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Storia

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22 settembre 1970 - 22 settembre 2020 / Il partigiano Pietro Chiodi

Pietro Chiodi (1915-1970), filosofo e partigiano, ha legato il suo nome all’esistenzialismo in Italia, agli studi e alle traduzioni di Kant, di Sartre e di Heidegger. A lui si deve, oltre alla sistemazione definitiva della complessa terminologia heideggeriana, molto della ricezione del filosofo tedesco che ha permesso di leggerne il pensiero “da sinistra”, inaugurando una fortunata stagione teorica in Italia. Nicola Abbagnano, amico e interprete dell'esistenzialismo positivo, nel ricordo pubblicato il giorno dopo la morte di Chiodi, ha scritto che «fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo, quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità».   Una immagine di Chiodi, certamente trasfigurata dalla penna dello scrittore ma comunque realistica, ci viene restituita anche attraverso le descrizioni che Fenoglio, che è stato suo allievo ad Alba, ha lasciato del “suo” professore: «Sprizzante naturalmente, anche in riposo, intelligenza dialettica e disciplina filosofica, appoggiata alla larga mano troppo villosa». In Il partigiano Johnny in un dialogo letterario ma...

Giulio Bedeschi / L'8 settembre degli Alpini

8 settembre 1943: Badoglio, successore del da poco deposto Mussolini, annuncia in modo ambiguo l'armistizio con Stati Uniti e Gran Bretagna e la conseguente ostilità verso l'ex-alleato tedesco; una data capitale della nostra storia che i militari interpretarono in senso opposto: nel generale sfaldamento dell'esercito, attraversato dalla prepotente spinta dei soldati al ritorno a casa, ci fu chi seguì, magari in modo contraddittorio come a Cerfalonia, le indicazioni del governo, pagando con la vita, e chi ritenne di restare fedele al Patto d'acciaio, per esempio Junio Valerio Borghese e la sua X Mas. L'interpretazione opposta prevede una fine contro un inizio. La Monarchia fornisce al fascismo una straordinaria occasione per rifondersi artatamente alla patria, morta seconda una lunga tradizione che va da Salvatore Satta a Galli Della Loggia, e farsi portabandiera della sua rinascita rinascendo esso stesso a Salò sulle ceneri del tradimento e il mito del riscatto. In quei giorni Duccio Galimberti a Cuneo chiede di poter arruolare i suoi volontari tra gli Alpini, usando subito contro i Tedeschi le armi dei magazzini, ed offre agli alti ufficiali il comando delle formazioni pronte...

Ci siamo ancora / Ester Safran Foer. La memoria è l'inizio

Negli anni Novanta, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si cominciarono a vedere in Ucraina e Lituania file di uomini vestiti strambamente di nero, con grandi cappelli, oppure anziani signori, per lo più americani, che giravano per i più sperduti villaggi esibendo ingiallite foto di loro parenti e chiedendo informazioni su luoghi cancellati dalla furia nazista e indicazioni sul bosco dove avrebbero potuto esser state ammazzate e sepolte le persone delle loro famiglie. Da queste nacque una singolare attività turistica con autisti, interpreti, improvvisati storici locali che “aiutavano” gli stranieri nelle loro ricerche, guadagnando considerevoli somme. Nel 1999 il giovane scrittore Jonatahan Safran Foer (1977), si recò in Ucraina per scrivere la sua tesi per l’Università di Princeton ma, in realtà, per fare delle ricerche sul campo sul destino dei suoi parenti. L’insuccesso della spedizione lo ha raccontato, con molta autoironia, in un bel romanzo che ha avuto molto successo: Everything Is Illuminated (Ogni cosa è illuminata, Guanda 2002), dal quale è stato tratto il tragicomico, e omonimo, film con la regia di Liev Schreiber (2005).   Il romanzo racconta di un giovane...

