Analfabeta
Nicole Janigro

Nicole Janigro, nata a Zagabria, vive e lavora a Milano. Psicoterapeuta, analista di formazione junghiana, fa parte del Laboratorio analitico delle immagini (LAI), insegna a Philo, Scuola superiore di pratiche filosofiche, è direttore editoriale della rivista on line Frenis zero, ha curato La vocazione della psiche. Undici terapeuti si raccontano (Einaudi, Torino, 2015), è autrice di Il terzo gemello, con la collaborazione di Luca Ghirardosi, (Antigone, Torino 2010) e di Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis, 2017. Ha svolto attività giornalistica ed editoriale, è autrice di L’esplosione delle nazioni (Feltrinelli 1993,1999), ha curato il Dizionario di un paese che scompare. Narrativa dalla exJugoslavia (manifestolibri 1994), La guerra moderna come malattia della civiltà, (Bruno Mondadori, Milano 2002), Casablanca serba. Racconti da Belgrado, (Feltrinelli, Milano 2003).

10.06.2016

Cosa succede in Croazia / Zagabria: la cultura fa opposizione

A pochi passi dal centro di Zagabria, nel bosco di Tuškanac, che ricorda la foresta berlinese in cui si perdeva Walter Benjamin bambino, affiora la casa museo di Bela e Miroslav Krleža (1893-1981). In questa zona residenziale di ville, sommersa dal verde, i rumor della politica non arrivano. Il maggiore scrittore croato del Novecento appare ancora controverso in una tradizione che non riesce a placare il vampiro della storia e sente il bisogno inesorabile di continuare a dividere per poter peggio governare.  Sono appena uscite le Marginalia di uomini e di città (a cura di Vlaho Bogišić che studia la sua opera da decenni), note saggistiche legate al lavoro lessicografico e al materiale raccolto per le enciclopedie di cui è stato ideatore, oppure testi impressionistici capaci − che si...

30.03.2016

Come parlare della guerra in casa / L'Isis e i bambini

Io ho visto in televisione che c’era la guerra, ho sentito parlare della guerra nel telegiornale, io ho sentito alla tv che facevano la guerra. I piccoli captano segnali, intercettano sguardi, spiano le smorfie sui volti dei grandi per decidere se è il caso di allarmarsi oppure si può stare tranquilli. I recenti attentati terroristici possiedono la particolarità delle cosiddette “nuove guerre” degli anni Novanta del Novecento, tutte indissolubilmente legate alla loro rappresentazione mediatica ed estetica. Il contatto con il Male avviene sullo schermo, “focolare virtuale” che mette in comunicazione nostre e altrui identità. In ogni momento e a ogni latitudine è possibile l’“irruzione dell’imprevisto catastrofico”: dopo l’11 settembre 2001 la guerra invisibile è diventata un filo che...

11.11.2015

Inside out o dell’elogio delle emozioni

«Va bene tutto, ma la tristezza, la prego, la tristezza nooo»: esclama quasi urlando Maria, la donna che ho di fronte, e mentre parla si prende la testa tra le mani. «Mio padre è in fin di vita, mi viene da piangere, ma temo di frammentarmi» – sussurra Elisa al telefono. «In ospedale, a un mio amico hanno dato pochi giorni di vita, l’importante è stare calmi, se ci emozioniamo non lo aiutiamo» – racconta Bruno.  «Non sento, non riesco a capire se sono innamorato» – si chiede Carlo. «Dopo anni è la prima volta che ho avuto un orgasmo, però mi è sembrato troppo violento e ho chiamato il medico» – dice Enrico. «È meglio non sentire, le emozioni sono...

22.09.2015

Emergenza continua di fronte al silenzio generale / Migrare

Arrivano: per mare e per terra, in treno e in bici, a piedi… Sono tanti, troppi, aumentano con progressione geometrica, travolgono i confini esistenti come quelli creati ad hoc. Occupano spiagge e giardini, costruiscono “corridoi” per uomini, attenti a evitare quelli delle mine, le vie delle armi e quelle della droga che si intrecciano con quelle del petrolio. Rischiano la nuda vita per poter continuare a vivere. Nell’estate del 2015 la vecchia Europa, vecchia alla lettera con un tasso di natalità che fatica a toccare il 2%, è stata pacificamente invasa da uomini e donne, in gran parte giovani e giovanissimi con tanti bambini. In fuga dalla guerra e dalla violenza, dalla miseria e dalla repressione. Hanno attraversato il Mare nostrum, nutrito con i loro cadaveri, hanno accumulato...

