Categorie

Elenco articoli con tag:

Eventi

(6,159 risultati)

2001-2021 / Mulholland Drive: viaggio al termine dell’inconscio

Un uomo legato, gambe e braccia, a un letto. Del suo aguzzino si vedono solo i piedi, con eleganti scarpe scure, e le mani, tra le dita una siringa. L’uomo è un detective alla ricerca di risposte, sulle tracce di un mistero che una giovane donna si è portata nella tomba lasciando dietro di sé solo pochi fumosi indizi. L’aguzzino è un medico affiliato con una misteriosa organizzazione criminale: «Le ha chiesto di ricordare. Cosa deve ricordare? Mentre sarà addormentato, il suo subconscio ci fornirà la risposta. Sogni d’oro».  Qui “inizia” Mulholland Drive: da una scena di Un bacio e una pistola di Robert Aldrich, una delle pietre tombali, insieme a L’infernale Quinlan di Orson Welles, del noir classico. Definito un “noir apocalittico” – per la sua tematica, certo, ma anche per gli effetti esplosivi che ha avuto sull’immaginario cinematografico a venire – il film denuncia la crisi dell’identità americana nell’era del maccartismo. Lynch lo saccheggia con gusto sia per Strade perdute che per Mulholland Drive, due manifesti della crisi psichica dell’uomo all’alba della globalizzazione.       Questo millennio cinematografico si è aperto con la celebrazione delle...

L'opera di Edouard Louis / La malattia del maschio

Negli ultimi due mesi ha avuto inizio su Facebook una campagna di sensibilizzazione caratterizzata dalla medesima potentissima valenza eversiva del movimento #metoo nato nel 2017: con l’hashtag #tuttacolpamia la pagina femminista Abbatto i Muri ha pubblicato – e pubblica tuttora – quotidianamente le testimonianze anonime di molestie di ogni genere a sfondo sessuale. Lo scopo preciso è quello di far emergere quella collettiva voce inconscia che nella società spinge le donne a sentirsi colpevoli degli abusi subiti perché troppo arrendevoli, remissive, provocatorie.   I racconti postati definiscono situazioni ed esperienze di ogni tipo che, al di là del trauma esplicitamente riconosciuto dello stupro, individuano l’evento della molestia sessuale come un fatto intrinsecamente presente a vari livelli nella vita di ogni donna. La sopraffazione maschile sembra innervare come una fitta rete capillare la totale dimensione del vivere sociale, basando la propria dignità sul valore biologico assegnato a quello che di fatto è un concetto culturale di mascolinità. È ben noto il pregiudizio secondo cui per sua costituzione ormonale e fisica il maschio sia fatto in un certo modo innato e...

Il linguaggio delle emozioni / I no vax del Settecento

“Chi innesta è 52 volte più pio di chi lascia correre!” Questa frase appartiene al repertorio del sacerdote fiorentino Gaetano Veraci, operante nella chiesa di San Miniato. Fu pronunciata nel 1756 nell’Accademia degli Instabili di Firenze, per cercare di arginare le conseguenze del vaiolo, diventate ormai devastanti. La malattia era riuscita infatti a seminare il terrore in Europa per la sua contagiosità e per una letalità altissima, con picchi del 30%. Sembrava quasi impossibile combatterla, anche a causa degli scetticismi e delle resistenze verso le scoperte mediche che attraversavano il corpo sociale. Un esempio eloquente si era avuto già agli inizi del secolo, quando due viaggiatori – il console veneziano Jacopo Pilarino e il dragomanno di origini genovesi Emanuel Timoni – avevano cercato di spiegare che esisteva un metodo per combattere l’epidemia. Nelle loro esperienze nel vicino Oriente, avevano appreso di una pratica plurisecolare proveniente dal cuore del continente asiatico: consisteva nell’usare sostanze ricavate dal corpo dei malati per provocare un’infezione lieve a un paziente sano, rendendolo immune all’insorgere di forme più gravi. Pur provando a interloquire...

