AUTORI
Matteo Di Gesù

Matteo Di Gesù è nato a Palermo nel 1971. Si è laureato in lettere con una tesi sulla Neoavanguardia italiana e ha conseguito un dottorato di ricerca in italianistica sulla letteratura postmoderna. Si è occupato dell'invenzione letteraria dell'identità siciliana ed è stato per molti anni editorialista dell'edizione di Palermo de «la Repubblica». Attualmente è ricercatore di Letteratura italiana, disciplina che insegna nell'università della sua città.

27.06.2011

Giacomo Leopardi / I costumi degli italiani

Tra le opportunità che possono offrire le ricorrenze nazionali, c’è di sicuro quella di recuperare tra le coltri polverose del canone nazionale qualche libro negletto. È il caso del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani di Giacomo Leopardi: un breve saggio che l’autore dell’Infinito buttò giù con ogni probabilità nel 1824, mentre attendeva alla stesura delle prime Operette Morali. In quell’epoca il giovane poeta (che aveva già soggiornato in alcune delle capitali italiane) riteneva necessario ragionare, sulla scorta di quanto avevano fatto altrove prima di lui altri scrittori, sulle usanze e sull’indole di un popolo che non era ancora nazione. Ne venne fuori una straordinaria disamina...

30.05.2011

Dante / Convivio

Considerato nel suo insieme, il progetto intellettuale di Dante continua ad apparire titanico, sovrumano: reinventare un’idea complessiva di letteratura, stabilire un canone, individuare un pubblico, codificare una lingua; tanto più se si pensa che il poeta lo pose in essere in corso d’opera, mentre lo andava elaborando, fino all’esito conclusivo della Commedia. Quanto tutto ciò abbia a che fare con una possibile definizione di comunità nazionale (di un pubblico e di una lingua nazionali, anzitutto, giacché Dante non agognava affatto, per l'Italia, una forma statuale) lo illustra bene questo passo del Convivio, ricavato dal Trattato introduttivo dell’opera.   Nello stesso Trattato I, pochi capitoli prima, l’autore...

25.05.2011

Goffredo Parise / Italia

Nei Sillabari di Goffredo Parise anche la voce “Italia” viene raccontata come fosse un sentimento; senza nulla concedere al sentimentalismo, tuttavia, né alla retorica o ai luoghi comuni. Domestica e tuttavia quasi arcana, familiare e insieme inesplicabile, come del resto il mistero dell’esistenza, l’allegoria del paese è l’ordinaria parabola di vita di una coppia che si ama: la storia di un uomo e una donna “visibilmente italiani”. Un senso dell’onore privato e recondito, come primitivo, ne è il suggello. Ma forse, come suggeriva Natalia Ginzburg, il senso di questo come di tutti i racconti della raccolta, va rintracciato nell’uso “struggente” dei tempi verbali.     Un giorno di...

25.05.2011

Mario Luzi / Obiurgatio

Difficile trovare dei versi che restituiscano, con altrettanta veemenza, lo sgomento per la crisi che la Repubblica attraversò all'inizio degli anni Novanta, tra stragi mafiose e inchieste sulla corruzione politica. Obiurgatio (“invettiva”), scritta appunto in quegli anni e pubblicata nella plaquette Sia detto, del 1995, è un sussulto, disperato, di speranza civile perché l'Italia, con la sua storia, si svincoli dalle fauci degli “antropoidi digrignanti” che la stanno divorando.     OBIURGATIO   Non cedere, ti prego, ai tuoi sussulti vomitori non rovesciarti addosso la tua storia, matria insana, non ritorcerla contro te matrice quella tribolata storia. d'indegnità...

20.05.2011

Franco Fortini / Italia 1942

Il secondo dopoguerra si apriva con un convinta ripresa della poesia civile, nella quale ricorre assiduo, suffragato da profonde istanze di rinnovamento, il tema “Italia”[1]. Italia 1942 spicca nella raccolta d'esordio di Franco Fortini, Foglio di via (1946): in questa poesia la nazione può essere riconosciuta come una patria da amare non più per le vestigia del passato – e qui vengono in mente “le mura e gli archi / e le colonne e i simulacri e l'erme / torri degli avi nostri” di Leopardi – né, “per la voce / dei tuoi libri lontani”, ma per la “pena presente”, per la comunità di uomini liberi, di compagni che la popola, con cui ritrovare “parole tessute di plebi” e parlare la...

