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Società

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In mostra a Roma / Dino Gavina, illuminato e sovversivo

Per uno come lui, che l'amore per le cose dell'arte l’aveva nel sangue, una mostra dei suoi pezzi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma è quasi un atto dovuto e Dino Gavina (1922 – 2007) vi sta, insieme agli artisti che ne animano le prestigiose sale, da ‘inter pares'. Egli, infatti, non è stato soltanto un industriale illuminato, vulcanico e poliedrico, nell'allora nascente mondo del design, ma è stato anche quanto di più simile si possa paragonare a un mecenate. Sebbene gli piacesse definirsi un sovversivo, la sua sovversione ci appare invece oggi, con la prospettiva che gli conferisce la storia, piuttosto un pionierismo, per quella sua straordinaria capacità, poi emulata da alcuni, di mettere in produzione gli oggetti di design progettati dai maestri, taluni già conclamati, come i bauhausler e i dadaisti, altri, invece, che lo sarebbero diventati nel giro di pochi anni, e che egli si può ben dire promosse con il fiuto del talent scout.   In alto: Dino Gavina (a sinistra), Marcel Breuer (al centro) e Maria Simoncini (a destra) a Bologna (1963). Dino Gavina (a sinistra), Man Ray (al centro) e Juliette Browner (a destra) alla presentazione del Centro...

Una conversazione con Toni Servillo / Da Eduardo a Eduardo: Qui rido io

Camerino-palcoscenico-casa (case)-città: Napoli. Teatro: Eduardo Scarpetta, padre legittimo di Vincenzo, Maria (e Domenico), “zio” (padre naturale) di Titina, Eduardo, Peppino De Filippo (e di altri figli). Camerino del teatro. L’acclamato attore Scarpetta al trucco, mangiando la pizza: – Com’è la sala? – Piena. Sottofondo musicale, all’inizio e alla fine di Qui rido io di Mario Martone, con Toni Servillo e con una pirotecnica compagnia di meravigliosi attori, per lo più napoletani: “Famme chello che vuo’ / Indifferentemente / Tanto ‘o ssaccio che só’ / Pe’ te nun só’ cchiù niente / E damme stu veleno / Nun aspettá dimane / Ca, indifferentemente / Si tu mm’accide nun te dico niente”.   Il film presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia è un capolavoro: ritrae un momento del teatro partenopeo a cavallo tra ottocento e novecento, una città, un attore e la sua dinastia, raccontando come lo spettacolo popolare abbia generato quel genio della profondità e del divertimento che è stato Eduardo De Filippo. Un teatro popolare d’arte, verista, drammatico, “vero”, contrappongono gli intellettuali Bracco, Bovio, Di Giacomo, Murolo e altri al teatro comico di Scarpetta, fatto di...

Una nuova solitudine / Facebook: l'inchiesta finale

Due libri, di cui si consiglia una proficua lettura parallela, conducono nello strapotere di Facebook e ne analizzano l'influenza, fino a qualificare questa app, rappresentativa perché nata prima degli altri social network, come uno dei responsabili di un risvolto sociologico, la solitudine, che sta diventando un preoccupante problema della nostra epoca. Facebook: l'inchiesta finale (Einaudi, 2021) è il libro di Sheera Frenkel e Cecilia Kang che riunisce i reportage delle due giornaliste statunitensi, scritti per il New York Times, sull'ingerenza della Russia nelle elezioni americane del trionfo trumpiano. Il secolo della solitudine, dell'inglese Noreena Hertz (Il Saggiatore, 2021), è invece l'analisi dettagliata dell'isolamento a tutti i livelli creato dal nuovo capitalismo digitale, che influisce pesantemente sull'attuale condizione umana.   Tutti e due i libri parlano della contemporaneità, segnata dalla comunicazione tautologica dei nuovi media e dalle nuove possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico che li traghettano, dall'essere tradizionali mezzi di diffusione di notizie, verso "mondi" sempre più simili a uno specchio di rifrazione dei nostri comportamenti....

