raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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Riccardo Venturi

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi https://inhaunivercity.academia.edu/riccardoventuri

16.07.2020

Antropocene Anno Zero / 16 luglio 1945: la prima bomba atomica

“Entrando nell’era atomica, l’uomo ha aperto le porte di un nuovo mondo. Chi sa cosa ci attende? Nessuno può predirlo”. A parlare è il dottor Harold Medford, un mirmecologo, ovvero uno zoologo che studia le formiche, davanti a degli esemplari di Camponotus vicinus mutanti. Corre l’anno 1954. Un’analisi condivisibile per quanto poco confacente alla specializzazione del dottore, a meno che si fornisca il contesto: siamo negli sfioratori e nei canali di drenaggio delle fogne di Los Angeles, e delle formiche grandi come elefanti sono state appena abbrustolite dai lanciafiamme di una squadra della polizia.  I cinefili avranno riconosciuto il finale di Them! (1954) di Gordon Douglas, tra i primi film americani di science-fiction nel filone dei nuclear monster che attraversa tutti gli anni...

05.07.2020

Esibire i conflitti / Goodbye Roosevelt. Vita e morte di una statua

È ormai certo: il memoriale equestre del Presidente americano Theodore Roosevelt (1858-1919) verrà rimosso dallo scalone antistante l’American Museum of Natural History (AMNH) di New York, visitato da quasi cinque milioni di persone ogni anno. La notizia non giunge inattesa: da settimane si moltiplicano gli appelli per rimuovere vari monumenti, da settimane circolano immagini di statue imbrattate o fisicamente rimosse dai Comuni. Issate in pompa magna, con cerimonie ufficiali, vengono smantellate quasi furtivamente nel cuore della notte, sbullonate davanti agli sguardi e ai cellulari degli astanti.  E tra questi due brevi momenti – l’elevazione e la rimozione – la statua vive in un limbo di sovrana indifferenza, in uno stato larvale che può protrarsi per secoli. Finché un soffio di...

17.06.2020

Matsutake / Anna Tsing e il fungo della fine del mondo

Un fungo ingovernabile   Quando si pensa a Hiroshima viene subito in mente l’immagine del funghetto che si erge verso il cielo, emblema del cosiddetto sublime atomico. Tuttavia pochi sanno che a Hiroshima, dopo la catastrofe, la prima forma di vita a spuntare tra le macerie è stato un fungo matsutake. Ad agosto comincia del resto la sua stagione di maturazione. Lo stesso è accaduto a Fukushima nel 2011. Questo fungo infatti non è conosciuto solo per il suo odore pungente (per alcuni un puzzo insopportabile), per essere una prelibatezza della cucina giapponese o per assorbire il cesio e i radionuclidi, ma anche per crescere – esclusivamente e spontaneamente – sui suoli degradati dall’azione umana. Poco importa che si tratti di catastrofi nucleari o della lava delle eruzioni vulcaniche...

12.06.2020

“Se non sei arrabbiato, ti sei distratto” / Altre statue cadranno (perdonate il disordine)

Le statue tornano a cadere – e altre statue cadranno. Credo sia giusto così, a patto che il loro destino non finisca qui. Riveniamo anzitutto sui fatti.   Far cadere statue   La protesta contro i monumenti della Guerra civile negli Stati Uniti risale all’agosto 2017, a partire dai generali degli Stati Confederati Robert E. Lee e Stonewall Jackson. Alcune statue cadono, altre vengono imbrattate, altre ancora sono al centro di lunghi dibattiti pubblici sulla loro rimozione. Tre anni dopo, il 7 giugno, sulla scia delle manifestazioni per l’uccisione di George Floyd, a cadere è la statua in bronzo di Edward Colston a Bristol, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Annegata nelle acque del porto, era stata eretta nel 1895.  Raffigura un benefattore della città, che ha istituito borse...

29.05.2020

Scrivere a matita / Robert Walser e il paese del Lapis

Prendiamo due modi di scrivere: la scrittura digitale propria della tastiera della macchina da scrivere e, in seguito, del computer, e la scrittura grafica che qui considero alla lettera, ovvero come scrittura con la matita in mano. Se la prima ha soppiantato la seconda, lo scrittore svizzero Robert Walser non ha mai smesso di utilizzarla. Da alcuni anni i suoi microgrammi cominciano a essere esposti in Svizzera e all’estero, come nella mostra di Mendrisio di cui ha parlato tempo fa su doppiozero Marco Belpoliti o come nella mostra-convegno-catalogo Robert Walser: Grosse kleine Welt Grand petit monde, a cura di Marie José Burki, Mandana Covindassamy, Beaux-Arts de Paris éditions – Ministère de la culture 2019): “Non si tratta di esporre Robert Walser scrittore ma di mettere in evidenza il...

