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Lavoro intellettuale e lavoro manuale

Come nella cooperazione semplice, anche nella manifattura il corpo lavorativo in funzione è una forma d’esistenza del capitale. Il meccanismo sociale di produzione composto di molti operai parziali individuali appartiene al capitalista. La forza produttiva che deriva dalla combinazione dei lavori appare quindi come forza produttiva del capitale. La manifattura in senso proprio non solo assoggetta l’operaio, prima indipendente, al comando e alla disciplina del capitale, ma crea inoltre una graduazione gerarchica fra gli operai stessi.   Mentre la cooperazione semplice lascia inalterato nel complesso il modo di lavorare del singolo, la manifattura rivoluziona questo modo di lavorare da cima a fondo, e prende alla radice la forza-lavoro individuale. Storpia l’operaio e ne fa una mostruosità favorendone, come in una serra, la abilità di dettaglio, mediante la sopprssione d’un mondo intero d’impulsi e di disposizioni produttive, allo stesso modo che negli Stati del La Plata si macella una bestia intera per la pelle o per il grasso.   Non solo i particolari lavori parziali vengono suddivisi fra diversi individui, ma l...

Vagone ristorante

Il prezzo fisso della compagnia Cook procura, non tanto un nutrimento, quanto una filosofia. Il suo principio è una scommessa: il viaggiatore consuma nel cuore del viaggio tutto ciò che, costitutivamente, s’oppone al viaggio stesso. Il primo obiettivo è dunque quello di purificare il pasto da qualsiasi finalità propriamente nutritiva, di mascherare – con un complesso protocollo di attenzioni – la contingenza: quella, molto semplicemente, del mangiare in treno. Qui, ogni limitazione sembra produrre la libertà contraria, qualsiasi gesto è una smentita dei suoi limiti originari. Per esempio, lo spazio ristretto genera un’enorme quantità di biancheria: è tutto uno spreco di tovaglie e tovaglioli (che ricoprono anche i cestini del pane), di innumerevoli posate, come se non mancassero né spazio né il tempo per rimetterli in ordine, per lavarli.   Al di là della profusione, quel che ci viene proposto è il miraggio di una solidità: biancheria inamidata, posate massicce, ogni cosa tende a superare teatralmente il semplice utensile, attestando che ci troviamo ancora in...

Frammento sulle macchine

Finché lo strumento di lavoro rimane, nel senso proprio della parola, strumento di lavoro, così come, storicamente e immediatamente, è accolto e inserito dal capitale nel suo processo di valorizzazione, esso subisce solo una mutazione formale per il fatto che, ora, non appare più solo – dal suo lato materiale – come mezzo di lavoro, ma anche – e nello stesso tempo – come un modo particolare di esistenza del capitale determinato dal processo complessivo di quest’ultimo: come capitale fisso.   Ma, una volta accolto nel processo produttivo del capitale, il mezzo di lavoro percorre diverse metamorfosi, di cui l’ultima è la macchina o, piuttosto, un sistema automatico di macchine (sistema di macchine; quello automatico è solo la forma più perfetta e adeguata del macchinario, che sola lo trasforma in un sistema), messo in moto da un automa, forza motrice che muove se stessa; questo automa consistente di numerosi organi meccanici e intellettuali, in modo che gli operai stessi sono determinati solo come organi coscienti di esso. Nella macchina, e ancor più nel macchinario come sistema...

