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Racconto

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La targa del “Pasticciaccio”

A Milano una ne ricorda la nascita, «nei pressi della casa del Manzoni»; a Firenze un'altra ne ricorda il decennale soggiorno, fra «anni bui» e «scelte amicizie»; ma a quanto mi dicono, nessuna targa è stata posta sull'ultimo domicilio di Gadda in via Blumenstihl 19, nella zona di Monte Mario a Roma: «luogo ameno e salubre», scriveva l'Ingegnere, «presso il manicomio di Nostra Signora della Pietà, che confido abbia pietà anche di me».   Esclusa la tomba al cimitero degli inglesi, per trovare una testimonianza di Gadda nella Capitale non rimane quindi che visitare il luogo dove volle ambientare il suo romanzo più celebre.   Poche settimane fa, durante una visita-lampo a Roma in compagnia di alcuni amici, decidiamo insieme di recarci al “Palazzo degli Ori”. Puntiamo sicuri verso il 219 di via Merulana: ci troviamo davanti un videonoleggio e una copisteria, ma nessuna traccia di lapidi o targhe. Percorriamo la strada in su e giù; qualcuno di noi rispolvera persino sepolte competenze storico-filologiche, ricordando che nella prima versione del...

Prima parte / Nuove cartoline dai morti (I)

La signora che faceva la chemioterapia vicino a me leggeva sempre i fotoromanzi.   ***   Mi piacerebbe che qualcuno lo facesse sapere a Tonino, il carpentiere siciliano che lavorava con me in Svizzera. Non mi ricordo di che paese era e non mi ricordo neppure il cognome. Aveva i baffi e gli piacevano gli spaghetti col tonno.   ***   Tenevo la mia mano stretta nella sua. Lei guidava, mi stava portando in ospedale. Ci stavamo amando e ora io stavo morendo. Fuori pioveva, la pioggia bucava il vetro, arrivava ghiacciata sul mio petto.   ***   Lo sapevo che sarei morto a marzo. Lo avevo capito a ottobre che sarebbe stato il mio ultimo inverno. E ora sono qui senza cappotto, con un vestito elegante che non mi ero mai messo.   ***   Chi mi veniva a trovare sotto sotto sperava che io non guarissi, e così è stato.   ***   La malattia mi ha cambiato la faccia, me l’ha fatta più grossa. Sembrava che avessi due facce. Due giorni in ospedale e poi mi hanno rimandato a casa. Sognavo di morire nell’ambulanza. E invece sono rimasta altri tre mesi nel letto. Sono morta una sera di febbraio. Tirava un vento fortissimo. Sentivo che quel vento mi stava...

Eco e il libero arbitrio

Salve, signore della rosa – innamorato della Borroni, la bella, la rara, la prima presentatrice della televisione italiana, la rosa gentile. Salve, maestro. Se domandavano a me, quelli di Stoccolma, avrei detto: ma sia dato a Umberto Eco, a nome delle semiotiche, del narrare aneddoti, del fare tecnico, del suonare il flauto, della sapienza e dell’ironia: e anche del narrare. Chi più di lui diligente, attento, sempre presente a lezione, sempre attorniato dai migliori, a seguire tesi difficili e ben fatte? Chi più di lui severo e ridente, maestro della ricerca e della didattica?   Porca miseria, non mi aspettavo che andasse via adesso.   L’ho incontrato la prima volta poco dopo il 1950, io ero forse in prima liceo, o prima, avevo 16 anni. Eravamo al passo Falzarego, immersi nella neve alta, giovani raccolti per quindici giorni in ritiro da tutta Italia con l’Azione Cattolica dei tempi di Carretto, Mario Rossi e don Arturo Paoli, già ormai lettori di Gramsci e Gobetti e altri autori pericolosi come Simone Weil e Bernanos. Umberto aveva vent’anni, faceva il secondo anno di filosofia a Torino, lavorava con Pareyson. Al...

