Speciale: Covid-19

Abbiamo raccolto in uno Speciale i pezzi di filosofi, scrittori, semiologi, poeti che hanno cercato, da quando il virus è entrato nelle nostre vite, di seguirne l'evoluzione.

Unità operativa Cotugno di Napoli / Appunti da un reparto Covid

La pandemia legata al covid-19 ha posto innumerevoli, complesse e gravi sfide al sistema sanitario italiano e ha richiesto massicce modifiche che hanno coinvolto tutti i livelli dell’assistenza sanitaria. In tale situazione di grave criticità, è stata fortemente evidenziata la necessità della presa in carico anche degli aspetti psicologici, emotivi e relazionali sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. Per la prima volta nel nostro paese è stata riconosciuta, anche da ampi settori dell’opinione pubblica, l’importanza della salute psicologica come parte essenziale della qualità di vita, in qualsiasi età e in tutte le fasi del ciclo esistenziale. Sta finalmente emergendo la necessità dell’unitarietà dei percorsi di cura, che non devono essere più centrati esclusivamente sulla malattia, ma sulla persona, con i suoi bisogni soggettivi, il suo vissuto emotivo, le sue relazioni.  Il mio vertice osservativo è particolare, in quanto responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera che include il Cotugno di Napoli (uno dei 3 ospedali infettivologici in Italia, insieme al Sacco di Milano e allo Spallanzani a Roma), divenuto Covid Center, con circa...

Contro il logorio della vita da covid / Osare il possibile

Nel libro di Carla Melazzini, Insegnare al principe di Danimarca, si racconta una storia bellissima di scuola inclusiva in uno dei quartieri sottoproletari più difficili di Napoli. Un paragrafo spicca silenzioso e umile verso la fine del libro: si intitola Camminare, parlare. Vi si racconta di come, in quel contesto, camminare potesse essere sia programma sia indice di successo educativo, un modo per superare la paura di un ambiente ostile, addomesticandolo. Vi si parla di “didattica itinerante progressiva, fuori rione, fuori quartiere, fuori città, fuori regione, fuori nazione al termine dei quali i ragazzi hanno constatato di aver imparato a camminare”. Propongo a chi legge di tenere questa storia vera tra le mani, come metafora utile per il prosieguo della lettura. Il lavoro (per chi ce l’ha) contribuisce a costruire positivamente le nostre identità personali grazie a un ruolo che ci rende riconoscibili. Non mette completamente al riparo da ostracismi e violenze improvvise, ma aiuta. Lo raccontano quei “piccoli” imprenditori che si tolgono la vita quando sono in gravi difficoltà, non solo per cause economiche, ma anche per la vergogna e la delusione che minano la propria...

AstraZeneca & co. / Le incertezze dei vaccini

La Commissione europea sostiene la scelta dell’Italia di bloccare l’esportazione di forniture di vaccini AstraZeneca verso l’Australia. Lo ha annunciato l’8 marzo Ursula Vor der Leyen, spiegando che la casa farmaceutica anglo-svedese sta distribuendo nel continente meno del 10% delle dosi pattuite. In altre parole, se un’azienda non onora i propri impegni, non ha il diritto di vendere i propri prodotti ad altri interlocutori. È inoltre necessario che la produzione venga avviata prima di avere le autorizzazioni al commercio per essere sicuri di soddisfare adeguatamente la domanda.    Il conflitto fra ragioni economiche e ragioni sanitarie diventa quindi sempre più forte. Ormai si è rivelato decisivo nel far saltare i piani vaccinali dei paesi dell’Unione, che fronteggiano la terza ondata senza avere strumenti adeguati per arginare la diffusione del Covid-19. Alcuni Stati membri hanno già annunciato l’intenzione di provvedere in autonomia, anche a rischio di non avere una strategia omogenea. Questa irrequietezza ha spinto Stefan de Keersmaecker, portavoce della Commissione, a chiarire le normative in vigore, riconoscendo il diritto dei singoli paesi a siglare accordi...

