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Psicoanalisi

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David Cronenberg. A Dangerous Method

Come il romanzo di John Kerr dal quale è tratto, A Dangerous Method, focalizza la propria attenzione sul complesso rapporto che Carl Gustav Jung intrattenne a partire dal 1904 con la propria paziente prima, e amante poi, nonché futura psichiatra, Sabina Spielrein e contemporaneamente col proprio mentore e padre putativo, Sigmund Freud. Questo curioso triangolo è divenuto, in tempi recenti, non soltanto oggetto di studi e ricerche biografiche, ma anche spunto per numerose opere artistiche fra le quali vale la pena ricordare oltre al già citato lavoro di Kerr, la pièce teatrale di Christopher Hampton, sceneggiatore del film di Cronenberg, “The Talking Cure” del 2002 e senz’altro, sempre del 2002, la pellicola Prendimi l’anima di Roberto Faenza, inedito ritratto della Spielrein che ha suscitato non poche polemiche. Temi noti quindi. Indagini per nulla nuove che Cronenberg affronta con evidente interesse e fascinazione soprattutto per i risvolti più morbosi della dottrina freudiana. E se, come già in Spider (2002), egli sembra abbandonare il consueto immaginario demistificante e perverso legato...

Lega a Berlino

Anche attraverso la buona alimentazione, le buone cure, noi uomini possiamo aumentare di poco la nostra statura. Ma abbiamo inventato il prestigio. Chi sale sulle spalle di un altro impressiona. Per istinto – quello per cui l’animale china la testa di fronte al maschio alfa – rispettiamo chi è più alto. Ciò vale anche in economia: il suo primo fattore è l’inconscio collettivo, che include gli impulsi non consapevoli né razionali della società. Niente è più solido di lui: neppure un metallo. Niente vale più di lui: neppure l’oro. Per lungo tempo la valuta della economia più forte – il Re Dollaro – è rimasta seduta sull’oro. Poi, 40 anni fa, Nixon abolì la convertibilità del dollaro in oro. Da quel momento il dollaro sedette sulle spalle di se stesso. Conservò la sua alta statura come il Barone di Münchausen che, dice la fiaba, riusciva ad alzarsi prendendosi per i capelli e tirandosi su. Così ha agito il prestigio dell’economia americana nel suo insieme. Quando le autorità europee decisero la creazione dell...

Camminare in città

Nelle città non si cammina. Ci si sposta continuamente e si maledice quel tempo buttato via così, tra un punto e l’altro, tra un ufficio e l’altro. Il camminare è attività fine a se stessa, non un effetto secondario. Se davvero tra la complessa attività del camminare e il pensiero c’è una relazione così stretta potremmo giungere subito alle conclusioni: le persone non camminano perché non pensano. O se si preferisce: non pensano perché non camminano.  Ma se definiamo“complesso” il movimento, l’atto del camminare (basti pensare a quanti muscoli e ossa vengono coinvolti, quanto combustibile viene consumato, quanto sangue pompato addirittura vicariando il cuore con i meno nobili piedi) anche il pensiero segue strade e viottoli infiniti e spesso indefinibili.  Senza avventurarmi in questi intricati percorsi voglio dare corpo a uno spettro dai molti nomi che forse spiega la leggera apprensione che accompagna questa parola: il camminante porta sempre con sé l’immagine del disagio. Chi cammina senza spostarsi semplicemente da un punto all’altro, chi vaga senza...

Senza trauma

“Qualche volta, bisogna riconoscere, il saggio vale più del libro che l’ha provocato”, diceva Luigi Malerba negli anni ottanta, infastidito dal proliferare di una “critica letteraria del tutto fantastica, anche inventiva, ma che considera i libri come puro pretesto per i suoi esercizi di scrittura”. Viene da pensare, leggendo il saggio di Daniele Giglioli Senza trauma (Quodlibet, 2011), che la critica esercitata nel libro sia priva di oggetto, o di un oggetto degno di un qualche interesse e considerazione critica, e che il critico, alla fine, sia il vero (s)oggetto di quelle “scritture dell’estremo” cui il sottotitolo rinvia.   La tesi del libro è duplice, o meglio, una è tesi vera e propria, l’altra è un suo corollario, o legittimazione. Innanzitutto, la constatazione che esista una generazione non più emergente ma oramai compiutamente emersa di scrittori, a far data dagli anni novanta (e dunque di scrittori nati tra gli anni cinquanta e i settanta, grosso modo), storicamente smarcata dai grandi traumi degli scrittori delle generazioni precedenti, confrontatisi forzatamente con l...

Futuro anteriore

Mi ha molto colpito vedere un gruppetto di senzatetto discutere di politica internazionale, di Obama, del conflitto israelo-palestinese, della Russia e della Cina... Immaginavo che avere tanti problemi inducesse una depressione che allontana da questioni così lontane, che toglie la voglia e l’energia per affrontare argomenti così distanti dal quotidiano. “Psicastenia leggendaria” la chiamava Roger Caillois e la legava al mimetismo. Rosalind Krauss ha ripreso poi in maniera affascinante questo rapporto per interpretare una certa concezione surrealista della fotografia: la rappresentazione fotografica non come pura riproduzione della realtà ma come mimetismo nei suoi confronti, imitazione psicastenica di un soggetto che si lascia andare ai colori e alle forme del reale che lo circonda, e che attribuisce così un carattere attivo allo spazio, non più puro contenitore, sul soggetto. Dunque, dicevo, guardando quella scena di dibattito tra senzatetto ho avuto una sensazione strana, mista di piacere per l’energia non nevrastenica di quelle persone e di imbarazzo per una loro palese inadeguatezza al compito che si davano. Non...