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Teatro

(638 risultati)

A teatro

Di sera il sonno cala inesorabile sui miei occhi. Ma quando si apre il sipario (che spesso non c’è), a teatro, quando sono proiettato con niente, qualche parola, suono, luce, immagine, in un altro mondo, i miei sensi volano. Non so, veramente, se gli occhi rimangano aperti: certo vedo mondi, sprofondo in paure, acchiappo un filo, risalgo, mi perdo nei filtri, negli sdoppiamenti, nelle fughe scatenate da maghi che alla luce del giorno sono poco più che ciarlatani. Ballo, ragiono, cammino seduto, provo paura e mi salvo, come nel sogno, con quel minimo di certezza che forse non rimarrò ferito o ucciso, o forse chissà. Occhi aperti o chiusi, non so: la seduzione è grande, della voce carica di esperienza, che culla o pungola, accarezza e schiaffeggia. Delle immagini, delle invenzioni. A casa, se lo spettacolo è bello, mi toglie il sonno: leggo, rileggo quelle voci, altre voci, ad alta voce, mi cullo e mentre mi addormento torno a viaggiare, a pensare, a ingrovigliare. Ti toglie e ti dà respiro questa finzione che entra a giudicare, a scardinare la realtà. La sera davanti alla televisione chiudo semplicemente gli occhi e mi...

Quale teatro per Expo 2015?

Dopo mesi di controversie e attese, Expo 2015 ha aperto le porte. Mentre Milano cambia volto mostrando la nuova Darsena e il discusso Expo Gate, e mentre rimbalzano le polemiche sul numero di visitatori inferiore al previsto, cosa accade nel mondo teatrale meneghino? L’invito, da parte del Comune, è stato quello di contribuire a creare un grande palinsesto integrato da maggio a ottobre, dal nome Expo in città: un piano di comunicazione pensato per amplificare la visibilità di ogni iniziativa.   Eresia della Felicità, Santarcangelo   E i teatri, va subito registrato, hanno risposto. Non senza polemica: c’è chi fa notare che un programma ad hoc necessita di fondi ad hoc; e da più parti si torna a criticare (e non a torto) la scelta di limitare la programmazione dell’Open Air Theater, spazio scenico interno all’area espositiva, a un unico spettacolo della multinazionale canadese Cirque di Soleil. Ma i milanesi non sono abituati a restare inattivi, e non sopportano la prospettiva di perdere un’opportunità. Ed ecco allora comparire cartelloni estivi composti per l’occasione, ed ecco...

Il poeta che diventò teatro

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo e la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), in occasione dei suoi ottanta anni doppiozero approfondisce con saggi e immagini il suo instancabile camminare, ricercare.   __________________________________________________________________________     Il teatro italiano deve essere grato a Giuliano Scabia per più di un motivo. Il suo è un percorso unico ed esemplare, che ha nutrito e illumina l'evoluzione delle arti negli ultimi decenni. Il primo motivo di gratitudine: ha posto subito, alla metà degli anni Sessanta, con lucidità, il problema dell'avanguardia teatrale in Italia. Quelle di...

Ovadia e Tiezzi alla prova del teatro antico

Riscrivere, osare, far risuonare richiami ed echi del contemporaneo? Oppure lasciare che del mito antico si colgano le istanze archetipiche e atemporali? Tradire o preservare la tradizione? La rassegna di rappresentazioni classiche organizzata dalla Fondazione INDA al teatro greco di Siracusa è un importante laboratorio di sperimentazione sulle prassi del teatro antico nelle nostre scene e offre (tanto attraverso i tentativi riusciti, quanto attraverso le proposte più anacronistiche) un prezioso terreno di riflessione sul rapporto tra classico e contemporaneo.   Lucia Lavia in "Ifigenia in Aulide", ph. Franca Centaro   Le due tragedie greche in cartellone in questa cinquantunesima edizione (Supplici di Eschilo e Ifigenia in Aulide di Euripide) forniscono un limpido esempio di due strade antitetiche nell’affrontare la sfida: i registi Moni Ovadia e Federico Tiezzi hanno raccolto critiche ed elogi in modo opposto e speculare. Del resto Siracusa partecipa con vivacità e orgoglio al festival di cui è ospite, forse non diversamente dall’antica Atene: non è solo la comunità degli esperti e degli studiosi a...

