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Psicoanalisi

(281 risultati)

Morti a credito

Imprenditori e disoccupati, agenti di custodia e carcerati. L'aumento dei suicidi nel paese sembra allarmante. Viste fuori dalla comunicazione mediale, che tende a generalizzare, le insidie suicidarie accomunano persone che un tempo apparivano antagoniste, gli uni dalla parte opposta della barricata rispetto agli altri. Entro in un carcere con l'incarico di condurre un gruppo sull'autolesionismo, tra operatori sanitari e agenti di custodia l'aula è affollata. I carcerati non sono presenti. Meglio così che come in quest'immagine.     Agenti seduti da una parte, personale sanitario dall'altra. Separati da una linea invisibile. La richiesta dominante tra il personale sanitario è: come facciamo a impedire l'autolesionismo e il suicidio tra i carcerati, tecniche affidabili. Gli agenti invece raccontano: “Autolesionismo è venire qui tutti i giorni” dice un agente. Un altro: “Come si può vivere ascoltando discorsi che raccontano di come si è uccisa e fatta a pezzi la propria moglie”. Un altro ancora: “Abbiamo paura del dato che parla di un incremento preoccupante dei...

Ernest Jones e il quislinguismo

Al convegno Tipi umani particolarmente strani, tenuto presso l’Università di Bergamo lo scorso novembre, Marco Dotti, durante un suo intervento su Knut Hamsun, ci ha ricordato il fenomeno del quislinguismo. Che cos’è? Ne parla Ernest Jones (1879 - 1958) in un breve saggio, quattro paginette, pubblicato per la prima volta nel 1940 e riapparso nel 1951 sul primo di due volumi - Ernest Jones Essays on applied psychoanalysis (London, Hogarth) - che ancora si possono trovare, stravecchi e gualciti, in vendita online, benché il libro sia da tempo fuori stampa.   In molti sanno che Jones è stato il primo biografo di Freud, qualcuno ha letto che fu tra i sostenitori della permanenza in Inghilterra di Melanie Klein, che lavorò per far ottenere a Freud il trasferimento a Londra durante l’avvento del nazismo in Austria. Le parti eroiche dell’uomo sono abbastanza note. Nessuno, o quasi nessuno, ricorda il Jones che gestì, negli anni Trenta, le pagine più inquietanti riguardanti l’espulsione di Wilhelm Reich dalla società di psicoanalisi, accusato di marxismo, e le sue manovre parallele per...

I sogni di un visionario spiegati con la mimica della clinica cinica

Quanto leggerete di seguito è il frutto immaginario dell’autore. Ogni riferimento a fatti che accadranno è puramente casuale.   Anno duemilaquarantotto, revisione della decima edizione del DSM - Manuale Diagnostico e Statistico del Disordine Mentale (DSM-X-TR) - s’inserisce la diagnosi di Clinico Cinico. Da alcuni anni si è cominciato a inserire un nuovo asse chiamato diagnosi del diagnosta. Mancava. Quest’asse declina il quadro generale nell’atto clinico del clinico. Gli studi cominciarono negli anni Novanta del secolo scorso, quando un notissimo psicoterapeuta, scienziato romantico, scrisse un articolo, su una rivista di Milano, proponendo la diagnosi di Psicoterapeuta, declinandone le caratteristiche in perfetto stile DSM. Allora il testo fu letto in chiave ironica, tuttavia alcuni studiosi - con le carte in regola, s’intende! - presero il saggio seriamente. Invero altri due psicoanalisti anglosassoni avevano scritto Cent’anni di psicoanalisi e il mondo va sempre peggio.   Fu così che, nel tempo, verso gli anni Trenta del nostro secolo, la scienza romantica riottenne l’attenzione di...

Mike Kelley: l’arte della disobbedienza

L’improvvisa scomparsa di Mike Kelley, morto suicida il 1° febbraio a Los Angeles, priva l’arte del nostro tempo di una delle sue figure più ispirate e originali. Artista visivo e musicista (aveva fondato nel 1974 il gruppo noise Destroy All Monsters), Kelley ha utilizzato lungo il suo percorso, dagli anni settanta in avanti, una esuberante commistione di linguaggi e medium (disegno, pittura, installazione, performance, video) in cui risuona un’ispirazione intensa e multiforme, centrata su tematiche di ordine psichico, sociale e culturale – la repressione del desiderio, l’autorità, la religione, l’infanzia, il potere dell’immaginazione e la sostanza emotiva dell’esperienza quotidiana – e su tonalità e caratteristiche espressive molto personali, al tempo stesso comiche, scatologiche, drammatiche, paradossali.   Nutrita di psicoanalisi, letteratura, filosofia, cosparsa di riferimenti colti e pop, alternativamente caotica e lirica, quella di Kelley è una magistrale esplorazione del cattivo gusto, del sentimentalismo vernacular, della televisione trash, delle sottoculture giovanili, in cui...