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (16) / Molti sogni per le strade

Accade talvolta che poche parole, e le immagini che quelle parole evocano, stringano in sintesi un’intera epoca. È il caso del titolo del film di Mario Camerini del 1948: “Molti sogni per le strade”. Dopo le fonde notti degli anni di guerra, e i neri incubi che le hanno inquietate, gli italiani ricominciano a sognare. Dino Buzzati rievoca l’euforia travolgente, l’onirico visibilio, dei giorni che seguono alla Liberazione: “Tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano. Ricominciamo a dire domani, a dimenticare la morte”.  Questo è lo stato del Paese, e il subbuglio dei suoi sentimenti. Larve di desideri attraversano le strade, prendendo d’assedio le mura dell’indigenza quotidianamente sofferta. Le incrinano. L’Italia è ancora inchiodata al cumulo delle sue rovine, i corpi si dibattono nelle città devastate. Italo Calvino che sa fiutare l’aroma dei tempi, avverte nell’aria di quegli anni del primo dopoguerra, fra il 1946 e il 1948, “un senso della vita che può ricominciare da zero, un rovello problematico generale, anche la capacità di vivere lo strazio e lo sbaraglio”.    Messi alle spalle lo “strazio” e lo “sbaraglio”, e l’inerzia che essi inevitabilmente...

Ottant'anni / Bossi: la solitudine del vitellone

Nel 1991 Umberto Bossi è stato eletto da quattro anni senatore della Repubblica quando oltre Manica, forse memori dell’indipendentismo irlandese, s’accorgono di questo cinquantenne che si è già fatto notare per i suoi modi inusuali e per le sue espressioni verbali accese in comizi vari. Così un giornale inglese chiede al fotografo della Magnum Ferdinando Scianna di realizzare un servizio sul Senatùr di Varese. Scianna va nella città lombarda per incontrarlo nella sede del movimento autonomista. È nato a Bagheria e da anni vive in Lombardia, a Milano. Niente di più lontano dalla sua cultura di questo esagitato politico dai toni irriguardosi e provocatori: “Roma ladrona”, “Forza Etna” scrivono i militanti leghisti sui viadotti e sui piloni delle autostrade e superstrade. Allora la Lega, che poi cambierà più volte nome, ma non pelle, non è ancora ricca come diventerà in seguito e si fa pubblicità con pennelli intinti di vernice bianca e manifesti dalla grafica inconsueta, che ricorda quella degli anni Quaranta e Cinquanta della Democrazia Cristiana anticomunista. Bossi si dichiara all’epoca un antifascista; non è ancora nata l’alleanza governativa con gli ex-fascisti del Movimento...

Fotografie di Giuseppe Leone / Consolo, la Sicilia passeggiata

La Sicilia passeggiata (Mimesis, 2021) è il titolo di un saggio che Vincenzo Consolo dedica alla regione in cui è nato, arricchito dalle fotografie di Giuseppe Leone. Passeggiare non è sinonimo di vagare a caso, come un flâneur nelle vie di una moderna metropoli, ma significa innanzitutto tornare sui propri passi. Poiché la Sicilia passeggiata non è la stessa cosa di una passeggiata in Sicilia. I passi, non importa fino a che punto reali o immaginari, sono quelli di un viandante, che decide la direzione durante il suo cammino, un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio, dove la meta coincide con il punto di partenza. Non si tratta infatti di un viaggio di scoperta, e nemmeno di esplorazione, ma è posto sotto il segno del nostos, del ritorno.   “Passeggiarla”, lasciare la propria impronta sulla sua terra è, per Consolo, un modo per misurarsi con i passi di chi lo ha preceduto, risalire idealmente a un punto originario che trascolora nel mito.  Il libro si apre con la citazione dell’Inno omerico a Demetra, Dea mater, dea della fertilità e delle messi. La versione più diffusa racconta che Demetra, disperata perché la figlia Persefone/Kore è stata rapita da Ade e...

