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Storia

(1,427 risultati)

Mangiare da cristiani

Nel 1929 gli storici March Bloch e Lucien Febvre fondarono una rivista, Les Annales d'Histoire Economique et Sociale, che cambiò radicalmente lo studio della storia e ne ampliò gli orizzonti rivoluzionandone la metodologia. Essa diede il via a una nuova storiografia, nota come scuola delle Annales, che ha avuto, e ha tuttora, il proprio laboratorio nell'École des Hautes Études in Science Sociales di Parigi. La storia, che fino allora era intesa come una ricostruzione degli eventi del passato, soprattutto politici e militari (histoire evenementielle), fu concepita piuttosto come proposta di problemi e interpretazione del passato (histoire conceptuel), e le sue fonti si estesero fino a comprendere anche tutte le componenti della vita materiale della gente comune. Nacquero così discipline nuove e fertili, come la storia economica e sociale, l'antropologia, la storia delle mentalità, la storia culturale, la demografia, e così via. Dagli studi di Fernand Braudel sull'economia del Mediterraneo nell'età moderna, di Emmanuel Le Roy Ladurie sul clima e la società contadina, di Alberto Tenenti sul senso della...

Immagini che avanzano

The Event, il documentario di Sergei Loznitsa recentemente presentato Fuori Concorso alla Mostra del cinema di Venezia – e passato quasi inosservato – è un vero e proprio film sulla storia. Ma non un film storico nel senso comunemente intenso. Non un’opera con la pretesa di raccontare dei fatti e nemmeno qualcosa che voglia illustrare, ricostruire e mettere ordine a degli eventi. Bensì un film che riflette sul concetto stesso di storia e soprattutto su quello di narrazione. Che si pone la possibilità del racconto come un problema, un vero interrogativo ontologico sul quale innestare non solo la propria riflessione ma anche il proprio tentativo, la propria ipotesi, di messa in scena. Per questi motivi, fra gli altri, il film di Loznitsa ne ricorda un altro, del passato recente che, sia per le modalità d’approccio alla storia, sia per il periodo storico preso in considerazione, sia – soprattutto – per il modo di trattare le immagini, sembra costituirne una sorta di modello esemplare. Si tratta di Material del tedesco Thomas Heise presentato nel 2009 al Forum della Berlinale.   Material, di Thomas Heise...

Le brioche dopo la battaglia

English Version     Quando al mattino, nel bar sotto casa, intingo la brioche ancora tiepida nel cappuccino, che si è immediatamente freddato, non posso fare a meno di pensare alla mia amata Polonia e all’assedio di Vienna del 1683. Data storica di straordinaria importanza: l’avanzata degli ottomani verso la conquista di tutta l’Europa fu fermata definitivamente e da lì iniziò il declino del loro impero. L’assedio alla capitale dell’Impero asburgico era iniziato il 14 luglio con un esercito immenso, guidato dal feroce gran visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha. Ma, nei due mesi successivi, gli assedianti non riuscirono a espugnare Vienna nemmeno con le cannonate e vennero a poco a poco sfiniti da varie epidemie (soprattutto dissenteria). Gli ottomani tentarono persino di entrare in città scavando ardite gallerie sotterranee, in modo da prendere di sorpresa gli assediati durante la notte. Ma, dice la leggenda, furono scoperti dai fornai viennesi che stavano cuocendo il pane per il mattino seguente. Per celebrare lo scampato pericolo, si narra che un pasticciere di nome Vendler inventò il “cornetto...

Brioche after the battle

Versione italiana     Each morning in my local bar, when I dip the still warm brioche into my tepid cappuccino, which immediately goes cold I cannot help but think of my beloved Poland and the siege of Vienna from 1683. This is a date of extraordinary importance: the Ottomans’ advance towards conquering all of Europe was definitively stopped there, and thus began the decline of their empire. The siege of the Habsburg Empire’s capital city began on 14 July with an enormous army, led by the fierce Grand Vizier Merzifonlu Kara Mustafa Pasha. However, in the following two months, the assailants were unable to conquer Vienna, not even with their immense cannonade, and little by little they were worn out by various epidemics (mainly dysentery). The Ottomans even tried to enter the city by digging audacious underground passages, so as to surprise the Viennese soldiers by night. According to legend, however, the assailants were discovered by the local bakers who were cooking the next morning’s bread. To celebrate this narrow escape, it is said that a pastry chef by the name of Vendler invented the croissant and, as inspiration for the pastry’s shape,...

