AUTORI
Francesco M. Cataluccio

Francesco M. Cataluccio ha studiato Filosofia a Firenze e Letteratura a Varsavia.
Dal 1977 al 1986 ha vagabondato per l'Europa centrale, soggiornando a lungo in Polonia, dove, nonostante tutto, si è trovato benissimo. Tornato in Italia, e stabilitosi a Milano, ha fatto svariati lavori (anche l'insegnate liceale e l'archivista storico della Breda). Con la caduta del Muro, nel 1989, la sua vita è cambiata: è stato assunto come redattore alla casa editrice Feltrinelli. Da allora ha lavorato per vent'anni nell'editoria, dirigendo la Bruno Mondadori e poi la Bollati Boringhieri. Complice l'insonnia, e nei ritagli di tempo, ha scritto numerosi saggi sulla cultura e la storia della Polonia e del Centro Europa. È stato, tra l'altro, curatore delle opere di Witold Gombrowicz (presso Feltrinelli) e delle opere complete di Bruno Schulz (Einaudi, Torino 2001 e Siruela, Madrid 2009). Ha pubblicato: Immaturità. La malattia del nostro tempo (2004, 2014); Che fine faranno i libri? (2010); Vado a vedere se di là è meglio. Quasi un breviario mitteleuropeo (2010), Chernobyl (2011), L'ambaradan delle quisquiglie (2012); La memoria degli Uffizi (2013) È collaboratore del "Sole24ore" e, quando può, abita a Venezia.

28.01.2015

La parola contraria di Erri De Luca

Oggi, 28 gennaio, si apre a Torino il processo contro lo scrittore Erri De Luca per “avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, pubblicamente istigato a commettere più delitti e contravvenzioni”.   Erri De Luca spiega le proprie ragioni, e confuta l’accusa, in un libretto, intitolato La parola contraria, appena uscito da Feltrinelli. La questione, come viene posta dai magistrati, e come Erri De Luca volentieri riprende, ruota intorno al termine istigare. Si può assolutamente essere liberi di istigare? E cosa significa? De Luca, si definisce, in modo suggestivo, un “anarchico alla Orwell” che ambisce, nel suo piccolo, a istigare i giovani a “iniziare a essere apprendisti di una giustizia nuova, che si...

04.01.2015

Vita in Giappone | Omaggio a un maestro

Nell’elegante e dinamico quartiere sud-occidentale di Daikanyama, a cinque minuti a piedi dall’omonima stazione della linea Tokyu Tōyoko del treno suburbano, è sorta da poco una libreria da sogno: un luogo dove si può piacevolmente, e utilmente, trascorrere molte ore. La Libreria T-Site (Tsutaya Books) è costituita da tre blocchi moderni (in vetro, legno e cemento), ciascuno di due piani, collegati tra loro da due suggestivi pontili sospesi su un prato punteggiato da alti aceri e ginko.     Nel blocco centrale, al secondo piano, c’è la grande caffetteria-ristorante (“Anjin”), con comode poltrone accanto ai tavoli, dove si possono sfogliare riviste e giornali. Ma tutti i locali dei tre edifici sono costellati di sedie...

28.12.2014

Vita in Giappone | L'estetica dei tombini

Il proverbiale senso estetico dei giapponesi, che si ravvisa in tutte le cose, anche quelle più inaspettate, secondo me lo si coglie particolarmente guardando per terra i tombini di ghisa. Dei veri scudi ingentiliti da un design che imita la natura o scherza sulla sua funzione.           Il Giappone, è noto, tutto tende alla Bellezza, perché attraverso di essa si può sperare di avvicinarsi all’Essenziale, che è semplice e perfetto assieme. In un negozietto dentro la stazione della metropolitana di Ueno ho preso un pacchetto di caramelle perché mi parevano bellissime: tanti colori striati nello zucchero che sembravano delle murrine veneziane. Stavano dentro a un pacchetto di plastica molto elegante e...

