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Richieste di amicizia

(in genere; ma più in particolare su Facebook)

Ogni tanto, quando apro la posta elettronica o direttamente su Facebook, mi arrivano richieste di amicizia o di inserirmi in qualche rete da parte di persone mai viste né sentite prima. Di solito clicco automaticamente sul tasto “conferma” (o “accetta”, o altro ancora? il fatto che non ricordi conferma l’automatismo del gesto), senza nemmeno darmi la pena di vedere chi sono, anche perché ho imparato che con la maggior parte di loro questa sarà l’unica forma di contatto che avrò mai; in qualche caso invece, per curiosità o perché non ho niente di meglio da fare, guardo. È allora che a volte, se le informazioni sono accessibili, mi nascono dei problemi (piccoli, per carità; infimi, non fosse per la mia propensione a ingrandirli: basta guardarci un po’ dentro, o da vicino, e la frittata è fatta); problemi diversi da quelli, in apparenza simili, che sorgono quando vado a curiosare ad amicizia già concessa o quando verifico chi è l’autore di link o post, comparsi in bella vista nella pagina comune o addirittura sulla mia bacheca, che proprio non gradisco, per non dire che mi ripugnano (cioè che mi ripugnano in modo diverso dalla leggera e tollerabilissima idiozia della stragrande maggioranza dei loro congeneri).

 

 

A costoro, come mi è capitato giusto cinque minuti fa (siamo in campagna elettorale e i recinti già fragili della volgarità e della stupidità sono stati spazzati via con un soffio), rimpiango di avere dato l’amicizia e mi interrogo su come toglierla o, meglio, su come fare perché sia l’interessato a non volermi più per amico (credo che si possa bloccare, ma tengo questa possibilità come estrema ratio, al momento – questa forma di censura di cui mi vergognerei anche se, applicata soltanto al mio caso, non fosse diversa da quella che esercitiamo quotidianamente quando facciamo finta di non aver visto qualcuno o svoltiamo alla prima curva per non incontrarlo se lo scorgiamo in lontananza, o quando decidiamo di non guardare un programma televisivo, o un canale, o un gruppo di canali... – al momento mi interessa ragionarci sopra...); nel primo caso invece si tratta di decidere cosa fare. Come agire. Se fare accadere.

Anche se so che chiedere e concedere amicizia in contesti come i social network è considerato un gesto da niente, automatico appunto, e che quindi per molti è puramente formale e senza significato (cosa che a me sembra impossibile, e che proprio per questo merita ulteriori riflessioni che al momento, ancora!, rinvio), si tratterebbe comunque, per me, di negare qualcosa a qualcuno che me l’ha chiesta; e non rispondere, soprattutto a una richiesta, e ancor più a una richiesta di amicizia (sia pure così, tanto per fare, da parte della maggior parte degli utenti, ma che, quanto a me, resta una cosa importante: anzi, nella mia vita, fondamentale), non rispondere per me non è una buona cosa e mi farebbe star male o sentire in colpa se rifiutassi di farlo; ma dall’altra io con certe persone e idee, per quanto mi è possibile, preferisco non entrare in contatto: specie se prendo in considerazione l’eccesso della loro invadenza nella mia vita quotidiana per altri canali che non posso evitare, a meno di non tagliare completamente ogni rapporto con il mondo (che non mi sembra, al momento, il caso; poi si vedrà).

