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Storia

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David Forgacs. Margini d'Italia

Coloro che (come l'autore di questa recensione) avvicinassero il testo di David Forgacs, Margini d'Italia (Laterza 2015), in cerca di "una storia alternativa, parallela ma secondaria a quella considerata ufficiale, che 'riscattasse' le persone dai margini o li 'salvasse'" resterebbe deluso. "Farlo," dice l'autore nella sua premessa, "in questo caso, avrebbe significato semplicemente riprodurre la logica della marginalità, rimettere in atto quei gesti di comprensione o solidarietà, dare sostanza alla fantasia che qualcuno possa essere simbolicamente tolto dai margini e dare credito all'idea che le persone osservate nei cinque casi che ho studiato fossero o siano davvero, in qualche modo, 'fuori' dalla società, o comunque veramente subalterni, secondari, meno importanti di quelli che si trovano al centro. Il mio obiettivo non è quello di raccontare la loro storia ma di illustrare come altri li hanno descritti e di dimostrare che la formazione dell'Italia moderna si è realizzata anche attraverso la creazione discorsiva di gruppi marginali e socialmente esclusi".  ...

Ciao (tutto a posto?)

Ciao... il saluto abituale degli italiani sembra ormai aver trovato soggiorno oltre i confini nazionali, almeno da quando in diversi altri paesi è diventato espressione comune. Niente di strano... in un mondo globalizzato, è una patente di internazionalità divisa ad esempio con bye o con hola. Se non fosse che a differenza dell'inglese o dello spagnolo l'italiano gode di una diffusione molto più limitata e quindi la "patente" raggiunta dal ciao potrebbe avere altre basi e altre origini da quella di una massa critica di parlanti. Potrebbe essere piuttosto un elemento di modernità quello che il ciao contraddistingue, fosse solo per la natura di saluto leggero ed informale, suono che dà conforto amicale e in un cui un largo campione di umanità si riconosce.       Bellissimo suono peraltro il ciao... eppure pochi conoscono le origini di una parola così comune. Ciao deriverebbe dal dialetto veneto S-ciao contrazione dell'espressione "schiavo vostro". Vale a dire, in origine, un saluto come forma di ossequio. Ebbene, solo nel Novecento in Lombardia e poi con una veloce...

Dopo l'Impero latino

D'accordo, l'iniziativa di Sarkozy varata nel 2008 sotto il nome di Unione per il Mediterraneo si è risolta – è il caso di dirlo – in un buco nell'acqua, e forse qualcuno non se ne dispiacerà. Difficile in effetti evitare il sospetto che il presidente francese coltivasse ambizioni di leadership sull'area; troppo pretendere che la sensibilità post-coloniale (forse l'unico vero fattore ideologico in comune tra i paesi interessati) accettasse senza diffidenza questa prospettiva. Eccessiva era forse anche l'ambizione del progetto, che mirava a coinvolgere tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Albania, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’Egitto, la Giordania, Israele, la Libia (come osservatore), il Libano, il Marocco, la Mauritania, Monaco, il Montenegro, l’Autorità Nazionale Palestinese, la Siria, la Tunisia, la Turchia: paesi legati tra di loro da interessi regionali di diversa natura, oppure da nessun interesse. Inutile aggiungere che dal 2008 a oggi il paesaggio geo-politico del Mediterraneo è radicalmente mutato. In particolare, con l'avanzata dell...

Primo Levi come prisma

Anche per la mia insegnante di scienze naturali la chimica era un testo di chimica, e basta. Era le pagine di un libro. Non aveva mai toccato in vita sua un cristallo o una soluzione. Era un sapere trasmesso da insegnante a insegnante, senza mai un collaudo pratico. C’erano le esperienze in aula, ma erano sempre le stesse. Mancava assolutamente tutto quello che è inventivo in queste cose […]. [Mio padre] il cannocchiale non me l’aveva comprato, ma un microscopio da 250 ingrandimenti sì, con il quale organizzavo spettacoli «classici», una soluzione di allume per vedere i cristalli... Avevo una macchinetta da proiezione del Pathé Baby, a passo ridottissimo: invitavo i miei amici, e mettevo il vetrino al posto della pellicola, si vedevano crescere i cristalli.   Primo Levi racconta così, dialogando con Tullio Regge, le sue prime esperienze scientifiche. In opposizione a un ambiente scolastico chiuso alla prassi e all’invenzione, un microscopio regalatogli dal padre, una macchinetta da proiezione del Pathé Baby adoperata, per dire così, in maniera creativa, amici cui mostrare vetrini sui quali...

