Diario di una schiappa

Settembre. Apertura delle scuole. Primo giorno per molti, prima assoluta per alcuni che si ritrovano a fare il salto di qualità, all’inizio di un nuovo ciclo scolastico, in una nuova scuola e con nuovi compagni. Quale momento migliore per cominciare a scrivere un diario? 

“Diario di una schiappa”, nelle sue ennesime versioni, si presenta così, vuole essere il giornale di una navigazione a vista, in un contesto estraneo e problematico, ostico e ostile, crudele come solo la scuola media agli occhi di un ragazzino appena sbarcatovi dalle elementari può apparire. 

L’idea non è sicuramente originale, si potrebbe azzardare una genealogia della diaristica di questo genere, fatta di testi molto diversi fra loro: da Cuore ai libri sulla scuola media di James Patterson, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma proprio questo titolo, partito nel 2004 da uno di quei siti noiosissimi di giochi educativi (funbrain.com), riesce a battere ogni record, divenendo, in breve tempo, un fenomeno di portata mai vista. Al primo libro della serie, Wikipedia attribuisce 60 milioni (avete letto bene) di copie vendute (alla faccia della crisi dell’editoria!) e il primato su autori del calibro di Dan Brown. Solo che Dan Brown lo conoscete tutti mentre Jeff Kinney, autore della fortunata serie di libri a metà fra diario e fumetto, no. Il suo nome, infatti, galleggia in un mondo adolescenziale ancora tremendamente impermeabile alla vista degli adulti.

 

I “diari” finiscono, così, per circolare in una rete silenziosa e parallela di preadolescenti davvero poco desiderosi di condividerne la lettura con i genitori, come si trattasse di un Harry Potter qualsiasi. Intorno ad essi si viene, insomma, a creare una vera e propria carboneria di ex-mocciosi che li considerano manifesto della loro generazione e per questo li leggono avidamente. E allora, se è vero, come da slogan rivoluzionario d’antan, che il personale è politico, raccontare la vita quotidiana di uno studente qualsiasi si rivelerà operazione affatto neutra. Proveremo a dimostrarlo.

Greg è la schiappa che dà il titolo alla serie. Già il fatto che l’eroe della storia intitoli il racconto della propria vita con un dispregiativo la dice lunga sul carattere polemico della serie. Schiappa è l’insulto che ogni teenager un minimo più garbato della media si sente rivolgere dal Sistema intorno a sé: dal papà che lo vorrebbe interessato allo sport invece che ai videogiochi (schiappa!), dai bulli che prevedibilmente si ritroveranno a importunarlo (schiappa!), dagli insegnanti di educazione fisica nostalgici dei bei vecchi tempi della naja (schiappa!), fino alle ragazze più carine della scuola, sempre pronte a subire il fascino machista del violento di turno, senza degnare della minima attenzione chi (schiappa!) mostrasse di non volersi confare a un tale stereotipo sessista.

 

 

Greg è l’eroe di questo mondo silenzioso, è la schiappa che una volta tanto sceglie di raccontarla giusta, di invertire la prospettiva dei mille racconti di prevaricazione sulle schiappe di tutto il mondo (che, non a caso, gli assicureranno un' audience altrettanto mondiale). Inizia così un intrigante gioco di inversioni che investe la stessa forma narrativa prescelta: il diario. Ci si potrebbe infatti chiedere quale ragazzino di undici anni, nativo digitale, già di regola arruolato da Pokemon go e social network d’ordinanza, possa mai scegliere volontariamente di scrivere un diario cartaceo. Si capisce che anche la forma diaristica sia il risultato di un détournement: il diario è la forma dell’oppressione, il foglio bianco che il Sistema fornisce alla sua vittima perché egli stesso possa dire di sé, dichiarandosi al potere. La mamma di Greg, così cretinamente intrisa di ambientalismo da supermarket bio e buoni sentimenti, lo dà al proprio figliolo per esercitare un controllo sulla sua vita intima, facendola emergere dall’indeterminato. Ma si diceva détournement. Il racconto di Greg, con buona pace della mamma, non sarà un vero diario, non conterrà confessioni e cuoricini, né inconfessabili pulsioni per feticisti dei buoni sentimenti.

 

Al contrario, si presenterà come un “giornale di bordo”, manuale di resistenza ad uso e consumo di tutte le schiappe del mondo. Sarà una vera e propria autobiografia sotto mentite spoglie: come tutte le autobiografie, documento politico. Greg è, peraltro, sicuro di diventare presidente ed è altrettanto sicuro che un giorno il suo diario potrà tornargli utile per restituire la sua vita in forma di modello al popolo. Ecco perché non si preoccupa affatto del discredito che potrebbe derivare dal mettere in piazza le sue disavventure di schiappa: egli è consapevole che verrà "un sol dell’avvenir" in cui i rapporti di potere verranno rovesciati e in cui il solito bullo, forte adesso, ma domani prevedibilmente indietro nella scala evolutiva, si ritroverà a doverlo riverire, obbedendo ai suoi ordini. Greg ha chiara questa visione e la assapora dolcemente mentre si ritrova a subire le angherie della sua vita quotidiana. 

