Speciale: Covid-19

Due appelli dalla Germania / Ancora uno sforzo europeo

La notizia di un fronte a guida tedesco-olandese contro il progetto francese, italiano e spagnolo di un fondo comune europeo per reagire alla pandemia ha scatenato in Italia, e non solo in Italia, una vigorosa reazione dell’opinione pubblica. È sembrata nuovamente delinearsi una linea di frattura geografica che vede i paesi del nord dell’Europa contrapposti a quelli del sud. Da un lato la difesa del rigore economico dall’altra le necessità della spesa pubblica.   In quest’ottica sono state rispolverate le interpretazioni che erano già affiorate durante la crisi dell’Euro dopo il 2008, imperniate su una supposta differenza culturale tra paesi del sud e paesi del nord. Questi ultimi, si sente dire, sono intrappolati in una concezione morale del debito economico, o addirittura in una visione del debito come colpa. Effettivamente il modo in cui il governo olandese ha gestito le ultime vicende sembra dar ragione a queste letture: il ministro delle finanze Wopke Hoekstra avrebbe esplicitamente ventilato l’argomento del moral hazard, già sentito durante la crisi dell’Euro, per screditare il progetto di una maggiore condivisione del debito. Eppure, le interpretazioni culturaliste...

Negantropocene / Il virus è il messaggio della società automatica

La potenza comunicativa di questo virus, di certo il più mediatico della storia, va ben oltre la sua capacità di tenere in ostaggio le routine produttive dei media. Esso modifica progressivamente la percezione dello spazio-tempo, creando un effetto di sospensione in cui tutto può accadere e difatti tutto accade. Un processo in cui persino le categorie fondamentali di spazio/tempo si modificano all'avanzare dell'infezione. Da ciò deriva l’oscillazione inaudita dell’essere dinnanzi alla sua avanzata, quell’apriamo tutto o chiudiamo tutto che ha caratterizzato il punto di vista della politica e del cittadino comune, alle prese con un insostenibile e continuo riadattamento cognitivo. Questa capacità del virus di plasmare e riplasmare l'intera sostanza del sociale, lo avvicina a ciò che M. McLuhan considerava come un mezzo puro. In quel caso era la velocità della luce elettrica, che rappresenta un medium senza messaggio, informazione allo stato puro, in questo caso anche il virus si presenta come un mezzo senza messaggio.   Del resto il virus produce una percezione quasi relativistica del tempo, cosicché ciò che vediamo oggi – come gli effetti del lockdown...

Tempo / Vita di quarantena in città

Dall’alto del quinto piano per la prima volta vedo la vita dei vicini, come sono le loro finestre, le piante sui balconi, le piastrelle sui terrazzini, l’invecchiamento delle imposte. Mentre la palla nella sua parabola inciampa sul filo dei panni e mia figlia corre a recuperarla, capisco con un’occhiata dove dormono i ragazzi degli altri: sui vetri delle finestre hanno appeso dall’interno sempre qualcosa di colorato che appare sfumato alla vista, ma dà calore. La quarantena mi ha fatto scoprire il terrazzo condominiale, dove un secolo fa stendevano i panni e oggi ci sono i segni colorati dei gessetti che le bimbe dei vicini tracciano a terra quando salgono, come noi, a prendere aria.    Noi giochiamo a palla asino, ogni volta che uno sbaglia prende una lettera, A, S, I, N, O; chi realizza la parola completa ha perso. Prendiamo il gioco seriamente e io cerco di renderlo più difficile gettando la palla obliquamente per far fare uno scatto imprevisto al corpo, perché mia figlia faccia un po’ di moto. I suoi undici anni sono come intorpiditi da questo mese e mezzo di reclusione forzata. Lei, che è una piletta di energia e anche in casa deve fare il parcours domestico, che...

