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Globalizzazione

(838 risultati)

Un classico di Richard Hofstadter / Lo stile paranoide nella politica americana

Richard Hofstadter Come il nome immediatamente ci ricorda, gli Hofstadter erano ebrei tedeschi. Emigrati negli Stati Uniti ben prima che il nazionalsocialismo trasformasse il cambio di continente da opzione in necessità di sopravvivenza. Richard soffrì comunque di esclusione sia come ebreo sia perché da giovane era marxista. A metà del secolo scorso, in America l’antisemitismo era diffuso non solo fra i populisti, ma in tutti gli strati sociali; mentre un comunismo americano, che oggi suona come un ossimoro, era frequente fra gli intellettuali. Richard Hofstadter non ci ha lasciato molti scritti: morì a soli 54 anni. Eppure l’Encyclopedia Britannica lo ricorda come un pioniere negli studi sul populismo. Più precisamente, fu precursore di molti sguardi che ci appaiono necessari o addirittura scontati per la comprensione del Secolo XXI. Hofstadter abbandonò presto le rigidità mentali del materialismo storico e delle altre ideologie diffuse nel novecento, immergendosi nella complessità e fluidità sociale americana.   Soprattutto, per studiarla utilizzò a fondo e con coerenza l’analisi della psiche collettiva, negli Stati Uniti ben divulgata dalla scuola di Francoforte. Il suo...

Una nuova solitudine / Facebook: l'inchiesta finale

Due libri, di cui si consiglia una proficua lettura parallela, conducono nello strapotere di Facebook e ne analizzano l'influenza, fino a qualificare questa app, rappresentativa perché nata prima degli altri social network, come uno dei responsabili di un risvolto sociologico, la solitudine, che sta diventando un preoccupante problema della nostra epoca. Facebook: l'inchiesta finale (Einaudi, 2021) è il libro di Sheera Frenkel e Cecilia Kang che riunisce i reportage delle due giornaliste statunitensi, scritti per il New York Times, sull'ingerenza della Russia nelle elezioni americane del trionfo trumpiano. Il secolo della solitudine, dell'inglese Noreena Hertz (Il Saggiatore, 2021), è invece l'analisi dettagliata dell'isolamento a tutti i livelli creato dal nuovo capitalismo digitale, che influisce pesantemente sull'attuale condizione umana.   Tutti e due i libri parlano della contemporaneità, segnata dalla comunicazione tautologica dei nuovi media e dalle nuove possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico che li traghettano, dall'essere tradizionali mezzi di diffusione di notizie, verso "mondi" sempre più simili a uno specchio di rifrazione dei nostri comportamenti....

Alfabeto finanziario 2 / Contro Calvino: moneta e aggettivi

Italo Calvino, il nemico degli aggettivi. Guido Davico Bonino, storico della letteratura e del teatro, e critico letterario, ha ricordato un aneddoto divertente del 1961 su Italo Calvino. Davico Bonino era un giovane di 23 anni, in procinto di sostituire Calvino come capo ufficio stampa della casa editrice Einaudi. Calvino aveva un odio viscerale per gli aggettivi. Ecco il pezzo saliente ai nostri scopi del dialogo tra i due (il ricordo integrale lo trovate qui). Calvino: 'Basta! Ma che cos'è questo aggettivo, cosa ci sta a fare? Non si parla con gli aggettivi, si parla con i sostantivi'.  Davico Bonino 'Tu però nei tuoi racconti alcuni aggettivi li usi'.  Calvino 'Aggettivi io? Assolutamente no'.  È ovvio che Calvino, in parte, provocava. Basti pensare ai titoli della “Trilogia degli antenati”. Ma non è di questo che vogliamo parlare.   Gli aggettivi della moneta. Per la moneta gli aggettivi sono cruciali. Altrimenti si corre il rischio di fare confusione. Vediamo sei esempi.   Moneta legale (e Primo Levi). La moneta legale – le banconote e le monete metalliche – deve essere accettata in cambio di beni e servizi o, se qualcuno la consegna, per cancellare...

