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Racconto

(398 risultati)

Expo e dintorni: Expo che fa?

Su questo muro tornai due volte perché volevo fotografarlo senza automobili parcheggiate davanti, come lo avevo notato la prima volta che lo vidi una domenica nel tardo pomeriggio; quando ero su un autobus che mi portava verso il quartiere periferico degli Olmi. Non conoscendo la zona non sapevo le dinamiche che regolano l’andirivieni di chi sceglie quello spazio per parcheggiarvi. In settimana ritrovai lo spazio pieno di auto, così aspettando che andassero via, invano quel giorno, ho potuto capire che è usato da chi va in una banca poco più avanti o in uno studio di commercialisti dalla parte opposta della strada. Decisi di ritornarvi il venerdì, nel tardo pomeriggio a chiusura uffici. Però l’ultimo dei dottori commercialisti fece un po’ di straordinari. Poi finalmente andò via con l’auto lasciandomi il campo libero per fotografare.   ph. Antonino Costa   Nell’attesa di quegli appostamenti avevo percorso in su e in giù questo vialone della periferia. Per un lungo tratto non c’è nulla, insomma è il posto ideale per scrivere a caratteri cubitali un messaggio:...

Ti scrivo. Pasolini, io ti odio

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Blablacar: da Milano a Affori senza perder forza

Ho prenotato un Blablacar Lo sapete che cos'è un Blablacar? È una piattaforma on line di ride sharing che opera in 14 Paesi e con oltre 20 milioni di utenti verificati e più di 3 miliardi di chilometri condivisi È nata in Francia, ma in Italia è arrivata nel 2012 La persona che l'ha inventata si chiama Frédéric Mazzella L'applicazione per Ios e Android è stata scaricata 15 milioni di volte Ogni trimestre più di 10 milioni di viaggiatori usano Blablacar Funziona in questo modo: devi fare un viaggio in macchina, hai dei posti liberi, metti un annuncio su Internet, chi è interessato si aggrega e così condividete le spese     Ho usato Blablacar decine di volte Le persone che ho incontrato in questi viaggi sono parte della nuova umanità della sharing economy Da questa nuova economia non sembrano passivamente istruiti. La vivono, la radicano dentro di sé, l'annunciano Modellano le espressioni del volto, lungo questi viaggi in autostrada, ispirati dalla nuova cultura della condivisione Costituiscono assieme il manuale incarnato e vivente della condivisione...

Calvino tatuato

Sono trascorsi trent’anni da quel 19 settembre del 1985 in cui Italo Calvino moriva improvvisamente all’età di 62 anni a Siena. La vita di Calvino non è stata poi così lunga, eppure ha scritto tanto e soprattutto ha attraversato da protagonista insieme ad altri (Pasolini, Sciascia, Morante, Volponi, Moravia, ecc.) la letteratura italiana del dopoguerra, dal 1947, anno del suo debutto con Il sentiero dei nidi di ragno, sino a quella fatidica metà degli anni Ottanta. Trent’anni sono un tempo sufficiente per tracciare un bilancio della sua opera. C’è ora una nuova generazione di critici che si affaccia con intelligenza e crescente autorevolezza nel paesaggio letterario italiano. Sono quasi tutti nati negli anni Ottanta, ed erano ancora bambini quando Calvino ci ha lasciato. A loro abbiamo chiesto un bilancio dello scrittore Italo Calvino nella forma più diretta ed efficace: cosa è vivo e cosa è morto della sua opera? Cosa ci serve ancora oggi di Calvino, dei suoi libri, dei suoi saggi, dei suoi interventi giornalistici e anche politici? Cosa è invece diventato obsoleto o non serve più? Quale giudizio formulare su di lui? Possiamo separare Calvino dalla sua epoca, dal rapporto...

Ti scrivo. La poesia è dei santi e delle bestie

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Dopo la pubblicazione d’interviste disperse, oggi iniziamo la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzeranno a PPP, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Angelo attero

