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Emozioni

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Marco Martinelli / In viaggio con Dante

Piove, piove a Matera, a fiumi d’acqua, che rifluiscono per le strade lastricate di chianche, pietre, verso il sasso Barisano, verso il sasso Caveoso. Saliamo, una mia amica e io, verso il duomo, per incontrare Marco e Ermanna, Marco Martinelli e Ermanna Montanari, il Teatro delle Albe, una meravigliosa avventura di amore personale e di scavo artistico, nata sui banchi di scuola col fuoco di dire qualcosa di essenziale in questo mondo, allargata negli anni a tanti altri compagni di strada, giovani, meno giovani, cittadini di Ravenna, ragazzi di Scampia, di Diol Kadd in Senegal, di molti altri luoghi. Ricordo a me e all’amica che mi accompagna qualcosa della storia straordinaria, avventurosa, di questa coppia che è diventata compagnia, comunità teatrale diffusa: gli spettacoli politici e poetici, spesso indignate deformazioni grottesche di una società dove comandano l’economia, l’egoismo, la distruzione dell’ambiente; la non-scuola con ragazzi giovanissimi, prima a Ravenna e poi in molti luoghi in Italia e nel mondo, l’entrare nel teatro con il fuoco dell’età verde, il mettere in vita e non semplicemente in scena gli autori classici, facendoli indossare da adolescenti “furiosi”....

Ritratto 4 / Levi che fuma

Primo Levi che fuma è un’immagine inconsueta, ma non rara. Ci sono diverse fotografie che lo ritraggono con la sigaretta in mano come nello scatto di Giuseppe Varchetta. Questo è particolarmente bello perché lo coglie di scorcio. Si vede distintamente la sua mano che tiene la sigaretta tra l’indice e il medio, mentre il pollice si appoggia alla guancia. Aspira con voluttà, almeno così pare dall’espressione del viso. Si scorgono i capelli e la fronte, e non porta gli occhiali. La maggior parte delle fotografie che gli sono state scattate a partire dalla metà degli anni Settanta, lo mostrano frontalmente con il suo inconfondibile pizzetto. Questa è stata fatta nel settembre del 1979 alla Festa dell’Unità a Milano. Levi ha pubblicato da un anno La chiave a stella. Ha ricevuto il Premio Strega e il libro è un successo di pubblico. Da quasi quattro anni è in pensione e si può dedicare al sogno della sua vita: scrivere. L’aveva sperato sin dal 1946, eppure sono trascorsi trent’anni prima che potesse farlo. A Milano l’hanno chiamato a discutere con un altro scrittore che si occupa di lavoro, Paolo Volponi, che l’anno prima aveva pubblicato Il pianeta irritabile, un romanzo post-...

Ambiguità di un progetto umano / Liberare la libertà

“L’ansia di spiegare la vita e il suo mistero non dà tregua allo spirito umano, è come se risuonassero in ogni uomo le parole rivolte ad Adamo e ad Abramo: umano dove sei? Vai in te stesso, scopri chi sei.” Finisce così, con un inizio, il cammino esplorativo di Michela Dall’Aglio, In principio era la libertà. Un itinerario tra filosofia, scienza e fede, ILMIOLIBRO, 2019.      Esplorando ad un tempo, l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande di ciò che esiste, noi compresi, l’autrice si muove tra due prospettive polari, costantemente messe in tensione e anche ibridate con una inquietudine narrativa del tutto originale e coinvolgente. L’irrisolto, infatti, è un codice del libro, non solo indotto dal tema dei temi, ma da uno stile conoscitivo che cerca, senza crederci mai fino in fondo. Come dovrebbe essere ogni indagine con simili obiettivi e caratteristiche. La posizione interrogante è quella umana, situata all’estremità del cammino evolutivo dell’esistente, e in grado di farsi domande sul come e il perché della vita e dell’esistenza in sé. Le due prospettive messe in tensione si rifanno, la prima, – definita un’origine “oscura” –, all’ipotesi che tutto sia...

Una storia culturale / Ma che cos’è la “canzone italiana”?