21.12.2014

Viaggio a Tōkyō | I pesci sono ovunque

Tokyo è una città di mare, ma non sembra. Stando nel centro della città non lo si percepisce mai. Il vento non porta odor di salmastro. Il porto è talmente grande e affollato di capannoni ed edifici commerciali che a mala pena si vede, in lontananza, il mare. Però i pesci sono ovunque.     A Venezia c’è un piccolo negozio di cose giapponesi, accanto alla Casa di Goldoni, che per anni ha esposto in vetrina due grosse carpe di ottone che si intersecavano sinuose come se nuotassero nell’acqua. Erano molto belle, ma carissime. Le ho lasciate sempre, a malincuore, lì finchè qualcuno non se l’è comprate e al loro posto è comparso un colorato ventaglio. Mi sono consolato andando a vedere le due...

14.12.2014

Vita in Giappone | Tōkyō e il Nulla

Appena arrivato a Tokyo mi sono innamorato subito dei Ginko Biloba. Ho visto ogni giorno questi meravigliosi alberi con le foglie a ventaglio cambiare sfumatura di giallo, allontanandosi sempre più dal verde della loro giovinezza primaverile. I giapponesi li fotografano come fossero opere d'arte. Il Ginko (Ginkgo) è un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa: una sorta di fossile vivente, unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae. Una pianta fortissima: sei esemplari di Ginko, ancora esistenti, sono sopravvissuti alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima. La pianta è originaria della Cina, e il suo nome significa “albicocca d'argento” (dalla forme dei suoi...

06.06.2014

Walesa, l'uomo della speranza

 All’ultima Biennale del cinema di Venezia è stato presentato in anteprima un film polacco molto atteso, del quale tutti in Polonia hanno poi animatamente discusso: Człowiek z nadziej (L’uomo della speranza). È film che il grande regista Andrzej Wajda ha dedicato al fondatore di “Solidarność” Lech Wałęsa. Un film molto bello, niente affatto retorico, a volte persino assai ironico, basato su un sapiente montaggio di spezzoni documentari d’epoca e ricostruzioni girate oggi con gli stessi personaggi. L’ossatura del film ruota attorno all’intervista che Oriana Fallaci fece, recandosi apposta a Danzica, a Wałęsa, pochi giorni prima del colpo di stato militare del 12 dicembre 1981 (il testo si trova in O. Fallaci, Intervista con il...

09.12.2013

L’infelice Pinacoteca di Brera

Lo dico da fiorentino, educato agli Uffizi, e abitante da più di vent’anni sui Navigli: se fosse furba, Milano dovrebbe puntare molte delle sue carte culturali sulla Pinacoteca di Brera. Per la felicità e la crescita dei suoi cittadini, per il piacere dei visitatori e anche in vista del grande afflusso turistico sperato in occasione dell’EXPO 2015. E invece, da molti anni ormai, Brera è un museo triste e trascurato: in mezzo al guado tra gli antichi fasti e un futuro “Grande Brera”, da tempo previsto e mai realizzato, non soltanto per mancanza di mezzi economici. Una Pinacoteca tra le più ricche d’Italia che riserva al visitatore continue, tristi, sorprese: sale chiuse a rotazione “per mancanza di personale” (i...

25.11.2013

Roberto Cerati: un venditore di libri in maglietta nera

Oggi è un giorno triste, oltre che per gli amici di Roberto Cerati, per tutti coloro che amano i libri. Forse si chiude un’epoca: la sua casa editrice Einaudi ha appena compiuto (il 15 novembre) ottant’anni e lui, il suo Presidente, se n’è andato, avendo compiuto, da poco, i novanta.   La vita di Roberto Cerati è stata tutta legata all’Einaudi, in un rapporto di profonda affinità e fedeltà con il suo fondatore. Il primo incontro con Giulio Einaudi, nel 1945, avvenne quasi per caso: “Accompagnavo Ajmone che doveva mostrare a Einaudi dei lavori di incisione per Lavorare stanca di Pavese. In corridoio Giulio mi disse "Lei che fa?" "Niente". "Allora venga qui".’’  ...

