raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

Storia

(1,427 risultati)

Un racconto della strage di Srebrenica

In questi giorni è mancato un amico, il grande giornalista e scrittore Luca Rastello. Non gli sarà concesso di vedere l'uso politico, ideologico e identitario che verrà fatto in occasione del ventennale della strage di Srebrenica dell'11 luglio 1995, un atto genocidario nel quale persero la vita circa ottomila uomini e ragazzi musulmani per mano delle milizie serbe di Ratko Mladić, i “cetnici”. Un episodio recente della storia europea che ci parla anche e soprattutto delle responsabilità delle potenze occidentali in quella guerra, dell'Unione Europea e delle missioni di pace dell'Onu. Degli “angeli”, i Caschi blu canadesi e olandesi che Luca ha raccontato ne La guerra in casa (Einaudi 1998), pubblicato a tre anni dalla fine del conflitto. Quasi vent'anni dopo, le sue parole sono ancora di sorprendente attualità.   Per ricordare Luca pubblichiamo alcuni stralci del libro, che ci restituiscono almeno in parte il suo sguardo lucido, lontano dalla retorica passe-partout e sempre accompagnato dai fatti: Luca riuscì a tirare fuori da quella guerra decine di persone, e ad aiutarle a costruirsi...

Grecia: cosa accadrà dopo il NO?

Nessuno è in grado di prevedere cosa accadrà in Grecia.   Da una parte c’è lo scenario positivo. L’Europa troverà la forza di approvare un nuovo piano di aiuti e una ristrutturazione del debito pubblico greco. I leader europei mostreranno una compattezza mai esistita nelle trattative che hanno preceduto il referendum. Gli incentivi a questa conclusione positiva verrebbero dai timori di una Grexit e dalle conseguenze negative per l’idea stessa di Europa. Che razza di Unione Europea e di area dell’euro sono quelle che lasciano uscire un paese dalla moneta unica dopo circa 15 anni dalla sua nascita? Pensate al caso dell’Italia che avesse nel 1875 lasciato uscire la Sicilia o la Campania dal nuovo paese creato nel 1861. C’è oggi un enorme problema di credibilità politica del progetto europeo.   Dall’altra parte c’è lo scenario negativo. Perché mai si dovrebbe giungere a un accordo dopo la vittoria del NO al referendum? Ora le condizioni politiche sono più difficili. I più cattivi dicono che la Germania e settori della Commissione europea in fondo hanno...

Mad Men. The Other Side of the America Dream

Lo scorso maggio si è chiusa Mad Men, serie televisiva tra le più belle e influenti della recente storia televisiva americana: ideata da Matthew Weiner e prodotta dal canale AMC, è andata in onda per sette stagioni e otto anni (l’ultima stagione è stata infatti suddivisa in due parti), a partire dalla prima puntata del 19 luglio 2007. E ora che è finita, dovendo elaborare il lutto, abbiamo pensato di ripercorrerla individuando sette momenti, e altrettante inquadrature, in ciascuna stagione: non necessariamente i momenti più importanti o belli della serie, ma quelli che hanno lasciato un segno nella memoria, quelli che hanno delineato più a fondo il carattere del suo protagonista (il pubblicitario Don Draper) o definito il rapporto che la serie instaura con la storia americana tra il 1960 e l’inizio degli anni ’70, con la città di New York e, in generale, con i miti, le derive e le genialità della società dei consumi.   Mad Men, stagione 1, ep. 13: The Wheel (La ruota del destino)   È quasi scontato partire da qui, ma nell’ultima puntata della prima stagione Mad Men...

Si ama perché si sono avuti dei libri

LIBRO. Funzione dei libri nell’origine dell’amore: si ama perché si sono avuti dei libri.   1. [a] Francesca da Rimini e Paolo Malatesta scoprono di amarsi leggendo gli amori di Lancillotto e Ginevra. [b] Werther legge Ossian a Charlotte e questa lettura porta al culmine la passione dell’uno, l’emozione dell’altra. L’amore viene dal libro, l’amore è prima di tutto scritto. Io non faccio che riscriverlo, all’infinito: non saprei che desiderare, non saprei che fare, senza libro che mi guidi. Incontro sempre un libro che dà corpo (linguaggio, racconto, emozione) al mio desiderio.     [c] (Dafne e Cloe è il libro di questo paradosso: un amore senza libro antecedente; basta almeno questa enormità per definire “la Natura” – che gli amanti si premurano d’altronde di decifrare come un testo).   Al margine: [a] Dante – [b] Werther – [c] Dafne e Cloe. DANTE: Inferno, V. WERTHER: 138, sgg; tr. it., p. 125 sgg.     2. IL LIBRO ANONIMO Come borghese, Werther prende i suoi codici dall’alta cultura; prima dell’amore, prima...

