AUTORI
Claudio Piersanti
03.11.2019

Lettere dal confino / Contro le virgolette (ma anche contro gli a capo)

Detesto le virgolette. Le accetto, ma dovrei dire le tollero, soltanto come segno grafico di un dialogo. A volte, per non dire sempre, lo scrittore deve uniformarsi allo stile dell'editore. Sin dall'inizio segnalavo i dialoghi con un sobrio trattino ma nel tempo le virgolette hanno vinto anzi stravinto. Le virgolette sono il simbolo della volgarità contemporanea. Neanche gli accapo andrebbero lasciati all'editore. Kafka non andava a capo. Perché un libro è soltanto scrittura. Uno spartito non va mai a capo, si volta pagina. La vita dello scrittore è grama e piena di sconfitte. Si combattono singole inutili battaglie, piccole enclave dentro una battaglia già persa. No, le virgolette non andrebbero mai usate. Non andrebbero scritte né accennate con la punta delle dita, non andrebbero...

16.10.2019

Cinquant'anni di Piazza Fontana / Enrico Deaglio, l'eco della bomba

Chi si aspetta una lettura storica come le altre si sbaglia. La bomba. Cinquant’anni di piazza Fontana, edito da Feltrinelli, non è soltanto un libro di storia, perché quella storia non ha ancora avuto una fine. La bomba di piazza Fontana, che causa la morte di diciassette persone e novanta feriti, con tutte le bombe che seguiranno e con quelle che l’avevano preceduta, mette in discussione la storia stessa del nostro Paese, la sua stessa fragilissima natura democratica. Il contesto politico è conflittuale: l’autunno caldo, come fu chiamato, aveva portato in piazza enormi folle operaie esasperate. Nascono i primi gruppi di estrema sinistra, che raccolgono vasti consensi, nelle scuole ma anche in alcune fabbriche, soprattutto nel nord. La bomba dialoga con quel clima. In Grecia, due anni...

20.06.2019

A 50 anni dal capolavoro di Peckinpah / “Il mucchio selvaggio”: cominciare e finire insieme

Cinquant’anni sono molti, o forse si dovrebbe dire abbastanza, per valutare un film o un libro. Non basta sopravvivere, si deve stabilire se il farmaco che conteneva è ancora efficace. Con la velocità contemporanea il mezzo secolo si è ridotto a una manciata di anni. Comunque deve passare del tempo. Non è soltanto la corda estetica a suonare e a risuonare, conta anche il valore generazionale: un fenomeno di identificazione collettiva talmente forte da trasformarsi in mito. Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch) è uscito nel giugno 1969, e rivederlo è piacevole per entrambi i motivi, estetici e generazionali. È ambientato nel 1913, la ferrovia sta raggiungendo gli estremi confini verso il Messico, iniziano a circolare le automobili, ci sono armi fuori ordinanza per un classico western. L’...

01.03.2019

Marielle Heller, “Copia originale” / Quando un falso diventa vero

Potrai mai perdonarmi? sarebbe stato il suo titolo – Can You Ever Forgive Me? – tradotto quasi alla lettera, e sarebbe stato meglio di Copia originale, scelto dai distributori italiani per questo interessante film di Marielle Heller. Perché è la citazione di una lettera (vera o falsa?) di Dorothy Parker, co-protagonista assente di questa storia, vera, ci dicono i titoli di testa, ma basata molto letterariamente sull'eterna dialettica vero-falso.     La regista, non ancora quarantenne, ha scelto un soggetto in linea con alcune sue precedenti prove non troppo riuscite ma stavolta, grazie a una meditata e raffinata sceneggiatura, mettendo meglio a fuoco i personaggi e scegliendo la via dell'essenziale ha realizzato un film originale e coraggioso. La storia inizia nel 1991, in...