“HAI UNA SIGARETTA?” La richiesta, come una schioppettata, mi fa sobbalzare, facendo cadere libro, occhiali e custodia. Mentre raccolgo il tutto e rido per l’imbarazzo, pronta a rispondere che non fumo da almeno sei anni, vengo bloccata dalla replica della domanda. Ma soprattutto dall’espressione vuota del volto di una ragazza minuta di circa trent’anni. “HAI UNA SIGARETTA?” Dal sedile alle mie spalle una voce dolce recita “Elettra, lascia in pace la signora” e aggiunge piano, quasi al mio orecchio “La scusi, non sta bene”. La ragazza si gira di scatto sbuffando e rivolge altrove il suo interesse. Ripete la stessa richiesta alle poche persone presenti nel vagone, prima di passare a quello successivo, accompagnata sempre dalla stessa voce dolce, che le raccomanda di non disturbare e di non allontanarsi troppo.   Dopo un lungo silenzio, la voce dolce commenta “Sarà così, un tormento fino a Trieste. Non avrà pace finché non fuma. E io non ci posso fare nulla, devo solo stare attenta che non scenda a Monfalcone”. Mi giro per rispondere, pensando quella frase sia rivolta a...

Morte di Italo

Pochi giorni dopo il funerale di Italo Calvino ho buttato giù gli appunti che seguono, soltanto per ricordarmi la situazione e i sentimenti del momento. Ero appena tornato dalla Francia, e la sera stessa la moglie di Calvino (Chichita) mi ha telefonato per dirmi che Italo stava morendo. Sono partito in macchina nella notte verso Siena assieme alla moglie di Carlo Ginzburg (Luisa), mentre Carlo stava arrivando col treno da Roma. In macchina io e Luisa siamo arrivati a Siena a mezzanotte e mezza, e proprio allora Carlo stava smontando da un taxi davanti all'ospedale. Chichita era andata a dormire all'albergo. Italo era in sala di rianimazione dove non si poteva entrare, lo tenevano ancora in vita con farmaci «a termini di legge». Abbiamo cercato in tutti gli alberghi di Siena senza trovare un posto per dormire, allora ci siamo seduti ad aspettare davanti all'ospedale. Siamo riusciti a entrare solo alle 4, quando è arrivata Chichita assieme a Giorgio Agamben, Giovanna, Aurora, François Wahl, e il fratello di Italo. Avevano già composto il corpo di Italo nella bara, ma in modo ridicolo, pare, mettendogli del pizzo intorno alla...

Margherita di Brabante. Elevatio animae

Tutto era cominciato a Pisa. Di ritorno da Roma, dove era stato incoronato imperatore, Arrigo VII di Lussemburgo stava facendo il proprio ingresso trionfale nel duomo di quella città, quando l’occhio gli era caduto sul ritratto celebrativo che uno scultore gli stava eseguendo proprio sopra la porta di S. Ranieri. Ne rimase estasiato. Mai aveva veduta scolpita nella pietra un simile vividezza d’espressione e un così vivace dinamismo nei panneggi. Quella sua statua gli pareva viva, sebbene vi fosse stato ritratto in ginocchio. Perciò, senza por tempo in mezzo diede ordine che l’autore fosse condotto immediatamente al suo cospetto. Voleva commissionargli il monumento funerario a Margherita di Brabante, sua stimata consorte e “carissima al suo cuore”, morta a Genova di peste due anni prima, fra 13 e 14 dicembre 1311, all’età di trentasei anni.   E l’artista accettò. A indurlo non fu soltanto il prestigio dell’incarico – si trattava della prima tomba su commessa imperiale in territorio italiano – ma anche, e soprattutto, la sfida personale che vi intuiva insita. Difatti, sebbene egli...

Chichita Calvino. L'altra metà di Italo

Chichita Calvino è un'opera d'arte vivente. Si può stare a sentirla per ore, come ipnotizzati davanti al getto inesauribile di una cascata. Ma è un'opera d'arte di tipo particolare: di quelle che cambiano ogni giorno e non puoi sperare di portarti via impacchettata. Non puoi sperare di fermarne il flusso continuo, appendendola a una qualche parete della tua testa o della tua casa.   Quanto sia disperante per noi questa particolare forma d'arte, quanto lontana dalla nostra cultura e dalla nostra mente, ci vuole poco a capirlo. Basta andare una volta nel suo appartamento in Campo Marzio, a due passi da Montecitorio a Roma. Salire le scale, entrare nella casa che lei e il marito comprarono all’inizio degli anni Ottanta, sedersi vicino a questa donna argentina nata a Buenos Aires nel 1925 e cominciare ad ascoltarla. Poi raccogliere le proprie cose, quando è l'ora del congedo, uscendo beati nel crepuscolo romano. Beati e disperati.   Di non aver preso carta e penna, di non aver portato un computer, un registratore, fermato un'immagine, una scena, una frase. Di aver perso tutto questo ben di Dio. Ti viene l'...