19.05.2011

Giuseppina Turrisi Colonna / L'addio di Lord Byron all'Italia

Ignota ai più, come del resto altre scrittrici di epoca risorgimentale (Maria Giuseppina Guacci Nobile e Laura Beatrice Mancini Oliva sono tra queste), Giuseppina Turrisi Colonna, palermitana del 1822, fu ispirata poetessa civile. Scrisse Alle donne siciliane e, in due occasioni, Alla Patria: a quella siciliana (ci si rammenti che il Quarantotto siciliano fu repubblicano e indipendentista) nonché a quella italiana, ancora nient'altro che vagheggiata. “Morì non compiuto il ventesimosesto anno”, scrisse di lei Francesco Guardione, “il dì 17 febbraro 1848, mentre il cannone degl'insorti rombava a Porta Maqueda”. Tra le sue poesie spicca una trilogia dedicata a George Gordon Byron, nei suoi versi trasfigurato in un vero e proprio...

03.05.2011

Francesco Petrarca / O d' ardente vertute ornata et calda

Bel paese. La prima occorrenza degna di nota della celebre dittologia coniata da Dante si trova nel Canzoniere petrarchesco. Precisamente in un sonetto che con un certo azzardo potremmo definire geografico, il CXLVI: dopo una sequenza formidabile di metafore in lode dell'amata, il poeta prende atto dell'impossibilità di diffondere i suoi versi – e con essi il nome, pur omesso, di lei – fino ai confini del mondo conosciuto (Tyle è la terra che gli antichi consideravano l'ultima fra tutte; il Battro è un fiume della Scizia: l'attuale Balkh, in Afghanistan; Tana è il Tanai ovvero il Don; Calpe è una delle due colonne d'Ercole, sulla rocca di Gibilterra). E dal momento che per il world wide web ci vorrà ancora qualche...

03.05.2011

Giorgio Manganelli / La favola pitagorica

Pur essendo annoverabile in una longeva tradizione novecentesca di viaggi d’autore in Italia, l'odeporica di Giorgio Manganelli sembrerebbe appartenere piuttosto a quel genere letterario che lo stesso autore, altrove, si era premurato di precisare con la sua consueta diligenza di onomaturgo: la geocritica, ovvero il “trattare un luogo alla stessa maniera con cui trattiamo sostanzialmente un libro”. Sulla scorta di questa definizione, i suoi scritti di viaggio in Italia (raccolti da Andrea Cortellessa ne La favola pitagorica) possono così diventare note e trascrizioni di una sorta di di-vagare mentale. Manganelli può interrogarsi diffusamente sull’esistenza di Ascoli Piceno, ovvero discettare sull’Abruzzo tracciandone una cartografia...

26.04.2011

Pier Paolo Pasolini / L'umile Italia

Il Pasolini assiduamente evocato e invocato – e altrettanto spesso banalizzato – a suffragare le tesi dell'italianologo di turno è quasi sempre lo scrittore corsaro, il polemista eretico dell'abolizione della scuola dell'obbligo, del romanzo delle stragi, della mutazione antropologica. Forse sarebbe il caso di prendersi la briga di rileggere, con le Lettere luterane, anche questa sezione delle Ceneri di Gramsci: è da questa lirica e appassionata descrizione dell'Umile Italia che molte delle sue tesi discendono (“Questa è l'Italia, e / non è questa l'Italia”). Magari solamente per non trascurare l'ipotesi che il Paese rimpianto – insieme alle lucciole, – da Pasolini sia anche un'invenzione...