La governance della rete / L’Internet “delle cose” darà ancora spazio all’umano?

In Internet in Ogni Cosa: Libertà, Sicurezza e Privacy nell’Era degli Oggetti Iperconnessi (trad. it. di A. D, Signorelli, LUISS University Press, 202), Laura DeNardis presenta un panorama delle minacce, dei rischi, ma anche delle opportunità, in sintesi dei pro e dei contro dell’“Internet delle cose” (Internet of Things o IoT). Il libro intende fornire una valutazione di ampio respiro della relazione tra comunicazione umana e dispositivi tecnologici; malgrado uno scenario necessariamente complesso e ad alta densità di acronimi, il lettore si trova a navigare agevolmente nel paesaggio dei confini, spesso incerti, tra il regno tangibile e quello cibernetico, tra sorveglianza e privacy, tra sicurezza e convenienza d’uso. Con quest’opera, la prima dell’autrice tradotta in italiano, Laura DeNardis continua a costruire il suo lavoro di lunga data sulla governance di Internet, iniziato con Protocol Politics (2009) e continuato con The Global War for Internet Governance (2014) e il nostro lavoro comune The Turn to Infrastructure in Internet Governance (2016).   Il principale centro di interesse dell’autrice in questo libro è la questione seguente: quali sono le implicazioni dell'IoT...

Un libro fotografico di Matt Black / American Geography: povertà e bellezza

Qual è il limite estremo della povertà? E quello del male? E quello dell’orrore? Non è nell’azione che conduce a uno status ma oltre, quando appunto la soglia del limite è superata da tempo. L’orrore inizia quando non c’è più niente da fare, quando è troppo tardi. Nessuno ne saprà niente perché non c’è nessuno che guardi, in quell’incrocio disperato di strade deserte, dove anche le insegne cadono a pezzi, dove non c’è nessuno e niente da condividere. Il freddo, scelto da Matt Black come stagione di fondo, è anch’esso un limite. Devi stare più che puoi accanto a una fonte di calore. Una vecchia stufa, che appare sopraffatta dal freddo, soltanto una scintilla nel gelo. Il materasso gelato sotto la neve, abbandonato sul marciapiede, sembra un giaciglio per fantasmi, per gente già morta da tempo. Sfogliando queste magnifiche fotografie mi sono tornate in mente certe notti nordiche, quando uscivo per lavoro e il termometro diceva meno 36. Il freddo non lo puoi dimenticare. Per chi vive all’aperto è come una malattia: se si diffonde dentro di te sei spacciato. Perché il freddo ti prende e poi non ti lascia neppure se lo bruci. È il freddo stesso che brucia.    El Paso, Texas...

Dopo Glasgow / Greta Thunberg: rabbia e fallimento

Due anni fa sulla scena mediatica mondiale è comparsa in modo ultra-visibile Greta Thunberg. Era il settembre del 2019 e la pandemia non sapevamo ancora cosa fosse, e neppure il Covid 19. Forse solo i lettori di Spillover potevano immaginare – immaginare, non sapere con certezza – cosa sarebbe capitato alla popolazione mondiale per via di un virus, quello spuntato da una caverna della Cina e oggetto di studi nei laboratori di quel paese. Quello che è accaduto lo sappiamo tutti, anche se forse non l’abbiamo ancora capito fino in fondo. Dopo che si sono spente le luci sugli ultimi incontri dedicati al clima, dopo la Conferenza mondiale di Glasgow delle Nazioni Unite, la cosiddetta COP26, e dopo che Greta Thunberg ha lasciato parzialmente il palcoscenico e ceduto la parola a una nuova generazione di attiviste come Vanessa Nakate, adesso possiamo riflettere su quale sia la molla profonda della rabbia delle giovani generazioni. Ne avevo scritto in una precedente occasione, paragonando Greta a un profeta biblico, a qualcuno che porta una notizia cattiva e che non reca con sé alcuna soluzione se non quella della parola profetica stessa: pentitevi e convertitevi. In un recente libro, La...