La polifresa. Ticinocittà

Babel 2015 (Bellinzona, 17-20 settembre) Le letterature della Svizzera   Nel 2015 il festival Babel è svizzero: dieci anni di viaggio attraverso le lingue e le letterature mondiali ci portano sulla soglia di casa e, come dopo ogni viaggio, quella soglia è diversa. Entriamo. C’è una forte tensione tra le lingue, tra lingua e dialetti, tra oralità e scrittura, che sta dando risultati letterari senza precedenti. Perché la lingua della Svizzera è la traduzione, e per essere viva deve ascoltare e farsi interprete delle voci della sua confederazione di culture: il tedesco e i suoi dialetti svizzeri, l’italiano e il francese, il romancio e le lingue dell’immigrazione, le varie ibridazioni del parlato – tutte chiavi per accedere, scrivendo, alla propria parola partendo dalle lingue date.   Come anticipazione di alcune tematiche del Festival, Babel ha raccolto e commissionato per doppiozero una serie di testi che si confrontano con la dimensione dialettale e vernacolare, ma anche più generalmente orale e colloquiale: a livello di scrittura creativa, il rapporto con il dialetto non è che il caso...

Capitolo Sesto

Apparentemente, ci sono delle divergenze tra quella me prima di annegare, quella me che annega, e quella me ripescata. Non so quale versione sia la più aggiornata del software. Qual è il legame con Sandra Jorgensen, ingegnera pensionata, volo delle 18:40 Göteborg - Firenze, 28 luglio, domicilio provv. Hotel Ritz (sporge denuncia contro di me, il renaiolo, persino il museo.) Qual è il legame con Massimo Ciatti, elettricista, renaiolo per hobby, residente v. Milton, denunciato rissa Calcio Storico 1997 (sporge denuncia contro di me, la fu-danese svedese, più bestemmie). Non ho perso la memoria: ricordo la triste brigata sotto il sole, la caduta rovinosa, l’acqua che non fa mai splash, se ci cadi male.   Francesco Natali, Narrarno   L’ho detto al carabiniere che vuole accompagnarmi indefesso all’uscita dall’ospedale. I brividi, di certo, ricordo i violentissimi brividi. Il nome di Andrea ripetuto a cavallo dei brividi. Gli ho spiegato che il mio non è stato un atto intenzionale, che una roba come il suicidio non mi passa per la testa. Ho testimoni. (Ma la fiumana versatile dei turisti avrà...

Chapter Six

Apparently, there are discrepancies between the me before I drowned, the me drowning, and the me fished back out. I don’t know what version of the software is most recent. What the link is to Sandra Jorgensen, retired nurse, 18:40 Göteborg – Florence flight, July 28, temp. residing Hotel Ritz (pressing charges against me, against the boatman, even against the museum). What the link is to Massimo Ciatti, electrician, amateur renaiolo, residing on Via Milton, previous arrest for brawl at 1997 Calcio Storico tournament (pressing charges, plus seriously foul language, against me and the Swedish ex-Dane). I haven’t lost my memory: I remember the sad outing under the sun, the terrible fall, the water that never goes splash, if you fall wrong. That’s what I said to the carabiniere who insists on walking me to the hospital exit. The shivering, of course, I remember the violent shivering. Andrea’s name repeated between shivers. I explained that my act wasn’t intentional, that stuff like suicide is furthest from my mind. I have witnesses. (But the flexible flood of tourists will have changed eyes, during my night in the hospital, hence no...

Chapter Six

Apparently, there are discrepancies between the me before I drowned, the me drowning, and the me fished back out. I don’t know what version of the software is most recent. What the link is to Sandra Jorgensen, retired nurse, 18:40 Göteborg – Florence flight, July 28, temp. residing Hotel Ritz (pressing charges against me, against the boatman, even against the museum). What the link is to Massimo Ciatti, electrician, amateur renaiolo, residing on Via Milton, previous arrest for brawl at 1997 Calcio Storico tournament (pressing charges, plus seriously foul language, against me and the Swedish ex-Dane). I haven’t lost my memory: I remember the sad outing under the sun, the terrible fall, the water that never goes splash, if you fall wrong.   Francesco Natali, Narrarno   That’s what I said to the carabiniere who insists on walking me to the hospital exit. The shivering, of course, I remember the violent shivering. Andrea’s name repeated between shivers. I explained that my act wasn’t intentional, that stuff like suicide is furthest from my mind. I have witnesses. (But the flexible flood of tourists will have changed eyes,...

