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Storia

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Edmondo Bruti Liberati / Magistratura e società nell’Italia repubblicana

Magistratura e società nell’Italia repubblicana (Laterza, 2019) è un tema nevralgico, sempre ed ovunque. In particolare lo è in Italia per la storia della magistratura, per i suoi collegamenti complessi e obliqui con la società e con la politica. Ed è stato, anche tuttora, incandescente per il volano, esistente e spesso ignorato per ipocrisia, tra agire giudiziario e assetto politico, tra costruzione e applicazione delle leggi, tra visibilità dei protagonisti e la loro circolazione, presente e futura, nella vita collettiva. L’autore del saggio è persona di esperienza e prestigio, con esperienza presso la Procura delle Repubblica di Milano anche come procuratore capo, presso il Consiglio superiore della magistratura (1981-1986), presso l’Associazione nazionale magistrati come presidente (2002-2005), presso Magistratura democratica come presidente (nel 2007).  Non nuovo a ricostruzioni meditate sulle vicende italiane della magistratura, in questo lavoro Bruti Liberati è riuscito a connettere storia e cronaca, in un lungo viaggio, senza panegirici, rimpianti, esaltazioni e lamentele.    Il percorso che emerge dalle pagine non si esaurisce però nella storia della...

Ritorno al futuro / "Marcia su Roma e dintorni" di Emilio Lussu

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sembra scritto oggi Marcia su Roma e dintorni, terminato poche ore fa, eppure ha già la veneranda età di ottantotto anni. Quando Emilio Lussu si mise a scriverlo, ne aveva appena quarantuno, ed era nato alla fine dell’Ottocento. Il libro uscì in francese e in inglese, e solo due anni dopo in italiano. Era il 1931 e il fascismo aveva vinto: il potere di Mussolini in Italia non sembrava scalfibile. Di lì a poco Adolf Hitler, suo ammiratore, sarebbe salito a sua volta al potere.   Tanto tempo fa. Tempi lontani, eppure rileggere Lussu oggi, nel pieno della crisi italiana ed europea, nel momento dell’avvicinarsi al potere di un partito di destra rinnovato e xenofobo, e del suo leader, Marcia su Roma e dintorni dà da pensare.  La sua modernità è prima di tutto linguistica e narrativa. Scritto in modo icastico, rapido, ma mai sommario, possiede una lingua scattante e...

Speciale Grande guerra / Quando gli africani morivano per la patria (europea)

Il 4 novembre 1918 l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra, gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe?  Concludiamo oggi, con le parole di Carlo Greppi e le immagini di Alessandro Camillo, una serie di interventi di storici, scrittori e studiosi con cui abbiamo cercato di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con gli occhi puntati sul prossimo futuro.   Statua che rappresenta un giovane tirailleur: il suo sguardo tende all'orizzonte, verso l'Africa. Le lapidi con la mezzaluna, a distinguere i tirailleurs musulmani "morti per la Francia". Al Cimetière du Trabuquet di Mentone una statua dello...

Nuovi contenuti / Bilancio della memoria

“Ascoltando, infatti, i gridi d’allegria che salgono dalla città (si tratta dei sopravvissuti della città di Orano che stanno festeggiando la fine di un’epidemia di peste – n.d.r.) Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata. Sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine d’anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.”   Qui termina il romanzo La peste del filosofo e scrittore Albert Camus (1913-1960), che equipara le tragedie del XX secolo a epidemie infettive. Oggi, con il lungo passare del tempo, riduciamo a una sola le due guerre mondiali, la fine dell’Europa, e cominciamo a pensare che definire epidemie i collassi sociali non è una metafora pura e semplice, e non lo era per Camus già nel 1945.  L’insegnamento dato agli uomini dal ripetersi delle sventure vissute e la peste personificata nel...