Censura e democrazia

Torno in Italia e orecchio discorsi che mi piaccion poco. Ne trovo traccia sulla stampa, sui blog, sui magazine internazionali. Anche al bar, devo dire. Racconto che a Hong Kong c’è maretta, perché l’elezione a suffragio universale del Governatore, promessa per il 2017, rischia di ridursi – così comanderebbe il Partito da Pechino – a una farsa: gli Hongkonghesi sceglieranno il proprio Governatore tra due o tre nomi indicati da notabili fedeli alla Repubblica Popolare Cinese. Non è una farsa: è un imbroglio, un plateale tradimento degli accordi che regolano la graduale presa di sovranità sulla ex colonia britannica da parte della Cina.   A Milano, il furbetto della birra accanto non si esime dal commentare: e perché, da noi? No caro, da noi la democrazia c’è. Il popolo sovrano la esercita entro i limiti e nelle forme stabilite dalla Costituzione. E non a caso spuntano, piacciano o meno – a me meno – Grillini, Salvini, e Renziani a piè sospinto. A Hong Kong nulla di nuovo avrebbe possibilità di spuntare, se il diktat di Pechino passasse. Sì, mi dice birretta...

L'eco di uno sparo allo specchio. Due lettori, un libro

Nulla sapevo di lui. Sono stato abituato a imparare – o, meglio, imparare a dimenticare – quell'uomo nel silenzio familiare, tramite rare foto, discorsi assenti. So come la sua non presenza abbia avuto un riflesso profondo nella mia educazione, quindi nella mia vita. Due cose sole possedevo: il nome, Ulisse, che io porto come secondo, e che sempre ho dovuto considerare come un intruso, una parte sconosciuta di me; e una giacca, un tessuto ruvido di lana, il nero orbace della sua divisa autarchica. Niente di più, prima di questo libro.   Per bilanciare questo niente ho lasciato passo all'attrazione magnetica per quei colpi di pistola del febbraio 1944 e seguito la loro eco lungo un paio di secoli. Ho dovuto capire dove sono nati, quei colpi, chi li ha generati, dove sono andati a rimbalzare, che cosa hanno smosso, smurato, prodotto. Ho dovuto scovare tracce seminate e sepolte, frugare da dilettante negli archivi che tutto conservano e tutto confondono, respirare polvere antica, macchiarmi di inchiostri, decifrare scritture impossibili, toccare carta infastidita dalla luce con il timore di vederla rompere. E poiché scrivere è un lento...

José Revueltas. Le scimmie

Nel 1791, Jeremy Bentham immagina e progetta il panopticon, versatile struttura disciplinare di correzione a visibilità totale in cui alloggiare i reprobi, i corrigendi o gli agitati lungo il perimetro di un cerchio fatto di celle soggette al vigile sguardo di un gabbiotto posto invece al centro del cerchio stesso, là dove un’occulta e forse illusoria sentinella, per mandato del potere anonimo e onnipresente che la dirige, agisce una continua opera di controllo tramite uno sguardo evanescente che vede ma non è visto. Come noto, il panopticon venne poi discusso nelle sue ragioni, in tempi più recenti, da Michel Foucault. Questi, in Sorvegliare e punire (trad. it. di Alcesti Tarchetti, Einaudi 1993), ne parla come un luogo ideale in cui si condensano i mutamenti nelle teorie dell’amministrazione punitiva dell’Europa sette-ottocentesca: "Tante gabbie, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni attore è solo, perfettamente individualizzato e costantemente visibile. Il dispositivo panoptico predispone unità spaziali che permettono di vedere senza interruzione e di riconoscere immediatamente. Insomma, il [vecchio] principio...