Scuola / Banchi di prova

Le scuole stanno diventando sempre di più il banco di prova (lo so, è un gioco di parole facile da fare!) non solo per il governo ma soprattutto per un Paese che non riesce a fare la pace con le cose normali, quelle di tutti i giorni che fanno la differenza nella vita di tutti noi. In queste settimane di dibattito affannoso su banchi, pulmini e aule ho provato a cercare in rete se altri paesi europei vivessero lo stesso tipo di dramma collettivo e di stress mediatico e, con mio grande disappunto, non ho trovato nulla che raggiungesse le vitte italiche.  Scuole che riaprono, misure mantenute, mascherine colorate, professori e presidi impegnati, istituti pensati per essere resilienti e integrati con altri spazi pubblici altrettanto capienti e sicuri, rimodulazione degli orari e dei luoghi. Probabilmente non andrà tutto bene, le aperture/chiusure andranno a singhiozzo fino a che non avremo trovato un vaccino adeguato, i rischi saranno calcolati ma con seri problemi per la comunità, ma sembra che per molti di quei governi fosse fondamentale, quasi impellente, dare segnali simbolicamente importanti perché, se il mondo si ferma, bisogna ripartire proprio dalle scuole e dai più...

29 agosto 1980 - 29 agosto 2020 / Franco Basaglia. “E mi no firmo”

Massimo: Alcune cose le sappiamo. uno dei primissimi giorni succede che l’ispettore capo dell’ospedale psichiatrico di Gorizia – una figura importante, si chiama Michele Pecorari – porta al nuovo direttore il registro delle contenzioni. È il librone su cui vengono scritti i nomi di chi la notte prima è stato legato al letto. Il direttore deve vistarlo, apponendovi una semplice firma. Si è sempre fatto così. Prassi vuole che adesso tocchi a Basaglia. L’ispettore gli consegna il libro e gli porge con molta deferenza la stilografica. lui toglie il cappuccio e si blocca. Passa un attimo, chi è presente nella stanza dirà poi che è sembrato un tempo lunghissimo. Un attimo e Basaglia, semplicemente, rimette la stilografica nel cappuccio. Alza lo sguardo e dice nitidamente: «E mi no firmo». Un gesto di rifiuto. Ci viene in soccorso un dettaglio biografico. Sembra una semplice nota di colore, ma in questa storia c’entra molto. Qualche anno prima, nel 1953, Franco Basaglia si è sposato con Franca Ongaro – c’entra molto anche lei in questa storia, e non solo perché è nel manicomio di Gorizia come volontaria nei reparti. Testimone dello sposo è stato il grande amico nonché ex collega di...

28 agosto 1920 - 28 agosto 2020 / Il partigiano Giorgio Bocca

Giorgio Bocca è nato il 28 agosto 1920 a Cuneo. Un attacco quanto mai vieto per introdurre un anniversario, ma le coordinate spazio-temporali appaiono decisive per il personaggio: il radicamento profondo e caratteriale nella terra d'origine, l'appartenenza ad una generazione nata e cresciuta nel fascismo. Bocca è certo stato uno dei maggiori giornalisti del dopoguerra, dagli esordi precoci del 1938 fino a «Il Giorno» di Italo Pietra, all'«Espresso» e alla «Repubblica», dotato di una penna incisiva e inconfondibile, capace di firmare un'infinità di articoli sulla politica e la società italiane, ampliati a volte in reportage e riversati in libri di successo: tra i molti Miracolo all'italiana (1962), Il terrorismo italiano (1978), Napoli siamo noi (2006) per l'attenzione persistente e controversa al Meridione, le biografie di Nenni, Mussolini, Togliatti, Moro, Berlinguer. Tuttavia gli anni cruciali, su cui Bocca è tornato più volte da una molteplicità di prospettive, restano quelli dell'adesione alla Resistenza, della quale si è fatto presto pregevole storico. Tra il volume originario di Roberto Battaglia, quelli di Claudio Pavone e Santo Peli per la fondamentale innovazione e l'...