Desiderio / L’economia è psicologia o non è

Un articolo di Nicole Janigro su Doppiozero si intitola Quando l’economico è psichico. Non ho nulla da aggiungere al contenuto, che condivido in modo completo. Mi permetto solo una correzione al titolo. Quando l’economico è psichico sottintende che i fatti economici possano essere tutt’uno con quelli psicologici, oppure non esserlo. Penso si debba invece togliere il “quando” e affermare, semplicemente: L’economico è psichico. Anche più direttamente: L’economia è psicologia o non è. Il valore e il prezzo di un bene derivano dal fatto che lo desideriamo. E il desiderio – come ricordava Janigro – è un evento psichico. Lo studio dell’economia può esser diviso in due filoni: quello di Adam Smith che indica la via del libero mercato e quello di Karl Marx che propone un controllo statale dei mezzi di produzione, chiamato comunismo.    Facciamo una prima osservazione che riguarda la cronologia. L’economista scozzese vive nel settecento; quello tedesco nell’ottocento, con l’industrializzazione già in atto. Potremmo pensare che capisca meglio la modernità. Invece, nella post-modernità sembra che il libero mercato stravinca. Aggiungiamo una seconda osservazione. Dove è stato...

Trent'anni fa moriva Thomas Bernhard / Ogni cosa è ridicola se paragonata alla morte

Domenica 12 febbraio 1989 muore a 58 anni l’autore austriaco Thomas Bernhard. Una delle voci memorabili del secondo novecento europeo se ne va uccidendosi con una overdose di medicinali, arrendendosi così a quella malattia brutta, la sarcoidosi, che per quaranta anni lo ha torturato. La sua morte, nella casa di campagna di Ohlstorf, nei pressi di Gmunden, uno di quei villaggi di montagna dell’alta Austria che ricorda quelli da lui descritti, popolati da malvagi idioti, è comunicata, per sua espressa volontà, il 16 febbraio, a funerali avvenuti, da Peter Fabjan, il fratellastro, che ha assistito all’agonia finale. La sepoltura nel cimitero di Grinzing, nel quartiere viennese di Doebling, è impedita al pubblico. La radio austriaca ne dà notizia in modo lapidario. “Bernhard è morto in modo misterioso come ha vissuto.” Il testamento lasciato dallo scrittore che affermava “Ogni cosa è ridicola se paragonata alla morte”, reca l’ultima, terribile, invettiva contro lo stato austriaco.   “Nulla, né di quanto pubblicato da me stesso in vita, né del mio lascito, ovunque esso si trovi, indipendentemente dalla forma in cui sia stato scritto, potrà essere rappresentato, stampato o soltanto...

Nella testa di qualcuno / Alexander Masters, Una vita scartata

La premessa di questa storia è semplice e insolita allo stesso tempo. A Cambridge, in un cantiere edile, in una zona che è ormai solo un ricordo di un frutteto, vengono ritrovati in un cassonetto 148 diari, migliaia di pagine di una scrittura fitta e, apparentemente, senza pause. Una sorta di corsa a perdifiato insieme alle parole. Il caso vuole, siamo all’inizio degli anni duemila, che a ritrovarle siano due ricercatori, che sono anche amici cari e collaboratori dello scrittore e biografo Alex Masters (già noto ai lettori italiani per Stuart. Una vita al contrario, Fazi e Un genio nello scantinato, Adelphi). Si tratta di circa duemilacinquecento parole al giorno, scritte tutti i giorni, senza mai che un giorno venga saltato. I diari vanno dal 1952 al 2001, in pratica una vita intera. Duemilacinquecento parole fanno circa cinque milioni di parole in totale. Nessuna di queste parole è il nome di chi ha scritto i diari. Chi è “Io”? È solo la prima delle molte domande alle quali Masters dovrà rispondere, scoprendo man mano che avanzano i suoi studi, a ogni tassello, che non si tratta della domanda più importante cui dare risposta. La risposta da trovare è quanto sia importante ogni...