“L’Eroe dei due Mondi”, “l’Apostolo”, “il Re galantuomo”: sui banchi delle elementari, negli anni Cinquanta del secolo scorso, così ci veniva insegnata la storia patria. Niente di molto diverso dalle figurine che compravamo in edicola prima di entrare a scuola.  “Tirèmm innanz!” “Qui si fa l’Italia o si muore!” “Obbedisco”: tutto si riduceva a una manciata di siparietti, di epici sketch, di frasi “storiche” da mandare a memoria come le risposte del catechismo (“Chi ti ha creato?” “Mi ha creato Dio”; “Chi è Dio?” “Dio è l’Essere perfettissimo ecc.”). Leggendo le non poche Storie della canzone italiana uscite negli ultimi decenni, ogni volta mi tornavano in mente quelle istruttive scenette, quei medaglioni tramandati identici di sussidiario in sussidiario. Come Cavour era “il Tessitore”, così Celentano era “il Molleggiato”. L’“ugola” di Claudio Villa o di Nilla Pizzi, il rivoluzionario “volo” di Modugno a Sanremo, l’“esistenzialismo” di Paoli, l’“ermetismo” di De Gregori, De André “cantore degli ultimi”, si ripresentavano (e ancora si ripresentano, ahimè) come nei vecchi libri di scuola l’imbarco dei Mille a Quarto o l’incontro di Teano. “Sono solo canzonette?” si chiedeva,...

La diversità è una ricchezza / Immagini dell'altro nella letteratura latina

“La diversità culturale, religiosa e sociale è una ricchezza e non una minaccia”. Chi l’ha detto?  Il Papa, nell’udienza alle Guardie svizzere il giorno quattro maggio 2019. Ma come si poneva il mondo romano antico, di cui, anche secondo Dante, la Chiesa Cattolica è erede naturale, di fronte alla questione del diverso, dello straniero, in una parola: dell’Altro. Ecco qualche esempio, tratto da una vicenda secolare.   Ythalonim valon uth sicorathisyma comsyth Chym lachunythmumys thyal mycthi varuimy sehi… Se un copista medievale si fosse trovato davanti a un testo siffatto avrebbe gettato la spugna, anzi la penna d’oca ma prima avrebbe almeno scritto Graecum est non legitur: è greco non si legge. In tal caso si sarebbe sbagliato di grosso, il copista. Perché non di greco si tratta, bensì di punico. Così inizia infatti il quinto atto di una commedia di Plauto non per niente intitolata Poenulus, ossia il Cartaginesuzzo, come traduce Ettore Paratore, il quale a ragione nel suo commento definisce questo attacco dell’atto quinto come la “singolarità più clamorosa del teatro plautino”. Sono venti versi in punico. I primi dieci riportati dai codici Palatini, i secondi dal...

Adolescenti senza tempo / Un’età senza età

Gigliola Cinquetti aveva 16 anni quando cantava Non ho l’età che nel 1964 vince il festival di Sanremo. Lei voleva crescere, doveva crescere, per poter amare e uscire sola con te... Fino al 1975 si diventava maggiorenni a 21, era un traguardo atteso, voleva dire prendere la patente, votare, sentirsi finalmente adulti. Il desiderio di diventare grandi correva in parallelo alla credenza nel progresso, un domani sempre migliore dell’oggi. Un futuro che negli anni Ottanta del secolo scorso ha iniziato a incrinarsi, a rovesciarsi in un senso di precarietà e incertezza. I giovani di oggi hanno di fronte una concreta riduzione delle opportunità rispetto al passato e sono tra le prime generazioni, dopo il ‘900, a non essere più in grado di migliorare le proprie prospettive di vita. Un mutamento d’epoca che influenza anche il modo di percepire i nostri anni. Intanto le età hanno subito variazioni temporali, si sono allungate e ristrette, sono diventate più fluide e meno classificabili.    Nel suo testo Adolescenti senza tempo (Raffaello Cortina Editore, 2018), Massimo Ammaniti evoca già nel titolo una condizione esistenziale inedita: i suoi protagonisti assomigliano all’eroe...