Papa Francesco e il pesce Nemo

Con questo articolo di Michela Dall'Aglio proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti e proseguita con gli interventi di Alessandro Zaccuri e Gianfranco Marrone sulla recente enciclica papale Laudato si'.     Associare Papa Francesco a Nemo, il pesciolino protagonista dell'omonimo film della Walt Disney, può sembrare irriverente, ma non lo è. Il messaggio del Papa, esplicito e franco, mi ha fatto pensare al pesciolino Nemo e, in particolare, a una scena del film che può riassumere il succo del messaggio dell'enciclica Laudato Si'. Sulla cura della casa comune. La scena è quella in cui il pesciolino Nemo, finalmente fuggito dalla vasca da pesce rosso del dentista di Sidney in cui era finito, si ritrova in mare alla ricerca della via di casa. A questo punto, viene pescato in una grandissima rete insieme a centinaia di altri pesci di ogni tipo che, terrorizzati, nuotano in tutte le direzioni mentre i pescatori li stanno inesorabilmente sollevando, con un argano, sulla barca. Allora, Nemo lancia un grido-avvertimento-esortazione a tutti i suoi compagni di sventura: nuotiamo tutti nella...

Giani Stuparich. Memoria bellica

“3 giugno. Stazione del Campo di Marte. Albeggia. Le colline in vasto cerchio verde e azzurro stanno dentro un cielo purissimo. Dai vagoni tanfosi saltan giù soldati sbattuti e sudici”. Giani Stuparich (1891-1961), triestino, suddito disertore dell’Impero Austro-Ungarico, volontario nell’esercito italiano, andando al fronte, passa da Firenze, città in cui ha studiato e fatto le prime prove di scrittore, insieme al fratello Carlo e all’amico Scipio Slataper. Dei tre sarà l’unico a tornare e quello a cui toccherà il compito complesso della memoria di un sodalizio di affetti, politica e letteratura. Alla permanenza al fronte nei momenti tremendi del conflitto, egli ha dedicato il notevole Guerra del ’15 (1940, ripubblicato opportunamente in questi giorni da Quodlibet), ma sulle stesse vicende tornava anche il suo primo libro di narrativa, Colloqui con mio fratello, uscito nel 1924, per cui Svevo scrisse che “pareva un tempio”.   Giani Stuparich si era laureato a Firenze con una tesi su Machiavelli, prima di partire volontario, e  aveva esordito come autore in riva all’Arno, su “...

San Francisco

Nonostante le spiacevoli traversie dei viaggi andati a male sappiamo che non sarà questo a fermarci. Le esperienze di viaggio ci insegnano che la prossima volta potrebbe andare meglio, anche quando tutte le evidenze volgono al peggio. C’è, nel viaggio, la forza di una sorpresa, l’idea di novità, la deriva profonda dell’avventura, quella che il filosofo Jankélévitch pensava fosse la chiave dell’idea di inizio, di ri-partenza o di qualcosa che “stacca” il tempo normale e lo fa diventare una freccia. C’è, nel viaggio, la busta a sorpresa che una volta si comprava in edicola. Non importava quel che c’era dentro, giornaletti, soldatini, cianfrusaglie, ma era l’aprirla il momento magico. Il viaggio è un avvio. E soprattutto esso è una riproposizione del presente, riporta il presente dove dovrebbe stare.   Adesso che sto ballando in un posto improbabile, nell’unico quartiere off rimasto a San Francisco, Bayview, un ghetto nero in cui la gentrification tarderà ad arrivare, adesso lo sento il presente. In una dark room di un bar malandato all’angolo della...

Le icone di Hiroshima

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con l'articolo di Yosuke Taki apparso ieri e con questo di Giuseppe Previtali.     Gli avvenimenti dell’Agosto 1945 in Giappone hanno aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo. La caduta dei primi ordigni atomici sulle città di Hiroshima e Nagasaki è stata letta come uno dei più grandi traumi del Novecento, insieme allo sterminio degli ebrei d’Europa da parte del regime nazista. Ogni trauma storico ha in sé una potenza evocativa che non è apertamente esprimibile: vero e proprio momento topico della letteratura testimoniale è infatti il riconoscimento dell’incapacità di...