L’imitatio Christi dell’oro

Consideriamo ora per un momento la merce in riposo oro, la quale è denaro, nel suo rapporto con le altre merci. Tutte le merci rappresentano nei loro prezzi una determinata somma d'oro, sono dunque soltanto oro rappresentato o denaro rappresentato, sono rappresentanti dell'oro, come, viceversa, nel segno di valore il denaro era apparso come semplice rappresentante dei prezzi delle merci.   Siccome in tal modo tutte le merci sono soltanto denaro rappresentato, il denaro è l'unica merce reale. In contrapposizione a tutte le merci che sono soltanto una rappresentazione dell'esistenza autonoma del valore di scambio, del lavoro sociale generale, della ricchezza astratta, l'oro è l'esistenza materiale della ricchezza astratta.   Dal lato del valore d'uso ogni merce esprime solo un elemento della ricchezza materiale mediante la sua relazione con un particolare bisogno, esprime un lato puramente isolato della ricchezza. Ma il denaro soddisfa ogni bisogno in quanto è direttamente trasformabile nell'oggetto di ogni bisogno. Il suo valore d'uso è realizzato nella serie infinita dei valori d'uso che...

Cassio Parmense

Cassio Parmense, chi era costui? La domanda è più che legittima, dato che, tra gli autori della letteratura romana antica, il nome appena fatto non è certo dei più noti. Anzi, egli è per l'appunto un carneade, un perfetto sconosciuto.   Eppure, eppure, qualcuno, frugando tra i suoi ricordi liceali, forse vedrà pian piano riemergere questa figura dai contorni evanescenti. È infatti citata da Orazio, nella lettera quarta del primo libro, quella a Tibullo, una delle più belle e delle più celebri. Orazio scrive a Tibullo: che fai, Tibullo? Dove ti sei mai nascosto? In campagna, a scrivere? Vuoi creare un’opera che superi quelle di Cassio Parmense (scribere quod Cassi Parmensi opuscola vincat)?   Naturalmente gli eruditi, antichi e moderni, si sono scervellati sull’esatto significato da attribuire a questo termine: opuscula. Che saranno state, di preciso, queste “operette” o “opericciuole” o “operine”? Elegie, come quelle che scriveva Tibullo? O epigrammi? O tragedie? O, comunque, opere teatrali? È un tipico quesito da eruditi. Lasciamoglielo tutto,...

Altri profughi

“A Montecatini ai bambini quando non ubbidivano o facevano i capricci gli dicevano: stai zitto sennò ti faccio mangiare da un profugo!”  “È doloroso che in questi momenti i profughi siano trattati come accattoni infliggendo loro l'umiliazione di rimanere pigiati per ore e ore davanti ad un ufficio per avere risposte simili”. “In questo paese per noi tutto manca, il medico poco se ne cura dei profughi, le medicine mancano affatto, e quando se ne trovano costano enormemente, specie ai profughi. Porci, capre, asini, tutto frammischiato alla popolazione, strade ricolme di letame, senza spasini né fognatura. I profughi abitano vere topaie, magazzini adibiti a abitazioni, umidi, freddi, senza vetri o senza imposte”. (sic) “I profughi qui sono classificati come un intruso, che venga a turbare la pace domestica, dobbiamo elemosinare di famiglia in famiglia per mangiare, le quali famiglie, quando trattasi di profughi, aumentano il prezzo ingordamente”. “Era una stonatura quando si andava incontro ai profughi con musica e bandiere, ma è una dolorante ingiustizia, venir considerati come dei vinti...

Il poeta che diventò teatro

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo e la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), in occasione dei suoi ottanta anni doppiozero approfondisce con saggi e immagini il suo instancabile camminare, ricercare.   __________________________________________________________________________     Il teatro italiano deve essere grato a Giuliano Scabia per più di un motivo. Il suo è un percorso unico ed esemplare, che ha nutrito e illumina l'evoluzione delle arti negli ultimi decenni. Il primo motivo di gratitudine: ha posto subito, alla metà degli anni Sessanta, con lucidità, il problema dell'avanguardia teatrale in Italia. Quelle di...