“Com’era nuovo nel sole Monteverde Vecchio”

Ho chiesto a T. di fare una passeggiata con me a Monteverde. L’ultima volta che ci siamo visti è stato a Torino sette mesi fa. Siamo andati a cena in un ristorante vicino alla stazione di Porta Nuova. Il cameriere ci portava le cose e ci diceva: “Grazie”. Noi provavamo a dire “grazie” prima di lui, ma il suo “grazie” era prevaricatore, era un “grazie” che non lasciava scampo. T. è uno scrittore. “Ci torniamo anche quest’anno”. Intende dire nel ristorante vicino a Porta Nuova. Intende dire durante i giorni del Salone del Libro. Lo dice mentre mi indica la strada. Sono passato a prenderlo in macchina a casa sua perché fa freddo e lui abitualmente si muove in motorino. È domenica mattina, e c’è il mercato di Porta Portese, ma T. conosce le scappatoie per raggiungere Monteverde senza restare intrappolati nelle deviazioni del traffico. “Cominciamo da via di Donna Olimpia?” dice, dove i ragazzi di vita di Pasolini passavano i pomeriggi “a giocare al pallone lì sullo spiazzo tra i Grattacieli e il Monte di Splendore, tra centinaia di maschi che...

La poliomielite e il Popolo eletto

C’è oggi ancora qualcuno, molti anni dopo i vaccini Salk e Sabin, che ricordi il vecchio mondo di poveri sciancati nel quale si viveva sul finire degli anni Trenta? Compagni di scuola, amici, cugini che stavano stretti con noi arrancando verso il futuro comune.   C’erano le epidemie di poliomielite, un fatto quasi nuovo nel XX secolo che colpiva i Paesi che erano usciti dal fetore infetto di quella realtà oggi scomparsa ma rimpianta da troppi. Era successo questo: da generazioni la poliomielite, il suo virus assaliva l’umanità, ma la mancanza di igiene, i rivoli fetidi per le strade, i cibi malconservati, lo trasmettevano a tutti, che, inconsapevolmente, si vaccinavano e lasciavano in eredità gli anticorpi ai loro figli che contraevano, sì, la poliomielite, ma la sopportavano trasformata in qualcosa di simile a una lieve, innocua, influenza.   Poi iniziò uno dei miracoli della modernità: l’igiene pubblica. Nessuno più contrasse il virus in Canada, Australia, Stati uniti, Inghilterra, nei Paesi civili e evoluti, perfino un po’ nel nostro per la blanda efficacia della rozza igiene del...

Balduina, Roma. Che cosa sono venuto a cercare?

Due giorni fa mi ha scritto F.: “Ci vediamo a Belsito. C’è un’edicola, si chiama Lo Strillone, è in viale delle Medaglie d’Oro 429. Non ci sarà nessuno, sarà bellissimo”. F. è la mia guida, è cresciuta fra queste strade, ha insistito affinché ci vedessimo di domenica per fare il giro del quartiere: “A Balduina è una perenne domenica pomeriggio”. Belsito è la zona di piazzale delle Medaglie d’Oro che si affaccia sulle pendici del parco della Vittoria, rientra nella categoria dei toponimi confidenziali (Roma ne è piena: “piazza Quadrata”, “l’Esedra”, “la Rotonda”…), ossia è uno di quei nomi propri di luogo che fanno riferimento ad antiche definizioni sopravvissute al progresso, in genere chi ne fa uso tende a rimarcare la propria appartenenza territoriale. Ma F. non è tipo da “appartenenza territoriale”, il sentimento che prova verso il clima sonnacchioso che ammanta il quartiere è netto: “Qui l’atmosfera è da strage nella bifamiliare”.    ...