07.07.2015

Luca Rastello

A che punto sei, avevo chiesto pensando all’ambiziosa scrittura che aveva in corso. Se fossi eterno sarei a posto, ma dato che sono caduco… Luca ironizzava e scherzava, intanto diceva cose profondissime senza dimenticare, mai, nemmeno per un attimo, Madame Problema che gli fiatava sul collo. Tematizzava l’argomento, lui, soggetto della malattia, la riduceva ogni volta a un oggetto. Che è diventato qualcosa che anche noialtri, i cosiddetti sani, abbiamo potuto condividere e partecipare così all’avventura strozzata ed esaltante dei dieci anni della sua malattia.   Non sopportando quanto gli era capitato, deciso fin da subito a non darla vinta, Luca era riuscito a trasformare la sua malattia in una causa, una causa collettiva che sommava le tante...

03.04.2015

Vergine giurata

Scena uno: montagne neve foreste e corsi d’acqua incontaminati compongono un paesaggio arcaico dove la natura è padrona. Scena due: case grattacieli negozi dove la realtà luccica mentre va in scena la performance dei corpi e nelle case «ci sono tutte le cose». Dalle Montagne maledette del profondo nord albanese all’Italia, dai riti di una tradizione che aggioga animali e donne, a una contemporaneità dove il corpo si fa bello, e il tatuaggio è il suo emblema. A far da ponte tra i due mondi è una figura ibrida, sembra un ragazzo precocemente invecchiato che si presenta come Mark, ma poi si scoprirà che il suo vero nome è Hana – le spalle incurvate dipendono dalla fascia che nasconde i seni, segni della sua...

19.03.2015

Scrittura e follia di Louis Wolfson

«I libri veri, i libri profondi, sono forse e unicamente quelli che ci permettono di avvicinarci alla coscienza pura. (…) Ogni volta che uno di questi libri appare, così nuovo e così straordinariamente se stesso – uno di quei libri che non si leggono veramente, ma che si vivono – sembra allora che la letteratura nel suo insieme venga rimessa in dubbio. Il libro diventa in qualche modo un vendicatore implacabile e solitario che distrugge d’un tratto anni d’abitudini e di comfort letterario».   Il premio Nobel Jean-Marie Gustave Le Clézio presenta così uno di questi libri rari che spesso appartengono a una letteratura meno, quella «dei distrutti, dei vinti», che turba e inquieta, Le Schizo et les...

24.02.2015

Kolinda, dai dai!

Al primo turno, il 28 dicembre, basso numero di votanti. Si era data la colpa alla neve copiosa. Due settimane dopo al ballottaggio, il numero degli elettori è salito. Più di due milioni i partecipanti al voto (intorno al 60%), ma il risultato, a sorpresa, è rimasto lo stesso: è Kolinda Grabar-Kitarović il nuovo presidente croato. I sondaggi, infatti, erano tutti a favore del presidente in carica, Ivo Josipović, socialista, professore di diritto e compositore, stile raffinato e gran savoir-faire. È stato battuto dalla rivale davvero per poco, la differenza è di trentamila voti, poco più del 50,74% a lei, contro il 49,6% a lui. Josipović, pur molto amato, ha pagato il pegno di una crisi economica – disoccupazione oltre il 20%, con un...

18.12.2014

Non ci indurre in compassione

“La compassione è una cosa etica, lo sa”, urla il pastore evangelico in faccia a Rust Cohle che ha appena condotto un interrogatorio con i suoi modi bruschi. “Sì, lo so”, gli risponde, risale in macchina e dice al compagno che gli siede accanto di avere bisogno di non più di dieci minuti per capire se uno è colpevole o innocente. Rust Cohle e Marty Hart sono la coppia enigmatica di True Detective, danno la caccia a un serial killer, ma l’indagine che hanno in corso è quella su se stessi. Marty ha bisogno di un buon alcol per sostenere la sua esistenza matrimoniale, Rust ha un passato di droghe e ricoveri in psichiatria dopo la morte della figlia di due anni che ha determinato la fine del suo matrimonio e di un gran pezzo...

