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Racconto

(392 risultati)

Esseri umani in difficoltà / Didattica al serale

«Un giorno non avrai le ragazze, un giorno i ragazzi, e un altro giorno ancora quello che aveva fatto così bene la verifica di matematica è andato e non tornerà più.» (Valeria Parrella, Almarina)   Mauro, lo chiamerò così, ha diciotto anni e lavora in un piccolo supermercato vicino casa mia. Spazza i pavimenti, fa le consegne, si spacca la schiena nel magazzino.  È un mio studente e prima della quarantena ci siamo incontrati qualche volta, quando andavo a fare la spesa, e ci fermavamo a chiacchierare. Ha smesso di venire a lezione da un po’, eppure è uno dei più bravi, almeno nelle mie materie. In più è un rapper bravissimo, un giorno gli ho fatto spiegare la musicalità del verso in classe facendogli cantare uno dei suoi pezzi, c’è stata una standing ovation. È sottile, Mauro, introverso e intelligente, ha scritto un testo rap ispirato a Cavalcanti perché come lui vede nell’amore qualcosa di doloroso e insostenibile per la propria sensibilità. Durante l’ultimo compito in classe di italiano che gli ho visto svolgere, un testo argomentativo, ha avuto un crollo e voleva consegnarmi il foglio dopo quaranta minuti, in bianco. Diceva che non ce la faceva, che non era in grado...

La stanza / Quaderno blu notte (2)

2. La stanza. Era in opposizione all’aperto, alla strada, al luogo pubblico e comune che la stanza definiva il suo spazio, la sua stessa ragion d’essere. Ora, in questo nuovo oscuro orizzonte, la stanza prende nel suo recinto tutto il tempo dell’agire, e del vivere. Come l’incontro – altra figura del vivere sociale– perde ora la sua fisicità e prossimità, e nella lontananza dei corpi pratica forme sostitutive e telematiche di relazioni, così la stanza riporta nel suo chiuso quel che non le era proprio, come per esempio il passeggiare. Che, trasformato in un modesto andirivieni, è costretto a privarsi della vista, dei suoni, dei profumi, delle variazioni di luce, cioè di tutto quello che definiva la sua natura di cammino, il suo ritmo. Privazione che l’accendersi della primavera amaramente accentua: privazione necessaria perché ancora per noi primavera rinasca.    Intorno alla stanza, alcuni passaggi che ci giungono dalla rappresentazione letteraria e che qualcosa suggeriscono, per via immaginativa, alla nostra nuova condizione “claustrale” (parola sul piano letterale impropria, perché il chiostro monastico comprendeva anche portici e giardini e corridoi, e tuttavia...

Tempo / Vita di quarantena in città

Dall’alto del quinto piano per la prima volta vedo la vita dei vicini, come sono le loro finestre, le piante sui balconi, le piastrelle sui terrazzini, l’invecchiamento delle imposte. Mentre la palla nella sua parabola inciampa sul filo dei panni e mia figlia corre a recuperarla, capisco con un’occhiata dove dormono i ragazzi degli altri: sui vetri delle finestre hanno appeso dall’interno sempre qualcosa di colorato che appare sfumato alla vista, ma dà calore. La quarantena mi ha fatto scoprire il terrazzo condominiale, dove un secolo fa stendevano i panni e oggi ci sono i segni colorati dei gessetti che le bimbe dei vicini tracciano a terra quando salgono, come noi, a prendere aria.    Noi giochiamo a palla asino, ogni volta che uno sbaglia prende una lettera, A, S, I, N, O; chi realizza la parola completa ha perso. Prendiamo il gioco seriamente e io cerco di renderlo più difficile gettando la palla obliquamente per far fare uno scatto imprevisto al corpo, perché mia figlia faccia un po’ di moto. I suoi undici anni sono come intorpiditi da questo mese e mezzo di reclusione forzata. Lei, che è una piletta di energia e anche in casa deve fare il parcours domestico, che...