A 250 anni dalla nascita / Hegel e Hölderlin. I giovani che volevano la mitologia al potere

Il 27 agosto di duecentocinquant’anni fa nasce a Stoccarda Hegel. Alcuni mesi prima, il 20 marzo, è nato a Lauffen am Neckar, nello stesso principato del Württemberg, Hölderlin. I destini del più grande filosofo dell’idealismo tedesco e del più grande poeta del Romanticismo tedesco s’incrociano, dal 1788, all’università, nel Seminario teologico protestante di Tubinga, dove stringono una forte e profonda amicizia, che, successivamente, sarà estesa a un altro compagno di studi, più giovane di cinque anni, precoce e geniale, quando questi farà il suo ingresso nello Stift: Schelling. Il carteggio mai interrotto tra i tre, negli anni in cui, subito dopo la laurea, si avventurano nel lavoro precario di precettori, in diverse città (non senza nuovi ricongiungimenti momentanei: prima tra Hegel e Hölderlin, a Francoforte; poi tra Hegel e Schelling, a Jena) testimonia di questa amicizia fraterna che si nutre della condivisione di idee, speranze e progetti e, forse, del sentimento di corrispondere a una missione generazionale. Il cemento iniziale dell’amicizia è, infatti, il fervore per le idee della Rivoluzione francese, coltivate in un club politico nato segretamente nello Stift di Tubinga...

James Romm / Alessandro Magno e il fantasma sul trono

Che differenza c'è tra Alessandro (Magno) e un pirata?  Quasi nessuna, almeno a giudizio del pirata, il quale infatti così rispose ad Alessandro che gli chiedeva come mai gli fosse venuto in mente di infestare i mari: facciamo lo stesso mestiere io e te, Alessandro; solo che io lo faccio con una piccola imbarcazione e perciò mi chiamano “pirata”, tu invece lo fai con una grande flotta e sei definito per questo “condottiero”.   Questo celebre aneddoto è riferito da Sant'Agostino nel quarto capitolo del quarto libro del De civitate Dei, ed è ricavato a sua volta dal terzo libro del De re publica di Cicerone. Lo menziona anche James Romm, professore di Classics al Bard College di Annandale-on-Hudson, nel suo Il fantasma sul trono (a pagina 281), appena uscito per i tipi di Keller. È la storia, affascinante, di ciò che successe all'indomani dell'undici giugno del 323 a.C., giorno in cui Alessandro morì, a Babilonia, e che si protrasse fino al 308 a.C., anno in cui, non si sa bene esattamente quando, morirono – uccisi per ordine di Cassandro – Alessandro IV, figlio di Alessandro il Grande, e sua madre Rossane, sancendo in tal modo l'estinzione della dinastia degli Argeadi che...

Da museo a moschea / Istanbul: Ayasofya

Riprendo in mano un vecchio libro illustrato, di una cinquantina d’anni fa, dedicato a Santa Sofia (a c. di Lord Kinross, Mondadori, 1992), la basilica prima cristiana, poi cattedrale ortodossa, poi moschea, e ancora dopo museo, ora ridiventata moschea per consolidare le mire nazionalistiche del nuovo “Sultano” Erdogan. Sfoglio il libro e ritrovo il fascino delle pubblicazioni di quegli anni: ricchissima ricerca iconografica, ma senza le alte definizioni ormai in uso; una piccola antologia critica che forse oggi potrebbe essere più esauriente; una ricostruzione storica accurata, ma che tradisce una predilezione spiccata – e dunque perciò stesso datata – per il significato che quel tempio ha rappresentato per la cristianità, a partire dal titolo stesso del libro: Santa Sofia, come se si trattasse di una santa di nome Sofia, e non dello “Spirito di Sapienza” cui la basilica fu dedicata fin dalle sue origini.  Il fascino, per me, è dovuto anche alle reminiscenze di un viaggio, compiuto in Turchia, verso la metà degli anni Ottanta, un viaggio povero e avventuroso, pieno di pensieri, di sguardo, di bellezza, di conoscenza. Entrammo ad Ayasofya (il nome turco sul calco di quello...