Scene virtuali / Un oceano di voci

Il silenzio dei teatri chiusi nella capitale rimbomba nell’etere riverberando una molteplicità di voci. Il Teatro di Roma da ieri, venerdì 3 aprile, dà il via a Radio India, stazione radiofonica gestita ogni giorno dalle 17 alle 20 dagli artisti di Oceano Indiano, il progetto di residenze creative ideato da Francesca Corona, consulente artistica del Teatro India, lo spazio dello Stabile deputato alla sperimentazione di linguaggi e di nuove relazioni col pubblico. Con la chiusura per l’emergenza sanitaria dopo alcune settimane di riflessioni e confronti la programmazione annullata si è trasformata in un’originale stazione radiofonica liv, che si può seguire su www.spreaker.it e in podcast su Spotify e sui canali online del teatro. Gli artisti Fabio Condemi, Daria Deflorian, Dom-, Industria Indipendente, MK, Muta Imago, con molti ospiti, daranno vita a programmi di silenzi, sparizioni, dischi reali o immaginari, viaggi nelle rovine, audiopaesaggi, kamere speculative, evasioni, incontri con persone straordinarie e ordinarie, radiodrammi, musiche per danzare sfrenatamente, dediche, bagni di suono. Il palinsesto, in aggiornamento continuo, si leggerà sul sito del Teatro di Roma. I sei...

Navigazione locale di cabotaggio a vista con nebbia intensa / A scuola a distanza, in contatto

Tenuto conto delle vacanze di Carnevale, che in Piemonte iniziavano il 21 febbraio, è passato oltre un mese da quando la scuola è stata chiusa per l'emergenza Covid-19 (e io ho iniziato a scrivere queste righe). Prima ancora delle successive chiusure di parti del sistema economico produttivo e delle relative riorganizzazione dell'attività il sistema scuola ha dovuto reagire a un'emergenza inedita, sostanzialmente in base all'autonomia e in base alle indicazioni di orientamento del Miur (questa la nota del 17 marzo).   Non c'è al momento notizia ufficiale, ma è altamente plausibile che non si rientri a scuola prima di maggio; oppure che si prevedano le sole attività di conclusione dell’anno scolastico, cioè scrutini ed esami di Stato; questi ultimi potrebbero avere commissioni composte da membri interni e un presidente esterno, in grado di gestire una situazione congelata e ripresa in modalità d'emergenza; potrebbero prevedere solo una prova orale, semplificando di fatto le procedure delle prove scritte di massa (questo al 26 marzo, momento in cui la ministra Azzolina ha relazionato in Senato). Non si può escludere che gli esami siano sostituiti dallo scrutinio finale del...

Bergamo / Il virus visto da dentro

Ho attraversato l’esperienza del virus, proprio questo virus, a Bergamo, in questi giorni. Chissà quanti l’hanno attraversata senza neppure averne consapevolezza, alcuni, i più giovani, senza conseguenze, altri morendo senza causa efficiente, senza che il tampone fornisse loro il sigillo di morte “autentica”. Le pagine dei necrologi sono lievitate da una a dodici, le notizie degli amici, dei conoscenti, dei giornali si diffondono, senza remissione. Io sto meglio, ma non è questo il punto. Chi, come me, il virus lo sta attraversando ha fatto un’esperienza sui generis. La descriverò qui con parole mie, che voglio condividere con il lettore.  Per la mia esperienza – sto attraversando il virus e sto sopravvivendo – non è tanto il fatto di essere stato inserito in una sala d’emergenza gremita; il non avere avuto un luogo dove stare, finché qualcuno non ti dà un giaciglio su cui coricarti, inadeguato, il tuo primo privilegio; neppure stare dentro al lazzaretto degli appestati, dove, se devi pisciare – poiché sei già attaccato a due tubi, liquido e gassoso – lo devi fare lì, in un contenitore di cartapesta, davanti agli altri, che ti guardano, come tu guardi loro. Fai un piccolo...

