AUTORI
Nunzio La Fauci
25.03.2018

Aggettivo e sostantivo / Intellettuale

L’aggettivo intellettuale circola nella lingua del sì da non poco. Se ne serviva già Dante, che, com’è noto, fece sortire dal loro stato di latenza moltissime parole indispensabili allo sviluppo di un’espressione italiana culturalmente rilevante. Con intellettuale, all’epoca si qualificava ciò che «appartiene all’intelletto», che è «proprio dell’intelletto», contrapponendolo alle qualificazioni di quanto è relativo a caratteri morali e sentimentali. Lo ricorda l’Enciclopedia dantesca, che procura le attestazioni opportune traendole dal Convivio. Ancora alla fine del terzo decennio dell’Ottocento, intellettuale si trova registrato (e solo come aggettivo) con tale valore nel cosiddetto Vocabolario del Tramater, che d’altra parte, in aggiunta, chiosa: «dicesi anche per opposto a Materiale»....

10.02.2018

Il genere è questione dibattuta / Maschile e femminile

Oggi il genere è questione dibattuta. Basta sfiorarla e si rischia di urtare sensibilità. Qui si spera di non farlo, tenendosi a un’osservazione di futile linguistica della lingua. Non di quell’importante linguistica, al giorno d’oggi così fiorente, che si occupa di serie questioni morali e sociali e cui la lingua fa da pretesto. È appena il caso si dica infatti che sotto il nome di genere va anche una banale categoria grammaticale. Come tale, il genere è uno dei valori coi quali le lingue giocano a istituire differenze, che è il loro modo d’essere e di funzionare.    Se ci si pensa un attimo, la cosa non è irragionevole. Monotonia, uniformità, assenza di variazione sono il contrario di ciò che fa efficace l’espressione e la conseguente comunicazione. Un segnale sempre eguale a...

20.01.2018

Una a davanti a me / Io io io

“Di questa storia a me colpiscono tre aspetti”: a casaccio, tra migliaia, orali e scritte, la citazione viene dal post di una persona di cultura. “Embè?” dirà chi legge. “C’è qualcosa di strano?”. No. A me colpiscono... è ormai italiano perfetto. Se ne serve chi parla e scrive in punta di forchetta.    Ci si pensi, però: la reazione sarebbe stata eguale se si fosse trattato di Di questa storia a lui colpiscono tre aspetti? Anche con valore psicologico, colpire entra infatti in una costruzione transitiva. Accostare alla sua reggenza la preposizione a dovrebbe essere sentito come errore o (che è lo stesso, esprimendosi in italiano) come crudo meridionalismo. Non succede così, invece. Senza differenze geografiche, in un contesto del genere gli attuali sì-dicenti trovano a adeguata...

26.12.2017

Meglio buttarla sul sentimentale / “Di cuore”

Ci si faccia caso: da un po’, le manifestazioni orali e scritte della gratitudine, pubblica e privata, contengono regolarmente di cuore: “Grazie di cuore per...”, “Ringrazio tutti di cuore di...”, “Un ringraziamento di cuore a chi...”.  Sulle prime, il fenomeno si è mosso lentamente. È stato quindi poco percepibile: di cuore pareva una formula come molte altre, in quel contesto. Del resto, tale è sempre stata: non è una novità. Nuovo è che stia conformisticamente dilagando. È diventato impossibile non notarla: del resto, chi la proferisce vuole proprio che la si noti. E non c’è variante che non stia al momento soccombendo alla sua inarrestabile avanzata.    A non aggiungere oggi di cuore a un’espressione d’animo grato, in certi ambienti, è come se non si ringraziasse: “...

03.12.2017

Parole quasi uscite dall'uso / “Stucchevole” e “melenso”

Tra le parole che oggi non ricorrono tanto quanto dovrebbero o che non ricorrono abbastanza dove forse dovrebbero, ci sono gli aggettivi “stucchevole” e “melenso”. Il secondo specificamente in quel suo valore, venuto alla luce, a quanto pare, ora è poco più di un secolo, che lo avvicina, senza renderlo identico, a “lezioso”, “sdolcinato”, “caramelloso”, “svenevole”. Così inteso, chi scrive lo ha sentito fin da bambino sulle labbra del proprio genitore. Senza avere dottrina, tanto meno dottrina letteraria, egli aveva forse respirato in gioventù un’etica diffusamente pirandelliana. In essa, c’è da ritenere, la rilevazione critica e a tratti irridente, la stigmatizzazione di ciò che era melenso erano praticate più di quanto non lo siano adesso.   Ecco appunto: oggi non lo sono. Invece,...

