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Racconto

(383 risultati)

Nostalgia

Nel Quarticciolo, ex-borgata romana, ex-estrema periferia, ex tutto, mancano anche le latterie, quelle con le diacce luci al neon. Però in quel luogo disperato vive una specie di mondo del futuro, civile sul serio. No, non si tratta qui della vecchia mitologia delle borgate: il mondo del futuro civile è piccolo e sta rinchiuso nella scuola “Benedetto Croce”, dove c’è dentro una strana Preside bella e allampanata, e forse un po’ malata, giovane e magra, molto ma molto pallida. È lei che ha chiesto che venisse un ebreo per raccontare ai suoi bambini le antiche tragedie “micenee” della prima metà del secolo scorso. Ed eccomi qua, al Quarticciolo, ancora una volta a fare da capra, “una capra dal viso semita…” perché quei bambini sentano “querelarsi ogni altro male, /ogni altra vita”… (Umberto Saba, “La capra”. Da “Il Canzoniere” ed. Einaudi, 1957).   Nelle campagne d’una volta, quando bussava il povero, e bussava in un certo modo convenuto e nell’ora prestabilita, la contadina avvolgeva il pane secco nel grembiule, non lo faceva...

Sul soffitto

Le nuvole più grosse sono grigie, le città più alte ed estese sono grigie, l’elefante, l’ippopotamo, tutti i pachidermi sono grigi, li si vede da più lontano rispetto al colibrì o alla farfalla eccessivamente colorati, ma rimane il pregiudizio secondo cui il grigio sarebbe la più sottile manifestazione del visibile, ciò che si distingue appena dal nulla o se ne avvicina di più, un pregiudizio così tenace, d’altronde, che ha finito con l’accecare per davvero i popoli: quanti uomini e quante donne restano giorni, mesi, anni interi senza vedere un elefante, né un ippopotamo, come se bestie talmente imponenti fossero veramente diventate impercettibili per loro? Oggi, la sensibilità al grigio caratterizza alcuni rari esteti che possiedono un’anima da musicista. Loro lo sanno, esistono tante sfumature di grigio quanti colori schietti, ogni sua sfumatura corrisponde precisamente a uno di quei colori di cui esprime tutti i valori, solo con maggiore delicatezza e finezza, con un’esattezza e una purezza assolute. Esiste così un grigio che vale il rosso, più...

Gaetano

«Fai una foto dell’esame istologico e me la mandi su uatsapp». È Gaetano, che parla al telefono con la sua amante Valentina. Chi è Gaetano? E si vede, però, che non leggete le mie poesie. «Alloggi della ferrovia, coi muri sottili… Mirko di Tecnocasa…», vi ricordate? Buio. Allora ricominciamo: beati voi che avete le case al Gianicolo o le villette a Formello e che i muri isolanti con tre rampe di scale proteggono dalla vita degli altri condomini. Io, da oltre dieci anni, da quando cioè abito nella mia casa di un quartiere di Roma impiegatizio e terrone, condivido i pomeriggi di studio e di lavoro con due punti virgolette Gaetano. Di lui so che fa il dentista, e dato che il suo studio allocandosi nella palazzina contigua alla mia risulta annesso alla camera in cui praticamente vivo, so anche al dettaglio il resto della storia, che passo a raccontarvi. Gaetano ha un figlio, dunque presumo una moglie, ma di lei no, non parla. Perché, come potete immaginare (oppure no, per via delle case al Gianicolo, le rampe di scale etc.) di Gaetano io posso riferirvi solo le cose che racconta, con deduzioni varie e...