Tanto dimenticano? / Bambini senza soluzioni

Vivo in campagna e ho la fortuna di avere uno spazio esterno. Ho anche due figli e qualche mattina fa, il piccolo di un anno e mezzo, dopo oltre venti giorni di questa nuova vita ha iniziato a urlare e usare alcune delle poche parole che sa pronunciare. “Chiavi”, battendo le mani sul cancello per aprirlo e uscire in strada, “spesa” perché voleva salire in auto, e pur di uscire sarebbe andato benissimo il supermercato, cercando anche di arrampicarsi fino alla maniglia dello sportello. Tra le fortune ascrivibili anche quella di vivere in un paesino lontano dalle zone più colpite dal Coronavirus. Mia figlia più grande ha quasi 6 anni, la notte ha degli incubi ed i sogni migliori sono quelli in cui incontra nuovamente i nonni e i suoi coetanei. Da un paio di settimane sta organizzando un pigiama party per quando sarà possibile uscire nuovamente di casa. Facciamo molte videochiamate e quella organizzata dalla scuola materna l'ha attesa per una settimana, in agitazione. In programma per le 17 ha iniziato il conto alla rovescia dall'ora di colazione, portando sul tavolo l'orologio sveglia e continuando a fissarlo fino all'ora stabilita. La sua faccia quando ha visto le maestre e i...

Rischi e opportunità del Covid-19 / Un umanesimo rigenerato

Con l'esplosione del Coronavirus siamo assoggettati a un isolamento fisico ma disponiamo di mezzi di comunicazione in parole (telefono), immagini (i video su Whatsapp e sui social, Skype), testi (email) e disponiamo di radio e TV che ci mettono in comunicazione con gli altri e con il mondo; allo stadio attuale, in risposta alla segregazione, ci siamo aperti e siamo diventati più attenti e solidali gli uni con gli altri. La vita di coppia o di famiglia migliora, a parte le coppie infernali. Sono i solitari senza telefono né televisore, e soprattutto i non confinati, vale a dire i senzatetto, a essere le vittime assolute dell'isolamento, tanto più che sono dimenticati dal potere e dai media.   Per quanto mi riguarda, pur subendo l'isolamento fisico, mi sono sentito proiettato psichicamente in una comunicazione e una comunione permanenti. Non solo attraverso gli scambi sms, email, telefoni e videochiamate con le mie figlie, i miei familiari, le persone che amo, i miei amici, ma anche attraverso informazioni che non solo ricevo dalla TV ma che continuo a ricercare in numerosi documenti su internet, ovviamente medici ma anche riguardanti tutti gli aspetti della crisi...

Colpiti nel cuore / La morte non doveva raggiungerci

Questa volta siamo stati colpiti nel cuore. Temiamo di non riuscire a respirare. Al mattino ci schiariamo la gola, sperando che il leggero mal di gola di ieri sia sparito. Gli eventi ci hanno travolti e ripetiamo parole come: “improvvisamente”, “di colpo” “dall’oggi al domani”. Negli ultimi decenni avevamo letto le riflessioni sociologiche sull'accelerazione nella nostra società. In mezzo secolo le parole dette in un minuto di televisione si sono raddoppiate. Ci riconoscevamo nella descrizione della nostra vita fatta da Hartmut Rosa in Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica del tempo nella tarda modernità (Piccola biblioteca Einaudi). Secondo il sociologo tedesco, sia gli aspetti strutturali che culturali delle nostre istituzioni sono contrassegnati da un "restringimento del presente". Ma poiché noi stessi ci trovavamo dentro a quel veicolo, la percezione dell’accelerazione era rimasta piuttosto astratta. Ora qualcosa è cambiato. Da quando i nostri corpi sono stati costretti a fermarsi, vediamo l’accelerarsi attorno a noi con più chiarezza. Il morire stesso accelera. Ieri due, oggi quattro, domani otto, dopodomani sedici, dopo una settimana 256 bare, tutte dello...

