AUTORI
Matteo Di Gesù

Matteo Di Gesù è nato a Palermo nel 1971. Si è laureato in lettere con una tesi sulla Neoavanguardia italiana e ha conseguito un dottorato di ricerca in italianistica sulla letteratura postmoderna. Si è occupato dell'invenzione letteraria dell'identità siciliana ed è stato per molti anni editorialista dell'edizione di Palermo de «la Repubblica». Attualmente è ricercatore di Letteratura italiana, disciplina che insegna nell'università della sua città.

29.02.2012

Antonio Tebaldeo / Ad Italiam

Anche un prolifico poeta cortigiano (fu, tra l’altro, segretario di Lucrezia Borgia e protetto da papa Leone X) come Antonio Tebaldi detto il Tebaldeo (1463-1537) si provò, con esiti tutt’altro che trascurabili, in una serie di sonetti all’Italia: in uno di essi, personificata, essa è addirittura, metonimicamente, “corpo ausonio”. In questo, invece, con una citazione quasi letterale dal Petrarca di Spirto gentil, appare piuttosto sciatta e trasandata, “pigra e lenta” “oziosa, vechia e sonnolenta!”. Ci vorranno ancora tre secoli prima che Mameli ne annunci il risveglio.     Che fai? Che pensi? A che stai pigra e lenta? Sorgi! Non dormir più! Svégliate ormai! Odi i pianti, i...

22.02.2012

Giovanni Pascoli / Italy

Vetta dello sperimentalismo linguistico dell’autore di Mirycae, Italy, come e più degli altri Poemetti, ha il respiro di un vero e proprio racconto in versi (è del resto il più lungo delle raccolte). Ma questo dramma in miniatura dell’emigrazione cova anche gli aspetti più retrivi del “socialismo patriottico” di Pascoli (“un tentativo di rimozione delle paure piccolo-borghesi d’uno sconvolgimento radicale della società e insieme una risposta all’esigenza della piccola borghesia intellettuale di tornare a ricoprire un ruolo dirigente, negatole dallo sviluppo del capitalismo”, lo ha definito Giuseppe Nava. “Non a caso l’emigrazione è sentita dal Pascoli anche e soprattutto dal punto di...

16.02.2012

Alessandro Tassoni / Filippica prima

Che tutti i letterati italiani del Rinascimento fossero rimasti beatamente indifferenti alle sorti dell’Italia e della sua indipendenza dal dominio delle potenze straniere, è un luogo comune ancora duro a morire. Può tornare utile a smentirlo questa filippica dell’autore della disimpegnata Secchia Rapita, vibrante di passione civile contro l’occupazione spagnola.   E fino a che segno sopporteremo noi, o prencipi e cavalieri italiani, di essere non dirò dominati, ma calpestati dall’alterigia e dal fasto de’ popoli stranieri, che, imbarbariti da costumi affricani e moreschi, hanno la cortesia per viltà? Parlo ai prencipi ed ai cavalieri; ché ben so io che la plebe, vile di nascimento e di spirito, ha morto il...

09.02.2012

Alberto Savinio / Immortalità degli italiani

Dalla ricca e colpevolmente negletta produzione del Savinio saggista, ecco un passo da un breve e strepitoso scritto sul carattere degli italiani, che scantona dalle ovvietà e dai luoghi comuni per consegnarci al nostro destino di immortali e incombustibili come tegamini di coccio refrattario.   Anche mortalmente colpito, l’Italiano non muore. Non riuscirebbe a morire anche se lo volesse. L’Italiano è nella medesima condizione in cui era il centauro Chirone, e che a costui era tanto venuta a fastidio: è immortale. Per poter morire, anche l'Italiano, come Chirone, dovrebbe chiedere licenza. Ma oggi a chi si chiede licenza di morire? Del resto nulla dimostra che l'italiano abbia desiderio di morire. E se l'italiano, diversamente da...

01.02.2012

Guido Ceronetti / Abbiamo una patria

Senza dubbio, una delle caratteristiche più tenaci e diffuse che contraddistingue gli italiani è assumere la posa di antitaliani: la retorica dell’antitalianità, saldi alla mano, è una topica dell’italianità. Tra le innumerevoli salmodie sul tema, vale la pena se non altro optare per Ceronetti, unico per stile e coerenza.   L’Italia è stata molte patrie che avevano nomi di città; ha tentato anche di diventare una patria unica, per un po’ di tempo abbiamo creduto che lo fosse; il sortilegio di una città adriatica che per un misterioso capriccio voleva farne parte c’entrò in modo determinante e soddisfare questa voglia costò troppo caro. Col rientro di Trieste, nel 1954, ogni...

25.01.2012

Niccolò Machiavelli / Il principe

Accantonando gli usi politici che delle pagine del Segretario fiorentino sono stati fatti nel corso dei secoli (giusti e sbagliati, per dirla con Calvino: da Gramsci ai corsi per manager, dai teorici della ragion di stato alla Biblioteca dell'utopia di Silvio Berlusconi editore), di questo ultimo capitolo del Principe stupisce lo slancio appassionato. Dopo pagine venate di pessimismo della ragione – indotto oltretutto da un contesto politico a dir poco turbolento – Machiavelli, auspicando il riscatto dell'Italia, nell' exhortatio cede, se non all'ottimismo, all'incitamento vibrante. Valgano allora le parole di un celebre passo della Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis: "Siamo dunque alteri del nostro Machiavelli. Gloria a lui,...