08.08.2014

Scoperte d'estate

“Ma questa è schizofrenia!”, esclamava il mio amico psichiatra mentre buttavo nello zaino La morte della famiglia di David Cooper, Il mito della malattia mentale di Thomas Szasz insieme a Il Risorgimento di Gramsci, il tomo del suo epistolario con Camilla Ravera, i Racconti di Guy de Maupassant … A me pareva, invece, proprio il contrario: un’opera di integrazione nel fuori tempo delle vacanze che cercava di unire quello che la vita aveva diviso.   Era l’epoca in cui si andava in spiaggia con le Forme economiche precapitalistiche (oggi necessita il nome dell’autore: Karl Marx), si discuteva per ore di Produzione di merci a mezzo di merci di Piero Sraffa, leggere romanzi non era politicamente corretto, a meno che ci fosse una ragione...

16.05.2014

Marco Magini. Come fossi solo

Dirk, Romeo, Dražen: un casco blu olandese, un giudice del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, un soldato serbo-croato. Sono tre uomini che non si conoscono, eppure si troveranno uniti per sempre da una stessa storia che ha nome Srebrenica. Dirk non vorrebbe più svegliarsi, riesce a percepirsi quando si taglia ed è lui stesso che sanguina, Dražen si accusa per non impazzire, il giudice González lascia la toga per poter continuare a convivere con la sua coscienza. Tre uomini, tre punti di vista in soggettiva portano il lettore nella testa di Dražen che uccide, di Dirk che osserva impotente e di Ramon che, dopo, dovrà giudicare – il massacro lo raccontano loro due, il soldato arruolato nelle file dell'esercito della Repubblica serba...

08.05.2014

Svetlana Velmar Janković

È morta il nove aprile Svetlana Velmar Janković, la più popolare scrittrice serba, gran dama delle lettere, capace di rappresentare il fascino discreto della borghesia e gli ideali di un socialismo dal volto umano, di tenere insieme sulla pagina quello che nella storia marcia diviso. I suoi numerosissimi lettori ora la ricordano a passeggio per le vie di Belgrado, la città protagonista dei titoli più significativi della sua opera. Membro dell'Accademia delle scienze, studiosa di letteratura francese, ha vinto tutti i premi letterari con i suoi romanzi – tradotti anche all'estero, soprattutto in Francia dove era molto conosciuta. La sua biografia incrocia personaggi pubblici e privati di una costruzione storica come quella serba che nel Novecento...

19.04.2014

Oggetti d’infanzia | Choco banana

Parevo un’ossessa. Partivo dalla piazza centrale della mia città natale in tutte le direzioni. A piedi o in tram puntavo piccoli market in periferia, grandi magazzini inaugurati da poco, setacciavo pasticcerie simil viennesi, interrogavo le commesse stupite che si potessero fare domande del genere, assillavo parenti e conoscenti. Non mi rassegnavo alla mancanza di quel cioccolatino a forma di banana con dentro il gusto di banana, croccante sopra morbido dentro. Da quando ero diventata straniera in patria, quello era diventato il ricordo d’infanzia, e quando tornavo ne facevo incetta e indigestione. Il mio prodotto, la mia madeleine, il mio ricordo d’infanzia per antonomasia non c’era più. Scomparso senza lasciar tracce, dal giorno alla notte, tirato giù dallo scaffale da un ordine...

28.03.2014

La sigaretta di Hannah Arendt

Ma come si fa a fumare così, si chiedono i più giovani, strabiliati, all’uscita dal film. Salutisti e yoghisti, omeopatici e naturisti, più avvezzi alle canne e all’alcol che alla nicotina, il numero dei pacchetti di sigarette pare quello che li preoccupa di più. Nel film Hannah Arendt di Margarethe von Trotta, che in Italia non ha trovato un distributore, e che è uscito nelle sale solo in occasione del Giorno della Memoria, in effetti la sigaretta la fa da mattatore.   Hannah fuma sempre e dappertutto. In pubblico e in privato, da sola e in compagnia. Mentre fa lezione e mentre passeggia. Durante le discussioni con gli amici nel suo salotto newyorchese le sigarette si accendono e si spengono in continuazione, passano di mano in mano,...