Jared Diamond. Da te solo a tutto il mondo

Nei primi decenni del XV secolo un’imponente flotta cinese, soprannominata Flotta del Tesoro, venne inviata a esplorare gli oceani. Perlustrò l’Asia sud-orientale e meridionale e arrivò fino alle coste orientali dell’Africa; non era lontana da quello che a noi è noto come Capo di Buona Speranza. Se le esplorazioni fossero proseguite, i cinesi sarebbero facilmente giunti in Europa; forse – chissà – anche sulla sponda opposta dell’Atlantico: la storia del mondo sarebbe stata completamente diversa. Senonché l’imperatore decise di porre fine al progetto. Sessant’anni dopo Cristoforo Colombo, con le sue tre misere caravelle, sbarcò in un’isola che battezzò Hispaniola, e oggi nelle Americhe quasi un miliardo di persone parlano lingue europee. Perché mai le cose sono andate in questo modo? È stato solo un caso, o da questa vicenda possiamo cavare qualcosa di più sul funzionamento delle società umane?   Sarebbe sbagliato attribuire la mancata espansione transoceanica della Cina al capriccio dispotico di un esponente della dinastia Ming. In verit...

Labirinti

Il raffinato editore emiliano Franco Maria Ricci ha appena inaugurato un labirinto realizzato tra il 2004 e il 2015, a Fontanellato (in provincia di Parma). Il labirinto è fatto con piante di bambù di specie diverse. In uno spazio di 7 ettari, la struttura ospita complessi culturali per un’estensione di oltre 5.000 metri quadrati: un museo per la sua collezione d’arte di oltre 500 opere; una biblioteca (con i 1.200 libri stampati da Giambattista Bodoni, e 15.000 volumi di storia dell’arte); una casa editrice (la già nota Ricci Editore, che il proprietario ha venduto nel 2004 per finanziare il progetto e ora ha ricomprato); una sala delle feste e dei balli; la piazza di un borgo con la sua chiesa; una torre belvedere. Ricci ha scritto sul proprio sito:   Da sempre i Labirinti mi affascinano. Insieme ai Giardini, sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden – così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi – incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una creazione del Potere e una fonte di turbamenti...

Sogni e diari del boom

Ogni modernità cela un suo rovescio visionario, una sotterranea corrente apocalittica che ne scompiglia l’immagine. Come se non credesse a se stessa e alla sua promessa di progressivo sviluppo. Anche l’acerba modernità italiana. Tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta si è ormai avviata. Con clamorosi risultati: nel 1958 il PIL veleggia sfiorando il 5%; l’anno successivo, quello in cui, a Sanremo, Domenico Modugno vola nel blu, la Fiat, che lo prende sul serio, raddoppia la produzione, inghiottendo una buona parte degli 80.000 emigrati che, nel corso di quell’anno, si sono mossi dal Sud d’Italia. Fra il ’58 e il ’60 la cifra triplicherà. Alla fine del 1958, viene inaugurata la nuova Autostrada del Sole. Il suo nastro teso attraversa una pianura padana sbigottita. È un piccolo anticipo, poco più di 100 km fra Milano e Parma. Solo l’inizio. Nel 1959 vengono fissati i minimi salariali; nel 1960 viene riconosciuta la parità di salario fra uomo e donna. Poi c’è la televisione, che diffonde nel Paese il verbo della modernità in marcia, anche se le sue immagini...

Elpis

Ogni uomo si trova preso nell’avventura, ogni uomo ha, per questo, a che fare con Daimon, Eros, Ananche, Elpis. Essi sono i volti – o le maschere – che l’avventura – la tyche – ogni volta gli presenta. Quando l’avventura gli si rivela come demone, la vita gli appare meravigliosa, quasi che una forza estranea lo sorreggesse e guidasse in ogni situazione e in ogni nuovo incontro. Presto, tuttavia, la meraviglia cede al disincanto, il demonico si traveste da routinier, la potenza che portava la vita – Ariele, Genio o Musa – si oscura e nasconde, come un gabbamondo che non mantiene le sue promesse.   Mantenersi fedele al proprio demone non significa, infatti, abbandonarsi ciecamente a lui, confidando che in ogni caso ci condurrà al successo – se siamo poeti, che ci farà scrivere le poesie più belle; se siamo uomini dei sensi, che ci darà la felicità del piacere. Poesia e felicità non sono i suoi doni: è lui, piuttosto, il dono estremo che felicità e poesia ci fanno nel punto in cui ci rigenerano, ci fanno nascere nuovamente. Come la Daênâ della mistica...