15.02.2019

“Il corriere-The Mule” / Clint, il colpevole

La battuta migliore del nuovo film di Eastwood, Il corriere - The mule, è nel finale, ed è secca e convinta: "Colpevole". Così si dichiara davanti al tribunale che lo sta giudicando. Interrompe anche l'arringa del suo difensore per farla corta, e forse avrebbe dovuto usare la stessa forbice anche nel corso del film, che alla fine risulta contradditorio e un po' squilibrato nella scrittura.  Il giorno in cui cartelli di messicani malavitosi, mafie e ‘ndranghete, e anche agenti speciali, spariranno dalle sceneggiature si scoprirà che il cinema sentiva il bisogno di liberarsi di queste stupide catene narrative. Ma se gli spacciatori internazionali, con tutto il contorno, risultano stereotipati e banali, lo stesso non si può dire di Eastwood, che portando con grande dignità la sua età...

21.01.2019

Palazzo Buonaccorsi, Macerata / Lotto l'oscuro

Vedere o rivedere i quadri di un pittore che si ama è un ottimo motivo per viaggiare. Le Marche sono belle da attraversare longitudinalmente, lungo l'autostrada che scende verso sud. Si capisce perché hanno un nome plurale. Ogni Marca ha le sue colline. E ognuna fa bella mostra di sé e si crede più bella della vicina. Osimo, Loreto, Recanati. Anche se si fronteggiano in pochi chilometri ogni collina parla la sua lingua. Scendendo più a sud le città storiche non sono più sul mare, ma nelle loro piccole valli protette da montagne e alte colline. Macerata, bella e sorniona sul suo luminoso altopiano, ospita una mostra bellissima dedicata a un suo antico pittore, veneziano ma marchigiano d'adozione, Lorenzo Lotto l'oscuro, il fuggitivo, l'incompreso, lo scrutatore d'anime, maestro di...

13.12.2018

Il 14 e il 15 dicembre a Correggio / Leggere Tondelli, oggi

Il 14 e il 15 dicembre si terrà a Correggio, sua città natale, un convegno sull'opera e sulla figura di Pier Vittorio Tondelli. Interverranno docenti universitari e critici letterari che hanno seguito sin dall'inizio il suo lavoro.    Ho scritto diverse volte dell'opera di Tondelli e con il passare degli anni confermo tutte le mie impressioni di lettura. Tondelli è stato un grande scrittore, forse il migliore della nostra generazione, certamente il più curioso e anche il più battagliero. Eravamo veramente quattro gatti, e non voglio ripercorrere qui le nostre vicissitudini. Da Del Giudice a Tondelli ognuno ha portato avanti liberamente il suo lavoro. Nessuno si è trasformato in maestro, nessuno ha chiesto agli altri di associarsi a una tendenza particolare e ognuno andrà...

23.11.2018

Un romanzo di Enrico Deaglio / L'anarchico Tresca e i segreti italiani

Quando si parla di qualcuno in attività da parecchi decenni diventa difficile presentarlo. Avendolo anche frequentato in diversi periodi di questi decenni diventa ancora più difficile. Enrico Deaglio è stato ed è un grande giornalista, ma l'etichetta non basta a spiegarlo. Infatti facendo il giornalista (e prima di diventare altro) non si è accontentato di descrivere la realtà, ci si è azzuffato, e ha diretto per molti anni un quotidiano come Lotta Continua. Lo ricordo mentre si aggirava con incredibile calma nel caos che ogni giorno si trasformava in giornale. Dirigeva con calma e ironia. Quando scoppiava una rissa sotto casa, a Trastevere, mentre io mi infuriavo e chiamavo i vigili lui, dal piano di sopra, guardava dall'alto la scena, come uno spettacolo alla fin fine per niente grave...

04.11.2018

4 novembre 1918 - 4 novembre 2018 / Aforismi per una sceneggiatura di guerra

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi - oggi il primo - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo...

31.10.2018

Sull'intervento di Giorgio Fontana / Il romanzo è morto?

Di solito si interviene in una discussione per esprimere un netto dissenso, ma non è questo il mio caso. Le riflessioni di Fontana sono l'espressione di un lungo lavoro e di molte letture. Se ci sono delle differenze nei nostri ragionamenti si tratta di sfumature, di particolari, qualche volta di accenti. A me non interessa se uno scrittore è giovane o vecchio. L'età non vale come scusante, non vale neppure come spiegazione. Leopardi ha scritto L'infinito a vent'anni. Devo anche dire che senza la sollecitazione di Doppiozero non scriverei questo intervento. Non perché sottovaluti i contenuti espressi da Fontana, che come dicevo trovo intelligenti e per nulla giovanili, ma perché ho già vissuto diverse stagioni di questi dibattiti, alla fine di una tale inutilità che sarebbe noioso...