Einstein quand'era sgarbato

“Per me la parola Dio non è altro che il risultato e l’espressione della debolezza umana” scriveva Albert Einstein il 2 gennaio 1954 al malcapitato Eric Gutkind, autore del libro: “Choose life: the Biblical call to Revolte”. Il libro, inviato al sommo scienziato, consisteva in un appello agli ebrei fondato sulla “incorruttibilità” di Israele. E Albert Einstein, con una di quelle affermazioni in cui era specialista, rivoltava concetti e realtà come un calzino. Sappiamo che il Dio che ci possiamo immaginare fa risaltare la nostra debolezza, ma Albert Einstein lo dice in un modo nuovo che ci fa sussultare: per tutta la vita lo scienziato della Relatività ha fatto lo stesso con il tempo, lo spazio, la gravità, la luce che viaggia in curva a velocità insuperabile, la massa, l’energia e adesso lo fa con la debolezza umana. Il popolo nei crocicchi discute animatamente di lui h24 ancora adesso, a più di un secolo dalla sua geniale scoperta.   Debbo, a questo punto, precisare che seguo (quando necessario paragrafo per paragrafo, anche per fare figura di giornalista) un articolo vivace e intelligente di Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington del “Corriere della Sera”. Non ho...

Maike Albath / La Sicilia fra lutto e luce

Raccontare in Germania la Sicilia è un compito arduo. Forse nessuna parte d’Italia è stata mitizzata più di questa nell’immaginario classico e romantico tedesco: per antonomasia paese dove fioriscono i limoni, nel quale Goethe sperava di trovare la pianta madre di tutte le altre, la Urpflanze, oggetto di fantasia e di desiderio, la Sicilia fino a oggi rimane depositaria di quella nostalgia che la lingua tedesca chiama Sehnsucht, struggimento di tutto ciò che si è smarrito con il passare del tempo, oppure, semplicemente, si è sognato.    Intitolando il suo libro sulla letteratura siciliana Lutto e luce (Trauer und Licht, Lampedusa, Sciascia, Camilleri und die Literatur Siziliens, Berenberg Verlag, Berlin 2019) Maike Albath decide di affrontare di petto questi miti: il lutto appunto, che pertiene al senso di perdita, e la luce, che rimanda alla luminosità della grande cultura classica e mediterranea, alla “dolce luce” in cui era immersa la Grecia immaginata da Hölderlin. Ma il titolo rinvia anche a un binomio che, con eloquente simmetria, ritroviamo nel vocabolario degli stessi autori siciliani: da Quasimodo a Tomasi di Lampedusa fino a Bufalino, al senso di morte, alla...

Per un pensiero della distanza / Warburg l’indiano

Una breve intervista sul San Francisco Call del 24 febbraio 1896 ci presenta “A Noted Florentine Investigator” in procinto di salpare per il Giappone (viaggio che non avrà luogo), vivamente sorpreso dall’arte degli indiani Pueblo per l’intimo legame che essa istituisce con la loro mitologia e per la elevata qualità degli artefatti, che – arriva a dichiarare l’intervistato – risultano persino più interessanti dell’arte rinascimentale italiana. Questo apparente ridimensionamento dell’assoluto primato artistico del Rinascimento italiano sembra provenire da un intelletto estravagante. In realtà l’affermazione, per nulla dissimulata, del superiore interesse di vasi e utensili di uso quotidiano prodotti da una cultura extraeuropea, pone la questione della natura e della dignità scientifica di questo «interesse». Che genere di ricerca poteva avere determinato simili convinzioni in uno studioso come Aby Warburg – poiché, lo si è già capito, di questi si tratta –, uno studioso fino a quel momento attivo come storico dell’arte, che aveva pubblicato, nel 1893, una dissertazione dottorale su Botticelli? A questo interrogativo si può trovare una risposta tanto persuasiva quanto suggestiva...

Chiesa e omosessualità / Sodoma

Non sono un fautore dell’asetticità delle inchieste, anche quelle più rigorose e scientifiche. La presunta neutralità della scienza l’abbiamo abbandonata senza rimpianti oltre cinquant’anni fa, partendo da una prospettiva politica poi aiutati dalla scienza stessa nel momento in cui ci spiegava che sempre o quasi sempre – in modo spettacolare nel mondo quantistico dell’infinitamente piccolo – l’azione dell’osservare modifica l’oggetto osservato, lo rende ancora più autonomo e “soggettivo” anziché oggettivo e cristallizzato. Dunque anche un’inchiesta piena di numeri, di dati e di riscontri e di fact-checking mostra – poco o tanto – la mano (la prospettiva, l’ideologia, la cultura, la sub-cultura) di chi l’ha condotta. E quella mano, appunto – poco o tanto – modifica l’oggetto indagato, senza per questo negarci verità verificabili anche se orfane del mito dell’assolutezza. E se allora è così, che la mano si veda anzi venga esplicitata è fonte di ulteriore chiarezza e rende la discussione più proficua.   Ricordare queste ovvietà è indispensabile per parlare di Sodoma, la monumentale inchiesta di Frédéric Martel (pubblicata contemporaneamente in otto lingue e in una ventina di...