Viseità

Per la clinica lo sguardo delle persone è espressione. Sempre che non si mettano subito sul lettino, come se il corpo tutto - e quel frammento espressivo della viseità - non fosse materia nella relazione. Finché si piange, o ride, la soglia indiziaria dell'interpretazione sembra scontata, anche se non lo è. Quando l’espressione è meno marcata, è incerta e ambigua, allora può emergere l’aggressività dello specialista: costui è evitante, lei manipolatrice, l’altro ambivalente, resistente. Il lessico si conosce, il solito, limitato e ripieno di principi dormitivi. Invero quando uno ti guarda con quegli occhiacci di legno - che nessuno porta meglio del Pinocchio di Carmelo Bene - e una bocca ridanciana piena di denti - che ci si figura stridano, anche se sembrano ridere - lo specialista si spaventa, è di fronte al buco nero nell’interpretazione.     In questi casi non si tratta semplicemente di ricordare, né di essere coerenti col testo, come nella parodia del personaggio americano che deve recitare davanti al tribunale, ma non ricorda la parte. La seconda...

Le ragioni sociali della patologia contemporanea

Giorgia. Giorgia, impiegata in azienda privata, Claudio, maestro elementare in una scuola dell’amena cittadina di Mediocrate Bza, Giuliano, giovane gay disoccupato. Giorgia è iscritta al sindacato. Finché ha lavorato nella casa madre della compagnia di computer, nessun problema. La casa madre smantella alcuni reparti e Giorgia si trova trasferita nella sede di una ditta estera. Il direttore la chiama, non la fa sedere, si alza e comincia a girarle intorno come in un interrogatorio, le chiede come mai è iscritta al sindacato, e intanto gira intorno a Giorgia sbattendo i tacchi. Giorgia ha davanti l’immagine di un racconto del padre, morto a sessantacinque anni, catturato a venti dalle SS. Sviene. Poi, quando reagisce rivolgendosi a un avvocato, comincia a sognare il padre che la conforta, le tiene la mano sulla testa durante il sonno.     Claudio. Claudio va in classe per fare lezione, il direttore lo aspetta in classe, come nel Maestro di Vigevano, per controllare la sua lezione. La lezione di Claudio è sulle streghe, legge ai bambini alcuni passi di Carlo Ginzburg, belli, facili da comprendere. Sono incantati. Dopo...

Disastri psichici e sottomissione

Nella biblioteca del mio studio incontro un libro che non cercavo e non ricordavo di avere: Spinoza Dictionary, pubblicato negli Stati Uniti dalla Philosophical Library, nel 1951, prefazione di Albert Einstein. Si tratta di un’antologia delle opere spinoziane tradotte in un inglese ottocentesco. Alla voce Obbedienza trovo una citazione dal Capitolo XVII del Trattato Teologico-Politico: “Se coloro che sono i più temuti possedessero il maggiore dominio, il maggior potere lo deterrebbero i sudditi del tiranno, perché costoro son coloro che i tiranni temono maggiormente”. Secondo Spinoza il tiranno intende esaurire la differenza tra il diritto naturale dei soggetti e la legge dello Stato, come in un’immagine di Adone Brandalise: “Colmare il vuoto con una gettata di cemento”. Tuttavia i tiranni temono massimamente i sudditi perché il ghetto di cemento provoca rivolte. Per questo il tiranno inganna i sudditi mostrando insegne mitiche, religiose, nazionalistiche che li tengono a freno. Così i sudditi combattono per la propria schiavitù, come se combattessero per la propria salvezza. Le persone, per essere...

Melodie nostalgiche

“La nostalgia propria degli Svizzeri, la quale li coglie quand’essi sono sospinti in altri paesi, è l’effetto dell’aspirazione, suscitata dal ritorno delle immagini della serenità e delle compagnie giovanili, verso quei luoghi, ove essi godevano le gioie semplici della vita; ma essi poi, dopo una visita a quei luoghi, si trovano molto delusi nella loro aspettativa, e così anche guariti; ritengono che ciò sia perché colà tutto si è profondamente alterato, ma in verità è perché non vi ritrovano più la propria giovinezza” (Kant, Antropologia pragmatica, 1798).   Dolore del ritorno. Nelle aree malfamate di Montevideo e Buenos Aires si parlava il lunfardo, che ora è entrato nella conversazione ordinaria. Non è una vera e propria lingua, benché esistano dizionari di lunfardo, si tratta piuttosto di un gergo, parte integrante del castigliano. Emerge dalle parole dei migranti di allora, italiani, portoghesi, ebrei, turchi, greci. Parole distorte, cha assumono significazioni diverse, mai completamente differenti. Marcano il fenomeno della nostalgia,...