24.10.2018

Ogni poeta scrive il suo poema / Fabio Pusterla. Cenere, o terra

In Il capofabbrica, il primo libro di Romano Bilenchi, si racconta la storia di Giovanni, un piccolo industriale di provincia. Finalmente ha costruito la sua fabbrica, è tutto perfetto. Ma una sera, "fermatosi nel piazzale, al colmo del suo entusiasmo per il lavoro compiuto, si sentì a un tratto desolato. La sua felicità svaniva." Non c'è un vero perché. Solo segni inquietanti dalla natura che aveva appena violato costruendo la fabbrica. Erano stati trovati resti umani, ossa. Pare di frati, c'era lì un convento. È l'annuncio del male, la superstizione del male. La moglie e il figlio di sei anni stanno guardando i lavori che si stanno concludendo. C'è una gora, dietro la fabbrica, un grosso scolo d'acqua adoperato dagli operai. C'è un grido. Il bambino è caduto nella gora. "Per quanto si...

21.08.2018

28 marzo 1950 – 17 agosto 2018 / Claudio Lolli, amico chansonnier

A un certo punto, mentre passeggiavo per le terre di Montaigne, ho cominciato a ricevere messaggi sulla morte di Claudio Lolli. Il primo era di Marco Lodoli, tristissimo. Diceva così: ho cantato tante volte le sue canzoni, era un puro. Poi di Giorgio van Straten e di Lorenzo Mattotti: entrambi mi ringraziavano per avergli fatto conoscere una persona così speciale. E poi tanti altri. Doppiozero mi ha subito chiesto di scrivere su di lui e ho accettato volentieri, anche se in realtà non lo vedevo da quasi trent'anni. Non mi era mai successo niente del genere: essere ringraziato per aver condiviso un'amicizia di tanti anni fa.   La Francia ha molto a che fare con il mio rapporto con Lolli. Anche con la fine delle nostre frequentazioni. Molti anni fa morì un nostro comune amico, Luca...

08.08.2018

Formazione verso che cosa? / Celati. Il Lunario e lo smarrimento del Paradiso

Lunario del paradiso ha per me diversi significati. Avevo 23 anni quando è uscito, facevo l'università a Bologna (Filosofia, ma in realtà facevo soprattutto altro) e conoscevo Celati, insegnante di miei amici, amici nel senso che li vedevo ogni giorno. Soprattutto in via Begatto, molto frequentata anche da Gianni. Scrivendo queste note mi è tornato in mente un libretto che volevamo fare con Celati e Palandri. Avevo trovato un buffo titolo che piaceva a Gianni ma che pare avesse un significato diverso da quello che ricordavo. Il libro collettivo ("Il vestito policarpico", sic!) finì nel nulla. Il Lunario invece fu letto da tutti con grande piacere e fu accolto nel suo ambiente naturale, che era quello del movimento bolognese. Alcuni di noi, di questo gruppo di ragazzi che si vedevano...

14.05.2017

Un ricordo / Gianni Scalia. Dionisiaco anche negli errori

In quel periodo il nome che era meglio non fare a casa di Gianni era quello di Franco Fortini, suo acerrimo nemico accademico. Credo che avesse osteggiato la sua nomina a professore di alto livello ma è questione che non so e non voglio definire più esattamente. Non conoscevo il lato accademico di Gianni, sono stato suo allievo de facto anche perché vicino di casa. Da via dello Scalo a via Riva di Reno erano cinque minuti a piedi. Salivo da lui e mi accomodavo tra i libri, che erano l’unico mobilio del grande appartamento. Non c’erano mobili in quella casa, e se c’erano erano coperti di libri, a decine e decine di migliaia, fino al soffitto e dovunque. Era in causa con il condominio per seri pericoli di crolli, tanto che il comune gli aveva offerto una sistemazione altrove.   Non...