Dalla mostra al Musée d’Orsay al rap delle periferie / Il giovane nero con la spada

In simultanea con la mostra Le modèle noir, de Géricault à Matisse attualmente in corso al Musée d’Orsay di Parigi (lo sarà fino al 21 luglio prossimo), in Francia è uscito un progetto multidisciplinare del rapper di origini congolesi Abd Al Malik, intitolato Le jeune noir à l’épée (il giovane nero con la spada). Il progetto è insieme un récit poétique, un disco di musica hip-hop e uno spettacolo di danza messo in scena da Abd Al Malik proprio nelle sale del Musée d’Orsay ad inizio aprile con il coreografo e ballerino del Burkina Faso Salia Sanou.   Multidisciplinare il progetto di Abd Al Malik e multidisciplinare la mostra, a metà strada fra storia dell’arte e storia delle idee. L’intenzione dei curatori è quella di sovrapporre l’immaginario che emerge dalla rappresentazione delle figure di colore nell’arte visiva alle questioni estetiche, politiche, sociali e razziali che presiedono questa rappresentazione, il tutto su un arco di tempo che va dal 1794, anno dell’abolizione della schiavitù in Francia, ai nostri giorni. Tre in particolare le fasi storiche su cui si concentra la mostra: i decenni immediatamente successivi all’abolizione della schiavitù (1794-1848), gli anni...

Costruzioni alternative / L’oleandro elettrico e l’architettura vegetale

È toccato a un oleandro diventare il primo albero che produce energia elettrica. Messo a punto dal Centro di Micro-Bio Robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Pontedera, il nuovo ibrido ha foglie artificiali che oscillando al vento interagiscono con quelle naturali, e con un processo di elettrificazione a contatto trasmettono la carica elettrica al resto della pianta. Basta collegare una specie di presa al tronco e il gioco è fatto. Da qui a immaginare foreste con prese che spuntano ovunque e miriadi di smartphone attaccati a succhiare energia anche dagli alberi è un attimo, come sognare di illuminare la propria casa con l’oleandro sul terrazzo o usare i parchi per rifornire di energia elettrica le città.    Hundertwasser, Termal Village Blumau, Styria, Austria, 1993. Foto Anja Fahrig. Da qualche decennio si è sviluppata una nuova attenzione nei confronti del mondo vegetale, sono fioriti, è il caso di dirlo, studi sulla sensibilità, sull’intelligenza, sulla struttura sociale delle piante che da una parte iniziano a dare risultati pratici e dall’altra pongono interrogativi nuovi sulla natura stessa della coscienza, tradizionalmente legata al cervello, organo...

Salone del libro 2019 / Fascismo. Macchina mitologica

Le polemiche sulla partecipazione al Salone del libro di Torino dell’editore Altaforte, legato al circuito di CasaPound, hanno sollevato un polverone mediatico. Come spesso capita, in questi casi, il rischio è che dietro (e dentro) esso, in quanto tempesta di sabbia, ad emergere sia più il pulviscolo atomizzato di parole, immagini e idee (precostituite) che non la sostanza del problema. Già, qual è il problema? Ossia, qual è il nocciolo della questione? «Fuori i fascisti dal Salone», è stato detto, riferendosi al chiaro posizionamento ideologico, prima ancora che strettamente politico, della casa editrice in questione.   Posizionamento non solo evocato ma apertamente rivendicato dal suo titolare. Si è poi aggiunto che sarebbe stato impossibile fare aprire questa edizione della kermesse libraria da una sopravvissuta alla Shoah, che nel mentre aveva già declinato l’impegno, qualora tale casa editrice fosse rimasta al suo posto. Non di meno, una serie di nomi di rilievo avevano peraltro dichiarato la loro indisponibilità a partecipare. Per ragioni apertamente politiche: se ci sono “loro”, i fascisti, noi non verremo. Punto e basta. Pochi giorni prima che la querelle raggiungesse...