Parise in stazione

Un giorno ho incontrato il grande Jaufrè, come lo chiamava Montale:   Jaufrè passa le notti incapsulato
 in una botte. Alla primalba s’alza un fischione e lo sbaglia. Poco dopo c’è troppa luce e lui si riaddormenta   Quando un incontro importante resta unico, ogni gesto, ogni parola, ogni dettaglio della scena prende un’aria poetica. Era l’estate del 1982. Non avevo ancora diciannove anni. Ero seduto al bar della piccola stazione di San Donà di Piave. L’eterna provincia veneta! Aspettavo un treno per Venezia, concentrato sulle Poesie d’amore di Nâzim Hikmet, il poeta turco, amico di Majakovskij. Leggevo un rubai (molto tempo dopo ho appreso che si trattava di una forma metrica tradizionale arabo-persiana), scritto da Hikmet nel 1933 a Istanbul, esattamente trent’anni prima di morire stroncato da un infarto sul pianerottolo del suo appartamento moscovita. Estate del 1963. L’estate in cui sono nato. Coincidenze. La fame di coincidenze è il pane quotidiano della giovinezza. Ne ricordo una quartina:   Finito, dirà un giorno madre Natura finito di ridere e...

Aristide Rossi in Borgo Paglia

Aristide Rossi aveva ventiquattro anni, compiuti giusto da qualche giorno, quando fu freddato Oltretorrente dagli ultimi fuochi dei fascisti alla macchia e dei tedeschi in fuga. Era il 24 aprile 1945: ancora poche ore e Aristide, come tanti suoi compagni partigiani, avrebbe potuto vedere coi suoi occhi la libertà, votare al referendum costituzionale, costruirsi la vita giovane dopo aver contribuito a liberare il proprio Paese. Combatteva con la brigata Parma Vecchia, tra le prime a costituirsi in città l'indomani dell'armistizio con gli angloamericani. Lo ricorda una lapide in borgo Paglia, mentre la stele apposta al sacrificio del giovane Volontario per la Libertà sta all'angolo tra strada Bixio e via Benassi, i colori un po' erosi dal tempo, muta testimone di ignari aperitivi e schermaglie liceali.

Quasi una favola di Natale

C’era una volta, in un paese non meglio precisato, un uomo politico. Lui era un vecchio uomo politico, uno che ne aveva viste di tutti i colori in tanti anni di attività. Il paese, che non nomino, era un paese dove tutti telefonano urlando per la strada, sia che vadano a piedi in macchina o in bicicletta, e dove la televisione trasmette in continuazione esclusivamente due tipi di servizi: o cronaca nera o gastronomia. Sicché in quel paese tutti, oltre a telefonare vociando, pare che non facciano altro che due cose: ammazzare o cucinare (e/o mangiare).   Il vecchio politico era rimasto, non si sa come, un idealista. E ciò per tutta la durata della sua lunga carriera. Aveva fatto la gavetta, nel suo partito. Perché allora, quando aveva cominciato lui, i partiti c’erano ancora, e c’era anche la politica. Ora non ne era più sicuro, che ci fossero politica e partiti. Il suo partito, per esempio, aveva cambiato nome e simbolo svariate volte. Ma sempre rimanendo, il simbolo, nell’ambito vegetale-mangereccio: partito del carciofo, del cavolo-rapa e, ora, del cavolo e basta.   Il nostro politico aveva l’...

Natale: una bizzarra adozione

Si può raccontare questa storia per Natale? Una storia poco natalizia, alla fin fine, ma che qualcosa ci insegna circa la bontà e la generosità degli uomini e delle donne. Il Natale è questo? Non so. Ma state a sentire. Decisero di fare un viaggio in Turchia, nell'estate del 1988; erano due coppie di amici, con due moto di grossa cilindrata. Una volta nel paese, puntano direttamente sulla città storica di Bursa. Mentre stanno per entrare nella moschea verde, la Yeşil Camii, gioiello dell'architettura ottomana risalente al 1400, vengono avvicinati da un ragazzo turco che in un italiano più che decoroso si offre di far loro da guida. Flavio e Annalisa, entrambi liguri, di Savona, ma residenti a Genova, professore di filosofia lui, ricercatrice di botanica lei, accettano, Annalisa con un leggero fastidio perché avrebbe preferito muoversi a suo piacimento. Il ragazzo li guida nella visita al mausoleo, è gentile ed educato. Quando vede la moto con cui i nostri eroi erano arrivati fin lì, una Yamaha 750, si entusiasma, e a quel punto Flavio gli fa fare un bel giro su per la montagna. Al ritorno il ragazzo, che si...