febbraio - maggio 2020 / Covid 19. Diario minimo

Ero a Parma la mattina del 21 febbraio 2020 e tornavo a Milano la mattina presto. L’altoparlante ha annunciato che il treno in arrivo da Bologna non si sarebbe fermato nella stazione di Codogno. Non avevo mai sentito prima di allora che una stazione era stata chiusa ai viaggiatori in arrivo. Dopo poco è giunto il mio treno. Quando siamo passati per Codogno ho fatto in tempo a vedere il cartello che indicava la cittadina lombarda. Un cartello fantasma, come l’intera stazione. Arrivato in Centrale mi sono fermato a comprare il giornale e una ragazza in fila prima di me ha chiesto all’edicolante un biglietto per Codogno. Lui l’ha stampato e consegnato. La ragazza è corsa via di fretta. Sarà mai arrivata?   Le note che seguono sono una sorta di diario minimo di quanto è accaduto dopo quel 21 febbraio. Sono state pubblicate nel corso dei mesi seguenti su “la Repubblica” in una rubrica intitolata “Effetti personali”. Li ripubblico come personale memoria, quasi rasoterra, di questo periodo. Non troverete nulla di particolarmente nuovo o eclatante. Sono state il mio modo di stare in attesa del meglio.   Febbraio-maggio 2020   CARTA IGIENICA Appena l’emergenza Coronavirus è...

Ipotesi / Corea e Giappone: terza ondata

Digressioni. Un paio di vite fa mi trovavo in uno degli angoli più disgraziati del mondo, le baraccopoli che circondano Nairobi, a interrogare preti e santoni delle congregazioni religiose più strane. Ricordo la frase di uno di loro a spiegarmi quanto fosse importante la questione della malattia e della guarigione. Partiva da una domanda: siamo circondati dalle zanzare, tutte portano la malaria, tutti vengono punti più volte al giorno, e allora cosa fa sì che qualcuno si ammali, e qualcun altro no? La sua risposta portava su una china pericolosa: il rapporto con il mondo degli spiriti. Ma indicava anche, idea più interessante, il rapporto con la comunità che ti circonda. Nella buona sostanza diceva: non ti ammali se non sei solo. I riti di guarigione su cui si incernierano quelle sette sono partecipati da masse sterminate di persone, perché il fedele prova sollievo dopo una messa, con quella liturgia basata sull’appartenenza. E, insisteva il mio prete africano: il sollievo degli abbracci, delle cerimonie ristrette, del sapere che intorno a te c’è la comunità. Certo, le malattie che a suo dire trovano una cura sono quelle che noi, nel qui ora dell’Occidente ricco, definiremmo...

Strategie / La società che si difende dalla pandemia

Uno schema interpretativo della grande crisi in corso sfugge a gran parte degli analisti. Gli economisti sono i più sprovveduti: faticano a spiegare l’economia, figuriamoci di fronte a un evento in cui si sommano grandezze extraeconomiche, sociali, psicologiche, morali. Anche la psicologia vede solo l’aspetto del disagio personale, ma non lo ricomprende entro coordinate più ampie. Infine le scienze esatte misurano curve e andamenti, ma non colgono gli aspetti interpretativi, comportamentali, sociali che queste grandezze esprimono. Sarebbe necessario un modello circolare, come quello di seguito proposto, che in quattro tappe unisca fattori economici ed extraeconomici.     1 Massimizzazione del profitto e salute   Nelle attuali società del “capitalismo estremo”, di occidente e oriente, la massimizzazione del profitto individuale è un tabù intoccabile. Anche quando provoca squilibri estremi, alimenta crisi permanenti, causa disastri ecologici, favorisce eventi pandemici. Ad esso è subordinato ogni altro comportamento, individuale e soprattutto collettivo. Invece nelle società industriali classiche il perseguimento del massimo profitto si era fatto strada tra...