 

Però il problema resta: me lo sono posto spesso e pochi giorni fa per la prima volta ho sospeso la risposta (non ho ancora accettato e sto scrivendo questi appunti per ragionarci un po’ sopra e quindi decidere; anche se credo che alla fine accetterò: perché, di qualunque genere sia, una richiesta diretta è sempre più forte di ogni considerazione ideologica o altro... anche se, allora, dovrei chiedermi, per esempio, perché non faccio la carità a tutti quelli che me la chiedono... il che – siamo alle solite! – comporterebbe un altro, e lungo, discorso). Me lo sono posto, stavolta, perché ho ricevuto la richiesta di uno che sembra un ragazzo, e un ragazzo che ha l’aria di qualcuno che conosco, ma che usa un nome di facciata, di origine musicale mi pare, tra i cui dati ho letto che simpatizza per una formazione di estrema destra (ma estrema!), che, per quanto potrebbe essere solo la spacconeria di un ragazzino (ma poi è noto quanto ce ne vuole a lasciarsi alle spalle certe tare, anche solo per l’orgoglio di non rinnegare: di non rinnegarsi, o non rinnegare idee, prese di posizione, o una parte di sé; senza contare quello che rimane al fondo dei propri pregiudizi, la tara sconosciuta, di cui si sono perse le radici, che poi segnerà chissà quante, e quali, delle nostre decisioni future, magari fondamentali, ecc.), tra le cose che mi ripugnano non sta certo agli ultimi posti. (La pazienza è sempre stata uno dei miei peggiori difetti, ma ultimamente le mie intolleranze stanno crescendo un po’ troppo. Dicono che sia un effetto dell’invecchiamento. A me pare che dipenda dall’aumento delle cose e delle persone intollerabili).

Potrei mettermi il cuore in pace fingendo di ignorare la richiesta, sospendendo la risposta e procrastinandola fino a che non l’avrò dimenticata, ma sarebbe comunque un rifiuto. E un rifiuto di riconoscere il rifiuto (che sarebbe quasi peggio, se non riguardasse solo me).

 

 

Conosco molti che snobbano Fb, altri che lo considerano quasi una riserva generazionale. I miei ex-studenti, quando per qualche motivo vengono a sapere che ci sono anch’io mi chiedono l’amicizia con accompagnamento di saluti tanto calorosi quanto stupiti: lei qui? come se io fossi troppo serio, o vecchio – o troppo lento e stupido – per questo mondo; e viceversa come se loro pensassero che questo è un mondo poco serio ecc.: ignorando, come in genere ignorano in molti a proposito delle cose che apparentemente, o magari solo per loro, sono senza peso, che talvolta esse sono proprio i luoghi di maggior peso specifico e serietà, quanto meno per gli interessi, le ideologie e i rapporti di forza che vi sono legati.

Avevo addirittura pensato di mettere un post, o un avviso esplicito nelle informazioni personali, per distogliere dalla richiesta di amicizia persone legate a partiti e idee per cui non riesco a trovare anche una sola sensata giustificazione (ma allora dovrei voltarmi dall’altra parte con la maggior parte della gente che incontro per strada e che mi saluta anche calorosamente e a cui io rispondo sempre con gentilezza senza alcuno sforzo), o di chiedere di rinunciare unilateralmente all’amicizia a chi condividesse queste idee o schieramenti o pregiudizi ecc., anche se poi in genere nessuna di queste cose interferisce (o guasta completamente) con il tipo di rapporti e comunicazioni che si hanno su Fb e talvolta anche nella vita reale, anche da parte mia (dal momento che qualsiasi forma di integralismo sta ai primi posti delle categorie succitate e che cerco sempre di essere cortese e disponibile: persino troppo, a detta di coloro che mi conoscono e mi hanno conosciuto: la vedono come una forma di mancanza di carattere, di debolezza, e forse lo è...  ), ma poi... Ma sì!, non vale la pena...