Generazioni / Giovanni Mastrangelo, I padri e i vinti

Nella Parte decima di I padri e i vinti (Epilogo e ringraziamenti), Giovanni Mastrangelo annuncia la prossima uscita di un altro romanzo, intitolato Il sistema di Gordon, che sarà insieme «un seguito e un inizio» di quello appena concluso; ed entrambi faranno parte di una tetralogia in corso d’opera, Soundtrack, «che vuole raccontare la storia di un uomo attraverso le persone che lo hanno influenzato durante la vita», sulla base della «convinzione profonda che ognuno di noi esiste solo e unicamente in relazione agli altri, così come le cellule del nostro corpo esistono solo ed esclusivamente in stretto rapporto con la propria collettività».  Un progetto ambizioso, al quale non si può certo rimproverare la mancanza di chiarezza. Si può invece avanzare una piccola riserva sull’uso del termine «saga», che compare nel risvolto di copertina. I padri e i vinti narra bensì la storia di una famiglia lungo tre generazioni; e, a questo proposito, tre rappresenta una soglia canonica. Finché le generazioni in gioco sono due, prevale infatti la dimensione centripeta del confronto diretto (padri vs figli, vecchi vs giovani); quando se ne aggiunge una terza, la freccia della diacronia...

9 agosto 1920 - 9 agosto 2020 / Enzo Biagi, Disonora il padre

Sono passati trent'anni. Nel 1948, dopo le famose elezioni, mi sposai. Nessun rapporto, evidentemente, tra i due fatti: il mio matrimonio e il trionfo della Democrazia cristiana. Feci il viaggio di nozze a Venezia: ho un certo gusto per le cose banali; d'agosto dico spesso: “Che caldo”; d'inverno, quando qualcuno si lamenta per la neve, ricordo il 1929.     “Senti,” diceva il Pompierino “mi pare impossibile che adesso uno si svegli e vada a lavorare, che a mezzogiorno si mangi, che la sera si chiuda la porta, poi a dormire.” “Si è combattuto” dissi “soprattutto per questo.”   Non so perché dei momenti epici io ricordo particolari quasi trascurabili. C'è in me evidentemente, la deformazione del cronista.    Tre citazioni per presentare il carattere del narratore di Disonora il padre, la scelta della Resistenza, il suo stile. Chi scrive questo romanzo autobiografico è Enzo Biagi e le parole d'ordine sono dunque understatement ai limiti della scomparsa di sé, pragmatismo non ideologico (venato da incertezze), occhio attento ai particolari curiosi e rivelatori. Quest'ultimo aspetto appare evidente soprattutto nella parte iniziale, legata alla prima...

Le atomiche sul Giappone, 75 anni dopo / Nagasaki, dimenticata dagli anniversari

La colonna di fumo che si è prodotta dopo l’immane esplosione a Beirut dell’altro ieri ha la medesima forma del fungo atomico generato dalla bomba sganciata dall’aereo americano su Hiroshima, e oggi è il settantacinquesimo anniversario di quell’evento tragico che ha segnato la storia del nostro Pianeta in questo lasso di tempo. Gli anniversari servono a ricordarci eventi lieti e eventi luttuosi, a consolarci e a metterci anche in allarme, questo in un momento in cui sembra che altre nazioni e paesi si stiano dotando di questo immane strumento di morte. Ne avevamo già parlato in occasione delle vicende legate all’atomica pakistana (qui) e il 16 luglio Riccardo Venturi ci ha rammentato l’anniversario della prima bomba nucleare fatta esplodere in un poligono in attesa di usarla direttamente sul campo di battaglia o, come è poi avvenuto, lasciandola cadere su due città giapponesi.    Le cronache ci ricordano che alle ore 8 e 14 minuti e 45 secondi l’aereo statunitense battezzato Enola Gay sganciò la bomba a sua volta chiamata Littel Boy sul centro della città di Hiroshima secondo un meccanismo preventivo che ne avrebbe assicurato la deflagrazione a 600 metri dal suolo. Fatto...