Saranno sufficienti? / I vaccini dei VIP

Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama sono pronti a farsi iniettare in diretta televisiva il vaccino contro il Covid-19, per convincere la maggioranza della popolazione americana a fare lo stesso. La regina Elisabetta II è pronta a imitarli proponendosi come modello virtuoso per la popolazione britannica. La notizia ha suscitato interesse a livello planetario e anche in Italia si è aperto un dibattito in merito. Molti sottolineano, comprensibilmente, la necessità di organizzare iniziative simili. Altri hanno invece avanzato l’idea di una campagna più ampia, accurata ed efficace, che coinvolga non solo politici, ma anche scienziati, imprenditori, personaggi dello spettacolo e dello sport.   È tuttavia lecito chiedersi se queste trovate promozionali sortiranno gli effetti sperati. Quello che è accaduto negli ultimi anni non ci consente di abbandonarci all’ottimismo. Abbiamo infatti assistito all’emersione di un’insofferenza diffusa contro le élites che si è tradotta in un complottismo tanto dilagante da riuscire a permeare diversi aspetti del nostro vivere comune. Non ci sono ragionevoli motivi per credere che i vaccini presidenziali o monarchici resteranno immuni da...

Scienza e società / Vaccini: dati scientifici e decisioni politiche

I vaccini per il Covid-19 sembrano ormai vicini alla distribuzione. Nelle ultime settimane, diverse aziende farmaceutiche si sono avvicendate nel comunicare i risultati dei test e il grado di efficacia dei prodotti che stanno per essere messi sul mercato. Tuttavia sono tornate le polemiche, puntuali come non mai quando si affronta questo tema. E sono state scatenate anche dalle parole di Andrea Crisanti, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di dare priorità ai dati scientifici, senza affidarsi precipitosamente agli annunci lanciati alla stampa e non supportati da valide documentazioni. Le parole dell’ormai noto docente dell’università di Padova sono state interpretate come un invito a non fidarsi dei vaccini, se non addirittura come un’apertura alle posizioni antivacciniste che negli ultimi anni hanno goduto di un’enorme risonanza mediatica e di un’inedita visibilità. Crisanti si è quindi trovato costretto a chiarire il senso delle sue affermazioni inviando una lettera aperta al “Corriere della Sera”, sforzandosi di rimettere in primo piano il ruolo della trasparenza, del rispetto e della fiducia negli sviluppi del sapere, ricordando fra le altre cose che la scienza...

“Cerco un centro di gravità permanente” / Il virus, la negazione, Eros che resiste

“Cerco un centro di gravità permanente”, cantava Franco Battiato parecchi anni fa, con impagabile ironia, centrando una grande ambizione degli esseri umani: essere provvisti di un baricentro in grado di prevenire o azzerare le turbolenze che si incontrano nel cammino, le sfide ai vacillamenti e all’idea di essere, in fondo, padroni di se stessi.  In questi tempi di assedio da parte di un nemico invisibile dagli effetti visibilissimi (45 milioni di infetti nel mondo, più di un milione di morti) questa ambizione è messa a dura prova, generando reazioni paradossali come quelle dei così detti negazionisti, per i quali il virus non esiste o non è poi così pericoloso.   Oppure di quelli come Trump che cercano il colpevole (la Cina, in questo caso) della fuoriuscita accidentale e sottaciuta del virus SARS-Co V-2  dai laboratori. O di quelli che azzardano l’idea che il virus, artificialmente costruito, sia stato messo in giro appositamente per fare “pulizia” non si sa bene di che o di chi, verosimilmente di quelli considerati le zavorre della società, i diseredati e i non produttivi. Idea che la dice lunga su quelli che l’hanno coniata. I meccanismi della proiezione e della...