Yorgos Lanthimos, “La Favorita” / C’era una volta in Gran Bretagna

Inghilterra, 1707. Fuori si combatte la Guerra di Successione Spagnola (1701-1715), uno dei più importanti conflitti europei del diciottesimo secolo, ma il primo movimento di macchina di La Favorita è introiettivo, perché ci infila subito in una camera: uno spazio interno separato e destinato a funzionare come habitat fisico e simbolico dell’intero film. È lì che vivremo per gran parte della visione, dentro una luce naturale, sia di giorno che di notte, che favorisce l’impressione di un mondo mostrato nel suo realismo, ma usando contemporaneamente carrelli inattesi, angolazioni dal basso e lenti grandangolari che ci faranno stare dentro la scena in una maniera vertiginosa e paradossale, come se fluttuassimo e guardassimo attraverso il corpo di un pesce volante. Ci troviamo negli appartamenti reali della Regina: è Anna Stuart (Olivia Colman), prima sovrana del Regno di Gran Bretagna, in carica dal 1702 fino alla morte, nel 1714, e la conseguente estinzione della discendenza al trono degli Stuart per mancanza di eredi. Tra gravidanze interrotte, bambini nati morti o non sopravvissuti a lungo, Anna, come lei stessa svelerà in un momento cruciale del film, visse almeno diciassette...

Il sacro e il nomade / Ricette immateriali. Pizza scima

Una ricetta che porta in Abruzzo, terra dove la montagna spesso incombe oltre la linea azzurra del mare. Ma è anche ricetta che porta altrove, ovunque la cultura ebraica abbia trovato radici. Pizza scima nel senso di scema, non lievitata, attributo che la dice lunga su valore della lievitazione e del pane lievitato tra i Cristiani e sui distinguo che invece la cultura ebraica applica alla stessa sostanza. Per gli Ebrei la lievitazione è infatti anche corruzione; la lievitazione migliora il sapore e la nutrizione degli impasti di grano – alimento vitale per eccellenza – ma anche li trasforma e li corrompe. Senza sapere di lieviti e batteri, la cultura ebraica associa la fermentazione alla decomposizione, ne intuisce la parentela pur non sapendo nulla dei microorganismi e delle loro azioni. Farina di grano, olio e vino la triade mediterranea per questa focaccia. Triade essenziale lungo l’abisso dei tempi fimo a quando l’espressione alimentazione mediterranea trova ancora un suo senso. Almeno fino ai Fenici che sembra portarono i trabucchi l’antico sistema di pesca con reti fisse sulla costa di Abruzzo dove questo  piatto viene preparato e consumato così come anche all’interno,...

Gian Piero Piretto. Settant'anni di storia culturale sovietica / Quando c’era l’Urss

Tutto comincia il 7 novembre 1917, anche se poi nel calendario la data canonica sarà il 25 ottobre del medesimo anno: la Rivoluzione russa. Inizia con uno slittamento di date il ricco e affascinante volume di Gian Piero Piretto, Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica (Cortina pp. 623, € 39). Si tratta di una storia visiva di questo paese che ha avuto una così grande influenza nelle vicende del XX secolo, e che è ancora centrale nell’attuale storia del mondo. Il libro ci permette inoltre di capire la Russia contemporanea, Putin e gli oligarchi, la cultura letteraria e quella musicale, il nazionalismo e le aspirazioni di un paese complesso e articolato. Piretto ha scandagliato le forme di vita, il cinema, la letteratura, gli oggetti, i manifesti, la pubblicità, le cartoline, le fotografie, le parate militari, i ritratti di Lenin e di Stalin, ovvero ogni aspetto visivo che possa, partendo dai dettagli, ricostruire il generale, l’assetto complessivo dell’Urss. Si legge come un album d’immagini, e insieme come un commento continuo a opere conosciute e sconosciute, che s’immerge nel flusso della vita della società sovietica. Per orientarsi in questa attraversata...