Teatro Povero: un paese contro l’oblio

Il futuro è la costruzione di una festa carica di attesa. Oggi Gigino compie vent’anni e tutto il paese si stringe in un abbraccio di pietre e vento, di radici e rami. È l’ultimo rimasto di quell'età, con lui sorge l'ultima possibilità di sopravvivere nel cambiamento. Gli adulti sono disillusi da ciò che non hanno saputo realizzare, i vecchi si fanno forti di primavere che ricordano solo loro. Ma Gigino cosa ha deciso? Resta nel borgo di combattimento o va a lottare per sé altrove?   Non lo sappiamo, forse non lo sa nemmeno lui, sappiamo però cosa ha scelto la gente di Monticchiello nel 1967, 200 anime nel comune di Pienza, provincia di Siena, e cosa ha continuato a scegliere fino a ora, fino a Il paese che manca, ideato, discusso e recitato dagli abitanti attori sotto la guida e per la regia di Andrea Cresti: il Teatro Povero, l’autodramma, la drammaturgia partecipata, il racconto di una comunità che si racconta. Pensieri, dubbi, opportunità messe a tavola giornalmente dalle scelte di ognuno diventano, sulle tavole del palcoscenico, pensieri, dubbi, opportunità di tutti....

Sognando l’atomo

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con le riflessioni di Yosuke Taki oggi e di Giuseppe Previtali domani.     A Nuclear Story   In questi giorni ho avuto modo di collaborare alla traduzione di un film su Fukushima (Fukushima: A Nuclear Story) di e con Pio D’Emilia, il noto giornalista italiano che vive in Giappone da più di trent’anni. È un film bellissimo che avrebbe dovuto fare un giapponese, ma soprattutto è stata un’occasione per rendermi conto di quanto un’intera generazione di giapponesi, dopo gli anni Cinquanta, sia stata allevata sotto un’ingannevole pioggia di messaggi subliminali, nemmeno tanto celati, per indurci a...

Berlino Ovest: una città da dimenticare?

Il giorno in cui, nel 1989, cadde il muro di Berlino, il signor Lehmann festeggiava in una birreria il suo trentesimo compleanno. Dopo essere andato un po’ in giro a dare uno sguardo più o meno partecipe alle zone dove erano stati aperti i primi varchi, decise che, mentre il mondo cambiava, la cosa migliore era cercarsi un altro posto dove farsi in pace un’ultima birra. Il divertente epilogo del romanzo di Sven Regener (2001, uscito in italiano nel 2003 per Feltrinelli con il titolo Il signor Lehmann, traduzione di M. Belardetti e E. Sinisi), dedicato alla fine di una giovinezza berlinese, contiene due evidenti allusioni a ciò che ha significato la caduta del muro per Berlino (Ovest): la conclusione di un’epoca di sbandamenti, ma anche di felice anarchia, e, contemporaneamente, l’incredulità e totale impreparazione della città e dei suoi abitanti di fronte a un simile evento. Quella notte, per esempio, pochi osarono avventurarsi, e non solo per paura della Volkspolizei, nell’Est della città che rimase deserto: a nessuno venne in mente di andare a vedere che si diceva dall’altra parte del muro. Quella notte il...

Definisci propaganda

Che cosa è propaganda, oggi e in democrazia? Gino Boccasile, cartellonista ma anche ufficiale delle SS, fu l'autore di un esemplare manifesto durante la Repubblica di Salò. Gli si chiedeva di mettere in buona luce i nazisti presso la popolazione civile. Nacque il nazi sorridente, con la mano tesa e un titolo che recitava "La Germania è veramente vostra amica". Nell'Italia di quei giorni, tra rastrellamenti e fucilazioni, si può immaginare anche un solo passante disposto a farsi convincere da quella sinistra apparizione?   Gino Boccasile, La Germania è veramente vostra amica   Semplicemente, non era vero. Tutta la realtà intorno a quel rettangolo di carta azzerava ogni intento propagandistico. Tanto che, come testimoniato da Dino Villani, poco dopo la prima pennellata di colla sui muri, i manifesti repubblichini erano già strappati e per terra. Puniti, possiamo dire, per aver così ostinatamente negato il vero, con quella fissità tipica dei regimi assoluti, i cui messaggi in sostanza ripetono sempre lo stesso significato: ora parla solo il potere, che racconta la sua stessa perfezione...