Imm'

Imm’ è una collana che intende occuparsi di cultura dell’immagine perché si basa sull’assunto di partenza che l’immagine non è solo un oggetto di studio, ma influisce sugli strumenti e i modi con cui si fa cultura. Quando Lazslo Moholy-Nagy lanciò, ormai novant’anni fa, il famoso monito secondo cui l’analfabeta di domani – per noi dunque di oggi – non sarà chi non sa leggere la scrittura ma chi non sa decifrare le immagini, profetizzava la società dell’immagine, come oggi la chiamiamo abitualmente, ma anche la necessità di un’altra “lettura”. Da qualche parte la chiamano “svolta iconica”, da altre parti “cultura visuale”, secondo approcci e intenti diversi. Per noi è un modo di guardare, di vedere e di pensare.   L’immagine è infatti un fenomeno complesso, viene trattata come un documento, come se questo fosse un fatto scontato, ma al tempo stesso l’immagine non rappresenta, non sta al posto di altro, non testimonia, ma indica, lascia intravedere, deforma, porta al limite, introduce pensiero, svela lo...

Uscendo dal cinema

Il soggetto che parla qui deve riconoscere una cosa: gli piace uscire da una sala cinematografica. Ritrovandosi nella strada illuminata e quasi deserta (ci va sempre di sera e lungo la settimana) e dirigendosi mollemente verso qualche caffè, cammina in silenzio (non gli piace parlare subito dopo il film che ha appena visto), un po’ intorpidito, goffo, infreddolito — insomma, assonnato: ha sonno, ecco che cosa pensa; nel suo corpo si è diffuso un senso di sopore, di dolcezza, di calma: languido come un gatto addormentato, si sente un po’ disarticolato, o meglio (perché per un’organizzazione morale il riposo non può consistere che in questo) irresponsabile. In breve, è evidente, esce da uno stato di ipnosi. E dell’ipnosi (vecchia arma psicoanalitica che la psicoanalisi sembra ormai trattare con condiscendenza) ciò che percepisce è il più antico dei poteri: quello di guarire. Pensa allora alla musica: non ci sono forse delle musiche ipnotiche? Il castrato Farinelli, la cui messa di voce fu incredibile “sia per durata sia per emissione”, lenì la malinconia morbosa di Filippo V di...

Io sono il mio denaro

Il denaro, poiché possiede la proprietà di comprar tutto, la proprietà di appropriarsi tutti gli oggetti, è così l'oggetto in senso eminente. L'universalità della sua proprietà è l'onnipotenza del suo essere, esso vale quindi come ente onnipotente... Il denaro è il lenone fra il bisogno e l'oggetto, fra la vita e il mezzo di vita dell'uomo. Ma ciò che mi media la mia vita mi media anche l'esistenza degli altri uomini. Questo è l’altro uomo per me. –   Goethe, Faust (Mefistofele):   Che diamine! Certamente mani e piedi e testa e di dietro, questi, sono tuoi! E pure tutto quel di cui frescamente godo è perciò meno mio? Se io posso comprarmi sei stalloni, le loro forze non sono mie? Io ci corro sopra e sono un uomo più in gamba, come se avessi ventiquattro piedi.   Shakespeare, in Timone d’Atene:   Oro? Prezioso, scintillante, rosso oro? No, dei, non è frivola la mia supplica. Tanto di questo fa il nero bianco, il brutto bello, il cattivo buono, il vecchio giovane, il vile valoroso, l’ignobile nobile. Questo stacca… il prete dall’altare; strappa al semiguarito l’origliere; sì, questo rosso schiavo scioglie e annoda i legami sacri; benedice il maledetto; fa la...

La fine del dandismo

Per molti secoli, ci sono stati tanti vestiti quante classi sociali. Ogni rango aveva il suo abito, e non c’era alcun imbarazzo nel considerare il modo di vestire come un vero e proprio segno, dato che la disparità di stato sociale era considerata naturale. Da una parte, il vestito era sottoposto a un codice assolutamente convenzionale ma, d’altra parte, questo codice rinviava a un ordine naturale o, meglio ancora, divino. Cambiarsi d’abito significava cambiare al tempo stesso modo d’essere e classe sociale: l’uno e l’altra si confondevano. Nelle commedie di Marivaux, per esempio, il gioco dell’amore coincide al contempo con il quiproquo delle identità, con il mutamento delle condizioni sociali e con lo scambio dei vestiti. Esisteva dunque una vera e propria grammatica del vestito, che non poteva essere trasgredita senza minacciare, non soltanto alcune convenzioni del gusto, ma soprattutto un ordine profondo del mondo: quanti intrighi, quante peripezie della nostra letteratura classica si basano sul carattere francamente segnaletico del vestito!   Sappiamo che subito dopo la Rivoluzione il vestito maschile è...