Un mundo absolutamente maravilloso

Mi avete chiesto di scrivere un testo sulle mie letture estive per Doppiozero. Lo faccio, seppure in ritardo, molto volentieri. Ma procederò in maniera disarticolata e per digressioni, me lo perdonerete. Mi sento così, e la disarticolazione è l’unica forma che riesco a portare fuori di me. Quest’estate ho letto e sto leggendo soltanto libri in spagnolo. Ovvero: Los detectives selvajes, Amuleto, Putas asesinas e El gaucho insufribile di Roberto Bolaño; Después del invierno e Octavio Paz. Las palabras en liberdad della messicana Guadalupe Nettel; Una vida aboslutamente maravillosa. Ensayos selectos di Enrique Vila-Matas, El aprendizaje del escritor e Ficciones, di Jorge Luis Borges; i racconti di Cristina Fernández Cubas, La habitación de Nona. La mattina al bar, ad Amsterdam, dove sono in residenza su invito della Dutch Foundation for Literature, leggo esclusivamente El País. In tutto questo: io non so lo spagnolo. Prima digressione sullo spagnolo.Nel maggio del 2012, al Salone del libro di Torino, ho partecipato ad una conversazione con lo scrittore spagnolo Andrés Barba, autore di alcuni libri, tra cui il bellissimo La sorella di Katia, che Instar Libri ha pubblicato nella...

Contagio Iran

Gholamreza si alza dal divano e viene verso di me. Mi sollevo anche io, le porgo il velo o quello che ho portato qui con l’idea che potesse assolvere questa funzione: una stola di un cotone un po’ spesso, azzurro e lungo, di forma rettangolare. Mostro, nell’intimità della loro casa, io, donna, i miei capelli. Gholamreza prende il mio azzurro tra le mani – mi è vicinissima e la osservo: con gli occhiali, senza hijab che ha tolto poco prima sorseggiando il suo tè – lo apre per bene mentre io piego le ginocchia un po’, così che possa appoggiarmelo sulla testa; poi, con le due estremità, mi circonda il collo con rapidi gesti, riportando entrambi i lembi davanti, dopo averli sapientemente intrecciati alle mie spalle. Muovo la testa e sembra proprio che se ne stia su, incollato: le spalle, e i capelli, sono coperti, coperti per davvero. Mi volto e Mina e Mahsa hanno le mani davanti alla bocca, non appena incrociano il mio sguardo soddisfatto scoppiano in una risata: non sei affatto cool così, dicono. Sorrido, guardo Gholamreza nel tempo che Mahsa impiega a raggiungermi. La ragazzina scioglie il lavoro della madre che assiste silenziosa e con espressione divertita. Mettendosi in punta di...

Pasticcerie

In un’agenda Moleskine nel cassetto della mia scrivania annoto, da anni, gli indirizzi dei luoghi in cui ho fatto colazione. È un’agenda ordinatissima divisa per nazioni, città, quartieri (nelle sezioni Parigi, Istanbul e Stoccolma c’è un’ulteriore suddivisione in isolati). Accanto a ogni indirizzo ci sono indicazioni sul genere di appartenenza (pasticceria, caffè con i tavolini all’aperto, libreria con cucina…), due righe di descrizione e la segnalazione dell’eventuale presenza di croissants al burro di particolare rilievo. Ho sempre attribuito a questa agenda un valore nevrotico, da brava settecentista non potevo che finire per elencare, catalogare, sistematizzare tutto quanto mi capita a tiro. Poi, col tempo, ho capito che di nevrotico qui in realtà c’è poco. La Moleskine “Pasticcerie e caffè” non è affatto un tributo all’ansia enciclopedica, quanto alla cura di me. Di fatto, la colazione è un momento mio estremamente intimo di raccoglimento e rinascita al mondo. All’interno di quella bolla ovattata fatta di scones con burro e marmellata a parte, non penso a nulla, non programmo nulla, esisto come semplice presenza sensoriale, pura felicità silenziosa nel qui e ora del vapore...