Anima

Dušo, dušo moja, anima, anima mia: ancora oggi quando mi telefona da Zagabria mia zia mi chiama così. L’anima slava viene citata a proposito e a sproposito, la si infila dappertutto anche quando non centra. È la mia anima slava, dice chi mi conosce, a farmi vivere in un perenne stato di agitazione. Ti si sente fin da giù delle scale, mi dice la maestra di meditazione, non si agiti, ripete il medico convinto che se mi fermo scenderà anche la pressione, langsam langsam, piano piano, mi dice il collega psichiatra, lei è troppo veloce per me, si irrita il negoziante, be quite mi invita l’insegnante d’inglese.   Inutile spiegare, dire che si tratta di uno stato abituale e naturale, che anzi, con il passare degli anni va meglio, le onde non sono più quelle alte da bandierina rossa, ormai è un vento settembrino di tramontana. La non calma è una Weltanschauung insofferente all’ordine costituito, uno strumento di superamento dei confini, delle giuste distanze, rispetto dei ruoli, linee gerarchiche e costruzioni istituzionali, delle classi sociali che non devono sfiorarsi. Delle...

L’Esperimento richiede di continuare

  La lingua dei signori della guerra s’impose su quelle della vecchia Europa nel neolitico. L’archeologa Marija Gimbutas (1921-1994) identifica nei Kurgan e negli Indoeuropei i campioni nell’arte della guerra e della violenza. Sistema linguistico ordinato, dove l’esitazione è tradimento. Questa lingua si nasconde/mostra nell’intertestualità delle nostre espressioni più brutali, come nelle barzellette del capo, che esitano in un emispasmo glosso-labiale dei suoi adepti. Unica forma di esitazione concessa.   Felice ha diciassette anni. È sotto processo insieme a un gruppo di coetanei. Poca voglia di studiare, i suoi lo mandano in collegio, anche se oggi si chiama convitto, è moderno, con giardino e comodità. Dorme con un compagno.   Primo racconto. Il gruppo lo costringe a scegliere, con loro oppure vittima. Diventa un sensale di tortura. Apre la porta della camera e deve, dice, mostrare di essere il primo persecutore, invita gli altri a proseguire. Zona grigia. Quando gli altri se ne vanno cerca di lenire le ferite del compagno. Come nel film Garage Olimpo di Marco Bechis, dove il...

Nicole Janigro racconta James Hillman

Il suicidio e l’anima, Senex et puer, Saggio su Pan, Il mito dell’analisi, Re-visione della psicologia, Il sogno e il mondo infero, Le storie che curano, La cucina del Dottor Freud, Saggi sul Puer, Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio, Fuochi blu, Il codice dell’anima, Puer aeternus, Politica della bellezza, La forza del carattere, L’anima dei luoghi, Un terribile amore per la guerra, La ricerca interiore. Da mezzo secolo i libri di James Hillman accompagnano un’infinità di esistenze, i suoi titoli hanno segnato la via di chi crede che conoscere l’anima sia uno stato dell’essere, la psicologia una metafora per rappresentare la spaccatura tra cultura e natura, la psicoanalisi quell’illusione capace di trasformare il mondo.   Ebreo americano nato ad Atlantic City nel 1926, morto il 27 ottobre a Thompson nel Connecticut, studia alla Sorbona e a Dublino, conosce l’India negli anni Cinquanta, incontra Jung, partecipa alla comunità intellettuale cosmopolita di Eranos, dirige il C. G. Jung Institut di Zurigo dopo la morte del maestro. Nel 1978 torna negli Stati Uniti, fonda il Dallas...

David Cronenberg. A Dangerous Method

Come il romanzo di John Kerr dal quale è tratto, A Dangerous Method, focalizza la propria attenzione sul complesso rapporto che Carl Gustav Jung intrattenne a partire dal 1904 con la propria paziente prima, e amante poi, nonché futura psichiatra, Sabina Spielrein e contemporaneamente col proprio mentore e padre putativo, Sigmund Freud. Questo curioso triangolo è divenuto, in tempi recenti, non soltanto oggetto di studi e ricerche biografiche, ma anche spunto per numerose opere artistiche fra le quali vale la pena ricordare oltre al già citato lavoro di Kerr, la pièce teatrale di Christopher Hampton, sceneggiatore del film di Cronenberg, “The Talking Cure” del 2002 e senz’altro, sempre del 2002, la pellicola Prendimi l’anima di Roberto Faenza, inedito ritratto della Spielrein che ha suscitato non poche polemiche. Temi noti quindi. Indagini per nulla nuove che Cronenberg affronta con evidente interesse e fascinazione soprattutto per i risvolti più morbosi della dottrina freudiana. E se, come già in Spider (2002), egli sembra abbandonare il consueto immaginario demistificante e perverso legato...

