Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

Globalizzazione

(858 risultati)

Birds aren't real / Fake News e paranoie

Pasquale Palmieri:  Ho ricevuto nelle scorse settimane questa testimonianza da Francesca Beretta, che vive e lavora negli Stati Uniti da più di un decennio. Insegna lingua e cultura italiana, lavora a una tesi di dottorato sulle strategie educative per formare e informare la Generazione Z, in una delle università pubbliche più importanti del paese (UT Austin).    È lecito chiedersi se i fenomeni raccontati da Francesca ripropongano schemi consolidati o acquisiscano nella nostra epoca una loro specificità, anche alla luce delle possibilità comunicative che la tecnologia ci offre. La storia e le scienze sociali ci offrono indicazioni importanti in tal senso. Le ansie cospirazioniste non sono certo un’invenzione del nostro tempo. Sono riapparse in diverse epoche e in diversi contesti geopolitici, rivelando in ciascuna occasione delle sfumature inedite. Tuttavia non possiamo negare di aver assistito negli ultimi anni all’emersione di un’insofferenza diffusa contro le élites che si è tradotta in un complottismo tanto dilagante da riuscire a permeare diversi aspetti del nostro vivere comune.    Per spiegare le tendenze in atto, gli studiosi hanno fatto spesso...

Alfabeto finanziario 4 / La ricchezza degli italiani

Paperon de’ Paperoni è un grande taccagno. Risparmia molto, consuma pochissimo. Accumula ricchezze; ama fare il bagno in una piscina piena di monete d’oro. Ma come stanno andando il risparmio e la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane? Prima della pandemia il risparmio delle famiglie oscillava intorno all’8 per cento del reddito disponibile (è il nostro reddito, al netto delle tasse e comprendente trasferimenti dallo Stato, ad esempio le pensioni). A marzo del 2020 il COVID19 è esploso. Per oltre due mesi non siamo usciti di casa o lo abbiamo fatto con limitazioni. I consumi sono crollati. Il risparmio è schizzato all’insù, fino a superare il 20 per cento del reddito disponibile. Con l’arrivo dei vaccini e il miglioramento della situazione economica, i consumi delle famiglie sono progressivamente tornati a crescere. Il risparmio è sceso. Oggi è intorno all’11 per cento del reddito disponibile: rimane quindi circa 3 punti percentuali al di sopra dei valori precedenti l’esplosione della pandemia.    Il risparmio è un flusso d’acqua che esce dal rubinetto. L’acqua riempie la vasca del bagno: l’acqua della vasca – come le monete della piscina di Paperon de’ Paperoni...

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi che è propria delle élites tecnocratiche?  O ritenete piuttosto che sia necessaria una profonda revisione delle modalità con cui la globalizzazione si è affermata in passato?   Sergio Bologna: Probabilmente è il concetto di globalizzazione che non basta più a contenere la complessità dei fenomeni in atto. Che cosa vuol dire? Che la circolazione delle merci e delle persone non ha...

Arjun Appadurai / La vita segreta delle merci

Non c’è che dire, il mondo in cui viviamo è piuttosto strano. Criptovalute, blockchain, bitcoin, bastano poche parole per evocare un’economia di cui in tanti fanno fatica a capire le logiche. Non bastava il mercato azionario con i suoi alti e bassi, con i suoi “miliardi bruciati” e le sue “bolle speculative” a farci andare, perplessi, alla ricerca di cerini e sapone, adesso ci mettiamo a caccia di meccanismi ancora più complessi e oscuri. Quelli secondo cui una moneta che nessuno ha mai visto e toccato può assumere un valore completamente diverso a seconda che uno di coloro che – sembra – ne possiede in quantità (ma quantità di che? come si pesa un bitcoin?) decida di accettare la suddetta moneta in cambio delle automobili elettriche che produce (vedi su doppiozero l’articolo di Riccardo De Bonis).   Macchine, e quindi cose, in cambio di bit insomma, che qualcun altro scambierà con qualcos’altro, sempre ammesso che nel rapidissimo circolare di queste sequenze elettroniche, qualcun altro ancora non decida che da quel giorno non crede più che un ulteriore qualcuno possa credere in quei bit. Al terzo passaggio tra bit, transazioni e merci, la gran parte degli esseri umani...