Bologna, 10:25

C’è un’immagine che racchiude tutto l’orrore del 2 agosto 1980. Una giovane donna che si allontana a piedi dalla stazione di Bologna, trascinandosi accanto la bicicletta. Ha lo sguardo fisso, la bocca spalancata. Piange e urla: “Bastardi!..., assassini!...”. Alle spalle si lascia la più atroce strage del dopoguerra. La prima carneficina con fotografie e filmati a colori. Un attentato apocalittico causato da venticinque chili di esplosivo, contenuti in una borsa dentro la sala d’aspetto di seconda classe. Una bomba che alle 10,25 fa crollare trenta metri di pensilina, uccidendo ottantacinque persone e ferendone duecentodiciotto.   Opera dei fascisti, dichiara il 4 agosto 1980 in Senato l’allora presidente del consiglio Francesco Cossiga (il quale poi cambierà opinione). Non a caso. Il decennio prima è stato segnato dai morti di piazza Fontana (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972). E ancora: della Questura di Milano (1973), di piazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus a San Benedetto Val di Sambro (1974). Attentati che hanno portato a piste nere e depistaggi dei servizi segreti. Anche per la strage di Bologna, si vuole seppellire la verità. Già il pomeriggio del...

Gregorio di Tours / I miracoli di San Martino

“Oh indicibile triaca! Oh inesprimibile balsamo! Oh inestimabile antidoto! Oh purgante celeste, se così posso dire! Questa polvere vince le arguzie dei medici, supera la dolcezza degli aromi ed è più forte di qualsiasi unguento! Pulisce il ventre come l'agrimonia e i polmoni come l'issopo, purifica la testa come il piretro. E non solo rafforza le membra deboli, ma, beneficio ben più importante di qualsiasi altro, lava e deterge le macchie della coscienza”.    Chi prorompe in questa serie di esclamative? E, soprattutto, a proposito di quale polvere? Si tratta di Gregorio di Tours e la polvere di cui si magnificano le virtù curative, di gran lunga più efficaci di tutte le erbe officinali prescritte da qualsivoglia medico, è quella del sepolcro di San Martino. Abbiamo tratto questa bella citazione dalla pregevole opera appena uscita per i tipi di Einaudi, I miracoli di San Martino, tradotta, introdotta e accuratissimamente commentata da Silvia Cantelli Berarducci (collana I millenni, impreziosita da dodici magnifiche riproduzioni tratte dalla vetrata di San Martino della cattedrale di Chartres). I de virtutibus sancti Martini libri IV sono il racconto dei miracoli avvenuti...

Addio Lugano bella / Storie di ribelli, anarchici e lombrosiani

Utopia. Pensiero utopistico. Sogno. Isola-che-non-c’è. In quanti libri si tratteggia e si cerca di dare un corpo concreto a questo antico ideale umano, in forma di favola o di saggio. Pensiero utopistico quasi per antonomasia è sicuramente l’anarchismo, nelle sue mille sfumature. Credo sia sbagliato, non solo perché ormai giunti al XXI secolo nessuno vede all’orizzonte società di uguali, ma perché altre utopie si sono camuffate ma storicamente sono restate tali. Il comunismo, per esempio. Che non solo non si è mai realizzato se non in grottesche deformazioni tiranniche, ma si è addirittura, vestendosi con gli abiti spregiudicati dell’idealismo tedesco, autodefinito scientifico. Come dire: il comunismo non è soltanto un ideale romantico o un sublime pensiero ma è una scienza della conquista del potere, basata su un soggetto storico preciso (derivato dal Napoleone di Hegel) che sarebbe la classe operaia, pilastro di Soviet e altre invenzioni che ben presto uno dei grandi protagonisti della rivoluzione d’ottobre, Lev Trotzsky, avrebbe definito “burocratiche”, continuando a dichiarare il mostro staliniano che l’avrebbe ucciso spietatamente Stato operaio degenerato burocraticamente. In...