04.11.2013

Lou Reed: un cuore da rock'n'roll

Lou Reed se n’è andato lasciandoci il grande rimpianto per delle bellissime canzoni, borbottate o urlate con un’aspra voce e suonate con un’energia che faceva facilmente dimenticare la non eccelsa tecnica chitarristica, ma anche l’interrogativo su perché tanti di noi hanno amato uno così antipatico e scostante, e si sono profondamente identificati con le sue ribollenti storie di abissi umani. Pongo la domanda da un punto di vista personale: perché un borghese come me, che non ha manco per sbaglio fumato nemmeno una canna, non ha mai provato un soffio di turbamento per un uomo e si è sempre tenuto lontano da bettole e bassifondi, si sente così vicino a Lou Reed e “rappresentato” dalle sue canzoni?...

11.10.2013

Sandro D’Alessandro: editoria come passione

“Questo è il più bel mestiere del mondo!”: non ho mai dimenticato la frase che Sandro D’Alessandro mi disse, col suo tipico sorriso malinconico, quando prese il mio posto di Direttore editoriale della Bruno Mondadori.  Effettivamente, per lui, pubblicare libri era una passione totale. Quando non dirigeva casa editrici, metteva a frutto la sua esperienza e bravura accettando qualsiasi lavoro redazionale e anche di traduttore.   Sandro D’Alessandro (poi: Sandro Mariotti D’Alessandro, essendo stato adottato dallo scrittore Giovanni Mariotti, amato e ammirato compagno di sua madre), che se n’è andato troppo presto giovedì sera, era una figura sempre più rara nel rutilante mondo dell’editoria italiana...

11.10.2013

In difesa di Erri De Luca

“Per mare non ci sono taverne” è un detto napoletano che lo scrittore Erri De Luca ama ripetere e che è un po’ il riassunto della sua filosofia della vita. De Luca si sente di dover star sempre là dove il mare è in tempesta e così ha dichiarato, di recente, in più occasioni, di appoggiare l’opposizione di molti abitanti della Val di Susa nei confronti del progetto della linea ferroviaria di Alta Velocità, in quanto opera inutile, costosa e, soprattutto, dannosa. Si è audefinito “sabotatore” dei cantieri e ha affermato: “Essere incriminati di resistenza è una medaglia al valor civile, tutti dobbiamo esser incriminati di resistenza… Ogni volta che c’è un nuovo...

24.09.2013

Kapuściński e io

Ryszard Kapuściński era un uomo molto inquieto: non riusciva a star mai fermo. Dopo pochi giorni che era nella sua bella casa zeppa di libri, sulla ulica Prokuratorska, a Varsavia, trovava sempre un pretesto per ripartire. Ho sempre pensato che sua moglie, la dottoressa Alicja, fosse una santa. Le prime volte che lo cercai per telefono mi rispondeva che non sapeva bene dove fosse suo marito e che, forse, lo avrebbe sentito tra un paio di settimane. Si perdeva nel mondo. Del resto, per scrivere aveva bisogno del movimento. E anche del fiato sul collo dei redattori. I capitoli dei suoi libri sembrano puntate di reportage, scritte come se fosse all’ultimo momento (anche quando sono il frutto di lunghe e meticolose rielaborazioni     Sono passati ormai sei anni dal...

22.05.2013

Witold Gombrowicz. Kronos

“In generale si è mangiato abbastanza bene, tranquillamente si è vissuto, finché… Kismet (parola turca che significa: Destino)”, questo annotava, al termine della sua vita, nel 1968, lo scrittore Witold Gombrowicz, partito dalla Polonia nel 1939 alla volta dell’Argentina, dove visse ventiquattro anni, per poi stabilirsi prima a Berlino e poi a Vence, in Provenza (dove è sepolto, vicino ai girasoli). Questa sorta di bilancio, abbastanza inconsueto in un egocentrico esuberante (almeno in pubblico) come lui, si può ora leggere in Kronos, il suo diario-segreto inedito, appena pubblicato in Polonia dalla casa editrice Wydawnictwo Literackie di Cracovia, che è stato presentato lunedì a Varsavia, dalla sua vedova, la...