Bergamo / Il virus visto da dentro

Ho attraversato l’esperienza del virus, proprio questo virus, a Bergamo, in questi giorni. Chissà quanti l’hanno attraversata senza neppure averne consapevolezza, alcuni, i più giovani, senza conseguenze, altri morendo senza causa efficiente, senza che il tampone fornisse loro il sigillo di morte “autentica”. Le pagine dei necrologi sono lievitate da una a dodici, le notizie degli amici, dei conoscenti, dei giornali si diffondono, senza remissione. Io sto meglio, ma non è questo il punto. Chi, come me, il virus lo sta attraversando ha fatto un’esperienza sui generis. La descriverò qui con parole mie, che voglio condividere con il lettore.  Per la mia esperienza – sto attraversando il virus e sto sopravvivendo – non è tanto il fatto di essere stato inserito in una sala d’emergenza gremita; il non avere avuto un luogo dove stare, finché qualcuno non ti dà un giaciglio su cui coricarti, inadeguato, il tuo primo privilegio; neppure stare dentro al lazzaretto degli appestati, dove, se devi pisciare – poiché sei già attaccato a due tubi, liquido e gassoso – lo devi fare lì, in un contenitore di cartapesta, davanti agli altri, che ti guardano, come tu guardi loro. Fai un piccolo...

Respirare / L’abbraccio e il bacio

L’abbraccio   Mi è sempre piaciuto il fuori, più del dentro. Quando d’estate la cena era finita, e la mamma e la nonna cominciavano a chiacchierare, restando sedute a tavola, il nonno si alzava e usciva fuori per fumarsi una sigaretta. Guardava con gli occhi semichiusi la campagna davanti a casa, un orizzonte piatto dove la terra sconfinava nel cielo. Lo seguivo, mi accovacciavo accanto a lui sul gradino della porta d’entrata per farmi abbracciare, e cercavo di socchiudere gli occhi, imitando il suo sguardo. Mi piaceva l’odore della sigaretta, e il calore del gradino di cemento scottato dal sole di tutta la giornata. Stavamo lì, vicini, allacciati, fino a diventare piccoli piccoli. Il fuori si faceva vivere in tutta la sua completezza, in tutta la sua vaghezza, cancellando i momenti in cui il dentro, con la sua furia aggressiva e imprevedibile, affiorava dal nero.    Il bacio   A un certo punto, da piccola, ho smesso di respirare. L’apnea era per me un esercizio pericoloso di convivenza sociale. Me ne sono accorta dopo uno svenimento a casa dei vicini. Il vecchio Augusto mi diede un grosso bacio per ringraziarmi di avergli portato dei fichi. Era appena uscito...

Tempo inatteso / Quaderno blu notte

1. Il tempo scuro di quel che accade. Tempo inatteso, e impetuoso nella sua violenza. Che è quotidiana scansione del male: vite troncate nella solitudine, sofferenze che si allargano, un crescendo che rimbomba, e che nel numero sembra cancellare la possibilità della compassione per il singolo, e per i molti. Tempo che recide quell’altro tempo, recentissimo, nel quale la strada era di tutti, e nelle sale dei cinema o nei concerti sedevamo accanto a ignoti, e ci abbracciavamo negli incontri e negli addii, negli arrivi e nelle partenze. Una tenebra, intorno, che più dilaga più mostra impietosa la primavera che sta per scoppiare senza la nostra prossimità, seguendo, com’è naturale, il suo ritmo, il suo tempo. Che non è questo nostro tempo scuro, ormai in scarto amaro nei confronti della stagione, estraneo al fiorire.  Sta con noi, questo nuovo scuro tempo, sta dentro di noi. Il tragico non permette distrazioni, o fughe.   Leggere questo tempo vuol dire raccogliere antichi richiami. Quello, per esempio, che invitava a stare al mondo considerando l’orizzonte della finitudine: il limite come ritmo del vivere, e dell’agire proprio e comune. O che considerava la natura nelle...