Locale e globale / Siamo la città appestata, e siamo Edipo

Il distanziamento sociale si impone per ragioni mediche. Tutti vogliamo la fine del Covid, sentiamo la tristezza per le morti e il lutto, il cupo senso di un flagello di cui non si capisce la natura e non si vede la fine. L’ansia ci assimila gli uni agli altri, ma non possiamo abbracciarci e piangere insieme, dobbiamo mantenere una distanza. Ci sono tante testimonianze nel passato di pesti ed epidemie devastanti, da Tucidide in poi, tuttavia, per riflettere su cosa sia la distanza imposta dal contagio, il mito aiuta più della storia e della scienza. All’inizio dell’Edipo Re, con Tebe devastata dalla peste che cerca una via d’uscita dal dolore, Edipo parla ai sudditi. Li chiama “figli, bambini”. Il coro, la città vuole capire come mai un dolore così violento, cupo e continuo sia disceso sulla loro città e il Re, ascoltando il lamento dei suoi “bambini”, si rivolge all’indovino che espone problema: il figlio e assassino del vecchio Re Laio vive tra loro; questo uomo empio, parricida, ora giace con la madre. Edipo è inorridito, promette ai suoi “bambini” di scoprire chi è costui.   Nella tragedia di Sofocle è descritto il cardine della società umana: la proibizione dell’incesto...

Il ritorno del trauma / Ha senso parlare?

Non so bene cosa dire, non so che parole usare. Dice: E allora stai zitto! Ma no, nonostante tutto, ho voglia di parlare, di dire la mia, così in generale, su tutto, qualunque cosa va bene, purché io possa dire, parlare. Perché è di questo che adesso ho bisogno: di parlare, di esercitare il mio “diritto animale” di parlare, di esprimermi, esprimere il mio personale bisogno di estrinsecare, come posso, tutto quello che mi passa per la mente mentre sto davanti a questo immenso stordimento concettuale che via via, in questi giorni, si sta configurando nella sua massa enorme, smisurata. Tutti hanno bisogno di dire, di esprimere, di raccontare. Fiumi di parole, come diceva la nota canzoncina. Tutti sentono come l’urgenza di misurarsi con la loro propria verbalizzazione dell’evento che ci colpisce. Tutti devono provare a spiegare che cosa succede, che cosa succederà. Ognuno a modo suo, con gli strumenti più o meno sgangherati o sofisticati che possiede. Non è la ricchezza linguistica o intellettuale che decide per me: l’importante è che io lo faccia, che lo possa fare. Perché è un “naturale” modo di elaborare ed esorcizzare il terrore che ci invade: terrore di morire o di avere un...

In guerra ci vuole coraggio / La guerra al Covid e la guerra ai giovani

Quando il governatore Vincenzo De Luca ha decretato la chiusura di tutte le scuole della Regione Campania, a fine ottobre, nessuno è stato colto di sorpresa. Il messaggio della sua campagna elettorale, ripetuto ossessivamente per tutta l’estate, era molto semplice: siamo in pericolo per colpa di una minoranza di irresponsabili, per lo più giovani, che insistono a socializzare senza curarsi delle regole anti-Covid. È l’esempio più eclatante, ma non il solo, della propaganda anti-giovanile che ci ha accompagnato negli ultimi mesi. Le mosse dei politici, quando i contagi sono di nuovo aumentati, sono state coerenti con la propaganda: poiché i giovani sono un pericolo, per proteggerci dobbiamo limitarne i movimenti. Così pochi giorni fa Attilio Fontana ha imposto la chiusura di tutte le scuole superiori lombarde. Seguito da Michele Emiliano in Puglia, e quindi dal governo nazionale che ha imposto il 75% di didattica a distanza a tutte le scuole superiori d’Italia. Mentre scrivo, si sta valutando il 100% di Dad dalla terza media in su. Quello che colpisce non è la misura in sé: moltissimi paesi hanno chiuso temporaneamente le scuole per limitare la diffusione del Covid. Colpisce...