Volta per volta, caso per caso / Principianti, competenti, esperti

La competenza, questa sconosciuta. Se si tratta, con buona probabilità, di una delle questioni più discusse negli ultimi anni – in campo scientifico come politico, medico e mediatico, artistico e tecnologico – è proprio perché, alla fine, non abbiamo le idee chiare su che cosa essa effettivamente sia, come funzioni, che cosa significhi, come la si acquisisca. Sappiamo che l’expertise è uno strumento simbolico di potere, rimpallato fra forze opposte in campo, rivendicato di continuo dagli uni e parallelamente dileggiato dagli altri. Ma non sappiamo esattamente perché lo sia, né dunque come poter sedare gli animi, dando agli esperti quel che è degli esperti e ai dilettanti il brio per dilettarsi ancora.   Certo è che, in ogni caso, la pandemia non ha fatto che accentuare i conflitti in corso, ingrossando a dismisura – da un lato – la fideistica richiesta di professionisti cui delegare scelte sanitarie su larga scala, dunque politiche, e accentuando altresì – da un altro lato – l’onda anomala di coloro i quali rivendicano il diritto di decidere da sé, in nome di una libertà personale tanto vaga quanto perigliosa. La cosa ha radici antiche, manco a dirlo, collegandosi quanto meno...

Lettera da un lettore / Lawrence Osborne, Nella polvere

Dear Mr. Osborne, ma che figure mi fa fare? Per anni ho consigliato agli amici di leggere i suoi libri, soprattutto a chi partiva per il Sudest asiatico. Con l’ultimo Nella polvere mi mette in imbarazzo: fa venire il latte alle ginocchia. E fa il paio con il penultimo suo, pensi che ora nemmeno ne ricordo il titolo, quello ambientato in un’isola greca, abitata da radical chic ovviamente ipocriti, del tutto indifferenti alla sorte del migrante (siriano, mi pare) ivi giunto su una zattera, che la giovane protagonista nutre e protegge dentro a una baracca perché la ragazza chiaramente è diversa dai radical chic, al punto che io quel romanzo lo abbandonai pur già oltre la metà solo perché ‘sta benedetta ragazza la sopportavo poco, al di là della trama che nemmeno me la ricordo, la trama. E devo dire che i suoi libri precedenti mi piacquero così tanto proprio perché privi di trama o perché semplicemente la trama non era poi così importante. Avevo iniziato con La ballata del piccolo giocatore (per i titoli scelgo il corsivo, è convenzione editoriale della testata che mi ospita, spero lei non se ne abbia a male) in quanto ho una piccola passione per le storie sul gioco d’azzardo, e mi...

Sean Carroll: terapia esistenziale / Sulle origini della vita, del significato e dell’universo

Chi è un eliminitivista? Uno per il quale esistono gli atomi – quelli sì sono reali – ma non un tavolo, io o la mia coscienza: non più che illusioni. In sostanza, è tutto e solo disposizione di atomi. L’appellativo è curioso, a dir poco inusuale, ma così si definisce un riduzionista forte, qualcuno che non solo mette in relazione le caratteristiche macroscopiche del mondo con una descrizione fondamentale soggiacente, ma di fatto non ha alcun problema a negare l’esistenza di quella che si chiama “ontologia emergente”: tavoli, persone, qualsiasi concettualizzazione e, va da sé, anche la coscienza (per intenderci, il suo antagonista, altrettanto forte, è l’essenzialista, figura piuttosto popolare all’interno delle dottrine religiose).  Avete presente la storia della nave di Teseo, non la casa editrice ma la meravigliosa nave che apparteneva al leggendario fondatore di Atene? Quella nave dove, ogni tanto, bisognava sostituire una tavola o una parte dell’albero deteriorata e che ciò nonostante rimaneva la stessa? Qualche anno fa Dick Lewontin, il biologo e genetista statunitense scomparso all’inizio di luglio di quest’anno (leggendarie anche le sue lezioni sulla teoria dell’...