Materia per materia / Insegnare le scienze umane

Una storia edificante   Durante un consiglio di classe il professor Adalberto Somma che insegna matematica in un liceo delle scienze umane fa notare che l’allieva Piera Pieri è molto brillante nella sua materia e si chiede come mai non abbia frequentato il liceo scientifico. La conclusione che possiamo trarre da questa affermazione è che se l’allieva fosse stata molto brava in letteratura italiana e in latino avrebbe dovuto iscriversi al liceo classico e se fosse stata fortissima in lingua straniera forse avrebbe potuto iscriversi al liceo linguistico. Ma la domanda che sorge dopo questo racconto è: chi dovrebbe iscriversi al liceo delle scienze umane e che capacità, passioni e interessi deve avere? Quello in cui insegno è un liceo considerato “debole” per il riverbero della cultura idealistica di stampo crociano e gentiliano che ha sempre visto negativamente le scienze sociali. Le critiche di Croce e Gentile alla sociologia, alla pedagogia (si pensi alla battaglia persa da Maria Montessori in Italia) e alla psicologia pronunciate a convegni e vergate inizialmente sulle pagine di “La Critica” hanno lasciato un segno deciso che è presente negli angoli più impensabili della...

23 novembre 1921 - 23 novembre 2021 / Fred Buscaglione: dal whisky facile

La sera del 15 gennaio 1935 – XIII dell’Era Fascista, alla vigilia della guerra di Abissinia – il quattordicenne Ferdinando “Nando” Buscaglione (nato cent’anni fa a Torino, il 23 novembre 1921), studente di violino – ’l merlus, il merluzzo, lo chiamava lui – si trovava fra il pubblico del Teatro Politeama Chiarella di via Principe Tommaso (dove nel 1910 Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni avevano  presentato il Manifesto della pittura futurista), insieme all’amico fisarmonicista Renato Germonio, conosciuto alle adunate del sabato, ad ascoltare e a spellarsi le mani per applaudire nientemeno che Louis Armstrong nella storica serata del suo primo concerto in Italia organizzato da Alfredo Antonino, personaggio di spicco dell’ambiente d’avanguardia musicale torinese, fondatore dell’Hot Club, primo ritrovo di jazz in Italia, frequentato da intellettuali come Mario Soldati, Massimo Mila, Cesare Pavese.    Per Nando Buscaglione quel concerto segnerà il suo futuro di musicista: dal violino studiato al Conservatorio si dedicherà sempre più al contrabbasso, con puntate verso la fisarmonica, la tromba, il pianoforte («Ero una specie di orchestra vivente», ebbe a dire...

Allah 99 / Hassan Blasim, un iracheno irriverente

«L’uomo di YouTube ruba le scarpe dicendo: Di sicuro queste non vi serviranno quando entrerete nel vostro paradiso». Allah 99 è il nome di un blog ed è il titolo di questo libro, e novantanove sono anche i nomi con cui il libro sacro della religione islamica definisce la divinità. Il numero indica quello delle interviste che Hassan Blasim sta raccogliendo per il blog. Le persone intervistate sono segnate da esperienze traumatiche, da episodi violenti, dal terrorismo, da guerre civili, da lunghe esperienze di emigrazione clandestina, da rifugi precari, dall’essere rifugiati politici, dall’essere accolti ma mai abbastanza, dal non essere accolti affatto. Persone che hanno perso tutto, che hanno dovuto abbandonare affetti e cose care, più volte. Quote di sentimento perdute e mai più ritrovate.   Persone che trovano, talvolta, la maniera di sorridere lasciando da parte per pochi istanti il dolore. Cicatrici, ferite laceranti, pesi terribili da portare con sé, solitudini a più livelli, a ogni latitudine. Molto amore, però, angosce compensate da istanti di fratellanza, dal sesso, da grandi bevute, dalla lettura, da una carezza che qualcuno fa ogni tanto a qualcun altro, da qualche...