 

Ma conosciamo Greg più da vicino. Greg è innanzitutto una linea, come del resto linee sono tutti i personaggi del graphic novel (nome complicato, ci tiene a un certo punto a precisare lo stesso Greg, per quelli che un tempo si chiamavano semplicemente fumetti). La sua figura filiforme ha però, a differenza di quella di altri personaggi, davvero pochi tratti caratterizzanti. La sua testa è sferica (nipotino di Charlie Brown!), i capelli sono corti, la sua faccia senza alcun segno particolare: nessun pronunciamento del naso, gli occhi sono due puntini neri. D’altra parte, nemmeno il suo modo di vestire sembra essere d’aiuto a caratterizzarlo se non per negazione: non è “alternativo”, non indossa abiti strani, una maglietta che si riesce a riconoscere soltanto per il fatto di essere accennata sulle maniche e un paio di pantaloni ancora una volta soltanto accennati. Egli, al contrario degli altri personaggi sempre caratterizzati da un tratto particolare (vedi la zazzera punk del fratello maggiore Rodrick, ad esempio), è assolutamente neutro. Se non fosse per la sua espressione che tende a variare su due posizioni: un semicerchio all’ingiù (segno di scontento) e un grande ovale di sconcerto ogni qual volta egli si scontra con le mille difficoltà della sua posizione esistenziale. Questa indeterminatezza non è, ovviamente, solo visiva. Greg non esplode mai, non piange mai, non reagisce mai in maniera eclatante all’ambiente circostante. Perfino le sue paure da ragazzino (che vengono ampiamente raccontate nei libri) vengono gestite in maniera autonoma e, comunque, senza che possano in qualche modo investire gli adulti. 

 

Il carattere di Greg è simmellianamente blasé: ostentazione di indifferenza, scetticismo, perdita di spessore corporeo di fronte alle necessità tattiche della sua ascesa sociale. Da cui, tutta una serie di passioni peculiari: distanza, scetticismo, ironia, sarcasmo, verso le storture del mondo. 

Ancora, è blasé nel ruolo centrale che il piacere riveste nella sua vita. Greg ama la civetteria, tende a sublimare il pettegolezzo, farebbe di tutto per farsi portare da mamma dalla parrucchiera per leggere le riviste di gossip e spettegolare con le sciampiste. È post-gender, se ne frega dei ruoli di genere e adora giocare con le bambole facendo scattare, dall’orizzonte così piccolo piccolo del papà, vivaci proteste. 

D’altra parte, è blasé nella fiducia sul suo ruolo razionale, nella forza positiva della sua intenzionalità strategica. Se le cose andranno storte e spesso, non senza superlativi effetti comici, ci vanno, sarà allora colpa di meri errori tattici che non riescono mai a scalfire la sicumera del disprezzo di Greg verso la medietà piccolo borghese nella quale si ritrova a vivere né tantomeno la sua chiarezza di intenti, la necessità della sua scalata e del riscatto di tutte le schiappe del mondo. 

 

Greg disprezza le piscine pubbliche che il tenore di vita familiare gli avrebbe naturalmente riservato come plausibile ristoro estivo. Odia i bagni in comune, odia vedere nelle docce uomini nudi, odia il contatto con gli altri bagnanti, ma odia soprattutto scomparire come individuo nella folla da divertimento forzato. Pensa di meritare ben altro, pensa che il mondo gli debba un trattamento migliore. C’è poi Rowley, il miglior amico di Greg. Egli è ricco sfondato ma infantile e inadeguato. Greg sa di poter manipolare a suo vantaggio Rowley e non esita a farlo, tentando di sfruttarlo infinite volte come pedina per la sua scalata. Lo userà, per esempio, come lasciapassare per l’accesso al Country Club, di ben altro livello rispetto alla piscina comunale. Riuscire ad accaparrarsi un posto al sole del club è infatti essenziale, dato che per Greg la realizzazione di sé non può che essere valutata in termini essenzialmente economici. Il conto di frullati bevuti a spese del papà di Rowley durante il soggiorno e le catastrofi che la leggerezza di non chiedersi a chi spettasse pagare il conto dei suoi bagordi avrebbe determinato, non riescono affatto a scalfire la sua convinzione che i frullati erano esattamente quello che sarebbe spettato a ogni schiappa degna di questo nome, se il mondo girasse per il verso giusto.

 

Non sarà un caso che sarà ancora in termini economici che Greg tenterà di rimediare ai suoi errori, mettendo su una vera e propria impresa di giardinaggio con l’obiettivo di circuire nonne accondiscendenti a farsi rasare il giardino in cambio di denaro. A questo fine, il nostro non disdegnerà di costituire pubblicità ingannevoli e impiegare lavoranti di fortuna. Il tutto ovviamente con esiti catastrofici ma senza nessun effettivo pentimento a posteriori.

Ci si potrebbe chiedere a questo punto quale sia il progetto di leadership schiappesco che forse troppo frettolosamente insegnanti di tutto il mondo continuano a suggerire agli studenti con lo stucchevole proposito di “invogliarli alla lettura”. La verità degli intenti di Greg non appare mai nei fatti raccontati che, visti senza il commento della “versione di Greg”, possono apparire agli adulti come tragicomiche marachelle senza un vero scopo. Greg, colto e individualista, invece, ha le idee chiare e si propone come eroe di una modernità, ancora una volta simmellianamente liquida, su cui egli vuole sguazzare a proprio vantaggio, senza davvero negarla. 

Ed è a questo punto che dovrebbe suonare un campanello d’allarme, una lezione che noi papà delle schiappe abbiamo già imparato a nostre spese. Il distacco critico, come aveva già mirabilmente anticipato Naomi Klein criticando le strategie antibrand anni 90 dei militanti col macbook, serve a poco senza la disciplina: a forza di venire a patti col Sistema, lasciandosi irretire dai piccoli piacerini disseminati lungo la strada della rivoluzione, si finisce sempre col capitolare. Provate a vedere che cosa resta dello spirito di rivalsa e del sarcasmo di Greg nella traduzione cinematografica mainstream dei libri della serie, se ne volete un’ulteriore dimostrazione. 

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