29.04.2020

Volti nella città / Sogno rovesciato. Un italiano a Parigi

Oltre un mese fa, domenica 15 marzo, si svolgeva in Francia il primo turno delle elezioni municipali. Io ero alla finestra. Non in senso figurato: ero affacciato alla finestra del mio appartamento da cui si vede l’ingresso della palestra trasformata, per l’occasione, in uno dei seggi del mio arrondissement. Impotente, assistevo a uno spettacolo della più grande inutilità, in quanto mi era chiaro che la Francia – come l’Italia – sarebbe entrata presto in quarantena. A dir il vero, in quarantena io già c’ero. Di auto- (e quindi un po’ pseudo-) quarantena si trattava, rientrando da un doppio soggiorno a Venezia e a Milano. Allora (un mese fa, ma nel nostro sentire in un’altra era geologica) chi rientrava a Parigi da quelle zone doveva isolarsi per due settimane. Chissà come nel XXI secolo le...

26.04.2020

26 aprile 1986 / Lo Stalker di Chernobyl

Zonaholic Markijan Kamyš è uno stalker o, se preferite, uno zonaholic, un esploratore illegale della zona d’esclusione di Chernobyl. Figlio di un ricercatore dell’Istituto di Fisica teorica – poi spedito sul tetto del quarto blocco della centrale a “liquidare”, come si diceva, l’incidente – Kamyš ha sviluppato una passione smodata per la Zona. Lo restituisce bene il Una passeggiata nella zona (tr. it. Alessandro Achilli, Keller editore 2019). Lo stalker – declinato al singolare in quanto gli è estraneo ogni spirito di aggregazione – è un giovane ucraino o bielorusso che non ha conosciuto la catastrofe del 1986 e ha familiarizzato con Chernobyl attraverso la sottocultura digitale, ovvero giocando a S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, un videogioco horror prodotto in Ucraina nel 2003. In...

05.02.2020

Immaginario / John Baldessari. Mai più arte noiosa

L’illusione del cinema   Santa Monica, vicino Los Angeles, una mattina dei primi anni settanta. John Anthony Baldessari (nato nel 1931 e scomparso di recente, il 2 gennaio) si reca nel suo studio e trova l’ingresso ostruito da camioncini pieni di apparecchiature da film. Formano una sorta di barricata che gl’impedisce l’accesso. Nel parcheggio circostante, nel mezzo della troupe cinematografica, spuntano una sedia per il regista e una per l’attore – il regista è Roman Polanski, l’attore Jack Nicholson, come recita l’aneddoto. Baldessari è insomma finito nel bel mezzo del tournage di Chinatown.  “Pardon me, can I get into my studio?” o, secondo le versioni, “I’d like to get in. That’s my studio”, chiede a Polanski e Nicholson un Baldessari allora quarantenne, con quel volto da...

05.12.2019

La presenza dell’immemoriale / Il pollice nero di André Breton

Incidente nella grotta   “Degrado di monumenti storici”. È questa l’accusa che viene mossa contro André Breton, padre del movimento surrealista ora sotto processo come un vandalo qualsiasi. La vicenda, poco conosciuta, merita di essere ricostruita. Primo atto. Dal 1951 Breton trascorre l’estate a Saint-Cirq-la-Popie, dove ha acquistato una vecchia locanda di marinai. Stregato dalla bellezza del luogo, non è tutto rose e fiori: calura estiva o piogge, uccelli rumorosi, villaggio deserto o nessuno con cui parlare, notti agitate e insonni, tanta noia, misurabile dall’entusiasmo con cui Breton invita gli amici a raggiungerlo. Un ambiente pastorale in cui ne approfitta per qualche gioco surrealista, per andar a caccia di farfalle, insetti e agate, per raccogliere il materiale di La clé...