Parole per il futuro / Domani

Quando siamo nel tempo e le cose avvengono con una progressione che sembra allineare i momenti gli uni dopo gli altri, desideriamo il domani. Se siamo innamorati, o in un gruppo che si eccita per un progetto che condivide, o in viaggio, e vogliamo vedere luoghi diversi.  Viceversa, se a scuola temiamo un compito in classe o un’interrogazione, o in qualche modo di avvicinarci a una resa dei conti in cui saremo insufficienti, del domani abbiamo paura e ci ritiriamo dal futuro come da un pericolo. Queste due tensioni contrastanti le conosciamo quando siamo nel tempo. Ma a volte siamo anche fuori dal tempo. Quando sogniamo, o quando siamo insieme a qualcuno, così intimi nell’essere e nel parlare, nel toccarci e nel guardarci che il solo controllare che ore sono è un tradimento.    Questa esperienza è ordinaria e la facciamo di continuo. Chi non controlla l’orologio per prendere un treno? E chi non si sente giustamente umiliato se chi fa l’amore con noi guarda l’orologio? Pensare che qualcuno o qualcosa ci fa perdere tempo è in fondo disprezzarne la compagnia, come se la nostra vita aspettasse un momento successivo per ricominciare a svolgersi. Così come, se non si è...

Artefatti e forme della società / Bruno Latour, Design, politica e tecnologia

C’è un gatto che miagola davanti alla porta: vuole uscire per una passeggiata. Il proprietario dell’ufficio dove si trova quella porta s’innervosisce parecchio: passa il suo tempo ad aprire e chiudere perché l’animale fa va-e-vieni di continuo e lui, cagionevole di salute, non tollera le correnti d’aria. Il gatto vorrebbe la porta sempre aperta. Lui sempre chiusa. Da cui questi continui miagolii, da un lato, e queste continue aperture e chiusure, dall’altro, con relative arrabbiature e strepiti collettivi. Uno stress.  Risolve la questione Gaston Lagaffe, protagonista del noto fumetto belga di André Franquin, anche perché quel gatto gli appartiene, lo adora, e quel tizio lì è il suo capo: ne va del benessere del micio, ma anche del suo posto di lavoro. Così, taglia un pezzo di porta, in basso, e con due cardini e il pezzo di legno costruisce una gattaiola: d’ora in poi la porta resterà chiusa, non ci saranno più correnti d’aria, i raffreddori scongiurati, e il gatto potrà comunque entrare e uscire a suo piacimento.   È bastato un colpo di ingegno, una sega, due cardini e qualche chiodo non solo per superare il problema ma, a ben vedere, per invertire i rapporti di forza...

Falso nome di Ricardo Piglia / Ma io non sono Roberto Arlt

Non è un segreto: la frizione tra realtà e finzione, l’equilibrio di forze che spingono le une contro le altre (a volte le une verso le altre) – questo è il nucleo dell’opera di Ricardo Piglia, in narrativa come nella critica. Non si tratta di dire che, nei suoi testi, come d’altra parte in ogni testo letterario, realtà e finzione siano in contatto e in tensione; si tratta invece del fatto che questa tensione è il tema e il motore delle narrazioni e degli interventi critici dello scrittore argentino.  La centralità di questo elemento si manifesta in diversi modi. Sul piano tematico compare la figura del bovarismo, in particolare in due testi: il romanzo Solo per Ida Brown e il saggio “La lanterna di Anna Karenina”. In entrambi i casi il bovarismo è articolato come “l’illusione di realtà della finzione come segno di ciò che manca nella vita” (“La lanterna di Anna Karenina”, in L’ultimo lettore, Feltrinelli, 2007, p.128, trad. Alessandro Gianetti). Questa configurazione del conflitto realtà-finzione indica un movimento e una dinamica: il lettore, reale o fittizio, cerca nel testo ciò che è assente nella vita; da qui la spinta all’identificazione con i personaggi della...