05.11.2017

Parodia linguistica e lingua letteraria / Andrea Camilleri, in pirsona

Sul finire dell’anno scorso, la Lettura del Corriere della Sera ha dedicato due ampie pagine ai triboli dei traduttori alle prese con espressioni letterarie stravaganti. Tra gli altri, ha tirato in ballo il caso di Andrea Camilleri. La sua prosa ha certo dato filo da torcere ai traduttori. In un riquadro, al centro delle due pagine, una parola ne è stata proposta con enfasi come emblema: pirsona. Scelta azzeccatissima: in pirsona, c’è infatti Camilleri per intero. Non però perché pirsona sia la “pronuncia siciliana per «persona»”. Dice così quel riquadro e propala una bufala. Infatti, all’italiano persona corrisponde il siciliano pirsuna e non pirsona.  Si penserà che è un dettaglio da nulla. E invece no. La differenza pertinente tra italiano (e toscano) persona e siciliano pirsuna...

01.10.2017

Parole in gioco di Stefano Bartezzaghi / Sul gioco, sul serio

Peppino, il braccio, scombicchera fogli, allo scrittoio; in piedi, Totò, la mente, gli detta il testo di una lettera sconclusionata fin nella punteggiatura: è il gag di Totò, Peppino e la… malafemmina (film  del 1956, diretto da Camillo Mastrocinque) di cui si conserva la massima memoria. Lo sfondone sintattico, la catastrofica scivolata lessicale, la torta in faccia alla norma grammaticale e ortografica: ingredienti d’una comicità efficace ma molto facile. Nel film c’è altro, quanto alla lingua, che fa ridere ma fa anche pensare ed è dovuto forse all’arte degli sceneggiatori, forse all’estro estemporaneo dei due attori napoletani.   Dalla campagna campana, Antonio e Peppino giungono in una Milano estiva, calda e soleggiata. Prima di mettersi in viaggio, hanno raccolto...

22.08.2017

“Though this be madness, yet there is method in’t” / Saussure, principe di Danimarca

Tra linguisti e semiologi, prima ancora di far fatica a trovare ascolto, il punto di vista di Ferdinand de Saussure fa da sempre fatica a trovare chi se ne faccia carico sperimentalmente. Il panorama degli studi ha vantato e continua a vantare un numero variabile ma sempre consistente di saussurologi. Studiosi che parlano di Saussure quando capita loro di fare storia della linguistica o della semiologia, con annessa teoresi, e di fare teoresi linguistica o semiologica, con le annesse cronache disciplinari. Lo stesso panorama lamenta però non da oggi una penuria di studiosi operativamente ispirati dalla lezione saussuriana. Manca in altre parole di studiosi che, nel concreto lavoro di ricerca e giorno dopo giorno, pongano in opera quanto il linguista ginevrino dettò come metodo consapevole...

23.07.2017

Con il pretesto di un anniversario / Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Finché c’è morte, c’è speranza”

Il 23 luglio 1957 morì in una clinica romana, dove era arrivato da Palermo per ultime e pietose cure, l’autore di un’opera senza la quale la letteratura e, in generale, la cultura italiana del Novecento non sarebbero quelle che oggi sono e universalmente ci si rappresenta. Della morte di costui, fuori della cerchia di familiari e amici, nessuno seppe nulla. D’altra parte, in quella cerchia si ignorava largamente si trattasse di uno scrittore. E anche tra i pochi che lo sapevano scrittore, s’era lontanissimi dall’attribuire qualsivoglia rilievo a tale sua attività. La cosa era infatti vista per quello che era: una sua privata bizzarria.  Insomma, quel giorno di sessanta anni fa, in una clinica romana morì un tale della cui morte non c’era ragione scrivessero i giornali, non c’era...

