AUTORI
Attilio Scarpellini
17.06.2015

Il tempo degli assassini

Continua lo speciale dedicato agli ottanta anni di Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), l’articolo di Oliviero Ponte di Pino sul suo teatro, Attilio Scarpellini lo intervista sulla delicata della violenza politica, incrociata in vari momenti del suo camminare e ricercare...

14.05.2015

Armine, Sister: canto per una strage

In principio era il verbo, anzi no, non il verbo, e neanche l’azione, in principio era la musica. Quando gli spettatori entrano nello spazio di Armine, Sister, la penombra è tale che a mala pena scorgono le colonne che sono l’essenza scenografica della performance-spettacolo che il Teatr Zar di Wroclaw ha portato sulla scena della Leopolda di Firenze per la XXIIma edizione del festival Fabbrica Europa; più che vedere intuiscono che in mezzo a esse qualcuno, un manipolo di ombre, si agita, striscia, si muove. Mentre la musica è già lì, alza una cattedrale di respiro, invade e pervade ogni cosa con il vento di una voce che si trattiene, si allunga, si condensa: è l’ipnotico bordone di un canto monodico sul quale affiorano altre...

23.04.2015

Welcome into the Sweet Home Europa

Michele Di Mauro arriva con il cinguettio degli uccelli, mentre il fumo bianco si dirada, e sembra che anche lui stia cinguettando, esce da una delle tre porte di ferro che Fabrizio Arcuri ha fatto costruire sul palco del Teatro India per la sua messinscena di Sweet Home Europa di Davide Carnevali: l’Uomo della pièce, il cittadino (e il proprietario) della casa-Europa, ha l’aria sicura di se stesso e dello spazio che attraversa ma viene da un’oscura galleria che ricorda il binario morto di una metropolitana o quello di una vecchia miniera. Figura più epica e lontana, Matteo Angius, l’Altro uomo, arriva sull’altro lato issato su un carrello come una statua derisoria. Poi dalla porta centrale avanza Francesca Mazza, la Donna, si erge impettita...

09.04.2015

Virgilio Sieni: Cena Pasolini, la vita brulicante

È come guardare una distesa di erba alta battuta dal vento ricordandosi che davvero il vento «soffia dove vuole». Viene con il respiro della voce che da un punto absidale dello spazio del Salone del Podestà, dove la Corale Savani di Carpi forma a una lunetta con al centro il suo direttore, entra nella navata e scompiglia le figure, le solleva, le incurva, le abbatte: Cena Pasolini di Virgilio Sieni (la conclusione del progetto Nelle pieghe del corpo, un mese di spettacoli a Bologna) all’inizio si presenta proprio così, con un uomo che è già salito su uno dei tavoli, e una fila di donne al lato opposto del rettangolo che stese a terra alzano lentamente un braccio disegnando nell’aria un semicerchio, con quell’aspetto “...

11.12.2014

Un favoloso giovane, Jerzy Grotowski

L’immagine del teatro? Un uomo che dipinge un ritratto. “L’attore è il suo braccio – e il suo cuore. Il regista è la sua volontà creativa. Lo scenografo il suo respiro – la sua possibilità di respiro. L’autore della messinscena è il cervello: la consapevolezza”. È il 1958, l’epoca di queste icastiche Conversazioni a Elsinore, e Jerzy Grotowski è un giovane Amleto che, nella Polonia prudentemente riformista di Gomulka, va cercando il Graal. La giovinezza, del resto, non può chiedere di meno, vuole rivoltare di sotto in su le convenzioni che affliggono la scena, che a quel tempo (e oggi no?) assumono due maschere: la reviviscenza naturalistica (Attore I) e la finzione consapevole (Attore...

06.11.2014

Il Macbeth di Chiara Guidi

“Non si tratta di sopprimere la parola articolata, ma di dare alle parole all’incirca l’importanza che hanno nei sogni”. Forse questa indicazione di Artaud non è indispensabile per capire Macbeth su Macbeth su Macbeth, lo “studio per la mano sinistra” di Chiara Guidi, andato in scena a Vie (dopo essere stato presentato in anteprima al festival Orizzonti di Chiusi).   Non è indispensabile, ma aiuta molto, non appena si riesca a precisare che questa importanza sta nell’ordine, a un tempo vago e distinto, ma comunque sensibile, della fascinazione. Fin dall’inizio dello spettacolo, quando, le luci ormai abbassate, in quel brusio ancora sottostante, che per lo più serve a placare l’angoscia che qualcosa stia per...

09.10.2014

Nelle stanze dell'Ade

La recita di Claudio Morganti ed Elena Bucci   Benvenuti nell’Ade, nel mondo catacombale di un teatro che segue la regola evangelica “quando due o tre di voi si riuniranno…”, due o tre, trenta al massimo, i viaggi iniziatici sono per definizione limitati, le discese agli inferi si fanno da soli, seguendo il bagliore di una candela accesa nella notte o aspettando dietro una porta, nei sotterranei dell’Istituto Magnolfi di Prato che un qualche guardiano (questo ha la faccia conosciuta del Jakob Lenz di un anno fa) vi venga ad aprire e vi introduca nell’universo dell’attore Vecchiatto Attilio, al secolo Claudio Morganti, e di sua moglie Carlotta, la premurosa, materna, predestinata Elena Bucci.   Recita dell’attore Vecchiatto nel...

28.05.2014

Castellucci: tra il sacro e la descralizzazione

Caro Castellucci, ogni volta che qualcuno mi parla di un tuo spettacolo – ti do del tu perché qualche giorno fa Silvia Rampelli ci ha presentati a Roma – usa l’aggettivo “potente”, e se io gliene oppongo un altro – ad esempio “dolente” – non passerà molto che il mio interlocutore (che spesso non è un appassionato di teatro, fatta eccezione per i tuoi lavori di cui è un cultore) ribadirà la sua prima definizione: potente. Potente, e cioè sublime come gli elementi della natura nella catastrofe romantica, il mare in tempesta che Schiller immaginava di guardare dall’alto: non sono molti, di questi tempi, a pensare che il teatro possa ancora essere il centro di una manifestazione sovrumana o,...