21 aprile 1948 – 13 agosto 2021 / Gino Strada: la guerra è il male

Gino Strada se ne è andato nel momento peggiore. Nel tempo in cui più disperato è in noi il senso di solitudine. E più incolmabile ci appare il vuoto che lascia. La sua sola presenza testimoniava che un’altra esistenza è possibile. Che in un mondo che ogni giorno ci scarica addosso le sue dosi tossiche di disumanizzazione, un altro modo di dar senso al nostro esistere è attuabile. Per tutta la vita, condotta all’insegna di una “scandalosa” coerenza, ha mostrato che “praticare i valori” si può, quando quei valori si sintetizzano in alcune, semplici, certezze: Che ogni vita umana ha una sua sacralità. Che quando una persona soffreideve essere aiutata e quando rischia di morire dev’essere salvata. Che quello alla salute è un diritto universale (e se non lo è “diventa un privilegio”). Che davanti al dolore e al bisogno si è tutti uguali. Con il naturale corollario di tutto ciò: la guerra è male, in sé.   Era tutto qui il decalogo di Gino: un “pentalogo”. La sua forza stava in questa semplicità apodittica, sottratta a ogni vizioso gioco ermeneutico, a ogni relativismo che come ombra vi si accompagna, a ogni perversa distinzione di opportunità o di posizionamento. E nella...

Controcultura e sorveglianza liquida / Il mito dell’hacker: da eroe a spia

Il mito dell’hacker ci induce a riflettere sulle capacità liberatorie della rete ma anche sui pericoli che si annidano nell’interconnessione dei sistemi informativi su scala globale. Tra tutti, Matrix (A. e L. Wachowsky 1999) raffigura l’essenziale opposizione tra l’istanza di liberazione che attraversa le reti digitali e quella di controllo e di assoggettamento. Nel suo protagonista, Neo, difatti convivono le due tensioni, come racconta l’immagine del suo corpo piegato sulla tastiera, dinnanzi allo schermo, all’inizio del primo episodio della saga. Nel film la soluzione di questa aporia è lo sdoppiamento delle soggettività̀ dei protagonisti che, per combattere il sistema, devono comunque farvi ingresso tramite un’immagine coerente al contesto. Neo originariamente è un hacker “integrato”, ovvero al servizio di una corporation, che viene convinto da Morpheus e compagni ad abbandonare l’esistenza inautentica, per divenire l’eletto che salva l’umanità̀ dalle macchine.   Anche l’abito diventa l’indicatore più potente dell’ingresso e dell’uscita dei protagonisti dai due livelli ontologici fondamentali: quello della realtà̀ reale e quello dell’iper-realtà prodotta dalla matrice. Se...

Pandemia e de-socializzazione / I poteri degli schermi

Sui poteri degli schermi   Tutti noi abbiamo fatto, stiamo facendo, esperienza della pandemia. E tutti noi, abbiamo fatto, stiamo facendo, esperienza di una sovraesposizione mediale. Domanda: vivere tra gli schermi, attraverso gli schermi, è una condizione di virtualizzazione preesistente alla pandemia, che la pandemia avrebbe meglio rivelato? È lungo questa dorsale che provo a leggere il recente volume I poteri degli schermi. Contributi italiani a un dibattito internazionale (a cura di M. Carbone, A.C. Dalmasso, J. Bodini; Mimesis 2020). Si tratta di un collettaneo con scritti di Carbone e di diversi collaboratori storici (Bodini, Dalmasso, Nijhuis) del suo gruppo Vivre parmi les écrans che da un decennio svolge intensa attività di ricerca su questi temi, così come di studiosi che in modi diversi hanno dato negli anni contributi rilevanti: Montani, Casetti, Pinotti, Gallese e Guerra, ma anche Cometa, Borradori, Lingua, Eugeni, Carocci, Avezzù.    Lo schermo è qualche cosa che permette l’apparizione delle immagini, del fantasma di ciò che non è qui, che è “a distanza”. Questo è uno dei suoi poteri, che si annoda quindi al tema filosofico della rappresentazione,...