Variazioni di viaggio da Ghiffa a Lugano

Il tema è lo stesso di un mio precedente intervento: come spostarsi, usando il più possibile i mezzi pubblici, da una piccola frazione di Ghiffa, detta Cargiago, posta sui dolci pendii delle colline della sponda piemontese del lago Maggiore e nella quale risiedo quando mi trovo in Italia, alla volta di Lugano, distante, in linea d'aria, circa trenta (30) chilometri, sede della Facoltà dell'Università della Svizzera italiana nella quale insegno. Prendiamo il traghetto per attraversare il lago, scegliendo dunque di seguire la sponda piemontese del Verbano, questa volta col treno Tilo, Ticino-Lombardia, preso alla stazione delle ferrovie dello stato italiane di Laveno, raggiunta, dicevo, con la motonave. Ma prima di salire sul treno occorre procurarsi il biglietto, o titolo di viaggio, e questa sì che è un'impresa. La biglietteria della sgarrupata stazione di Laveno – centro un tempo famoso per le sue officine di ceramiche e per un manicomio, entrambi da tempo chiusi – non esiste più; e nemmeno esiste più l'edicola che insieme ai giornali ti vendeva il biglietto. Te lo darà il controllore, per prezzo modicissimo, scarabocchiando a mano un foglietto giallo col quale potrai...

Il canguro Rock

L’abitante più bizzarro della fattoria comunale è senz’altro un canguro a cui diedero il nome di Balzato. Era capitato lì quattro anni prima: una mattina Ostinato se lo trovò davanti all’ingresso della fattoria. Il canguro faceva dei grandi salti dentro e fuori il cancello continuando a uscire e rientrare (evidentemente era incuriosito dagli altri animali, che a loro volta lo guardavano molto stupiti). Sul momento Ostinato non sapeva bene che cosa fare, poi si ricordò che la mucca Solfeggina se n’era appena andata in pensione, lasciando un posto libero, e decise di tenerlo lì nella speranza che qualcuno venisse a reclamarlo. Poi però nessuno venne a chiedere sue notizie e Balzato ormai è entrato a far parte stabilmente della famiglia di animali della fattoria. C’è chi dice che sia scappato da un circo dove non trattavano bene gli animali, ma non è niente di certo. Qualcuno dice che sia arrivato dallo spazio, ma io non so mica se è vero, esistono i canguri spaziali? Boh. Secondo qualcun altro Balzato viene dall’Australia, dato che ha una passione per la musica rock in voga da quelle parti. Ascolta le canzoni con le cuffiette, a...

Ti scrivo. Uomini di uomini

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle. Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al poeta e scrittore, la redazione vaglierà quali pubblicare sul sito di...

Piccola nota su Claudio Caligari seguita alla visione di Non essere cattivo

Francesco Demichelis, Isola Sacra, Fiumicino, 2006   Una brezza marina scivola lieve verso il quartiere Prati: ha un che di dolce e di salmastro, e si muove con l'allegria e la leggerezza delle promesse mantenute. Dalle baracche dell'Isola Sacra e dalle macerie dell'Idroscalo, risale il gioco misterioso delle anse del Tevere fino al viadotto della Magliana, dove si intrufola in città. Scavalcato il ponte del Gasometro, lambisce l'Isola Tiberina e pare dissolversi, per qualche istante, tra il colonnato di Piazza San Pietro, per riprendere corpo proprio sotto ai nostri nasi, messi in fila davanti al cinema di Viale Giulio Cesare. Io la sento quando arriva e subito la riconosco, ma non mi volto a cercarne l'origine con lo sguardo: mi capitasse di vedere il mare, magari poi ne seguirebbero i pensieri. Ritrovo qui Claudio Caligari, in un'umida sera di fine estate, poco distante dal luogo in cui sentii parlare di lui per la prima volta. Claudio Caligari: e chi cazzo sei, chi te conosce? pensavo io, pischelletto, tra le panchine dei giardinetti della Mole Adriana. Era l'Estate Romana e il ruolo del mattatore quella sera lo giocava Nanni...

Visita allo studio di Nunzio Battaglia

A un primo sguardo lo studio di Nunzio Battaglia sembra dominato dall’accumulo e in fondo dalla casualità, ma subito ci si accorge di zone coerenti e alla fine si scopre che, anzi, l’artista ha disposto tutto in funzione di un percorso che ha in mente e che vuole farti seguire proprio in questo modo. Anche i suoi discorsi funzionano allo stesso modo: frasi interrotte, accenni, ammicchi, gesti che sostituiscono finali di frasi che lascia sospese perché sia tu a completarle dimostrando di essere entrato nell’argomento. E del resto ci tiene molto a far capire non tanto, direi, ciò che pensa, ma ciò che “vede”, in un senso, come spero di riuscire a dire, particolare ma completo, pluridimensionale del termine.     ph. Nunzio Battaglia   Battaglia viene da una laurea in architettura; quello che fotografa, da sempre – cioè ormai da tre decenni –, è l’“architettura”, cioè il rapporto spazio-temporale-materico-fenomenologico con la realtà umana. Ebbene, cercherò di ricostruire il percorso che mi ha prospettato ieri. Mi aveva detto che questa estate...