Vuoti e pieni / Diario di un’insegnante on-line

Insegno.  Il lavoro, quando può, se può, continua. In qualche modo.  Le lezioni sono online. Si moltiplicano le piattaforme. Su Argo è necessario controllare l’uscita di nuove circolari, tutorial per classroom, per google meet, tutorial pure per avviare la mail istituzionale. E poi ogni consiglio di classe una mail. Provare a organizzarci, un file excel per scandire le lezioni on line.  “Ragazzi magari iniziamo con Skype, che dite? E forse sarebbe meglio che facessimo una chat whatsapp, così vi comunico i codici di accesso per il materiale di classroom in modo piuttosto veloce”. Sono giorni, insomma, di iperconnessione, dove alcuni argini non tengono più: “vi mando un vocale altrimenti non riesco a tenere più il ritmo delle comunicazioni”.  La cattedra: mi viene da ridere, a pensarci.  Altro che cattedra: qui vedono la mia foto profilo whatsapp. E io entro nelle loro stanze da letto, tra i loro poster. Vedo i mobili, intuisco il resto della casa. Mi commuove, la loro vita. Guardarli appena svegli, seduti a un tavolo che non è il banco e con un volto che non riesco più ad associare in maniera così non mediata al loro posto sull’elenco del registro.  –...

Figure a colori / Autostrade Spa

Ricordo che avevo iniziato una raccolta di miniassegni, erano molto colorati e alcune banconote avevano grafiche audaci e spinte; erano soprattutto da 50 e 100 lire, poca roba. Sostituivano le monete che, per questioni mai chiarite fino in fondo, erano sempre meno. Prima gli spiccioli venivano rimpiazzati con gettoni e francobolli e questi anche usati al casello dell’autostrada come resto in una bustina trasparente. Ce n’era sempre qualcuna nel vano portaoggetti del cruscotto dell’auto di mio nonno. Quando la ereditai, appena presa la patente a 18 anni, volevo personalizzarla con qualche adesivo che allora andava forte, ma lasciai stare, la 1300 Fiat grigio fumo di Londra era bella così, pulita.

Giorno 2 / L’interprete

«Cos’è un interprete?» chiede Testadizucca nel Mago di Oz. «Qualcuno che conosca sia la mia lingua sia la tua. Quando io dico qualcosa, l’interprete ti riferisce quel che ho detto; e quando dici qualcosa tu, lui traduce per me», risponde lo Spaventapasseri.   Qualcuno che conosce le due lingue, e tuttavia aspira, traducendole, a farne-dirne una sola, a cogliere di entrambe le sfumature al punto che diventi difficile dire, Questa è la mia lingua e quella è la tua. Difficile dire, Io sono di qui, tu sei uno straniero. Al suo tavolo con carta e penna, sul palcoscenico col proprio corpo, davanti al suo spartito con il proprio strumento, l’interprete dà voce. Una voce dapprima sommessa, talora stridente, poi sempre più morbida, consapevole e convinta, tanto da poterne infine ridere di gusto. E condividerla. Come dev’essere di tutto ciò che nasce dal desiderio. «S’io m’intuassi come tu t’immii» dice Dante a Folchetto di Marsiglia (Paradiso, IX, v. 81), verso bellissimo che meglio di qualunque altra cosa esplicita il particolare desiderio sotteso al tradurre, all’interpretare: quello di lasciare entrare dentro di sé un’altra coscienza, un’altra storia, un’altra scrittura, un’altra...