Una corrispondenza etnografica. Primo Levi e Claude Lévi-Strauss

Febbraio 1985. Nelle librerie esce la prima raccolta di saggi di Primo Levi, un libro multiforme ed errabondo: L’altrui mestiere [Einaudi]. Dalla metà degli anni settanta, Levi aveva preso a scrivere con regolarità sulle colonne della “Stampa”, occupandosi solo in parte di attualità o di temi connessi alla memoria di Auschwitz; altri pezzi sconfinavano in territori diversi ed eterogenei, e furono proprio questi (insieme con alcune collaborazioni al “Giorno” risalenti agli anni sessanta) a confluire ne L’altrui mestiere. Cinquantuno «invasioni di campo», «bracconaggi in distretti di caccia altrui», come li definiva Levi nella premessa; scritti «d’una morale che parte sempre dall’osservazione», avrebbe detto Calvino recensendo la raccolta. Erano saggi che toccavano discipline per cui Levi nutriva da sempre una passione non troppo segreta, e di cui però si sentiva un cultore «disordinato, lacunoso e saputello»: linguistica, zoologia, astronomia, tecnica, letteratura. Le scorribande leviane in ambiti ulteriori riguardano anche, per sua stessa dichiarazione, l...

Ovadia e Tiezzi alla prova del teatro antico

Riscrivere, osare, far risuonare richiami ed echi del contemporaneo? Oppure lasciare che del mito antico si colgano le istanze archetipiche e atemporali? Tradire o preservare la tradizione? La rassegna di rappresentazioni classiche organizzata dalla Fondazione INDA al teatro greco di Siracusa è un importante laboratorio di sperimentazione sulle prassi del teatro antico nelle nostre scene e offre (tanto attraverso i tentativi riusciti, quanto attraverso le proposte più anacronistiche) un prezioso terreno di riflessione sul rapporto tra classico e contemporaneo.   Lucia Lavia in "Ifigenia in Aulide", ph. Franca Centaro   Le due tragedie greche in cartellone in questa cinquantunesima edizione (Supplici di Eschilo e Ifigenia in Aulide di Euripide) forniscono un limpido esempio di due strade antitetiche nell’affrontare la sfida: i registi Moni Ovadia e Federico Tiezzi hanno raccolto critiche ed elogi in modo opposto e speculare. Del resto Siracusa partecipa con vivacità e orgoglio al festival di cui è ospite, forse non diversamente dall’antica Atene: non è solo la comunità degli esperti e degli studiosi a...

Paddy 100

Mentre sono in treno verso Verona leggo qualche pagina di Mani, considerato il capolavoro di Patrick Leigh Fermor, viaggiatore inglese, maestro di Chatwin e di molti altri travel writers inglesi del XX secolo. Luigi Licci, bravo libraio romano-veronese, ha organizzato una serata per celebrare il centenario della nascita di Leigh Fermor. A parlarne ha invitato Matteo Nucci, legato a PLF dal filo ellenismo, e William Blacker, ultimo rappresentante della grande tradizione odeporica britannica e autore di Lungo la via dorata, bellissimo resoconto di un'esperienza di vita nelle campagne rumene dopo la fine del comunismo e amico di Leigh Fermor. Paddy, come veniva chiamato dai numerosi intimi, ė noto per un leggendario viaggio a piedi dall’Olanda a Istanbul negli anni Trenta, ricreato artisticamente molti anni più tardi in una trilogia di cui ora esce in italiano l’ultima parte.   Arrivati a Verona ci dirigiamo verso il verde smeraldo della val Pantena (l'accento cade sulla e) in una serata di primavera col cielo che minaccia temporale. Ma prima dell'incontro bisogna mettere qualcosa sotto i denti, anche se gli orari sono quasi svizzeri. La mia...

Sallustio

Sallustio fu un moralista. Sallustio fu un corrotto.   Corruzione e moralismo paiono anche oggi andare di pari passo. Spesso quelli che tuonano e predicano contro la corruzione lo fanno perché ne sono particolarmente intrisi (di corruzione). È una contemporaneità singolare, questa, e anche imbarazzante. Imbarazzante per chi la osservi da fuori, dato che il tipo del moralista-corrotto è notoriamente dotato di faccia tosta o di bronzo o altro analogo materiale.   Ma Sallustio fu prima un politico corrotto e solo dopo fu un moralista, cioè solo dopo essersi ritirato a vita privata, si diede a elaborare disincantate e amare considerazioni sulla decadenza dei costumi dei suoi concittadini romani.   Lo fece nei due famosi prologhi morali premessi alle due altrettanto famose monografie che dedicò alla congiura di Catilina e alla guerra contro Giugurta. E anche altrove naturalmente, nel corpo stesso delle monografie, scritte proprio per individuare la causa o le cause del declino romano, risalendo prima a una ventina di anni addietro (63 a.C.) e poi a una sessantina (105 a.C). Bisogna immaginarselo Sallustio, che medita sul...