Quattro voli col poeta Blake

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, va avanti con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, Volo secondo sopra la Francia, pubblicato mercoledì 20 maggio, Volo terzo sopra la Grecia con visione finale di Afrodite, pubblicato mercoledì 27 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua oggi verso il nuovo mondo, incontro allo sciamano Zäreymakù e alla distruzione della terra, fino alla Frisco dei poeti beat e all’inaspettato incontro con un vecchio giovane profeta barbuto...

Toni sul Po: uno spettacolo corale

A Gualtieri si arriva attraversando una lunga infilata di campi segnati da canali e pioppi, per una strada che una volta doveva correre dritta, con quelle strane curve di pianura che seguono i poderi e le acque, ora interrotta da una sequela continua di rotonde. Il paese sembra deserto, se non ci fossero quegli uomini con giubbetto giallo fosforescente con la scritta “Protezione civile” a presidiare transenne che bloccano strade e argini. Nessun altro per le vie, finestre semichiuse. Oltre un arco un suono di banda, sotto la pioggia. E una voce, come proveniente dal passato. Una rampogna.   piazza Gualtieri, ph. Luigi Burroni   Gli spettatori si proteggono sotto il lungo portico che chiude tre lati della seicentesca piazza disegnata da Giovan Battista Aleotti per conto di un Bentivoglio emissario degli Este. Al centro, sotto file di lampadine da fiera, un funerale, quello di Toni Ligabue, il matto, il pittore che viveva sugli argini nutrendosi di animali selvatici, impastando i colori con erba, terra, fiori e deiezioni organiche. Seduto sopra la bara c’è lui, il Toni, interpretato da Mario Perrotta che di questa rinascita è l’...

Il flauto magico di Fanny & Alexander

Da quando hanno iniziato a lavorare, giovanissimi, nel 1992, Luigi De Angelis e Chiara Lagani hanno esplorato l’infanzia, le sue meraviglie, le sue immaginazioni, i suoi smarrimenti, le sue perfidie, i suoi espedienti per attrezzarsi a un mondo sostanzialmente inospitale. Hanno inventato cimiteri, tombe gotiche, strutture a scatole cinesi dove erano sacrificati o dove sopravvivevano ragazzi e adolescenti, burattini di carne incapaci (per scelta) di diventare rassicuranti rassegnati ragazzini per bene. Forse per questo avevano scelto come nome del loro gruppo, Fanny & Alexander, quello dei due eroi bambini di un film di Bergman. Ora, dopo anni di spettacoli belli e meno belli, tutti rigorosi, tutti immaginosi, tutti di cuore e intelligenza, il cerchio si chiude con la favola della ragione e dell’amore per eccellenza, Il flauto magico di Mozart e Schikaneder, allestito nientemeno che per il teatro Comunale di Bologna, con la direzione musicale di Michele Mariotti, un interprete molto amato dal pubblico, meno che quarantenne.   Il flauto magico, ph. Zapruder   Qui merita subito, prima di parlare dello spettacolo, rilevare una novità e un...

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, continua con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua sopra la città di Parigi, la sua Torre Eiffel e altri luoghi rinomati, con l’apparizione di Baudelaire e altri poeti, della Rivoluzione e della Tavola Rotonda, dell’indovino Tiresia, del re Sole e del commediante Molière.     "L’albero inciso e l’albero...

Armine, Sister: canto per una strage

In principio era il verbo, anzi no, non il verbo, e neanche l’azione, in principio era la musica. Quando gli spettatori entrano nello spazio di Armine, Sister, la penombra è tale che a mala pena scorgono le colonne che sono l’essenza scenografica della performance-spettacolo che il Teatr Zar di Wroclaw ha portato sulla scena della Leopolda di Firenze per la XXIIma edizione del festival Fabbrica Europa; più che vedere intuiscono che in mezzo a esse qualcuno, un manipolo di ombre, si agita, striscia, si muove. Mentre la musica è già lì, alza una cattedrale di respiro, invade e pervade ogni cosa con il vento di una voce che si trattiene, si allunga, si condensa: è l’ipnotico bordone di un canto monodico sul quale affiorano altre voci, dapprima appena udibili, poi sempre più nitide e presenti, come arabeschi su un tappeto. È un tappeto orientale, certo, ma di un oriente che ha qualcosa di vicino e insieme di desueto, il gregoriano, il lamento liturgico ortodosso, le voci bulgare: la struttura delle otto voci che la musica tonale si è lasciata alle spalle. Solo la lingua, irriducibilmente altra, né...