Fotogiornalismo / L'America ha sete

La storia di un fiume che muore è come quella della rana bollita. Nessun colpo di scena reclama l'attenzione. È un'agonia lenta – finché il danno è fatto ed è irreversibile. Se ne sta andando così il Colorado river, uno dei simboli degli Stati Uniti. Da tempo il fiume che incarna la leggenda del West e la magnifica abbondanza della natura di questo paese ha smesso di arrivare al mare. Lungo la cavalcata epica che dalle Rocky Mountains attraversa sette stati e due nazioni, la sua portata cala e lo slancio rallenta finché il gigante diventa un rivolo che evapora sotto il sole cocente del deserto messicano.    È uno spettacolo che toglie il fiato tanto più che è tutta opera dell'uomo – le enormi dighe che regolano il suo corso; gli impianti che irrigano le sconfinate coltivazioni; gli acquedotti che riforniscono le metropoli di Los Angeles, Las Vegas, Phoenix; la sconsiderata filiera di piscine, fontane e lussureggianti giardini nel cuore del deserto. Ormai da un secolo si attinge a quelle acque come se non ci fosse un domani e il climate change, con temperature sempre più calde e secche, ha precipitato la situazione. La realtà ora presenta il conto ed è così alto che...

Un documentario / Visioni: idee da un presente sostenibile

“A volte accadono miracoli” mi dice Maurizio Corrado in una calda giornata d’estate mentre chiedo indicazioni preliminari al “ciak”: stiamo per girare la parte relativa al Nutrire il corpo nutrire la mente, sul cibo e l’alimentazione in Italia. Il “miracolo” del quale Corrado parla è quello di un’attenzione da oltreoceano per il suo lavoro e per gli articoli a sua firma qui, su Doppiozero: così, solo sul riconoscimento dell’originalità di uno sguardo e di specifiche competenze. Fatto sta che Angelo Gioè, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Melbourne (Elm Tree House, 233 Domain Road South Yarra VIC 3141 Australia) lo ha contattato per un progetto che avesse come tema l’ambiente e l’ecologia in Italia oggi nelle diverse declinazioni del vivere che l’ecologia comprende.  Le piante e noi; Nutrire il corpo nutrire la mente; La mano, la terra, la casa; Spazio celeste, spazio terrestre; Nextcity i titoli per altrettanti capitoli del documentario testimonianza Visioni che Maurizio Corrado – architetto e saggista – ha proposto e curato.   __title__   Il tema ecologia è peraltro di assoluta e stringente attualità vuoi verso una sensibilità collettiva ormai...

Come non fare niente / La fine dell'attenzione

Il clima delle epoche di decadenza del passato, anche remoto, era con grande probabilità molto simile a quello che attualmente stiamo vivendo, con tanto di pandemia e guerra con milioni di profughi. Si de-cade da una qualche conquista di prosperità, si assiste a un’alterazione delle sensibilità individuali e collettive generate da quella prosperità, si è attoniti davanti alle novità più radicali e sconvolgenti, non si capisce più bene come interpretarle, se come potenziali ulteriori progressi o minacce vere e proprie all’esistente. Grandi giochi emotivi mediatici. Categorie idee e principi paiono usurati, allo sbando, e le mere quantità sono soverchianti. Angoscia. Paura.  Non mi sto divertendo a raccontarla nera, mi limito solo a condividere riflessioni e stati d’animo, sensazioni, se volete, che semplicemente ci stanno opprimendo con intensità crescente. Ci sono le emergenze del nostro tempo, e parallelamente c’è una elaborazione intellettuale che le legge e ne dichiara la pericolosità; ma soprattutto c’è la fatica a “sistemarle” in un conteso teorico sufficientemente coerente: è proprio questo, l’insuccesso della ‘presa cognitiva’ sui fenomeni che a mio modo di vedere...