I nomadi e il denaro

I popoli nomadi sviluppano per primi la forma di denaro, poiché tutti i loro beni si trovano in forma mobile, quindi immediatamente scambiabile, e perché il loro genere di vita li porta continuamente a contatto con comunità straniere, e quindi li sollecita allo scambio dei prodotti. Gli uomini hanno spesso fatto dell’uomo stesso, nella figura dello schiavo, il materiale originario del denaro, ma non lo hanno fatto mai della terra. Questa idea poteva affiorare soltanto in una società borghese già perfezionata: essa data dall’ultimo trentennio del XVII secolo e la sua attuazione su scala nazionale venne tentata soltanto un secolo più tardi nella rivoluzione borghese dei francesi. La forma di denaro passa a merci che per natura sono adatte alla funzione sociale di equivalente generale, ai metalli nobili, nella stessa misura che lo scambio di merci fa saltare i suoi vincoli meramente locali, e quindi che il valore delle merci si amplia a materializzazione del lavoro umano in genere.   Ora, la congruenza delle loro qualità naturali con la funzione del denaro, mostra che «benché oro e argento non siano...

Monsieur le Capital e Madame la Terre

In capitale-profitto, o ancora meglio in capitale-interesse, terra-rendita fondiaria, lavoro-salario, in questa trinità economica collegante le parti costitutive del valore e della ricchezza in generale con le sue fonti, la mistificazione del modo di produzione capitalistico, la materializzazione dei rapporti sociali, la diretta fusione dei rapporti di produzione materiali con la loro forma storico-sociale è completa: il mondo stregato, deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la Terre, come caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose.   Il grande merito dell’economia classica consiste nell’aver dissipato questa falsa apparenza e illusione, questa autonomizzazione e solidificazione dei diversi elementi sociali della ricchezza, questa personificazione delle cose e oggettivazione dei rapporti di produzione, questa religione della vita quotidiana, riducendo l’interesse a una parte del profitto e la rendita all’eccedenza oltre il profitto medio, così che ambedue coincidono nel plusvalore; in quanto essa rappresenta il processo di circolazione come pura e semplice...

La merce

Marx ritorna? Dopo essere finito in cantina o sugli scaffali alti delle biblioteche di anziani lettori del tempo che fu, dopo essere stato escluso dai programmi dei partiti politici di sinistra, dimenticato, non più citato, ecco che Marx torna – ma forse non se ne era mai andato davvero. Thomas Piketty intitola il suo libro, best-seller in Europa e in America, Il Capitale del XXI secolo (Francia, Seuil 2013; Italia, Bompiani 2014). Alla Biennale Arte di Venezia di quest’anno il curatore, Okwui Enwezor, lo ripropone come un autore di culto intorno a cui si costruisce una parte importante del suo progetto All the World’s Futures.   Alla Biennale Das Kapital verrà letto da attori alla stregua di un testo drammaturgico e altre iniziative ruotano intorno all’opera più nota, e meno letta, del filosofo tedesco. Forse non è un caso che sia un curatore d’arte contemporanea a resuscitare l’autore del Manifesto del Partito Comunista. Marx come un’icona? Anche lui avrà alla Warhol il suo quarto d’ora di celebrità?   Abbiamo pensato di proporre ai lettori passi delle opere di Marx dedicati...

Attentato o guerra?