Dati, modelli e un nuovo paradigma culturale / Chi ha paura dei data scientist? Numeri e pandemia

Dopo un’inattesa love story (o una, ancor più inaspettata, trust story) tra Paese e istituzioni, durata appena il tempo d’una prima ondata, il prevedibile “ritorno” autunnale del coronavirus ha resuscitato i profondi dubbi dell’opinione pubblica italiana sulla capacità delle proprie istituzioni e classi dirigenti di gestire situazioni di crisi che richiedono soluzioni sistemiche. Tanto ammirevole è stata la gestione dell’emergenza in primavera – non era semplice, primi in Europa, decidere in favore di soluzioni tanto radicali e potenzialmente impopolari – quanto chiari sono adesso i limiti del governo nel pensare soluzioni che vadano oltre l’orizzonte temporale immediato. La natura dell’epidemia è infatti tale che tentare di limitare, oltre che la catastrofe sanitaria, quella economica, richiede la capacità di pensare a lungo termine e in potenza: per previsioni e per ipotesi.    Sono due, infatti, le caratteristiche fondamentali di questa (e non solo questa) pandemia.  La prima è la condizione di costante e radicale incertezza in cui il virus ci pone, dovuta alla complessità delle dinamiche di diffusione e alle scarse conoscenze finora accumulate. Quando e come un...

Guardare con i propri occhi / Il Covid-19 e la nuova visione del mondo

Covid-19. Pandemia. Coronavirus. Lockdown. Sono termini con i quali abbiamo imparato a convivere negli ultimi nove mesi. Durante questo periodo un virus invisibile è circolato mentre l’uomo è stato costretto a rinchiudersi in casa. Una condizione impossibile da credere prima poiché mai l’essere umano avrebbe immaginato di non poter disporre della propria libertà di movimento a causa di qualcosa che non è possibile vedere. Come è stata vissuta questa esperienza nell’ambito della fotografia, linguaggio da sempre utilizzato per raccontare cosa succede nel mondo? Alcuni festival hanno deciso di esserci. Organizzativamente tutto si svolge garantendo al pubblico una fruizione che non faccia sentire troppo la differenza tra il prima e il dopo, ma un cambiamento appare inevitabile e irreversibile e non riguarda le regole comuni del distanziamento cui ci stiamo abituando bensì un altro tipo di distanza che fotografi e organizzatori non hanno percepito, travolti dall’essere “dentro” gli eventi e dunque non in grado di guardare con il distacco necessario di chi osserva ed elabora.  Cortona On The Move, SI Fest, il Festival di Fotografia Etica di Lodi sono solo alcune delle principali...

Dittatura e contagio / Pandemia: mistero asiatico

Mi chiedono: perché l’Asia orientale (e in buona parte quella del sudest) ha reagito meglio del resto del mondo alla pandemia? Non ne ho la più pallida idea, rispondo esagerando un po’. Ma è vero che da mesi divento matto a cercare risposte che non ci sono, o sono molto generiche, al limite del luogo comune. Mi sembra che la questione sia così misteriosa che nemmeno ci si prova, a sbrogliarla. La Corea del Sud è assurta a sinonimo di buona organizzazione: ricordo Come si batte il virus, una bella intervista di Giulia Pompili sul "Foglio" del 12 agosto 2020 al dirigente della sanità nazionale Song Young-Rae, che metteva in fila tutte le cosette che, in fondo, noi già sappiamo: tracciare, quindi molti test, seguire i cluster uno per uno (ricordo addirittura, lo scorso marzo, una sorta di albero genealogico a partire da vari pazienti zero, o uno). Meglio della Corea del Sud fece Taiwan: consulto il mio amato worldometers.info e mi segnala i soli sette morti su 24 milioni di abitanti, media che la porta al 189° posto nel mondo.   Di Taiwan non si è parlato molto, non è membro dell’Onu, la Cina chiede di obliterarne l’identità, l’Oms di conseguenza obliterò i suoi...