26.04.2011

Baldesar Castiglione / Il libro del cortegiano

Il Cortegiano è stato al lungo ritenuto il trattato che per eccellenza illustra e idealizza il profilo del perfetto uomo di corte rinascimentale, la summa dell'eleganza letteraria dell'umanesimo italiano, ma anche la testimonianza della abdicazione ad ogni mandato civile da parte dei letterati italiani, Il paradigma esemplare della lunga 'decadenza' della nazione. Ma questo caposaldo della moralistica di antico regime va considerato anche libro della crisi: mentre celebra i fasti della cultura rinascimentale, del neoplatonismo e del classicismo, risuona altresì del trapasso epocale del mondo che celebra, come attesta il capitolo selezionato. Castiglione consegnava allo stampatore il suo capolavoro nell'aprile del 1527; il 6 maggio Roma veniva messa a...

19.04.2011

Giuseppe Baretti / Account of the manners and customs of Italy

Nel febbraio del 1768 Giuseppe Baretti dava alle stampe a Londra i due volumi dell’Account of the manners and customs of Italy. “Vo’ rispondere ad uno d’un certo Samuello Sharp, cioè ad un Viaggio che costui ha stampato, in cui strapazza l’Italia soverchiamente, trattando tutti gli uomini nostri di becchi, di fanatici e d’ignoranti, e tutte le nostre donne di puttanacce e di superstizione”, annota l'autore a proposito del suo 'ragguaglio'. L’opera sarà proposta in una sua versione in lingua italiana solamente nel 1818, grazie alla traduzione di Girolamo Pozzoli. Trasposizione assai libera, che discende direttamente da una tempestiva quanto malaccorta traduzione francese del 1773, interpolata con interventi...

19.04.2011

Giorgio Manganelli / Mammifero italiano

Giorgio Manganelli fu un impareggiabile corsivista. Il primo a comprendere il valore letterario degli scritti giornalisti dell'autore di Nuovo commento fu Italo Calvino, a detta del quale sue prose per la stampa non erano “meno ricche di invenzioni fantastiche e linguistiche delle sue prose dotte”. D'altro canto Manganelli assimilava il corsivo (“poche righe, rapide e mortali”, “un paradosso”) alla forma chiusa e costrittiva del sonetto. Marco Belpoliti ha doviziosamente raccolto in Mammifero italiano quegli articoli, apparsi tra il 1972 e il 1989, che vanno a comporre una beffarda e implacabile disamina del carattere degli italiani contemporanei. Di quella cernita, l'unico inedito è quello intitolato Patria, che traeva spunto...

08.04.2011

Lodovico Antonio Muratori / Primi disegni della repubblica letteraria

Lodovico Antonio Muratori, nei Primi disegni della repubblica letteraria sembra intuire perfettamente la china declinante che la letteratura italiana, dopo quasi cinque secoli di indiscusso primato europeo, aveva imboccato all'inizio del Settecento. Nondimeno, sotto il buffo pseudonimo di Lamindo Pritanio, stende un innovativo programma di rinnovamento culturale di respiro nazionale. Pur volendosi limitare a “prendere quello spasso di tentare un poco gli animi impigriti degl'Italiani”, questo antesignano del Settecento riformatore, nelle poche pagine del suo saggio, prefigura un modello di intellettuale e di scrittore civile affatto moderno (e, a suo modo, tipicamente italiano), oltre a rivelare, come attesta questo passo, sorprendenti capacità di premonizione...

08.04.2011

Giuseppe Ungaretti / Italia

Penultima di Porto sepolto, insieme a Poesia (poi Commiato) questa lirica fa da chiusura alla raccolta, in dichiarata simmetria con le proemiali Porto sepolto e In memoria. Là Moammed Sceab era “suicida/ perché non aveva più/ patria”. Qui l'apolide poeta-soldato ne diventa finalmente parte, confondendosi, mercé l'uniforme mimetica, nella moltitudine di italiani al fronte: facendosi “grido unanime”. Furono tanti, troppi, gli intellettuali e gli scrittori che credettero che il massacro inaudito della Prima guerra potesse essere il viatico necessario a fare degli italiani un popolo. E se i proclami dei più ferventi interventisti ancora ripugnano, anche le più sincere e problematiche istanze di chi credeva che il...