La vita come processo / François Jullien, sul vivere

In principio il détour, la deviazione per la Cina. Non per esotismo di maniera, per seduzione ingenua dell’Altrove, ma per fare di quell’Altro assoluto costituito dal pensiero cinese un “apriscatole” grazie al quale accedere a quel che non pensiamo più a pensare: le evidenze che diamo per scontate, gli a priori nascosti, le rive in cui scorrono i nostri pensieri o l’occhio con cui guardiamo il mondo, avrebbe detto Wittgenstein. È così che François Jullien (nato nel 1951), esperto di filosofia greca, negli anni Settanta si stacca dall’“Europa dagli antichi parapetti” (Rimbaud, Il battello ebbro) per incontrare la cultura di matrice confuciana, formatasi in totale estraneità rispetto all’Occidente. La lezione proto-strutturale di Marcel Granet – l’autore di Il pensiero cinese (1934, Adelphi, 2018) – si arricchisce del ricorso all’“eterotopia” suggerita da Michel Foucault: solo facendo incontrare ciò che non si è mai incontrato, solo ponendosi a distanza (lo spaesamento di Lévi-Strauss), una cultura ha l’occasione di riflettere su di sé e sui propri impensati. Siamo chiamati, nell’epoca dell’uniformità globalizzata, a una vera decostruzione, quella che si opera solo muovendo dall’...

I taccuini di Randolph Carter / Lovecraft prossimo nostro

Quando vede un nuovo volume di racconti di Howard Phillips Lovecraft, il suo cultore pensa, sconsolato: ancora?! Quante antologie devono uscire ogni anno di uno scrittore morto quasi un secolo fa, e la cui opera omnia si trova già agevolmente in commercio? Ma la verità è che questa è la frustrazione del collezionista che vorrebbe avere la certezza di non doversi più accaparrare nuovi volumi, e che ambirebbe invece a interfacciarsi, come sarebbe ideale, con un ambito meno brulicante di pubblicazioni.    Questo non può essere però il caso di Lovecraft, il più grande scrittore dell’orrore del ventesimo secolo e tutto sommato anche del ventunesimo, se è vero che viviamo, come hanno scritto Carl H. Sederholm e Jeffrey Andrew Weinstock, nella age of Lovecraft – ossia in una cultura pullulante di tracce, citazioni, rimandi diretti e indiretti all’orrore cosmico di HPL e ai miti di Cthulhu. In Italia, poi, dal 1960 (anno in cui Lovecraft compare in Storie di fantasmi di Carlo Fruttero e Franco Lucentini di Einaudi e Un secolo di terrore di Bruno Tasso della compianta Sugar), le comparse di HPL e le antologie e i volumi a dedicati sono semplicemente innumerevoli (per non parlare...

Covid-19 / Leggere in carcere

Ho sempre pensato che il carcere fosse un luogo molto compatibile con la lettura, visto il molto tempo a disposizione e le poche distrazioni. Ho capito che non è esattamente così quando ho cominciato a lavorarci. Di tempo ce n’è effettivamente tanto, tantissimo, addirittura troppo, ma mentre nella vita quotidiana è spesso la mancanza di tempo a impedire o rallentare le nostre letture, in carcere sono altre le cose che mancano. Innanzitutto il silenzio, sia dentro le celle, dove i detenuti vivono perlopiù insieme, in spazi angusti, spesso con il televisore sempre acceso e con ritmi imposti da una convivenza forzata che livella le esigenze di ciascuno; sia fuori, nei bracci delle sezioni, dove sbattono porte e blindi, rimbombano i carrelli metallici che trasportano il cibo o la biancheria sporca, risuonano le voci di agenti e detenuti che ne chiamano altri. Insomma, il silenzio prolungato necessario a un’adeguata concentrazione per la lettura è una condizione rara, così come era raro trovare un libro da leggere nel pieno della pandemia. Un altro ostacolo alla lettura è infatti legato alla difficoltà di reperire i libri, o alcuni libri in particolare, soprattutto per i detenuti che...