Teatro Akropolis

L’opportunità è all’orizzonte degli eventi. Intuire nei ciottoli una strada, nei cancelli una breccia, nell’abbandono l’innesco di un inizio. Ciò che sarà è già in ciò che è. Ma il giorno nuovo arriva e cresce e prospera per chi sa avere gli occhi aperti e le mani libere, per gli altri passa e niente più, lasciando dietro di sé solo condizionali dell’irrealtà. Il futuro è qualcosa che si può costruire, altrimenti non è futuro, è recriminazione. Così, almeno, lo vivono Clemente Tafuri e David Beronio del genovese Teatro Akropolis rispetto all’arte della scena, come un processo, un passaggio di stato che indaga le possibilità e i motivi stessi del fare (teatro). Artistico è l’atto di ricerca, sia per chi crea sia per chi guarda. “Mi sento a disagio quando uno spettacolo diventa la cosa più importante – riflette Tafuri. – Come si può pensare che sia tutto lì? È evidente che le cose rilevanti sono altrove e sono convinto che faccia parte della responsabilità dell...

Alla ricerca della lingua del tempo

Il 7 maggio, alla sala Fontana di Milano, la rivista online di teatro ragazzi “Eolo” consegnerà un premio “alla gratitudine”, non alla carriera, a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, incantatore. Le motivazioni spiegano a chi non lo conosce qualcosa di questo artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni.   Si legge: «Eolo Awards 2015 alla gratitudine a Giuliano Scabia per aver imbevuto della sua poetica e del suo modo di rivivere l'arte teatrale tutto il teatro ragazzi italiano. È infatti lui che ci ha insegnato a sperimentare sempre e comunque nuovi confini e forme, è lui che ci ha insegnato a essere sempre fuori dall'ordinario, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e, soprattutto, di nuovi pubblici, convinto che ‘coloro insieme ai quali canti, modificano il tuo canto’ e ben lo sappiamo noi che viviamo a contatto sempre con i cuccioli d'uomo....

Un’altra repubblica. Palcoscenici con i disabili

Una danzatrice di fama internazionale danza assieme ai disabili   Natsu Nakajima è un’esponente importante della seconda generazione del mondo del Butoh, una dei diretti discepoli di Tatsumi Hijikata e di Kazuo Ono, i leggendari fondatori di questa disciplina d’avanguardia giapponese. Trasferitasi a New York prima di compiere 40 anni, per oltre dieci anni si è esibita attivamente sui palcoscenici di tutto il mondo. Ma nonostante i molti successi e riconoscimenti, dopo anni di attività artistiche dove la perfezione richiesta era unicamente sul piano estetico, si sentì svuotata e circa vent’anni fa ha fatto rientro in patria. Da allora, accanto alle sue ricerche coreografiche, ha cominciato a insegnare danza a persone portatrici di handicap.     Perché una danzatrice riconosciuta nel mondo si mette a lavorare con i disabili? In realtà scopriamo in questa sua scelta una sorprendente coerenza di ricerca corporea.   Una scena della lezione del Corso per la Mente e per il Corpo di Yotsuya. Nakajima sta dando indicazioni per la ginnastica delle dita. Tutto viene accompagnato da ritmiche parole...

Marthaler: un sogno enarmonico

Una camera d'albergo: la moquette lisa dei tanti passi che l'hanno calpestata e la carta da parati a disegno floreale un po' optical, uno specchio incastonato fra una geometria di ante che custodisce armadi vuoti, il bagno con la porta scorrevole, il telefono anonimo, un bouquet di fiori finti, quella luce sempre troppo piena, né calda né fredda, come se fosse appesantita dal viavai di sconosciuti che l'hanno attraversata nel tempo.   È qui che si svolge il tragico e ironico recital che Christoph Marthaler ha voluto intitolare King Size (visto al Fabbricone di Prato, in chiusura della stagione del Metastasio): in tutto e per tutto una stanza d'hotel qualsiasi più vera del vero, con tutti quei dettagli infinitesimali fra l'usato e il posticcio e la grana così autentica dei materiali, utilizzati per costruire un altro degli innumerevoli “interni” in cui il regista svizzero ha ambientato buona parte della sua ricerca sull'umano attraverso il teatro. Ma, come al solito, niente è come sembra nella sua radicale estetica iperrealista, così anche in questo ulteriore suggestivo capitolo del suo percorso l'atmosfera di quotidianità così ben definita è destinata progressivamente a...