Gëzim Hajdari. Il cantore del XXI secolo

«Tragedia e grandezza sono elementi indissolubili del Kanûn. È una delle costituzioni più imponenti che vi siano al mondo, con conseguenze tragiche. Il Kanûn non è soltanto una costituzione, ma anche un mito che ha assunto la forma di una costituzione.» G. Hajdari   Gëzim Hajdari   L’Albania di oggi richiama alla mente una nazione in faticosa ripresa, dopo gli anni oscuri del comunismo e quelli dell’emigrazione clandestina verso le coste pugliesi, un paese di traffici più o meno leciti e di mete turistiche a basso costo. Ben poco si sa della sua storia e della sua cultura tradizionale, fondata sull’ospitalità, l’onore, la vendetta di sangue e la besa, la parola data. Sono i principi del Kanûn, corpus legislativo tanto arcaico quanto tragicamente attuale, cuore pulsante della cultura albanese. È questo lo sfondo di Vergine giurata (2015) film di Laura Bispuri, presentato al 65° Festival di Berlino e liberamente ispirato all'omonimo romanzo in lingua italiana dell'albanese Elvira Dones (Feltrinelli 2007), ma anche di molti altri documentari, volumi,...

I sogni di Palmi

Sogni. Questa volta notturni, non ad occhi aperti. Fioriture di notti irrequiete e di sonni trovati a fatica. Piccole rivincite sulla realtà; esigui spazi di libertà, che si schiudono alla fine di una giornata, quando hai ancora addosso le cose vissute, i sentimenti, le emozioni. Il sogno può essere un modo per scrollarli via, quando ci si riesce, come, da una tovaglia, le briciole del pasto appena consumato. O ti restano addosso? Magari per giorni, o anche per anni, sbucando all’improvviso in una qualsiasi altra notte, e non sai bene perché. Non arrivi a dar loro un senso. Non connetti i pezzi, niente da fare: non s’incastrano, come può capitare in un puzzle sgangherato che non si riesce a chiudere.   Ma perché i sogni dovrebbero avere un senso? Non tutto ciò che viviamo, o vediamo, ha un’immediata decifrabilità. Il mondo non è un libro aperto davanti a noi. Il libro del mondo è solo un’immagine segnata dal tempo, e ormai fuorviante. Presuppone che il mondo si travasi per intero nel linguaggio. Ma è così? Possiamo anche dire che il mondo è un libro, ma ne sono...

Il dispositivo cellulare

In principio era la Legge di Moore.   In realtà non si tratta di una legge della fisica, quanto di una fortunata congettura che vale ancora oggi, 50 anni dopo. Gordon Moore la enunciò in un articolo molto tecnico[1] dove ipotizzava un raddoppio del numero di componenti fabbricati su un singolo chip ogni 18-24 mesi. Nella sua formulazione più generica e vaga attualmente in voga, assume che una qualche grandezza tecnica misurabile: la potenza di calcolo, la complessità del processore, la quantità di memoria che si può immagazzinare in un chip, raddoppi ogni due anni.   Per alcuni si tratta di una profezia che si auto-adempie: una volta definita come obiettivo tecnologico, sono stati messi in campo tutti quei parafernalia tecnologici che hanno reso possibile la sua continua riconferma. Altri, quelli che ritengono che la mancanza di un contrappeso di costi crescenti sia quasi una faccenda contro natura, continuano ad aspettare il giorno in cui questa crescita esponenziale dovrà, inevitabilmente, fermarsi. In effetti il nostro cervello primordiale fa fatica a comprendere concetti come “crescita esponenziale”. Ad...

La luce di Giotto

La mostra Giotto, l’Italia, a cura di Serena Romano e Pietro Petraroia, allestita a Palazzo Reale a Milano (fino al 10 gennaio 2016), è semplicemente bellissima. Costituisce l’occasione unica per vedere assieme quattordici opere di Giotto (anche se lo stupendo Polittico di Santa Reparata, come sostenne Giovanni Previtali, andrebbe attribuito a “un parente di Giotto”). Perfetto è l’allestimento di Mario Bellini che colloca i dipinti su semplici altari di ferro ossidato scuro e li illumina, finalmente, nel modo più consono ad apprezzarne appieno i colori che si stagliano sull’oro. Le sale sono buie: solo i cinque maestosi polittici e gli altri dipinti brillano come se fossero immersi in isole di luce.  Così esposti i lavori di Giotto emozionano e quasi stordiscono e, allo stesso tempo, restituiscono un piacere raro e profondo nel vedere: il Figlio che agguanta il mento severo della Madre quasi per attirare la sua attenzione (Polittico di Santa Reparata), oppure le afferra contemporaneamente mento e indice sinistro (si sono salvate solo le piccole braccia che toccano una donna paffuta e perplessa nella Madonna con bambino di Borgo San Lorenzo), o le agguanta l’orlo del...