Una specie di spazio / Miliardari in orbita

Il 20 luglio 2021, Jeff Bezos, il fondatore e presidente di Amazon e l’uomo più ricco del pianeta, decolla insieme a altri tre compagni di viaggio, tra cui il fratello Mark, su una “navicella” posta in cima a un razzo della Blue Origin, azienda astronautica che ha fondato e possiede, raggiunge lo spazio – o meglio, raggiunge un’altezza dal suolo terrestre tale da essere convenzionalmente indicata come “spazio” – e torna a Terra. Qualche giorno prima, l’11 luglio, un altro miliardario, Richard Branson proprietario della Virgin Galactic, aveva partecipato a un volo della sua compagnia. Jeff Bezos e Richard Branson, con Elon Musk e la sua Space-X, sono i protagonisti di questa strana, affascinante, inquietante “corsa spaziale” tra miliardari. Una gara allo spazio che assomiglia (molto vagamente) a quelle delle superpotenze durante la Guerra Fredda: dietro un sapiente storytelling (l’investimento in public relation per queste imprese è pari solo a quello ingegneristico) fatto di “sogni di bambino finalmente realizzati” o “gara tra Paperoni” c’è la conquista (se non proprio l’invenzione) di un enorme business fatto di appalti con le agenzie spaziali nazionali, cargo privati, turismo...

Wu Ming 1 / La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni

Negli ultimi anni è emersa in modo impressionante una cultura di destra che, mescolando riferimenti ai fascismi e visioni reazionarie, razziste e sessiste della società con un accentuato complottismo, si è caratterizzata per un tratto spirituale ed esoterico con paradossali aspetti pop di massa. Tale “conspiritualità” mostra carattere mutante ed endemico nel mondo digitale, rielabora subculture new age e si manifesta con un uso ipertrofico del segreto e del simbolico fino a dare luogo a sintesi irrazionaliste di cospirazionismo paranoide che hanno matrici di lungo periodo. Wu Ming 1 nel nuovo libro La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni racconta la difficile, disturbante e contorta storia di QAnon, forse il paradigma più recente, inquietante ed estremo di questa galassia onlife. Il libro è un reportage di inchiesta frutto di un imponente lavoro di ricerca ma è anche molto di più: in continuità con lo stile dell'autore è un “oggetto narrativo non identificato” (un genere a cui l'editore Alegre ha dedicato una collana) per le diverse tipologie di scrittura che lo compongono.   Con le sue quasi seicento pagine La Q di Qomplotto compie innanzitutto un'operazione di ridefinizione...

I piccoli oggetti che raccontano le città / Frammenti di tessuto urbano

Chi ricorda l’albergo diurno? Luogo tanto utile quanto ambiguo, spesso sotterraneo o comunque defilato rispetto ai normali percorsi urbani, trionfava nelle stazioni ferroviarie, dove si recavano rappresentanti di commercio per bisogni igienici, viaggiatori a cui necessitavano servizi di barberia o coppiette clandestine in cerca di un paio d’ore di insperate carezze. Paolo Conte, che di quell’epoca è un cantore fenomenale, in una melodia intitolata al gelato ha additato i bagni diurni come abissi di tiepidità, offrendo alla donna che sta entrando nella sua vita una doccia proprio in posti così. Ne veniva fuori tutto un immaginario, forse una poetica, strettamente legati alla vita in città. Sempre Conte, nello stesso pezzo, ha parlato di oceani notturni in cui rimbombano le voci della città, della tua città.    Come dire che lo spazio urbano, quando è vissuto dal basso e non rappresentato in prospettiva zenitale, è fatto di strade e di edifici, piazze più o meno monumentali e mezzi di trasporto d’ogni tipo, assembramenti e gente che corre di qua e di là, ma anche e soprattutto di soggetti non umani, apparentemente neutri, coi quali significativamente ci incontriamo e ci...

