Si mettono quattro creme ed escono come regine, lasciano case bianco latte così linde da parer disabitate. Il corpo è una silhouette da non toccare, i tacchi 12 centimetri sono l’altezza giusta che permette di avvertire la vertigine della dominazione. Si vive nel bello della moda, dove l’estetica è natura, si vorrebbe essere statue immemori del tempo. Il movimento di gambe e braccia va trattenuto, spezza la grazia, ogni traccia tondeggiante deve essere smussata, perché la ciccia che sporge fuori fa sospettare che qualcosa non vada dentro. Quando si rischiava di morire di carestia la ricchezza era la carne in tavola, e paffuti significava essere ben pasciuti. Ora sono tanti gli Hänsel che non vogliono ingrassare per non essere divorati dalla Grande Madre. La fame libera e distanzia. L’adiposità che si appiccica alla pancia è il nemico, quando cresce fa paura: la gravidanza fa perdere La linea della bellezza. L’anoressia non è una patologia ma una sindrome collettiva. Lo scarno si riduce all’essenziale, la forma femminile è una verticale.

 

Femminile/maschile appaiono caratteristiche dall’espressione incerta, bisogna aspettare che le teste si voltino per distinguere le fattezze dell’uno da quelle dell’altro. Definirsi sessualmente significa essere disposti a un contatto non virtuale, sopportare l’insormontabilità del corpo che impedisce la perfezione, delude la rappresentazione. Ed è qui il paradossale: la dannazione del corpo si rovescia, diventa il modello del desiderio del “senza corpo”. È un Terzo che occupa la scena, che oscura la biologia e trascende la sessualità, e intanto inventa una nuova forma di umanità. Perché, se si è Single Man, il rispecchiamento è inevitabile farselo da soli.

 

“Del Neutro – scrive Roland Barthes – do una definizione che resta strutturale. Con questo voglio dire che, per me, il Neutro non rinvia a ‘impressioni’ di grigiore, di ‘neutralità’, d’indifferenza. Il Neutro – il mio Neutro – può rinviare a stati intensi, forti, inauditi. Eludere il paradigma è un’attività ardente, che brucia”.

 

Il neutro non neutralizza, non è imparziale, non annulla la differenza, forma il proprio singolare.

 

Negli scritti buddhisti Vedana, che parlano della tonalità affettiva delle sensazioni, le piacevoli possono generare attaccamento, le spiacevoli avversione. Quelle neutre non hanno una gradazione forte, producono ignoranza, si tende a ignorarle e di conseguenza a rimuoverle.

 

Nella tecnica Pilates il neutro è la posizione che rispetta le normali curve della colonna, il peso del corpo deve essere ben distribuito sui piedi, le braccia le spalle e i muscoli delle gambe devono essere rilassati.

 

Nella lingua tedesca Es è il pronome personale neutro, corrispondente in italiano alla parola esso e in latino alla parola id. In qualunque lingua venga espresso definisce un’alterità rispetto all’Io – l’altro in noi alieno e estraneo. L’incontro con lo straniero.

 

Ancora Roland Barthes. “Una riflessione sul Neutro, per me: un modo di cercare – in modo libero – il mio proprio stile di presenza nelle lotte del tempo”.

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20 Novembre 2012