L’incertezza delle metafore / I contadini dell’Etna

La Montagna, l’Etna, è un vulcano buono, ma Bernard Berenson non poteva saperlo. Una decina di turisti furono ammazzati da un pezzetto di lava rovente grande come un tramvai articolato (lapillo!). E neppure questo poteva sapere Bernard Berenson, perché lui salì sull’Etna agli inizi del secolo, e i turisti hanno perso la vita alla fine del secolo, sempre il XX. Bernard Berenson è un filosofo e critico d’arte, di origine ebraica e convertito al cristianesimo, vissuto tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, che scrisse che gli ebrei sono come i contadini dell’Etna che, se sopravvivono, vivono in virtù dello stesso vulcano che li uccide. Ahimè! Queste cose devo averle narrate in un altro articolo che forse avete già letto, ma debbo pur spiegare come, prima il caso, poi l’insana passione, mi hanno portato sull’Etna più volte nel corso della vita. La Montagna mi attrae per colpa di Berenson e della sua affascinante metafora. Sulle montagne normali me ne sto chiuso in albergo per via dello stress post traumatico dell’inverno 1944-45 in una valle di guerra partigiana: quando vedo i panorami sereni e innevati penso agli stenti di quell’inverno e mi viene il panico…   ...

Addii / Bobò: il disordine e l’archetipo

«Se ne è andato Bobò. Lo straordinario uomo che avevo incontrato 22 anni fa nel manicomio di Aversa sordomuto e analfabeta è morto. Così all’improvviso. Ci mancherai Bobò. Ci mancherai». Così Pippo Delbono ieri sera, venerdì 1 febbraio, dava la dolorosa notizia della scomparsa di Vincenzo Cannavacciulo, rinato a nuova vita col teatro più di vent’anni fa col nome di Bobò e con quello straordinario spettacolo del 1997 che fu Barboni.   Delbono aveva incontrato Bobò nel manicomio di Aversa in un periodo particolarmente nero della sua vita, di malattia e depressione. Andava in cerca di qualcosa che rompesse le mura del teatro e avvicinasse alla vita, allo strazio e alla gioia dei giorni, delle persone. Più tardi l’artista ligure, inventore di un teatro in cui il corpo si fa poesia e la poesia corpo, avrebbe scritto, come ricorda Roberto Giambrone in uno dei numerosi messaggi di cordoglio apparsi sulla pagina facebook di Delbono: «... ho incontrato alcune persone che vivono l’arte non come "mestiere", ma come esperienza fondamentale per la loro stessa sopravvivenza. Per queste persone l’espressione artistica non è un lavoro, una routine, ma una necessità di vita».    ...

La paura in Occidente / Nuovi fantasmi e vecchissime strategie

La paura fa novanta. Come dire che la persona spaventata è capace di fare cose incredibili, inenarrabili, anche perché un po’ fortuite: come la tombola. Ecco un’espressione che non ha mai convinto fino in fondo: impaurirsi, normalmente, è bloccarsi, pietrificarsi, perdere l’anima. Ma che per altri versi interessa proprio per questa sua sollecitazione antifrastica: avendo paura, si fanno cose che altrimenti non si sarebbero mai fatte. Lo sapeva bene quel generale greco descritto da Tucidide che per convincere i suoi uomini ad attaccare l’esercito persiano li schierò a ridosso di un burrone. Costringendoli a soppesare tatticamente due diverse paure: cos’è più terribile? cadere nel baratro oppure affrontare – o la va o la spacca – gli uomini di Serse? E fu la vittoria.   La paura è un sentimento complesso, ambivalente, e vale la pena d’entrarci dentro, in tempi di intensi desideri di – e conseguenti decreti governativi sulla – famigerata sicurezza. Se le paure sollecitano innumerevoli fantasmi, tali fantasmi sono spesso sfruttati da chi, ergendosi a nostri innominati difensori, fa di tutto e di più, surrettiziamente, per fregarci: noi e il nostro vicino. Filosofi, sociologi,...

Nuto Revelli e quel cavaliere di Marburg che non amava la guerra

Cent’anni fa, il 21 luglio 1919, nasceva Nuto Revelli: alpino, partigiano, scrittore di etica civile                       Il disperso di Marburg, pubblicato da Einaudi nel 1994, segue le fila di un’inchiesta condotta da Nuto Revelli nell’arco di ben otto anni e, come altri suoi libri, ha la struttura di un diario. Revelli aveva detestato per tanti anni i tedeschi, identificandoli con l’ideologia disumana che li aveva condotti in una guerra terribile. Tenente del battaglione Tirano, aveva conosciuto la durezza e la protervia dell’esercito germanico durante la ritirata di Russia, e poi durante la Resistenza, da comandante partigiano nelle fila di Giustizia e Libertà. Nell’ultima parte della sua vita era venuto a sapere di un tedesco forse gentile d’animo, forse comprensivo, che amava cavalcare da solo, ucciso dai partigiani senza un serio motivo. Questa morte lo colpì; cercò di saperne di più. Nella speranza di scoprire un alter ego, un altro uomo che ha sofferto e che ha poi capito, e che non ha seminato dolore.  “Quando la fantasia mi prendeva la mano, mi immedesimavo pericolosamente in quel «disperso», e lo vedevo...