Giorno 1 / Strega ultima

“Dgvintaréi coma me”, diceva, attorcigliando la cinta del suo grembiule attorno alla mia vita, ogni sera, al ritorno dai campi, e borbottava sempre la stessa formula con un ritmo salmodiato: “Aceè e’ mêl u’t starà luntân”. Ma non volevo diventare come lei: era vecchia, aveva mani grosse e dure, e il loro tatto spesso mi dava i brividi; la gente diceva che era una strega perché parlava coi morti. Aveva un gran dolore di essere viva, e il pozzo, a cui si affacciava agitando nell’aria i suoi lunghi capelli bagnati, sembrava il posto dove poteva essere quel che non era. A volte mi sollevava da terra per farmi guardare in fondo al pozzo: “A vidat? Là zo u j è e’ zil”.   Ma non era vero, non c’era il cielo, solo un gran buio, un’eco assordante del boato della nostra voce, appoggiata là, sul bordo. “Da boca in boca”: era il segnale per recitare insieme il rosario in latino, o in una lingua inventata, perché Nora, questo il suo nome, non sapeva nemmeno l’italiano, e il dialetto lo parlava a rovescio quando proprio non voleva farsi capire. Ma io la capivo, senza volerlo, proprio come se un’energia radioattiva mi volasse dentro. Cosa cercava la nonna nei pozzi? Aveva fede nelle forze...

Un giorno alla volta / Sono una giocatrice compulsiva

Fino alla primavera del 2006 di mio padre sapevo tre cose: che lavorava tanto, che andava sempre a messa, e che non m’aveva mai detto brava. Quell’anno, una domenica, vengo a conoscenza della quarta: mio padre gioca d’azzardo. La sala in cui si rinchiude ogni giorno si trova a piazza Cola di Rienzo. La sala ha aperto da poco, eppure io che lavoro in una Concessionaria Giochi non lo sapevo.  Mio padre per sé non ha mai comprato niente. Una volta, da ragazzina, l’ho visto arrotolarsi uno spago intorno ai pantaloni perché gli si era rotta la cintura. Però la matta di casa ero io, la figlia storta dell’Avvocato, l’unica, quella che non ha il senso del denaro. Una mattina lo seguo nella sala giochi. Il locale è privo di finestre. Le macchine, che sembrano cento, o mille, rullano e fischiano. Sento un buon odore. In ufficio un fornitore di profumi da ambiente mi ha spiegato che a ogni sala giochi viene abbinata una profumazione, così il giocatore riconosce l’odore e si sente a casa. La profumazione viene diffusa anche all’esterno per invogliarlo ad entrare. Quel giorno mio padre mi spinge uno sgabello sotto il culo e cinquanta euro nella fessura, preme un pulsante e la macchina...

Venezia / Riavvolgendo il nastro dell’acqua

Piove senza sosta in questo lunedì notte e la luna non è più piena, le maree si stanno normalizzando, la nostra casa pure si sta normalizzando con grande lentezza e fatica, Venezia ancora in ginocchio prova a rialzarsi. Abbiamo imparato tanto, abbiamo imparato a stare in due con cane in un letto stretto e la marea attorno a 187 cm, abbiamo toccato con mano una grande solidarietà ed empatia con amici e conoscenti, abbiamo capito che spalare acqua cantando con amiche e amici è un evento di bellezza eccezionale altro che marea, che prima dopo e durante c’è sempre chi allunga un sorriso o una torta. Che non sappiamo quante energie ci restano, ma sappiamo che a Venezia restiamo.   Oggi è lunedì, siamo tornati ognuno al rispettivo lavoro per poi correre a casa a continuare a pulire e trovare acqua nascosta in ogni dove. Stamane la città sembrava una lumaca che mette fuori la testa dal guscio per vedere come va all’intorno: un paio di attività commerciali su dieci hanno riaperto, altre ancora sistemano, alcune sono chiuse da ormai una settimana, cosa ne sarà di loro. La maggior parte dei musei ha riaperto, anche le università, alcuni aprono domani e altri chi lo sa. Le librerie...

Sciascia Trenta / Sciascia a Militello in val di Catania

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Ricordo una gita, a Militello in Val di Catania. La visita a Militello era motivata dal desiderio di Leonardo di vedere il potente bassorilievo in marmo, scolpito da Francesco Laurana, ritratto di Pietro Speciale, che si trova nella cattedrale. Ci accolse il parroco, padre Sinopoli. Prete...