Uno sguardo vigile sul presente / Camilla Cederna. Curiosa come sempre

“Curiosa come sempre”: così Camilla Cederna si descrive a pagina otto in Pinelli. Una finestra sulla strage (Il Saggiatore, 2009), il libro sul ferroviere anarchico morto dopo essere stato fermato come sospettato per la strage di Piazza Fontana. La notte in cui Pinelli precipitò da una finestra della questura di Milano, dopo un fermo di quarantott’ore, Cederna ricevette una telefonata da Corrado Stajano e Giampaolo Pansa. Era passata la mezzanotte e lei non riusciva a dormire, scrive nelle prime pagine del libro, perché aveva assistito ai funerali delle vittime della Banca dell’Agricoltura e ne attraversava ancora l’angoscia: “entrata nelle ossa” insieme alla scighera. In poco tempo raggiunse Via Preneste 2, casa Pinelli, “con quel senso di vergogna che prende un giornalista quando entra nella casa del dolore, a tendere il collo sopra il taccuino, a far domande alle volte anche crudeli a chi piange.” Sapeva che era una notte importante, scrive, e per questo si sforzava “di guardare tutto”.  In Camilla, la Cederna e le altre (Bompiani, 365 pp., Amletica Leggera) Irene Soave ricostruisce proprio questo sguardo raccogliendo circa centocinquanta articoli scritti da Cederna per...

Il nodo di tutte le cose / I sette talismani dell'impero

Per un uomo del passato, greco o romano che fosse, il mondo era, nei suoi disparati aspetti, più significativo che per noi. Molto più significativo. Anzi, a rigore, tutto era dotato di un senso allora. Lo stormire di una fronda di quercia o di alloro, la direzione del volo di un uccello, il moto di una fiamma, il precipitare di una pietra, una voce captata a caso nell'aria, il bagliore di un fulmine. Tutto parlava. Anche un riflesso di luce in uno specchio, lo sgusciare di una serpe, un ragno e la sua tela iridescente, uno starnuto, persino un semplice starnuto poteva rivestire importanti significati. E questo perché tutto era pieno di dei. “Omnia Iovis plena” scriveva Virgilio, mentre Petronio faceva dire a un suo personaggio: qui tutto pullula talmente di divinità che è più facile imbattersi in un dio che in un essere umano (“nostra regio tam praesentibus plena est numinibus, ut facilius possis deum quam hominem invenire”). Non stupisce quindi che, in un cosmo a tal segno sacralizzato in ogni sua parte, venisse attribuita un'importanza decisiva, per il mantenimento della stabilità e prosperità dello Stato, non solo a virtù umane, politiche e militari, ma anche a certi oggetti di...

Il caso Potenzoni / Un uomo vago

Nell’anamnesi di persone mentalmente disturbate esiste sempre la possibilità di una fuga concreta, di una sparizione dalla vita quotidiana. A volte succede per periodi brevi, a causa di un’amnesia dissociativa; a volte per intervalli più lunghi, se subentrano disturbi degenerativi. In certi casi la persona viene ritrovata, smarrita e confusa, in luoghi pubblici come stazioni, metrò, supermercati, e internata in qualche struttura psichiatrica; non sono infrequenti fughe psicogene dove il fuggitivo segue ossessivamente le figure del suo delirio e si ritrova in posti che ha solo immaginato e che simboleggiano un sogno utopico di libertà; oppure, in alcuni disturbi dell’identità, perde i suoi documenti, cercando in modo paradossale un io alternativo. Sparire non è un atto volontario, ma un momento di disorganizzazione dell’io, di affondamento nei propri fantasmi, di sconnessione dal mondo ragionevole. Le domande con cui ci si interroga su quell’atto di fuga – perché è accaduto, come è accaduto, quale sia il suo senso – non hanno e forse non avranno mai una risposta risolutiva.    Il caso Potenzoni (Einaudi, 2021), scritto insieme a Francesco Potenzoni da Federica Sciarelli,...