21.07.2017

Voce non bella né di suono né di senso / Il grammatico si è detto "linguista"

“Cerusico”: chi l’ha più sentito dire? E “speziale”? “Passa a prendermi un’aspirina dallo speziale, per favore”: suvvia! Ecco due nomi di mestieri usciti dall’uso. Non ne sono però usciti perché i mestieri che designano sono scomparsi. Questo è il caso, si ponga, di “carbonaio” o di “lavandaia”. In futuro sarà forse il caso di “bancario”. Persino di “giornalista”...   “Speziale” e “cerusico” designano invece mestieri che esistono ancora e prosperano, solo che nessuno li chiama più così. E c’è il sospetto che, per esempio, sopra “cerusico” si sia ormai stesa l’ombra di un tabù. Dare del “cerusico” al chirurgo che si prepara a praticarvi una prostatectomia potrebbe infatti guastarvi con lui, quasi si trattasse di un insulto.   Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632....

25.06.2017

Utile e inutile / “Scuola” è oggi una parola della Neolingua?

Una premessa. Tra le cose che si fanno, ci sono le utili e le inutili. Ci sono poi quelle per le quali, semplicemente, l’alternativa non è pertinente e non ha senso chiedersi se, facendole, si fa qualcosa di utile o di inutile.   Riconoscere come ci sia qualcosa che trascende e delimita l’area di applicazione dell’opposizione tra utile e inutile rende più ricca e articolata la prospettiva di osservazione, di descrizione, di spiegazione dell’esperienza umana nel mondo e del mondo. E la impoverisce al contrario l’idea che tutto vada finalmente ridotto al modulo che mette in contrasto l’utile e l’inutile: la rende inoltre intrinsecamente totalitaria; la mette nelle mani di un pensiero unico.   Ciò che non è né utile né inutile non è infatti quel banalmente inutile di cui una...

14.05.2017

“Arrival” / Lo scrittore è un calamaro

In Arrival, il bel film che Eric Heisserer, come sceneggiatore, e Denis Villeneuve, come regista, hanno di recente tratto, con qualche necessaria libertà, dal racconto Stories of your life di Ted Chiang (ne ha già scritto su “Doppiozero” Sergio Di Lino: Cerchi e palindromi), gli alieni paiono enormi calamari. A differenza di quelli del pianeta Terra, i cefalopodi alieni hanno sette tentacoli ed eptapodo è conseguentemente il nome che film e racconto assegnano alla lingua che fa da nocciolo tematico della narrazione. Sono peraltro sette anche le dita, per dire così, con cui (nel film ma non nel racconto) si aprono le estremità dei loro tentacoli in momenti cruciali dei processi comunicativi con gli esseri umani.     Sulle prime, la protagonista, che fa di nome Louise Banks,...

23.04.2017

Italiani per difetto / Non c’è italiano che non sia un provinciale

La maggioranza degli Italiani, anzi, a essere precisi, la totalità degli Italiani è fatta di minoranze. Proprio l’essere fatto di minoranze caratterizza l’intero che ne risulta e che qui sarà detto Italia: l’Italia (Italiani inclusi) come l’hanno fatta geografia e storia, con un lavorio appunto millenario. Si tratta di una compagine che va oltre la mera contingenza politica di quello stato unitario che, da meno di due secoli, prese la forma prima di un regno poi di una repubblica. Il valore più ampio ingloba naturalmente il meno ampio e non ne viene contraddetto. Ebbene, con tale valore, l’Italia è un intero interamente fatto di minoranze.   L’italiana non è del resto una nazione, come altre europee, ma un’ultra‑nazione. Il tratto è di lunga durata e fa ancora dell’Italia un’...

16.04.2017

Sopra una vicenda dei giorni nostri / Il parere di Dante

“A perpetuale infamia e depressione de li malvagi uomini d’Italia, che commendano [cioè apprezzano e lodano] lo volgare altrui e lo loro proprio dispregiano, dico che la loro mossa viene da cinque abominevoli cagioni”: comincia così l’undicesimo capitolo del primo trattato del “Convivio” di Dante, opera incompiuta che, nei secoli, ha inoltre avuto una fortuna molto ineguale. A Dante si possono attribuire tante qualità. Difficilmente si può però dire fosse un uomo accomodante o di buon carattere. O ancora che – così si dice al giorno d’oggi – le mandasse a dire. In proposito, quel capitolo è esemplare. Due rapide parole per inquadrarlo grossolanamente dalla prospettiva qui pertinente. E resa pertinente da recenti vicende di cronaca nazionale che hanno visto l’italiano fare da involontario...