Il film di Jacques Audiard / The Sisters Brothers. Alla ricerca di altre forme di mascolinità

La prima cosa che percepiamo all’inizio di The Sisters Brothers è una voce che si perde nella notte, in una sorta di buio primordiale: un nero accecante che ci fa sprofondare dentro lo schermo attraverso il campo lungo. La scena è illuminata a tratti dalle fiamme di una casa che brucia, mentre ci raggiungono da lontano queste parole: «Ehi! This is the Sisters Brothers!» («Ehi, siamo i Fratelli Sisters, ci ha mandato il Commodoro!»). Eli (John C. Reilly) e Charlie (Joaquin Phoenix), i protagonisti di questo racconto del Far West ambientato in Oregon, nel 1851, sono due cacciatori di teste ed entrano in azione così: senza un corpo, ma preceduti da una specie di formula favolosa risonante come un’eco, che, intanto che ci chiama, dichiara di appartenere a un “noi”: una prima persona plurale sancita da una fratellanza resa subito prodigiosa e singolare dalla particolarità di quel cognome ossimorico: Sisters, proprio come “sorelle”. La scelta di far cominciare la storia da questa scena è un’aggiunta rispetto al romanzo omonimo di Patrick Dewitt da cui è tratto il film (2011; tradotto da Rossari per Neri Pozza nel 2012); è un’invenzione di regia che dialoga, come vedremo, con il finale....

Tutte le poesie / Mark Strand: un incontro

Gli incontri più belli con la poesia avvengono spesso per caso.  Quasi ogni mattina dovevo passare quarantatré minuti sulla linea rossa della “L”, Elevated Train, così chiamano la metropolitana a Chicago, perché in gran parte le vetture transitano a mezz’aria, fra casette della prima periferia, retro di magazzini e grattacieli. Era il momento in cui mi rendevo conto che il mio inglese non era quello che avrebbe dovuto essere. In genere durante i viaggi non parlavo con nessuno, ma leggevo il giornale e i cartelli pubblicitari che tappezzavano la parte alta delle carrozze. I titoli dei giornali e gli annunci pubblicitari, con i loro giochi di parole, i riferimenti impliciti, le allusioni ti buttano in mezzo alla lingua viva, che non trovi nei libri, e che, nonostante i tuoi sforzi, ti scivola fra le mani, come un giocatore di football che credi di aver placcato e invece sguscia via. Così avevo preso l’abitudine di riscrivere su un taccuino le frasi che capivo di non capire appieno, e durante la giornata chiedevo spiegazioni a qualche amico americano di cui mi fidavo, nella speranza prima o poi di sentirmi a casa mia.    Nel mese di Aprile, il mese della poesia,...

Nôtre-Dame / Iconologia del rogo

I fatti sono tristemente noti. Il 15 aprile scorso uno dei monumenti più imponenti, uno dei luoghi di culto più frequentati, uno dei siti turistici più rappresentativi di Parigi è stato assalito dalle fiamme. Nôtre-Dame è di colpo divenuta il centro del mondo, obiettivo numero uno di cronisti prontamente accorsi sul luogo, di fotografi più o meno professionisti determinati a catturare attimi fugaci, dettagli ed emozioni, di cittadini impauriti e turisti curiosi, anche loro alla ricerca di qualcosa da guardare. Uno spettacolo da film, quello delle fiamme che divorano la Cattedrale per antonomasia, che ha raggiunto il suo acme a circa un’ora dall’inizio del rogo, quando una guglia è crollata e parte del tetto è precipitata.   Sappiamo come è andata a finire: l’incendio è stato domato nella notte smentendo quei giornalisti che innestavano timori – sottese speranze per gli ascolti? – sul possibile crollo dell’intera struttura architettonica. La notizia ha fatto il giro del mondo, a cavallo tra vecchi e nuovi media, ed è stato tutto un rincorrersi di servizi, articoli, gallery, cinguettii, retweet, post, condivisioni e stories dedicati all’argomento. Anzi, come spesso accade,...

9 maggio 1978 / Il delitto Moro e la crisi della Repubblica

Sono trascorsi quarantun anni dalla morte di Aldo Moro. Il 9 maggio 1978 il suo corpo viene ritrovato nella R4 parcheggiata in via Caetani, nel centro di Roma, avvolto in una coperta, il cappotto indosso e la testa reclinata quasi dormisse. I brigatisti l’hanno ucciso dentro il portabagagli di quella automobile per giovani con una mitraglietta. Lo scorso anno, il 2018, si è celebrato il quarantennale con cerimonie, ricordi, pubblicazioni, eppure la vicenda del sequestro e della uccisione del leader democristiano non sembra finire mai. Perché? Prova a risponde a questa domanda, e non solo a questa, il libro di Miguel Gotor, Io ci sarò ancora. Il delitto Moro e la crisi della Repubblica (Paper First, pp. 235 con prefazione di Gian Carlo Caselli) appena uscito in libreria. Gotor è la persona che ha pubblicato presso Einaudi due preziosi lavori, Aldo Moro. Lettere dalla prigionia (Einaudi 2008) e Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia (Einaudi 2011); si tratta dei testi scritti da Moro durante la prigionia, corredati da due lunghi saggi, due libri nel libro, due letture ravvicinate e fondamentali di questa intricata vicenda. Gotor è uno storico, si...