Welcome into the Sweet Home Europa

Michele Di Mauro arriva con il cinguettio degli uccelli, mentre il fumo bianco si dirada, e sembra che anche lui stia cinguettando, esce da una delle tre porte di ferro che Fabrizio Arcuri ha fatto costruire sul palco del Teatro India per la sua messinscena di Sweet Home Europa di Davide Carnevali: l’Uomo della pièce, il cittadino (e il proprietario) della casa-Europa, ha l’aria sicura di se stesso e dello spazio che attraversa ma viene da un’oscura galleria che ricorda il binario morto di una metropolitana o quello di una vecchia miniera. Figura più epica e lontana, Matteo Angius, l’Altro uomo, arriva sull’altro lato issato su un carrello come una statua derisoria. Poi dalla porta centrale avanza Francesca Mazza, la Donna, si erge impettita dietro un tavolo già apparecchiato, stranamente regale nella sua divisa da cameriera. Sulla sinistra l’immagine di un albero finge un giardino e in un angolo della parete di fondo è proiettata in bianco una didascalia. «L’Uomo e l’Altro uomo in un grande giardino, pieno di fiori e piante. Il cielo è blu, il sole splende. I passeri cinguettano felici...

Dove nascondo l'oro

“Dove nascondo l’oro? Mi han detto di metterlo tra le pentole, ma per me i ladri sono furbi. Vieni a vedere dove voglio metterlo. Così che se mi dimentico o mi prende un male, tu sai. Intanto questo bel medaglione della nonna prendilo tu, lei avrebbe voluto così, glielo toccavi sempre da piccola. Ma tu lo porti l’oro? Ce l’hai una catena? Non ti posso dare la mia, è troppo grossa, e non ti starebbe bene, e poi queste sono cose che lascerò ai tuoi fratelli, tanto a te non interessano… alè, apri la porta della cantina, quella in fondo al corridoio, qui non c’è nemmeno il pavimento, chi vuoi che pensi che ci nascondo l’oro. Allora, dai, conta, di fianco al tino la terza damigiana, alè, mettiamo il primo mucchietto con gli anelli, e poi quello con gli orecchini più spostato dietro, e le catenine invece, nella mensola dei fiaschi. Ma è vero che bisognerebbe nascondere l’oro tra le pentole d’acciaio in cucina? Che lì non le trovano? No, le troverebbero subito! Invece qui, nella casa vecchia, con le porte che non si chiudono bene, le persiane rotte, il veleno dei...

Carmen, l'amore dissoluto

Esistono pagine della nostra letteratura europea che, pur appartenendo ad altre epoche storiche, hanno mantenuto nei tempi attraversati una sorprendente capacità di aderenza all’attualità: opere che sanno trovare al loro interno un potenziale di modernità che le proietta nell’oggi e nelle questioni che lo animano. Carmen di Prosper Mérimée è certamente una di queste opere. Soprattutto attorno a questa novella si sviluppa il lavoro di Mario Martone in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 19 aprile.   Con questa produzione del Teatro di Roma e dello Stabile di Torino, si rinnova il sodalizio tra Martone ed Enzo Moscato, autore di Lacarmèn, stesura napoletana dalle pagine di Mérimée, creata ad hoc per questa occasione. Nella riscrittura sono introdotte alcune novità importanti, come l’ambientazione dell’opera a Napoli, città che non solo fa da sfondo all’opera, ma che si erge a vero e proprio cosmo di azione, con le sue caratteristiche contradditorie e fascinose. Si passa così dalla originale Siviglia e dall’universo andaluso alle stradine dei Quartieri...

Judith Malina: il segreto dei poeti

In un freddissimo pomeriggio di un novembre di un anno e mezzo fa, ho comprato dei pasticcini in una panetteria italiana di Astoria, nel Queens, sono salita sulla metro, poi su due autobus, e in qualche ora sono arrivata in New Jersey, a Englewood, più precisamente alla Lillian Booth Actors Home, a “casa” di Judith Malina. Si stupì: «Ormai quasi solo gli amici vengono fin qui. D'altronde oggi un tale viaggio non avrebbe molto senso per chi volesse chiedermi quello che ho già detto in tante interviste o in vari libri».   Judith Malina con Silvia Calderoni, ph. Andrea Macchia   Da lei – fondatrice con Julian Beck del Living Theatre, esperienza fondamentale del novecento teatrale –  non cercavo più notizie, o più sincerità di quella che si può percepire nella sua interezza solo nella trama delle narrazioni, tra le pieghe delle parole e dei gesti che ha scritto e portato in scena. Tra l'altro, in veste di studiosa, l'avevo incontrata al Segal Theatre sulla Quinta Strada più volte durante quel periodo di ricerca trascorso a New York e avrei continuato a dialogare...

