Pan-American Highway
Federica Arnoldi
Federica Arnoldi è nata in un piccolo paese sulla riva sinistra del fiume Adda. Si è addottorata con una tesi sulla letteratura caraibica colombiana. Insegna lingua e cultura italiana per stranieri all'Università degli Studi di Bergamo e all'Università degli Studi di Brescia. Insegna spagnolo nella scuola secondaria statale.  È redattrice della rivista Nuova Prosa.
03.05.2019

Diego Zúñiga / Camanchaca, memoria e condensazione

Le pagine di Camanchaca, dell’autore cileno Diego Zúñiga (La Nuova Frontiera, 2018, trad. Federica Niola), sono composte di conversazioni mancate, dettagli omessi, ricordi solo parzialmente veri, racconti familiari trasmessi al buio e senza testimoni, di parole pronunciate mentre l’interlocutore s’infila gli auricolari nelle orecchie annuendo con il lettore mp3 in mano. L’interlocutore in questione è anche protagonista anonimo e voce narrante della storia, un ventenne che vorrebbe diventare giornalista sportivo, “[...] sognavo di avere grandi cuffie, uno studio, e di intervistare gli sportivi, o di condurre un notiziario” (p. 22). Ha due famiglie, perché i genitori sono separati, ha molti chili di troppo e i denti che sanguinano quando dorme. Anche la madre ha lo stesso problema, che...

05.03.2019

Un peso all'altezza del cuore / Grace Paley. Tutti i racconti

A volte, per entrare nelle pagine dei grandi – gli autori che, per dirla con Lukács e con Franco Moretti, hanno fatto della forma la “risoluzione di una dissonanza dell’esistenza” – è necessario bussare. Per rispetto e con cautela, perché c’è sempre il rischio di distorcerne la poetica piegandola più del dovuto all’arbitrio. È sufficiente un temporaneo stato di rilassamento generale delle forze perché il lettore perda la capacità di storicizzare. Sarebbe un peccato, soprattutto quando si ha a che fare con autori inequivocabilmente politicizzati e capaci di trasformare la condizione soggettiva nella rappresentazione di un’esperienza umana che non è estranea al tentativo di afferrare il proprio presente, sempre incalzante ma così imprendibile.  Quando la risolutezza con cui alcuni...

17.09.2018

Ritorno al futuro / Bolaño. La letteratura nazista in America

Iniziamo oggi un nuovo speciale: Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi. Libri di storia, di antropologia, arte, filosofia, così come romanzi e testi poetici per leggere le nuove forme di autoritarismo del nostro tempo.   Le parole che usiamo mi sono state trasmesse e io le    uso, ma non per farmi capire, non per tentare di    vuotarmene, allora perché? Il fatto è che io non le uso proprio, in verità io non faccio altro che tacere e picchiare. [...]   Antonin Artaud, Picchia e fotti (trad. Emilio e Antonia Tadini)   Si presenta come una raccolta di brevi monografie apocrife, con marcati tratti parodici, su inesistenti scrittori d’oltreoceano che...

25.06.2018

Dialogo con lo scrittore cileno Pablo Simonetti / Vite vulnerabili

Nel mese di maggio Pablo Simonetti, tra le voci più importanti della letteratura cilena contemporanea, è stato a Torino, Napoli, Roma e Milano per presentare il suo libro di racconti Vite Vulnerabili, recentemente pubblicato in Italia da Lindau. Durante la sua permanenza, Simonetti ha accettato di dialogare con Doppiozero intorno a temi quali la scrittura, la forma racconto, la caratterizzazione di una certa tipologia di personaggi che contraddistingue i suoi racconti, l’incontro con Roberto Bolaño, la sua militanza nel movimento LGBT cileno.   Instituto Cervantes Milán, giovedì 24 maggio 2018    F. A. – Sono trascorsi quasi vent’anni dalla pubblicazione in lingua spagnola, per la casa editrice Alfaguara, di Vite vulnerabili. Ora Francesco Verde li ha magnificamente...