Ti scrivo. Negli inesistenti cieli

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Expo e dintorni: Expo che fa?

Su questo muro tornai due volte perché volevo fotografarlo senza automobili parcheggiate davanti, come lo avevo notato la prima volta che lo vidi una domenica nel tardo pomeriggio; quando ero su un autobus che mi portava verso il quartiere periferico degli Olmi. Non conoscendo la zona non sapevo le dinamiche che regolano l’andirivieni di chi sceglie quello spazio per parcheggiarvi. In settimana ritrovai lo spazio pieno di auto, così aspettando che andassero via, invano quel giorno, ho potuto capire che è usato da chi va in una banca poco più avanti o in uno studio di commercialisti dalla parte opposta della strada. Decisi di ritornarvi il venerdì, nel tardo pomeriggio a chiusura uffici. Però l’ultimo dei dottori commercialisti fece un po’ di straordinari. Poi finalmente andò via con l’auto lasciandomi il campo libero per fotografare.   ph. Antonino Costa   Nell’attesa di quegli appostamenti avevo percorso in su e in giù questo vialone della periferia. Per un lungo tratto non c’è nulla, insomma è il posto ideale per scrivere a caratteri cubitali un messaggio:...

Ti scrivo. Pasolini, io ti odio

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Blablacar: da Milano a Affori senza perder forza

Ho prenotato un Blablacar Lo sapete che cos'è un Blablacar? È una piattaforma on line di ride sharing che opera in 14 Paesi e con oltre 20 milioni di utenti verificati e più di 3 miliardi di chilometri condivisi È nata in Francia, ma in Italia è arrivata nel 2012 La persona che l'ha inventata si chiama Frédéric Mazzella L'applicazione per Ios e Android è stata scaricata 15 milioni di volte Ogni trimestre più di 10 milioni di viaggiatori usano Blablacar Funziona in questo modo: devi fare un viaggio in macchina, hai dei posti liberi, metti un annuncio su Internet, chi è interessato si aggrega e così condividete le spese     Ho usato Blablacar decine di volte Le persone che ho incontrato in questi viaggi sono parte della nuova umanità della sharing economy Da questa nuova economia non sembrano passivamente istruiti. La vivono, la radicano dentro di sé, l'annunciano Modellano le espressioni del volto, lungo questi viaggi in autostrada, ispirati dalla nuova cultura della condivisione Costituiscono assieme il manuale incarnato e vivente della condivisione...

Calvino tatuato

Sono trascorsi trent’anni da quel 19 settembre del 1985 in cui Italo Calvino moriva improvvisamente all’età di 62 anni a Siena. La vita di Calvino non è stata poi così lunga, eppure ha scritto tanto e soprattutto ha attraversato da protagonista insieme ad altri (Pasolini, Sciascia, Morante, Volponi, Moravia, ecc.) la letteratura italiana del dopoguerra, dal 1947, anno del suo debutto con Il sentiero dei nidi di ragno, sino a quella fatidica metà degli anni Ottanta. Trent’anni sono un tempo sufficiente per tracciare un bilancio della sua opera. C’è ora una nuova generazione di critici che si affaccia con intelligenza e crescente autorevolezza nel paesaggio letterario italiano. Sono quasi tutti nati negli anni Ottanta, ed erano ancora bambini quando Calvino ci ha lasciato. A loro abbiamo chiesto un bilancio dello scrittore Italo Calvino nella forma più diretta ed efficace: cosa è vivo e cosa è morto della sua opera? Cosa ci serve ancora oggi di Calvino, dei suoi libri, dei suoi saggi, dei suoi interventi giornalistici e anche politici? Cosa è invece diventato obsoleto o non serve più? Quale giudizio formulare su di lui? Possiamo separare Calvino dalla sua epoca, dal rapporto...