Assordante silenzio / Trieste Airport

Udine – Trieste ore 8,08   Questo regionale non l’avevo mai preso prima d’ora e sono sorpresa dalla somiglianza che le carrozze hanno con quelle dei treni frontalieri del Ticino. Pulite, luminose con ampi spazi per le biciclette e rastrelliere per le valige, del resto noto che quasi tutti i passeggeri sono in possesso di bagaglio. Una signora con un forte accento ispanico, accompagnato da un sorriso, mi parcheggia un passeggino a fianco prima di sparire dietro la grande porta automatica della toilette; il cucciolo, che non mi degna di uno sguardo, è catturato dal tablet come io lo sono dal suo ditino che con una velocità impressionante sta “dipingendo” una Pepa Pink di verde, il programma che usa non si discosta di molto da quello professionale che uso anche io; non faccio in tempo a vedere l’opera terminata che la madre esce dal bagno e se lo porta via. La ragazza di fronte a me non ha smesso di parlare da che è salita sul treno, mi guardo attorno e tutto il resto del vagone è muto, con la testa china sul proprio computer, tablet o telefono.   Non ci fosse questa qui ci sarebbe ciò che qualcuno ama definire un “assordante silenzio”. Ha le cuffiette e forse neppure si...

Sciascia Trenta / Leonardo e Racalmuto

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   L’unico posto dove sono me stesso è Racalmuto, ripeteva spesso. Io qui sono Nanà Sciascia, il figlio di mio padre, il nipote di mio nonno, i compagni di scuola, gli amici, i ragazzi cui ho insegnato da maestro alla scuola elementare e sono diventati uomini, i salinari, il circolo, le...

Auguri! / Il rapimento di Babbo Natale

Santa Claus vive nella Valle Ridente, dove si trova il grande castello arroccato in cui vengono fabbricati i suoi giocattoli. Gli operai, selezionati da rompicolli, gnomi, elfi e fate, vivono con lui e tutti sono impegnati al massimo da un anno all’altro. Si chiama la Valle Ridente perché tutti qui vivono felici e contenti. Il ruscello ridacchia tra sé mentre salta rimbalzando sulle verdi rive, il vento fischia allegramente tra gli alberi, i raggi di sole danzano leggeri nell’erba morbida e le violette, come i fiori di campo, guardano sorridenti dalle loro verdi dimore. Per ridere bisogna essere contenti e nella Valle Ridente di Santa Claus la felicità regna suprema. Da una parte c’è la possente fortezza di Burzee. Dall’altra sta la grande montagna che contiene le caverne dei demoni e tra loro la valle si stende sorridente e pacifica. Viene da pensare che il nostro buon Santa Claus, che dedica i suoi giorni a far felici i bambini, non abbia nemici sulla terra e, di fatto, per molto tempo, egli ha incontrato solo amore ovunque si recasse. Ma i demoni che vivono nelle caverne della montagna cominciarono a odiarlo davvero, proprio per la semplice ragione che rendeva felici i bambini...

Speciale Aqua / Acqua che sale

Acqua che sale, acqua che spinge, acqua che riaffiora. Acqua che cerca e trova la luce. Anzi: la ritrova. Pochi metri in altezza, che sono comunque, moltiplicati per la superficie di quel mare sotterraneo, una massa smisurata. Milioni di tonnellate in movimento. Pesi e contrappesi di un territorio vastissimo che si modificano. Falde stracolme, che tornano a gonfiarsi dopo un secolo di prelievo forsennato, quotidiano, come se qualcuno avesse levato da una vena l’ago parassita che la dissanguava.   Il silenzio è un vuoto al termine di un suono e sull’orlo del suono successivo. Nelle cavità incalcolabili degli stabilimenti vuoti, nell’immobilità dei macchinari inerti, nell’assenza impressionante di quelli smantellati, nella fine del lavoro industriale, se si aguzzano le orecchie è possibile udire la remota, profonda vibrazione delle acque sotterranee che risalgono, inesorabili. È un oceano scuro, perché la luce non lo illumina mai, ma la sua natura è chiara, limpida. È un oceano ossimoro, nero come la notte e trasparente come i sogni. Indifferente alle stagioni, alle volubili correnti di superficie, al gelo invernale e alla canicola estiva, l’acqua di falda ha temperatura...