02.05.2018

Sulle alture / Federico Falco, Silvi e la notte oscura

Ha senz’altro ragione Lucas, un parente argentino del signor Palomar, quando, dopo avere rilevato il “ritorno sfrenato e turistico alla Natura”, manifesta tutta la sua diffidenza verso l’atteggiamento diffuso di chi guarda “alla vita di campagna come Rousseau guardava al buon selvaggio”. Lucas, nato negli anni ‘70 dalla fantasia di Julio Cortázar, sempre teso verso la riflessione sul rapporto tra realtà circostante e la sua comprensione filosofica e scientifica, è infastidito dalla nouvelle vague del naturismo da weekend promossa da gente che saltella con lo zaino in spalla e la barba lunghissima. Non tarda dunque a schierarsi a favore di ciò che, ottenuto dall’uomo con i mezzi della tecnica, reca sollazzo: sceglie uno scotch on the rocks, per esempio, come antidoto contro i suddetti...

12.03.2018

Tempo di libri – incipit / Fine del gioco, Julio Cortázar

Oggi è l'ultimo giorno di Tempo di Libri, ma il nostro speciale doppiozero | Tempo di Libri resta: continuiamo oggi con gli incipit dei romanzi più amati.   «Con Leticia e Holanda andavamo a giocare sui binari del Central Argentino nelle giornate calde, aspettando che mamma e zia Ruth cominciassero la loro siesta per scapparcene via dalla porta bianca.»   Questo è l’incipit di “Fine del gioco”, un racconto di Julio Cortázar contenuto nella raccolta omonima pubblicata la prima volta nel 1956 da una casa editrice messicana e che qui citiamo dal volume italiano dei racconti completi a cura di Ernesto Franco.     In questo racconto Julio Cortázar narra la storia di tre sorelle cui piace uscire di casa all’insaputa della mamma e della zia per andare a giocare a quella...

02.02.2018

Romanzo postumo / Bolaño, Lo spirito della fantascienza

Se all’esploratore cronico di vocabolari venisse voglia di interrogare il Dizionario analogico della lingua italiana Zanichelli circa il lemma utopia, si imbatterebbe nel seguente elenco di caratteristiche a esso associate: “illusorio”, “chimerico”, “che non sta né in cielo né in terra”, “irreale”, “fantastico”, “meraviglioso”, “straordinario” e così via, fino ad arrivare al collegamento ipertestuale con l’aggettivo "impossibile”. In effetti, si è soliti definire “utopistici” quei progetti che poco si appigliano alla concretezza, così come è stata spesso considerata “escapista” quella letteratura di genere in grado di stimolare nei lettori meno avvertiti un forte disinteressamento per la realtà che li circonda, favorendo in questo modo il moltiplicarsi di menti distorte ed estraniate....

16.01.2018

Migranti e letteratura / Due romanzi messicani: La fila indiana e Terra bruciata

Il rumore delle portiere che sbattono, poi qualcosa che somiglia a un tuono, infine i passi veloci nei corridoi. Hanno con sé delle spranghe, forse sono mazze da baseball: è un assalto.  A questo punto il lettore, assecondato dalla forza realistica della scena descritta in una delle pagine iniziali del romanzo, sente le risate di scherno degli aggressori elettrizzati e vede persino gli stracci che avvolgono le bottiglie di benzina che useranno poco dopo, quando usciranno dall’edificio. Le vittime, tutti stranieri, cercano un nascondiglio nella penombra, si riparano dalle botte sotto le coperte scozzesi, accovacciate negli angoli delle stanze, vicino alle brande.  Forse, continuando a fare congetture, perché il lettore è agevolato dalla dura vividezza della prosa dell’autore che...

27.11.2017

Letto in un'altra lingua / Andrés Felipe Solano. Cementerios de neón

Quando, nella seconda metà degli anni Quaranta, gli Stati Uniti iniziarono a perimetrare il pianeta segnando il confine tra il bene e il male, tra la democrazia e il comunismo, la Colombia stava già sprofondando in uno dei periodi peggiori della storia del Paese, la cosiddetta Violencia, il decennio lungo che si chiuse, nel 1957, con l’estromissione dal potere del generale Rojas Pinilla da parte della giunta militare che costituì un governo di transizione.  L’intrico di cause che lo generarono, la sua estensione e le modalità di vecchi e nuovi attori coinvolti nel conflitto hanno portato alcuni storici a considerarlo una vera e propria guerra civile: “la Violencia è una definizione vaga, astratta. Frasi ripetute da migliaia di contadini come «la Violencia mi ha ucciso tutta la...