Garibaldi, Carducci e l'Aspromonte

Il Mausoleo garibaldino che ricorda il celebre ferimento del Generale, avvenuto il 29 agosto 1862, si trova nel territorio di Sant’Eufemia d’Aspromonte, a 1200 mt di altitudine. Il luogo è bello e desolato, il pino secolare presso il quale venne fatto appoggiare Garibaldi ferito c’è ancora, protetto da una cancellata corrosa dalla ruggine. Sulle pareti del Mausoleo lapidi antiche e militaresche (cadorniane) e patriottiche più recenti (spadoliniane); sul basamento quella del Carducci, al “Magnanimo Ribelle”, ormai quasi a pezzi. Anche le selve circostanti, infestate dalla processionaria, non godono di buona salute.   L’episodio ha segnato il momento più drammatico dello scontro fra le due anime politiche del Risorgimento, quella monarchica e istituzionale e quella repubblicana: durante la sparatoria le Camicie Rosse gridavano “Roma o morte” e in effetti ci furono parecchi morti, sette garibaldini e cinque bersaglieri al comando del Colonnello Pallavicini. Curioso e tragico il destino del Tenente Luigi Ferrari, responsabile del famoso ferimento: quel giorno fu ferito anche lui e gli fu amputata una...

Berlinesi

Vive in tre stanze della vecchia Milano un’antica signora, alta, diafana e bella, profilo di cammeo e figura sottile. È tedesca di Berlino, ma dal 1945 si rifiuta, come mite vendetta, di parlare la sua lingua natale, pur conservando in questi lunghissimi anni una spiccata cadenza berlinese. È inflessibile, non racconta mai le sue esperienze e non vuole neppure sentir parlare della sua antica Patria. Un giorno mi fece questo strano racconto:   «Mi trovavo in villeggiatura al mare, credo fosse all’isola del Giglio, oh! Che bellissimo posto! E prendevo i pasti di fronte a un’immensa specchiera con la cornice dorata che rifletteva, inclinata, la grande sala piena di sole e signori allegri e spensierati. Ach! Purtroppo anche turisti tedeschi. Quattro di loro, credo padre, madre e due figlie grandicelle, quasi signorine, forse carine ma non so, sedevano proprio accanto al mio tavolo solitario.   Parlavano fitto fitto e allegri nel loro dialetto berlinese che tu, per fortuna, non conoscerai mai, ogni tanto guardavano me sola al tavolo perché, mistero delle lingue e della psiche umana, capivano che capivo. E io invece ero muta e...

Lungo la Via Traiana

Anno 109 d.C., Calende di giugno       Il cavallo si impennò. Se Quinto Pompeo Falco[1] non fosse stato un cavallerizzo provetto, lo avrebbe di sicuro disarcionato. «Buono, buono» gli mormorò accarezzandogli la folta criniera nera lucente. Il magistrato era uscito in ricognizione lungo la strada, fortemente voluta dall’imperatore Traiano, che si stava costruendo per collegare Benevento a Brindisi con un tracciato perfettamente rettilineo in grado di dimezzare i tempi di percorrenza richiesti dalla Via Appia, più lunga e più tortuosa. Per ora ne erano state messe in cantiere due sole tratte, quella che da Benevento arrivava ai Monti della Daunia e quella che da lì si dipartiva per raggiungere Aecae[2]. Ma i lavori fervevano.     Quinto Pompeo era a Benevento da due sole settimane e già non vedeva l’ora di ritornarsene a Roma: la vita di provincia lo annoiava. Si era imbarcato a Miseno e il suo naviglio, solcato un breve tratto di mare, aveva imboccato il fiume Volturno alla sua foce, navigandolo poi controcorrente sino a poche miglia dal capoluogo sannita, dove, deviato per il suo...

