiono avvicinarsi e quelli in cui decisamente divergono e lo fa utilizzando Il grande discorso del nirvana definitivo, per quanto riguarda il Buddha (i testi più antichi su cui si fonda la tradizione buddista sono raccolti nel canone Pali scritto attorno al 1° sec. a.C., pubblicati in italiano col titolo La rivelazione del Buddha. I testi antichi, Mondadori 2001) e i capitoli dal 14 al 17 del Vangelo di Giovanni, la cui formulazione definitiva risale alla fine del 1° sec. d.C. I primi capitoli sono dedicati dall'autore a una breve e necessaria sintesi della vita di Siddharta Gautama e del pensiero buddista – a chi volesse saperne di più suggerirei di leggere Il cuore dell'insegnamento del Buddha (ed. Neri...

Guarda che Luna / Il sogno di Keplero

Cinquant’anni fa - il 20 luglio 1969 - lo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questa occasione abbiamo preparato quattro pezzi (qui il primo) dedicati a questo evento visto da diversi punti di vista, recensendo alcuni libri apparsi in occasione dell’anniversario e pubblicando un capitolo inedito del libro di un filosofo sulla Luna, per concludere con la lettera che Giacomo Leopardi ha scritto a Neil Armstrong in occasione della sua passeggiata sulla superficie del Satellite, e che ha ispirato alcune sue meravigliose poesie.   Günther Anders sosteneva che «il geocentrismo, come principio pragmatico», non fosse stato «messo in discussione da Copernico» e non lo fosse stato «neppure questa volta», dopo i voli che hanno portato uomini fuori dall’orbita terrestre, intorno e sulla Luna (Anders 1970, 27). Al contrario, quel principio sembrava uscire persino rafforzato dall’estendersi dello spazio conquistato, come se fosse una sorta di assicurazione contro lo straniamento, un bisogno di appartenenza e di suolo rispecchiato nella tesi provocatoria di Husserl secondo cui «la Terra non si muove» (Husserl 1934, 7). La differenza che separa il principio pragmatico dalla conoscenza...

La scomparsa di Camilleri / Memoria ed eredità di un narratore seriale

“La memoria” è il nome della collezione editoriale dove Andrea Camilleri ha pubblicato la maggior parte dei suoi libri, certamente tutti quelli ‘vigatesi’ (montalbaneschi e no) ma non solo. Battezzata così da Leonardo Sciascia per l’editore Sellerio di Palermo. E adesso che non è più con noi, il dovere e la necessità della memoria si impongono più che mai. Leggerlo e rileggerlo ancora, senza dubbio. Non foss’altro che per allontanarci il più lucidamente possibile dalle passioni forti che la sua immensa opera ha regolarmente provocato, nei lettori entusiasti come nei critici accigliati. Passando così da una prima impressione allungata per oltre trent’anni – che in queste ore la rete in generale e i social in particolare stanno intensificando al massimo grado – a una seconda opinione, si spera, un po’ più meditata. Camilleri, si sa, ha diviso il pubblico, senz’altro con un po’ troppa di improvvisazione. Ora è fatalmente arrivato il momento di cambiare marcia, e sperabilmente direzione.    Provo a tirar giù dagli scaffali qualche suo libro, fra i cento possibili, in modo da trovare spunti o far emergere ulteriori ricordi. Sono troppi, molto diversi, tutti ricchissimi. Li...