Uno shock / Autocensura a Hong Kong

Quel che accade a Hong Kong è terribile. Un paese che da ventitré anni è abituato alla più completa libertà di espressione e di stampa, al punto che un’intera generazione più giovane letteralmente non conosce le limitazioni d’uso in Cina, e quindi comunica liberamente sui social e sul vasto web, apre testate e radio indipendenti, manifesta (pacificamente quando non attaccata dalla polizia) per ottenere il suffragio universale, da un giorno all’altro si è sentita comunicare che è finita lì: la National Security Law approvata a Pechino e poi ratificata dal governo locale prevede l’arresto e la condanna tra i tre e i dieci anni per ogni atto di “secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere”: cioè tutto. Hong Kong è un paese ancora alla ricerca del suffragio universale, benché alcune forme di espressione della volontà popolare tramite elezioni, pur limitate, ci siano. E proprio questa ricerca, iniziata nel 2014 con il cosiddetto movimento degli ombrelli, ha scatenato, nei fatti ha anticipato la zampata cinese, alla faccia degli accordi che prevedevano il completo ricongiungimento alla madre patria cinese solo nel 2047, e che in modo chiaro prevedevano nei...

Un libro di David Bidussa / Pio XII e gli ebrei

A che punto è la penombra? Ovvero, ha ancora un senso interrogarsi sulla condotta di Pio XII e, più in generale, sul Vaticano negli anni dello scontro tra i «totalitarismi», quello nazifascista e quello stalinista, cercando di identificare la sua specifica condotta rispetto ad una serie di questioni dirimenti, a partire dal rapporto con il mondo ebraico, sottoposto ad una torsione stritolante, culminata nello sterminio delle comunità presenti nei paesi occupati da Hitler? Non di meno, come ci si deve adoperare, qualora si torni su un tale ordine di problemi, per evitare di ripetere il già detto, spesso all’insegna di uno stanco sensazionalismo?   «Nel 1975-1976, alla mia richiesta se esistesse una direttiva scritta della Santa Sede, i religiosi da me interrogati rispondevano con ironia di fronte ad un giovane ricercatore in cerca di documenti probanti: “la vita allora era complicata e chi avrebbe fabbricato allora una prova scritta davanti ai tedeschi?”». Così lo storico Andrea Riccardi, tra i maggiori esponenti della Comunità di Sant’Egidio, nella sua ricerca dedicata all’occupazione tedesca di Roma nel 1943-44 e al rapporto con la Santa Sede rispetto al destino della...

Antropocene Anno Zero / 16 luglio 1945: la prima bomba atomica

“Entrando nell’era atomica, l’uomo ha aperto le porte di un nuovo mondo. Chi sa cosa ci attende? Nessuno può predirlo”. A parlare è il dottor Harold Medford, un mirmecologo, ovvero uno zoologo che studia le formiche, davanti a degli esemplari di Camponotus vicinus mutanti. Corre l’anno 1954. Un’analisi condivisibile per quanto poco confacente alla specializzazione del dottore, a meno che si fornisca il contesto: siamo negli sfioratori e nei canali di drenaggio delle fogne di Los Angeles, e delle formiche grandi come elefanti sono state appena abbrustolite dai lanciafiamme di una squadra della polizia.  I cinefili avranno riconosciuto il finale di Them! (1954) di Gordon Douglas, tra i primi film americani di science-fiction nel filone dei nuclear monster che attraversa tutti gli anni cinquanta. Include capolavori (che ho avuto la malaugurata idea di rivedere durante la quarantena) quali: The Day the Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra, 1951), It Came From Outer Space (Destinazione…Terra!, 1953), The War of the Worlds (La guerra dei mondi, 1953), Creature From the Black Lagoon (Il mostro della laguna nera, 1954), Forbidden Planet (Il pianeta proibito, 1956), Invasion of the...