Dal barbiere   Nella poltrona di fianco alla mia un bellimbusto barbuto (alla Francesco I) si crogiola tra il barbiere che si dà da fare e la manicure che armeggia con le sue mani molli e abbandonate. La conversazione è generale, partecipa tutto il salone. A un certo punto sento una frase molto chiara, ben formata, come una massima: «Io ho un metodo per domare sia i cani che le donne. Ma con le donne è più difficile». La manicure e la cassiera sembrano estasiate, sia che ci tengano a sottolineare la buona battuta, sia  che si sentano lusingate di avere più carattere dei cani, sia più semplicemente perché assaporano il comfort dello stereotipo. L’uomo in effetti ha un cane, dolce e triste, seduto con aria frettolosa su una poltrona dietro di lui: «L’ho preso a quattro mesi, non mi ha mai lasciato da cinque anni», dice con la soddisfazione del padrone amato (perché i cani, spesso così nobili, non si accorgono dell’imbecillità dei loro padroni?). Qualche giorno dopo leggo su Libération il seguente annuncio: «Tu, donna! Sei la dea e la padrona...

Etimologiario

amaro agg. (crasi tra il s.m. amore e l’agg. raro) – dicesi di cosa o persona che ama pochissimo.   ambizione s.f. (der. dell’agg. num. ambo: l’uno e l’altro, tutti e due) – partita doppia condotta da un soggetto a struttura binaria, capace di coniugare contemporaneamente il sé reale e il sé ottativo. Il carattere duale agisce da moltiplicatore di energie e attiva una potente molla che consente di raggiungere qualsiasi meta.   baldanza s. f. (com. dal s.m. ballo e dal s. f. danza) – atteggiamento del corpo e dello spirito posto ambiguamente tra il ballo e la danza, nell’incerto ma inebriante interstizio tra due sinonimi.   crepuscolo s. m. (dim. del s. f. crepa) – esile crepa del tempo tra il giorno e la notte. Una pausa sottile dove i colori si accendono, brevemente sottratti al dominio della luce o del buio.   entropia s. f. – un’utopia rientrata. La felice energia utopica si raggomitola generando preoccupanti malesseri (solitamente con febbre).   esilio s. m. (der. dell’agg. esile) – condizione molto delicata. Sospeso a fili sottilissimi, esili resti di...

Campioni # 10. Fabio Pusterla

Amaranthus palmeri   I.   Noi, che ignoriamo le forme del futuro, assistiamo al movimento dei paesaggi, e sono transiti e metamorfosi strane.   Come navi certi bianchi cimiteri di pianura a volte prendono il largo, le colline nere si inchinano al loro passaggio, si sfaldano piano in grisaglie di nubi. E le valli coperte di nebbia rivelano al lampo cantieri, trafori tormentosi voluti  o non voluti verso un altro versante del tempo, non si sa se migliore o più truce, tralicci, capestri, depositi di roba, lunghe file di profughi, treni. La vastità dei campi si apre sul vuoto, dementi stormi  di gazze e allodole precipitano nel buio forse indicando col becco orizzonti. La rupe e il sentiero scosceso degli anni, il più duro cammino tracciato dai passi di antichi viandanti, il posteggio deserto, il cortile, la roggia, il terrazzo: scompaiono o si mutano in altro come i volti più chiari ora in ombra, come l’ombra stessa. E nell’ombra lampeggia qualcosa di anomalo, una sagoma cremisi, profilo ribelle scomposto, di rovo. Amaranthus palmeri, segnale che inquieta, catastrofe o estrema speranza che...