L'architettura dei nudge / Il fascino discreto della tecnocrazia

Quando si parla di tecnocrazia, l’immagine dominante è quella dello stato come macchina hi-tech che controlla le scelte dei cittadini, le prevede, le indirizza, e più recentemente le gestisce tramite il potere dei big data e degli analytics. Si tratta di una trasformazione epocale delle società̀ avanzate che, nella fase postindustriale, utilizzano la tecno-scienza per governare ma anche per semplificare la complessità del sociale. Insieme alle teorie della complessità, che hanno animato il dibattito nelle scienze della natura e nelle scienze umane nel corso del Novecento, la cibernetica di N. Wiener ha proposto una nuova utopia pragmatica in cui il concetto di informazione è misura inversa dell’entropia, ovvero del disordine di un sistema. Nell’utopia cibernetica e postindustriale, l’utilizzo pragmatico dell’informazione mira a elevare l’efficienza del sistema, ovvero il rapporto tra input e output, grazie alla crescente potenza di calcolo delle macchine. Questa idea ha rappresentato il fulcro teorico su cui hanno fatto leva tanto i sostenitori della svolta tecnocratica, quanto i suoi denigratori, nel tentativo di ribaltare l’utopia wieneriana in una distopia già concretamente...

La costruzione televisiva della memoria / L’eterno presente delle “Notti Magiche”

Sono le 11,30 di sera del 26 giugno 2021. L'Italia ha appena battuto l'Austria per 2-1 negli ottavi di finale dei campionati europei di calcio, dopo due tempi supplementari. È stata una sfida sofferta e l’euforia è tanta fra gli appassionati, compresi quelli impegnati a intrattenere il pubblico televisivo nella seconda serata di Raiuno. Cominciano i collegamenti in diretta dalle piazze delle più grandi città del paese. Sono ormai una consuetudine del post-partita: un giornalista è sommerso da una folla esultante e chiede qualche parere alle persone avvolte dalle bandiere tricolori. Si avvicina al microfono un ragazzo molto giovane. Ha forse meno di venti anni e urla senza risparmiare la voce: “È bellissimo vivere questa gioia, sembra di essere tornati all'atmosfera di Italia ’90”. La frase può sorprendere gli spettatori, ma è lo stesso giovane a chiarire: “Non ero ancora nato. Poco importa, so bene quello che succedeva allora”. Fra i conduttori in studio si intravede un momento di imbarazzo, anche perché fra gli ospiti fissi della trasmissione (“Notti europee”) c’è Luca Toni, che ha vinto un mondiale nel 2006 e potrebbero legittimamente sentirsi dimenticato. Un giornalista cerca...

Cronache anticapitaliste / David Harvey, L'accumulazione come spoliazione

“Viviamo tempi pericolosi, ma anche adatti a esplorare nuove possibilità”. Così scrive David Harvey, pensatore marxista che si fa fatica a etichettare in una disciplina (chi ci ha provato, misurandone il successo su Twitter, lo ha messo al quarto posto tra i sociologi più seguiti al mondo, e al quindicesimo tra gli economisti, per dire). Il suo ultimo libro tradotto per Feltrinelli da Virginio B. Sala, Cronache anticapitaliste, deriva dal lavoro fatto per le “Anti-Capitalist Chronicles”, un podcast quindicinale nel quale dal 2018 Harvey “guarda al capitalismo attraverso lenti marxiste”, come si legge nella presentazione del progetto prodotto da Democracy at work. Lo stile è un continuo e alterno mix tra ricerca e militanza: Harvey, come ricordano i curatori del libro, è stato ed è un innovatore, che ha riversato i suoi 40 anni di studi sul marxismo nello spazio online, diventandone una star – le sue letture del Capitale, videocorso gratuito, sono state viste da oltre 4,5 milioni di persone in 200 Paesi.   Lettore rigoroso e filologico di Marx, ha accettato – all’inizio con un po’ di stupore, racconta – la proposta di riversare in un libro quel flusso di idee nato dagli eventi...