22.11.2019

Una conversazione con Emanuele Coccia / La vita delle piante. Metafisica della mescolanza

La parola per mondo è foresta. Intervista con Emanuele Coccia   Nous, les arbres (Noi, gli alberi): è questo il titolo programmatico della mostra che Bruce Albert, Hervé Chandès e Isabelle Gaudefroy hanno curato alla Fondation Cartier di Parigi, visitabile fino al 5 gennaio 2020. Ed è questa l’occasione più propizia che potessi immaginare per intrattenermi con Emanuele Coccia, professore all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi e autore di un libro essenziale quale La vita delle piante. Metafisica della mescolanza, uscito nel 2016 in francese e tradotto in italiano nel 2018 da Il Mulino. Il passaggio dalla zoologia alla botanica, la ridefinizione del vivente, la foresta come modello politico, l’intelligenza e l’estetica vegetale, i limiti dell’ecologia politica, la...

15.10.2019

Roma, 15 ottobre 1969 / Robert Smithson: “Let Asphalt Flow!”

Qui, nei paraggi di Roma, sembra estate sebbene il calendario segni 15 ottobre 1969. In cima a questa collina abbandonata fa caldo a causa delle macchine di cottura con le loro materie prime, i gas caldi e un fumo nero che incenerisce il cielo. La puzza di catrame è forte quanto il rumore prodotto dalla macinazione. Non si vede un granché da questo pendio brullo – un vero e proprio nonsite. Lontana è la Roma che ho visitato nel 1961, la Roma storica, la Roma dei monumenti dove storia ed eternità si rincorrono in un gorgo senza fine. L’idea di venire fin qui è stata del gallerista Fabio Sargentini, quando ha realizzato che dentro le mura cittadine non avremmo mai trovato uno spazio adatto alla mia idea, neanche nel suo garage, una galleria d’arte underground che ha chiamato L’Attico....

27.08.2019

La toletta segreta di Warhol

Lontano dalla Factory   Un armadietto senza ante in un bagno dalle piastrelle bianche. Sui cinque ripiani (il sesto in alto non è visibile) medicine e prodotti di bellezza, raddoppiati dallo specchio retrostante a parete intera. Si riconoscono alcune marche: Chanel, Pantene, Clinique, Kiku, Interface, Guerlain, Halston, Vitabath, Vaseline. In vetro trasparente, i ripiani danno l’impressione che i flaconi siano sospesi nel vuoto. Una fotografia degli anni ottanta, una come tante, eppure non smetto di guardarla. Mi dico che è per via del suo effetto caleidoscopico o forse della sua somiglianza con i Medicine Cabinets di Damien Hirst realizzati nel 1988, un anno dopo la pubblicazione di questa foto sull’Observer Magazine, un giornale inglese con cui collabora l’autore dello scatto,...

08.08.2019

Intervista con Maria Stavrinaki / La preistoria, un enigma moderno

Préhistoire, un énigme moderne è il titolo della mostra curata da Cécile Debray, Rémi Labrusse e Maria Stavrinaki al Centre Georges Pompidou di Parigi fino al 16 settembre. Non si tratta dell’ennesima mostra sulla preistoria ma di una traversata originale e appassionante, piena di colpi di scena, incentrata sul fascino esercitato dalla preistoria sugli artisti lungo il XX secolo. Un fascino che ha avuto conseguenze sulle loro idee artistiche e antropologiche così come sulla loro percezione del mondo e dell’umanità. Con la consapevolezza che ogni quête dell’origine rende allo stesso tempo pensabile il futuro. Tante sono le questioni sollevate da Préhistoire, un énigme moderne attraverso la selezione parallela di opere d’arte contemporanea e di manufatti preistorici visibili, questi ultimi...

03.07.2019

Potere di accumulo / Kounellis e la materia

Tonfo   Si racconta che il 16 febbraio 2017 un sacco di iuta pieno di carbone, installato nella sezione contemporanea del museo di Capodimonte a Napoli, si sia staccato dal gancio che lo teneva appeso a una placca di ferro arrugginito. È un’opera, facile indovinarlo, di Jannis Kounellis. Il 16 febbraio 2017, giorno del banale incidente, l’artista ci lasciava, concludendo una carriera infaticabile estesa su quasi sei decenni. A Napoli la materia della sua scultura si anima per un istante, si carica di energia solo per cadere con un tonfo a terra e ribadendo la sua gravità. Non ricordo più chi mi ha raccontato questo aneddoto in cui verità e mito si confondono (del resto stiamo parlando di Kounellis) – e se non è vero è ben trovato. Napoli era una città cara all’artista di origine...