Public library / Biblioteca, l’ultimo lusso democratico

Difficile trovare, negli Stati Uniti, un tema più popolare delle biblioteche. Gratuita e aperta a tutti, la public library è uno snodo centrale della comunità, un elemento del paesaggio come l'ufficio postale. Che un libro sulle biblioteche – anzi, semplicemente, The Library Book – diventi un best seller ha però dell'incredibile. A compiere il miracolo è stata, ancora una volta, Susan Orlean, staff writer del New Yorker già autrice di Saturday Night, Rin Tin Tin e soprattutto The Orchid's Thief – Il ladro di orchidee.  Con quest’ultimo, uscito negli Stati Uniti nel 1998, era riuscita a ricavare un clamoroso successo da uno dei temi più di nicchia che si possano immaginare, il collezionismo di orchidee. E a colmare la misura, poco dopo era arrivato un film – anzi il metafilm per eccellenza – Adaptation – Il ladro di orchidee diretto da Spike Jonze, che ne aveva fatto una celebrità. La sceneggiatura le sfilava la parte di...

Muri / La donna che piange il Messico ferito

La vera storia della donna che piange   “Le lacrime sono l’acqua dell’anima, quell’acqua che purifica, che dà un senso alla storia vissuta”, narrava un’antica storia. Dalle storie orali nasce la storia di Chokani, la Llorona – la donna che piange. Chokani è il suo nome in náhuatl, la seconda lingua del Messico. Chokani un tempo era Nahui. Secondo una storia che si tramanda, a Xochimilco, presso Città del Messico, Nahui era una principessa, sorella di Teotécpatl, signore di Xochimilco. Quando, nel 1571, gli spagnoli devastarono Xochimilco, il capitano Jeronimo Quijano violentò Nahui, la principessa che aveva detto al fratello di accogliere gli stranieri con la consueta ospitalità xochimilca. Poi Nahui vide il massacro della sua gente da parte dei soldati spagnoli e uccise il neonato avuto da Quijano. Così recita il racconto: Forse la solitudine, l’ira o la tristezza furono i detonatori che la portarono a offrire il proprio figlio, appena nato, ai signori dell’infra-mondo, come scambio per non dimenticare, per rimanere sempre qui a prendersi cura di loro, come Chuacóatl, madre tutelare del popolo xochimilca. Nahui si gettò alle spalle la sua essenza mortale per convertirsi in...

Il colore perfetto di Gianni Maimeri / L'anima a colori

Gianni Maimeri dirige l'azienda che porta il suo nome, produttrice di tempere, pastelli, colori a olio, acquerelli e simili. L'ha ereditata dal padre che, a sua volta, l'ha avuta dal nonno che era pittore e imprenditore. La fabbrica dei colori era nata nel 1923 nell'ex mulino Blondel nel quartiere Barona di Milano, si era poi trasferita in via Ettore Ponti, lungo la roggia Carlesca e, dopo i bombardamenti del 1945, a Bettolino di Mediglia, dove si trova l'attuale stabilimento. Oggi fa parte della Fila, Fabbrica Italiana Lapis ed Affini S.p.A., mantiene però il suo marchio.   Giovanni Maimeri, Il Tabarin (1914). Del nonno Gianni Maimeri non porta solo lo stesso nome, ne ha ereditato anche la passione per il colore. Vissuto fin da bambino tra i pigmenti e i dipinti, rifugio cromatico nella città grigia, ne vuole capire gli enigmi, le suggestioni, le declinazioni nei vari ambiti della cultura e dell'attività umana.  Per questo decide di intervistare in questo libro i personaggi famosi che conosce oppure che vivono, lavorano o transitano per Milano, e che hanno in qualche modo a che fare con il colore, con qualche eccezione che lo costringe a uscire dalla Lombardia. D'...