Finanziamenti e storture del sistema / Il Fus nel paese di Acchiappacitrulli

Lamentazioni e gioia, grida, sussurri, felicità, contenuta soddisfazione. Come sempre, quando escono le attribuzioni dei finanziamenti del Fondo unico dello spettacolo (Fus) alle imprese teatrali, le reazioni sono diverse (qui la delibera dei contributi). Ma qualcosa non si può non notare: grandi imprese come Emilia Romagna Teatro (Ert), Teatro di Roma, Stabile di Catania, Teatro di Genova e del Veneto e altre penalizzate, altre ancora premiate; piccole compagnie gratificate di quel lieve aumento che può consentire di superare qualcuna delle molte difficoltà quotidiane, in un sistema in cui la maggior parte degli attori e degli altri addetti fa fatica a sopravvivere. In ogni caso i contributi allo spettacolo dal vivo sono sempre insufficienti, tardivi e in parte discriminatori. Premiano l’esistente e non prevedono mai il possibile.    Il decreto legge del 2014 che, con aggiornamenti, regola il sistema, chiede a teatri nazionali e a teatri di rilevante interesse culturale di produrre, soprattutto produrre in sede, e meno di far circuitare. Così si moltiplicano i titoli, spesso allestiti per ottemperare agli obblighi che consentono il finanziamento, solo raramente all’...

Ritratto 13 / Levi al naturale

Mario Dondero ha scattato diverse immagini di Primo Levi a metà degli anni Ottanta. Sono tutte immagini prese senza mettere in posa lo scrittore. Catturate al volo, mosse o appena sfuocate, perché questo è il modo di scattare di Dondero. Si può dire che la sua sia una “fotografia naturale”; il contrario dell’“istante perfetto” di Henri Cartier-Bresson, per cui il fotografo cerca di cogliere il momento unico, di fermarlo nel continuum temporale che scorre davanti ai suoi occhi. Dondero amava fotografare in modo imperfetto, per cogliere il flusso medesimo della vita. Sono immagini che somigliano agli istanti di memoria, che non si staccano da ciò che è accaduto, ne conservano un’intensità che sembra perpetuarsi. Quando si ricorda, nulla è davvero totalmente a fuoco, nitido come in una fotografia. Questo scatto, che coglie Levi mentre parla con una persona, non è esattamente una fotografia; eppure lo è, almeno materialmente, poiché Dondero ha premuto il pulsante della sua macchina analogica.   Qui lo scrittore è a fuoco, cosa che non si può dire del suo interlocutore, di cui scorgiamo solo la nuca. Anche ciò che si vede sullo sfondo è sfumato, fuori fuoco, confuso. Tuttavia l’...

Anatolij Kuznecov / Babij Jar. Polvere e cenere

«Corsi a guardare i bambini tedeschi. I finestrini erano aperti, i bambini sedevano liberamente, ben vestiti, con le guance rosee, ed erano piuttosto chiassosi: urlavano, strillavano, si sporgevano dal finestrino –, un vero giardino zoologico. E a un tratto mi arrivò uno sputo dritto in faccia. Non me l’apettavo, ma loro, ragazzini proprio come me, tutti con le camicie uguali […], si raschiavano la gola, prendevano la mira e mi sputavano addosso con una sorta di freddo disprezzo e di odio negli occhi. Dal rimorchio sputavano le bambine. Senza riprenderle, le educatrici sedevano impellicciate (le adoravano, quelle pellicce, non se ne separavano neppure in estate). Il tram e il rimorchio scivolarono davanti a me che li guardavano inebetito e davanti a tutta la fila, come due gabbie piene di scimmie inferocite e urlanti, che coprivano di sputi la folla». Dopo decenni di sostanziale latitanza per parte del nostro mercato editoriale esce finalmente una nuova edizione, curata con acribia filologica da Emanuela Guercetti, del volume di Anatolij Kuznecov Babij Jar (Adelphi, Milano 2019, pp. 454, euro 22,00). Le fortune, ma soprattutto le avversità, che accompagnarono il manoscritto, prima...