02.11.2016

I racconti del grande maestro sudamericano / I fantasmi di Horacio Quiroga

Se Horacio Quiroga (1878 – 1937) non fosse unanimemente considerato tra i grandi maestri latinoamericani della forma breve, si stenterebbe a dare per certa la sua esistenza fuori dalla carta stampata. Senza le fotografie che lo ritraggono accanto alla seconda moglie, María Elena Bravo, o con l’amico Leopoldo Lugones (una delle figure di spicco della letteratura argentina della prima metà del Novecento) si potrebbe pensare, piuttosto, che le sventure che tempestarono la sua vita siano state frutto dell’immaginazione di qualche sceneggiatore d’oltreoceano fortemente influenzato dall’universo narrativo di Edgar Allan Poe. In effetti, senza badare troppo alle cronologie, anzi, invertendo l’ordine dei fatti e delle influenze letterarie, se lo avesse conosciuto e fossero stati amici, Poe...

04.10.2016

Le parole necessarie / Per vivere in un’altra lingua non serve il permesso di soggiorno

Giovedì 29 settembre, a Milano, presso il Laboratorio Formentini per l’editoria, si è tenuto, a cura del Festival della Letteratura di Milano, in collaborazione con l’Ufficio Reti Comune di Milano e il Forum della Città Mondo, l’incontro La lingua in cui vivo, durante il quale Milton Fernández, figura poliedrica del panorama letterario nazionale, ha dialogato con Kaha Mohamed Aden, Gassid Mohammed e Angel Galzerano, tre autori italofoni che non hanno come lingua madre l’italiano, originari rispettivamente della Somalia, dell’Iraq e dell’Uruguay. Era presente anche Aliou Diop, musicista rap di origini senegalesi che ha creato, insieme ad Alioune Diallo, il format televisivo Allo scoperto, un progetto di video-informazione su tematiche di attualità legate all’immigrazione, alla...

20.09.2016

Pilsen, Chicago

Quando John Burns, il grande leader sindacale inglese, [...] visitò Chicago, un giornalista gli chiese la sua opinione sulla città. “Chicago – disse – è un’edizione tascabile dell’inferno”. Tempo dopo, a bordo della nave che portava in Inghilterra, un altro giornalista gli si avvicinò e gli chiese se, nel frattempo, avesse cambiato opinione. “Certo”, fu la sua pronta risposta: “Penso che l’inferno sia un’edizione tascabile di Chicago”.            Jack London New York Evening Journal 8 agosto 1906*     – Preferisci che te lo dica prima o dopo la torta? – Dimmelo adesso. – Sei sicura? – Sì, adesso. – D’accordo, ma non ti devi offendere, ok? – Non mi offendo. Sono seduti uno di fronte all’altra. Lui piega la schiena in avanti, aggancia i piedi alle...

12.06.2016

Di volatili e regimi / Le creature di Alejandra Costamagna

Durante un conflitto a fuoco raramente si ha l’occasione di fermarsi a riflettere sulle sorti dei volatili di piccola taglia, quelli che, come i passeri, ben si adattano alla prossimità dell’uomo, locatari di tetti, muri, tegole e comignoli. Tuttavia, nel caso in cui lo scontro avvenga in zone ad alta densità abitativa, i primi a lasciarci le penne pare siano proprio loro, colpiti dalle raffiche dei mitra nel cielo o carbonizzati nei nidi sulle case che bruciano. In un quartiere di una metropoli cilena, forse la capitale, mentre gli uccellini si trasformano in pezzi di carbone che puzza, un uomo sparisce al passaggio dei camion blindati della polizia che terrorizzano tutti, comprese le bestiole domestiche e quelle semidomestiche.    È il padre della protagonista del testo “C’era...

05.03.2016

Emma Reyes, lettere Bogotà - Parigi

Passando in rassegna la narrativa per l’infanzia e l’adolescenza dal marcato carattere progressista, nel bel saggio intitolato Non ditelo ai grandi (Don’t Tell the Grown-Ups, 1989, l’edizione italiana è oramai introvabile), Alison Lurie afferma: “Certi autori possiedono lo straordinario dono di restare bambini vita natural durante, di continuare a vedere il mondo come lo vedono ragazzi e ragazze e di schierarsi istintivamente dalla loro parte” (p. 22, trad. it. Francesco Saba Sardi).    Non sapevamo giocare a niente non è un libro rivolto ai giovanissimi. Tuttavia, si sono volute citare le parole della scrittrice e studiosa statunitense perché in queste ventitré preziose lettere indirizzate a Germán...