Il giornale

Quando ero ragazzo i lavoranti di una vetreria della mia città percorrevano all’alba in bicicletta la via Garibaldi in direzione Nord fino al cavalcavia oltre il quale c’era la grande fabbrica. Per difendersi dalla tramontana portavano tra la camicia e la maglia di lana un giornale piegato in due. Giacche a vento e giubbotti di pelle erano ancora indumenti di lusso riservati agli sciatori e agli sportivi.   Durante l’ultima guerra i poveri rimediavano alla scarsità di carbone e di legna da riscaldamento impastando nella stagione calda la carta di giornale ammollita nell’acqua: pressandola con le mani ne ricavavano delle palle che poi facevano asciugare al sole, un ottimo combustibile per l’inverno.   Nelle latrine pubbliche, ma anche in quelle delle case povere, rettangoletti di carta di giornale venivano infilati a un gancio di ferro per un uso che ha accompagnato il giornale fin dalla sua prima diffusione popolare. Per quanto fossero causa di frequenti intoppi nelle tubature di scarico, i giornali usati nelle latrine hanno rappresentato un primo notevole progresso verso la conquista della dignità giornalistica....

Tu sei supercompetitivo, io quasi per nulla

Ricordiamo François Truffaut a trent’anni dalla sua morte (21 ottobre 1984) con le sue stesse parole.   Pubblichiamo lo scambio tra Jean-Luc Godard e François Truffaut che chiuse definitivamente i rapporti tra i due grandi registi. Da Autoritratto. Lettere 1945-1984 (Correspondance. Lettres recueillies par Gilles Jacob et Claude de Givray, 1988) uscito da Einaudi nel 1989 a cura di Sergio Toffetti, con contributi di Marco Vallora e Jean-Luc Godard     Jean-Luc Godard Lettera a François Truffaut - maggio 1973   Ho visto ieri Effetto notte. Probabilmente nessuno ti dirà che sei un bugiardo, così lo faccio io. Non è affatto un insulto fascista, è una critica, ed è senza un punto di vista critico che ci lasciano film come quelli di Chabrol, Ferreri, Verneuil, Delannoy, Renoir, ecc., di cui mi lamento. Tu dici: i film sono dei grandi treni nella notte, ma chi prende il treno, in che classe, e chi lo guida con la spia della direzione di fianco? A che quelli fanno i film-treni. E se tu non parli del Trans-Europ, allora si tratta forse di un treno per pendolari, o di quello Dachau-Monaco, di...

Luigi Grazioli. Figura di schiena

In occasione della pubblicazione del nostro ultimo ebook Figura di schiena, di Luigi Grazioli, un itinerario vario e composito che attraversa il periodo classico della pittura e diventa un modo di vedere il mondo e ragionare sul proprio posto tra gli uomini e le cose, riportiamo di seguito il blog che l'autore sta aggiornando periodicamente con materiale inedito sul suo libro. In coda troverete un'anteprima tratta dal primo capitolo. Il testo si può acquistare QUI.     È opportuno cominciare con la definizione del campo di indagine e del suo oggetto, che sarà poi seguita, per specificazioni successive e non lineari, dalle analisi delle tipologie e caratteristiche, nelle quali i vari argomenti verranno ripresi per ampliare il discorso o focalizzare qualche caso particolare ogni volta che sarà necessario.   Tranne poche eccezioni, per ragioni che appariranno più chiare in seguito, l’ambito temporale è circoscritto alla stagione classica della pittura, dal Quattrocento al Seicento.   Ribadito che per figura di schiena qui si intende quella e solo quella che è rappresentata di spalle senza...

L'onta del significato

La pubblicazione presso L’orma – come numero 2 della nuova serie della collana fuoriformato (pubblicata per 31 volumi da Le Lettere, fra il 2006 e il 2012) – di Una profonda invidia per la musica. Invenzioni a due voci con Paolo Terni, di Giorgio Manganelli, rappresenta un adempimento lungamente atteso. Sin dall’inizio del progetto di fuoriformato, infatti, volevo pubblicare nella loro originale forma fonografica le bellissime conversazioni a tema musicale che Manganelli ebbe con Terni a Radio Tre Rai nel luglio del 1980, e che già erano conosciute – solo in forma trascritta, però – nel libro di Terni, Giorgio Manganelli ascoltatore maniacale, pubblicato da Sellerio nel 2001. Complesse questioni di diritti hanno reso possibile solo ora questa pubblicazione. Solo ascoltandolo materialmente (Manganelli direbbe forse “matericamente”), questo intreccio di voci, viene a giorno in effetti la qualità di «improvviso» (Improvvisi per macchina da scrivere è il titolo “musicale” scelto per il proprio libro da Manganelli più amato, forse: la raccolta dei corsivi giornalistici uscita...