Venezia Santa Lucia-Udine / Un'amica sorprendente

Venezia Santa Lucia-Udine ore 18,30   Il regionale veloce è fermo da oltre quindici minuti in aperta campagna a causa di “un guasto sulla linea”, ascolto distrattamente qualche commento, quelle lamentele che oramai non danno più fastidio perché hanno superato la soglia della noia, mia e dei molti viaggiatori pendolari “fedeli alla linea” ferroviaria. Una voce spicca tonante su tutte, non tanto per il volume ma per l’assoluta estraneità al tema in questione. Questa voce, seduta alle mie spalle, sembra fare domande insensate a un interlocutore assente, assente in tutti i sensi dal momento che non le risponde. Nel frattempo mi accorgo di essere stanca, che questo ritardo mi farà rientrare a casa ancora più stanca e nervosa, forse troppo per poter affrontare un compito che in mattinata era sembrato invece semplice semplice. Mi ero detta: Tutto sommato si tratta solo di un preventivo di stampa per un libro, cosa vuoi che ci metta? Ma la stanchezza, sommata al rumore, rende ora questo piccolo impegno difficile da affrontare.   Mi chiedo se non sia più utile cercare un posto tranquillo, due o tre carrozze più in là dove so per certo che non c’è gente. Mi ricordo bene che non...

Speciale Aqua / La bellezza dell'acqua

Nel suo ambiente, il pescatore appariva sicuro, quasi spavaldo. Aveva ormeggiato la sua piccola barca legando una cima ad uno degli anelli di ferro murati nei possenti plinti dell’antico ponte romano che scavalcava da secoli il Sabato in quel punto per permettere alla via Appia di entrare in Benevento. Quando vide venire verso di lui i passeggeri che doveva traghettare sulla riva opposta del fiume, un uomo maturo e facoltoso, almeno a giudicare dal suo abbigliamento, accompagnato da uno più giovane, gli andò incontro, fiducioso. «Benvenuti sul mio fiume» li accolse come un padrone di casa avrebbe ricevuto gli ospiti nella propria dimora. «Il posto in cui vi devo condurre non è distante e potremmo anche arrivarci a piedi ma preferisco portarvi con la mia barca. Anche se è piccola, c’è spazio sufficiente per tutti e tre» affermò con orgoglio. «Attendete qui, vado a recuperarla.»    Entrò con i piedi nudi nell’acqua e vi diguazzò producendo piccoli vortici che gli spumeggiarono attorno alle caviglie. Liberata la cima, trascinò la barca a riva, vi fece montare gli ospiti e salì lui stesso a bordo quindi, aiutandosi con un remo sensile, la spinse in mezzo al fiume e...

A Novara dal 20 al 23 settembre / Skizzen, scarabocchi in treno

Ero in Ticino per un singolare lavoro che dovevo svolgere nei territori di confine tra la Svizzera e l’Italia. Il mio compito era fare un reportage visivo sulle persone che viaggiavano in treno, mi sembrava di sognare; venivo pagata per fare ciò che faccio per diletto.  In genere, quando schizzo e annoto mi nascondo, ma in quell’occasione invece mi sorpresi del coraggio con il quale continuavo a disegnare anche quando venivo insistentemente osservata; anzi, avrei quasi voluto andare dall’osservatore di turno per dirgli che lo facevo di professione.     Ricordo che in quell’occasione mi nascosi una sola volta, ma annotai il fatto: Vedo un uomo che scrive e schizza su un quaderno simile ai miei. Vengo attanagliata dal dubbio che l’editore possa aver commissionato a un collega lo stesso lavoro (maledetta insicurezza), non estraggo il notes per paura che “tra simili” venga scoperta. Mi limito a fare una foto con il telefonino, che risulterà molto mossa perché copro il rumore del click con un colpo di tosse. Per vedere cosa stia disegnando scendo dall’uscita alle sue spalle. E scopro che vicino a una scrittura minuta ed elegante c’è una piccola colonna di scarabocchi...