20.10.2015

Mauro Libertella: scrivere sulla terra del padre

“Prendine ancora un po’, prendine ancora un po’, gli chiedevamo ostinati, ripetendolo come una supplica. L’ultimo sorso gli spezzò il respiro, che già era un filo tenue e fragile. Così lo vidi morire, con la testa appoggiata al cuscino e gli occhi chiusi. Immagino che sia stato un bel modo per andarsene, in mezzo ai suoi libri e nella sua casa, dove negli ultimi anni aveva cominciato a morire poco a poco” (p. 10).   Mauro Libertella descrive così, in una delle prime pagine del suo libro, gli istanti che precedono la morte del padre. Per anni perseguitato dalla bestia del confronto con il suo giudizio, ha saputo elaborare una scrittura autobiografica la cui pacatezza è frutto di un lungo periodo di elaborazione del...

04.08.2015

I documenti di Alejandro Zambra

“A volte la vita”, afferma Julio Ramón Ribeyro (1929-1994), “si compiace di offrirci compendi allegorici della realtà o, meglio, citazioni magnificamente scelte dal grande testo della storia che viviamo” (Scritti apolidi, La Nuova Frontiera, trad. a cura di Gina Maneri, p. 25). Qualche riga prima, in un altro dei frammenti contenuti in questo zibaldone che, per la sua unitarietà, pare un diario, scrive: “Dato che siamo imperfetti, la nostra memoria è imperfetta e ci restituisce soltanto quello che non può distruggerci” (p. 24).   In altre parole, di nuovo le sue, ma stavolta parafrasate: del dolore e del piacere si può avere il ricordo, tuttavia, non siamo in grado di ricostruire la sensazione di quel...

25.05.2015

Etologia e punto croce

Passavo le giornate a guardare gli animali. Ho vissuto settimane felici fissando le foto di Anzac e Peggy, australiani, lui canguro, lei vombato. In effetti, le amicizie tra specie diverse erano la mia passione. Esaurita l’offerta amatoriale di youtube, passai alle conferenze Ted: fu proprio durante una di quelle serate in pigiama con il fior fiore dell’etologia mondiale che decisi di farla finita con internet. La colpa è di un ricercatore giapponese. Dovete sapere, dice lui, che esiste una larva molto affezionata ai grilli. Intrufolatasi ben bene in un corpo ospite, vuole raggiungere l’acqua in età adulta. Per farlo, pilota il cervello dell’insetto cantante inducendolo al suicidio. Il grillo sa che annega, ma va dritto verso l’acqua; esasperato...

08.05.2015

Roberto Bolaño

Un nuovo ebook della collana Starter arricchisce la libreria di Doppiozero.   Una originalissima guida all'opera complessa di Roberto Bolaño. Federica Arnoldi ne ricostruisce, con una scrittura molto brillante e acuta, i passaggi segreti, i ritorni e le trasformazioni dei personaggi, le differenti declinazioni dei temi principali e la sostanziale unitarietà.

30.12.2014

I morti fanno i furbi

I morti, se interpellati, fanno i furbi. Schivano le domande, sghignazzano, alterano la voce, girano intorno alle questioni, si fermano sul più bello mettendo paura con i loro trucchi convincenti: simulano cortocircuiti e manomissioni, spostano oggetti, producono suoni, guastano la frutta nelle alzate, sanno riprodurre gli odori, rubano. Succede spesso di assistere a questi fenomeni a chi è alle prime armi con la tavola ouija, perché a loro piace prendersi gioco degli inesperti. Non è cattiveria, tutto il contrario: sono a disagio e si infastidiscono, soprattutto se li si interroga ignorando le norme della buona creanza ultraterrena.   Tuttavia, non si tratta di dispetti o provocazioni nel caso degli spiriti che appaiono alle giovani protagoniste del...