Ritratto 3 / Primo Levi e la macchina per scrivere

In una fredda giornata del febbraio del 1987 Basso Cannarsa si reca in viale Re Umberto 75 a Torino a casa di Primo Levi. C’è la neve per terra. Basso Cannarsa ha cominciato a fotografare da professionista da poco tempo. Qualche mese prima ha telefonato allo scrittore e gli ha chiesto di poterlo ritrarre. Levi ha risposto di non riuscire a riceverlo. Poi l’ha richiamato lui, e ha accettato di posare. Nella casa torinese regna un gran silenzio. All’inizio il fotografo è un po’ intimorito, eppure Levi è molto disponibile. Qualcuno chiama lo scrittore e questi scusandosi si assenta. Basso Cannarsa ha adocchiato la sua scrivania. Da un lato c’è il computer, dall’altro una macchina per scrivere elettrica. Ha un’idea. Poiché gli pare che in quel periodo le foto degli scrittori che ha visto li ritraggano mentre tengono in mano un libro, oppure mentre bevono il caffè, quando Levi ritorna nella stanza gli chiede di prendere in mano la macchina e di tenerla dalla parte della tastiera.   Levi la solleva e si pone dietro. Basso Cannarsa scatta. Nell’immagine le lettere appaiono al rovescio, e Levi seminascosto dietro l’oggetto che regge. Sembra che la tastiera si sia staccata dal resto...

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona parte del fascino di Matrix consiste nel suo essere una summa del film postmoderno, un testo sincretico in cui alto e basso si fondono: i singoli elementi che ne compongono la trama e che ne reggono l’immaginario sono tutti già visti e appartengono ai riferimenti più disparati, dal wuxia a Terminator, da Ghost in the Shell a Dick fino a Gibson, per arrivare ai rimandi filosofici che rievocano...

Oltre la coreografia / Alessandro Sciarroni: il riso il corpo

Visto all’indomani dell’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre Dame, in scena all’interno del Festival Séquence Danse presso il Centquatre di Parigi dove il coreografo Alessandro Sciarroni è artista associato, Augusto si apre a una visione inevitabilmente mediata dall’irrompere di un’attualità portatrice di un senso di rottura. Un senso di rottura e, insieme, una necessità di riconfigurazione e ricostruzione che apparentemente sta assediando, allo stesso tempo, anche la danza. Questo parallelismo servirà qui come mappa di orientamento dentro la visione di Augusto, lo spettacolo che, il prossimo 21 giugno, verrà presentato alla XIII edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia in occasione della consegna del Leone d’Oro alla carriera assegnato quest’anno proprio ad Alessandro Sciarroni. Le sue produzioni, una quindicina di opere che sfidano le categorie delle arti dal vivo, ridisegnano i confini della danza proponendo strade inusuali, talvolta inedite, arricchendo la nozione di coreografia e aggiornandola al suo “estremo contemporaneo”, un corpus eterogeneo e intensamente inclusivo.   Per chi scrive, dunque, lo spettacolo è...

Conflitti / Chris Offutt, Mio padre, il pornografo

“«Scusami», disse. «Come sarebbe a dire?», risposi. «Non sapevo di averti dato un’infanzia così terribile da farti diventare uno scrittore».” Un uomo muore di cirrosi epatica, il suo nome è Andrew Jefferson Offutt, è sposato e ha quattro figli. Due maschi e due donne, tutti tornano a casa, in Kentucky, per i funerali. Il primogenito si chiama Chris ed è lo scrittore straordinario che abbiamo imparato a conoscere con Nelle terre di nessuno e Country dark, entrambi editi da minimum fax e tradotti da Roberto Serrai; ed è grazie al suo talento e alla sua determinazione che veniamo a conoscenza di una storia molto particolare, quella di un uomo chiuso, molto riservato. Andrew ha sempre parlato poco con i figli, si è barricato nello studio ricavato in casa per anni, ha amato con devozione la stessa donna per tutta la vita. Andrew Offutt ha scritto sotto vari pseudonimi (una ventina circa) centinaia di romanzi porno, con qualche divagazione nella fantascienza e nel fantasy. È per molti versi uno scrittore fuori dal comune. Andrew lascia in eredità a Chris tutto ciò che ha scritto; al figlio scrittore riconosciuto, i cui racconti sono usciti sulle riviste che contano, i cui libri sono...