Ti scrivo. La poesia è dei santi e delle bestie

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Dopo la pubblicazione d’interviste disperse, oggi iniziamo la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzeranno a PPP, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

La medicina Camus

In un saggio pubblicato quarant'anni fa sulla rivista "Plural" (e ora disponibile nel volumetto Tra Sartre e Camus, Scheiwiller 2010), Mario Vargas Llosa invitava a rileggere Camus e comprenderlo alla luce della sua "triplice condizione di provinciale, uomo di frontiera e membro di una minoranza". Aggiungo un quarto elemento: il suo appartenere al mondo mediterraneo — il suo difenderne un'idea non banale. L'anno che comincia a chiudersi, che intravede il suo autunno, ha di nuovo visto questo mare al centro delle cronache — il referendum greco e le dimissioni di Tsipras, più di duemila migranti morti in acqua fra i molti che hanno affrontato il viaggio verso l'Europa. E potremmo aggiungere la situazione a Gaza (che Mohammed Omer sul New York Times ha definito di recente un Gulag sul Mediterraneo), il caos libico, i braccianti morti nei campi in Puglia, gli scontri in Libano, la Turchia autoritaria di Erdogan...   Ma per quanto riguarda l'immaginario? Che ruolo ha, se lo ha ancora, il concetto di Mediterraneo quando il suo nord si impegna solo a difendere i confini, fino ad ergere dei muri o sparare lacrimogeni contro...

Margherita di Brabante. Elevatio animae

Tutto era cominciato a Pisa. Di ritorno da Roma, dove era stato incoronato imperatore, Arrigo VII di Lussemburgo stava facendo il proprio ingresso trionfale nel duomo di quella città, quando l’occhio gli era caduto sul ritratto celebrativo che uno scultore gli stava eseguendo proprio sopra la porta di S. Ranieri. Ne rimase estasiato. Mai aveva veduta scolpita nella pietra un simile vividezza d’espressione e un così vivace dinamismo nei panneggi. Quella sua statua gli pareva viva, sebbene vi fosse stato ritratto in ginocchio. Perciò, senza por tempo in mezzo diede ordine che l’autore fosse condotto immediatamente al suo cospetto. Voleva commissionargli il monumento funerario a Margherita di Brabante, sua stimata consorte e “carissima al suo cuore”, morta a Genova di peste due anni prima, fra 13 e 14 dicembre 1311, all’età di trentasei anni.   E l’artista accettò. A indurlo non fu soltanto il prestigio dell’incarico – si trattava della prima tomba su commessa imperiale in territorio italiano – ma anche, e soprattutto, la sfida personale che vi intuiva insita. Difatti, sebbene egli...

Il libraio di Tripoli

  Nel cuore dell’antico suq di Tripoli, 70 kilometri a nord di Beirut e pochi kilometri dal confine siriano, la luce filtra illuminando dettagli minimi di merce esposta: cibo, carne, vestiti, gioielli. È una giornata molto calda sul finire di agosto. Le voci della città risuonano nei vicoli stretti, una melodia scomposta di richiami di madri e giochi di bambini, di acquisti e venditori. Cerchiamo di ripararci sotto le arcate di pietra scura ma veniamo inondati, passo dopo passo, da una luce abbagliante che porta i confini delle immagini a vacillare, quasi a scomparire. È una libreria, il luogo nel quale siamo diretti.     ph. Lorenzo Tugnoli   La libreria Al Sa’eh, o del pellegrino, la seconda più grande del Libano. Siamo attesi qui da padre Ibrahim Sarrouj, il prete greco-ortodosso che l’ha fondata nel 1972. Il 3 gennaio 2014 – mentre Tripoli era scossa da un inverno di scontri violentissimi collegati al degenerare del conflitto siriano – la libreria, che conservava più di 70mila volumi tra i quali diversi manoscritti antichi, venne data alle fiamme. Decine di migliaia di libri andarono distrutti per sempre.   ph. Lorenzo Tugnoli   L’episodio...