Virgilio Sieni: Cena Pasolini, la vita brulicante

È come guardare una distesa di erba alta battuta dal vento ricordandosi che davvero il vento «soffia dove vuole». Viene con il respiro della voce che da un punto absidale dello spazio del Salone del Podestà, dove la Corale Savani di Carpi forma a una lunetta con al centro il suo direttore, entra nella navata e scompiglia le figure, le solleva, le incurva, le abbatte: Cena Pasolini di Virgilio Sieni (la conclusione del progetto Nelle pieghe del corpo, un mese di spettacoli a Bologna) all’inizio si presenta proprio così, con un uomo che è già salito su uno dei tavoli, e una fila di donne al lato opposto del rettangolo che stese a terra alzano lentamente un braccio disegnando nell’aria un semicerchio, con quell’aspetto “rituale e quasi ginnico” che il coreografo fiorentino nei suoi appunti riprende da Roberto Longhi intento a studiare La morte di Adamo di Piero della Francesca. Con lo spettatore che, varcata la porta, si ritrova nel mezzo della sala tagliata dai cinque tavoli, lungo foglio di pentagramma sul quale i corpi dei bambini, delle donne, dei giovani, degli adulti, degli anziani imprimono note...

Ha fibre resistenti il nostro teatro

Combattivi, coinvolgenti, consapevoli. Sono Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, alias Fibre Parallele. Una delle promesse mantenute della nuova generazione teatrale: selezione Premio Scenario 2007, la compagnia sta portando avanti da allora un costante percorso di approfondimento e messa in discussione dei risultati ottenuti.   Fibre Parallele, ph. Luigi La Selva   Mentre stanno lavorando al prossimo debutto, Beatitudine (che vedremo al Festival delle Colline Torinesi nel giugno 2015), Lanera e Spagnulo sono finalmente approdati a Milano con il loro ultimo spettacolo, Lo splendore dei supplizi (2013). Si tratta di un’ottima dimostrazione del processo compositivo di Fibre Parallele, che include drammaturgia, regia e originale contributo attorale. I due salgono e scendono dal palco, a turno si fanno sostituire in scena dall’assistente alla regia per poter guardare l’effetto di insieme, scrivono a tavolino e poi riscrivono ancora dopo le prove. La loro drammaturgia è in stretta relazione con la contemporaneità: Lo splendore prende in considerazione, in quattro diversi episodi, altrettanti archetipi, figure capaci di raccontare più...

Bassa continua: Ligabue torna sul Po

È iniziato con un racconto dolorante squarciato da bagliori comici e da momenti di disegno espressionista il viaggio nella vita e nelle opere di Antonio Ligabue, il matto, il “naif, il visionario, intrapreso da Mario Perrotta, autore, attore, narratore solista e inventore di spettacoli di gruppo. Perrotta era reduce dal successo di spettacoli come Italiani cincàli, La turnata, Odissea, appassionate ricognizioni personali nella memoria dell’Italia delle migrazioni. Aveva tentato, con buoni esiti, un affondo in lavori più collettivi, osservando cosa è diventato oggi l’individuo nella società, riscrivendo per la scena classici come Il misantropo di Molière, I cavalieri di Aristofane, spostando Bouvard e Pécuchet nell’epoca 2.0. Poi venne Antonio Ligabue. Prima, nel 2013, Un bès, viaggio nell’uomo con pittura dal vivo, in scena. Un racconto solista. Quindi, nel 2014, Pitùr, le opere urlanti o dolci dell’artista riviste attraverso le sue ossessioni, in un “ballo” con altri sette attori. Ora con Bassa continua. Toni sul Po il progetto si chiude là dove è iniziato...