Locale e globale / Netflix & C. verso il World Cinema

Quando ero piccola guardavo cartoni americani e cartoni giapponesi. I cartoni americani erano per lo più basati su vecchie favole europee, o note leggende dal mondo: dai miti greci alle Mille e una notte, dai fratelli Grimm alla leggenda di Fa Mulan. Ne esploravo le città: Parigi, New York, Londra, Pechino; vedevo la savana, le dune del deserto, la giungla e la campagna francese – li vedevo, questi luoghi, come l’America me li mostrava. I cartoni giapponesi invece erano tutti ambientati in Giappone, c’erano demoni e mostri e combattimenti e misteri, fiori di ciliegio, montagne innevate, malinconia. Questo è ciò che sapevo dei luoghi che avevo visto, basandomi su ciò che avevo visto: gli animali, quando non li guardiamo, sono umani. Guardarsi sempre e comunque dalle tigri. In ogni dove non ci sono madri, solo matrigne. In Giappone esiste ogni sorta di magia, i bambini sono adulti e vivono sempre con i nonni.    Crescendo, la televisione ha ristretto di molto il mio immaginario, piuttosto che ampliarlo. Le serie televisive, forse anche per questioni di budget, non viaggiavano con la fantasia – restavano sempre lì, nella lontana vicina America. Ho quindi scoperto che la...

Alfabeto finanziario 1 / Bitcoin sull’altalena

Parlando di criptoattività (criptovalute) a scuola. Prima dell’esplosione della pandemia, a marzo del 2020, gli studenti delle medie superiori sono riusciti a portare avanti le cogestioni. In un’occasione mi è capitato di tenere un seminario sulle criptoattività. Ho parlato soprattutto di Bitcoin, la criptoattività più importante, illustrandone caratteristiche e rischi. Alla fine del seminario uno studente, Antonio, si è avvicinato e mi ha detto di aver fatto un piccolo investimento in Bitcoin. Ha confessato di aver utilizzato una carta di pagamento prepagata, “caricata” dai genitori.    Che cosa è Bitcoin? Il sistema monetario moderno è basato sulle banconote, prodotte in un regime di monopolio dalla banca centrale, e sui depositi in conto corrente, gestiti dai registri contabili delle banche. Solo la banca centrale stampa le banconote; solo la nostra banca registra le nostre operazioni sul conto corrente. Rispetto a questo mondo, dominato dalla centralizzazione, Bitcoin, scambiato dal 2009, è un oggetto digitale basato sulla decentralizzazione: chiunque in possesso di un computer può registrare e controllare una transazione. Non c’è un libro mastro centrale che traccia...

Intervista a Sergio Bologna / L’incidente di Suez e la fabbrica del mondo

La conclusione della crisi di Suez con la ripresa dei flussi marittimi non significa necessariamente il ritorno al business as usual, come si affrettano a cantare gli osservatori economici mondiali. Come nelle crisi finanziarie e in quelle ecologiche e pandemiche, si è trattato di un preciso segnale di fallimento del mercato e del necessario ripensamento del modello di trasporti mondiali delle merci sin qui invalso (gigantismo navale, importazione dall’Asia di gran parte dei prodotti, anche quelli essenziali e strategici, perdita di capacità produttiva dei sistemi locali in agricoltura e nell’industria, danni all’ambiente e inquinamento) i cui costi ambientali, sociali ed economici sono crescenti.   Sulla crisi del trasporto marittimo mondiale di questi giorni abbiamo intervistato Sergio Bologna (Trieste 1937), storico, germanista, traduttore di L’anima e le forme di G. Lukács, studioso del nuovo lavoro autonomo, e uno dei maggiori esperti italiani di logistica e trasporti marittimi che su questi temi ha scritto Le multinazionali del mare (2010).  1. La crisi delle forniture mondiali di merci causata dall’incidente occorso alla Ever Given è un episodio eclatante: è un...