29.03.2017

Avevo poco più di vent’anni, l’età immortale / 1977. Retour à la normale

Non ricordo più dov’ero, ma mi sembra di ricordare una grande strada, via Ugo Bassi forse, dove sporgeva una cabina telefonica rossa sul marciapiede più ampio che annunciava la piazza. C’era fumo di lacrimogeni da tutte le parti, pezzi di bottiglia anneriti dalle fiamme, relitti di candelotti lacrimogeni, scie di vetrine rotte. Però ricordo esattamente che quando chiamai mia madre ero perfettamente consapevole che in televisione si stava parlando di quel che era successo a Bologna. “Tutto bene mamma” le dissi, e ammisi che sì, anch’io avevo sentito dei disordini ma i giornalisti esageravano come sempre. In effetti c’era stato un morto, ammisi malvolentieri. Poi con i guanti e il passamontagna ben infilati in tasca saltai sul primo bus e me ne andai a casa. Qualcuno dirà: se sapevi che tua...

14.02.2014

Freak Antoni applaudite per inerzia

Se potessi parlare cinque minuti con Freak gli spiegherei tutto e lui mi capirebbe. “Perdonami Freak” gli direi, “ma non ce la farò a venire al tuo funerale.” Lui potrebbe rispondermi qualcosa come: “Neanch’io ci vado volentieri…”. Freak era uomo discreto e sensibile, uno che non ti chiedeva mai spiegazioni per non sembrarti invadente, ma stavolta ci tengo che sappia il motivo. “Non ci crederai ma vado a un altro funerale.” E allora lui riderebbe senz’altro, e a un certo punto forse mi chiederebbe: “Ma cosa ci sta succedendo, Claudio?”.   Che si potrebbe dire? Dobbiamo umiliarci con le metafore? Piazze, strade, sentieri, sentieri interrotti… Alla fine credo che ci accorderemmo facilmente:...

12.09.2011

Camminare in città

Nelle città non si cammina. Ci si sposta continuamente e si maledice quel tempo buttato via così, tra un punto e l’altro, tra un ufficio e l’altro. Il camminare è attività fine a se stessa, non un effetto secondario. Se davvero tra la complessa attività del camminare e il pensiero c’è una relazione così stretta potremmo giungere subito alle conclusioni: le persone non camminano perché non pensano. O se si preferisce: non pensano perché non camminano.  Ma se definiamo“complesso” il movimento, l’atto del camminare (basti pensare a quanti muscoli e ossa vengono coinvolti, quanto combustibile viene consumato, quanto sangue pompato addirittura vicariando il cuore con i meno nobili piedi)...

01.04.2011

Roma / Paesi e città

Abitavo in via Jenner già da due anni ma non l’avevo mai analizzata nelle sue specificità. Una casa è soltanto una casa: sarà la quarantesima, questa? La sessantesima? Non lo so, non le ho mai contate. Per caso, a un certo punto, ho trovato il grande appartamento che mi serviva. Per fortuna un’anziana passeggera dell’unico autobus che ci passa (quando gli aggrada) mi ha spiegato tutto parlando con una sua coetanea: “via Jenner è il paradiso dei vecchi!” Perché? Ma perché c’è tutto! Laboratori di analisi, negozi, marciapiedi discretamente livellati e quasi privi di buche. Dunque abito in una strada di vecchi, direi anche privilegiati rispetto a quelli che abitano dall’altra parte della...

17.03.2011

La patria è casa d'altri

Un quarto di secolo dopo, le riflessioni di Levi sulla parola “patria” ci appaiono lucide e precise, forse soltanto più lontane da noi. Il cielo osservato è sempre lo stesso ma gli astri sembrano più lontani. “Patria”, parola recente del nostro vocabolario, è sempre più desueta. Personalmente non credo di averla mai scritta, se non con ironia e sarcasmo quando ero più giovane. La sento usare solo in televisione e mi sembra sempre posticcia e forzata. (Non parlerò neanche dell’uso reazionario e nazionalistico di questa parola…). Più viene detta con solennità più ne percepiamo il silenzio emotivo. Sembra una parola buona soltanto per la guerra, e non soltanto nella nostra lingua. Ho una foto di mio nonno, in partenza per la prima guerra mondiale, e forse lui è l’unico della mia famiglia ad...