Chiude la Biennale di Architettura / L’assenza del passato e il principio di precauzione

Si è appena conclusa la XVII Mostra internazionale di Architettura di Venezia, con un incremento del numero di visitatori rispetto al 2018 che da una parte conferma la tendenza delle ultime edizioni, dall’altra il successo di molti altri eventi e mostre di questa estate. Emerge un diffuso desiderio di prossimità, normalità, e di certi riti, rassicuranti, come ad esempio suggerisce il caso del Salone del libro di Torino dello scorso ottobre.   Le istituzioni culturali non sono state le uniche a beneficiare del ritorno alla apparente normalità che ha contrassegnato l’estate scorsa. Negli stessi mesi della Biennale di Architettura, ad esempio, l’Architecture Billings Index (ABI), un indicatore economico che misura l’attività edilizia nel settore non residenziale negli Stati Uniti, risulta in continua ripresa, nonostante il progressivo aumento dei costi del lavoro e dei materiali da costruzione. Tutto questo con grande soddisfazione di molti architetti e delle diverse componenti del settore delle costruzioni, un settore che si caratterizza per la sua vasta impronta ecologica, il suo consumo energetico, e la sua considerevole produzione di rifiuti. L’andamento dell’ABI...

Filmmaker Festival 2021 / Amos Vogel. Cento anni di sovversione

Il nome di Amos Vogel forse non è noto in Italia quanto dovrebbe, persino fra i cinefili di lungo corso. Eppure si tratta di una figura chiave: con buona approssimazione, si può dire sia stato il più grande programmatore di film del XX secolo, un autentico “santo patrono” per chiunque faccia questo mestiere. Non a caso, in occasione del centenario della nascita (18 aprile 2021), le iniziative per ricordarlo e omaggiarlo si sono moltiplicate un po’ in tutto il mondo. Oltre a New York, dov’è morto novantunenne nel 2012, che ha visto alcune delle maggiori istituzioni cittadine fare a gara nel tributargli onori (MoMa, Lincoln Center, Film Forum, Anthology Film Archive), vale la pena ricordare la Spagna, con il festival Punto de Vista che gli ha dedicato un’ampia retrospettiva, curata dall’ex direttore della Viennale Alexander Horwath e da Regina Schlagnitweit, dall’evocativo titolo “Amos in Wonderland”; e ovviamente la sua città natale, Vienna, dove nel corso dell’ultima edizione della Viennale, ben sei curatori (Nicole Brenez, Go Hirasawa, Kim Knowles, Birgit Kohler, Roger Koza e Nour Ouayda) hanno reso omaggio non tanto all’uomo, quanto all’idea che è stata sempre alla base dei suoi...

Dispositivo della psicoanalisi / Divano, lettino e pazienti

Si sa, spesso le grandi mitologie hanno la loro origine in piccoli episodi, in dettagli di minuta vita quotidiana, spesso mossi da banale utilitarismo, che nel tempo, per quelle inspiegabili vicissitudini del senso e del successo, attecchiscono, si ricoprono di quarti di nobiltà nel loro ruzzolare nel futuro e diventano testate d’angolo. Sua maestà il divano, nell’atto stesso di entrare nella stanza del neurologo dr. Freud, la trasforma in stanza di analisi e il suo ingresso ha un motivo ben preciso: il dr. Freud trovava molto stancante sostenere lo sguardo delle/dei suoi pazienti per 8 ore filate e riteneva che anche le/i suoi pazienti sarebbero stati disturbati dal guardare il dr. Freud mentre, pur ascoltandoli con attenzione liberamente fluttuante, si abbandonava al flusso dei suoi pensieri. Succede così che all’Ikea, per poche centinaia di euro, è in vendita uno dei dispositivi più blasonati e potenti della clinica psicoanalitica (clinica da klinomai, mi piego sul letto del malato, si badi bene): il divano che diventa lettino per la solita tendenza a medicalizzare il gergo della psicoanalisi, sempre a rischio di glamour o di muffa .   Ma cosa può un divano? si domanda,...