Demonologia Entomologica / Gli insetti del Principe

Nello sfogliare le pagine del libro Gli insetti del Principe. La collezione entomologica di Raniero Alliata di Pietratagliata, a cura di Fabio Lo Valvo (edito nel 2020 dalla Regione Siciliana) ho pensato all’inventario di un corredo funebre. Pagina dopo pagina sono stato sfiorato da uno stupore simile a quello che fu di Howard Carter all’entrata della tomba di Tutankamon: laddove aleggia l’ombra del lutto baluginano i corruschi riflessi del tesoro, oggetti preziosi che un tempo furono maneggiati.  Si tratta di un catalogo di grande formato, con copertina cartonata. Vi si descrive dettagliatamente la raccolta d’insetti del Principe Raniero Alliata di Pietratagliata (nato a Palermo il 9 giugno 1897 e qui deceduto il 9 ottobre del 1979), con illustrazioni dei numerosi strumenti e oggetti a lui appartenuti per svolgere le ricerche in studio e sul campo. Saltano all’occhio, compulsando il volume, le molte fotografie degli insetti e delle teche per anni custodite nella sua nobile villa in stile neogotico, con vasto parco, in via Serradifalco alle porte di Palermo.   La stessa magnifica collezione che, dopo anni d’abbandono, è stata acquistata dal Demanio Regionale...

Degrado e gentrificazione / La città vecchia di Taranto

Quando sulla statale da Brindisi arrivo nei pressi di Taranto, lunghe colonne di fumo si ergono sui campi di grano. Bruciano le stoppie, una pratica arcaica vietata per legge ma che secondo i contadini sterilizza i terreni da infestanti e parassiti, elimina i residui colturali dei cereali e fertilizza ogni cosa con uno strato di cenere. È così che nell’aria in Puglia s’avverte un po’ dappertutto, generalmente al tramonto, quest’odore di terra bruciata, per cui il giorno dopo quei quadrati gialli abbacinanti divengono fazzoletti neri, come se fosse avvenuta una guerra o un saccheggio. Volgendo a Taranto queste immagini evocano molteplici significati, soprattutto allungando lo sguardo verso altre colonne di fumo, quelle imperturbabili e lente delle ciminiere. Durante la seconda guerra punica, quando Taranto si ribellò ai romani aprendo le proprie porte ad Annibale e ai cartaginesi, il tradimento le costò nel 209 a.C. l’assedio e il saccheggio da parte di Roma, mentre i tarantini furono venduti come schiavi. Allo stesso modo molte cose oggi lasciano pensare a Taranto come una città tacitamente sotto assedio, vittima di un ennesimo saccheggio.    Tutto infatti, nella città...

Biennale Musica / Saariaho, la drammaturgia interiore

Intorno all’opera i nervi sono a fior di pelle. A Parma basta un manifesto pop di Verdi e il festival a lui dedicato diventa un calderone ribollente che neanche le streghe nel Macbeth. Battaglie di retroguardia, certo, tanto più se la politica più retriva si mette di mezzo, ma non inedite. E alimentate dal tamtam dei social network spesso oltre il diritto di sciocchezza. Non è un bel viatico, nel momento in cui pare che dopo la lunga eclisse pandemica stia finalmente sorgendo l’alba del ritorno alla normalità per lo spettacolo dal vivo e il traguardo della capienza piena sia a portata di mano. Ma d’altra parte bisogna annotare che certi massimalismi contro la drammaturgia – ché di questo, specialmente, si tratta: una crociata contro i registi – non sono nuovi nel mondo dell’opera “storica” e non si possono davvero addebitare agli effetti delle restrizioni sanitarie.    Intorno all’opera contemporanea, però (e se non altro...), i nervi sono distesi: il genere gode della giusta considerazione ed è coltivato con l’attenzione che si riserva ai linguaggi vivi e capaci di dire ancora molto. Una dimostrazione di grande sostanza, in questo senso, è arrivata dalla Biennale Musica...