Dell'arte di cacciare con gli uccelli rapaci

Roma, aeroporto di Fiumicino, 15 maggio 2015   Abdul Abulafia salì sul taxi che lo avrebbe portato a Città del Vaticano. Tra poco l’antico manoscritto sarebbe stato tra le sue mani. Ottenere i permessi necessari per permettergli di sottoporlo ad un esame strumentale minuzioso non era stato facile, neppure per lo sceicco per il quale lavorava, ma alla fine la diplomazia aveva trionfato ed ora lui stava attraversando il cortile del Belvedere che dava accesso alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Sua meta il Salone Sistino, a lato del quale si apriva la saletta di consultazione che gli era stata riservata, dotata di tutta la strumentazione tecnica necessaria al compimento della sua missione, microscopi, alambicchi, computer et similia.   Ms. Pal. Lat. 1071, f.093v, dettaglio, (ph. BAV)   Castel del Monte, 23 aprile 1240   Stava sorgendo l’alba. Il miniaturista depose il calamo davanti a sé e si soffregò gli occhi stanchi. Aveva lavorato a quella pagina per tutta la notte al flebile chiarore di una lanterna, e ora, alla luce del giorno l’avrebbe ornata di miniature dai colori accesi. Ma prima aveva bisogno di...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response (part two)

Following the June issue, here is the second part of the special contribution by Savvy Contemporary that engages with the question Why Africa? They do it through “some of the sounds that could embody, encompass and reveal some form and meaning of Africa” –writes Savvy’s founder and director Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “For it is through sound that the ancestors are kept alive and through rhythm that their pulses keep the beat.” Enjoy the tunes and the summer!   lettera27 Italian Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro De Mbanga - No make erreur   Fela Kuti - O.D.O.O...

I buoni siamo noi

La lettura mi ha tirato fuori tutto quello che in questi mesi, in questi anni, avevo nascosto in fondo a me stesso. Ha acceso un riflettore da un'altra angolazione (non la mia) e ha messo in luce quel cono d'ombra che ho vissuto, ma mai guardato e affrontato, riletto, analizzato. Quelle cose con cui avrei dovuto fare i conti e che invece ho preferito nascondere, nel tentativo di dimenticarle. Sento la necessità di parlarne, con chi era con me in quel periodo, con gli amici di una vita e con i conoscenti, con tutte quelle persone che per oltre tre anni mi hanno visto assente, profondamente impegnato in quello che facevo, e senza altro tempo per altro e per altri. Troppo spesso in quel periodo mi sono sentito dire oppure ho sentito dire: "Daniele non c'è, deve salvare il mondo!". Non ho salvato nessuno. Io sono salvo, ma vinto, e ho bisogno di raccontare quello che è successo […]   [status Facebook di Daniele R., 17 maggio 2014, in seguito all'uscita de I buoni di Luca Rastello, 133 “mi piace”, 21 condivisioni]   Poi, un giorno, capita che parta un ultimo giro di telefonate, messaggi, whatsapp, e...

Giordano Bruno

In copertina, sullo sfondo di un cielo temporalesco, si staglia, tetra e angosciante, l’immagine della protagonista di Campo dei Fiori di Massimo Bucciantini, la statua di Giordano Bruno che sorge a Roma in Campo de’ Fiori. L’oscurità incombente fa apparire la statua un neo-gotico spettro, un revenant. E tale in fondo è stato il “Nolano” (come si autodefiniva nei suoi dialoghi italiani), arso vivo nel 1600 nella stessa Piazza che ne conserva il monumento, dopo una prigionia quasi decennale tra le carceri dell’Inquisizione romana: un “ritornante”, dopo secoli di quasi oblio, nella cultura italiana di metà Ottocento. Il precursore dell’idea di un universo infinito, di una natura vivente e divinizzata, in cui immergersi nelle forme dell’eroico furore, era stato “riscoperto” a fine Settecento, dal giovane Schelling, in cerca di una rinnovata filosofia della natura. Da noi, si deve attendere la stagione risorgimentale per ritrovare Bruno, accanto a Campanella e Galileo, fra i simboli della resistenza del pensiero contro l’arroganza dogmatica della Chiesa.   Noto per essere tra i...

Cicerone

La Difesa di Celio, la Difesa di Milone, le Filippiche, le Verrine e le Catilinarie, queste sono le orazioni più celebri di Cicerone. La Difesa di Cluenzio invece non gode di altrettanta popolarità. Piaceva parecchio a Quintiliano, per dire, che la cita spesso, ma oggi non è delle più praticate. Eppure offre molti motivi d’interesse, non secondari. Per cercare di delineare l’ingombrante personaggio che dà il titolo a queste note, oratore politico filosofo, partiamo proprio da questa orazione.   La Pro Cluentio è dell’anno sessantasei avanti Cristo, l’anno della pretura di Cicerone. Cluenzio era un personaggio provinciale, accusato di aver avvelenato il suo patrigno Oppianico. Teatro dei fatti era Larino, municipium appartenente al territorio dei Frentani, oggi Molise. Di questi borghi rurali si diceva anche allora, duemila anni fa, un gran bene. Posti sani, abitati da gente sana. Tutta casa e lavoro nei campi. Gente semplice di giusti principi. La provincia (la Provincia) che custodisce con tenacia i valori del passato: modestia, pazienza, frugalità, oculatezza. A proposito di luoghi simili, lontani...