W la radio / Diario di un’autrice radiofonica in quarantena

La sveglia è sempre alla stessa ora, sei del mattino. Quindici minuti di esercizi sul tappetino viola, colazione, bagno, vestiti, giacca e poi fuori. Le bambine salutano e mi augurano buon lavoro, io chiudo la porta, sfilo le scarpe e in punta di piedi salgo in soffitta, nascondiglio perfetto per lavorare qualche ora in santa pace. Lo studio approntato non è male – portatile, cuffia, casse, microfono, registratore – tradiscono solo la tuta, i capelli spettinati e lo stendino accanto al tavolo. Alle 7,30 arriva puntuale il messaggio di Nicola Lagioia, in conduzione a Pagina3, la rassegna stampa culturale di Radio Rai Tre di cui curo la redazione. Qualche giorno fa hanno montato nel suo salone un apparecchio che consente di registrare con una qualità superiore a quella di un collegamento telefonico, alle nove Nicola lo accende e inizia a parlare dal suo salotto, mentre un tecnico e un regista lo seguono dagli studi di via Asiago in guanti e mascherina, rigorosamente a un metro di distanza l’uno dall’altro; dall’altra parte della città poi ci sono io, che lo ascolto dal mio studio-piccionaia. Concludo il mio lavoro per la Rai, carico una lavatrice, chiudo il cestello, pigio il...

Alcune considerazioni sul coronavirus / La violenza, il sacro – e poi?

Friedrich Hölderlin, forse il più grande poeta di lingua tedesca e uno dei maggiori pensatori moderni parlò, intorno agli anni 1800, della necessità di elaborare una “nuova mitologia”. Quest’ultima prese in qualche modo forma nel secolo XX quando i surrealisti identificarono la città moderna come, appunto, un territorio “mitologico” (Le paysan de Paris di Louis Aragon, romanzo-chiave anche per la lettura benjaminiana di Parigi, capitale del mondo, fornisce un esempio di tale mitologizzazione). Sempre nel Novecento, Roland Barthes fornì con la sua serie di articoli riuniti sotto il titolo Mythologies un ulteriore esempio per la possibile rinascita del pensiero mitologico. Barthes analizzò fra l’altro il modo in cui per noi moderni il latte o il vino oppure la carne rossa facciano parte di un sistema mitologico che non valorizza più le divinità, ma tutto ciò che una cultura data considera come essenziale o potente.  Il coronavirus appare in questa luce come un candidato sbagliato; si tratta, come ben sappiamo, di un fenomeno biologico spiegabile con metodi scientifici. Il virus che ha cambiato il mondo è sì potente, anzi potentissimo, ma non sembra direttamente legato a una...

Un quadro / Georges de La Tour, San Sebastiano curato da Irene

Contro le pestilenze il santo più invocato è sempre stato San Rocco, a cui sono dedicate numerosissime chiese, chiesette, cappelle e edicole nei borghi e nelle aperte campagne devastate nei secoli da ogni genere di epidemia. A volte vere e proprie meraviglie, come la Scuola Grande di Venezia, con i capolavori di Tintoretto. Ma subito dopo San Rocco il protettore più invocato contro le pestilenze è sempre stato San Sebastiano, che in genere viene rappresentato come un bel giovane legato a una colonna, trafitto da uno o più strali, dal fisico perfetto (era il minimo, per un capo della guardia imperiale quale lui era) con solo il ventre coperto da un perizoma a volte succinto in modo sospetto, e lo sguardo variamente declinato dalla serenità alla forza interiore, allo stoicismo e in certi casi persino con una sfumatura di estasi. A essere rappresentata è quasi sempre la scena del supplizio, che tutti hanno presente per averla vista spesso riprodotta o direttamente in qualche chiesa o museo, che ha dato occasione a tanti capolavori, su cui non è il momento di insistere.   Meno nota invece è la scena successiva, quando il corpo del futuro santo crivellato di frecce, creduto senza...