Lega a Berlino

Anche attraverso la buona alimentazione, le buone cure, noi uomini possiamo aumentare di poco la nostra statura. Ma abbiamo inventato il prestigio. Chi sale sulle spalle di un altro impressiona. Per istinto – quello per cui l’animale china la testa di fronte al maschio alfa – rispettiamo chi è più alto. Ciò vale anche in economia: il suo primo fattore è l’inconscio collettivo, che include gli impulsi non consapevoli né razionali della società. Niente è più solido di lui: neppure un metallo. Niente vale più di lui: neppure l’oro. Per lungo tempo la valuta della economia più forte – il Re Dollaro – è rimasta seduta sull’oro. Poi, 40 anni fa, Nixon abolì la convertibilità del dollaro in oro. Da quel momento il dollaro sedette sulle spalle di se stesso. Conservò la sua alta statura come il Barone di Münchausen che, dice la fiaba, riusciva ad alzarsi prendendosi per i capelli e tirandosi su. Così ha agito il prestigio dell’economia americana nel suo insieme. Quando le autorità europee decisero la creazione dell...

Camminare in città

Nelle città non si cammina. Ci si sposta continuamente e si maledice quel tempo buttato via così, tra un punto e l’altro, tra un ufficio e l’altro. Il camminare è attività fine a se stessa, non un effetto secondario. Se davvero tra la complessa attività del camminare e il pensiero c’è una relazione così stretta potremmo giungere subito alle conclusioni: le persone non camminano perché non pensano. O se si preferisce: non pensano perché non camminano.  Ma se definiamo“complesso” il movimento, l’atto del camminare (basti pensare a quanti muscoli e ossa vengono coinvolti, quanto combustibile viene consumato, quanto sangue pompato addirittura vicariando il cuore con i meno nobili piedi) anche il pensiero segue strade e viottoli infiniti e spesso indefinibili.  Senza avventurarmi in questi intricati percorsi voglio dare corpo a uno spettro dai molti nomi che forse spiega la leggera apprensione che accompagna questa parola: il camminante porta sempre con sé l’immagine del disagio. Chi cammina senza spostarsi semplicemente da un punto all’altro, chi vaga senza...

Senza trauma

“Qualche volta, bisogna riconoscere, il saggio vale più del libro che l’ha provocato”, diceva Luigi Malerba negli anni ottanta, infastidito dal proliferare di una “critica letteraria del tutto fantastica, anche inventiva, ma che considera i libri come puro pretesto per i suoi esercizi di scrittura”. Viene da pensare, leggendo il saggio di Daniele Giglioli Senza trauma (Quodlibet, 2011), che la critica esercitata nel libro sia priva di oggetto, o di un oggetto degno di un qualche interesse e considerazione critica, e che il critico, alla fine, sia il vero (s)oggetto di quelle “scritture dell’estremo” cui il sottotitolo rinvia.   La tesi del libro è duplice, o meglio, una è tesi vera e propria, l’altra è un suo corollario, o legittimazione. Innanzitutto, la constatazione che esista una generazione non più emergente ma oramai compiutamente emersa di scrittori, a far data dagli anni novanta (e dunque di scrittori nati tra gli anni cinquanta e i settanta, grosso modo), storicamente smarcata dai grandi traumi degli scrittori delle generazioni precedenti, confrontatisi forzatamente con l...

Futuro anteriore

Mi ha molto colpito vedere un gruppetto di senzatetto discutere di politica internazionale, di Obama, del conflitto israelo-palestinese, della Russia e della Cina... Immaginavo che avere tanti problemi inducesse una depressione che allontana da questioni così lontane, che toglie la voglia e l’energia per affrontare argomenti così distanti dal quotidiano. “Psicastenia leggendaria” la chiamava Roger Caillois e la legava al mimetismo. Rosalind Krauss ha ripreso poi in maniera affascinante questo rapporto per interpretare una certa concezione surrealista della fotografia: la rappresentazione fotografica non come pura riproduzione della realtà ma come mimetismo nei suoi confronti, imitazione psicastenica di un soggetto che si lascia andare ai colori e alle forme del reale che lo circonda, e che attribuisce così un carattere attivo allo spazio, non più puro contenitore, sul soggetto. Dunque, dicevo, guardando quella scena di dibattito tra senzatetto ho avuto una sensazione strana, mista di piacere per l’energia non nevrastenica di quelle persone e di imbarazzo per una loro palese inadeguatezza al compito che si davano. Non...