Un'installazione alla Triennale / Marina Ballo Charmet: Tatay, ninna nanna

Mentre scendo le scale della Triennale di Milano, sfoglio il programma della stagione teatrale del museo e mi colpisce una frase che racconta come l’unica esperienza che accomuna tutti gli esseri umani sia quella di essere figli. È una constatazione che nella sua semplicità, per un attimo, mi illumina, uno di quei pensieri che, nella loro evidenza, rivelano qualcosa che ovvio non è. Raggiungo una piccola sala buia e assisto a un’unica inquadratura fissa, in un bianco e nero molto scuro, dove le figure sono appena percettibili, un uomo che culla tra le proprie braccia un neonato o neonata. Tatay, appunto, che in lingua filippina significa papà. Dagli otto altoparlanti, dodici voci maschili intonano ninnenanne in tante lingue differenti, intrecciandosi in modo da formare un unico, dolcissimo canto senza tempo. La sonorizzazione, realizzata con l’aiuto di Ludovico Einaudi, armonizza voci di padri che cantano nelle proprie lingue d’origine, che spaziano dal russo al giapponese al senegalese, nella quale l’immagine in loop si fonde con il suono, restituendo allo spettatore l’immersione in una dimensione prelinguistica dove immagine, parola e tatto sono tutt’uno.   Tatay germina...

Un romanzo di Alessandro Mezzena Lona / L’ultima indagine di Italo Svevo

Una tempestosa mattina di febbraio Ettore Schmitz s’imbarca sulla nave a vapore Venus. Da Trieste è diretto a Murano per affari. Si gela, piove, tira vento. Eppure l’elegante bionda che dal parapetto scruta l’orizzonte è indifferente alla furia degli elementi. Non ha freddo? Cosa guarda? E perché gli ricorda tanto qualcuno? Si apre così il nuovo romanzo di Alessandro Mezzena Lona, L’amore danza sull’abisso (Castelvecchi, 184 pp.) che segna il ritorno del detective più letterario che si può desiderare – Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo.  Già protagonista di La morte danza in salita. Ettore Schmitz e il caso Bottecchia, in cui indagava sulla sorte del ciclista vincitore di due Tour de France, lo scrittore ci conduce questa volta sulle tracce di un omicidio. È un viaggio inquietante fra passato e presente, in cui la psicanalisi gioca un ruolo di primo piano, sullo sfondo di una Murano cupa e nebbiosa dove compare, fragile e invecchiata, l’indimenticabile protagonista di Senilità, la bellissima Angiolina o meglio la donna che quel personaggio aveva ispirato, Giuseppina Zergol. Colei che era stata “l’amore, il tormento, la felicità, la discesa all’inferno e l’improvvisa...

Per una filosofia del tragico / Vita filosofica e vocazioni al dionisiaco

Può sembrare controintuitivo ma una delle tragedie del nostro tempo è che non abbiamo il senso del tragico. Questo concetto caro agli antichi greci e fondamentale per l’intera filosofia occidentale che da esso prende le mosse (Nietzsche), è quanto mai attuale se si considera tragica la vita stessa “sempre sul punto di andare in pezzi, tenuta insieme soltanto da uno sguardo che ne colga nessi e strutture, là dove, nel fitto degli avvicendamenti e dei coinvolgimenti, ci adoperiamo ciecamente”. Così Claudia Baracchi, curatrice della collana Mimesis/Philo – pratiche filosofiche, nella prefazione al bel libro di Alessandra Filannino Indelicato, Per una filosofia del tragico. Tragedie greche, vita filosofica e altre vocazioni al dionisiaco (pp.214, euro 20). Il sottotitolo indica la strada da percorrere se si vuole tenere insieme i pezzi di Dioniso dilaniato, i frammenti che compongono la nostra identità e gli aspetti spesso inconciliabili di una realtà così complessa da assumere più volte la forma di un caos ingovernabile che squaderna ogni progetto e disorienta.   Assumere la postura di una vita filosofica che sappia sostare in ciò che fa barcollare, nell’angoscia dello...