Elogio della crescita felice / Che cosa è la transizione ecologica?

Da quando il sistema industriale a caccia di guadagni è arrivato nei paesaggi dell’ecologia ha cambiato suo linguaggio, ha posto il proprio fine al centro e l’ecologia ha iniziato a esprimersi solo in termini di economia e di tutto ciò che la riguarda. Risparmio, riciclo, produzione sono diventate le direttive riconosciute. Naturalmente il risparmio è energetico, il ricliclo è dei materiali, la produzione è sostenibile. Così oggi – eco – viene a evocare più l’idea di eco-nomia che quella di eco-logia. Oggi in Italia si parla molto di transizione ecologica, e non ci sarà da stupirsi se la logica sarà quella eco-nomica piuttosto che quella eco-logica.    Ma ormai la sostenibilità è diventata una base comune, tanto che Chicco Testa, nel suo Elogio della crescita felice, contro l’integralismo ecologico, uscito per Marsilio nel settembre 2020, chiama ambientalista collettivo colui che “è impregnato da un insieme di manifestazioni, credenze, comportamenti, emozioni, facile informazione, esagerazioni, stereotipi culturali e spesso fake news mai verificate, che travalicano dalle pagine dei notiziari, delle tv, dai vari social network e dalle chiacchiere fra amici e conoscenti in...

Una nuova consapevolezza / I diritti giuridici della natura

Dal fine vita alle nuove tecnologie, dall’emersione di nuove forme di famiglia ai cambiamenti climatici, passando per il virus. È la natura – che di questi temi costituisce parametro di riflessione, corollario, presupposto di discorso – la protagonista del dibattito contemporaneo. Se si è soliti pensare che il tema della natura sia appannaggio esclusivo della filosofia, in realtà, di recente, essa viene spesso chiamata in causa da una disciplina ad esso tradizionalmente considerata estranea: il diritto. La questione della protezione della natura a fronte dei cambiamenti climatici, ad esempio, ha visto una massiccia mobilitazione del diritto che, proprio in rapporto a questi temi, ha prodotto innovazioni importanti. Si pensi, in questo senso, all’ampio dibattito suscitato dall’introduzione, nelle costituzioni di alcuni paesi sudamericani, dei diritti della natura attraverso una “giuridificazione” del concetto di “pachamama”.  O, ancora, alla tecnica, che inizia ad affermarsi nel panorama comparatistico, di “soggettivizzare” le risorse naturali, al fine di garantirne una maggior tutela: in alcuni paesi, legislatori e giudici hanno ritenuto che alcuni fiumi o foreste di...

Un libro di Francesco Stoppa / Adolescenza e vecchiaia nella società dell'eterna giovinezza

Forse fra giovani e vecchi è arrivata l’ora di fare i conti. L’aria che tira è piuttosto pesante, volano recriminazioni, e il setaccio pandemico fa sì che ogni cosa sia soppesata e valutata dal punto di vista assoluto della sopravvivenza, in un generalizzato mors tua vita mea. Sembra che i guai combinati dai nuovi vecchi (dopo li vedremo) stiano venendo a galla tutti d’un colpo e che i ragazzi ne stiano prendendo coscienza e comincino a reagire. La questione è divenuta ormai cruciale poiché intacca direttamente il farsi quotidiano dei rapporti umani in senso lato, e, se non focalizzata, rischia di manomettere le dinamiche più essenziali di un indispensabile equilibrio generale della società. Le indicazioni generiche di un malessere intergenerazionale si avvertono ormai da tempo, che i rapporti e le specifiche assunzioni di responsabilità di giovani e vecchi siano cambiati lo si vede nelle più comuni situazioni di convivenza di cui la comunicazione onnipresente dà conto nelle maniere più o meno appropriate. Ma ora sempre più c’è il bisogno di una diagnosi il più accurata possibile, che mostri con precisione dove stanno le rotture, le faglie, gli inceppi, e che indichi una strada...