02.04.2017

John is a Republican but he's honest / Ma

Erano gli inizi dei Settanta del Novecento: la “Contestazione” (così si diceva allora in italiano, con un’antonomasia esemplare) viveva ancora i suoi fasti. Robin Lakoff stava in una pattuglia di giovani scavezzacollo americani usciti da dottorati ispirati al credo chomskiano. Irrequieta, s’era già gettata in altre avventure intellettuali, tra le tante aperte dalla linguistica. Dalla sintassi, s’era perciò trasferita alla semantica e oltre.  Girovagando, le capitò di interrogarsi sulla congiunzione avversativa “but”, ‘ma’, e tirò fuori come esemplare il caso di “John is a Republican but he's honest”. L’esempio divenne celebre, tra i linguisti, come l’articolo che lo conteneva. Si capisce meglio perché, se si ricorda che erano gli anni del primo mandato del repubblicano Richard Nixon...

27.03.2017

Shakespeare non sapeva il greco e Omero non sapeva l’inglese / Sapere di greco e di latino

“Il signor Vladimir, aggiustandosi la cravatta, osservò Verloc nello specchio sopra il camino. – Ho l’impressione lei conosca abbastanza bene il gergo socialrivoluzionario, – disse in tono sprezzante. - «Vox et»… Ma, il latino, l’ha mai studiato? – No, – ringhiò Verloc. – Pretendeva lo sapessi? Io appartengo alla massa. E chi sa il latino? Solo poche centinaia di imbecilli, incapaci di provvedere a se stessi”. È The Secret Agent di Joseph Conrad ed ecco balenarvi d’un tratto (e con forte connotazione sociale: erano appunto gli inizi del Novecento) il tema della lingua di Cicerone, in una coppia di ruvide battute. La chiusa suona tutt’altro che consolatoria per la maggioranza di coloro che, in questi mesi, si sono impegnati nel dibattito sul valore delle lingue classiche.  Come si sa...

24.02.2017

Fenomeni italiani / Silvio e Matteo, Umberto e Mike

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sono stati i due presidenti del Consiglio dei ministri più rilevanti della vicenda politica italiana dell’ultimo quarto di secolo, a prescindere da qualsiasi giudizio di merito sulle loro figure e sul loro operato. Del resto, la loro salienza si è probabilmente determinata per critiche, biasimi e contestazioni più che per appoggi, lodi e celebrazioni e a renderli notevoli ha forse potuto l’odio più dell’amore. Dei due si è anche detto che siano stati sostanzialmente simili. Uno sguardo attento ma spassionato mostra erronea tale affermazione. Consente tuttavia di cogliere al tempo stesso la loro comparabilità, nella salienza percettiva. Fuori del politicamente opinabile, un confronto tra Berlusconi e Renzi è infatti possibile per opposizioni di valori...

17.02.2017

Sindaca, chirurga e pure ministra / Il genere effettivo e quello percepito

“Sindaca”? Certo! “Chirurga”? E perché no? “Ministra”? Ci mancherebbe. Anche “ingegnera” e tutto ciò che, oggi, “ditta il core” e impongono le sensibilità che, a dirle nuove, fa ormai ridere. Perché di sensibilità si tratta e di fatti di una categoria linguistica che si vorrebbe qui chiamare genere percepito, per provare a distinguerlo dal genere effettivo. Senza pretesa di scienza, naturalmente. Solo perché chi vuole provi a chiarirsi un po’ le idee, nel proprio foro interiore. Molti fenomeni della società si presentano del resto sotto tale duplice aspetto. E il percepito, che è un fatto, con una sua natura peculiare, oscura sovente l’effettivo. Per cogliere il secondo, che è anch’esso un fatto, serve dunque un punto di vista più freddo, più lontano.   Esemplare è il caso di “uomo...

09.02.2017

L’università è la neoscuola primaria / La Carica dei Seicento

Quel 25 ottobre del 1854, i seicento cavalieri della Brigata leggera inglese s’avanzarono lentamente verso la valle che li avrebbe visti poco dopo lanciarsi in una carica suicida contro le batterie di cannoni russi. Scorgendoli in movimento, i comandanti russi supposero, sul principio, che gli inglesi fossero ubriachi. L’azione pareva e fu in realtà insensata: intorno, sulle alture, altri cannoni russi e truppe pronte a intervenire. Ma gli inglesi non erano ubriachi e la stupida carica prese origine, poi si seppe, da ruggini e malintesi nella loro catena di comando. Fu, durante la Guerra di Crimea, un momento memorabile della battaglia di Balaclava. La Carica dei seicento fu scriteriata ma divenne la più celebre di tutti i tempi: così va il mondo.   Non passerà certo alla storia la...