San Lorenzo / Il canto del marinaio

Una volta i marinai cantavano assieme, sul mare e per terra. Sui grandi velieri i canti assecondavano le fatiche quotidiane, tirare le funi delle vele ad esempio. Come in tutti i canti di lavoro, i tempi dello sforzo dettavano il ritmo del canto, forme brevi che tendevano alla ripetizione; ne possiamo ascoltare uno – Haul Away – registrato negli Stati Uniti all’inizio degli anni Trenta (Robert Winslow Gordon Collection, The Library of Congress).   Poi c’erano i canti veri e propri, nelle pause sulle navi, e nelle licenze a terra. In Gran Bretagna, agli inizi dell’Ottocento, cantavano anche i marinai che non potevano più navigare, dopo una ferita o un infortunio in mare. Erano costretti a mendicare, come racconta un articolo anonimo comparso sulla rivista umoristica e satirica “Punch” del 1841. L’articolo – per nulla umoristico, per la verità – descrive quella che doveva essere una scena comune nelle strade di Londra: gli abiti dei marinai-mendicanti, le parole rivolte ai passanti, le canzoni intonate per attirare la loro attenzione; del resto, il titolo del pezzo – Poor Jack – è anche, come vedremo, il titolo di una (allora) famosa canzone.     Il disegno che...

Una riflessione sulla globalizzazione / Pandemia: un passo avanti e un gradino indietro

Quello che avviene nell’epoca digitale è distante. Ampliando l’osservazione di Guy Debord che uno spettacolo non è la relazione degli spettatori con quello che avviene in scena ma degli spettatori tra loro attraverso la scena, tutti i social sono spettacolo. Si presentano come facilitatori di relazioni umane, ma al contrario provocano una terribile solitudine.  I fruitori, tutti noi che compriamo online anche solo un biglietto del treno, non hanno più a che fare gli uni con gli altri, ma con la tecnologia che è tra l’uno e l’altro. Uno strumento, un mezzo, che come ci ha insegnato McLuhan è in realtà il proprio contenuto.  Il vero messaggio è la solitudine, le lingue naturali ridotte a un linguaggio artificiale, binario, le immagini, che sono doppi del reale, e gli emoj che sostituiscono le emozioni e le loro ambiguità. L’imbarazzo per il nostro corpo, il desiderio di toccare l’altro, la paura di essere respinti, anestetizzato, astratto, traslato, reso virtuale. Siamo così in fuga perenne gli uni dagli altri, arroccati in un’anaffettività in cui tutti i desideri tradiscono le difficoltà di esserci e, temendo di essere prede o predatori, ci rifugiamo sull’isolotto dove...

Parole per il futuro / Caos

Quando le parole vengono usate spesso e per parlare di dimensioni molto diverse tra loro potremmo dire che “c’è qualcosa nell’aria”. E l’aria appartiene alla stessa famiglia di parole dello “spirito”. Forse quindi la ricorrenza di certi termini ci può dire qualcosa dello “spirito del tempo”. Credo che l’uso della parola “caos”, così frequente sui giornali e nei mezzi di comunicazione in genere da qualche anno a questa parte, possa suggerirci qualcosa a proposito dello spirito del nostro tempo. Con la pandemia da Coronavirus l’uso di questa parola si è enormemente diffuso. Che la diffusione caotica del virus metta in chiaro alcune strutture e storture del nostro mondo mi sembra evidente. Ho usato due anni fa, su questa stessa rivista, il neologismo “sociodelico”. Ciò che si mostra è penosamente ovvio, anche se messo a lato rispetto alla rincorsa delle sempre nuove angosce – il bombardamento apprensivo è un mezzo eccellente della ideologia contemporanea che funziona spargendo terrori in modo da rendere “eccezionale” il fondo tragico dell’esistenza ( la malattia e la morte) e da nascondere le ragioni storiche e generali delle piaghe endemiche dell’ineguaglianza, della condanna alla...

Anatomia di un sistema in crisi / Capitalismo beffardo

Se il capitalismo fosse una persona e potesse parlare, ogni dieci anni dovrebbe annunciare, come fece Mark Twain, che ‘la notizia della mia morte è fortemente esagerata’. Più o meno ogni decennio infatti una crisi economica scuote le fondamenta dell’ordine costituito, e qualcuno si chiede se sia la volta buona: il capitalismo sta esalando gli ultimi respiri? Wofgang Streeck si pone questa domanda nel libro Come finirà il capitalismo? Anatomia di un sistema in crisi, recentemente pubblicato da Meltemi. Streeck è professore emerito di sociologia economica, ex direttore di un centro di ricerca del Max Planck Institute. Il libro raccoglie diversi saggi scritti nell’ultimo decennio, dedicati all’analisi del capitalismo e del suo destino.   Senza crisi ovviamente nessuno scriverebbe libri del genere. Ma il rischio, per chi li scrive, è enorme: il capitalismo è sopravvissuto più a lungo di tutti coloro che prematuramente ne hanno annunciato la morte. Se fosse una persona, si farebbe quattro risate passeggiando fra le tombe di Marx, Mill, Keynes, Schumpeter e Marcuse, per citare alcuni uccelli del malaugurio. Non sorprende dunque che molti scienziati sociali abbiano smesso di...