Eusocialità / Le origini profonde delle società umane

È venuto il momento dell’eusocialità, quello della “buona socialità”? In realtà noi umani eusociali lo siamo sempre stati, e non da ora, ma da moltissimo tempo, almeno da quando uno dei nostri predecessori, l’Homo habilis, è comparso nella savana africana separandosi da una linea di discendenza di australopitecine due o tre milioni di anni fa. La parola eusocialità, coniata alla metà degli anni Sessanta, è utilizzata da diversi decenni dall’etologia. L’ha messa in circolazione un importante entomologo e biologo, Edward O. Wilson, che negli anni Settanta aveva creato una nuova branca di studi, la sociobiologia, all’epoca molto discussa e criticata. Wilson, ancora in attività come studioso e come saggista, è stato docente per molti anni ad Harvard, titolare della cattedra di Biologia; la sua specialità sono le formiche, su cui ha scritto, insieme con il collega Berthold K. Hoelldobler, un meraviglioso libro, Formiche. Storia di una esplorazione scientifica (Adelphi), che fa seguito a due grossi volumi pubblicati da Einaudi nel 1976: La società degli insetti, altrettanto fondamentali. Si tratta di libri che anche un non-specialista può leggere, e da cui si può imparare moltissime...

Tradizione / Esperienza, competenza

In questi giorni surreali e drammatici, scanditi da bollettini medici e trasmissioni giornaliere occupate dal contagio, l’assessore regionale lombardo Giulio Gallera ha fornito uno spunto di riflessione. Questo politico, catapultato come tutti in una realtà sconosciuta e imprevedibile, adempiendo al ruolo istituzionale di aggiornamento, ha annunciato in un’intervista che sarebbero stati banditi posti per gli ospedali lombardi a favore di medici anche non specialisti di altre regioni. Ed ha aggiunto che non si trattava soltanto di un meritevole intervento di solidarietà, ma di un’occasione unica. L’apprendere sul campo quanto non si conosce dai libri, utilizzare l’esperienza dei sanitari che già vi operano, ricevere le loro conoscenze per poi servirsene in un futuro pur non auspicabile. Questo messaggio era annegato tra parole elementari, dati precisi, statistiche crudeli, numeri di consolazione. Non si tratta in verità di un tema contingente, legato alla eccezionalità del momento. È la questione, generale e tormentata, della trasmissione dell’esperienza da chi ne sa di più a chi ne sa di meno, sia nel campo interpersonale comune sia in quello professionale specifico. Questione...

Vigilare / La faccia nascosta dell’epidemia

Molti sono i giornalisti e gli intellettuali che, negli ultimi tempi, si sono cimentati nel descrivere, spesso con dovizia di particolari, lo scenario che ci si presenterà dopo l’epidemia. Queste analisi scontano necessariamente due limiti. Primo: le dimensioni di questa crisi non permettono di mantenere il distacco necessario a immaginarne ragionevolmente gli esiti. Secondo – ed è questo ciò che più rileva – tali esiti dipendono in gran parte dalla comprensione critica che, su ciò che sta accadendo, come collettività siamo in grado di costruire. Ed è questo che dovrebbe allora occuparci e, soprattutto, preoccuparci. La sensazione, infatti, è che l’emergenza stia legittimando una narrativa pericolosa, che reca come implicito il fatto che il solo metterla in discussione o problematizzarla rende colui che lo fa una specie di nemico della salute pubblica, che si sottrae a una tanto stucchevole quanto fittizia “unità nazionale”, alla quale saremmo tutti chiamati.   In altre parole, o uno si compra l’intera retorica di #iorestoacasa, dell’inno nazionale dai balconi, degli arcobaleni attaccati alle finestre e del quotidiano decreto del Governo (retorica sdoganata in modo più o meno...