Kafka e Morgenstern a Merano

La cosa più strana", scriveva Robert Musil negli anni Trenta, "è che non si notano affatto". Eppure basterebbe alzare per un momento lo sguardo per incontrarne una, magari lungo una strada che facciamo tutti i giorni. Che siano grandi o piccole, seminascoste o ben visibili, sbiadite dalla pioggia o dall'incuria, le lapidi di marmo disseminate per il nostro Paese narrano ciascuna la propria storia. Bella o brutta, indimenticabile oppure ordinaria, ma sempre interessante. Attraverso queste discrete macchine del tempo, fessure aperte sul nostro passato, si potrebbe addirittura raccontare una Storia d'Italia parallela. Vogliamo farlo insieme?   Spedite foto di buona qualità (e belle!) all'indirizzo redazione@doppiozero.com, con indicazioni dettagliate sulla collocazione della lapide (paese, città, strada, piazza, territorio) e un breve testo di accompagnamento (non superiore alle 1500 battute).     Una è la lapide posta a ricordare la morte del poeta Christian Morgenstern, avvenuta a Merano il 31 marzo del 1914. L’altra ricorda il trimestrale soggiorno di Franz Kafka, sempre a...

Andare nel posto sbagliato

Giulia   In coda, adesso, dietro la lunga fila al banco dei check in, sentiva che aveva fatto male ad accettare. Sì, perché non aveva detto di no? Le sue colleghe che le mostravano un’amicizia invidiosa le avevano cantato alle orecchie tutto il mese precedente che lei era veramente fortunata, che se fosse accaduta loro la stessa cosa non avrebbero esitato. E lei invece ci aveva pensato su ogni notte con le palpitazioni che aumentavano e con l‘insonnia solita che si era trasformata in pura preoccupazione. Il professore glielo aveva detto che non poteva perdere quell’occasione, che erano le ultime borse che la facoltà poteva offrire. In fin dei conti mica si trattava dell’America! Era un periodo piuttosto breve, ma molto proficuo per accumulare punteggio, per stringere buoni contatti, per andare avanti nella carriera. Lei però sapeva che Vienna era lontana, che non poteva andarci in treno dalla Sicilia, che di fronte alle 30 ore di treno avrebbe dovuto prendere un aereo, anzi due. E qui era il punto. Lei aveva un terrore sacro dell’aereo, una paura totale, solida, fisica che la riduceva in uno stato catatonico molto...

Nostalgia

Nel Quarticciolo, ex-borgata romana, ex-estrema periferia, ex tutto, mancano anche le latterie, quelle con le diacce luci al neon. Però in quel luogo disperato vive una specie di mondo del futuro, civile sul serio. No, non si tratta qui della vecchia mitologia delle borgate: il mondo del futuro civile è piccolo e sta rinchiuso nella scuola “Benedetto Croce”, dove c’è dentro una strana Preside bella e allampanata, e forse un po’ malata, giovane e magra, molto ma molto pallida. È lei che ha chiesto che venisse un ebreo per raccontare ai suoi bambini le antiche tragedie “micenee” della prima metà del secolo scorso. Ed eccomi qua, al Quarticciolo, ancora una volta a fare da capra, “una capra dal viso semita…” perché quei bambini sentano “querelarsi ogni altro male, /ogni altra vita”… (Umberto Saba, “La capra”. Da “Il Canzoniere” ed. Einaudi, 1957).   Nelle campagne d’una volta, quando bussava il povero, e bussava in un certo modo convenuto e nell’ora prestabilita, la contadina avvolgeva il pane secco nel grembiule, non lo faceva...