Costi planetari / IA: né intelligente, né artificiale

Il Palaquium gutta è un albero che si trova principalmente in Malesia e produce un lattice naturale bianco latte, chiamato guttaperca. Alla fine del 19° secolo, questo albero, finì per essere il centro del più grande boom tecnologico dell’epoca vittoriana. Era stato da poco inventato il telegrafo e il mondo aveva appena iniziato ad essere connesso da chilometri di cavi elettrici per la comunicazione in tempo reale, tramite codice Morse. Nel 1848 lo scienziato inglese Michael Faraday pubblicò uno studio su The Philosophical Magazine sulle potenzialità del lattice di Palaquium gutta come isolante elettrico. Da quel momento, la guttaperca divenne un materiale preziosissimo, perché fu vista come la soluzione al problema dell’isolamento dei chilometrici cavi telegrafici che dovevano resistere alle condizioni ambientali del fondo degli oceani. Con la crescita del business globale dei cavi sottomarini, crebbe anche la domanda di tronchi di gutta di palaquium. Lo storico John Tully descrive come i lavoratori locali malesi, cinesi e dayak fossero pagati una miseria per i pericolosi lavori di abbattimento degli alberi e di raccolta del lattice. Il lattice veniva lavorato e poi venduto...

Solitudini / Il paradigma del singolo

La pressione della realtà fa sì che le persone cambino o è la pressione degli uomini che trasforma la realtà? La domanda sappiamo che è inutile, lo scorrere dei due elementi uno sull’altro ha sempre fatto sì che le risposte fossero solo e soltanto funzionali a una qualche finalità specifica – culturale, politica, sociale, economica. Diciamo che ci sono momenti storici in cui ce la si prende con la realtà (che cosa voglia dire, peraltro, non è mai abbastanza chiaro) e altri con le inclinazioni umane, ma senza mai ottenere il quadro di una oggettiva descrizione dei fatti. La pandemia ne è un esempio perfetto. Questa dinamica macroscopica fa da sfondo all’avvicendarsi delle mutazioni antropologiche che caratterizzano le nostre esistenze; l’umanità si evolve introducendo delle varianti che a loro volta inducono altri cambiamenti.    E ora siamo giunti  nelL’era del singolo, così la definisce Francesca Rigotti nel suo ultimo libro (Einaudi 2021, pp.132): il singolo sembra infatti essere diventato il nuovo paradigma della nostra attuale società. Un ultimo passaggio del lungo percorso che va dall’organicismo dell’antichità in cui gli uomini si sentivano particella di un...

La pandemia come un fatto sociale / Virus e Polis

La pandemia come ‘fatto sociale totale’ non è stata ancora studiata. Riguarda la nostra capacità di difenderci da un evento globale mai prima presentatosi in modo così grave e pervasivo, e di prepararci alle prossime possibili catene di trasmissione virale accelerate dalla globalizzazione scriteriata che ha moltiplicato la circolazione mondiale di merci, persone e virus. Imponendo una dimensione mondiale alla polis che resta invece confinata alla domus di ciascuno, con risposte sanitarie, misure restrittive, anarchie normative del tutto casuali e variabili. Riguarda la nostra capacità di accogliere e tollerare misure di stretta regolazione dei movimenti di una società individualistica di massa. E di sottoporci alle ripetute ma necessarie vaccinazioni, di sopportare il tracciamento degli spostamenti e dei contatti, di uniformarci alle altre misure di protezione individuale (come l’uso delle mascherine, un fatto per noi eccezionale ma abituale in paesi come il Giappone). Di affrontare la presenza di minoranze antivaccino e antirestrizioni che provocano il doppio paradosso di aumentare la diffusione del virus a danno di tutta la polis e di consumare beni pubblici ospedalieri in...