09.10.2014

Una conversazione con Norman Gobetti / I traduttori sono ladri innamorati

Traduttori, scrittori, studiosi e professionisti dell’editoria tutta si sono dati appuntamento a Urbino nell’ultimo weekend di settembre per la XII edizione delle Giornate della traduzione letteraria, a cura di Ilide Carmignani e Stefano Arduini.Il calendario, molto fitto, prevedeva presentazioni, tavole rotonde e seminari su tematiche specifiche del mestiere in tutte le sue declinazioni, dai modi del tradurre alla figura professionale del traduttore e alla sua interazione con i professionisti dei diversi settori editoriali. Tra i primissimi incontri, quasi a marcare fin dalla soglia l’importanza dell’aggettivo ʻletteraria’ non solo come definizione di ambito delle giornate ma anche nei risvolti creativi della traduzione, ha spiccato quello con Michele Mari che ha raccontato la sua...

30.09.2014

Guadalupe Nettel, Il corpo in cui sono nata

La giovane protagonista de Il corpo in cui sono nata, di Guadalupe Nettel (Einaudi, traduzione di Federica Niola), ha qualcosa in comune con la voce narrante di uno tra i racconti più celebri di Julio Cortázar. È la certezza di non appartenere alla specie umana, quanto piuttosto a una millenaria categoria di bestiole che è sopravvissuta perché ha saputo fare della dissimulazione un’arte. I trilobiti della Nettel bambina condividono con gli axolotl dello scrittore argentino la natura acquatica e il proposito di abolire il tempo attraverso una tenace quietezza che può vincere la sofferenza, nel caso dei primi, e ingannare il tedio di un’esistenza nel meschino spazio di un acquario, nel caso dei secondi.   Tuttavia, a differenza...

01.09.2014

Il mascarâr di Coia

È venuta giù un’acqua fuori dalla grazia di dio, guarda lì, ha sparpagliato tutte le zucchine. Anche i pomodori: tutti guasti, gonfi. Quelli che ho raccolto stamattina non si lasciano mangiare, Renzo indica l’orto recintato, coperto da una rete verde sottile fissata a sei pali di legno: questa è per la grandine, ne scende parecchia, è normale, vedi, anche l’uva è coperta, altrimenti la rovina tutta. Qui a Coia piove tanto, ma come quest’anno, guarda, una roba da non credere. Agita un vasetto di vetro, sembra contenere del sale. No, dice, sono germogli di pino mugo messi a sciogliersi nello zucchero, si sciolgono se arriva il sole, dice, altrimenti lo sciroppo non lo prepariamo, cosa ci vuoi fare, quest’anno è...

19.06.2014

Quando i creoli muoiono vanno a Parigi

Como, Mississippi. L’intonaco gonfio di umidità si solleva dalla parete accanto al palco, proprio sopra la latta delle mance. L’aria del ventilatore con gli inserti in rattan secca i pezzi di muro che, cadendo, si sbriciolano sul pavimento. Daniel, sulla quarantina, biondo luminescente e appesantito, è appena tornato da un lungo viaggio in Guatemala con i figli: per imparare la lingua; temprare il carattere; irrobustire la consapevolezza del privilegio, che non è mai determinato da caratteristiche soggettive, bensì da fenomeni economici e sociali di portata mondiale (d’accordo, ma quanti sono i piccoli scout consapevoli? E, soprattutto, dove sono adesso, nel motel con la moglie? Impossibile, si è separato l’anno scorso: l’ha...

26.05.2014

Villalobos. Se vivessimo in un paese normale

Messico, primi anni Ottanta. Oreste vive a Lagos de Moreno, un anonimo paesotto nello stato di Jalisco dove la gente tende a credere all’esistenza dei santi e degli extraterrestri, i preti condizionano irreparabilmente l’educazione sentimentale maschile e l’erotismo è una questione tanto umana quanto bovina. Ha quasi quattordici anni, vive con la sua famiglia in una casetta che pare una scatola delle scarpe, ha sei fratelli – Aristotele, Archiloco, Callimaco, Elettra, Castore e Polluce – ed è il protagonista di Se vivessimo in un paese normale, l’ultimo, divertente romanzo di Juan Pablo Villalobos, tradotto dallo spagnolo da Stefania Marinoni per gran vía edizioni.   Oreo (così lo chiamano familiari e amici) trascorre...