Prati. Roma. Ovunque crediamo nell’imperturbabilità del passato

Sono venuto nel quartiere Prati, fra le strade monotone e fastose della Roma umbertina, perché dovevo comprare una guida turistica. È agosto inoltrato, nei giorni passati ho battuto in lungo e in largo le librerie di Roma, e a quanto pare le ultime copie della Lonely Planet Provenza e Costa Azzurra si trovano sugli scaffali della Feltrinelli di viale Giulio Cesare. Mia moglie e mio figlio sono al mare, io sono rimasto in città a lavorare. Quando loro torneranno, faremo insieme il viaggio in Provenza. Ma questo succederà solo alla fine del mese.     Parcheggio in via Famagosta davanti a un bistrot. C’è una ragazza seduta a un tavolo all’aperto che fa colazione con un cornetto e un bicchiere di latte. La strada è spopolata. In giro ci sono solo bengalesi seduti sulle soglie di sconsolanti minimarket che aspettano qualche cliente; si contendono il deserto. All’incrocio con via Otranto vedo l’insegna di un solarium: Sheherazade. C’è un discreto via vai all’ingresso. Mi chiedo a che serva andare in un solarium il 14 agosto a Roma, con una temperatura incagliata da oltre un mese sui...

Capitolo quinto

La mia dimensione è ora verticale, la mia frontiera sopra di me. Avanzare non posso più, la sentenza stentorea: la danese che si sbraccia, s’aggrappa ad un panico oscuro. I palazzi si slogano su di me, i giardini di Firenze dilavano addosso, alga poco buona. Il sole è eclissato, oltre l’acqua torbida. Vedo per un attimo lo scafo bigio della barca, e Massimo, il picaro rivelato, ridotto a delle gambette infantili che scalciano. Tutto bene?, mi spinge Andrea. Ti spaventi per una tenduccia? Vedilo tipo un tempio, il nostro tempio. Che cosa speriamo di ottenere da questo tempio?, le rispondo, mentre sistemo nervosamente i vestiti portati da casa. È dove le divinità siamo noi, e i devoti, siamo noi. E le offerte sono queste che ci facciamo ogni giorno. Fisso le pareti della tenda, il dispiegarsi di ombre sul telo verde quasi fossero spiritate dalla luce di un falò. Chi saranno quelle ombre, a quale distanza si pongono da me? Sono una lanterna magica che muove le figure che stanno là fuori. Una vera devozione.   Francesco Natali, Narrarno   Ad un tempo guardo su, nel momento in cui la superficie d’...

Chapter Five

Now my dimension is vertical, my borderline above me. I can go no further forward, the verdict is resounding: the Dane waving her arms, clinging to some dim panic. The buildings are wrenched onto me, the parks of Florence wash over, iffy algae. The sun eclipsed, beyond the murky water. For a moment I see the dingy hull of the boat, and Massimo, rascal unmasked, reduced to childish kicking legs. You ok? Andrea prods me. Scared of a little tent? Try seeing it as a temple, our temple. So what do we hope to obtain from this temple? I reply, fretfully stowing away the clothing brought from home. It’s where we’re the gods, and we’re the worshippers. And the offerings are what we do here every day. I stare at the walls of the tent, the shadows unfolding on the green fabric as if conjured by the light of a bonfire. Who could those shadows be, how far away from me? I am a magic lantern that moves the figures out there. True act of worship.   Francesco Natali, Narrarno   At the same time I look up, as the surface of the water above me is beginning to stretch out again, taut as the faces of the people on the embankment who must be quivering about...

Dialogo di due milanesi (in vacanza) sull'Expo

In un agriturismo del centro Italia, ai bordi della piscina, due signori milanesi, all'inizio dell'età di mezzo, conversano ai bordi della piscina. A: Devo dire che quest'anno il caldo è stato tremendo. Non ha mai smesso. B: Non lo dica a me. Mi fermo solo una settimana e poi si ricomincia. A: Anch'io ho preso meno ferie ad agosto perché avevan detto che la città sarebbe stata piena di gente per via dell'Expo e invece... B: No, ma guardi. Gente ce n'era. Magari non si vedeva tanto. Comunque la città era più viva del solito. Volendo ogni sera c'era una cosa diversa da fare e poi c'era lo stesso Expo. Con 5 euro, la sera ti fai una girata e ti diverti. A: Ma perché lei quante volte c'è stato? B: Due volte di giorno e due di sera. E ci ritorno! A: Uella peppa! Che esagerato! B: Ma guardi che non ė mica male. E poi non è che c'è un Expo tutti gli anni. A: Sarà. A me han detto che è un po' una baracconata, che allora tanto vale andare a Gardaland. B: E chi glielo ha  detto? A: Ma si sente in giro: che era partito con il tema di nutrire il pianeta e...