Ti scrivo. La poesia è dei santi e delle bestie

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Dopo la pubblicazione d’interviste disperse, oggi iniziamo la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzeranno a PPP, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Angelo attero

“HAI UNA SIGARETTA?” La richiesta, come una schioppettata, mi fa sobbalzare, facendo cadere libro, occhiali e custodia. Mentre raccolgo il tutto e rido per l’imbarazzo, pronta a rispondere che non fumo da almeno sei anni, vengo bloccata dalla replica della domanda. Ma soprattutto dall’espressione vuota del volto di una ragazza minuta di circa trent’anni. “HAI UNA SIGARETTA?” Dal sedile alle mie spalle una voce dolce recita “Elettra, lascia in pace la signora” e aggiunge piano, quasi al mio orecchio “La scusi, non sta bene”. La ragazza si gira di scatto sbuffando e rivolge altrove il suo interesse. Ripete la stessa richiesta alle poche persone presenti nel vagone, prima di passare a quello successivo, accompagnata sempre dalla stessa voce dolce, che le raccomanda di non disturbare e di non allontanarsi troppo.   Dopo un lungo silenzio, la voce dolce commenta “Sarà così, un tormento fino a Trieste. Non avrà pace finché non fuma. E io non ci posso fare nulla, devo solo stare attenta che non scenda a Monfalcone”. Mi giro per rispondere, pensando quella frase sia rivolta a...

Morte di Italo

Pochi giorni dopo il funerale di Italo Calvino ho buttato giù gli appunti che seguono, soltanto per ricordarmi la situazione e i sentimenti del momento. Ero appena tornato dalla Francia, e la sera stessa la moglie di Calvino (Chichita) mi ha telefonato per dirmi che Italo stava morendo. Sono partito in macchina nella notte verso Siena assieme alla moglie di Carlo Ginzburg (Luisa), mentre Carlo stava arrivando col treno da Roma. In macchina io e Luisa siamo arrivati a Siena a mezzanotte e mezza, e proprio allora Carlo stava smontando da un taxi davanti all'ospedale. Chichita era andata a dormire all'albergo. Italo era in sala di rianimazione dove non si poteva entrare, lo tenevano ancora in vita con farmaci «a termini di legge». Abbiamo cercato in tutti gli alberghi di Siena senza trovare un posto per dormire, allora ci siamo seduti ad aspettare davanti all'ospedale. Siamo riusciti a entrare solo alle 4, quando è arrivata Chichita assieme a Giorgio Agamben, Giovanna, Aurora, François Wahl, e il fratello di Italo. Avevano già composto il corpo di Italo nella bara, ma in modo ridicolo, pare, mettendogli del pizzo intorno alla...

Margherita di Brabante. Elevatio animae

Tutto era cominciato a Pisa. Di ritorno da Roma, dove era stato incoronato imperatore, Arrigo VII di Lussemburgo stava facendo il proprio ingresso trionfale nel duomo di quella città, quando l’occhio gli era caduto sul ritratto celebrativo che uno scultore gli stava eseguendo proprio sopra la porta di S. Ranieri. Ne rimase estasiato. Mai aveva veduta scolpita nella pietra un simile vividezza d’espressione e un così vivace dinamismo nei panneggi. Quella sua statua gli pareva viva, sebbene vi fosse stato ritratto in ginocchio. Perciò, senza por tempo in mezzo diede ordine che l’autore fosse condotto immediatamente al suo cospetto. Voleva commissionargli il monumento funerario a Margherita di Brabante, sua stimata consorte e “carissima al suo cuore”, morta a Genova di peste due anni prima, fra 13 e 14 dicembre 1311, all’età di trentasei anni.   E l’artista accettò. A indurlo non fu soltanto il prestigio dell’incarico – si trattava della prima tomba su commessa imperiale in territorio italiano – ma anche, e soprattutto, la sfida personale che vi intuiva insita. Difatti, sebbene egli...

