AUTORI
Giuseppe Lupo
11.07.2021

Non basta leggere / I libri non danno la felicità

Si narra dalle mie parti che un uomo sia stato visto, un giorno, con in mano la pagina capovolta di un quotidiano. A chi glielo faceva notare, rispondeva: «Uno che sa leggere, sa leggere anche alla rovescia». Fingeva per darsi un tono intellettuale, è chiaro, ma era analfabeta. Nella sua pittoresca verità quest’aneddoto si coniuga bene con l’assunto da cui si origina il ragionamento che Luigi Mascheroni conduce in questo suo Libri. Non danno la felicità (tanto meno a chi non li legge) (Oligo, p. 40, euro 12): sfatare l’opinione che sia importante leggere a prescindere da cosa, che cioè non occorra selezionare, purché si stia con un libro in mano. Non c’è nulla di più falso e ipocrita di questa affermazione, sottolinea l’autore di questo agilissimo pamphlet, perché, quando pensiamo a un...

18.12.2020

Piccola enciclopedia / Andrea Camilleri: giochi per l’infanzia

A Simonetta Fiori, che su «Repubblica» del 28 agosto del 2016 chiedeva a che tipologia di bambino potesse essere accostato, Andrea Camilleri diede una risposta inaspettata. «Un bambino solitario e malinconico» – disse –. «Spesso cadevo in profonde crisi di noia che mi facevano nascondere sotto il letto per ore intere». La voce roca, che immaginiamo abbia pronunciato queste parole, si accorda con difficoltà con l’immagine che tutti acquisiamo di questo autore dall’affabulazione ingegnosa, dall’arguzia facile, dalla costruzione sintattica che diventa il riflesso della rappresentazione del mondo, il suo mondo, certo, ma apparentato con quello di una certa sicilianità che discende dai rami nobili di Pirandello e Sciascia. Il bimbo che per tedio si eclissava sotto il letto apre uno spicchio di...

03.10.2017

Speciale Appennini / Mal d’Appennino

Nascere nelle zone dell’Italia interna, a metà strada tra il mare Adriatico e il mar Tirreno, significa portarsi dentro quel tormento che Ignazio Silone chiamava “mal d’Appennino”: un disturbo, un intralcio, un tarlo che s’insinua sotto la pelle di chi lascia i paesi dove ha avuto origine il suo sangue e poi però, nel momento stesso in cui si allontana da essi, sente l’urgenza di ritornare sui propri passi, rientrare tra i muri della propria casa. Silone parlava di questo “mal d’Appennino” in Uscita di sicurezza, pensando certo ai comportamenti degli emigranti abruzzesi, i suoi corregionali, perennemente al bivio tra urgenza di fuga e nostalgie del passato, fra ambizioni di miglioramento e desiderio di ricucire la tela dei rapporti interrotti. Ma la diagnosi vale per chiunque avesse...

26.02.2016

L’operaio e la macchina

Io entro in una fabbrica a capo scoperto come si entra in una basilica, e guardo i movimenti degli uomini e dei congegni come si guarda un rito.   Uno strano rito partoriale, qualcosa come la moltiplicazione dei pesci, il maturarsi delle uova sotto la chioccia di un canestro, l’esplosione di un albero di mele, la manipolazione dei pani in una vecchia madia. Sotto questi capannoni, uomini e macchine si affannano intorno a un lavoro che ha sempre del miracolo: una Metamorfosi!   Si parte dalla confusione e si arriva all’ordine. Si parte dal bruco e si arriva alla farfalla. Si elabora la materia, si mastica, si stira, si insaliva, si arma, si conforma, si cuoce, e si crea un oggetto. Questo processo, nell’armeria della natura, avrebbe un solo grosso difetto...