Scritti autobiografici / Walter Benjamin e la scrittura generosa

Di fronte a un’autobiografia il tracciato delle nostre attese di lettori segue una direzione piuttosto convenzionale. Ci aspettiamo una struttura dai tratti – almeno in parte – codificati: innanzitutto la distanza critica e cronologica dell’autore dall’oggetto del racconto, il proprio io, che viene inserito in una cornice, all’interno della quale i fatti sono disposti in maniera scrupolosamente lineare. Ci aspettiamo, poi, quel momento cruciale e rivelatore che consente all’autore di rileggere sotto una luce del tutto peculiare le proprie vicende di vita: il momento – o i pochi momenti –– di una rivoluzione interiore, di un capovolgimento: la crisi e la svolta. Tutto questo fa parte dell’interesse giustificato di un lettore di autobiografie.  Nondimeno, il volume pubblicato quest’anno da Neri Pozza, gli Scritti autobiografici di Walter Benjamin, invita il lettore a rimodulare il proprio orizzonte di attesa già a partire dal titolo. L’allusione esplicita alla pluralità degli scritti denota una scrittura all’insegna della frammentarietà, che non si compie in un progetto. Si tratta, infatti, di una silloge di testi dal sapore autobiografico, ossia di diari, appunti di viaggio e...

Federer-Djokovic / La più lunga finale di Wimbledon

Perché avrò mai accettato di raccontare lo scontro Federer-Djokovic di Wimbledon, io che non guardo il tennis da anni? L’ho giocato in gioventù, bloccandomi sulle giuste impugnature delle racchette a seconda dei colpi, troppo meccaniche le mie esecuzioni per avere la prontezza di rispondere nel modo giusto, al momento opportuno. Certo, il fascino dell’epica dello sport. E poi – non si può negare – la trigonometria del campo in lieve salita di David Foster Wallace, e il vento bastardo del centro dell’Illinois, e quei campioni minori così bene raccontati...   Primo ostacolo: non ho Sky, l’incontro è in esclusiva sulla rete a pagamento e lo streaming pirata ormai è difficile, forse impossibile (almeno per le mie competenze). Ti devi accontentare di quelle smilze dirette scritte tutte gergali, con qualcosa di magico perfino, a furia di drop, a rete, incroci, passanti, controbalzo, come ogni cronaca sportiva. Il linguaggio che deve convincere e forse accendere i cuori. Qui, il sangue continuerà a circolare abbastanza tiepido a lungo. Sono accolto a casa di amici. Ore 15. Pubblico compassato, sugli spalti: ci sono anche i principi reali Kate & William, entrambi in azzurro come...

La scuola di Francoforte 4 / Max Horkheimer, Teoria tradizionale e teoria citica

“Il pensiero borghese si configura in modo tale chenella riflessione sul proprio soggetto riconosce con necessità logica l’ego che si presume autonomo. Per natura esso è astratto, e l’individualità chiusa all’accadere, che si atteggia vanagloriosamente a causa prima del mondo o si identifica addirittura con l’universo tout court, è il suo principio. Sua immediata antitesi è la mentalità che si concepisce come espressione non problematica di una comunità già esistente, come ad esempio l’ideologia nazionalpopolare (völkisch). Il «noi» retorico è qui usato con assoluta serietà. Il discorrere pensa di essere organo della generalità. Nella società lacerata del presente questo pensiero, soprattutto nelle questioni sociali, è armonicistico e illusionistico.   Il pensiero critico e la sua teoria si oppongono ad entrambe le specie. Esso non è la funzione di un individuo isolato, né quella di una generalità di individui. Piuttosto ha consapevolmente per soggetto un individuo determinato nelle sue effettive relazioni con altri individui e gruppi, nel suo confronto con una determinata classe e infine nell’intreccio così mediato con la totalità sociale e la natura. Esso non è un punto...

La biblioteca di Atlantide / Morris Mitchell Waldrop, Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.     Grande è il disordine sotto il cielo, eppure oggi sembra prevalere l’idea che sia possibile semplificare i problemi per risolverli. Nell’economica, nella scienza, nell’arte, nella letteratura, e soprattutto nella società e nella politica, le formule semplici, che cercano di ridurre le questioni, sembrano dominare. Più aumenta il caos e più questa tendenza prende piede. Nel 1984 un gruppo di studiosi americani di varie discipline scientifiche pensò bene di dare vita a un’istituzione che studiasse proprio la complessità. Non era ancora caduto il Muro di Berlino, il terrorismo non era diventato un fenomeno planetario, la finanza internazionale non era andata in crisi, eppure molti segnali indicavano che il Pianeta era attraversato da fenomeni complessi e...