Vita e morte dei precari / Orgoglio precario. Stati impermanenti

Eccoci di fronte al rischio di una nuova notte nera in cui tutte le vacche sono nere: nel buio della crisi, sfumano i contorni e aumentano le complessità, mentre le speculazioni si fanno sommarie e si ingrandiscono le pretese di assoluto. Prendete il tema “precarietà”, peggio se declinato come “precarietà del lavoro cognitivo”: si noterà come oggi, di fronte a esso, tendano a prodursi strane generalizzazioni, rimozioni, riflessi del secolo scorso, giudizi schematici. Un concerto di critiche che raccoglie alleati distanti tra loro. Per chiarezza, e in premessa, aggiungo che nessuno intende negare le difficoltà oggettive che si riscontrano su questo fronte da un punto di vista dei processi di soggettivazione politica (organizzazione e rappresentanza) né da alcune nuove contraddizioni. Così, la lettura del libro Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli 2015) di Guy Standing, figura di spicco del pensiero economico eterodosso europeo, mi ha fornito l’occasione per provare a riflettere su questo rimescolamento, muovendo da alcune necessarie ricostruzioni. Fotografia di Alvin Langdon Coburn, 1910 RadiciAlla progressiva diffusione dei processi di...

Frammento sulle macchine

Finché lo strumento di lavoro rimane, nel senso proprio della parola, strumento di lavoro, così come, storicamente e immediatamente, è accolto e inserito dal capitale nel suo processo di valorizzazione, esso subisce solo una mutazione formale per il fatto che, ora, non appare più solo – dal suo lato materiale – come mezzo di lavoro, ma anche – e nello stesso tempo – come un modo particolare di esistenza del capitale determinato dal processo complessivo di quest’ultimo: come capitale fisso.   Ma, una volta accolto nel processo produttivo del capitale, il mezzo di lavoro percorre diverse metamorfosi, di cui l’ultima è la macchina o, piuttosto, un sistema automatico di macchine (sistema di macchine; quello automatico è solo la forma più perfetta e adeguata del macchinario, che sola lo trasforma in un sistema), messo in moto da un automa, forza motrice che muove se stessa; questo automa consistente di numerosi organi meccanici e intellettuali, in modo che gli operai stessi sono determinati solo come organi coscienti di esso. Nella macchina, e ancor più nel macchinario come sistema...

La bellezza della fiaba

Mentre stavo scrivendo questo articolo, ho visto al cinema Il racconto dei racconti, adattamento cinematografico della raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, realizzato da Matteo Garrone. La mia impressione è che sia un film clamorosamente non riuscito, sotto tutti i punti di vista: recitazione, sceneggiatura, caratterizzazione dei personaggi, montaggio eccetera. Confesso di essere uscita dal cinema al primo tempo. Ma come è possibile, mi sono chiesta, che persone competenti e preparate come Garrone e la sua troupe facciano un autogol di queste proporzioni, e con una materiale così generoso e ricco quale è la fiaba? Possibilissimo. Anzi, con la fiaba il rischio di sbagliare è colossale. Perché ci sono pochi terreni scivolosi e impervi quanto le fiabe. Facilissimo, infatti, è travisare la loro natura, il loro spirito, capire dove risieda davvero la loro bellezza e importanza che non stanno mai, ma proprio mai in quello che sembra al primo sguardo.   Salma Hayek nel film Il racconto dei racconti, di Matteo Garrone 2015   Alcuni giorni fa, a un workshop di scrittura che ho tenuto all'...