19.05.2019

Sabbia baltica sulla laguna / Il Leone d’oro alla Lituania

Immaginare una spiaggia senza mare   Sun & Sea (Marina) è il titolo dell’opera-performance scritta da tre artiste lituane: la filmmaker e regista teatrale Rugilė Barzdžiukaitė, la scrittrice, drammaturga e poetessa Vaiva Grainytė, l’artista, musicista e compositrice Lina Lapelytė. Assieme hanno già lavorato a Have a Good Day! (2013), opera e pièce teatrale per dieci cassiere del supermercato che cantano a cappella la routine del loro lavoro tra i bip dei prodotti scansionati, assieme a vicende più intime. Elaborata durante una residenza all’Akademie Schloss Solitude di Stoccarda, presentata al Padiglione lituano della 58ima Biennale di Venezia curato da Lucia Pietroiusti, Sun & Sea (Marina) ha ottenuto il Leone d’oro.  Il Magazzino 42 si trova in una zona defilata dell’...

17.03.2019

Lingue / Etel Adnan, una vita fuori posto

Out of place   L’incontro con la pittura di Etel Adnan è inaspettato. Raccogliendo materiale sul plurilinguismo mi capita tra le mani un breve memoriale che contiene molto più di quanto promette il titolo: To write in a foreign language (1984), adattato in francese nel 2014: Ecrire dans une langue étrangère. Leggendolo mi viene in mente il titolo di un altro memoriale, scritto contro il tempo quando l’autore sapeva di avere i giorni contati: Out of place di Edward W. Said. Una vivida ricostruzione della catena di esili – Gerusalemme, Palestina, Libano, Egitto, Stati Uniti – che ha segnato la sua esistenza e in cui si legge, in filigrana, la geopolitica del Novecento. Americano, palestinese, cristiano: Said dispiega l’impressionante trans-culturalità con la quale ha fatto i conti...

11.03.2019

11 marzo 2011 / Fukushima mon amour

Pika!   L’11 marzo 2011, sulla costa est del Giappone, si è verificato un triplo incidente, nell’ordine: terremoto del Tōhoku di magnitudo 9, tsunami con onde alte oltre 10 metri e catastrofe della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. 15.703 vittime accertate, 5314 feriti, 4647 dispersi. Nel giorno in cui ricorre l’ottavo anniversario, in un Paese che, secondo il discorso pubblico dominate, è tutto proiettato all’organizzazione delle Olimpiadi del 2020, vale la pena interrogarsi sul suo impatto sull’arte. Nei giorni che seguono l’11 marzo gli artisti giapponesi sono sotto choc, come il resto della popolazione: l’arte è incapace di affrontare un trauma di queste proporzioni. Alcune voci scuotono da subito le coscienze: restare con le mani in mano è un nonsense, come sostiene in un...

03.03.2019

Brasile / I (non tanto) tristi tropici di Pierre Restany

Rimontando il Rio Negro   Giovedì 3 agosto 1978, lungo il fiume Rio Negro, sul battello a motore Robeson-Reis, il critico francese Pierre Restany prende appunti su un taccuino. In costume, camicia aperta e cappello per ripararsi dal sole e dagli insetti, scrive fino alle 11 circa del mattino. Un luogo inusuale per un cittadino come lui, che fa la spola tra due spazi urbani quali Parigi e Milano e, prima di visitare il Brasile, non sapeva camminare a piedi nudi sulla sabbia. Un’esperienza inaspettata per un critico che difende una generazione di artisti segnata dalla civiltà industriale, dall’umanesimo tecnologico, dall’estetica neo-dada. A coinvolgere Restany in questa traversata nell’estremo nord del Paese a partire dal porto coloniale di Manaus, sono due artisti, entrambi non...

08.02.2019

Le immagini secondo James Elkins / Il cosmo legnoso

Pittura su legno Lavorando sull’immaginario alchemico, lo storico dell’arte americano James Elkins si reca un giorno alla biblioteca dell’università di Glasgow, ricco di manoscritti e incunaboli sull’alchimia e la chimica, le scienze occulte e la stregoneria, la Kabbala, i Rosacroce e la massoneria. Compulsando il fondo della John Ferguson Collection, il suo sguardo cade sulla scheda di un documento di cui è ignoto l’autore, la data, la provenienza, la storia e, come si renderà presto conto, anche il senso.  È così, per pura serendipity, che s’imbatte in un manoscritto misterioso, il cui unico indizio viene dal frontespizio, ammesso che sia della stessa mano delle illustrazioni, cosa di cui dubita. Qui si accenna alla magia naturale, alla natura pneumo-cosmica, all’autore come...