Virus / Seconda ondata: l’angoscia

La seconda ondata è quella dell’angoscia. Lo è proprio perché non ci coglie impreparati. Era, infatti, attesa. Per essa ci si era attrezzati, come i francesi avevano fatto dopo la prima guerra mondiale, erigendo ai loro confini una sofisticata linea difensiva (la cosiddetta linea Maginot). Quella linea, come è noto, fu poi aggirata con irrisoria facilità dall’esercito tedesco all’inizio del secondo conflitto. Il suo crollo è diventato paradigmatico, assumendo un senso supplementare, un senso, direi, “metafisico”, che è quello che più concerne la situazione emotiva che stiamo vivendo. Il fallimento della ciclopica impresa difensiva è divenuto segno della discrasia che sempre sussiste tra l’attesa angosciata di un evento e il suo insorgere reale. Per quanto metodica, sofisticata e lungimirante possa essere l’attesa, tra di essa e l’evento pare esservi la stessa incommensurabilità che sussiste tra la diagonale e il lato del quadrato. Nessun numero intero o frazione di numero intero è in grado di portare quel rapporto ad espressione. L’angoscia è allora la Stimmung, la “tonalità affettiva”, generata dalla scoperta che c’è qualcosa di massimamente reale che però eccede l’ambito del...

Opinioni / Covid: ognuno dice la sua

Studi statistici hanno messo in evidenza l’impatto reale della letalità pandemica – di gran lunga maggiore di quella dichiarata –, e studi di caso han mostrato conseguenze del tutto inattese, a volte dovute agli stessi trattamenti sperimentali. Le scienze mediche hanno dovuto ammettere con grande umiltà la loro ignoranza, procedere per ipotesi. Questa è la realtà, e fa onore a tutti coloro che, in campo sanitario, lo hanno riconosciuto dando vita a osservazioni empiriche, non generalizzabili, ma che hanno acquistato una certa robustezza, come quella di sconosciuti cardiologi che hanno osservato reazioni immunitarie differenti, che si aggiungerebbero a quelle più classiche della polmonite.    Tutto questo ci ha messo di fronte alla fallibilità umana e all’incertezza della ricerca scientifica, ci ha ridimensionati come “abitanti della terra”, non “padroni” di essa. Nel covid come negli altri virus, c’è qualcosa di non interamente controllabile. Questo lo constatava, ben prima dell’insorgenza del covid, David Quammen in Spillover nel 2012. Quammen scriveva qualcosa che oggi sembra dimenticato, o passato in second’ordine. Parlava dell’addensarsi delle pandemie, sempre più...

Teatri lirici / Covid. Lo spazio del melodramma

Si direbbe che solo i teatri, in Italia, abbiano preso sul serio la provocazione lanciata nel mezzo del “lockdown” da Jeremy Rifkin, il guru della “terza rivoluzione industriale”, che vaticinava “meno gente e meno ammassata” nella sale dello spettacolo dal vivo (ma anche sugli aerei e negli stadi: in questo caso profezia già fallita). In modo particolare si sono dati da fare i teatri d’opera, che assommano alle problematiche legate al pubblico e a quelle di chi sta in scena, anche le esigenze di chi deve suonare in orchestra e ha diritto come tutti alla sicurezza sanitaria. Del resto, l’opera è storicamente il tipo di spettacolo più multiforme, complesso e stratificato: inevitabile che la sua realizzazione sotto la sferza delle nuove regole sia la più complicata e quella che richiede più “creatività”.   Dalla metà di giugno, dunque, i teatri dove si fa musica hanno cominciato lentamente a rimettersi in moto. E spesso per farlo hanno seguito la strada indicata da Rifkin: una radicale riorganizzazione degli spazi interni, un rimescolamento dei luoghi tradizionalmente deputati a specifiche mansioni ma ora considerati inadatti se non off-limits. Per dire, nel giro di qualche...