Quattro libri per leggere il presente / Muri e venti

Muri, frontiere, confini sono quanto di più adatto a cogliere il nostro tempo si possa scegliere come temi di riflessione. Sono punti di osservazione, con-testi e talvolta pre-testi per affrontare gli stretti nodi delle storie che si radicano nella materialità del muro o nella mobilità del confine. In fondo, quasi non parliamo che di questo anche quando parliamo di altro: identità, relazione, nazione, inclusione, migrazione, limite sono addentellati di uno stesso discorso sul presente che ha le caratteristiche dell'urgenza e dell'emergenza. E se parliamo di altro è forse anche per non vedere le cose che girano attorno ai muri e non accettarne completamente le conseguenze. Tra le diverse strategie con cui il tema dei muri può essere affrontato scelgo qui di parlare di quattro libri recenti che declinano in modo differente una stessa attenzione allo stesso soggetto.   Carte Il punto di partenza non può che essere lo spazio geografico, quello stesso che la globalizzazione, il flusso di informazioni e la semplificazione di alcuni vettori di viaggio hanno reso solo apparentemente più compresso, ridotto e noto. L'atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni (a cura di Bruno...

Senso e direzioni / La storia e gli incubi

Talvolta, di fronte alla marea populista di destra che si sta alzando in tutto l’Occidente, mi consolo filosoficamente: “Tutte questa reazioni sovraniste, nazionaliste, identitarie, non possono durare perché sono anti-storiche”. In inglese si dice backlash: sferzata all’indietro. Ma le sferzate durano poco, il fiume della Storia sembra andare in tutt’altra direzione. Tutto il nostro pianeta sembra dirigersi, da tempo, verso quella che Popper chiamò società aperta, verso una società di scambio universale, che chiamerei anche società fluida. Il contrario del sovranismo identitario. Il trionfo di questo modello si incarnò plasticamente nel crollo del muro di Berlino nel 1989. Il muro che Trump vuol costruire alla frontiera del Messico suona del tutto ridicolo in un mondo in cui i capitali si spostano istantaneamente da un capo all’altro del mondo, senza frontiere e barriere di sorta. Ci si lamenta che molti giovani italiani vadano a cercare fortuna all’estero, ma si tratta anche qui di un miope provincialismo: andare a vivere all’estero, sia all’interno dell’UE che fuori, è segno del fatto che la nuova generazione non concepisce più barriere nazionali. La generazione Erasmus, come la...

L'albero della morte / Tasso

In giardino c’è capitato da solo. Me l’avrà regalato un uccello, cui sono grata. S’è accasato sul confine, ai piedi di una quercia. Da piccoletto, l’ho spostato solo di qualche metro per dargli un po’ di respiro, il giusto spazio. È un tasso (Taxus baccata): in pochi anni ha superato i due metri di altezza, ma so che ora se la prenderà comoda, crescerà lento e, se non lo affligge qualche accidente, durerà centinaia d’anni. Posso solo immaginare come diventerà, come la ramificazione bassa, divaricata, si farà tronco – vecchio magro dalle placche brune – e chioma espansa. Intanto, godo la sua giovinezza di ragazzino sgraziato che urge verso l’alto le cime tenere, schiette e, in queste mattine di freddo chiaro, la macchia scura là sul fondo, contro il rameggio dei castagni nudi.   È una pianta dioica, con individui maschili e femminili ciascuno con i propri organi riproduttivi, dei piccoli coni posti alle ascelle fogliari: amenti globosi gli uni, gli altri in forma di gemma e per lo più solitari. Il cono femminile custodisce un unico ovulo; dopo l’impollinazione anemogama, il seme viene avvolto (ma non del tutto) da una membrana gelatinosa che a maturità si colora di rosso vivo...