L'utopia di Lbertalia / L’illuminismo pirata di David Graeber

L’abbandono dello stato per la formazione di modelli di società utopici rappresenta un mito romantico che riemerge a fasi alterne in tutte le epoche.  Recentemente, un film italiano prodotto da Netflix, L’isola delle Rose, ha risvegliato di nuovo questo mito, conquistando molti spettatori, di differenti orientamenti politici, con il sogno dell’autogoverno e dell’indipendenza dalle forme autoritarie di governo statale. Il film stravolge quasi completamente la storia vera a cui si è ispirato, per restituirci una visione fortemente romanticizzata e fantasiosa di quella vicenda. Il fondatore dell’isola delle Rose, in realtà, lungi dall’essere un romantico utopista anarco-libertario, è paragonabile ai moderni venture capitalist californiani che sognano di fondare una propria repubblica su un’isola deserta per non pagare le tasse e sfuggire al governo dello stato, in linea con l’ideologia anarco-liberista di cui sono diventati alfieri. Molto spesso gli autori di questi tentativi di secessione dallo stato o ribellione verso le sue regole sono stati descritti come dei novelli pirati. La metafora “pirata” è stata usata spesso per definire avventure e gesta molto diverse tra loro....

L’assalto a Capitol Hill e la didattica a distanza

Le immagini dell’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio scorso, hanno fatto il giro del mondo. E hanno inquietato un po’ tutti, in Europa. Quel che succede negli Stati Uniti riguarda da vicino il cosiddetto mondo occidentale, il quale resta legato da tanti fili, militari, economici e culturali alle sorti di quella che è, per ora, l’unica potenza egemone. Quelle immagini ci hanno ricordato quanto può essere fragile la democrazia. Nei volti dei manifestanti americani, ultimi difensori del Presidente sconfitto, si è visto il riflesso di quello spettro che agita tutte le democrazie occidentali: il populismo. Espressione vaga, quest’ultima, ma altamente evocativa, con cui il discorso politico e mediatico mainstream indica la galassia composta da tutte quelle voci che protestano contro la globalizzazione, alla quale vorrebbero contrapporre un rinnovato ruolo del locale, del comunitario, del nazionale. Per articolare un discorso sensato sulla questione della crisi della democrazia, tuttavia, vorrei qui prendere in considerazione un altro aspetto, comunque legato alla situazione presente che stiamo affrontando ovunque nel mondo. Si tratta dello stato dei sistemi educativi. La crisi...

Cannibali e anoressiche / La solitudine della madre

Vivarium è un fantathriller psicologico, una perturbante allegoria, un incubo surreale la cui visione mi è stata proposta dalla quattordicenne di casa. Si tratta del lungometraggio d’esordio del regista irlandese Lorcan Finnegan, che ne ha scritto soggetto e sceneggiatura. Presentato al Festival di Cannes del 2019, il film è ambientato in un loop di infinite villette verde pastello, sotto un cielo fittizio punteggiato da identiche nubi seriali. Una giovane coppia in cerca di casa viene condotta in questo labirinto di casette disabitate da un singolare agente immobiliare che improvvisamente sparisce. I due cercano di uscire dalla trappola ma girano in tondo, non c’è segnale di servizio telefonico e la benzina finisce. Nessuno può uscire da quel sogno fittizio, ma loro non lo sanno ancora e così si fermano a dormire nel panopticon numero 9, il villino loro assegnato, pensando sia solo per una notte. Con sorpresa, la mattina seguente, trovano del cibo davanti alla porta, in una scatola anonima, in confezioni asettiche sottovuoto che preservano da tutto, anche dal gusto. Il secondo giorno, nel pacco che si materializza non si sa come, trovano un neonato con il biglietto “Crescetelo e...