Sul soffitto

Le nuvole più grosse sono grigie, le città più alte ed estese sono grigie, l’elefante, l’ippopotamo, tutti i pachidermi sono grigi, li si vede da più lontano rispetto al colibrì o alla farfalla eccessivamente colorati, ma rimane il pregiudizio secondo cui il grigio sarebbe la più sottile manifestazione del visibile, ciò che si distingue appena dal nulla o se ne avvicina di più, un pregiudizio così tenace, d’altronde, che ha finito con l’accecare per davvero i popoli: quanti uomini e quante donne restano giorni, mesi, anni interi senza vedere un elefante, né un ippopotamo, come se bestie talmente imponenti fossero veramente diventate impercettibili per loro? Oggi, la sensibilità al grigio caratterizza alcuni rari esteti che possiedono un’anima da musicista. Loro lo sanno, esistono tante sfumature di grigio quanti colori schietti, ogni sua sfumatura corrisponde precisamente a uno di quei colori di cui esprime tutti i valori, solo con maggiore delicatezza e finezza, con un’esattezza e una purezza assolute. Esiste così un grigio che vale il rosso, più...

Gaetano

«Fai una foto dell’esame istologico e me la mandi su uatsapp». È Gaetano, che parla al telefono con la sua amante Valentina. Chi è Gaetano? E si vede, però, che non leggete le mie poesie. «Alloggi della ferrovia, coi muri sottili… Mirko di Tecnocasa…», vi ricordate? Buio. Allora ricominciamo: beati voi che avete le case al Gianicolo o le villette a Formello e che i muri isolanti con tre rampe di scale proteggono dalla vita degli altri condomini. Io, da oltre dieci anni, da quando cioè abito nella mia casa di un quartiere di Roma impiegatizio e terrone, condivido i pomeriggi di studio e di lavoro con due punti virgolette Gaetano. Di lui so che fa il dentista, e dato che il suo studio allocandosi nella palazzina contigua alla mia risulta annesso alla camera in cui praticamente vivo, so anche al dettaglio il resto della storia, che passo a raccontarvi. Gaetano ha un figlio, dunque presumo una moglie, ma di lei no, non parla. Perché, come potete immaginare (oppure no, per via delle case al Gianicolo, le rampe di scale etc.) di Gaetano io posso riferirvi solo le cose che racconta, con deduzioni varie e...

Variazioni di viaggio da Ghiffa a Lugano

Il tema è lo stesso di un mio precedente intervento: come spostarsi, usando il più possibile i mezzi pubblici, da una piccola frazione di Ghiffa, detta Cargiago, posta sui dolci pendii delle colline della sponda piemontese del lago Maggiore e nella quale risiedo quando mi trovo in Italia, alla volta di Lugano, distante, in linea d'aria, circa trenta (30) chilometri, sede della Facoltà dell'Università della Svizzera italiana nella quale insegno. Prendiamo il traghetto per attraversare il lago, scegliendo dunque di seguire la sponda piemontese del Verbano, questa volta col treno Tilo, Ticino-Lombardia, preso alla stazione delle ferrovie dello stato italiane di Laveno, raggiunta, dicevo, con la motonave. Ma prima di salire sul treno occorre procurarsi il biglietto, o titolo di viaggio, e questa sì che è un'impresa. La biglietteria della sgarrupata stazione di Laveno – centro un tempo famoso per le sue officine di ceramiche e per un manicomio, entrambi da tempo chiusi – non esiste più; e nemmeno esiste più l'edicola che insieme ai giornali ti vendeva il biglietto. Te lo darà il controllore, per prezzo modicissimo, scarabocchiando a mano un foglietto giallo col quale potrai...