01.02.2013

Il teatro oscuro di Massimo Castri

Il regista Massimo Castri (morto pochi giorni fa a Firenze all’età di 69 anni) è stato il mio Maestro di teatro. Era figlio dell’ossuta e nervosa Dina Castri, la mia amata professoressa di Italiano alle scuole medie, e di un signore basso e tracagnotto dall’altisonante nome di Argante (nelle campagne toscane si usava imporre ai figli improbabili nomi tratti dall’Orlando furioso), magnanimo professore di Latino e Greco al Liceo Dante di Firenze. Un giorno, per non smentire mai di essere un pedante scocciatore, chiesi alla mia insegnante, nell’ora settimanale che ci aveva offerto “per parlare e domandare del mondo”, che cosa fosse il teatro.  Mi ci portavano i miei genitori, mi piaceva moltissimo, ma non riuscivo a cogliere il...

08.01.2013

Utopia a Milano

Alcuni avranno forse letto, nel giorno della Befana, sul "Corriere della sera", l'intervista a Lucio Morawetz nella quale annunciava che la Libreria Utopia, di via Moscova, chiuderà e riaprirà, dopo un paio di mesi, in via Vallazze, a Città Studi. La notizia segue di pochi giorni quella della cassa integrazione, già in atto, per circa 60 librai della storica libreria Hoepli (fondata a Milano nel 1870), che ha sede a due passi da piazza Duomo ed è una delle più belle e fornite librerie d’Europa. Sempre in centro, cambia sede (e si sposta in via Cesare Cesariano) anche la curiosa Libreria del Mondo Offeso e ha da poco chiuso la Libreria di Brera, come pure la Libreria antiquaria Rovello, punto di riferimento per...

24.02.2012

Enzo Sellerio

Circa un mese fa avevo ricevuto da Enzo Sellerio una cartolina d’auguri con una fotografia a colori di un baracchino di frutta, sotto un pergolato, appoggiato a un muro affrescato con un enorme volto di ragazza sorridente, che sembrava divorare il fogliame. Il titolo sembrava la frase di una lapide sepolcrale: Strada statale 114 Orientale Sicula. Fine anni ottanta. In quell’immagine c’è, ancora una volta, tutta l’ironia e la poesia di questo bellissimo uomo, figlio dell’incontro tra una ricca ebrea di Grodno (oggi in Bielorussia), Olga Andes, studentessa di letteratura tedesca, e un geniale siciliano andato a Berlino a studiare Fisica (agli inizi del Novecento Palermo era uno dei principali centri del mondo per lo studio della Matematica e della...

04.02.2012

Wisława Szymborska, una e trina

Ora che Wisława Szymborska se n’è andata nella sua Cracovia, all’età di ottantotto anni, e rimane già il rimpianto della sua amara ironia, dell’acutezza del suo sguardo e della grande maestria nell’uso delle parole, non ci rimane altro da fare, come quando muore un poeta, che leggere e rileggere le trecento poesie che ci ha lasciato e provare a trovare delle chiavi per le porte discrete del suo mondo. Per me, il suo epitaffio (che sintetizza, concisamente, meglio sua visione della vita) è racchiuso in una delle ultimissime poesie (Vermeer, 2009), dove si torna a ripetere, dopo tanto scetticismo, che soltanto l’Arte ci può salvare:           “Finché quella donna del...