Alfabeto finanziario III / Che cos'è l'euro digitale

Un nipote scatenato sui siti delle criptoattività. Un mercoledì di novembre l’assemblea di condominio del nostro palazzo è saltata, per mancato raggiungimento del numero legale. Alcuni hanno esultato e si sono precipitati a casa per vedere la partita della Champions League di calcio. Altri condomini si sono depressi, constatando che la tortura della riunione era solo rimandata. Mentre stavo per lasciare la riunione, sono stato avvicinato dalla signora Menegazzi e dal signor Angeloni, gli inquilini del sesto piano. In maniera gentile si sono detti preoccupati per il nipote Giuseppe. Ecco una sintesi delle preoccupazioni “A dottò, semo aggitati pe’ nostro nipote Giuseppe. Sta tutto er giorno davanti ar computer a comprà Bitcoin e altre cose. Ma noi non ci capiamo un cavolo. A scuola va bene, è bravo, educato, ma vorremmo esse sicuri che non faccia cavolate. Sta sempre a giocà su una piattaforma, che ora è diventata pure ’o sponsor della prima squadra di calcio della capitale. Mo Giuseppe dice che nun compra più Bitcoin, che s’è buttato sulle stable coins, su Tether. Ma che vor dì? E poi abbiamo letto che la Banca centrale europea vo’ fa’ l’euro digitale. Se semo persi a capì ste...

Mercanti di verità

Leggere Jill Abramson è come attraversare gli ultimi vent’anni della nostra vita, almeno nel rapporto con i giornali, o meglio, con l’informazione. E c’è una data precisa che come l’anno zero segna non simbolicamente il cambiamento di fase: l’11 settembre 2001. “I giornali distribuiti quel martedì mattina – scrive Abramson – diventarono obsoleti non appena si schiantò il primo aereo e l’intera popolazione degli Stati Uniti si trovò a dipendere dalle trasmissioni televisive e dalle notizie online”. Ognuno ha il suo ricordo, di quei momenti. Io ero alla Fnac di place d’Italie a Parigi, stavo comprando un televisore per l’ufficio di corrispondenza di La Stampa. Ero di fronte a un’intera parete di schermi accesi, ognuno collegato con una diversa emittente dal mondo. E su quella parete, nel giro di pochi minuti, attraversata da un unico impulso, proveniente da un unico punto del pianeta, come in un domino elettronico, gli schermi si sono messi a lampeggiare a catena riproducendo infinite volte lo schianto sulle Twin Towers.   L’istinto mi diceva di correre al giornale e far la mia parte nel racconto di quella giornata. Ma di fronte a quelle immagini, alla storia, alla vita,...

Mai dire Maid / Sarà mai felice una colf?

“Voglio un mondo in cui chiunque possa arrivare fin dove i suoi sforzi e il suo talento lo possono portare” ha detto il presidente Obama un centinaio di volte nei suoi discorsi al popolo americano. Non è il mondo in cui si muove Alex, la protagonista di Maid, una miniserie televisiva di Netflix tratta dal bestseller autobiografico di Stephanie Land (Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother's Will to Survive).  O forse sì. Forse il mondo che Obama si immagina non è così diverso dal mondo di Maid, perché tanto in questa storia, come nella visione di Obama (la sua vision), si combinano gli elementi fondamentali della narrazione del sogno americano e cioè il talento, il duro lavoro, un movimento verso l’alto (“fin dove”), più un quarto elemento che in genere è solo implicato o relegato nello sfondo, ma altrettanto fondativo: la condizione degli umili senza arte né parte da cui i meritevoli si affrancano e che resta, lì in basso, negletta e deprecata. Attorno a questo dubbio girano le riflessioni del presente articolo.   Alex è una giovane madre statunitense che per uscire dalla relazione malata e violenta con il marito è costretta a entrare nella povertà estrema. Fugge di casa...