31.03.2011

Giacomo Leopardi / All'Italia

La plurisecolare tradizione inaugurata da Italia mia di Petrarca arriva fino a questa canzone civile di Leopardi ventenne. Se per l'appunto il testo risente ancora, nel suo andamento retorico, dei gravami ereditati da quei modelli – ed è ancora lontano dalla splendida fluidità dei canti della maturità – nondimeno li rinnova profondamente, attualizzandoli. La chiave su cui si regge l'impianto discorsivo della lirica sta probabilmente nell'avversativa del quarto verso (e più precisamente in una parola decisiva per il sistema di pensiero leopardiano: gloria): da una parte le vestigia inerti della memoria italiana (e dunque, di fatto, la sua crisi), dall'altra lo scacco del presente, l'impossibilità di un riscatto nell'...

31.03.2011

Francesco Petrarca / Italia mia, benché 'l parlar sia indarno

Forse la più nota delle poesie civili dedicate all'Italia, di certo la più amata dai nostri letterati – da Machiavelli a Leopardi – , Italia mia (Canz. CXXVIII) rimarrà l'insuperato modello archetipico per una cospicua serie di imitazioni e variazioni che attraversa l'intera tradizione classicistica. Petrarca intona il suo compianto alla patria mentre si trova in Italia (nella valle del Po, “dove doglioso e grave or seggio”, tra il 1344 e i primi del 1345) e lo colloca, nel Canzoniere, nel mezzo di una lunga sequenza di poesie a tema amoroso (immediatamente successiva è Di pensier in pensier, di monte in monte e appena precedente Chiare, fresche et dolci acque). Sebbene la canzone rimandi a vicende contingenti e a fatti...

22.03.2011

Leonardo Sciascia / Identità italiana

Perdita dell'innocenza dell'Italia democratica, inizio della fine della prima repubblica, allegoria della nazione: in via Fani, quel giorno di marzo del 1978, più che un crimine, sembra essersi compiuto il destino di un paese. Ne ebbero contezza immediata e precisa, quasi istintiva, alcuni scrittori: In questo stato di Alberto Arbasino, L'affaire Moro di Leonardo Sciascia, - libri che, oltretutto, sul 'caso Moro', muovono da posizioni assai difformi e pervengono a conclusioni altrettanto divergenti – vanno letti per comprendere chi siamo e come lo siamo diventati. Se il sequestro e l'uccisione del presidente democristiano sono ferite che lacerano e infettano il corpo sociale, l'abnorme distorsione del discorso pubblico che avviene durante la prigionia, per lo scrittore siciliano, è...

22.03.2011

Dante Alighieri / Identità italiana

“L’Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: Dante. [...] Non è un’esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che Mosè fu per Israele”. Così ebbe a scrivere Giuseppe Antonio Borgese. Comunque la si pensi sulle virtù profetiche del poeta di Beatrice, non c’è dubbio che la Commedia abbia svolto per gli italiani, soprattutto in età moderna, quella funzione civile di “Libro nazionale” che altrove – e non solo in Israele–  è stata attribuita proprio alla Bibbia. E Dante, suo malgrado, quella di padre della patria, sebbene per lui la ‘patria’ fosse Firenze e lo stato l’impero. Pertanto, giacché della Divina Commedia...

17.03.2011

Matria

Oggi, dopo le tragedie del Novecento, “patria” è forse una parola, se non inservibile, irrecuperabile. Patria è ancora la nazione maschia (o meglio – in un rovesciamento semantico – la nazione femmina la cui inviolabilità è garantita dagli italiani maschi), è il precipitato della peggiore retorica bellicista ed escludente, respingente e classista. Eppure queste parole di Levi, inaspettatamente, sembrano dirci che è possibile ancora restituirle un senso. Stefano Jossa, a un recente convegno dedicato a letteratura italiana e identità nazionale (Marzo 2011. Una d’arme di lingua d’altare/di memorie di sangue di cor) insisteva ragionevolmente sull’urgenza di dare pieno corso al lemma “matria...