Lavorare da casa stanca / La vita frictionless

«Ritorniamo però all’automobile. Forse abbiamo già la forma che la sostituirà: lavorare in casa, senza più bisogno di dover andare al posto di lavoro. Quando la gente potrà lavorare, o dirigere un’azienda, o concludere gli affari stando in casa, l’auto sarà finita. L’auto attuale non sarà dunque sostituita da un nuovo tipo di veicolo, ma da un nuovo tipo di lavoro». È il 1972 e Marshall McLuhan rilascia un’intervista al giornalista Rai Empedocle Maffia (ora in Gianpiero Gamaleri, Marshall aveva ragione, Armando, Roma, 2021). Quasi cinquanta anni fa il “guru dei media” si lanciava in una previsione sperticata del futuro prossimo. Ma è oggi, è quanto sta accadendo in questi ultimi mesi di convivenza con la pandemia e di convivenza con il lavoro. Perché abbiamo sperimentato un nuovo abitante delle nostre stanze, un coinquilino che si è aggiunto nelle nostre case: lo smart working, com’è stato impropriamente definito. Impropriamente perché smart working è prima di tutto remote working, semplicemente “lavoro da remoto”, da casa, senza dover prendere l’automobile, o altri mezzi per spostarsi. E come ha cambiato questa condizione le nostre abitudini, le nostre relazioni? O non le ha...

Catastrofi imprevedibili / Il senso asiatico della Storia

Di recente, ha prodotto una certa impressione il fatto che, secondo le proiezioni più attendibili, l’economia della Cina raggiungerà quella degli Stati Uniti nel 2028, ben prima del previsto. Questo ha innescato una cascata di commenti sul XXI secolo come “secolo asiatico” (dopo il XX “secolo americano”, e i secoli precedenti, almeno dal XVI in poi, come “secoli europei”).    Questo non significa affatto che i cinesi (1/5 della popolazione mondiale) diventeranno presto ricchi come gli americani, né come noi europei. Secondo l’FMI, il PIL (prodotto interno lordo) pro capite della Cina, con 10.839 dollari, è oggi al 59° posto (su 187 paesi), mentre il PIL degli US, con 63.051 dollari pro capite, è al 5° posto. Questo vuol dire che in media un americano in media è sei volte più ricco di un cinese.  Quanto a noi europei, non dovremmo poi lamentarci tanto: i quattro paesi più ricchi del mondo sono tutti europei, per quanto piccolini (Lussemburgo, Svizzera, Irlanda, Norvegia) e due di questi fanno parte dell’Unione Europea. L’Italia, con 30.657 dollari a testa, occupa il 25° posto; ovvero, ogni italiano in media è circa tre volte più ricco di un cinese. (Le altre...

Una danza furiosa e immobile / Lettera sulla provincia

Il mondo è diventato tutta una provincia. Guardarlo come se ancora ci fosse un centro e un margine è un grande errore. Puoi mettere tutte le persone che vuoi dentro una città, puoi fare una città di sessanta milioni di abitanti, avrai comunque un luogo estremamente provinciale. Anzi, più ammassi persone in luoghi ristretti, più si evidenzia la miseria spirituale dell’epoca. Oggi dalle grandi città non arriva alcuna rivoluzione intima o civile. Si fanno le stesse cose che si fanno ovunque, solo con un passo leggermente più accelerato. Londra va di fretta per nascondere la sua fissità. La tecnologia ha accelerato il tempo e fermato il mondo.   Siamo dentro una danza furiosa e immobile. Il mondo è provinciale perché non crede alla grandezza, non crede al futuro. È un mondo di arbitri che pensano più agli errori degli altri che alle proprie prodezze. La provincia è un luogo dove non si gioca o si gioca in difesa. L’ignavia può darsi in purezza o nascosta da una frenesia inconcludente.  Il mondo è provinciale perché si è dato ai social, cioè ai giochi olimpici del futile, anche quando si dicono cose serissime. La Rete doveva renderci più liberi e invece è sempre più la...