Schermo

Il primo schermo è comparso nell’Ottocento ed era quello gigante dello spettacolo cinematografico. Poi è arrivato quello piccolo dell’apparecchio televisivo. E oggi viviamo circondati da schermi di tutte le misure, perché negli ultimi decenni gli apparecchi elettronici si sono moltiplicati, in quanto sono diventati sempre più piccoli, leggeri e facilmente utilizzabili in ogni momento della vita quotidiana.     Davanti agli schermi digitali, la mente umana tende a leggere i testi in maniera radicalmente differente rispetto a quello che faceva in precedenza. Se per molti secoli, infatti, gli esseri umani hanno letto grazie alla luce riflessa, che cadeva sulla pagina e da lì rimbalzava verso l’occhio, oggi la luce viene di solito proiettata dagli schermi direttamente verso chi guarda. E, data l’enorme quantità di tempo che le persone passano davanti agli schermi, negli occhi viene irradiata luce per buona parte della giornata, determinando prima di tutto delle conseguenze sul piano fisico. La luce degli schermi, infatti, tende a ridurre la frequenza dei battiti delle ciglia e a seccare i bulbi oculari....

Salvare se stessi

Tra il 9 e il 13 settembre del 1943 circa mille profughi ebrei provenienti da tutta Europa, che erano stati concentrati dalle autorità di occupazione italiana nella residence forcée di Saint-Martin-Vésubie, attraversarono il Colle delle Finestre e il Colle Ciriegia per sfuggire allo sterminio nazifascista. Profughi da tutta Europa, tra cui bambini di pochi mesi e persone anziane, scesero in Valle Gesso alla ricerca di un rifugio in Italia. La marcia “Attraverso la Memoria”, oggi alla XVII edizione, ricorda la loro epopea.   English Version Version française       Vite in trappola   Una famiglia seduta a tavola consuma un pasto frugale. Si respira preoccupazione, paura, tensione. La madre esplicita per l'ennesima volta un pensiero che oramai è un'ossessione, o è la prima occasione in cui se ne parla. I figli non capiscono, intuiscono, sanno. Andiamocene da qui, scappiamo. Mamma e papà litigano, piangono e si abbracciano, si rassicurano.   Andrà tutto bene.   Dobbiamo provare a immaginare questa scena, sapendo che è avvenuta milioni di volte nelle sue...

Saving oneselves

Between the 9th and the 13th of September 1943 nearly one thousand Jewish refugees coming from all over Europe, who had been kept by the authorities of Italian occupation within the residence forcée of Saint-Martin-Vésubie, crossed the Colle delle Finestre and the Colle Ciriegia in escaping from the Nazi genocide. Refugees from all over Europe, amongst whom a few months’ old babies and elderly people, walked down to Valle Gesso seeking for a refuge in Italy. The march “In through the memory”, now at its XVII edition, remembers their journey.   Version française Versione italiana       Lives in a trap   A family sitting at table eats a frugal meal. Worry, fear and tension are perceived. The mother makes for the endless time a thought explicit, a thought that is now an obsession or this is the first time it is discussed. The children do not understand, they guess, they know. Let’s go away from here, let’s escape. Mummy and daddy do quarrel, cry and embrace, reassure themselves.   Everything will be fine.   We have to try and imagine this scene, being aware that it has been happening...

Se sauver soi-même

Entre le 9 et le 13 septembre 1943 un millier de réfugiés juifs venus de toute l'Europe, qui avaient été assignés à résidence forcée à Saint Martin Vésubie par les autorités italiennes d’occupation, traversèrent les cols de Fenestre et de Cerise afin d'échapper au génocide programmé par les nazis. Des réfugiés provenant de toute l’Europe, parmi lesquels se trouvaient des enfants en bas âge et des vieillards, descendirent dans la vallée du Gesso pour trouver refuge en Italie. La marche “A travers la Mémoire”, parvenue à sa XVII ème édition, nous rappelle leur épopée.   Versione italiana English Version         Des vies prises au piège   Une famille est réunie autour de la table et consomme un léger repas. On ressent une inquiétude, de la peur, une tension. La mère décrit pour une énième fois sa pensée devenue obsédante, ou bien dont on parle pour la première fois...