Metazoa di Peter Godfrey-Smith / Gamberi, polpi e altri pesci interiori

All’inizio degli anni ’90, ai margini di un incontro di Spoletoscienza, uno Steven Jay Gould insolitamente divertito raccontava di un pranzo consumato qualche giorno prima a Parigi insieme al suo editore francese, entusiasta dell’ultimo libro che stava per pubblicare e così convinto delle tesi di Gould da provare a spiegare, al suo stesso autore, le ragioni per cui l’evoluzione degli organismi viventi non poteva più essere illustrata dalla metafora della scala del progresso. Tutto bene, finché l’appassionato commensale, al momento del dolce, come una candelina sulla torta gli aveva mostrato in anticipo la prova di copertina: con il disegno di una scala orientata da sinistra a destra, dal basso verso l’alto e con homo sapiens sull’ultimo piolo. Potenza delle metafore. Che Peter Godfrey-Smith con Metazoa pubblicato in originale nel 2020 e arrivato in libreria in Italia da qualche mese per i tipi di Adelphi, prova a smontare immergendosi di nuovo negli oceani, come aveva già fatto con Altre menti, da vero “palombaro immerso nella scienza della vita” come nel risvolto di copertina lo celebra il biologo Carl Safina, autore del primo saggio della indispensabile collana Animalia....

Ritratti d'artista ad alta voce / Piero della Francesca (1416/1417 ca.-1492)

Dopo aver letto il Galileo di Brecht ho riflettuto sul dilemma dello scienziato.  E sono rimasto colpito da quanto sia diverso da quello dell’artista. Lo scienziato può rivelare o nascondere i fatti che, sostenendo la sua nuova ipotesi, lo avvicinano alla verità. Se deve combattere, può farlo basandosi su una prova. Per l’artista invece la verità è variabile. Egli si occupa della particolare versione, del particolare modo di vedere che ha scelto. L’artista non ha niente su cui basarsi – tranne le proprie decisioni.   È questo elemento arbitrario e personale dell’arte a far sì che per noi sia così difficile essere sicuri che stiamo seguendo con precisione i calcoli dell’artista o capendo appieno il suo procedimento mentale. Davanti alla maggioranza delle opere d’arte, come con gli alberi, riusciamo a vedere e valutare solo una parte del tutto: le radici sono invisibili. Oggi questo elemento misterioso viene sfruttato e abusato. Molte opere contemporanee sono quasi interamente sotterranee. Perciò è tonificante e confortante guardare l’opera dell’uomo che probabilmente ha nascosto meno di qualsiasi altro artista in qualsiasi epoca: Piero della Francesca.   Lunetta...

Miniature di un'infanzia / L'abbaglio del tempo di Ermanna Montanari

Un paese, un piccolo paese, nel quale abbiamo vissuto l’infanzia, può essere una specola da cui osservare, per contrasto, e come dall’ombra, il mondo. O può, quel paese, diventare esso stesso il mondo, o essere, del mondo, un compendio animatissimo, in cui appaiono, nella prossimità e nel nitore, tutte le forme di vita che altrove sono invece chiuse in un’obliqua lontananza. Campiano, il paese del ravennate che Ermanna Montanari racconta, il suo paese, è questo mondo. E il libro che lo mette in scena (L’abbaglio del tempo, edito ora per La nave di Teseo, scritti introduttivi di Marco Belpoliti e di Igort), con i suoi quadri e i suoi scorci diventa un album in cui ogni disegno ha la grazia di un’affezione cresciuta nella distanza, e mai affievolita. Ma ha anche l’umore e l’ironia di chi può di quel mondo sorridere, perché esso è già tutto dentro di sé, ritmo del proprio corpo, musica silenziosa della propria lingua: sogni, voci, fantasmi, paure, dolori, destini di donne e di uomini, figure animali, presenze arboree, suoni della terra e succedersi delle stagioni appartengono al respiro di colei che scrive.    Queste “miniature” di un’infanzia e di un’adolescenza non sono...