10.03.2011

Giorgio Caproni / Identità italiana

Queste due poesie epigrammatiche di Giorgio Caproni sono tratte da Res Amissa, raccolta postuma pubblicata nel 1991 per le cure di Giorgio Agamben. Il tema prevalente della silloge è di carattere teologico: la 'cosa perduta' è la Grazia, il Bene. Tenendo presenti queste premesse (sebbene i due testi appartengano alla sezione «Anarchiche o fuori tema») è forse possibile attingere qualche significato ulteriore da questi risentiti «versicoli» caproniani: quel Dante, per esempio (così assiduamente letto, annotato e riscritto da Caproni nel corso dell'intera esistenza), è anche il poeta teologo, il poeta cittadino, degradato, nell'Italietta «laida e meschina», a orpello retorico. Matteo Di Gesù Patria Laida e meschina Italietta. Aspetta quello che ti aspetta. Laida e furbastra Italietta...

10.03.2011

Giuseppe Antonio Borgese / Identità italiana

Giuseppe Antonio Borgese, critico letterario e scrittore, appartiene al ristrettissimo novero di professori universitari (13 su 1251) che si rifiutarono di prestare giuramento al fascismo. Il suo diniego ufficiale fu semplicemente differito di qualche anno, poiché nel 1931 si trovava negli Stati Uniti, dove sarebbe rimasto a insegnare, da esule, fino al 1949. Disamina vasta e profonda delle radici culturali - propriamente italiane - dell'ideologia del regime, Golia. Marcia del fascismo è il più limpido documento della sua militanza antifascista. Venne scritto in inglese e pubblicato in America nel 1937: la prima, fortunosa, ‘edizione provvisoria’in traduzione italiana è del 1946. L'ultima del 1983. Quelle che seguono sono le battute...

22.02.2011

Dante Alighieri / Identità italiana

Teorico della letteratura, linguista, dialettologo, nel De vulgari eloquentia Dante non può esimersi dal fare anche il geografo. Della sua attitudine verso questa disciplina, Alighieri darà prova anche e soprattutto nel Poema: la voce 'Italia', nel Dizionario della Divina commedia curato da Giorgio Siebzehner-Vivanti, è un vero e proprio compendio, regione per regione, di luoghi geografici dedicati alla penisola. In questo passo Dante traccia precise demarcazioni territoriali per la sua inchiesta linguistico-letteraria sui volgari italiani e su una lingua nazionale, colta ma funzionale, ancora in via di definizione. È interessante notare come l'autore stabilisca il suo immaginario punto d'osservazione, dal quale descrive la penisola e le sue...

22.02.2011

Alberto Arbasino / Identità italiana

Volendo campionare le voci 'Italia', 'italiani' nella produzione degli scrittori del Novecento, di Alberto Arbasino andrebbe setacciata l’intera opera. È come se l'autore di Fratelli d'Italia avesse saputo mimetizzarsi e confondersi nel cuore della nazione, abitandone l’identità profonda, il carattere ineffabile, per poi trasmettere da lì romanzi, relazioni letterarie, pamphlet, corsivi, saggi, che attestano, mentre li descrivono sardonicamente, la sua irriducibilità ai vezzi, ai tic, ai malcostumi civili e culturali del Belpaese. Impressione che si avverte già semplicemente familiarizzando con la lingua che usa, così lontana dal sound (come direbbe lui) della prosa che ci assedia (ovvero a essa...

18.02.2011

Presentazione Antologia della letteratura italiana

Nell' Epilogo di una recente e autorevole Storia della letteratura italiana, si legge: «L’Italia non ci sarebbe se non ci fosse stata la sua letteratura. Se non ci fosse stata la sua letteratura, questo paese sarebbe l'"espressione geografica", con cui lo definiva sprezzantemente il principe di Metternich». Oltre che di una ultimativa professione di fede nel taumaturgico, sciamanico potere della letteratura di tenere insieme una nazione altrimenti prossima al disfacimento, si tratta, a ben vedere, di un'apodittica ratifica di quanto sappiamo ormai bene. Del costitutivo mandato identitario nazionale devoluto alla letteratura italiana, alla sua trasmissione e soprattutto al suo insegnamento, del resto, si è abbondantemente scritto....