29.01.2019

Robert Smithson visita lo Yucatan / Rovine all’inverso

Performare la parola Una persona legge un testo in piedi dietro un podio, mentre alle sue spalle scorrono le illustrazioni di un power point; in una sala buia, un pubblico segue attento la tessitura tra parola e immagine. Non si tratta di una semplice conferenza illustrata, ma di una conferenza tenuta da un artista o di una lecture performance. La conferenza diventa così una pratica artistica dove l’enunciazione e l’affabulazione verbale corre parallela alla sfera audiovisiva. Alfabeto e corpo, lo scritto e l’orale, il verbale e il visivo, la pagina e lo schermo entrano in un circolo ermeneutico, ermetico, eretico ed erotico. È anche il caso del film performativo, “un evento, unico o suscettibile di essere ripreso, che attualizza, attraverso una serie di enunciati, verbali, sonori, visivi...

25.10.2018

Viaggiatore del sessantesimo parallelo / A Sud dell’Artico

Fuga nordica   Partire l’estate vuol dire, per me, salire al Nord. Non che non ami il Sud, ma questa latitudine coincide, nella mia geografia personale, con un radicale spostamento ad Est, col Sud-est asiatico. Un doppio movimento che s’inabissa e vira ad oriente, un passaggio di equatore in cui si osserva il mondo sottosopra. Sentirmi sbussolato, questo è il mio sud. Più nitida l’idea del Nord: preparare lo zaino con l’essenziale, tenerlo sotto i dieci chili, e cominciare a salire senza tante paturnie. Per questo capisco quelle famiglie italiane che, col camper, tirano dritti fino a Capo Nord e mostrano come un trofeo l’adesivo sul lunotto posteriore. Una voglia d’evasione dal Mediterraneo di segno opposto rispetto agli inglesi e agli scandinavi che affollano le coste greche,...

10.06.2018

LOVE / Robert Indiana l’oscuro

La quarta C   L’artista americano Robert Indiana (1928-2018) riteneva che la sua opera rispondesse a tre C: “commemorative”, “celebratory”, “colorful”. Un’estetica tipica dell’arte americana dei primi anni sessanta che passerà alla storia come pop art. Ora, c’è una quarta C che Indiana aveva in mente e che decise di omettere, una quarta C che stride con la pop art e l’universalità del suo LOVE – la sua opera più celebre –, una quarta C che lascerà perplessi quanti conoscono i suoi dipinti più iconici, col loro graphic design da cartellone pubblicitario. Non la C di cinismo, come lasciano intuire alcuni dipinti sull’American Dream, ma la C di criptico. Indiana criptico? Indiana l’oscuro?   The Triumph of Tira   Prendiamo i suoi primi dipinti. The Triumph of Tira (1960-61)...

05.06.2018

Viaggiatrici instancabili / Meteoriti, il cielo sulla terra

Una meteorite è tante cose. Una pietra che cade sulla terra? Certamente, ma è dir poco e male. Una meteorite è una pietra che porta il cielo sulla terra, il cosmo a portata di mano. Una pietra che fomenta il desiderio tutto umano di popolare il cielo e attiva un immaginario a cavallo tra scienza e mitologia. Provenendo da uno spazio inaccessibile all’occhio umano, è di fatto un messaggero dell’altrove. Di cosa le meteoriti siano il messaggio tuttavia non è chiaro, e i tentativi di rispondere coprono la storia del pensiero umano. Le meteoriti portano sulla Terra che abitiamo un altrove spaziale ma anche temporale, in quanto vestigia di un passato più profondo della nostra esistenza, offrendosi allo sguardo e al tatto come concrezione di ciò che sfugge alla nostra comprensione. Poco evolute...

22.04.2018

I suoi primi trent’anni, il suo primo dipinto / James Rosenquist. Rosso pomodoro

Soggetto: James Rosenquist, americano. Nato nel 1933, scomparso un anno fa, il 31 marzo 2017.  Professione: pittore di cartelloni pubblicitari fino al 1960, per i successivi 57 anni artista. Tema: i suoi primi trent’anni, il suo primo dipinto. Svolgimento in cinque parti.   Uno   Di origini norvegesi, biondo e fronte spaziosa, occhi piccoli, cresce in una terra piatta del Midwest. Vive in case senza elettricità e si sposta così di frequente che a dodici anni ha cambiato sette scuole. In un paesaggio senza rilievi, la voglia di volare e la passione degli aeroplani coinvolgono tutta la famiglia.  Perde il nonno in un inverno così rigido in North Dakota che, per seppellirlo, la famiglia aspetta che sverni, tenendo la bara in veranda. “Ciao nonno” diceva lui andando a...