Expo e dintorni: Lontano da Expo

Venti giorni lontano da Expo e da Milano. Una fortuna non per tutti quella di lasciare il capoluogo lombardo per qualche breve periodo, perché poi ci manca, si capisce. Fortuna anche che ci è dato di tornare.   Una delle ragazze del bar dove prendo il primo caffè nel quartiere dove abito ha avuto tre giorni di ferie, è andata a Venezia, ma il primo giorno di vacanza l’ha trascorso a Milano, non le ho chiesto cosa ha fatto, se è stata con la sua famiglia cinese o altro.   Ulivi, ph Antonino Costa   Il mio periodo di riposo si è svolto in campagna, una campagna vicino al mare, nella grande isola di Sardegna. È la seconda per dimensioni nel nostro bel mar Mediterraneo che in questo momento pullula di cadaveri. Pare che le sarde ne siano ghiotte. Anni fa lessi un libro straordinario. Ne riporto, per comodità, un pezzo che fa al caso mio. È tratto dalla recensione sull’opera di Stefano D’Arrigo, scritta da Andrea Cedola, La parola sdillabbrata. Modulazioni su Horcynus Orca: Dopo l’otto settembre e la liberazione di Napoli, ‘Ndrja Cambrìa, «marinaio,...

Una scultura che non è una. Anish Kapoor e il sesso

Punto cieco   A pochi mesi dall’affaire Paul McCarthy, con il suo anal plug eretto al centro dell’elegante Place Vendôme (vedi Jeff Koons è un aspirapolvere), Anish Kapoor – estraneo allo spirito di provocazione che segna la carriera di McCarthy – espone a Versailles. Dirty Corner è una scultura d’acciaio, un tunnel rosso ruggine lungo 60 metri, protetto da enormi blocchi di pietra di 25 tonnellate. Già presentata alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2011, è ora installata nei giardini regali. In un’intervista rilasciata prima dell’apertura al Journal du dimanche, Kapoor ha dichiarato trattarsi della “vagina della Regina che prende il potere” e che mira a “bouleverser l’équilibre” e “inviter le chaos”, insomma la vendetta di Marie-Antoinette.     Paul McCarthy, Tree, Place Vendôme, 2014,   Il caos ha risposto all’invito: come l’aquilone di McCarthy, sgonfiato e reciso, privato del suo potere fallico, il 17 giugno la scultura di Kapoor era macchiata da schizzi di pittura gialla. Il vandalo inseminatore è rimasto anonimo. Mentre la stampa s’interrogava sulla vague pudibonda della società francese, su “Le Figaro” (era da tempo che questo quotidiano non...

Ricordo di Manlio Cancogni

Era bello scendere in Versilia sapendo che Manlio Cancogni c’era ancora. Certo, aveva 99 anni, tutti i suoi amici più cari erano morti (l’ultimo, Cesare Garboli); l’appartamento di Fiumetto, dove era costretto da tempo, era una specie di punizione dopo anni di girovagare per il mondo (la guerra in Albania e Grecia, gli anni di Parigi corrispondente de «L’Espresso», quelli americani dove insegnò in un college del New England). Ma, quando si andava a trovarlo, oppure si leggevano le interviste che, con cadenza periodica, rilasciava ai quotidiani, si coglieva l’intelligenza viva, la sfida alla noia, l’occhio sempre vigile al presente.   Cancogni appartiene a quell’epoca della narrativa borghese italiana (dagli anni ’50 ai ’70) di grande qualità. Il più intrinseco era Carlo Cassola; la loro amicizia giovanile è rievocata in Azorin e Mirò, il capolavoro di Cancogni, dove è teorizzata la poetica del “subliminare”, un’autodefinizione critica per significare le epifanie, i momenti di poesia del quotidiano che rimandano ai Dublinesi di Joyce. Pi...