Lettera a Robert Lachenay

Ricordiamo François Truffaut a trent’anni dalla sua morte con le sue stesse parole. Doppiozero pubblicherà ogni mese una lettera da Autoritratto. Lettere 1945-1984 (Correspondance. Lettres recueillies par Gilles Jacob et Claude de Givray, 1988) pubblicato da Einaudi nel 1989 a cura di Sergio Toffetti, con contributi di Marco Vallora e Jean-Luc Godard “Nel corso della nostra vita, noi diventiamo tante persone differenti, ed è proprio questo a rendere così strani i libri di memorie. Una persona, l’ultima, si sforza di unificare tutti i personaggi differenti” François Truffaut     Nel luglio del 1950 François Truffaut è un giovane reporter, collabora con varie riviste e vive con frenetica eccitazione le sue giornate parigine tra nuovi incontri e storie da raccontare. Tuttavia si sente irrisolto e depresso sia dall’artificiosità del suo lavoro sia dal logorante amore per Liliane Litvin, una giovane cinefila conosciuta alla Cinémathèque un sabato pomeriggio, corteggiata anche da Jean Gruault e Jean-Luc Godard. In questa lettera all’amico Robert Lachenay (che ispir...

Il disincanto degli studenti

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale si immaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità e ingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po’ retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori. Oggi le cose sono cambiate radicalmente.   Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti. «A me professò sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia… ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la...

Perché Open Innovation?

Dopo il primo, pubblichiamo un secondo estratto dal Libro bianco sull’innovazione sociale scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan. Geoff Mulgan sarà ospite di Meet the Media Guru il 4 Aprile a Milano. Dal dibattito intorno al percorso di cheFare era emersa la volontà di organizzare un incontro con una personalità di riferimento della pratica, della ricerca e della riflessione teorica sull’innovazione sociale.     Mulgan è perfetto in questo senso: Chief Executive di NESTA (National Endowment for Science, Technology and the Arts; la Dote Nazionale per la Scienza, la Tecnologia e le Arti), da molti anni facilita la nascita di forme d’nnovazione al crocevia tra economia, finanza, cultura e società. Il “Libro bianco” è stato tradotto interamente in italiano da Societing, a cura di Adam Arvidsson e Alex Giordano; se volete leggerlo (riportiamo solo le pagine 38-44) potete scaricarlo gratuitamente a questo link. La numerazione dei paragrafi riprende quella originaria degli esempi nel testo, da 1 a 400.     Open Innovation   L’open...

Un altro viaggio in Etiopia

Nella primavera del 2011 Giovanna Silva e Alberto Saibene, fondatori di una casa editrice di nome Humboldt dedicata alla letteratura da viaggio, mi hanno proposto di scrivere un racconto di viaggio per loro, che sarebbe stato accompagnato da un saggio fotografico di un artista. Naturalmente, ho accettato. Un anno dopo sono partito per l’Etiopia col fotografo/artista Armin Linke; un anno dopo, che è adesso, il libro è uscito, primo di una collana in cui sarà seguito da quelli di Dino Baldi e Marina Ballo (sulla Grecia) e di Claudio Giunta e la stessa Giovanna (sull’Islanda), in coedizione con Quodlibet.   Il genere mi affascinava e spaventava al contempo. Grande amante del capitano Richard Francis Burton (un po’ come Veltroni potrebbe amare Roosevelt: da lontano e dal basso), non riuscivo tuttavia a non vedere la doppia ipoteca che oggi grava sulla letteratura di viaggio. Da una parte ha a che fare col colonialismo: l’idea che un dilettante più o meno versato nella scrittura (un dilettante occidentale, ovviamente) possa estrarre una sintesi significativa dall’esperienza di un luogo lontano ci appare oggi...