Doni / Emma Dante: lessico dei giorni di crisi

Emma Dante è regista molto amata e apprezzata in Italia e all’estero. Nei suoi spettacoli, come Misericordia che ha debuttato in gennaio al Piccolo Teatro di Milano, è capace come pochi di scavare nella marginalità e nel dolore, nell’oppressione e nella voglia di alzare il capo:  – Proviamo, Emma, a raccontare questi giorni con un lessico, dall’A alla Z? – Proviamo.   Cenerentola, di Gioachino Rossini, Teatro dell’Opera di Roma (2016), ph. Yasuko Kageyama. A come #acasa A casa adesso per me significa il mondo. La mia casa diventa piena di vie, di piazze, di vicoli, di incroci; mi sposto nelle stanze con l’illusione di camminare, di continuare a girare all’aperto, nelle città. A casa significa nel mondo: è un modo per salvaguardare il mondo. Non è una prigione: è uno stare chiusi per il bene di tutti.   B come Brescia Mio fratello sta a Brescia. È preoccupazione. Ansia. Brescia è una città che sta nei miei pensieri, per quello che sta succedendo là, per mio fratello. Ha scelto di non tornare a casa, in Sicilia, perché abbiamo un padre anziano. È solo, non ha famiglia. Se gli succede qualcosa non c’è neppure chi gli va a fare la spesa.   C come corona Corona...

Contagi e mortalità / Le sirene della Val Seriana

La Val Seriana è oggi, probabilmente, il territorio più colpito al mondo dal Covid 19. Io ci vivo da quasi quarant’anni e dall’inizio di marzo ho dovuto accettare di viverci nella reclusione più totale. Ogni mattina i notiziari locali e le chat ci aggiornano su amici e conoscenti: i contagiati, i ricoverati, i morti.  Sopravvivere in completo isolamento è possibile: i nostri sono paesi piccoli e si sono organizzati, i negozi di alimentari fanno consegne a domicilio, la raccolta differenziata non perde un colpo, i medici superstiti al contagio rispondono al telefono appena possono, i volontari passano dalle farmacie e portano le medicine a chi ne ha bisogno. Le mascherine, qui, non sono mai state in vendita e anche i medici di famiglia ne sono sprovvisti. Ma questa è una vecchia storia italiana: mai equipaggiati bene i nostri soldati in prima linea, noi.   Fino a pochi giorni fa sentivamo in continuazione le sirene delle ambulanze, era il nostro tappeto sonoro e noi ci stavamo sopra, anzi, ne eravamo avvolti. Ora non è più così, ma nessuno si illude. Sappiamo bene che ormai le strade sono deserte e che le ambulanze non hanno più bisogno di segnalare il proprio passaggio....

Lutto / La morte al tempo del Covid-19

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha prodotto, fin dalla sua comparsa, un numero consistente di riflessioni online in merito alle probabili conseguenze a cui andremo incontro una volta terminata la fase di quarantena. Al di là dell’ipotetica plausibilità degli scenari post-Coronavirus finora tratteggiati all’interno dei social network, una cosa mi pare di per sé evidente: la necessità di una riflessione postuma all’emergenza – lucida, razionale e rigorosa – sull’attuale modo di rapportarci alla morte e al lutto.    Il primo effetto mediatico del Covid-19 è l’immagine dei malati e dei loro parenti inghiottiti da una specie di buco nero esistenziale. Come il fantasioso Sottosopra descritto nella popolare serie tv Stranger Things, questo virus dà l’impressione di far scomparire letteralmente nel nulla le persone colpite dalla malattia. Intubati e isolati nei reparti di terapia intensiva degli ospedali, i singoli individui vivono l’incubo di affrontare il decorso della malattia e, ancor peggio, di morire completamente da soli. Mancano le carezze, gli sguardi, le parole di sostegno dei propri cari i quali, a loro volta, vivono la contemporanea frustrazione di non poter...