Bellezza e abisso / Lettera da Vienna

Da uno schermo nella metro, alla fermata Museumquartier, il telegenico e azzimato primo ministro Sebastian Kurz ribatte sul suo tasto: basta migranti, bisogna intervenire, bloccare il flusso! L’onda xenofoba da Vienna va verso est, trovando consonanze in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria. Insomma negli stati che un tempo erano parte dello sconfinato mosaico dell’Impero Austroungarico, franato clamorosamente dopo la Prima Guerra Mondiale. Quest’anno, in celebrazione della fine del conflitto e per l’anniversario della morte di Egon Schiele, il tema è quello canonico della Finis Austriae, che tanto venne alimentata da persone che venivano da altri luoghi della Cacania in cerca di fortuna alla grande capitale, suscitando spesso reazioni altrettanto poco benevole. Il titolo complessivo di un programma che dura un anno intero è Bellezza e abisso. Schiele è al centro di una strepitosa esposizione del Giubileo al Leopold Museum, in cui è possibile per la prima volta vedere molte opere prima tenute negli archivi. La superficie preferita dall’artista era infatti la carta e, come ci informa la solerte curatrice dell’archivio Verena Gumper, il tempo massimo di esposizione per questi delicati...

Là, al di sotto del cavalcavia della tangenziale / La paura fa paura

Le collettività sono costituite per garantire il benessere dei pochi a danno dei molti, dice Ettore, che è arrivato a Milano da Reggio Calabria e poi è finito a vivere per strada. Ha perso tutto col gioco d’azzardo e adesso non gli resta niente. La vita cosiddetta civile garantisce ai comuni mortali il triste vantaggio di essere distrutti dai propri simili invece che dai rigori della natura. È laureato in sociologia, Ettore. Mi dice che la cultura, anche quella, è al servizio del denaro e, dice, con terminologia propria, come nei libri abbia imparato chi abusa di chi, con quale pretesto, con quali mezzi, con quale ideologia, con quale profitto.  Sono in tanti lì, al di sotto dell’enorme cavalcavia della tangenziale est di Milano, periferia del capoluogo lombardo dove le case cedono posto ai campi, luogo ideale da dove iniziare un viaggio nella disperazione. E lì, al di sotto di quel cavalcavia, all’ombra dello svincolo per l’aeroporto di Linate, sono accampate una quarantina di persone che vivono fra la polvere e i rifiuti. Oltre loro, non molto distanti, in direzione del Parco Forlanini, è acquartierato un gruppo di profughi afgani, e in direzione opposta, in Rubattino, sono...

Parigi / Sans-papiers. Abou nel labirinto

L’altra sera dopo cena con S. abbiamo guardato il video di Mamoudou Gassama, il sans-papiers del Mali che ha salvato il bimbo appeso a un parapetto scalando quattro piani di facciata. S. ne aveva sentito parlare in cantiere, nel pomeriggio. Al video della scalata segue uno spaccato del colloquio che Gassama ha avuto con Macron all’Eliseo. Ho sentito delle grida e dei clacson strombazzare, dice Gassama. Macron gli chiede che ora era. Le venti. E dunque t…, dice Macron bloccandosi sulla t; un attimo di sospensione e poi riparte: Così, senza riflettere, si è… E con la mano fa il gesto di precipitarsi. Dal tu al lei; dal piano terra al quarto. Sotto i riflettori. E adesso, cosa succede? mi chiede S. Adesso Macron lo naturalizza.   Abou* invece ha ricevuto la "notifica di trasferimento". Il suo "periodo dublino" doveva finire a inizio giugno, ma ha ricevuto questo foglio che lo invitava a presentarsi in una certa prefettura entro quarantott’ore, perché l'Italia (dove ha lasciato le impronte arrivando dalla Libia, e prima ancora dalla Guinea, suo paese natale) avrebbe accettato di riprenderselo. Un'espulsione, insomma. Lo sono venuta a sapere da N., nostra comune amica italiana,...