Dopo Glasgow / Greta Thunberg: rabbia e fallimento

Due anni fa sulla scena mediatica mondiale è comparsa in modo ultra-visibile Greta Thunberg. Era il settembre del 2019 e la pandemia non sapevamo ancora cosa fosse, e neppure il Covid 19. Forse solo i lettori di Spillover potevano immaginare – immaginare, non sapere con certezza – cosa sarebbe capitato alla popolazione mondiale per via di un virus, quello spuntato da una caverna della Cina e oggetto di studi nei laboratori di quel paese. Quello che è accaduto lo sappiamo tutti, anche se forse non l’abbiamo ancora capito fino in fondo. Dopo che si sono spente le luci sugli ultimi incontri dedicati al clima, dopo la Conferenza mondiale di Glasgow delle Nazioni Unite, la cosiddetta COP26, e dopo che Greta Thunberg ha lasciato parzialmente il palcoscenico e ceduto la parola a una nuova generazione di attiviste come Vanessa Nakate, adesso possiamo riflettere su quale sia la molla profonda della rabbia delle giovani generazioni. Ne avevo scritto in una precedente occasione, paragonando Greta a un profeta biblico, a qualcuno che porta una notizia cattiva e che non reca con sé alcuna soluzione se non quella della parola profetica stessa: pentitevi e convertitevi. In un recente libro, La...

Un libro di Valentina Furlanetto / Noi schiavisti

C’è un esercito di schiavi che lavora per noi, e facciamo finta di non saperlo. Dunque siamo noi, gli schiavisti. Ma a volte noi stessi siamo schiavi e magari lavoriamo per loro, in un altro comparto e un’altra zona. Questa la tesi – dimostrata – dal libro di Valentina Furlanetto, Noi schiavisti (Laterza, 2021). Un libro che racconta e ascolta gli eserciti di schiavi e schiavisti, lasciandoci alla fine con due dubbi: ammettere che sappiamo, sapevamo, già tutto (e quindi, accettiamo tutto?); constatare che è il fisiologico funzionamento dei mercati, delle merci e del lavoro (e quindi, ci sta bene così?). Cominciamo da quest’ultimo punto, con il macellaio. “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del fornaio o del birraio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”, è la citatissima frase con la quale Adam Smith in La ricchezza delle nazioni comincia a tracciare la teoria della “mano invisibile” del mercato. Ecco, il libro di Furlanetto – giornalista d’inchiesta, lavora a Radio 24 – parte proprio dal macellaio. Anzi, dalla macellazione della carne, dai mattatoi nei quali lavora il primo plotone dell’esercito degli schiavi. L’...

Stefania Maurizi e Il potere segreto / Julian Assange: un Peter Pan terrorista

Per il presidente USA Barack Obama, WikiLeaks aveva compiuto “un'azione irresponsabile e pericolosa”. Per il Segretario di Stato Hilary Clinton, era stato “un attacco alla comunità internazionale”. Per l'allora vicepresidente degli USA Joe Biden – che il giorno prima aveva dichiarato “Non credo che abbia fatto alcun danno sostanziale” – Assange era solo“un terrorista high-tech”. Per il repubblicano Newt Gingrich, avrebbe dovuto “essere trattato come un combattente nemico”. Per Bob Beckel, commentatore del canale televisivo Fox, bisognava “sparare in modo illegale a quel figlio di puttana”, come racconta Stefania Maurizi (Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks, Chiarelettere, 2021, pp. 108-109; il libro verrà presentato nell'ambito di Bookcity in un incontro a cura di Donneinquota, il 21 novembre, ore 15.30 Borsa Italiana; con l'autrice ci saranno Armando Spataro e Alessandro Gilioli).  Con la presidenza Trump, la musica non è cambiata. Per Mike Pompeo, capo della CIA, Assange è solo “un narcisista che non ha mai creato nulla che abbia un valore, vive del lavoro sporco di altri che lo rendono famoso. È un ciarlatano, un codardo che si...

Un classico di Richard Hofstadter / Lo stile paranoide nella politica americana

Richard Hofstadter Come il nome immediatamente ci ricorda, gli Hofstadter erano ebrei tedeschi. Emigrati negli Stati Uniti ben prima che il nazionalsocialismo trasformasse il cambio di continente da opzione in necessità di sopravvivenza. Richard soffrì comunque di esclusione sia come ebreo sia perché da giovane era marxista. A metà del secolo scorso, in America l’antisemitismo era diffuso non solo fra i populisti, ma in tutti gli strati sociali; mentre un comunismo americano, che oggi suona come un ossimoro, era frequente fra gli intellettuali. Richard Hofstadter non ci ha lasciato molti scritti: morì a soli 54 anni. Eppure l’Encyclopedia Britannica lo ricorda come un pioniere negli studi sul populismo. Più precisamente, fu precursore di molti sguardi che ci appaiono necessari o addirittura scontati per la comprensione del Secolo XXI. Hofstadter abbandonò presto le rigidità mentali del materialismo storico e delle altre ideologie diffuse nel novecento, immergendosi nella complessità e fluidità sociale americana.   Soprattutto, per studiarla utilizzò a fondo e con coerenza l’analisi della psiche collettiva, negli Stati Uniti ben divulgata dalla scuola di Francoforte. Il suo...