Dialetto di Scicli (Ragusa) / Azzurrari

L'azor, in spagnolo, è l'astòre, quel rapace nervoso e assai figlio di buttana versato nella trance agonistica. Impastato nell'istinto, terrorizza le prede.    Falconieri, cacciatori – dal cui gergo deriva 'azorar' – non azzurrano mai, azzurra l'uomo della strada, il laureato all'università della vita, lui sì che, strappando allo specialismo il termine, lo divora in uno scambio mimetico di sconsiderate proporzioni, e ne è divorato.   Quando "m'azzurra", dunque, è chiaro che a possedermi è lo spirito dell'astòre. Non un pensiero ci afferra, ma un istinto esiziale che angoscia e turba gli animali del bosco.    L'azzurro del cielo è solo un innocuo fondale.

Patto tra generazioni / Che memoria nell'era della post-memoria?

C’è una pietra scolpita nella casa che fu di Nuto Revelli, ora diventata Fondazione: a lungo è stata seminascosta sul ciglio in legno del divano a fiori del luminoso soggiorno. Riporta i versi che Primo Levi vi aveva scolpito, dedicandola agli amici Mario Rigoni Stern e a Nuto stesso, a suggello della comune drammatica esperienza negli anni del fascismo:                                                     A Mario e a Nuto   Ho due fratelli con molta vita alle spalle / nati all’ombra delle montagne. / Hanno imparato l’indignazione / nella neve di un Paese lontano, / e hanno scritto libri non inutili. / Come me hanno tollerato la vista / di Medusa, che non li ha impietriti. / Non si sono lasciati impietrire / dalla lenta nevicata dei giorni.   Quelle parole, scolpite non casualmente nella pietra, alludono con forza a un patto di memoria tra chi non ha dimenticato, essendo sopravvissuto allo sguardo pietrificante di Medusa ad Auschwitz come nella maledetta campagna di Russia. Non era scontato, infatti, il contraccolpo...

Storia e storie di Italia ’90 / Trent’anni di notti magiche

Trent’anni fa andava in scena il campionato mondiale di calcio di Italia ’90. Chi di noi allora c’era, chiudendo gli occhi può ancora rivedere, riascoltare, e perfino riassaporare quei giorni. Ma che cosa sono state, veramente, quelle “notti magiche” per tutti noi? Molto più che semplice sport. A costellare Italia ’90 sono state innanzitutto vere e proprie icone del loro tempo e delle loro rispettive nazionali. Primo fra tutti, René Higuita, estroso portiere colombiano, la cui fama è oggi legata soprattutto alle sue frequenti “escursioni” - palla al piede - fuori dall’area di rigore, come quella costata l’eliminazione alla Colombia negli ottavi di finale per mano del Camerun. Merito del “nonnetto” Roger Milla, allora già trentottenne (anche se molti giurano però fosse più vecchio), le cui reti a Italia ’90 fanno sognare tutta l’Africa, e le cui esultanze (con tanto di danza Makossa attorno alla bandierina del corner) fanno il giro del mondo. Il giocatore dal più alto tasso folcloristico a calcare i campi di Italia ’90 è forse però il colombiano Carlos Valderrama, noto soprattutto per il suo particolare look, con appariscenti baffi neri e un’inconfondibile folta e riccioluta chioma...