Chichita Calvino. L'altra metà di Italo

Chichita Calvino è un'opera d'arte vivente. Si può stare a sentirla per ore, come ipnotizzati davanti al getto inesauribile di una cascata. Ma è un'opera d'arte di tipo particolare: di quelle che cambiano ogni giorno e non puoi sperare di portarti via impacchettata. Non puoi sperare di fermarne il flusso continuo, appendendola a una qualche parete della tua testa o della tua casa.   Quanto sia disperante per noi questa particolare forma d'arte, quanto lontana dalla nostra cultura e dalla nostra mente, ci vuole poco a capirlo. Basta andare una volta nel suo appartamento in Campo Marzio, a due passi da Montecitorio a Roma. Salire le scale, entrare nella casa che lei e il marito comprarono all’inizio degli anni Ottanta, sedersi vicino a questa donna argentina nata a Buenos Aires nel 1925 e cominciare ad ascoltarla. Poi raccogliere le proprie cose, quando è l'ora del congedo, uscendo beati nel crepuscolo romano. Beati e disperati.   Di non aver preso carta e penna, di non aver portato un computer, un registratore, fermato un'immagine, una scena, una frase. Di aver perso tutto questo ben di Dio. Ti viene l'...

La polifresa. Ticinocittà

Babel 2015 (Bellinzona, 17-20 settembre) Le letterature della Svizzera   Nel 2015 il festival Babel è svizzero: dieci anni di viaggio attraverso le lingue e le letterature mondiali ci portano sulla soglia di casa e, come dopo ogni viaggio, quella soglia è diversa. Entriamo. C’è una forte tensione tra le lingue, tra lingua e dialetti, tra oralità e scrittura, che sta dando risultati letterari senza precedenti. Perché la lingua della Svizzera è la traduzione, e per essere viva deve ascoltare e farsi interprete delle voci della sua confederazione di culture: il tedesco e i suoi dialetti svizzeri, l’italiano e il francese, il romancio e le lingue dell’immigrazione, le varie ibridazioni del parlato – tutte chiavi per accedere, scrivendo, alla propria parola partendo dalle lingue date.   Come anticipazione di alcune tematiche del Festival, Babel ha raccolto e commissionato per doppiozero una serie di testi che si confrontano con la dimensione dialettale e vernacolare, ma anche più generalmente orale e colloquiale: a livello di scrittura creativa, il rapporto con il dialetto non è che il caso...

Capitolo Sesto

Apparentemente, ci sono delle divergenze tra quella me prima di annegare, quella me che annega, e quella me ripescata. Non so quale versione sia la più aggiornata del software. Qual è il legame con Sandra Jorgensen, ingegnera pensionata, volo delle 18:40 Göteborg - Firenze, 28 luglio, domicilio provv. Hotel Ritz (sporge denuncia contro di me, il renaiolo, persino il museo.) Qual è il legame con Massimo Ciatti, elettricista, renaiolo per hobby, residente v. Milton, denunciato rissa Calcio Storico 1997 (sporge denuncia contro di me, la fu-danese svedese, più bestemmie). Non ho perso la memoria: ricordo la triste brigata sotto il sole, la caduta rovinosa, l’acqua che non fa mai splash, se ci cadi male.   Francesco Natali, Narrarno   L’ho detto al carabiniere che vuole accompagnarmi indefesso all’uscita dall’ospedale. I brividi, di certo, ricordo i violentissimi brividi. Il nome di Andrea ripetuto a cavallo dei brividi. Gli ho spiegato che il mio non è stato un atto intenzionale, che una roba come il suicidio non mi passa per la testa. Ho testimoni. (Ma la fiumana versatile dei turisti avrà...

Chapter Six

Apparently, there are discrepancies between the me before I drowned, the me drowning, and the me fished back out. I don’t know what version of the software is most recent. What the link is to Sandra Jorgensen, retired nurse, 18:40 Göteborg – Florence flight, July 28, temp. residing Hotel Ritz (pressing charges against me, against the boatman, even against the museum). What the link is to Massimo Ciatti, electrician, amateur renaiolo, residing on Via Milton, previous arrest for brawl at 1997 Calcio Storico tournament (pressing charges, plus seriously foul language, against me and the Swedish ex-Dane). I haven’t lost my memory: I remember the sad outing under the sun, the terrible fall, the water that never goes splash, if you fall wrong. That’s what I said to the carabiniere who insists on walking me to the hospital exit. The shivering, of course, I remember the violent shivering. Andrea’s name repeated between shivers. I explained that my act wasn’t intentional, that stuff like suicide is furthest from my mind. I have witnesses. (But the flexible flood of tourists will have changed eyes, during my night in the hospital, hence no...