Un requiem con stile / Wes Anderson, The French Dispatch

Wes Anderson è ovunque. Spot pubblicitari (Prada, H&M), videoclip musicali (Aline, di Christophe), design (il Bar Luce della Fondazione Prada, il British Pullman Train per la catena alberghiera Belmond), persino un progetto espositivo itinerante (Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, progettato in collaborazione con la moglie Juman Malouf e allestito presso il Kunsthistoriches Museum di Vienna e la Fondazione Prada). Piaccia o meno, l’opera multimediale del regista texano è l’esempio vivente e lampante di come si costruisca una personalità autoriale nell’era dei social media e del self-branding. Potremmo dire, alla McLuhan, che per lui lo stile è contenuto (The Substance of Style è appunto il titolo di un importante video-essay su Anderson, realizzato anni fa da Matt Zoller Seitz), la profondità superficie. È così che è riuscito a crearsi un fandom devoto e onnipresente. Fra YouTube e Instagram non si contano i riferimenti, gli omaggi, i supercut amatoriali, i reels dedicati al dietro le quinte dei film. Per non parlare poi dei sempre più numerosi epigoni o semplici imitatori, da entrambe le sponde dell’Oceano.   Giusto per fare un esempio, a partire dal profilo...

Gli Ultimi versi della grande poetessa / Marina Cvetaeva, Diario dell’ammutolire

Un atteggiamento di resa, di composta rassegnazione, l’amara consapevolezza dell’approssimarsi della fine percorrono gli Ultimi versi di Marina Cvetaeva (1892-1941), i pochi, ultimi versi compiuti che scrive tra il 1938 e il 1941, nei quattro anni precedenti il suo suicidio. La posterità ha di certo potuto facilmente etichettarli come ultimi, mentre non è facile stabilire da quale momento anche Cvetaeva li percepisse come tali. Forse quelli dell’ultimo anno di vita, dove ricorre l’immagine della morte: «È tempo di spegnere la lanterna / sul portone» scrive il 7 marzo 1941, nell’ultima breve poesia che chiude la raccolta. Cinque mesi dopo, la poetessa che Iosif Brodskij ha definito la più grande del XX secolo, si toglierà la vita. In verità Brodskij usa il genere maschile – poeta, e non poetessa – per rimarcare l’assoluta grandezza, l’universalità senza attenuanti, il suo gareggiare nella stessa categoria degli uomini, e non in una categoria a parte, solo femminile. Oggi che il dibattito sul genere delle professioni, sull’uso dello schwa e simili è diventato un terreno di accesa e discutibile rivendicazione, il riferimento a una poetessa al maschile non passa inosservato, ma...

Il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo / I Rondoni di Fernando Aramburu

Capita che un romanzo entri intimamente nel lettore, che sia insopportabile nella narrazione lo stillicidio dei giorni che passano e che avvicinano il protagonista alla morte ma che si vorrebbe continuassero invece all'infinito, perché la storia raccontata è un miracolo raro di bellezza e perfezione.  I rondoni di Fernando Aramburu (Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia) è uno di questi. I ricordi dominano la vita di Toni, un professore di liceo che ha scelto una data precisa per togliersi la vita, il 31 luglio del 2019, e lo portano a ripercorrere un'esistenza dove l'amore e gli affetti familiari, la consuetudine con i libri e l'arte si dimostrano incapaci di colmare un vuoto esistenziale profondo che non gli ha mai dato "risposte a nulla. A nulla". I rondoni è una rilettura contemporanea dell'esistenzialismo, con Toni aggredito da un senso di precarietà e di insensatezza ma qui Camus ha visto i film di Almodovar e il romanzo è pervaso da una leggerezza spagnola, fatta di colori vivi, di rossetti squillanti sulle labbra delle donne, di surreali rapporti con bambole gonfiabili, di mujeres sull'orlo di una crisi di nervi, della modernità del lesbismo dopo gli strascichi...