Prati. Roma. Ovunque crediamo nell’imperturbabilità del passato

Sono venuto nel quartiere Prati, fra le strade monotone e fastose della Roma umbertina, perché dovevo comprare una guida turistica. È agosto inoltrato, nei giorni passati ho battuto in lungo e in largo le librerie di Roma, e a quanto pare le ultime copie della Lonely Planet Provenza e Costa Azzurra si trovano sugli scaffali della Feltrinelli di viale Giulio Cesare. Mia moglie e mio figlio sono al mare, io sono rimasto in città a lavorare. Quando loro torneranno, faremo insieme il viaggio in Provenza. Ma questo succederà solo alla fine del mese.     Parcheggio in via Famagosta davanti a un bistrot. C’è una ragazza seduta a un tavolo all’aperto che fa colazione con un cornetto e un bicchiere di latte. La strada è spopolata. In giro ci sono solo bengalesi seduti sulle soglie di sconsolanti minimarket che aspettano qualche cliente; si contendono il deserto. All’incrocio con via Otranto vedo l’insegna di un solarium: Sheherazade. C’è un discreto via vai all’ingresso. Mi chiedo a che serva andare in un solarium il 14 agosto a Roma, con una temperatura incagliata da oltre un mese sui...

Se il danno della famiglia si fa paese

Valeria Parrella esordisce nel 2003 con una raccolta di racconti intitolata Mosca più balena (Minimum Fax 2003) che attirò immediatamente l’attenzione sull’originalità di un talento che sembrava dare il meglio di sé nell’ambito breve e risolutivo della short story. Poco tempo dopo, nel 2005, esce un’altra raccolta di racconti, Per grazia ricevuta (Minimum Fax 2005). Quest’anno Einaudi pubblica la terza raccolta, Troppa importanza all’amore (2015), che riporta sul rivolto di copertina una dichiarazione dell'autrice che non lascia dubbi almeno riguardo alle sue preferenze in fatto di forme stilistiche: “Quando scrivo racconti sono sempre felice: mi sento in un territorio mio. Credo siano la misura giusta per i nostri giorni, il tempo tronco, caduco, veloce, rubato: leggere, e poi continuare la giornata”.   In dodici anni Parrella, oltre che scrivere per il teatro e l’opera, pubblica anche quattro romanzi. L’esordio come romanziera ha luogo nel 2008 con Lo spazio bianco (Einaudi). Il titolo si riferisce a quello spazio tra due blocchi di testo che prelude a un campo di silenzio il...

Tito Livio

Poeta della storia, questa è la definizione che fu data di lui, in un passato non troppo lontano. Lui è Tito Livio. Quasi che questo austero cavaliere padovano, che ha scritto sotto Augusto, avesse scoperto, prima del giovane Croce (La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte) e prima anche di Hayden White, la funzione estetica dello scriver storia, o storie. Come se quest’uomo, dedito unicamente alla compilazione dei suoi  cento e quarantadue libri Ab Urbe condita (dalla fondazione di Roma), si fosse potuto permettere il lusso di contraddire Aristotele, che pretendeva vi fosse un’insanabile contraddizione tra lo storico “che narra ciò che è avvenuto” e il poeta che parla di “ciò che potrebbe avvenire”.   A me, nel mio piccolo, Livio, nei suoi trentacinque libri superstiti, è sempre parso, più che altro, un indefesso creatore di figure da sussidiario. Sì, proprio quel libro delle scuole elementari in cui si trovava un po’ di tutto, anche, un tempo, i grandi eroi della Storia Romana. Muzio Scevola che, fallito l’attentato a Porsenna, stende la mano...

Calvino, Levi e i buchi neri

Nell’aprile del 1975 la rivista «Le Scienze», edizione italiana di «Scientific American», pubblica la traduzione di un articolo sui buchi neri. Il titolo in originale è The Search for Black Holes e l’autore lo scienziato Kip S. Thorne. La rivista è molto seguita in quel periodo in Italia e tra i suoi lettori affezionati ci sono anche due scrittori assai noti: Italo Calvino e Primo Levi. L’autore di Le cosmicomiche ne parla nel mese di settembre sul «Corriere della Sera» nella sua rubrica «Osservatorio del signor Palomar», titolo: I buchi neri. Calvino nota che da alcune settimane tutti gli amici con cui il suo alter ego, il signor Palomar, parla, finiscono sempre per affrontare l’argomento dei buchi neri. Il pezzo è un efficace riassunto degli argomenti sviluppati da Thorne, che si alternano a riflessioni di tipo filosofico e antropologico sul posto dell’uomo nell’universo.   Il tema appassiona Calvino da decenni, almeno dagli anni Quaranta, e ha trovato spazio nella sua opera narrativa, in particolare in Le cosmicomiche. Il cambio di paradigma in corso, osserva lo...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...