Grande è il disordine sotto il cielo

È uscito in questi giorni presso le Edizioni dell’asino, Soli e civili di Matteo Marchesini, una serie di ritratti d’intellettuali, scrittori e poeti spesso dimenticati, ma che hanno fatto la storia della cultura italiana, da Alberto Savinio a Piergiorgio Bellocchio, da Franco Fortini a Luciano Bianciardi. Pubblichiamo di seguito la prefazione al volume di Goffredo Fofi.   Goffredo Fofi, Grazia Cherchi, Piergiorgio Bellocchio.   Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è confusa e la crisi avanza, e non riguarda soltanto l’economia; è forse, prima di tutto, una crisi di modelli, di idee, di morali. Di “cultura”, in senso antropologico e in senso cognitivo. In un paese che non ha vissuto l’esperienza della Riforma e che non ha fatto la Rivoluzione borghese, che ha alle spalle una tradizione municipale piuttosto che statale, che va dalle Alpi al mar d’Africa e che si apre verso Oriente quanto verso Occidente, ma che ha subito nel Novecento l’impatto micidiale dell’american way of life, le tradizioni sono deboli e le leggi incerte – tante e contraddittorie....

Aziende camorristiche e clerici bigotti

Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Stefano Bartezzaghi, Dando buca a Godot. Giochi insonni di personaggi in cerca d’aurore, Einaudi Stile Libero Extra, da oggi in libreria.                                                   Nome del gioco: Anagramma politico.   Meccanismo: Si dispongono le lettere del nome-e-cognome (senza tralasciarne, aggiungerne o sostituirne alcuna) di un personaggio politico cercando di costruire una nuova frase, pertinente alla sua personalità.   Esempio: Giovanna Melandri = Madonna virginale.   Da quando lo si gioca e dove: I primi anagrammi noti risalgono al III secolo a.C., Alessandria d’Egitto, periodo ellenistico. I soggetti sarebbero il re Tolomeo Filadelfo e la regina Arsinoe, l’autore sarebbe il poeta di corte Licofrone. Altri anagrammi di nomi di sovrani (o di donne amate) risalgono al periodo manierista e barocco. Dall’Ottocento il gioco viene almeno...

Pochi minuti per distruggere, molti anni per costruire / Zygmunt Bauman. Conversazioni sull’educazione

Il libro di Zygmunt Bauman, Conversazioni sull’educazione (Erickson), uscito da poco e da cui è tratto questo lungo brano, è un’intervista diversa dalle solite, segnate dal botta e risposta, domande e risposte che si alternano con ritmo incalzante. Qui l’intervistatore, Riccardo Mazzeo, dirigente editoriale e intellettuale, pone al sociologo una domanda, ampia e articolata, e Bauman gli risponde per esteso. Sono tutte questioni che riguardono il tema dell’educazione.   Che ruolo devono assumere oggi gli educatori in un mondo così complesso e difficile? Che spazio c’è per quest’attività così importante per il nostro futuro nella “società liquida”? La paura e l’ansia sono i due sentimenti più diffusi tra i giovani, ma anche tra gli adulti che dovrebbero istruirli e educarli. Il teorico sociale risponde articolando prospettive ampie, facendo esempi, discutendo aspetti del contemporaneo, e persino, a volte, tracciando traiettorie tutte sue, differenti dalle interrogazioni di Mazzeo. Il libro è pubblicato dalla Erickson di Trento, una casa editrice che ha proprio al centro della sua missione culturale e civile i temi educativi, la formazione, le scienze psicologiche, la pedagogia...