Cuocolo/Bosetti, il teatro della porta accanto

La poesia è riconoscere una voce che gli altri non sentono. Continua anche se ti fermi, ti raggiunge ovunque guardi. Roberta Bosetti, con il tono di un soffio di vento, calma e serena, ci legge in cuffia Emily Dickinson e Pistoia e il mondo sono qualcosa di magico, da cogliere nel suo movimento. La parola è tutt’uno con il segreto, che sentiamo nostro, come se anche noi l’avessimo potuto dire. Sfiliamo in processione e la città, che non ha orecchie, ci guarda e non capisce. Dei ragazzini si avvicinano, si fanno il segno della croce, ridono e scappano via. Se è religione, rito, celebra l’uomo, non Dio. Il silenzio di quel gruppo in ascolto di visioni quotidiane non è vita dopo la morte, è vita durante la vita.   La Serata Dickinson, in scia con i radio-walkshow di Carlo Infante, ha inaugurato il mese di febbraio dedicato dal Funaro alla compagnia italo-australiana Iraa Theatre di Renato Cuocolo, regista, e Roberta Bosetti, attrice. Si sono poi succeduti gli spettacoli The Secret Room, MM&M, in anteprima, in forma di studio, esito della residenza artistica nel Centro Culturale pistoiese, e un laboratorio dal...

Parole Jelinek. Potere

Il potere in tutte le sue coniugazioni è l’asse portante dell’opera di Elfriede Jelinek, che – volendo riassumere – studia implacabilmente al suo microscopio linguistico le parole di chi il potere lo detiene e quelle di chi lo subisce. Questa esposizione del potere agito e subito tramite la parola è sostenuta da una incorreggibile volontà (e necessità) di credere nel potere della parola. In questo senso, come si è detto spesso e come si legge anche nella motivazione dell’assegnazione del Nobel, tutto nell’opera di Elfriede Jelinek è parola, parola contro il potere: «Per il flusso musicale di canto e controcanto nei romanzi e nei drammi, che con straordinario ardore linguistico rivelano l’assurdità dei cliché della società e il loro potere soggiogante». Elfriede Jelinek è salita su molte barricate, prima di persona, partecipando a manifestazioni e azioni pubbliche di protesta, poi affidando alle sue opere il compito di non abbassare mai la guardia, non cedere mai a compromessi, neppure di fronte al corso preso dalla storia. La sua rassegnata constatazione:...

L’Edipo tiranno di Castellucci a Berlino

Dopo vent’anni Romeo Castellucci torna a mettere in scena una tragedia greca, con attrici e attori della compagnia stabile della Schaubühne di Berlino. Nell'Orestea nel 1995 il coro tragico e il suo ruolo di commento erano spariti, mentre la funzione del corifeo era limitata a quella di sacerdote, di guida spirituale. Nell’Ödipus der Tyrann del 2015, basata sulla traduzione di Hölderlin, il corifeo è una monaca, interpretata da Angela Winkler, a capo di una comunità di carmelitane scalze, che mettono in scena la vecchia, scandalosa storia di Edipo.   Hölderlin traduce liberamente Edipo e Antigone di Sofocle nel 1803, con l'idea che per comprendere la tragedia greca da una prospettiva moderna sia necessario riscriverla con un nuovo linguaggio. Questo linguaggio estremamente lirico, oscuro, del poeta ottocentesco, oggi risulta ancora più distante, ed è il motivo per cui Castellucci lavora sulle sue opere, come si legge dall'intervista riportata sul programma di sala: “Di Hölderlin mi affascina l’inattualità. Essere inattuali non significa essere anacronistici, al contrario,...

Parole Jelinek. Patria

Cara E., mi chiedi di scrivere qualcosa sul concetto di Patria e sulle possibilità di rappresentazione. Ti ho detto che non ero sicuro che sarei riuscito a produrre un testo davvero pubblicabile ma che ci avrei provato, ed eccomi qua... Lascerò da parte per il momento E.J. e cercherò di partire dal concetto in questione. Patria-Vaterland dunque.   Qualche mese fa è morto mio padre. Sono stato con lui fino a quando il suo corpo non era freddo (quel corpo a termine, di cui tutti siamo provvisti e nel quale si vede più che in ogni altra cosa il passare del tempo. Corpo scandaloso, non sempre bello, ma allo stesso tempo sede di tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per scoprire il mondo). Ora mio padre non c’è più, se non nella mia memoria o nelle cose in cui io e i miei fratelli gli assomigliamo. Non ho scelto io di nascere suo figlio, né lui ha voluto proprio me, nel senso di quel me che sono diventato (anche se poi è stato orgoglioso di me).   Konrad Waas (*1935 - †2014) con Tobia Waas (*2005)   Per gran parte della vita sono stato un perfetto sconosciuto per mio padre, e...