23.12.2011

Natività

Mancavano pochi giorni al Natale. Ero in quarta elementare. Fuori era buio e pioveva. Ingannavo l’attesa contando le goccioline che scivolavano sul vetro appannato della finestra, come le finestrine del Calendario dell’Avvento. Sognavo l’arrivo dei regali e non mi sembrava esistesse altro. Il bambino, che stava seduto nel banco di fronte al mio, alzò gli occhi dal suo quaderno, mi guardò perplesso e disse ad alta voce: “Francesco è tutto blu!”. Ci fu una grande confusione e in pochi minuti mi ritrovai in infermeria.   Mentre stavo sdraiato sul lettino, tutto nudo, come su un tavolo anatomico, l’infermiera riuscì a rintracciare mia madre nella scuola dove insegnava e la fece venire d’urgenza. Mi consegnarono...

11.10.2011

La Madonna tra due vecchi nemici

Questa foto è stata scattata a Varsavia sabato 24 settembre, quando Lech Wałęsa (68 anni), è andato a trovare in ospedale Wojciech Jaruzelski (88 anni) ricoverato per una polmonite, conseguenza della chemioterapia a cui si sottopone da tempo a causa di un linfangioma. L’ex operaio dei Cantieri navali Lenin di Danzica, divenuto leader del sindacato indipendente “Solidarność” e poi presidente della Repubblica Polacca (dal 1990 al 1995) è stato immortalato mentre stringe la mano al malinconico generale comunista e golpista, suo vecchio nemico, ora in pigiama e con gli immancabili occhiali scuri.   Una bella iniziativa che conferma, al di là di certe asprezze di carattere e una baldanzosa megalomania (che gli ha molto nuociuto quando...

28.07.2011

La fine del comunismo

In questi giorni la Polonia inizia il suo semestre di dirigenza dell’Unione Europea. Il suo programma è molto ambizioso e riflette le aspettative di un paese che, in ventidue anni, ha bruciato le tappe ed è oggi uno dei più solidi e convinti paesi d’Europa. Fa un certo effetto andare indietro con la memoria al 1989 quando, con la cosiddetta Tavola Rotonda, si avviò un processo di radicale cambiamento che, dalla Polonia, si estese a tutti i paesi dell’Est europeo, Russia compresa. Di quei mesi ormai si sa molto: sono stati scritti svariati libri e resi pubblici importanti documenti. Ma per ricostruire quell’atmosfera, come spesso accade, è più utile servirsi di un libro di fiction che, pubblicato nel 1992, mantiene...

25.07.2011

Cammin facendo...

“Cammin facendo…” era l’intercalare col quale la nonna Giulia riprendeva fiato, e riordinava le idee, quando mi raccontava le storie per addormentarmi. Accoccolata vicino al mio letto, con il cane lupo Penelope ai piedi, nella sua grande casa di Firenze, dietro la Questura, si sentiva puntualmente chiedere dalla mia vocetta irrimediabilmente sveglia: “Facendo cosa?” Questo la faceva innervosire. Per lei sembrava ovvio che il tempo si facesse trascorrere camminando. Ma il cammino tornava anche in altre sue espressioni. Per dire che una cosa andava trattata con pazienza, nei tempi giusti, diceva: “Cammin, cammino”. Quando la facevo arrabbiare, invece, mi mandava via con un brusco: “Cammina!”. Fu lei che, avrò avuto...

20.06.2011

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno...

08.03.2011

Venezia / Paesi e città

Venezia non è un pesce, come ha suggerito Tiziano Scarpa, ma un labirinto. Esattamente come la rappresentò, nel 1500, con le sue tavole incise nel legno di pero, Jacopo de' Barbari, nella sua sorprendente Veduta a volo d’uccello. Una Venezia disabitata, quasi spettrale, che fa venire le vertigini per la precisione dei suoi dettagli. La sua infinita tortuosità, esaltata in quell’antica mappa, mi fa ricordare le piste per la corsa delle palline sulla spiaggia del Lido. Le costruivamo scegliendo il bambino più piccolo, e leggero, e trascinandolo per le gambe, come fosse un aratro, su e giù per l'arenile fino a riportarlo al punto di partenza per chiudere quegli arzigogolati circuiti, inutili a qualsiasi gara. Le calli e i ponti, che...