19.02.2014

La Bosnia sul lastrico alza la testa

A Tuzla e Sarajevo, a Mostar e Bihać, a Banja Luka e Zenica il sommovimento continua, sugli edifici e sui cartelli stradali sono rimasti gli slogan delle manifestazioni dei giorni scorsi: Ladri, Dimissioni, Se continuate così ci sarà la rivoluzione, Vecchi ascoltate i giovani, A chi giovano le banche, i popoli, le chiese e i partiti, I vecchi ascoltino i giovani si sveglino, Ho il diritto di camminare per strada senza avere paura della violenza,   Non voglio andare via da qui, non voglio chiedere asilo all’estero, voglio che la mia gente viva meglio, I dimostranti non sono hooligan. I cittadini della Bosnia-Erzegovina senza nome, né nazionalità, né partito, mandano i politici tutti a farsi fottere in tre lingue, e ridiventano un popolo che...

06.01.2014

Laura Campanello. Sono vivo, ed è solo l’inizio

Ma se ieri era ancora al desk, ma se la settimana scorsa l’ho visto proprio qui al ristorante, se ancora pochi giorni fa mi diceva che… Il passaggio dalla presenza all’assenza è un moto repentino, un avvenimento che coglie di sorpresa: nel mondo dove tutto si declina al plurale, la morte è un fatto tremendamente singolare. Invisibile fuori, nelle città che proibiscono i cortei funebri, invisibile dentro, nelle case dove accade sempre più raramente, spostata nei ricoveri per anziani, negli ospedali, negli hospice. Sempre meno avvezzi a veder morire un essere umano, la sua sparizione pare una svaporazione – che la pratica della cremazione accentua. Un altro è stato “eliminato”, il vuoto che ha lasciato deve essere al...

23.12.2013

La paura

Noi italiani oggi non contiamo più nulla, esclama la signora in coda mentre entrano due occhi che definisce a mandorla. Mi fanno paura, sussurra. Lo sa che gli zingari hanno segnato le porte che vogliono svaligiare, mi dice la vicina di pianerottolo: non dormo più dalla paura. Le rapine alle prostitute che lavorano in casa hanno subito un incremento, mi confida il taxista che fa il turno di notte, ma non denunciano. Hanno troppa paura.   E camminando di notte nel centro di Milano semideserto e buio e vedendomi venire incontro l’incauto avventore, ebbi un sobbalzo nella regione epigastrico-duodenale che a buon diritto chiamai paura, o vigliaccheria emotiva. Sono i momenti in cui amo la polizia, cantava Giorgio Gaber in La paura.   Se mi potessi...

18.12.2013

Hemon. Il libro delle mie vite

Mentre ascolta la figlia che parla con il suo compagno segreto, il fratello immaginario Mingus, che ha degli altri genitori e abita vicino ma in un altro appartamento, lo scrittore vede l’azione che lui stesso compiva da anni: creare personaggi di finzione, inventare storie e inseguire destini, amplificare spazi per afferrare quel tutto che non riusciva a capire. “Il bisogno di raccontare storie è profondamente radicato nella nostra mente, e inscindibilmente intrecciato ai meccanismi che generano e assorbono linguaggio. L’immaginazione narrativa – e quindi la letteratura – è uno strumento evolutivo fondamentale per la sopravvivenza. Elaboriamo il mondo raccontando storie e produciamo conoscenza umana stringendo legami con dei noi immaginati...

27.09.2013

Jung a Copenhagen

Un cavallo e un grande disco dorato che poggia su ruote con eleganti ornamenti a spirale compongono il carro del sole. La scultura dell’età del bronzo, scoperta nel 1902 nella regione di Trundholm, nella Danimarca occidentale e conservata al museo Nazionale di Copenhagen, è chiamata così perché le popolazioni nordiche credevano che il sole viaggiasse nel cielo, da est a ovest durante il giorno, quando presentava il suo lato luminoso alla terra, in senso contrario di notte.   Simbolo di luce e ombra, il carro del sole è parso il logo adatto per il XIX congresso della Iaap (International Association for Analytical Psychology), l’internazionale degli psicoanalisti di orientamento junghiano, tenutosi nella capitale danese dal 18 al 23...