Una nuova solitudine / Facebook: l'inchiesta finale

Due libri, di cui si consiglia una proficua lettura parallela, conducono nello strapotere di Facebook e ne analizzano l'influenza, fino a qualificare questa app, rappresentativa perché nata prima degli altri social network, come uno dei responsabili di un risvolto sociologico, la solitudine, che sta diventando un preoccupante problema della nostra epoca. Facebook: l'inchiesta finale (Einaudi, 2021) è il libro di Sheera Frenkel e Cecilia Kang che riunisce i reportage delle due giornaliste statunitensi, scritti per il New York Times, sull'ingerenza della Russia nelle elezioni americane del trionfo trumpiano. Il secolo della solitudine, dell'inglese Noreena Hertz (Il Saggiatore, 2021), è invece l'analisi dettagliata dell'isolamento a tutti i livelli creato dal nuovo capitalismo digitale, che influisce pesantemente sull'attuale condizione umana.   Tutti e due i libri parlano della contemporaneità, segnata dalla comunicazione tautologica dei nuovi media e dalle nuove possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico che li traghettano, dall'essere tradizionali mezzi di diffusione di notizie, verso "mondi" sempre più simili a uno specchio di rifrazione dei nostri comportamenti....

Alfabeto finanziario 2 / Contro Calvino: moneta e aggettivi

Italo Calvino, il nemico degli aggettivi. Guido Davico Bonino, storico della letteratura e del teatro, e critico letterario, ha ricordato un aneddoto divertente del 1961 su Italo Calvino. Davico Bonino era un giovane di 23 anni, in procinto di sostituire Calvino come capo ufficio stampa della casa editrice Einaudi. Calvino aveva un odio viscerale per gli aggettivi. Ecco il pezzo saliente ai nostri scopi del dialogo tra i due (il ricordo integrale lo trovate qui). Calvino: 'Basta! Ma che cos'è questo aggettivo, cosa ci sta a fare? Non si parla con gli aggettivi, si parla con i sostantivi'.  Davico Bonino 'Tu però nei tuoi racconti alcuni aggettivi li usi'.  Calvino 'Aggettivi io? Assolutamente no'.  È ovvio che Calvino, in parte, provocava. Basti pensare ai titoli della “Trilogia degli antenati”. Ma non è di questo che vogliamo parlare.   Gli aggettivi della moneta. Per la moneta gli aggettivi sono cruciali. Altrimenti si corre il rischio di fare confusione. Vediamo sei esempi.   Moneta legale (e Primo Levi). La moneta legale – le banconote e le monete metalliche – deve essere accettata in cambio di beni e servizi o, se qualcuno la consegna, per cancellare...

21 aprile 1948 – 13 agosto 2021 / Gino Strada: la guerra è il male

Gino Strada se ne è andato nel momento peggiore. Nel tempo in cui più disperato è in noi il senso di solitudine. E più incolmabile ci appare il vuoto che lascia. La sua sola presenza testimoniava che un’altra esistenza è possibile. Che in un mondo che ogni giorno ci scarica addosso le sue dosi tossiche di disumanizzazione, un altro modo di dar senso al nostro esistere è attuabile. Per tutta la vita, condotta all’insegna di una “scandalosa” coerenza, ha mostrato che “praticare i valori” si può, quando quei valori si sintetizzano in alcune, semplici, certezze: Che ogni vita umana ha una sua sacralità. Che quando una persona soffre deve essere aiutata e quando rischia di morire dev’essere salvata. Che quello alla salute è un diritto universale (e se non lo è “diventa un privilegio”). Che davanti al dolore e al bisogno si è tutti uguali. Con il naturale corollario di tutto ciò: la guerra è male, in sé.   Era tutto qui il decalogo di Gino: un “pentalogo”. La sua forza stava in questa semplicità apodittica, sottratta a ogni vizioso gioco ermeneutico, a ogni relativismo che come ombra vi si accompagna, a ogni perversa distinzione di opportunità o di posizionamento. E nella...