Io sono il mio denaro

Il denaro, poiché possiede la proprietà di comprar tutto, la proprietà di appropriarsi tutti gli oggetti, è così l'oggetto in senso eminente. L'universalità della sua proprietà è l'onnipotenza del suo essere, esso vale quindi come ente onnipotente... Il denaro è il lenone fra il bisogno e l'oggetto, fra la vita e il mezzo di vita dell'uomo. Ma ciò che mi media la mia vita mi media anche l'esistenza degli altri uomini. Questo è l’altro uomo per me. –   Goethe, Faust (Mefistofele):   Che diamine! Certamente mani e piedi e testa e di dietro, questi, sono tuoi! E pure tutto quel di cui frescamente godo è perciò meno mio? Se io posso comprarmi sei stalloni, le loro forze non sono mie? Io ci corro sopra e sono un uomo più in gamba, come se avessi ventiquattro piedi.   Shakespeare, in Timone d’Atene:   Oro? Prezioso, scintillante, rosso oro? No, dei, non è frivola la mia supplica. Tanto di questo fa il nero bianco, il brutto bello, il cattivo buono, il vecchio giovane, il vile valoroso, l’ignobile nobile. Questo stacca… il prete dall’altare; strappa al semiguarito l’origliere; sì, questo rosso schiavo scioglie e annoda i legami sacri; benedice il maledetto; fa la...

La fine del dandismo

Per molti secoli, ci sono stati tanti vestiti quante classi sociali. Ogni rango aveva il suo abito, e non c’era alcun imbarazzo nel considerare il modo di vestire come un vero e proprio segno, dato che la disparità di stato sociale era considerata naturale. Da una parte, il vestito era sottoposto a un codice assolutamente convenzionale ma, d’altra parte, questo codice rinviava a un ordine naturale o, meglio ancora, divino. Cambiarsi d’abito significava cambiare al tempo stesso modo d’essere e classe sociale: l’uno e l’altra si confondevano. Nelle commedie di Marivaux, per esempio, il gioco dell’amore coincide al contempo con il quiproquo delle identità, con il mutamento delle condizioni sociali e con lo scambio dei vestiti. Esisteva dunque una vera e propria grammatica del vestito, che non poteva essere trasgredita senza minacciare, non soltanto alcune convenzioni del gusto, ma soprattutto un ordine profondo del mondo: quanti intrighi, quante peripezie della nostra letteratura classica si basano sul carattere francamente segnaletico del vestito!   Sappiamo che subito dopo la Rivoluzione il vestito maschile è...

I nomadi e il denaro

I popoli nomadi sviluppano per primi la forma di denaro, poiché tutti i loro beni si trovano in forma mobile, quindi immediatamente scambiabile, e perché il loro genere di vita li porta continuamente a contatto con comunità straniere, e quindi li sollecita allo scambio dei prodotti. Gli uomini hanno spesso fatto dell’uomo stesso, nella figura dello schiavo, il materiale originario del denaro, ma non lo hanno fatto mai della terra. Questa idea poteva affiorare soltanto in una società borghese già perfezionata: essa data dall’ultimo trentennio del XVII secolo e la sua attuazione su scala nazionale venne tentata soltanto un secolo più tardi nella rivoluzione borghese dei francesi. La forma di denaro passa a merci che per natura sono adatte alla funzione sociale di equivalente generale, ai metalli nobili, nella stessa misura che lo scambio di merci fa saltare i suoi vincoli meramente locali, e quindi che il valore delle merci si amplia a materializzazione del lavoro umano in genere.   Ora, la congruenza delle loro qualità naturali con la funzione del denaro, mostra che «benché oro e argento non siano...

Il consigliere

Con Il royal baby (Rizzoli 2015) Giuliano Ferrara lancia un'opa, per nulla ostile, sul governo Renzi, o meglio, benché sia una cosa sola, sul giovane premier. A far da coerente termine medio Berlusconi, a cui per vanto e non per scorno viene avvicinato Renzi: «Ha il fuoco nella pancia, il nuovo nato, come l'altro, il babbo, brucia di megalomane ambizione. Ma è anche lui mite, alla fine, e ridanciano e innamorato del suo ostentarsi piacente al populazzo (Ludovico Ariosto)». Non che, quanto a megalomane ambizione, Ferrara sia da meno, quando intitolando capitoli e sottocapitoli Io e Renzi, Craxi. Il Cav. Renzi. E io, si mette ben in evidenza nella foto di famiglia. È proprio la psicologia del consigliere di cui vorremmo fare un po' di filogenesi.   Matteo Renzi e Silvio Berlusconi   Per tracciare il profilo, anche storico, di tal figura, il primo nome che verrebbe alla mente è quello dell’Ulisse dell’Iliade allorché comincia col suggerire le modalità con cui Elena potrà scegliere tra i suoi molti pretendenti (Biblioteca Di Apollodoro) e termina ovviamente in gloria con l’...