05.09.2013

Bambini iperattivi

Saltano e corrono, schizzano da un punto all’altro, mordono e fuggono gli oggetti che hanno intorno, si sottraggono a un discorso. Insoddisfatti e annoiati, costretti a girare non riescono mai a stare: i bambini iperattivi sono le lancette impazzite del tempo dell’epoca. Con il loro moto perpetuo rispondono inconsapevoli all’imperativo sociale: chi si ferma è perduto. Loro, infatti, non riescono a fermarsi mai. Come ogni sintomo psichico, il disagio dei più piccoli, che oggi si manifesta anche nella prima infanzia, è la rappresentazione esasperata di qualcosa che condensa le cause e gli effetti del disagio di civiltà.   Il bambino che non riesce a stare attento a chi gli sta accanto, che sfida i genitori e l’autorità...

27.08.2013

Atelier d’estate / 4

Downtown Abbey in cambio di The Killing, The Bridge in cambio di The Newsroom: le serie televisive si scambiano come figurine, accendono discussioni, permettono identificazioni, diventano un sottotesto comune del globale. Esercito l’inglese, mi preparo al viaggio in Danimarca, intanto guardo Borgen (in danese con sottotitoli). La mia amica attiva in politica non ne vuole sapere, teme che per lei sia troppo realistico, la mia amica giornalista ne ha già discusso in redazione, in coppia si rischia il litigio, perché la serie parla dell’arte del possibile, la politica, e di quella impossibile, il rapporto tra i sessi.   Quello che in questo caso fa la differenza è che il politico protagonista non è il tradizionale lui, ma un’...

19.08.2013

Atelier d’estate / 3

“Nella situazione in cui mi trovo non so se sia sensato che io vada al funerale” si dice Slavko in preda al panico, mentre litiga con la moglie che crede invece sia un suo dovere morale. È morto Đulaga, un vecchio amico, la cerimonia si tiene nella parte orientale della città. Slavko è croato, Đulaga è bosniaco musulmano, Slavko teme le voci che insinuavano che stesse più dalla “loro” parte che dalla “nostra”, si sente minacciato, ha un incidente, pensa al suicidio, sembra morire e risorgere più volte. “Non so chi sono né dove sono”: il potente è un persecutore invisibile, la burocrazia mette in attesa la quotidianità dell’individuo, la guerra, come fosse un fenomeno...

09.08.2013

Atelier d’estate / 2

Ogni anno lo stesso dilemma: leggere o rileggere, colmare lacune, ritornare ai classici della gioventù o aspettare il libro per caso. Mentre spizzico, un amico, corrispondente per l’area balcanica del Frankfurter Allgemeine Zeitung, arriva con la sua scoperta. Mi passa un libro di sole foto, in bianco e nero, unico testo un’introduzione di Ismail Kadare – Loic Chauvin et Christian Raby, Marubi. A dynasty of Albanian photographers (Écrits de Lumière, Parigi 2011).     Sono ritratti di principi e barbieri, consoli e ufficiali con la sciabola, scrittori e poeti, donne velate musulmane e cattoliche, donne a capo scoperto musulmane e cattoliche, di uomini con l’abito tradizionale, di popi ortodossi, preti e mendicanti. In posa,...

02.08.2013

Atelier d’estate / 1

L’Istria è un luogo di respiro, un luogo di riposo, un confine. Per Bora Ćosić, Mirko Kovač e altri scrittori belgradesi, durante gli anni di guerra di fine Novecento, è stato il luogo dell’esilio interno. Per molti intellettuali del melting pot jugoslavo anche uno spazio simbolico. Che gli smottamenti della storia e della politica non sono riusciti a distruggere. La sua multietnicità ricorda la Jugoslavia, la sua decadenza si nutre di un senso di nostalgia che condensa il mito mitteleuropeo jugoslavo e comunista.   L’identità spaziale dice quanto l’ambiente possa essere vissuto come un nemico e una minaccia, sentirsi in-place è l’obiettivo di ogni processo di integrazione, l’Istria riesce a trasmetterlo a...