Insomma, uno scrive una frasettina e c’è gente che dice che gli piace o la commenta, e si creano legami, affinità, canali preferenziali (e servilismi, compiacimenti, malizie, intese vere o auspicate, inviti diretti e larvati: i soliti meccanismi insomma)... gente che magari ti stava vicina da anni e che solo lì scopre qualcosa di te che gli va, e viceversa. Viceversa nel senso che tu scopri ecc.; ovvero che scopri qualcosa che proprio non ti va, o che avresti preferito che questa gente restasse comunque vicina ma confinata in uno spazio parallelo, senza punti di contatto... mentre ora ogni cosa tu e lei scriviate entra nello spazio dell’altro ad ogni apertura di Fb. Se il flusso dei post non ti ha già spinto in fondo alla pagina, dove più nessuno va a vedere, a meno che sia uno di quelli avvisati da qualche segnale non appena tu metti un nuovo post o che vanno a vedere regolarmente la tua pagina per curiosità o altro (io penso sempre che è perché mi vogliono bene: ne ho così bisogno!). Ed è vero che ci sono quelli che compaiono più spesso, ogni volta che apri Fb, in quanto più assidui o più comunicanti con te o perché qualche loro post è tra quelli più popolari del momento, e che quindi certi, una volta data l’amicizia, non li vedrai o sentirai praticamente più (a me capita diciamo per almeno l'80% dei miei non numerosissimi amici), però la condivisione, la pubblicazione, la messa in pubblico, sia pure fulminea, avviene. E una volta avvenuta, resta. Come traccia infinitesimale, come bagliore subito assorbito o dimenticato, come microscopica puntura quasi inavvertita... ma c’è stata, e se c’è stata c’è, e se c’è resta per sempre.

 

Perché io sono su Fb? Come ci sono capitato? In un primo tempo perché quando ancora insegnavo i miei studenti avevano creato un sito di fans del sottoscritto e mi avevano mostrato quanti ex si erano poi iscritti e volevano salutarmi (credevo fosse una trovata poco comune, allora, e tanto più lusinghiera quindi; poi ho scoperto che era, o è diventata, una prassi diffusa: lusinghiera lo stesso però); poi perché pensavo che sarebbe stato utile per diffondere notizie, fare pubblicità a libri e iniziative di amici e mie ecc.; ma infine, dopo che ho smesso di insegnare, mi sono accorto che i mi piace e i commenti alle eventuali battute o storielle che scrivo surrogano il rapporto con i miei studenti che, inutile negarlo, un po’ mi manca.

E allora vanno bene tutti: tutti coloro che chiedono. Basta che chiedano, come il tipo di cui sopra, il piccolo nazista adolescente, probabilmente solo posatore per anticonformismo, o per conformismo minoritario, che non solo nel frattempo ho scoperto di conoscere davvero, ma che è persino mio lontano parente, che è stato allievo di mia moglie e che la adorava (lui... ma anche lei gli voleva bene). Un ragazzino fan di qualche forma musicale o tifoso di qualche squadra, che agita qualche slogan sospettando solo vagamente cosa implica... Spero. (Ma non ci credo.)

 

Nella cosiddetta vita reale le amicizie in genere non si scelgono. Capitano. Si incontra e si frequenta gente, e con qualcuno scatta qualcosa, un’affinità, un’intesa; o anche un conflitto interessante, di quelli che si intuisce che possono evolvere, forse, e tramutarsi in altro, se si daranno le opportune occasioni e circostanze; ma che cos’è quella che viene chiamata amicizia su un social network? Ci sono certo studi sulle dinamiche intersoggettive che si creano (o si cercano), ma io mi limito alla mia esperienza, che non è certo unica né fuori dell’ordinario, anche se forse non corrisponde esattamente alla media (ho la mia bella età, decenni di esperienza di insegnamento e letture abbastanza vaste, talvolta persino digerite; in più scrivo ecc.). Qualcuno risponde più spesso ai tuoi messaggi in bottiglia e tu ai suoi; molti li conosco già, altri per nulla... Se qualcuno in qualche modo mi interpella, non è un problema: io rispondo; se lui passa sopra a queste cose, e magari non risponde, subito o mai, sono affari suoi; io invece se non rispondo subito, lo faccio più tardi, sempre; altrimenti non solo mi sento in colpa (poco o tanto) verso chi mi chiede: mi sento in difetto verso me stesso.

(Come se già non mi sentissi così fin troppo spesso.)

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17 Febbraio 2013