Generazioni in guerra / Joan Sales, Incerta gloria

Nella letteratura sono esistiti ed esistono i cosiddetti "libri di una vita", quei libri cui gli autori hanno dedicato per l’intera esistenza energie, riflessioni, ripensamenti. Incerta gloria di Joan Sales (Nottetempo, 2018) è uno di questi, ma non solo per questo motivo. Esso è stato la "ragione di una vita" perché si occupa di quella Guerra Civile spagnola che ha riempito l’esistenza dell'autore, travolgendola. Ma chi era Joan Sales? Nato nel 1912 e morto nel 1983, è stato un nazionalista catalano, militante comunista ma su posizioni che politicamente si sono scolorite con il tempo. Al momento dello scoppio della guerra si arruolò a 24 anni, partì per il fronte di Madrid passando in quello d'Aragona. Combatté fino alla disfatta del 1939, attraversò le frontiere francesi ma fu arrestato ed internato nel campo di Prats de Mollò. Dopo un esilio durato nove anni tornò nella Spagna franchista nel 1948 e continuò l’opposizione questa volta come editore.   Lavorò alla Club Editor e al suo interno fondò una collana divenuta celebre nella letteratura iberica, Club dels Novel. Si occupò anche della traduzione di classici, ma il suo impegno, principale e totale, fu e continuò ad...

Dare un nome alle vittime del Mediterraneo / I morti sono più eloquenti dei vivi

Mi giunge ora, domenica 20 gennaio 2019, un WhatsApp. Me lo invia una collega psicoanalista che da anni si occupa di trauma: “Aiutateci, presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando”. Il messaggio dice che queste parole sono state inviate alla Guardia Costiera alle 20:30 di oggi. Pare che su questa nave ci siano circa 100 persone, che assommate ai dispersi di questi giorni potrebbero portare le vittime a oltre 250.  Da alcuni anni ascolto richiedenti asilo che non dormono di notte, hanno incubi insopportabili, hanno paura, sono arrabbiate – in questo caso si tratta soprattutto delle donne –, mostrano i segni delle torture e le tumefazioni delle botte ricevute in Libia. La Libia di oggi, tutti lo sanno, maltratta, tortura, schiavizza, uccide, massacra e alimenta i viaggi della morte a pagamento. Nessuno fa nulla, ogni tanto se ne parla in televisione, troppo poco. È già accaduto settant’anni fa: gli aerei passavano sopra la Germania nazista, fotografavano i campi, nessuno ne parlava, gli alleati facevano finta di nulla, anche allora. Qualche voce, qui e là, ma ancora oggi, a settant’anni dal “male assoluto”, non è venuto fuori tutto. All’epoca però si sapeva chi...

Ritorno al futuro / "Le Conseguenze economiche della pace" di John Maynard Keynes

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sono passati cento anni da quando, alla fine del 1919 – pochi mesi dopo la firma del trattato di Versailles – John Maynard Keynes pubblicò Le conseguenze economiche della pace. L’autore, che aveva partecipato alle trattative come rappresentante del Tesoro britannico, denuncia la durezza e l’insensatezza della “pace cartaginese” imposta alla Germania sconfitta. Il libro ebbe grande diffusione, e rimane ancora oggi nella memoria delle persone colte. Keynes non sapeva, naturalmente, il corso futuro della storia europea. Ma molti, in seguito, hanno letto il suo libro come una premonizione: la pace cartaginese di Versailles fu interpretata come il germe del revanscismo, del nazismo e della seconda guerra mondiale. Rileggere il libro oggi, rivivere la temperie di un secolo fa, ci aiuta a ragionare su due temi quanto mai urgenti e vivi: l’Europa; il populismo.   Il libro, per...