Testimonianze / Leningrado. Memorie di un assedio

La storia dell’assedio   Nel 2014 Daniil Granin (1919-2017), autore, insieme ad Ales Adamovič (1927-1994), del monumentale Il libro dell’assedio (Blokadnaja kniga), fu invitato al Bundestag tedesco per raccontare, nel Giorno della memoria delle vittime del nazionalsocialismo, la tragedia di Leningrado. Quel giorno sancì il riconoscimento ufficiale da parte del governo tedesco della catastrofe perpetrata da Hitler e dalla Wermacht nei confronti del popolo russo e in particolare della città di Leningrado. «Città-eroe», «città-martire», la città voluta e fondata da Pietro I divenne alla fine della guerra il simbolo dello spirito indistruttibile dei suoi abitanti e, per estensione, dell’intera popolazione dell’Unione Sovietica che in quel conflitto pagò, in termini di vittime, il tributo più alto.  Grazie alle fonti primarie e agli studi condotti in più di mezzo secolo disponiamo ora di dati, documenti e materiali che hanno permesso di capire le premesse e le conseguenze di questa vicenda, di conoscere, ad esempio, i motivi che spinsero Hitler a puntare l’attenzione – e la parte migliore del suo contingente bellico – su Leningrado oppure di chiarire i dubbi e le opposte...

Incorruttibile / Plexiglass: dal Terzo Reich alle aule scolastiche

Se ancora non ci siamo impratichiti con il Plexiglass, tra poco lo dovremo fare, poiché sembra proprio che entreremo in contatto, se nel frattempo non è già avvenuto, con questo materiale plastico essenziale per garantire quel distanziamento sociale che ci difende dal Covid-19: fabbriche, negozi, bar, ristoranti, e presto anche le aule scolastiche. Il suo inventore è un chimico tedesco, che era anche farmacista, Otto Röhm. Nel 1901 creò un primo materiale cui diede nome di Acrylkautshuk partendo dalla sua dissertazione in cui discuteva il processo di polimerizzazione. Röhm è uno di quei chimici che interessavano a Primo Levi, non solo per via del medesimo mestiere, ma perché uomo dai mille talenti, un inventore che ottenne i suoi primi successi dedicandosi alla conceria. Isolò infatti gli enzimi che servivano nel processo di mordenzatura nell’industria del cuoio, utilizzando escrementi animali, in particolare le feci di cane. Un aspetto non così strano, se si pensa che ancora nel 1946, al ritorno dal Lager, lo stesso Levi insieme all’amico chimico Alberto Salomoni si dedica a realizzare un rossetto per un cliente nel loro laboratorio chimico utilizzando, racconta in Il sistema...

Festa a Firenze / La Rificolona. Transizioni metafisiche

Scambiare quattro chiacchiere su quale è la più bella città del mondo è un modo vano per sprecare il proprio tempo libero: ma io tanto per introdurre il mio articoletto, tratteggerò le tre città che mi piacciono di più e mi soffermerò su Firenze che, lo dico subito, è la mia preferita. Dunque: Roma, Venezia e Firenze. Roma è troppo vasta e, per essere conosciuta, richiede una vita intera. Inoltre, per mascherare la sua caratteristica di Città Eterna, da millenni si copre di sporcizia e disordine.  Venezia è la maestosa Capitale a mezz’acqua di un Pianeta Oceanico extragalattico.  Città magica è invece Firenze. Avevo stretto amicizia con un solitario studente sperduto, taciturno, e giapponese, che anche lui visitava la città toscana per la prima volta. Alla fine, quando ci salutammo alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dopo due giornate di meraviglie gli domandai, imbaldanzito: “In conclusione allora?”, e lui dal finestrino: “È davvero fantastica, però perché l’avete fatta solo di fortilizi da guerra?”. “‘Sto giapponese – pensai lì per lì e poi anche per parecchio tempo – ‘sto giapponese è troppo assuefatto alle loro casucce di carta”.   Ma mi sbagliavo...

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