Capitolo quarto

Impulso liberatorio della danese, di sbracciarsi verso i suoi omologhi lassù sopra di noi, nel Ponte Vecchio. Sventola bandiera bianca. O fa un sordo gesto elegante, attrice vestita a balze di tulle nei titoli di coda. O è puro teatro: la sua scena è il mondo che visita, visiterà. In modo irriflesso, un manipolo di scout risponde dal ponte. Alzano in aria mani, bottigliette, fazzoletti verdeblu. Fanno click, comunicano. E quest’armistizio aziona il mio caro prurito dal collo fino alle natiche, suonato al contrario. Siamo sotto l’ombra del ponte, lo buchiamo, ufficialmente salvi: ghigno nell’oscurità, che pare aver funzionato quasi un mio complotto. Quello di liberarmi dal terrore.   Francesco Natali, Narrarno   Scopro tra i flutti che l’adolescenza è una sorsata di realtà a doppio fondo: prima si tira giù il primo sorso, dolciastro. Molto più in là negli anni, se lo consenti, se ne tira giù un altro, più amaro. Il primo l’ho tirato giù mentre giocavo al ginnasio a sfilacciare il tempo: ore ad alitare sulle vetrine, i morsi delle amiche sul...

Chapter Four

A liberating impulse for the Dane, to wave her arms at counterparts up there on Ponte Vecchio. Raising the white flag. Either a mute, elegant gesture, an actress swathed in tulle flounces in the credits. Or else pure theater: her stage is the world she visits, or plans to. Instinctively, a cluster of boy scouts answers from the bridge. Lifting their hands, bottles, blue-green kerchiefs in the air. They click, commune. And this armistice sets off the old familiar itch from my neck down to my buttocks, played in reverse. We’re under the shadow of the bridge, we tunnel through it, officially home-free: a grin in the darkness, which seems to have worked like some ruse of mine. Aimed at eluding terror.   Francesco Natali, Narrarno   I glimpse among the eddies that adolescence is a gulp of reality deeper than it seems: you take a first swig, vaguely sweet. Many years later, if willing, you take another one, more bitter. I swigged my first when I would play at unravelling time in high school: hours of breathing on shop windows, friends nibbling inexpert lips, Sundays warm and rancid as roast chestnuts. In a Florence of rusty tail pipes, skyless alleyways... And oh...

Capitolo terzo

Massimo, così si presenta il renaiolo, tracima in una tiritera che ripercorre la storia cittadina. Scaltro, usa lo strumento ruffiano dei ponti che stiamo attraversando, o attraverseremo, come segnalibri. Ecco il Ponte Santa Trinita. E tira giù aneddoti dalle spallette. Fiorisce intanto ai lati il luccichio degli apparati elettronici. Una brigata così scomposta merita forse l’obbiettivo di qualcuno. Lui rispolvera la vita acquatica dei fiorentini d’antan. Intensa, coatta alle necessità. Da subito, nelle sue parole, i fiorentini si mascherano come da indù di un Gange per abluzioni da farsa ottocentesca. Molto adatto alla mia danese. Che bascula da una parte all’altra della barca, rischiando di rovesciare tutto. Mi volto verso il ponte. Noto lo svenire avventato degli studenti sul muricciolo, un bikini che si sporge cadaverico, un parasole metallizzato. Chi sta oggi fuori dai ponti non esiste, viene spazzato via dalla visuale. I palazzi, quelli, si alleggeriscono, la città: due fogli immobili al vento, che ci contengono, una possibilità. Traducimi, dai, mi fa Massimo, con sgarbo. Traducimi, per la bella signora...

Chapter Three

Massimo—as the boatman tells us to call him—unsluices a spiel that spans the city’s whole history. Astutely, he uses the bridges we’re crossing under, or are about to cross under, as cunning bookmarks. Here comes Ponte Santa Trinita. And he plucks anecdotes off its parapets. Meanwhile, the embankments bloom with twinkling electronic devices. A crew as motley as ours must warrant somebody’s snapshots. Massimo dredges up the aquatic life of the Florence of yesteryear. Intense, channeled by necessity. And in his telling, the Florentines are immediately tricked out as Hindus performing ablutions on a Ganges out of some nineteenth-century farce. Just the ticket for my Dane. Who is lurching from one side of the boat to the other, bent on capsizing us. I turn to the bridge. And note the reckless swooning of students along the parapet, a bikini flopping corpse-like over the side, a glittery parasol. Today anyone off the bridges does not exist, they’re swept out of the field of vision. As for the buildings, they get lighter, like the city: two pages motionless in the wind, holding us, a possibility. Translate for me, come on now, grunts Massimo....