L'altro dell'altro / Marrani

Questo articolo può sembrare una recensione, ma non lo è. E non lo può essere perché non riesco a nascondere pensieri tutti miei, seppur generati dalle pagine magiche che ho letto. Dico del libro Marrani, L’altro dell’altro, (Einaudi 2018) di Donatella Di Cesare, che insegna Filosofia Teoretica alla Sapienza di Roma ed Ermeneutica filosofica alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Da Teresa d’Avila a Baruch Spinoza, da Husserl a Yerushalmi, da Jacques Derrida a Carlo Marx si forma il concerto nel quale si staglia il canto vittorioso e di lacrime della viola Donatella Di Cesare. Nel suo libro giovanile La Questione ebraica, Carlo Marx, afferma che, con il capitalismo, la diffusione della borghesia farà diventare “ebraica” di fatto la società europea del futuro. Sarà smentito dalla Storia del poi.   A questa citazione a memoria aggiungo mie riflessioni delle quali mi prendo piena responsabilità: Marx si era convertito, con la sua famiglia, dall’ebraismo al cristianesimo luterano, come tanti, nel XIX secolo, l’epoca dell’integrazione. Non si trattava quindi di una conversione forzosa, ma quello che mi chiedo è perché mai lui pensasse proprio all’ebraismo, lui, quello delle...

Classico Pop / La catastrofe che incombe

L’imperatore Settimio Severo aveva la pelle scura e parlava latino con forte accento punico. Come molti dei migranti odierni, proveniva dalla Libia. La mostra Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa (Colosseo, Foro Romano e Palatino, fino al 25 agosto 2019) ricostruisce la storia della dinastia imperiale dei Severi (dal 193 al 235 d.C.). La loro dominazione coincise con una stagione di riforme fra le quali la Constitutio Antoniniana proclamata nel 212-213 d.C. da Antonino Caracalla che concesse la cittadinanza romana ai figli delle coppie miste, agli schiavi liberati e agli abitanti delle regioni più periferiche dell’impero.  Che ne è della legge italiana sulla cittadinanza per nascita (ius soli), approvata dalla Camera il 13 ottobre 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato?    Ritratti della dinastia dei Severi con Antonino Caracalla che volge lo sguardo corrucciato verso il visitatore. Forse sta pensando alla seduta del nostro Senato del 23 dicembre 2017, nel corso della quale si doveva votare lo ius soli, disertata da M5S, da tutta la destra e anche da una parte del centrosinistra. Possiamo rispecchiarci nella politica...

A cent'anni dalla sua morte / Un ritratto di Rosa Luxemburg

“Esiste per la rivoluzione una regola assoluta: non fermarsi una volta compiuto il primo passo, non cadere nell’inazione, nella passività. La migliore parata è assestare all’avversario un colpo energico. Questa regola che si applica a ogni battaglia, vale soprattutto per i primi passi della rivoluzione”. Forse, fu questa convinzione, più volte espressa, che portò Rosa Luxemburg a restare al fianco dei compagni spartachisti nelle drammatiche giornate dell’insurrezione armata a Berlino, nei primi giorni di gennaio del 1919, anche se, in dissenso con Karl Liebknecht, non aveva considerato né pronto il Partito comunista tedesco (PKD), nato a dicembre, né propizie le condizioni sociali e politiche generali per una rivoluzione, nella quale pure credeva fermamente dopo le manifestazioni di novembre, uscita dal carcere di Breslavia. Tanto che aveva preferito i Consigli dei soldati e dei lavoratori, sorti in vari punti della Germania, all’Assemblea nazionale costituente indetta dal governo provvisorio, che, caduto il secondo Reich, in accordo con l’esercito, i suoi vecchi amici e compagni socialdemocratici avevano accettato di costituire, impegnandosi a contrastare ogni velleità...

15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la bizzarra irrequietezza. “Perché devi saper fare qualcosa?” L’ambizione trattiene il suo dire, la vanità lo attorciglia. Etty Hillesum non porta soluzioni, le pagine del diario mostrano invece il continuo guardare alla propria posizione: dove sono?, sembra chiedersi in ogni parola che scrive. C’è un passo, in Vite che non sono la mia, in cui Carrère scrive: “la malattia, il terrificante approssimarsi...