Critica e curatela / Muri e idee a Short Theatre

La critica delle arti performative intesa come atto censorio, come pettine tra i cui denti bloccare nodi interni alle opere, aggrovigliati da ipotetici, generici ‘dover essere’, appare a molti ormai un esercizio intellettuale ed estetico superato, fatta forse eccezione per il teatro di repertorio più conservativo. Le ragioni di questa inefficacia sono diverse. La prima e più evidente è nello stato dell’arte: la gamma amplissima delle nuove forme è tanto ardua da racchiudere fosse anche solo in labili confini tassonomici, che quel ‘dover essere’ si smarrisce in una polverizzazione delle categorie di giudizio, così frastagliate da rischiare di coincidere in numerosità con le opere stesse – occasione di crisi, ma crisi feconda. Occorre anche aggiungere che nel teatro e nella danza contemporanea, accanto alla problematizzazione dello statuto autoriale, si è prodotto da tempo uno stallo dello statuto di opera, che non ha più i caratteri del monumentum, dell'oggetto definitivo, storicizzabile nel momento stesso in cui esce al mondo, e si è ridotta (in senso letterale, spaziale, non di valore) a tentativo, a proposta, a sfida anche radicale e persino violenta, ma in bilico, protesa. Il...

Leggerezza di Laura Campanello / Le carte della vita e gli esercizi filosofici

“Tanto l’ereditarietà quanto l’ambiente che ci formano, così come lo status culturale, tutto ciò assomiglia alle carte che si danno alla cieca, prima che il gioco cominci. Senza la benché minima libertà: il mondo dà e tu semplicemente ricevi quello che ti viene dato, senza possibilità alcuna di scegliere. Ma così (…) la questione è: che cosa fa ciascuno di noi delle carte che ha ricevuto? C’è chi gioca in modo eccezionale con delle carte che non sono nulla di speciale, c’è chi fa il contrario e spreca e butta via delle carte meravigliose! Qui sta tutta la nostra libertà: la libertà del modo in cui giocare le carte che abbiamo. Ma anche questa libertà (…) è ironicamente subordinata al destino individuale, alla pazienza, all’intelligenza, all’intuito, al coraggio. Tutto questo patrimonio, in fondo, non è soltanto un altro mazzo di carte distribuite prima della partita senza interpellarci? E se le cose stanno così, che cosa ci resta alla fine, per esercitare la libertà di scelta?”   Così scriveva Amos Oz in Una storia di amore e tenebra. Ma se le cose stanno così allora “il coraggio”, come dice Don Abbondio, “se non ce l’hai non te lo puoi dare”? o come insegna Aristotele le...

La versione di Villeneuve / La metafisica di Dune

Dune è Dune. Qualsiasi altra caratterizzazione sarebbe riduttiva. Dune sta all’immaginario collettivo come Cézanne sta all’arte contemporanea: colui che aveva reso possibile tutto quello che venne dopo (© Picasso). In modo analogo, dal 1965, quando è nato dalla penna di Frank Herbert, Dune non ha mai smesso di generare (o influenzare) una progenie sconfinata di opere. Se non ci fosse stato, non ci sarebbero stati Star Wars, Mad Max, Blade Runner, Alien, Terminator e Matrix. Eppure Dune, finora, è stato una promessa mancata.   Finalmente, dopo una gestazione lunghissima, il mondo cinematografico si è cimentato, sotto la direzione di Denis Villeneuve (Arrival, BladeRunner 2049), nell’impresa quasi impossibile di tradurre su pellicola le visioni di Herbert. La gestazione non è stata facile, sia per la complessità della trama sia a causa di due precedenti cinematografici non del tutto positivi (eufemismo): il tentativo di Alejandro Jodorowsky (1974) e la versione cinematografica di David Lynch (1984).   L’impresa di Jodorowsky, mai portata a termine, ha preso negli anni il colore della leggenda e, se fosse andata in porto, avrebbe unito Pink Floyd, Salvador Dalì, Mike Jagger...