Il canguro Rock

L’abitante più bizzarro della fattoria comunale è senz’altro un canguro a cui diedero il nome di Balzato. Era capitato lì quattro anni prima: una mattina Ostinato se lo trovò davanti all’ingresso della fattoria. Il canguro faceva dei grandi salti dentro e fuori il cancello continuando a uscire e rientrare (evidentemente era incuriosito dagli altri animali, che a loro volta lo guardavano molto stupiti). Sul momento Ostinato non sapeva bene che cosa fare, poi si ricordò che la mucca Solfeggina se n’era appena andata in pensione, lasciando un posto libero, e decise di tenerlo lì nella speranza che qualcuno venisse a reclamarlo. Poi però nessuno venne a chiedere sue notizie e Balzato ormai è entrato a far parte stabilmente della famiglia di animali della fattoria. C’è chi dice che sia scappato da un circo dove non trattavano bene gli animali, ma non è niente di certo. Qualcuno dice che sia arrivato dallo spazio, ma io non so mica se è vero, esistono i canguri spaziali? Boh. Secondo qualcun altro Balzato viene dall’Australia, dato che ha una passione per la musica rock in voga da quelle parti. Ascolta le canzoni con le cuffiette, a...

Ti scrivo. Uomini di uomini

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle. Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al poeta e scrittore, la redazione vaglierà quali pubblicare sul sito di...

Piccola nota su Claudio Caligari seguita alla visione di Non essere cattivo

Francesco Demichelis, Isola Sacra, Fiumicino, 2006   Una brezza marina scivola lieve verso il quartiere Prati: ha un che di dolce e di salmastro, e si muove con l'allegria e la leggerezza delle promesse mantenute. Dalle baracche dell'Isola Sacra e dalle macerie dell'Idroscalo, risale il gioco misterioso delle anse del Tevere fino al viadotto della Magliana, dove si intrufola in città. Scavalcato il ponte del Gasometro, lambisce l'Isola Tiberina e pare dissolversi, per qualche istante, tra il colonnato di Piazza San Pietro, per riprendere corpo proprio sotto ai nostri nasi, messi in fila davanti al cinema di Viale Giulio Cesare. Io la sento quando arriva e subito la riconosco, ma non mi volto a cercarne l'origine con lo sguardo: mi capitasse di vedere il mare, magari poi ne seguirebbero i pensieri. Ritrovo qui Claudio Caligari, in un'umida sera di fine estate, poco distante dal luogo in cui sentii parlare di lui per la prima volta. Claudio Caligari: e chi cazzo sei, chi te conosce? pensavo io, pischelletto, tra le panchine dei giardinetti della Mole Adriana. Era l'Estate Romana e il ruolo del mattatore quella sera lo giocava Nanni...

Visita allo studio di Nunzio Battaglia

A un primo sguardo lo studio di Nunzio Battaglia sembra dominato dall’accumulo e in fondo dalla casualità, ma subito ci si accorge di zone coerenti e alla fine si scopre che, anzi, l’artista ha disposto tutto in funzione di un percorso che ha in mente e che vuole farti seguire proprio in questo modo. Anche i suoi discorsi funzionano allo stesso modo: frasi interrotte, accenni, ammicchi, gesti che sostituiscono finali di frasi che lascia sospese perché sia tu a completarle dimostrando di essere entrato nell’argomento. E del resto ci tiene molto a far capire non tanto, direi, ciò che pensa, ma ciò che “vede”, in un senso, come spero di riuscire a dire, particolare ma completo, pluridimensionale del termine.     ph. Nunzio Battaglia   Battaglia viene da una laurea in architettura; quello che fotografa, da sempre – cioè ormai da tre decenni –, è l’“architettura”, cioè il rapporto spazio-temporale-materico-fenomenologico con la realtà umana. Ebbene, cercherò di ricostruire il percorso che mi ha prospettato ieri. Mi aveva detto che questa estate...

Ti scrivo. Negli inesistenti cieli

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...