Chapter Six

Apparently, there are discrepancies between the me before I drowned, the me drowning, and the me fished back out. I don’t know what version of the software is most recent. What the link is to Sandra Jorgensen, retired nurse, 18:40 Göteborg – Florence flight, July 28, temp. residing Hotel Ritz (pressing charges against me, against the boatman, even against the museum). What the link is to Massimo Ciatti, electrician, amateur renaiolo, residing on Via Milton, previous arrest for brawl at 1997 Calcio Storico tournament (pressing charges, plus seriously foul language, against me and the Swedish ex-Dane). I haven’t lost my memory: I remember the sad outing under the sun, the terrible fall, the water that never goes splash, if you fall wrong.   Francesco Natali, Narrarno   That’s what I said to the carabiniere who insists on walking me to the hospital exit. The shivering, of course, I remember the violent shivering. Andrea’s name repeated between shivers. I explained that my act wasn’t intentional, that stuff like suicide is furthest from my mind. I have witnesses. (But the flexible flood of tourists will have changed eyes,...

Un mundo absolutamente maravilloso

Mi avete chiesto di scrivere un testo sulle mie letture estive per Doppiozero. Lo faccio, seppure in ritardo, molto volentieri. Ma procederò in maniera disarticolata e per digressioni, me lo perdonerete. Mi sento così, e la disarticolazione è l’unica forma che riesco a portare fuori di me. Quest’estate ho letto e sto leggendo soltanto libri in spagnolo. Ovvero: Los detectives selvajes, Amuleto, Putas asesinas e El gaucho insufribile di Roberto Bolaño; Después del invierno e Octavio Paz. Las palabras en liberdad della messicana Guadalupe Nettel; Una vida aboslutamente maravillosa. Ensayos selectos di Enrique Vila-Matas, El aprendizaje del escritor e Ficciones, di Jorge Luis Borges; i racconti di Cristina Fernández Cubas, La habitación de Nona. La mattina al bar, ad Amsterdam, dove sono in residenza su invito della Dutch Foundation for Literature, leggo esclusivamente El País. In tutto questo: io non so lo spagnolo. Prima digressione sullo spagnolo.Nel maggio del 2012, al Salone del libro di Torino, ho partecipato ad una conversazione con lo scrittore spagnolo Andrés Barba, autore di alcuni libri, tra cui il bellissimo La sorella di Katia, che Instar Libri ha pubblicato nella...

Contagio Iran

Gholamreza si alza dal divano e viene verso di me. Mi sollevo anche io, le porgo il velo o quello che ho portato qui con l’idea che potesse assolvere questa funzione: una stola di un cotone un po’ spesso, azzurro e lungo, di forma rettangolare. Mostro, nell’intimità della loro casa, io, donna, i miei capelli. Gholamreza prende il mio azzurro tra le mani – mi è vicinissima e la osservo: con gli occhiali, senza hijab che ha tolto poco prima sorseggiando il suo tè – lo apre per bene mentre io piego le ginocchia un po’, così che possa appoggiarmelo sulla testa; poi, con le due estremità, mi circonda il collo con rapidi gesti, riportando entrambi i lembi davanti, dopo averli sapientemente intrecciati alle mie spalle. Muovo la testa e sembra proprio che se ne stia su, incollato: le spalle, e i capelli, sono coperti, coperti per davvero. Mi volto e Mina e Mahsa hanno le mani davanti alla bocca, non appena incrociano il mio sguardo soddisfatto scoppiano in una risata: non sei affatto cool così, dicono. Sorrido, guardo Gholamreza nel tempo che Mahsa impiega a raggiungermi. La ragazzina scioglie il lavoro della madre che assiste silenziosa e con espressione divertita. Mettendosi in punta di...