AUTORI
Alessandro Mezzena Lona
18.07.2021

Applausi nel cassetto / Ana Blandiana: scrittrici e spie

La Securitate voleva fare di Herta Müller una spia. La delatrice perfetta, di cui nessuno avrebbe mai sospettato. Ma la futura Premio Nobel per la letteratura, ogni volta che la convocavano al posto di polizia, si aggrappava alla poesia per trovare il coraggio di dire no. Recitava i versi degli autori amati, a bassa voce, come fossero giaculatorie. E non cedeva nemmeno quando la chiamavano cagna, puttana. O la irridevano minacciandola: “Racconteremo a tutti delle orge che fai con i tuoi amici”.      Herta Müller, però, non aveva fatto i conti con quelli che Michel Foucault, nel suo libro Sorvegliare e punire, chiama “i mezzi del buon addestramento”. Ovvero, gli strumenti che il Potere usa per piegare al proprio volere chi si ostina a pensare liberamente. Infatti, quando...

28.06.2021

28 giugno 1914 / Miljenko Jergović, L’attentato di Sarajevo

Cesare Lombroso non lo avrebbe degnato di uno sguardo. Perché Gavrilo Princip, il ragazzo che ammazzò l’Arciduca Franz Ferdinand e sua moglie Sophie a colpi di Browning M 1910 calibro 7,65 la domenica del 28 giugno 1914 a Sarajevo, non aveva i connotati dell’“uomo delinquente” delineato dell’antropologo veronese nel 1876. Niente fronte sporgente né orecchie grandi, asimmetrie nel volto o braccia troppo lunghe. Anzi, nelle foto appare come un giovane con la barbetta da hipster ante litteram, gli occhiali da intellettuale, lo sguardo intenso. Amava scrivere poesie e nei quattro anni trascorsi nella terribile prigione di Terezin, dove morirà di tubercolosi prima del suo ventiquattresimo compleanno, confessò che a mancargli più di tutto erano i libri.      Eppure, ancora oggi,...

06.05.2021

Fedeli a se stessi / Pauline Klein, La figurante

Robert Walser non cercava né la fama né la gloria. No, lui voleva essere dimenticato. Tanto da confessare al fedele amico Carl Seelig, che non smise di andarlo a trovare nei manicomi di Waldau e Herisau fino alla morte nel 1956: “Sono una nullità”. Del resto, molti anni prima, lo scrittore svizzero di Biel aveva affidato lo stesso concetto alla voce del suo Jacob von Gunten. Il protagonista del romanzo omonimo pubblicato nel 1909: “Una cosa so di certo: nella mia vita futura sarò un magnifico zero, rotondo come una palla”.       Tutti e due, Walser e il suo alter ego Von Gunten, erano prigionieri di quello che lo scrittore catalano Enrique Vila Matas ha chiamato “il complesso di Bartleby”. Una sorta di estetica dell’ostinato rifiuto delle occasioni che la vita propone. Il...

27.03.2021

Un romanzo di Slavenka Drakulić / Dora Maar: la mia vita con Picasso

Sorriderebbe compiaciuto il Dottor S. della Coscienza di Zeno. Se venisse a scoprire che il suo sbeffeggiato suggerimento elargito a Zeno Cosini (“Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero”) ha trovato terreno fertile nella letteratura del terzo millennio. Non tanto per sfornare esempi di autoanalisi a uso terapeutico, come proponeva il medico raccontato “con parole poco lusinghiere” da Italo Svevo, ma piuttosto per immaginare autobiografie apocrife. Romanzi, insomma, capaci di mettere a fuoco personaggi del passato mai raccontati in piena luce. Perché rimasti intrappolati nella penombra delle loro vite.   Proprio lì, in mezzo a quella folla di volti anonimi, Slavenka Drakulić ama cercare le sue storie. Vicende di donne, passaggi terrestri di figure femminili rimaste...

04.03.2021

L'impero asburgico non è crollato / Ucronie: la storia con i "se"

Non è concessa nostalgia a chi “ha imparato l’arte preziosa di non rimpiangere il perduto”. Lo affermava lo scrittore viennese Stefan Zweig nelle prime pagine del suo capolavoro Il mondo di ieri, uscito postumo nel 1942, pochi mesi dopo il suicidio in Brasile. Eppure, c’è chi non ha mai smesso di immaginare come sarebbe stato il futuro dell’Europa, del mondo, se l’Impero austro-ungarico fosse uscito indenne dalla Grande guerra. Confrontarsi con i “se” e i “ma” della Storia, si sa, è considerato un esercizio di pedanteria fantastica. Ma questo serissimo passatempo non ha mai spaventato Guido Morselli. Basterà ricordare, infatti, che per tutta la vita lo scrittore nato a Bologna ha provato a convincere gli editori italiani che le sue non erano soltanto belle, inutili pagine da erudito...

11.09.2020

Pasolini, Comisso, Parise / Nico Naldini e i suoi grandi amici

Il vero Nico Naldini si nascondeva più nelle risate che nei silenzi. Quando superava la sua ritrosia tutta friulana, quando si lasciava dominare da quella “corda pazza” individuata da Raffaele La Capria in Goffredo Parise e Giovanni Comisso, da quel lampo di follia creativa e umanissima tutta veneta, diventava il più straordinario narratore che si potesse incontrare. Perché lui, che non si è mai adagiato nel ruolo di cugino prediletto di Pier Paolo Pasolini, conosceva il dritto e il rovescio degli scrittori, dei registi, degli intellettuali che hanno attraversato il ‘900. E spesso, era proprio esplorando il versante segreto del personaggio raccontato che riusciva a scoprire la sua vera essenza. Accompagnando sempre ai ricordi quel ghigno che Dacia Maraini interpretava come una...