Santarcangelo: due sguardi

Memoria e politica   di Maddalena Giovannelli     Non capita spesso di tornare da un festival annotandosi un nome, e ripromettendosi di non lasciarsi sfuggire le prossime tappe del percorso di un artista. Quel nome è Amir Reza Kooesthani, trentottenne iraniano fondatore del Mehr Theatre Group, e ospite del cartellone di Santarcangelo 2015 con la creazione Timeloss.   Timeloss di Amir Reza Kooesthani, ph. Ilaria Scarpa   Lo spettacolo è una sapiente composizione di piani temporali e narrativi, che ha però il pregio di apparire allo spettatore semplice, immediata, commovente. Al centro c’è Dance on Glasses, successo del 2001 che portò Kooesthani a una fortunata tournée internazionale e che rappresenta per il regista una lente deformante per guardare al passato. Due attori si trovano a dover doppiare, oggi, la loro performance di molti anni prima: mentre le immagini dello spettacolo precedente vengono proiettate sullo sfondo i due discutono, ricordano, rimpiangono. L’espediente narrativo (un pretesto manifestamente fittizio, dato che gli attori sullo schermo sono visibilmente altri) permette un...

Inseguendo il fantasma dell'Austria

Nell'estate del disfacimento dell'idea di Europa per come l'avevamo immaginata, mi rifugio da settimane in ciò che fu il cuore del nostro continente prima del doppio suicidio – le due guerre mondiali – che pose fine alla modernità. Nell'estate del 2015 provo a inseguire il fantasma dell'Austria, sempre che io ne sia degno, lo spettro di due autori in particolare: Trakl e Musil. Nelle notti umide e caldissime di una piccola stanza d'albergo al Lido di Venezia, schiaccio zanzare, sento salire la gommosa putredine dell'acqua nei canali (mi sono convinto faccia bene alla pelle, alla nostra reminiscenza di anfibi), controllo che il gatto bianco con cui spero di aver stretto amicizia si accoccoli sul vano finestra a piano terra della costruzione di fronte, poi mi rigiro nel letto e sfoglio un'altra pagina. Tra qualche minuto crollerò. Il libro che scivola sul pavimento mi risveglierà per un istante. Più spesso L'uomo senza qualità o il volumetto Garzanti con le poesie di Trakl mi ricade sul petto. Apro gli occhi senza mettere a fuoco niente. È l'ultimo cerchio del sasso scagliato in uno...

L'ideologia

Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un'attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l'osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l'organizzazione sociale e politica e la produzione. L'organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente, cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dal loro arbitrio.   La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso...

Inequilibrio: la povertà essenziale del teatro

Un mattino, mentre leggeva il giornale, lo scrittore Junich’iro Tanizaki venne colpito dalla fotografia di un giovane seduto su una veranda in abiti da samurai. Osservandolo attentamente Tanizaki scoprì che, con impercettibili accorgimenti del corpo e controllando la respirazione, il giovane era riuscito a produrre una forma circolare, morbida, elegante, che partendo dal collo e dalle spalle proseguiva lungo le maniche del kimono. “Sembrava che se ne stesse seduto lì per caso e invece seguiva le regole del kabuki, sicché persino le pieghe del suo kimono si distinguevano le une dalle altre in maniera del tutto naturale.” Questo lieve fremito di diversità è ciò che l’autore del Libro d’ombra definiva “maestria”.   Niente è meno giapponese di Claudio Morganti che nella sala del The del Castello Pasquini di Castiglioncello, seduto su un cajon, vestito con un paio di sgargianti pantaloni caraibici, ha aperto l’edizione 2015 del festival Inequilibrio con i Canti di Dino Campana. Ma anche gli spettatori che defluivano nella sala avevano l’impressione di trovarlo lì per...