Cambiamenti e stravolgimenti / Il nuovo lessico della libertà

Significati   In questi mesi, c’è stata un’accelerazione di nefandezze e imbrogli. Un gran mescolamento significante dei principali aggettivi del nome Libertà ha sconvolto anche l’imponente statua che naviga il cielo davanti a New York. Si sta chiedendo che senso ha continuare a navigare dove ai padri pellegrini si sono sostituiti i figli raminghi, esuli dai massacri cui siamo indifferenti, dove il fondamentalismo islamico mette piede, con la sua religione di guerra.    Proviamo a prendere il significato “ufficiale” in ognuno quattro derivati di Libertà.   Libertario. Prima definizione ufficiale Treccani:  libertàrio agg. e s. m. (f. -a) [dal fr. libertaire]. – 1. Che, o chi, considera e proclama la libertà totale di pensiero e di azione come massimo valore nella vita individuale, sociale e politica, da salvaguardare e difendere contro tutto ciò che tende a limitarla (sinon. spesso di anarchico): un rivoluzionario l.; un radicale con idee libertarie; come sost., un l., un gruppo di libertarî.    Liberale. Prima definizione ufficiale Treccani: liberale agg. [dal lat. liberalis «proprio di...

Un autore di culto finalmente tradotto / Reza Negarestani, Cyclonopedia

Immaginate di scrivere un libro nel 2030 e, con un trucco temporale alla Christopher Nolan, di mandarlo indietro nel 2008 e pubblicarlo in sordina. Cyclonopedia di Reza Negarestani è quel libro. Oggi, che arriva in Italia con un ritardo superiore ai nove anni che ci separano dal 2030, siamo nel ground zero schizofrenico da cui rileggere smarriti quelle pagine, pencolanti tra visionarietà prometeica e cascame da fine Impero. Ragionando su La morte di Virgilio e sulla posizione di Hermann Broch, Ladislao Mittner diceva qualcosa di molto più generale sulle dinamiche intellettuali del tardo Occidente: «pur condannando con tanta durezza ogni forma di moderno sfacelo dei valori, egli non sembra aver compreso che di una specie di sfacelo di valori è indice anche la sua mistica che, pur restando profondamente ancorata alle sue origini chassidiche, si sforza di attuare una grande conciliazione di tutte le cifre simboliche dell’anima di tutti i tempi». Negarestani, come Broch, ma in una fase più avanzata del Grande Crollo, registra e contemporaneamente satura di gas infiammabili la bolla mentale del collasso cognitivo in atto, evocando demoni inorganici, materiali anonimi senzienti,...

Un libro di Gilles Châtelet / Vivere e pensare come porci

Scrivo davanti a una finestra che dà su un antico quartiere industriale di Londra, Hackney Wick, un luogo che, nonostante la grande rivalutazione immobiliare generata dalla costruzione degli impianti sportivi per le Olimpiadi del 2012, porta ancora i segni dei quartieri operai dei primi dell’Ottocento, c’è come un “aroma” (sia detto senza ombra di ironia) di quel mondo che qua e là l’Inghilterra conserva ancora. Quando, come diceva mio fratello, “mangiavo pane e Grundrisse”, queste tracce me le ero andate a cercare (con Dickens nel tascapane) anche su a Edimburgo e poi a Glasgow e a Manchester. Lo sguardo un po’ scientifico e un po’ sentimentale mi avvicinava a quell’umanità, provavo uno slancio autentico di rispetto per le sofferenze pregresse delle grandi masse sfruttate.    Il fatto è che l’anima feroce di quel capitalismo storico oggi si è in qualche modo sublimata e ha prodotto, con l’odierno Neoliberismo, uno sfruttamento sociale ancora più feroce e diabolico. La stessa parola “rivoluzione” sembra quasi che si sia spostata dalla semantica dell’emancipazione, che le apparteneva da più di due secoli, a quella dell’astronomia: come i pianeti compiono una rivoluzione...