22.01.2017

Antonomasie / E se, per qualcuno, la Pulce fosse un carneade?

“– Carneade! Chi era costui? – ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. – Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?”. Ecco Alessandro Manzoni dare una pennellata alla figura di don Abbondio, prete di campagna di incerta cultura, descrivendone il tratto umano forse meno antipatico. Altri, come la codardia, sono “troppo umani” e quindi riprovevoli, a coglierli fuori di se stessi. Non così, quando li si pratica in proprio. Qui non si dice però né di psiche né di morale. Di lingua, piuttosto. Con la lingua, Manzoni aveva del resto...

09.01.2017

Il migliore italiano linguista / ll vichiano Tullio De Mauro

Con Tullio De Mauro è scomparso un grande intellettuale e l’ultimo rappresentante con autentico rilievo pubblico di una fondamentale tradizione culturale italiana. Tale tradizione è stata protagonista nella vicenda nazionale degli ultimi secoli e, nel Novecento, ha nutrito un ceto politico o prossimo alla politica, di formazione laica, sparso dall’area liberale alla comunista. In quest’ultima area, in particolare, trovò formulazione l’idea che, orientato il cammino verso il meglio (così voleva la fede nel progresso della modernità), il traguardo potesse raggiungersi seguendo una “via italiana”. Da tale idea, il giovane De Mauro fu certamente marcato. A essa egli è rimasto fedele per tutta la vita.   D’altra parte, il nocciolo generatore del pensiero e dell’opera di De Mauro è stata...

05.01.2017

Morto il caput spunta la testa / Che testa!

Pochi lo sanno e nessuno ci pensa: in origine, “testa” era una metafora. Ed è ancora oggi una metafora, ma spenta, come dicono gli specialisti con altra metafora. Cos’è allora una metafora spenta? È come un vulcano spento, l’orifizio di una vena di lava non più incandescente e ormai solidificata.  Fuor di metafora, una metafora spenta è una metafora che non pare più tale a chi se ne serve. Chi la usa, lo fa come fosse parola qualsiasi, dal piano significato denotativo. E “testa” è proprio così: è metafora spenta esemplare. Chi oggi in italiano proferisce “testa” a cosa si riferisce banalmente se non a ciò che, nel caso di un essere umano, gli sta sul collo?   Per dir lo stesso, chi parlava latino diceva “caput”, che nel naufragio del latino non si è completamente perso. Lo...

24.12.2016

Torre del Carburo: bestemmia di pietra / Babele alla rovescia

“La torre del Carburo, che sorge in mezzo alla Buna [...], siamo noi che l'abbiamo costruita. I suoi mattoni sono stati chiamati Ziegel, briques, tegula, cegli, kamenny, bricks, tégak, e l'odio li ha cementati; l'odio e la discordia, come la Torre di Babele, e noi così la chiamiamo: Babelturm, Bobelturm; e odiamo in essa il sogno demente di grandezza dei nostri padroni, il loro disprezzo di Dio e degli uomini, di noi uomini. E oggi ancora, così come nella favola antica, noi tutti sentiamo, e i tedeschi stessi sentono, che una maledizione, non trascendente e divina, ma immanente e storica, pende sulla insolente compagine, fondata sulla confusione dei linguaggi ed eretta a sfida nel cielo come una bestemmia di pietra”. È un passaggio di Se questo è un uomo, il libro più celebre di Primo...

10.12.2016

Lo dicono i fatti! / Della spudorata post‑verità della verità

C’è una credenza propalata di continuo in modo malandrino e quasi universalmente accolta senza il minimo vaglio critico. Anche da coloro che hanno moraleggiato di recente sulla questione della post‑verità e sull’apertura di una nuova fase della società globale segnata dall’avvento di tale (presunta) novità. È la diffusissima credenza non tanto che la verità esista (cosa della quale, come esseri umani, è sempre lecito dubitare), quanto che tale verità stia lì, unica, indiscutibile e sempre fresca. Quindi pronta a essere colta e diffusa, perché facile e a portata di mano.   La balla per eccellenza è proprio questa. Con logico candore, lo rivela il nome stesso, “post‑truth”, appunto, post‑verità, che è stato dato al fenomeno da chi solo adesso ha avuto occhi per osservarlo.   Basta...